31/08/2010

Recensione Libraria - "La Guerra Occulta" di Emmanuel Malynski

Emmanuel Malynski: “La Guerra Occulta”

di Dagoberto Husayn Bellucci


“O l’uomo ha spalle larghe e cuore robusto per sopportare la verità di Sileno, “ottimo è non nascere…”, o è meglio che non parli proprio di verità, giacché questa sarebbe soltanto un’escogitazione a servizio del suo risentimento e la velatura di una insolente, egocentrica volontà di potenza (inventio verìtatis: auxilium vitaé). La verità innerva di sé la sfrenatezza bacchica – il sangue che scorre copioso in tali riti non è che una sua metafora incarnata -: è un urlo assordante, un terribile silenzio, non una concatenazione mansueta di concetti. Verità è la precarietà, l’instabilità del tutto, lo spavento pieno di orrore della maggior parte dei bipedi, che sono fragili e sentimentali, bisognosi di sicurezze, di riscontri cordiali, e perciò si appellano all’artifìcio della conoscenza, dei nessi razionali, implorando cittadinanza agli intermundia ragionevoli (e mortalmente privi di dèi) della scienza. Della verità può darsi il rito, non il concetto; il sacrifìcio, non il precetto. E più facile negarla con pertinenza che affermarla. Pur di scongiurare la sua liaison oscena con la morale, meglio muovere nel sogno dell’arte (che rimane prossimo all’Ur sorgivo della verità), tra giocose e libere parvenze. Pur di evitare di incattivirla entro le reti di un Dio-persona, meglio distruggerla.”

( dalla prefazione a Friedrich Nietzsche – “La Weltanshauung dionisiaca” – ediz. di Ar – Padova )

“Il metodo sperimentato dal Malynski consiste invece in una considerazione della dimensione profonda della storia, quella in cui, come dice Evola, “si applicano forze e influenza la cui azione spesso e’ decisive e che non dir ado non sono nemmeno riconducibili a cio’ che e’ soltanto umano, individualmente o collettivamente umano”; gli eventi storici vengono dunque visti – secondo una prospettiva che il Malynski ha ereditato dalla migliore storiografia cattolica, ma che e’ precedente a essa e si riporta a una visione classica e indoeuropea – come il manifestarsi di uno scontro fra forze del cosmos e forze del caos, fra tradizion e e anti-tradizione, fra luce e tenebra. E’ in questo piano metastorico che hanno la loro radice le parti in lotta scontrantisi sulla superficie storica; cio’ risulta evidente soprattutto quando si consideri (…) la frequente apparizione di uomini capaci di immolarsi impersonalmente, quasi nell’adempimento di un compito che sta di la’ dalla loro individualita’, di la’ dello stesso stato di manifestazione umana. E’ un fenomeno che Malynski ha visto verificarsi sul fronte della sovversione: un fenomeno, quindi, di demonismo. Volonta’ parimenti ascetiche, ma orientate nel senso di una spiritualita’ luminosa e positive, nello schieramento opposto sono quasi mancate: finche’ queste non si manifesteranno, la storia dell’umanita’ continuera’ a svilupparsi secondo il piano della “guerra occulta.”

( dalla Presentazione a cura del “gruppo di Ar” )

Il presente saggio, opera di autore di area cattolico-tradizionalista di origini aristocratiche polacche, venne pubblicato in Francia per le edizioni “de Beauchesne” nel 1936 e tradotto – e curato nella sua prima edizione italiana – da Julius Evola per la casa editrice milanese “Hoepli” che lo pubblico’ tre anni piu’ tardi con il sottotitolo “Armi e fasi dell’attacco ebraico-massonico alla tradizione europea” inserendo un ventiduesimo capitolo (“Conclusione: L’Europa alla riscossa” che non compare nell’edizione originale francese) che venne aggiunto di comune accordo tra il traduttore e curatore dell’edizione originaria (il visconte francese Leon de Poncins) con il noto filosofo italiano fautore all’epoca di un tentativo di rettificazione anche ideologica all’interno del Regime Fascista mediante la pubblicazione di una serie di saggi sulla Razza e sulla questione ebraica.

L’autore, il conte Emmanuel Malynski, estintosi a Losanna nel 1938 era nato nella Polonia russa. Uomo di vasta cultura ma anche d’azione (fu pilota aviatore durante la prima guerra mondiale, noto schermitore, sportivo ed esploratore) dedico’ gran parte dei suoi studi alla fenomenologia cospirazionista e alle dinamiche ed ai processi di sviluppo sociali applicando a tali tematiche una lucidita’ quasi preveggente che ispiro’ tutte le sue opere.

Oltre alla presente sono state tradotte in italiano (e sempre per i titoli delle Edizioni di “Ar”) le opere dedicate alla “Fedelta’ feudale e dignita’ umana” e quella su “Il proletarismo” entrambe fondamentali per comprendere le dinamiche di sviluppo e di espansione dell’anti-tradizione, i suoi obiettivi piu’ o meno occulti e le conseguenze nefaste che questo vero e proprio piano sovversivo realizzato da menti diaboliche “superiori” (…Illuminati di Baviera, Frammassoni e Giudei….quando si dice la “genialita’ del Male”…) per la destabilizzazione e la disintegrazione dell’ordine tradizionale nel Vecchio Continente a partire dal XVIIImo secolo fino ai giorni nostri.

Un piano, una congiura ed un complotto predisposti per lo schiantamento spirituale, morale, etico ed infine secondariamente ontologico-razziale ed etnico delle popolazioni europee che l’autore ha descritto in maniera organica nella sua opera piu’ importante, “La grande conspiration mondiale”, pubblicata nel 1928 a Parigi e che in realta’ costituisce la sesta parte di un ciclo di scritti dedicati a “La Mission du people de Dieu” poderosi volumi che – partendo dalla visione tradizionale cattolica – smascherano l’impostura teologica del mosaismo militante contemporaneo occultato dentro l’insieme dei movimenti talmudico-cabalistici apparsi sulla scena mondiale e, a partire dalla fine del XIXmo secolo, presenti e ‘agenti’ anche all’interno dell’ideologia politica e della visione del mondo proprie del Sionismo di Theodore Herzl.

A differenza di cio’ che negli stessi anni pubblicava il suo collega francese, il de Poncins, nella visione del conte polacco si ha la sensazione di trovarci di fronte ad un lavoro onnicomprensivo, organico, riflesso di una metodologia di lavoro che e’ immune dalla superstizione del “fatto” e dalla superficialita’ che caratterizza la comune storiografia e che emerge con una “profondita’ di intuizione metapolitica nelle premesse dottrinarie e quella lucidita’ di analisi, coerente sino al paradosso – anzi, beffardamente incurante di questo – che gli scritti del Malynski rivelano” (*)

Ne “La grande conspiration mondiale”, “testo esemplare di un metodo storiografico che si esplica nell’investigazione della “terza dimensione” della storia, ossia nell’individuazione di quelle “cause prime” e di quelle intelligenze sotterranee che si nascondono dietro la facciata degli avvenimenti visibili” (1), e in questo “La Guerra Occulta” sono considerate le dimensioni profonde, interiori e occulte della storia al di la’ ed oltre le cause apparenti dei singoli avvenimenti ed eventi storici per scardinare e sviscerare fin dentro all’episodio un insieme panoramico di cause alla ricerca dei reali motori della storia e dei manovratori piu’ o meno occulti (..o “semi-discreti” per dirla con il francese Jacques Bordiot…) i quali in ultima analisi rappresentano le forze motrici di una dimensione metapolitica e i vettori metastorici di una conflittualita’ antagonistica radicale che e’ rappresentata dall’eterno scontro tra la Tradizione e la Sovversione ovvero tra le forze dell’Ordine e quelle del Caos informe o in quella ricerca di una dimensione “altra” degli eventi storici laddove – come scrivera’ Julius Evola nella prefazione dell’edizione data alle stampe nel ’39 – “si applicano forze e influenze la cui azione spesso e’ decisiva e che non di rado non sono nemmeno riconducibili a cio’ che e’ soltanto umano, individualmente o collettivamente umano.” (2)

Ora per comprendere pienamente cio’ che di valido rappresenta l’opera del Malynski riprenderemo immediatamente le parole con le quali l’avv. Edoardo Longo, nell’appendice inserita nell’edizione italiana in nostro possesso, scriveva: “Vi e’ un ulteriore elemento che contribuisce a rendere l’opera del Malynski un’analisi non logorata dal tempo: la funzione prospettica che questo libro svolge, proiettandosi dal passato al presente fino ad indicare alcune direttrici di ricerca nei confronti del nostro mondo – inteso sia come comunita’ metapolitica sia, in senso piu’ vasto, come koine’ di stirpi indoeuropee. E’ questo il terzo pregio de “La Guerra Occulta”: essa diviene simbolo e modello per una storiografia alternativa (come rileva anche H. Koussis nella “Introduzione”) che voglia percepire gli sviluppi della lotta metafisica illuminata dal Malynski, via via che questi si trasformano nel tempo attraverso le proteiformi strategie mondialiste.” (3)

Ed e’ sicuramente questa proiezione “allungabile” al presente ed, in prospettiva, nel futuro che rende senz’altro degna di ricognizione scrittoria l’opera dell’aristocratico polacco pubblicata in un’epoca storica significativamente percepita, fin da allora, come quella del “tramonto dell’Occidente” da autorevoli studiosi del pensiero politico e filosofico occidentale quando ancora – attraverso l’apparizione sulla scena politica mondiale delle rivoluzioni nazionali europee dell’Ordine Nuovo ossia dall’avvento del Fascismo italiano e del Nazionalsocialismo germanico – era ancora auspicabile e tentabile una rettificazione in senso anti-sovversivo mediante “il bastone e la carota” che determinate influenze, certi influssi spiritualmente in “ordine” con la welthaanshauung (visione del mondo) tradizionale, presenti all’interno di questi fenomeni ideologico-politici, avrebbero potuto comportare per un riordinamento razziale, etico e spirituale delle stirpi europee.

“La Guerra Occulta” disegna e svela i diversi “fils rouges” dell’altra-storia: quella occulta, che si svolge dietro le quinte della politica, invisibile alle masse e alla stragrande maggioranza delle persone o – per dirla con le parole di un autorevole esponente della Grande Cospirazione riprese da Maurizio Lattanzio in uno dei suoi straordinari interventi scrittori:«Il mondo si divide in tre categorie di persone:
un piccolissimo numero che produce gli avvenimenti;
un gruppo un poco più numeroso che vigila alla loro esecuzione
e ne segue il compimento, e, infine,
una stragrande maggioranza che non conosce mai
ciò che si è prodotto in realtà» (4)

Questo e’ difatti il principale motivo per cui e’ necessaria una ricognizione d’analisi sul testo del Malynski a distanza di quasi ottant’anni dalla sua comparsa. Un volume che oltre a svelare i “dietro le quinte” degli avvenimenti – compresi tra l’avvento delle forze “illuministico-sovversive” e quindi della Rivoluzione-madre francese fino a quella “gemella”del giudeo-bolscevismo “russo” del 1917 – ci illumina ed illustra in maniera esemplare la metodologia operativa delle forze sovversive, i loro scopi ed obiettivi immediate e in prospettiva oltre a soffermarsi sui mezzi utilizzati per suscitare determinati stati emotive tra le masse ossia a “provocare” artificialmente etat’s d’esprits conformi a risvegliare stati alterati delle coscienze.

Avvenimenti fondamentali e ampiamente illustrati dal Malynski quelli determinanti la vittoria delle forze rivoluzionarie francesi degli “immortali Principii dell’89”; i principii maledetti della fratellanza internazionale, dell’ugualitarismo livellatore e della liberta’ intesa caoticamente quale volonta’ di dissolvere e disintegrare qualsivoglia ordine costituito, una liberta’ “libertaria” e “anarcoide” degna degli strati subumani di quel cosiddetto “Quinto Stato” che e’ manovalanza informe composta da utili idioti e reietti da sempre “agitati” e agitabili da forze ‘altre’… si tratta, nella fattispecie, di spiriti ‘desti’, di influenze sataniche abilmente e “magicamente” risvegliate dall’apprendistato stregonico di sette segrete le quali, come grandi burattinai dietro le quinte della storia, da dietro il palco muovono i fili delle loro marionette indirizzandone i passi, le mosse e le decisioni….anche – soprattutto – in questo senso dev’essere inteso un testo come “La Guerra Occulta”…come il combattimento di forze ‘destate’ e stati dell’essere modificati ad arte da quel “grand jongleur” che tutto controlla e tutto tende a fagocitare nella propria ragnatela…

Da quella “rivoluzione-madre” francese e dalla “sorella” “americana” con la proclamazione della carta dei diritti civili si passera’, nel XIXmo secolo all’affermazione dei cosiddetti “risorgimenti” nazionali (laicizzanti, democratici e liberali, ispirati ed eterodiretti da societa’ segrete controllate dalla Frammassoneria internazionale), all’esasperazione della cosiddetta “questione sociale” che dalla seconda meta’ dell’Ottocento scuotera’ l’intera Europa arrivando infine alla vittoria delle forze anti-tradizionali socialcomuniste sovietiche ossia al Golpe Ebraico-Bolscevico di Lenin che infliggera’ un colpo mortale alla Russia tradizionale, zarista ed aristocratica, portando all’avvento di una Repubblica dei Soviet dominata dall’abnorme utopismo livellatore dell’ideologia marxista e dalla cricca giudaica onnipervadente e asfitticamente distribuita in tutti i principali gangli dello Stato sovietico per sua natura sovversivo di qualsivoglia ordinamento internazionale, vettore demoniaco-discendente scagliato contro l’Europa ed il mondo nonche’ forza rivoluzionaria tellurico-lunare indirizzata su di un piano unicamente discendente ed operativa esclusivamente in un orizzonte materialista orizzontale; forza ideologica, politica, economica, militare e anti-spirituale tesa all’omologazione mediante dittatura del proletariato dell’umanita’ in nome dei “principii” del Socialismo di Marx che, “stranamente”, ricordano tanto quelli presenti nelle scuole talmudiche dell’ebraismo ortodosso anti-cristiano o l’elaborato programmatico sovversivo dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” che, peraltro, questo scombussolamento della Russia zarista aveva previsto con dodici anni di anticipo….

Ora per comprendere pienamente la validita’ contemporanea e quindi l’attualita’ del pensiero malynskiano occorre fare nostre le parole con le quali Maurizio Lattanzio “introduceva” i lettori (di “Orion” prima e di “Avanguardia” successivamente) sulla “fenomenologia” del “Mondialismo” laddove scriveva: “Il termine mondialismo si riferisce ad una concezione politico-culturale di cui si fanno portatori e diffusori potenti gruppi tecnocratico-plutocratici occulti o, quanto meno, defilati, non esposti alle luci dei riflettori -cioè dei mass-media sapientemente manovrati- che illuminano la grande ribalta politica internazionale. Costoro operano tramite istituzioni parimenti occulte o, se si preferisce, semi-pubbliche (Trilateral Commission, Bilderberg Group, Council on Foreign Relations, Pilgrims Society, sistema bancario internazionale, ecc.), con l’obiettivo di giungere alla realizzazione di un progetto che prevede l’instaurazione di un unico Governo Mondiale, depositario del potere economico, politico, culturale e religioso. Le articolazioni strutturali di un simile progetto -già in via di attuazione, si pensi solo all’Unione Europea- sono fondate sulla integrazione dei grandi insiemi (USA -in posizione preminente- Europa Occidentale, Giappone, Russia e relativi satelliti, Cina Popolare, Terzo Mondo), che saranno sottoposti al dominio dei tecnocrati-funzionari dell’apparato di potere plutocratico installato nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Sono le strutture operative del comando oligarchico dal quale l’Alta Finanza internazionale pianifica e concretizza l’asservimento dei popoli mediante i diabolici meccanismi della Grande Usura. La manifesta aspirazione a fare dell’ordine di valori di cui si è portatori il centro di gravità di un processo di unificazione mondiale, è stata sempre caratteristica costante di ogni forma tradizionale, di ogni religione e, più ampiamente, di ogni movimento di Idee ispirato ai valori della tradizione (…)Il mondialismo, invece, è la scimmia dell’universalità; è la contraffazione antitradizionale delle idealità universali che hanno omogeneamente permeato le costruzioni politiche ed hanno ispirato le vicende storiche delle Civiltà tradizionali. L’universalità è un sistema di gerarchie ontologiche che configurano un ordine piramidale ascendente lungo un asse cosmico verticale, mentre il mondialismo, al contrario, è la materializzazione e la decomposizione internazionalistica in senso orizzontale dell’idea-forma universalistica. É la reductio ad unum, un processo dissolutivo discendente, il cui tratto distintivo è il riduzionismo, cioè la degradazione dell’umanità ad una poltiglia indifferenziata, secondo i perversi ritmi scanditi da condizionanti e alienanti dinamiche massificatorie. Punto d’arrivo è la serie degli individui-robot che ripetono demenzialmente uno stesso tipo dalle bestiali caratteristiche di tesaurizzatore, trafficante e consumatore di cose materiali. Questo obiettivo tattico è perseguito dall’oligarchia mondialista in funzione di una strategia di dominio planetario. Religione e politica, nazione e razza, cultura e costume, diventeranno puri nomi carenti di qualsivoglia contenuto; rappresentazioni multicolori da immettere nei mercantili e cosmopoliti circuiti della società mondiale dello spettacolo; allucinazioni collettive che surrogano la realtà, estraendo da ogni organico rapporto di interazione con il mondo interiore dell’uomo, il quale, del resto, dovrà essere ed è sostituito da una scatola vuota riempita, anzi, meglio, ingozzata dai falsi bisogni -ci sono anche idioti che li chiamano aspirazioni (sic!)- indotti dall’alienazione consumistica a fini di conservazione e di potenziamento del sistema capitalistico internazionale. Ridotto il valore ad interesse, l’individuo diventa schiavo della ricchezza e, conseguentemente, di coloro che la creano, la controllano e se ne servono con diabolica perizia.

L’istituzione mondialista è occulta, o, se si preferisce, per dirla con Bordiot, «discreta». È quindi necessario l’uso di una metodologia interpretativa storico-politica e sociologico-giuridica che miri alla individuazione di due oggetti o, meglio, di due aree di indagine situate in dimensioni diverse: quella dell’istituzionalità pubblica e quella dell’istituzionalità occulta. Queste due nozioni sono meri rilievi descrittivi; per quanto riguarda l’aspetto sostanziale, è più appropriato parlare, rispettivamente, di società «strumentalizzate» e di società «strumentalizzanti».

Il complesso istituzionale pubblico è il quadro di riferimento giuridico-costituzionale nel cui ambito si snoda la vita politica ufficiale delle nazioni (governi e parlamenti, partiti e sindacati, dichiarazioni politiche e prese di posizione diplomatiche, ecc).

L’istituzionalità pubblica presenta dei profili e delle dinamiche esterne, apparenti, palesi, a volte addirittura appariscenti, che si articolano in una serie di atti e di fatti, i quali, ripresi, rilanciati e, soprattutto, gonfiati dai mass-media, servono alla fabbricazione delle opinioni che saranno poi propinate come materia di dibattito, nel libero confronto democratico, alle turbe di imbecilli che infestano l’epoca contemporanea.

L’istituzionalità occulta o, per usare un eufemismo, ufficiosa, è il complesso degli organismi privati (consorterie ebraico-massoniche, Banca, Multinazionale, CFR) privi di qualsiasi rilievo giuridico-costituzionale, mediante i quali l’oligarchia matura le scelte funzionali alla realizzazione dell’obiettivo strategico ultimo: il raggiungimento del potere mondiale.

La corte degli stracci che cela l’esistenza e l’operatività della dimensione istituzionale occulta, è rappresentata dall’istituzionalità pubblica. Essa provvede all’esecuzione di decisioni e progetti adottati dall’oligarchia mondialista in ambienti esclusivi, ristretti, sottratti a qualunque forma di controllo popolare e in regime di assoluta irresponsabilità. Il complesso istituzionale occulto decide felpatamente al riparo da occhi indiscreti; il complesso istituzionale pubblico esegue tra i grandi clamori e le scintillanti coreografie approntati dagli squallidi giullari dell’informazione del Sistema.

La dimensione occulta è il luogo politico, l’ambito di ricezione e lo spazio di aggregazione delle risultanti del processo di distillazione e condensazione verso l’alto sociale dei soggetti, delle tendenze etiche e delle connotazioni psicologiche che caratterizzano in senso mercantile e materialistico la borghesia e il proletariato. Siamo di fronte a categorie economiche che, nel corso dell’esercizio della loro prassi di potere, non possono esimersi dal subire un processo di decantazione che proietti ai vertici delle loro società -rispettivamente, all’ovest come all’est- l’oligarchia tecno-plutocratica e l’oligarchia tecno-burocratica. Esse -data l’identità del materiale umano da cui sono formate, delle premesse ideologiche illuministiche da cui muovono e dall’azione di collegamento omogeneizzante sviluppata dalle componenti tecnocratiche, comune ai due sistemi- sono quindi destinate alla fatale convergenza mondialista.” (5)

Senza “ma” e senza “se” queste ‘coordinate’ ideologico-politico continuano a formare la nostra “direzione di marcia” metapolitica e vanno ad uniformare la nostra divisa militante al di la’ e assai oltre qualsivoglia affermazione destinata a ricognizioni analitico-scrittorie ‘apparentemente’ “difformi” (…per gli idioti ‘conformi’ ovviamente…per i quali sarebbe comunque impossibile qualsiasi “conformita’” a qualsivoglia ordine tradizionale mancando precisamente le coordinate basilari e i punti di conversione verso il Divino…costoro sono dei semplici raccatta-stracci ideologici…cenciaioli dei residuati ideali e politici del Xxmo secolo e, fondamentalmente, dei falliti “svolazzanti” da un fallimento all’altro alla “insistente” e ugualmente deficiente ‘cerca’ dell’ultima “illusione….costoro si ‘attaccano’ sannguisugamente a qualsivoglia idea e ideologia possibile in mancanza di un predisponente ordine ontologico-razziale e con la vana speranza di riuscire a dar vita ai propri contorti “sogni”….) da un percorso di milizia politica che riteniamo assolutamente in ‘ordine’ con la battaglia anti-mondialista, anti-sistemica, anti-ebraica e anti-sionista ‘intrapresa’ venticinque anni or sono…

E adesso veniamo al volume di Malynski il quale prende, e forse questo e’ il limite della presente opera dell’autore, in considerazione esattamente un intero secolo e due anni (dal 1815 al 1917) per delineare lo sforzo della Sovversione nella sua attivita’ di disintegrazione dell’ordine tradizione sul Vecchio Continente.

“La chiave dell’intera storia del diciannovesimo secolo – scrive l’autore – e’ l’evoluzione del movimento rivoluzionario dal 1789 fino al bolscevismo. Questa lotta sotterranea si e’ iniziata con la Rivoluzione francese sostenuta dagli “Illuminati” riunitisi al convegno di Wilhelmsbad sotto la presidenza del professore bavarese Weishaupt. Un settore della citta’ era gia’ assediata da qualche decina d’anni – giacche’ essa lo era dal tempo di Voltaire, di Rousseau, dell’Enciclopedismo e della diffusione delle logge – uno dei settori piu’ belli, fu preso d’assalto e i suoi abitanti furono arruolati per l’attacco contro i settori circostanti. Come accade negli assedi veri, questa parte della cittadella fu ripresa dagli assediati dopo i combattimenti accaniti che costituirono l’epoca napoleonica. Gli assedianti allora si ritirarono e rientrarono nelle loro posizioni di copertura. Ma essi lasciarono nella piazzaforte un germe infettivo che vi fruttifico’, si’ che la Francia divenne nel secolo diciannovesimo l’enfant terrible di tutta l’Europa. E’ dalla Francia che trassero nascita quelle rivoluzioni, che, sotto lo pseudonimo di idee liberali, nobili e generose, col loro graduale realizzarsi modificarono insensibilmente la faccia del mondo cristiano e la struttura interna della societa’ europea, a beneficio di elementi rivoluzionari, fra i quali gli Ebrei stanno in prima fila. Tutta la storia profonda del diciannovesimo secolo, fino alla guerra mondiale, e’ la storia di questa lotta – muta e sorda nella gran parte dei casi – fra gli assedianti, che sapevano bene quello che facevano, e gli assediati, che non si rendevano conto di quanto accadeva.”

Questa la realta’ fattuale della storia del XIXmo secolo: l’incessante lotta tra due visioni del mondo contrapposte che andavano a scontrarsi periodicamente attraverso l’escrescenza luciferino-infernale di alcune “fiammate” di rivolta popolari – tutte sapientemente eterodirette da una setta occulta capace di mimetizzarsi all’interno delle diverse societa’ europee acquistando progressivamente alla propria causa il fior fiore della stessa aristocrazia utilizzata esclusivamente per quelli che erano gli obiettivi immediate dei conclave frammassonico-giudaici e successivamente altrettanto sapientemente scaricata a vantaggio della classe borghese prima e del proletariato poi – determinando le nuove dinamiche socio-politiche e la nuova ondata sovversiva che nei decenni successivi alla fine dell’epoca napoleonica e per tutto l’Ottocento avrebbe eroso inevitabilmente, modificandone radicalmente idee culturali e costume, la storia dell’Europa.

L’ondata rivoluzionaria che investi’ il Vecchio Continente – durante tutto l’arco di tempo che andra’ dal Congresso di Vienna (1815) fino alla rivoluzione giudeo-bolscevica “russa” (1917) – non puo’ che essere rappresentata se non come l’espressione massima di un’insieme di correnti culturali, ideali e politiche evocate sapientemente dagli apprendisti stregoni di quelle societa’ segrete che, proprio come scrive e ricorda il Malynski, a partire dal convegno di Wilhelmsbad avrebbero creato i presupposti, favorito le istanze e “magicamente” evocato le cause per lo scatenamento dei moti “liberali” e nazionalistici che interesseranno tutto il Vecchio Continente e quella “questione sociale” alla quale si dedichera’ infaticabile il giudeo Karl (Kiessel Mordechai) Marx, nipote del rabbino di Treviri, altolocato borghese di nazionalita’ tedesca traslocato a Londra dove issera’ il suo quartier generale della Rivoluzione proletaria mondiale assieme all’amico Engels teorizzando la disintegrazione ed il superamento delle rivoluzioni borghesi e la costituzione di una societa’ comunistica ossia l’avvento del Quarto Stato dei reietti e dei proletari della terra; la chiamata alle armi di tutta la spazzatura umana del pianeta e – soprattutto – l’esaltazione mediante l’odio di classe e la propaganda sovversiva dei piu’ bassi istinti individuali (invidia, accidia, brama di potere) tipici della plebaglia…

A Marx andrebbe issato un monumento per la vigliaccheria e la vilta’ di un pensatore, un filosofo, un benestante parvenu’ – mantenutosi in vita grazie ai lasciti ed alle fortune della ricca famiglia della di lui moglie – che seppe istigare alla rivolta il popolino dei quattro angoli del pianeta in nome di quelle idee di uguaglianza sociale, di fratellanza internazionalista e di liberazione dal “giogo” o tirannia del danaro che inevitabilmente riusci’ (nel suo “Manifesto dei Lavoratori”) a tramutare in un invito perenne alla rivolta costante contro ogni forma di autorita’, ogni Stato e tutte le Istituzioni.

Senza comprendere l’opera sovversiva che uni’ la Frammassoneria (specialmente quella britannica), il lavorio interno alle societa’ europee esercitato dalle sette segrete (Carboneria, Giovane Europa mazziniana, gruppi studenteschi liberali e democratici) e gli ideali del socialismo “scientifico” di Marx non si potra’ mai arrivare a capire il reale senso di marcia della Rivoluzione del XIXmo secolo: saranno queste forze, unitamente al ruolo di coordinamento e controllo svolto dall’Internazionale Ebraica, che determineranno etat’s d’esprits sovversivi necessari per il risveglio di quelle forze “dell’aria” che – una volta destate – divengono agenti-sovversivi indistinti e operanti al di la’ degli stessi e ben oltre gli stessi protagonisti degli avvenimenti ….sono forze telluriche, psichico-immateriali, che appartengono al regno della “spiritualita’ rovesciata”, nascoste ed occultate nell’infraumano e nell’impersonale e che rappresentano, per ogni individuo, una “possibilita’” in quanto presenti a livello inconscio nella natura primordiale, animale e furiosa contro qualunque ordine e qualsiasi regola, di chiunque e percio’ pericolose.

Forze psichiche dicevamo: forze latenti ma sempre pronte al “grande risveglio”. E cio’ puo’ avvenire soprattutto se a dirigere quest’opera di “scatenamento” dell’inconscio ribelle vi sono “maghi” esperti, professionisti della natura umana e delle sue debolezze, interpreti di una contro-storia indicibile (non scritta e mai narrata completamente) che rappresenta il perenne dispiegamento di forze sovversive al servizio di quella contro-chiesa di Satana sempre in armi contro le forze dello Spirito e della Tradizione e sempre pronta a dar battaglia utilizzando tutti gli strumenti idonei (ideologie politiche, idee culturali, mode e costumi, strumenti di livellamento e controllo di massa, sistemi e legislazioni, ordinamenti e supergoverni occulti) per realizzare la “Grande Impostura” o Grande Parodia dell’avvento della contro-iniziazione che i Testi Sacri – tutti i Testi Sacri in ordine con i principii ed i valori della Tradizione Informale – hanno saputo riconoscere come l’era del Kali Yuga supremo (o “era del cinghiale bianco”) , l’epoca cioe’ dell’oscuramento di tutti i valori, dell’annullamento di tutte le fedi, dell’annichilimento della morale e della negazione suprema di Dio e della sua piu’ riuscita creatura: l’essere umano.

Prosegue l’autore: “Un tale processo ha durato esattamente un secolo e due anni – 815-1917 – ed ha condotto a due risultati. Il primo e’ la trasformazione della sesta parte del mondo abitato in un focolaio rivoluzionario impregnato di massoneria e di giudaismo, nel quale l’infezione matura e si fa cosciente delle forze da essa organizzate in tutta sicurezza in vista della seconda parte del programma (…e come potrebbe essere altrimenti? Chi e’ cosi’ cieco e sordo da non rendersi conto dei risultati ‘conseguiti’ da “lorsignori” gli Illuminati di tutte le epoche, di tutte le risme e di ogni ‘colore politico’ quando ci troviamo di fronte alla kippizzazione completa e permanente dell’intero continente? Quando abbiamo un’Unione Europea risultante dei processi di involuzione democratici e obiettivo delle alchimie mondializzanti dei signori della “casta” del vapore mondialista alias la Finanza Internazionale senza volto e senza patria, del cosmopolitismo errante giudaico, del lavorio occulto e discreto delle societa’ massoniche, dell’espansione a livello planetario – alias Globalizzazione ossia mondializzazione ed esportazione dell’”American Way of life” che di queste tendenze e’ lo stadio supreme – di questi virus sovvervisi? Ndr …).

Il secondo – continua il Malynski – e’ la trasformazione del resto del pianeta in un ambiente molle, disarticolato e diviso interiormente da rivalita’ irascibili e da odii campanilistici. Essa l’ha reso incapace di ogni iniziativa a carattere offensivo e perfino difensivo contro un nemico, le cui forze e la cui audacia erano considerevolmente cresciute e che, sicuro della sua immunita’, credeva di poter sempre attaccare senza correre il rischio di doversi mai difendere.

In definitive, cio’ si dovette ad un ambiente mondiale cosi’ dominato dal capitalismo, cosi’ anemizzato dalla democrazia, cosi’ scosso dal socialismo e diviso da nazionalismi male intesi, da non esser piu’ capace di opporre una salda resistenza a un simile attacco.”

E’ traendo le logiche conclusioni da queste parole del Malynski che si possono meglio comprendere i tanti fittizzi, creati ad arte, irreali e demenziali antagonismi che vedranno nel XXmo secolo – e soltanto per fare alcuni esempi – la Russia sovietica opporsi alla Cina altrettanto comunista …dicotomia e antagonismo macro-regionale eurasiatici in nome di una pretesa rivendicazione dell’ortodossia di un’idea sovversiva e rivoluzionaria che, in entrambe le due nazioni, ha provocato milioni di vittime sacrificate sull’altare della “ragione”, delle “collettivizzazioni”, delle “pianificazioni” piu’ o meno totali ed infine dei gulag della morte dai demoni del socialismo scientifico e dagli intellettuali che ne saranno le spine dorsali ed i propagandisti piu’ efficaci…in nome del popolo contro il popolo messo alla gogna e soffocato dentro “nazioni-carceri” per le quali i marxisti non hanno esitato un momento ad innalzare muri infine miseramente crollati come la loro squallida e bestiale ideologia di morte.

Ed e’ altrettanto facilmente riconoscibile il processo di disintegrazione e polverizzazione che ha caratterizzato – dal primo dopoguerra mondiale fino ai giorni nostri – il mondo arabo-islamico ieri riunito sotto le insegne dell’Impero Ottomano e successivamente degenerato nei nazionalismi contrapposti (arabi contro turchi ma anche anche, in Irak o Siria, arabi contri curdi) ed infine nella costituzione di un insieme disarticolato, inutile, sottomesso ai diktat della grande finanza e del capitalismo internazionali di Stati e nazioni arabe che spesso si sono trovate litigiosamente le une contro le altre durante le fasi piu’ acute dell’aggressione imperialista europeo-statunitense o in occasione della proclamazione del cosiddetto “stato d’Israele” alias l’entita’ criminale sionista occupante la Terra Santa di Palestina.

Identico discorso poi puo’ farsi per la dicotomia pakistano-indiana; per i focolai di tensione del sud-est asiatico e senza andare a scomodare tutti i piccoli nazionalismi africani che hanno condotto quel continente alla deriva per decenni tra genocidi, scontri tribali, guerre inconcepibili che si sono sommate ai problemi naturali di un insieme di popolazioni storicamente sottomesse al giogo straniero e ancora oggi ultime espressioni di quel cosiddetto “terzomondismo” che, se da un lato puo’ “piacere” ai vaneggiamenti senza senso dell’intellettualismo sinistroide marxista, dall’altro lato mantiene saldamente al potere e non scalfisce le posizioni di totale supremazia plurisecolarmente conquistate dagli occidentali (americani ed europei) che ancora dominano l’Africa attraverso le loro Multinazionali ed i loro traffici infami (di morte, di vite umane che non hanno alcun valore, di armi, di droga, di organi, di persone ed individui…l’epoca del colonialismo non e’ finita…ha semplicemente mutato volto).

Scrive ancora Malynski: “Nel 1813 l’Europa tradizionale si era infine decisa a reagire solidalmente contro la rivoluzione, personificata da Napoleone. Si trattava proprio della rivoluzione, e non della Francia, cosi’ come si combatte contro la malattia di cui una persona e’ affetta, e non contro la persona stessa. La miglior prova di cio’ e’ che il Congresso di Vienna non abuso’ affatto della sua vittoria nei riguardi della Francia vinta, la quale nulla ebbe a perdere del suo territorio, allorche’ ridivenne una grande monarchia onorabile e onorata. I monarchi di diritto divino dell’Europa non facevano che riparare alla loro colpa capitale, per via della quale avevan corso il rischio di perdere la corona e che avrebbe spinti i loro popoli nelle convulsioni democratiche gia’ da un secolo prima del termine fissato dal destino. Questa colpa si riferiva al fatto che tutti i monarchi, come myopia, avevan dato i punti perfino a Luigi XVI. Questi si era ostinato a non vedere che dei movimenti accidentali di rivolta, dovuti a scontenti occasionali, la’ dove invece cominciava l’era rivoluzionaria. Del pari, quei monarchi non pensarono che a delle rivalita’ di nazionalismo campanilista invece di mettersi d’accordo come un solo uomo, dimenticando le loro divergenze croniche che, ne confronto, eran solo discordie di famiglia, per schiacciare in germe, prima che potesse manifestarsi e diffondersi, il pericolo minacciante il mondo. Come fin troppi dei nostri contemporanei, essi sembrarono non rendersi conto, che s’iniziava un nuovo capitolo della storia. La guerra per eccellenza del diciannovesimo secolo doveva essere quella degli strati sociali contrapposti: la guerra della democrazia universale contro l’elite universale; la guerra del Basso contro l’Alto; e la guerra del mondo infero contro il mondo divino sara’ in genere la logica conseguenza. Dove la democrazia trionfera’, la’ il Basso diverra’ Alto e dovra’ difenderso contro qualcosa di piu’ basso ancora, che a sua volta si trovera’ nella stessa situazione appena giunto al potere e al vertice. Di massima e’ stata sempre la guerra della democrazia contro un’aristocrazia relativa, e cosi’ dovevano andare le cose, fatalmente, fino al giorno in cui si tocco’ il fondo. A tut’oggi solo la Russia ha raggiunto quello zero assoluto, al disotto del quale non vi e’ piu’ nulla; cosi’ essa e’ il solo paese, nella storia, in cui la rivoluzione sia stazionaria e non progredisca piu’ in profondita’: essa tende solo ad espandersi, ne’ potrebbe essere altrimenti.”.

L’insieme dei movimenti rivoluzionari – da quelli democratici e liberali dell’Ottocento passando per i nazionalismi “risorgenti” ed infine al socialcomunismo – hanno rappresentato nient’altro che tappe di un piano diabolico e sovversivo che e’ servito a distruggere l’Europa tradizionale con la sua civilta’, le sue istituzioni, la sua cultura e storia.

Ogni movimento sovversivo e’ servito ad avanzare in questa direzione discendente: non vi e’ assolutamente niente da salvare nelle esperienze delle rivoluzioni “risorgimentali” dell’Ottocento ne’ nei nazionalismi di stampo liberale che seguirono e che esportarono attraverso l’esperienza coloniale le stesse identiche idee sovversive dall’Asia all’Africa al Sud America. E l’ultimo stadio, lo stadio subumano, rimane quello ‘tentato’ e realizzato in Russia e su piu’ vasta scala dal secondo dopoguerra mondiale nell’Europa Orientale ed in altre nazioni del globo di quella specie di “vivisezione” dei tessuti sociali rappresentata dall’alchimia sociale del Comunismo che, ovunque si sia realizzato, ha provocato nient’altro che morte e dolore, vittime e stragi inaudite come inevitabilmente un’ideologia sediziosa e sovversiva qual’e’ quella marxista puo’ produrre.

Agli intellettuali marxisti che proferivano il verbo della “rivoluzione perenne” verrebbe da chiedere quali realizzazioni siano state conseguite (dall’Unione Sovietica dei gulag stalinisti fino alla Cina di Mao) che non fossero la negazione suprema ed assoluta di ogni idealita’ e spiritualita’ umana: contro Dio, contro l’Uomo, contro ogni idea di Nazione e di Patria il Marxismo si e’ diffuso ovunque come un vero e proprio germe mortale….un virus infettivo da arginare, da comprimere e da abbattere per evitare il contagio.

Un’ideologia malefica che ha istigato fratello contro fratello, figlio contro padre, moglie contro marito….conseguendo il ribaltamento di tutti i valori nelle societa’ occidentali depauperizzate dall’ondata contestataria e pseudo-ribellistica dei borghesi figli di papa’ che giocavano, nelle universita’, alla “rivoluzione” idolatrando i Marx, i Mao, i Che Guevara di turno e senza rendersi conto che le loro istanze libertarie avrebbero nient’altro che provocato l’ennesimo balzo in avanti nella disarticolazione sociale comunitaria e nella disintegrazione ontologica individuale di un’umanita’ stordita e lasciata incosciente davanti alle nuove forme ribellistiche del “tutto e subito” organizzate, preparate e eterodirette da quei crani ebraici provenienti dalla cosiddetta “scuola di Francoforte”….

I risultati di questa deriva dal Sacro e dall’Ordine li avete sotto gli occhi: questa e’ la vostra societa’, questi i risultati conseguiti mediante le battaglie “sessantottine” o post-sessantottine pro-abortiste, pro-divorziste e pro-libertarie….Liberta’ che ovviamente poi si cerca di impedire o viene tolta ai “revisionisti” o negata di fatto alle voci scomode e fuori dal coro belante delle pecore matte della contemporaneita’ contorta e demenzialmente diretta verso il nulla post-nichilista…. Questa, ‘signori e signori’, e’ la democrazia cioe’ quell’artificio organizzato dalla classe borghese quale ordinamento della societa’ moderna: “la verita’ e’, invece, che la rivoluzione e la democrazia – per utilizzare le splendide parole del Malynski – sono solo mezzi impiegati nell’insieme di un piano di cospirazione generale per strappare il potere sul popolo dalle mani di quel gruppo e a quell’idea positivamente aristocratica, che son sempre stati al di sopra e al di la’ della maggioranza del genere umano. Rivoluzione borghese, democrazia, rivoluzione “sociale”, comunismo, non sono che tanti episodi del duello gigantesco fra due grandi principi, personificati l’uno dalla Tradizione, l’altro dall’anti-Tradizione.”.

E se l’individuo e’ sempre stato nient’altro che il soggetto di questa rivoluzione in marcia, che non accetta critiche, che non desidera ostacoli sul suo cammino e tutto divora e ingoia in nome del progresso, della tecnica, della scienza, dell’evoluzionismo e degli Immortali Principii dell’89 e’ altrettanto vero che sono stati i popoli tutti a subire l’onda d’urto tsunamica e le conseguenze nefaste, gli effetti devastanti e i disastri sociali provocati dalle dinamiche sovversive rivoluzionarie.

Derive che furono evidenti a pochi, pochissimi politici, all’epoca in cui il Congresso di Vienna cercava disperatamente di salvare il salvabile di un’Europa squassata dal verbo rivoluzionario e calpestata dalle armate napoleoniche che di quel verbo si fecero interpreti e vettori piu’ o meno coscienti. Il solo Metternich sara’ dunque colui che provera’ a raddrizzare una situazione insostenibile rendendosi conto perfettamente del pericolo corso e di quello che sarebbe potuto ripetersi per tutte le nazioni del Vecchio Continente se non si fosse tagliata la testa dell’idra rivoluzionaria che nuovamente si sarebbe destata, alla prima occasione, per colpire mortalmente l’aristocrazia europea.

“La superiorita’ di Metternich rispetto a tutti gli uomini di Stato del suo secolo – per non parlare di quelli dei tempi successive – consiste precisamente nell’aver visto come unita’, come sintesi, il male futuro. Avendo constatato quel fronte unico dalle denominazioni diverse, egli cerco’ di radunare tutti i suoi, tutti coloro che la Rivoluzione considerava come future ostacoli, in un altro fronte unico, senza distinzioni di nazionalita’, da opporre al primo su tutta l’estensione dell’Europa. Era, questa, una innovazione inedita e creativa nel dominio politico, che si puo’ cosi’ riassumere: “Ormai in Europa nessun nemico piu’ a Destra” – col corollario: “Tutto quel che e’ a Sinistra, o solamente fuori dalla Destra integrale, ci e’ nemico!”. Su tale terreno, Metternich s’incontra con Lenin, ma non s’incontra con nessuno dei conservatori contemporanei….”

E che la cosiddetta “restaurazione” sia stata una “restaurazione a meta’” ossia un semplice tampone momentaneo rispetto alle dinamiche sovversive e rivoluzionarie che sarebbero ricominciate immediatamente in tutta Europa era evidente alla luce di una verita’ fattuale storica: i processi rivoluzionari in tutta la loro estensione non possono essere fermati – al massimo solo bloccati per qualche periodo piu’ o meno breve – senza sradicare l’origine stessa, le cause profonde, che li hanno generati.

Non aver compreso o non aver voluto comprendere questo aspetto del problema, aspetto fondamentale, e’ stato probabilmente l’errore piu’ grave che contraddistinguera’ gli uomini di Stato dell’epoca compresa tra il 1815 ed il 1848 anno in cui una nuova ondata rivoluzionaria portera’ nuovi venti di tempesta su tutto il continente permettendo oltretutto in Italia, Ungheria, Germania la schiusura dei Ghetti (sara’ di quell’anno l’editto emanato da Carlo Alberto di Savoia che concedera’ i pieni diritti civili ai giudei nel Regno di Sardegna dove – da allora – si installeranno ai piani alti dell’Amministrazione e al fianco degli uomini di Stato elementi ebrei che ne dirigeranno l’azione politica fomentando linee liberali che vedranno di li’ a pochi anni il Piemonte diventare il motore centrale del Risorgimento italiano).

Dietro alle “liberta’ democratiche”, ai “diritti civili” e alle “rivendicazioni nazionali” si muoveranno cosi’ in tutta l’Europa elementi di eletta ascendenza, israeliti e massoni, pronti a sommergere il continente di nuove fiammate incendiarie che favoriranno l’anti-clericalismo militante, il laicismo dei nuovi Stati “nazionali” e le istanze piu’ radicali dell’estremismo repubblicano da un lato e quelle altrettanto estremiste dei socialisti….

Repubblicani e socialisti che, naturalmente, andavano – assieme ai liberali, ai democratici ed ai monarchici “illuminati” – a “braccetto” ritrovandosi tutti quanti all’interno delle logge massoniche di cui facevano parte i Garibaldi come i Mazzini cosi’ come i Marx, i Moses Hess (sionista ante-litteram e razzista xenofobo suprematista ebraico autore di un volume “Rom und Jerusalem” nel quale contrappone il primato razziale ebraico a quello non ebraico) e altri elementi noti dell’epoca.

Scrivera’ per i suoi contemporanei il Malynski: “La Restaurazione, propriamente parlando, non e’ stata una controrivoluzione facente tabula rasa di quanto era accaduto: in cio’ sta la sua debolezza. Dimentica dell’avvertimento evangelico, questa realizzazione pallida e prudente invece si ingegno’ di mettere il vecchio vino della regalita’ tradizionale, che aveva dato al regno di Francia la sua forma, negli otri nuovi e sanguinosi lasciati dai regicidi. Il risultato, come sis a, fu quello predetto dall’Evangelo. Ci si limito’ a quell programma meramente difensivo, che non ha raccolto trionfi, ma solo disastri; al programma di quei “moderati” che frenano e reprimono, ma mai fanno decisamente un voltafaccia e una macchina indietro, tanto che coloro che li seguono finiscono sempre col travolgerli e col passare sui loro corpi. Nel 1815 soltanto l’Austria si travava nella verita’ pratica e realistica della storia. Essa sola riconosceva, attraverso lo sguardo del suo Cancelliere, che contro un piano di cospirazione storico risalente ben oltre il 1789, e di cospirazione totale, giacche’ esso era religioso e secolare ad un tempo, occorreva una reazione totale e non parziale, una reazione che mirasse all’essenza e non al solo sintomo immediate: poiche’ non si guarisce di certo un veleno somministrandolo diluito in acqua zuccherata. Le xenofobie acute dei nazionalismi moderni, coi loro miopi egoismi, che van solo a profitto del comune nemico, resero l’Europa inorganizzabile. Essa non puo’ divenire una unita’ nelle diversita’, quale sia la cur ache si prenda per rispettare queste diversita’ in se stesse legittime. Gli imbecilli hanno un bel gridare dai tetti che la religione non e’ piu’ nulla: la religione e’ tutto, e il resto ne procede. Ecco perche’ la Santa Alleanza non ha potuto essere la continuazione del Sacro Impero. La Santa Alleanza sta al Sacro Impero come la Societa’ delle Nazioni sta alla Santa Alleanza. La Societa’ delle Nazioni sara’ una demagogia delle demagogie, e un’incoerenza alla seconda potenza, in altri termini, un parlamento dei parlamenti, una nazione delle nazioni, una folla delle folle. Peraltro, la Santa Alleanza fu gia’ piu’ che a meta’ del cammino separante il Sacro Impero dalla Societa’ delle Nazioni. Essa fu piu’ vicina a quest’ultima, poiche’, non dimentichiamolo, due dei suoi componenti, la Francia e l’Inghilterra, aveva gia’ il regime costituzionale dei parlamenti, coi quali i dirigenti dovevano fare i conti. Riassumento, il male, per il quale la Santa Alleanza doveva perire, era un male originario, inerente ad una data della storia, e contro cui nessuno poteva piu’ nulla nel 1815 giacche’ non si potevano sopprimere retroattivamente un Lutero e un Voltaire, un Calvino e un Rousseau. Sono i mani di questi morti, come quelli di Cromwell e Robespierre, riuniti contro il comune nemico, che dovevano uccidere la Santa Alleanza, poiche’ essa non aveva saputo ucciderli per la seconda volta nelle loro tombe.”

Come sottolineera’ Malynski il Metternich sara’, infine, l’ultimo grande Europeo in quanto “non apparteneva alla razza di quegli insensati che consideravano come colmo della saggezza diplomatic ail contemplar con compiacenza l’incendio divampante nella casa di un vicino incomodo, e che non si rendono conto di vivere in un’epoca in cui tutte le case della citta’ europea nascondono nel loro sottosuolo materie esplosive, senza che la loro stessa casa possa fare eccezione. (…) Metternich non avrebbe incoraggiato un regime repubblicano e democratico in una nazione vicina, per essere, questa, una rivale eventuale da indebolire e da avvilire. E’ cio’ che Bismarck, invece, benche’ monarchico e conservatore, fece con la Francia: poi, strumento inconscio della sovversione, non trovo’ niente di meglio che muover guerra alla Chiesa cattolica e mettersi in rapporto con l’ebreo Lassalle. Il socialismo di Stato di quest’ultimo pretendeva di non esser internazionale e di rafforzare la centralizzazione amministrativa ed economica dell’impero tedesco. Cio’, fino al momento in cui tale centralizzazione sarebbe stata completata. Allora un semplice cambiamento di personale sarebbe bastato per trasformare questo Impero, governato da una oligarchia aristocratica apparentemente piu’ possente che mai, in una repubblica governata, ben piu’ dispoticamente, da un’oligarchia ebraica o ebraicizzata.”.

Cosa che in realta’ poi avvenne alla fine della Grande Guerra dopo che , stremata ma invitta, la Germania si ritrovo’ l’incendio – anzi una serie diversa di incendi – di stampo bolscevico in casa ….ed allora furono costretti a chiamare, i nuovi padroni socialdemocratici e repubblicani tedeschi di Weimar (la Socialdemocrazia tremante alleata con i popolari a formare quella coalizione di “centro” che per un quindicennio avrebbe impedito alle “estreme” di prendere il potere opponendosi alla sovversione marxista ed all’ascesa del Nazionalsocialismo e delle forze della Rivoluzione Conservatrice che sognavano la rinascita del Reich….Hitler avrebbe dato ai “conservatori” ed allo stato maggiore prussiano ‘modo’ e occasione per riconquistare alla Germania la gloria, l’entusiasmo e l’orgoglio nazionalpatriottici perduti dopo la “pugnalata nella schiena” del novembre 1918), a ricorrere al pugno di ferro militare e a quello, altrettanto duro come l’acciaio, dei Frei-Korps (i corpi franchi paramilitari organizzati da elementi dell’esercito e dalle milizie dell’estrema destra) per eliminare il virus bolscevizzante importato da quell’URSS che, solo un anno e mezzo prima, si era aiutata a divenire il centro principale della sovversione ed il fondamentale focolaio di infezioni per il resto del continente.

“Questo processo Lenin ce lo ha descritto nelle sue opera, e lo stesso Lassalle lo lascia intendere fra le righe della sua corrispondenza con un suo correligionario, con l’ebreo Karl Marx. Il nazionalismo si uccide da se’ quando raggiunge un tale grado di violenza e di ottusita’.”….

E, non si puo’ certo dire il contrario, nessuno fu piu’ ottuso dello Stato Maggiore germanico che nella prima guerra mondiale fomento’ e finanzio’ inizialmente il rientro in Russia di Vladimir Ulianov detto Lenin e di tutta la sua cricca ebraica “piombatamente” inviati su strada ferrata per fomentare la rivoluzione bolscevica nella Russia zarista in crisi sia militarmente che economicamente…

Ma quella della rivoluzione giudaico-bolscevica come del resto altre interessanti vicende della contro-storia segreta dell’Europa le andremo a vedere prossimamente…

La ricognizione d’analisi del testo del Malynski merita un altro e piu’ approfondito approccio…

Al momento bastino e avanzino comunque queste note “introduttive” all’argomento sempre essenziale della “Guerra Occulta”….la guerra eterna del Sangue contro l’Oro, dell’Ordine contro il Caos, della Tradizione contro la Sovversione…

“Non c’e’ notte troppo lunga per impedire al sole di risorgere piu’ alto, piu’ splendente, piu’ vivo che mai….”

Au revoir ……….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

14 AGOSTO 2010

Note

(* ) – Appunto dell’editore – p. 12

1 – dalla presentazione a cura del Gruppo di “Ar” all’edizione italiana – Padova 1989;

2 – Julius Evola – “Gli Uomini e le rovine” – Roma 1967, p. 197;

3 – Edoardo Longo – “Appendice – Un libro maledetto” – dall’edizione de “La Guerra Occulta” – Ediz. “Ar” – Padova 1989;

4 – in Maurizio Lattanzio – “Il Mondialismo” articolo pubblicato da “Avanguardia” – mensile – Trapani;

5 – Maurizio Lattanzio – “Il Mondialismo” – articolo pubblicato da “Avanguardia – mensile – Trapani;

 

 

 

 

http://belluccidago.wordpress.com/2010/08/14/emmanuel-mal...

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17/07/2010

Recensione Libraria - "I Papi e la Massoneria" di Angela Pellicciari

I Papi e la Massoneria

15/07/2010 ·

Recensione libraria del testo di Angela Pellicciari

“I Papi e la Massoneria”, Edizioni Ares, Milano

 

“La massoneria e’ un nemico della Chiesa; nasce con questa inimicizia e persegue la realizzazione di questa inimicizia con la distruzione della Chiesa e della civilta’ cristiana e con la sostituzione a esse di una cultura e di una societa’ sostanzialmente ateistiche, anche quando si fa riferimento all’architetto dell’universo. (…) …non e’ la Chiesa ad essere antimoderna, ma che e’ la modernita’ a essere antiecclesiale. La modernita’ e’ antiecclesiale, e il punto di attacco massimo all’ecclesialita’ e’ proprio rappresentato dalla massoneria che, in quanto elemento segretamente connotato e dinamicamente lanciato alla creazione di una civilta’ alternativa a quella che nasce dalla fede, rappresenta, a mio modo di vedere, l’elemento radicale della modernita’.”

 ( dalla prefazione – Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro)

“La grand’arte di rendere infallibile una rivoluzione qualunque, si e’ d’illuminare i popoli, conducendo insensibilmente l’opinione pubblica a desiderare dei cangiamenti, che sono l’oggetto indeterminate di una rivoluzione meditata. (…) Quando l’oggetto di questo desiderio e’ una rivoluzione universale, tutti i membri di queste societa’, tendendo allo stesso scopo, appoggiandosi gli uni agli altri, devono cercare di dominare invisibilmente e senza apparenza di mezzi violenti, non sulla parte piu’ alta o meno ragguardevole di un solo popolo, ma sugli uomini di ogni Stato, di ogni nazione, di ogni religione, soffiando da per tutto lo stesso spirito nel piu’ gran silenzio, e con tutta l’attivita’ possibile, dirigendo tutti gli uomini sparsi sulla superficie della terra verso lo stesso obbietto…”

 ( Adam Weishaupt – Scritti Originali – Discorso sopra i misteri” in “La Civilta’ Cattolica – Le societa’ segrete” – 1852, IX, pp 24-25 )

Che cos’e’ la Massoneria? L’autrice di questo interessante saggio, uscito per le edizioni “Ares” di Milano tra anni fa, incomincia con questo interrogativo la sua ricognizione d’analisi relativa al ruolo, alla funzione ed alla minaccia rappresentata per la Tradizione Cattolica dalla setta occulta denominata Frammassoneria.

Abbiamo avuto occasione sovente di parlare di alcuni tra gli aspetti principali dell’organizzazione massonica, dei suoi rituali, della sua gerarchia segreta, dei suoi fini ed obiettivi fondamentalmente diretti alla sovversione generale di tutte le strutture delle societa’ europee (ed anche extra-europee) ed al rovesciamento dei valori che, in ambito cristiano, sono quelli rappresentati dalla dottrina dell’autentica Tradizione Cattolica pre-conciliare, anti-modernista ed in ordine con i principii della fede, gli Evangeli, gli scritti dei Padri della Chiesa sempre riaffermati dall’azione pontificale almeno fino alla grande abiura seguente il Concilio Vaticano II degli anni 1958-63.

Indipendentemente dalla realta’ attuale – che vede l’autorita’ ecclesiastica ridotta ai minimi termini, l’influenza vaticana sostanzialmente ridimensionata e l’azione formatrice ed educatrice proprie della Chiesa fondamentalmente negate da un sistema che ha costruito un vero e proprio regno d’iniquita’ attorno ai falsi miti sui quali si fonda la nostra cosiddetta modernita’: il progresso, lo sviluppo industriale, la tecnica e la scienza, la cieca e spesso assoluta fede nella ragione, quale unico faro illuminante l’umanita’; una umanita’ che vive materialisticamente il quotidiano innalzando la razionalita’ e osannando la sperimentazione quale esclusivo veicolo per dimostrare la validita’ di un evoluzionismo che si pretende infallibile e inarrestabile e, come tale, sola ed essenziale verita’ tangibile, manifesta e indistruttibile.

Ai dogmi della fede si e’ progressivamente andato sostituendo il mito del progresso risolutore con tutto l’insieme contrastante di ideologie e superstizioni che anche in ambito spirituale (con la sostituzione del religioso con il magico e l’affermazione del sincretismo sull’assolutismo dogmatico) hanno determinato la catastrofe modernista: all’ordine si e’ sostituito il caos, alla fede lo scetticismo portabandiera e alfiere di ogni sorta di agnosticismo e infine di laicismo e ateismo; alla visione lineare, organica e tradizionale di una dottrina canonica che rappresentava la continuita’ nella Tradizione della scuola patristica sono subentrate la moltitudine di idee che hanno realmente portato fumo e puzza di zolfo fin dentro le segrete vaticane… L’antitradizione in marcia ha scardinato le porte della basilica di San Pietro e San Paolo per continuare l’opera sua: l’edificazione di una contro-chiesa demoniaca, fondata sui controvalori della materia, della mercificazione dell’uomo, del sincretismo religioso che tutto mischia e tutto tende ad unire in nome di un’idealismo universalista astratto che tende a mascherare, occultandone il senso profondo e le radici antiche, l’azione profondamente satanica di quelle forze anti-tradizionali che riconosciamo come le multiformi espressioni della Sovversione.

Questo, in estrema sintesi, il piano, il progetto illuministico-massonico della Setta contro-tradizionale meglio nota come Frammassoneria o alleanza di tutti gli agnostici, gli atei, i bestemmiatori ed i nemici della Fede (di quella cristiano-cattolica in principio, di tutte le fedi in ordine con una Tradizione osserviamo nel corso della sua storia devastatrice e disintegratrice di universalita’ teologicamente concepite quali vettori di idealita’ ascendenti e vie di realizzazione secondo i piani del Divino, in breve contro tutto cio’ che di sacro e trascendente e’ stato concepito dall’uomo).

Frammassoneria che si autocelebra come sorta di Grande Restauratrice di confuse mitologie universalistico-umanitarie raccattate alla rinfusa nelle diverse dottrine tradizionali e miscelate in una formula superconciliante che ha fatto del sincretismo generale il proprio programma di infiltrazione nelle gerarchie e nei vertici delle distinte autorita’ religiose per dividere e sviluppare il proprio progetto sedizioso di negazionismo di ogni valore spirituale ovvero l’affermazione di una contro-ascesi modernista che aborrisce tutta la storia e qualunque fondamento dottrinario per ricomprendere qualunque esperienza religioso-spirituale nel grande piano del cosiddetto Architetto Universale alias il Grande Tentatore (“al shaytan al akbar” secondo l’Islam – il Grande Satana) colui il quale gli uomini hanno cominciato a conoscere fin dalle origini della loro storia come il sigillo d’Iniquita’ e di perdizione.

“La letteratura sulla massoneria – scrive l’autrice del saggio – e’ sterminata. Non e’ facile orientarsi perche’ non e’ facile distinguere il vero dal falso; la leggenda dalla realta’. (…) La massoneria moderna, di questa ci occuperemo, nasce a Londra il 24 giugno 1717, festa di San Giovanni Battista. La prima condanna pontificia e’ solo di qualche anno posteriore: Clemente XII pubblica l’enciclica “In eminenti” il 28 aprile 1738, ventun anni dopo la formazione della Gran Loggia di Londra. Da allora i pronunciamenti pontifici antimassonici non si contano.(1)”.

La genesi, gli obiettivi, la volonta’ distruttiva nei confronti della Chiesa cattolica e le trame, i programmi ed i progetti messi in atto nel corso degli ultimi tre secoli dalla Libera Muratoria ne dimostrano inequivocabilmente il suo ruolo di vettore anti-tradizionale per eccellenza, quinta colonna in seno alle societa’ moderne – occidentali prima e mondiali successivamente una volta affermatasi in Occidente – ‘puntata’ contro il Soglio Pontificio e la struttura gerarchica tradizionale cristiano-latina del Vaticano percepito quale nemico assoluto dai fratelli “tre puntini” liberi muratori e da avvelenare, infiltrare, dividere e possibilmente distruggere attraverso un’attivita’ di erosione delle sue strutture, dei suoi uomini, della dottrina tradizionale che, dagli Evangeli fino ai Padri della Chiesa, doveva essere modificata, resa inservibile e inutilizzabile quale “kathekon” (…funzione suprema del Pontefice = pontifix , costruttore di ponti tra regno terrestre e materialita’ e regno celeste e spiritualita’, al quale viene affidata legittimamente la ‘vocatio’ di estrema difesa della fede ovvero di rappresentare simbolicamente e fattualmente “colui che trattiene” l’avvento di un regno dell’anticristo e delle sue legioni infernali…) contro la modernita’ e le forze agenti della sovversione (delle quali, come ricordera’ lo stesso Rene’ Guenon – studioso tradizionalista francese noto per i suoi trascorsi all’interno della setta ma anche per le opere, pregevoli,, con le quali si dedico’ allo studio di questa organizzazione segreta ed alla divulgazione di alcuni dei suoi misteri -, la Massoneria sara’ solamente uno, probabilmente tra i piu’ influenti ma anche tra i piu’ conosciuti e noti, vettori …altri, magari meno visibili e piu’ occulti, potrebbero essere alacremente al lavoro per edificare questa Contro-Chiesa di Satana).

“La massoneria moderna – prosegue la Pellicciari – nasce a Londra nel 1717 come frutto dell’unione di quattro logge preesistenti confluite nella Gran Loggia di Londra. All’inizio i fratelli sono divisi in due gradi, “apprendista” e “compagno”, che diventano tre qualche anno piu’ tardi con l’aggiunta del grado di “maestro”. Dissensi, divisioni, scismi, accompagnano la libera muratoria moderna dall’inizio: nel 1725 si forma a York la massoneria degli antichi che introduce il grado dell’Arco Reale (lo scisma si ricompone nel 1813 quando massoni antichi e moderni confluiscono nella Gran Loggia Unita di Inghilterra). I gradi si moltiplicano con la diffusione dell’ordine in Francia dove, alla fine degli anni Trenta, il cavaliere Andre’ Michel de Ramsay, di origine scozzese, fonda la massoneria degli alti gradi (2). La lettera di Clemente XII e’ del 1738 quando la massoneria si e’ gia’ diffusa e ramificata con grande velocita’: “Nel 1728 il duca di Wharton – scrive lo storico Bernard Fay – fonda a Madrid una loggia che dipende da quella di Londra; nel 1729 si costituiscono nel Bengala e a Gibilterra due logge azzurre. In tutti gli angoli d’Europa e del mondo i viaggiatori inglesi – si tratta di ambasciatori, di mercanti di stoffe o di ufficiali – fanno a gara a creare logge (…) Mons ne possiede una fin dal 1721, Gand dal 1722, Parigi dal 1726, Firenze dal 1733 (fondata da sir Charles Sackville) (*), la Russia dal 1731, la Polonia dal 1735, Amburgo dal 1737. Mannheim nello stesso anno e cosi’ anche Ginevra, la Svezia un po’ prima, Lisbona dal 1735. Copenaghen dal 1743. La lontana America, dove gia’ lavoravano dei massoni, ebbe una loggia regolare nel 1731. Dovunque vengano fondate, queste logge si pongono sotto l’egida della grande nobilta’ inglese ligia agli Hannover, protestante e liberale” (3). E’ anche grazie alla rete delle logge che l’Inghilterra impone i suoi interessi economici e il suo stile di vita in tutto il mondo: “Dopo aver assicurato l’unita’ politica dell’Inghilterra – prosegue Fay -, la massoneria lavoro’ per diffondere nel mondo intero l’unita’ dei principi e delle pratiche politiche preparando dappertutto la via al parlamentarismo. Nelle sue logge si insegno’ ai nobili e ai borghesi a discutere ogni genere di problema e ad addestrarsi nei metodi parlamentari; negli animi si diffuse il culto del parlamento inglese e il sogno di un parlamento universale.” (4) Entrano nella massoneria non solo esponenti del mondo del lavoro, della borghesia, della piccola e grande nobilta’. Fanno il loro ingresso in loggia gli stessi membri delle famiglie reali: nel 1731 viene iniziato in Olanda Francesco D’Asburgo Lorena (futuro granduca di Toscana e imperatore del Sacro Romano Impero, in quanto marito di Maria Teresa d’Asburgo) e nel 1737 e’ la volta di Federico II di Prussia. Come mai diventano massoniche le massime cariche dello Stato, compreso chi ricopre la piu’ alta e nobile funzione dell’Occidente, quella di sacro romano imperatore? La domanda e’ pertinente perche’ il quarto titolo delle “Costituzioni dei Liberi Muratori”, il testo fondante della massoneria moderna redatto dal pastore presbiteriano James Anderson nel 1723, prescrive: “Tutte le preferenze fra i Muratori sono fondate soltanto sul valore reale e sul merito personale”. (…) Parziale risposta a questo interrogativo si puo’ cercare nel terzo punto del sesto titolo delle “Costituzioni”, che recita: “Per quanto tutti i Muratori siano, come Fratelli, allo stesso livello, pure la Massoneria non toglie a un uomo quell’onore di cui godeva prima…”. (…) Se si tiene conto che il re di Francia Luigi XVI, ghigliottinato nel 1793, e’ massone (5), il problema resta in tutta la sua drammaticita’. Piu’ delle “Costituzioni” puo’ aiutarci a rispondere a questo interrogativo uno scritto del socialista francese Louis Blanc. Nella sua “Storia della Rivoluzione Francese”, Blanc scrive: “Grazie all’abilita’ dell’istituzione, la Massoneria seppe conquistarsi fra principi e nobili piu’ protettori che nemici (…) E perche’ no? Dal momento che l’esistenza degli alti gradi era loro scrupolosamente celata, tutto quello che sapevano della Massoneria era cosa che si poteva mostrare senza pericolo; non avevano di che preoccuparsi dal momento che li si faceva restare nei gradi inferiori, dove la verita’ delle dottrine non traspariva che confusamente attraverso l’allegoria e dove molti non vedevano che un’occasione di divertimento…” (6).

Allegorici i massoni lo saranno: rubacchiando a destra e a manca simbologie e miti da tutte le forme religiose andranno a creare i contorni di quella che sara’ la loro “filosofia” umanistico-progressista valida per farsi “pescatori” di “ghiozzi”: la stupidita’ umana non ha limiti ma, soprattutto non ne hanno l’ambizione e il prestigio che la Frammassoneria riserva ai suoi affiliati da sempre. Ed e’ appunto puntando le sue carte su questi bassi istinti che i fratelli massoni accresceranno il loro potere in tutto il continente europeo e poi nel mondo ergendosi a confraternita multipotente e multiforme onnicomprendente e onnicomprensiva con ramificazioni in tutti i gangli delle societa’ a formare quella piramide massonica – dalla base al vertice – attorno alla quale convogliare qualunque elemento utile al grande progetto sincretistico-laicista che si ammanta di ideali d’uguaglianza e tolleranza, di democraticismo e universalismo, che paventa il parlamentarismo quale forma d’ordinamento da estendere a tutte le nazioni del globo in vista di quell Governo Unico Mondiale autentica simia Dei dell’Universalita’ Tradizionale e contro-chiesa dai tratti satanico-discendenti che gia’ nei progetti della Societa’ delle Nazioni e, dopo la seconda guerra d’aggressione ebraico-massonica contro l’Europa (1939-45), soprattutto con la costituzione di quell’ONU che rappresentano gli embrionali tentativi di dare vita alla “comunita’ internazionale” illuminata dalla Dea Ragione e dal verbo del sincretismo dissolutore e negatore di tutte quelle forme (ideologiche, politiche, spirituali, religiose, etnico-razziali) contro le quali la Libera Muratoria scaglia i suoi strali e organizza le proprie strategie in vista dell’One World, mondo rovesciato unidimensionale dove all’individualita’ costruttrice dell’Uomo pensante si sostituira’ il deambulamento pascolante dell’individuo amorfo e castrato idealmente contemporaneo ed il trionfo di un potere satanico che esigera’ il dissanguamento di Stati e popoli in nome di un’idea (quella progressista, democratica, universalistico-internazionalista) gia’ cara alle culture della liberaldemocrazia, del socialcomunismo e naturalmente di tutti i loro derivati ideologici che, nel corso degli ultimi due secoli di storia, hanno contaminato e disintegrato identita’ e tradizioni.

“Anderson – scrive la Pellicciari – scrive che i massoni sono obbligati ad obbedire solo “a quella religione nella quale tutti gli uomini convengono”, mentre vieta di affrontare in loggia l’argomento religioso dal momento che, chiarisce, “come Muratori” noi siamo soltanto “della summenzionata Religione Universale”. Ma che cosa intende significare l’ordine quando parla di “religione universale”? Possiamo tentare di chiarire questo concetto dai contorni sfumati prendendo in considerazione i rituali di iniziazione dell’Arco Reale. In questa occasione vengono rivelati ai fratelli i due nomi di Dio: il primo e’ Jehovah, il secondo e’ Jahbulon. Jahbulon assomma in se’ le caratteristiche del Dio degli ebrei (Iah-Jahveh), dei Dio dei caldei (Bul-Baal) e del Dio degli egiziani (On-Osiride): Jah-bul-on (7). Clemente XII invita a vigilare perche’ “questa razza di uomini non saccheggi la casa come ladri”, ne’ “corrompa il cuore dei semplici, ne’ ferisca occultamente gli innocenti”: il pontefice denuncia l’incompatibilita’ fra sincretismo massonico e Chiesa cattolica.”

La legge che difatti seguira’ la Confraternita massonica sara’ denominata Legge Morale che si addice – scrive l’autrice citando Jean Marie Ragon, luminare della massoneria di Francia che cosi’ scriveva a meta’ Ottocento – “agli uomini di tutti i climi e di tutti i culti. Proprio come i vari culti, la Massoneria non riceve la legge, e’ lei stessa a stabilirla, dal momento che la sua morale, una e immutabile, e’ piu’ estesa e piu’ universale di quelle delle religioni dei vari Paesi, sempre particolari.” (8)

L’azione frammassonica iniziera’ a svilupparsi e definirsi a partire dalla seconda meta’ del XVIIImo secolo muovendosi immediatamente contro l’ordine costituito e contro l’autorita’ tradizionale del Vecchio Continente: l’attivita’ dei fratelli “tre puntini” in seno alle cospirazioni che porteranno alla vittoria le forze “rivoluzionarie” in Francia e negli Stati Uniti (con le dichiarazioni dei “diritti universali dell’uomo”, l’indipendenza americana e la fine del regno per diritto divino dei Capeto) saranno tutte – da quell momento – eterodirette dalla loggia.

Lo storico Perrone scrive in proposito: “Il percorso che in poco piu’ di un decennio condusse prima alle congiure e quindi alla repubblica, aveva preso dunque avvio dalla trasformazione di alcune logge massoniche. Dopo il 1789, questo processo si fece piu’ ampio. Le vecchie logge (…) cessarono di dare segni di vita, a al loro posto operarono queste nuove, illuminate, eclettiche e cosi’ via, e alla fine i club giacobini” sottolineando il ruolo pro-rivoluzionario svolto nella preparazione della cosiddetta rivoluzione illuminista che, sul finire del secolo, dara’ una “repubblica liberale” alla citta’ di Napoli, del massone Gaetano Filangeri e dei suoi scritti: “Un aperto riconoscimento dell’azione dei Filangeri e della massoneria nella genesi della Repubblica, si trova nelle parole pronunciate da Vincenzo Russo dinanzi al Governo Provvisionale della Repubblica Napoletana (26 febbraio 1799): “I suoi volumi furono considerati come uno di que’ vessilli alzati alla rivoluzione nell’assemblea immensa del genere umano; e sotto ai quali milioni di uomini vennero a giurare in faccia all’Universo di voler vivere liberi, o morire.” (9)

In questo periodo Frammassoneria, liberalismo e illuminismo sono praticamente sinonimi cosi’ come saranno sinergiche le azioni svolte nei circoli rivoluzionari francesi e poi europei dai fratelli “tre puntini” sempre attivi per il rovesciamento dell’ordine e l’instaurazione di repubbliche ispirate al modello francese.

“La Chiesa cattolica – scrive l’autrice – con le sue reiterate condanne mette in guardia i sovrani dal pericolo settario, ma non e’ ascoltata. Ricorriamo ancora una volta agli scritti dello storico La Farina per constatare con quanta capillarita’ lo spirito rivoluzionario si sia diffuse nelle corti europee: “In Ispagna i duchi di Aranda, d’Alba e di Villa Hermosa, ministri del Re, in Portogallo il ministro Pombal, in Danimarca il re Cristiano VII, in Svezia la regina Ulrica e suo figlio Gustavo III, in Polonia il re Stanislao Poniatowski, in Prussia Federico II, in Austria Maria Teresa e Giuseppe II, in altri luoghi altri principi e autorevoli personaggi piu’ o meno seguivano le nuove dottrine ed onoravansi dell’amista’ di Voltaire, di Diderot, di D’Alembert e di altri filosofi, e allo gloria di essere da loro onorati aspiravano.” (10).

L’Europa tradizionale andra’ presto in frantumi sotto i colpi portati dalla Rivoluzione e gli ideali illuministici che seguiranno in tutto il continente le armate del frammassone “imperatore” di Francia Napoleone Bonaparte: repubbliche giacobine, idee anti-ecclesiastiche ed anti-aristocratiche andranno a diffondersi tra le plebi aizzate a dovere da agitatori intellettuali e dalla nuova classe al potere (la borghesia “illuminata”) ossia la casta dei mercanti, degli usurai, dei commercianti e dell’oro che avrebbe progressivamente scalzato dal suo ruolo e sostituito ai vertici delle societa’ europee l’aristocrazia d’epoca medioevale.

Plebeizzazione e ateizzazione delle societa’ assieme all’odio e alla violenza, instillati ad arte da agit-prop professionisti ed esercitati sconsideratamente dal popolino contro i nobili e il clero, si diffonderanno in tutte le nazioni d’Europa: la cosiddetta “restaurazione monarchica” del 1815 con il Congresso di Vienna sara’ soltanto uno specchietto per le allodole (anche perche’ buona parte dei convenuti saranno anch’essi fratelli della setta attivi e pronti a sferrare i nuovi colpi che, di li’ a pochi anni, non tarderanno ad arrivare con le agitazioni liberali di Grecia e Russia e successivamente i moti liberali italiani e spagnoli). Questa in sintesi la situazione nella quale ando’ a trovarsi l’Europa agli inizi dell’Ottocento e contro la quale inutilmente lanceranno le loro scomuniche i pontefici e le massime autorita’ vaticane.

“Quando Napoleone conquista l’Italia centrale non lo fa solo per sete di potere. – ha scritto la Pellicciari – La fine dello Stato Pontificio obbedisce al desiderio massonico di vedere scomparire “la stessa Chiesa” come afferma Pio VII. A riprova che la guerra scatenata contro i papi ha di mira il loro potere spirituale, non tanto e non solo quello temporale, citiamo una lettera di Federico II di Prussia (1712-1786) a Voltaire e un testo del carbonaro Giuseppe Mazzini (1805-1872), protagonista delle lotte risorgimentali. Scrive Federico II: “Si pensera’ alla facile conquista dello Stato del Papa per supplire alle spese straordinarie e allora il pallio e’ nostro e la scena e’ finita. Tutti i potentati di Europa non volendo riconoscere un Vicario di Gesu’ Cristo soggetto ad un altro Sovrano, si creeranno un Patriarca ciascuno nel proprio Stato (…) Cosi’ poco a poco ognuno si allontanera’ dall’unita’ della Chiesa, e finira’ con l’avere nel suo regno una religione come una lingua a parte.”. Mazzini e’ dello stesso avviso: “L’abolizione del potere temporale evidentemente portava seco l’emancipazione delle menti degli uomini dall’autorita’ spirituale.” (11). Le ragioni anticristiane della rivoluzione francese e di Napoleone sono raccolte, in Italia, dalla carboneria. I propositi di questa societa’ segreta sono noti perche’ la corrispondenza privata fra i suoi membri, detti cugini, e i documenti dell’Alta Vendita (**) sono pubblicati dallo storico Cretineau Joly che li divulga per volonta’ di Gregorio XVI. Papa Cappellari vuole fare chiarezza sulla carboneria, ma impedisce di pubblicizzare il nome dei congiurati che sono cosi’ noti con il solo nome di battaglia. Gli intenti dell’Alta Vendita, vale a dire della direzione strategica della rivoluzione in quel periodo, sono chiaramente enunciate in un documento noto col nome di “Istruzione permanente” , redatto nel 1819. La carboneria si prefigge una “rigenerazione universale”, inconciliabile con la sopravvivenza del cristianesimo. “Il nostro scopo finale – scrive l’”Istruzione” – e’ quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioe’ l’annichilimento complete del cattolicismo e perfino dell’idea cristiana.”

La setta carbonara sara’ attivissima in tutta Italia: nel 1817 organizza i moti di Macerata, tre anni dopo le agitazioni che interesseranno Nola, Avellino, Napoli e Milano, nel 1821 quelle di Torino e dieci anni piu’ tardi sara’ la volta del ducato di Modena e della rivolta delle Legazioni.

I carbonari saranno la punta avanzata delle forze rivoluzionarie, l’ala radicale pre-socialista ma egualitarista e formatasi repubblicana in odio all’autorita’ dei monarchi di tutta Europa. E’ dalla setta carbonara che Mazzini preparera’ quell’organizzazione rivoluzionaria nota come Giovane Europa diffusasi in tutti i principali paesi continentali con il solo obiettivo di instaurare repubbliche anti-totalitarie e anti-clericali.

Lo storico Farina definisce chiaramente la Carboneria “figliuola della Frammassoneria” scrivendo a proposito del Grande Oriente Napoletano che “il novilunio trascorso dal Luglio 1820 al Marzo 1821 presenta alla storia della liberta’ dei popoli il piu’ generoso pensiero, concepito dalla mente dei liberi muratori, e attuato dai loro adepti sotto l’affettuoso e precipuo attributo di “Buoni Cugini o Carbonari”.”.

Lo storico Adolfo Colombo riporta le parole pronunciate da David Levi nel 1861 all’apertura della Costituente Massonica: “Nel 1815 malgrado le molte sconfitte, tutti i F.F. sentivano che i tempi erano mature, che era vicino il giorno dell’azione. La Mass. abbandono’ allora il campo religioso e filosofico per entrare nel campo politico e dell’azione. Essa si organizzo’ in Vendite e fondo’ la Societa’ dei Carbonari.” (12)

E, dulcis in fondo, ecco cosa scrive il gesuita Pietro Pirri che ritiene la setta carbonara “una emanazione almeno indiretta della massoneria specialmente inglese” (13) creata dalla Gran Loggia d’Inghilterra per frenare l’influenza francese e modificare il corso degli eventi soprattutto nel Regno delle Due Sicilie.

Occorre altro per considerare l’opera “rivoluzionaria” e il cosiddetto “risorgimento” italiano (ma identico discorso sarebbe applicabile ai “risorgimenti” d’Ungheria e Germania, ai moti d’indipendenza della Grecia, alle agitazioni che si manifesteranno dalla Spagna alla Russia ritornando infine sempre laddove erano nate ossia nella Francia dei Lumi che, nel 1870-71, conoscera’ il primo tentative egualitarista radicale e comunista della storia con l’esperimento della Comune di Parigi) nient’altro piu’ che l’azione sovversiva della setta massonica eterodiretta dai nemici implacabili ed eterni della Chiesa (ovvero gli ebrei) e condotta con spietata e lucida coscienza per disintegrare sia il potere temporale che, soprattutto, l’influenza spirituale della Santa Sede nella penisola italiana?

Noi consigliamo vivamente la lettura del saggio della dr.ssa Angela Pellicciari, storica “revisionista” del Risorgimento delle coccarde massonico-tricolori dei quali sono peraltro usciti anche i volumi “Risorgimento da riscrivere – Liberali&massoni contro la Chiesa” (Ediz. “Ares” – 2007) , “I panni sporchi dei Mille” (Ediz. “Fondazione Liberal” – 2003) e “Risorgimento anticattolico” ( Ediz. “Piemme” – 2004)…..

La Massoneria: lo strumento di dominio e di controllo utilizzato dall’Internazionale Ebraica per sottomettere ai propri programmi ed alle sue volonta’ i belanti stupidi “goyim”….

Ovviamente questo l’autrice non lo dice….

Non importa….lo affermiamo Noi!

“Uomini siate e non pecore matte….” (Dante Alighieri)

Au revoir….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

15 Luglio 2010

Note –

1 – Nel 1983 il religioso paolino Rosario Esposito calcola che le condanne antimassoniche della Chiesa cattolica sono 586 (cfr R. Esposito – “Abolita la scomunica contro la massoneria”, in “Vita pastorale”, anno 71, n 4, aprile 1983, p.66). In un lavoro di qualche anno posteriore lo stesso Esposito scrive che i pronunciamenti antimassonici del solo Leone XIII sono 2.032 (cfr R. Esposito – “Il 1.o Congresso Anti-Massonico Internazionale nei documenti Pontifici”, in “Palestra del clero”, anno 76, n. 5-6. , maggio-giugno 1997, p. 338). Esposito fa riferimento ad un suo testo inedito dal titolo “I documenti antimassonici di Leone XIII”. Si tratta in ogni caso in un numero straordinariamente elevato di condanne;

2 – cfr Ricardo de la Cierva – “La Masoneria invisible” – Madrid 2002; cfr anche G.M. Cazzaniga – “Nascita della massoneria nell’Europa moderna”, in “Storia d’Italia – Annali 21 – La Massoneria”, Torino 2006, pp. 8-13;

(*) Secondo quanto riportato da C. Francovich nel suo “Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla Rivoluzione Francese” il primo italiano iniziato nella loggia fiorentina degli inglesi sara’, il 4 agosto 1732 tal Antonio Cocchi, primo italiano di cui sia documentata l’iniziazione massonica. Se cio’ fosse vero conferma la presenza attiva in Firenze di una loggia “inglese” prima della data ufficiale nella quale probabilmente la loggia italiana sara’ “accettata” e ufficialmente riconosciuta dalla Casa-madre britannica;

3 – cfr B. Fay – “La Massoneria e la rivoluzione intellettuale del Settecento” – Padova 1999;

4 – cfr B. Fay – op. cit.;

5 – cfr la voce “Massoneria” a cura di P. Pirri in “Enciclopedia Cattolica” – Firenze 1952;

6 – traduz. a cura dell’autrice. Citato in A. Neut – “La Franc-Maconnerie” – Gand 1864 – p. 82;

7 – cfr Ricardo de la Cierva – op. cit. , pp. 276-281; cfr anche M. Introvigne – “La Massoneria” – Torino 1999, pp. 26-28;

8 – J. M Ragon – “Cours Philosophique et Interpretatif des Initiations Anciennes et Modernes” – Parigi 1853, p. 38;

9 – N. Perrone – “La Loggia della Philantropia” – Palermo 2006;

10 – G. La Farina – “Storia d’Italia dal 1815 al 1850″ – Torino 1851, Tomo I, pp 42-43;

11 – I due documenti in questione sono citati dal Cardinale Pecci, futuro Leone XIII, in una “Lettera Pastorale” inviata agli abitanti di Perugia nel 1860. Cfr Giocchino Pecci – “Il dominio temporale della S. Sede” – Perugia 1860, in “Scelta di atti episcopali” – Roma 1879, p. 52;

(**) – all’interno della Carboneria non si parla di “logge” ma di “vendite”;

12 – G. La Farina – “Epistolario” – Milano 1869 – tomo I, p. 373;

13 – P. Pirri – “La Massoneria e il Risorgimento Italiano” – in “La Civilta’ Cattolica” – 1926 – tomo II, pp.113-117;

 

 

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26/05/2010

Il Fascismo e il Potere Segreto

FATTI E ANTEFATTI DELL’ITALIA MUSSOLINIANA

E DELLA BATTAGLIA FASCISTA

CONTRO LA GIUDEO-MASSONERIA INTERNAZIONALE

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Colla sinagoga trescava il Mazzini, i frutti dè cui amori al Campidoglio di
Roma non sono ignoti, colla sinagoga il Garibaldi, colla sinagoga il Cavour,
colla sinagoga il Farini, colla sinagoga il De Pretis; ed umili servi della
sinagoga sono stati e sono molti di quei “grandi” ai quali la dabbenaggine
pubblica ha eretto ed erige lapidi, busti e monumenti per glorificarne l’amore
alla “libertà” e alla “patria”.”

(don E. Rosa – “Della Questione giudaica in Europa” – 1891 )

Una storia del Fascismo, della sua evoluzione da partito armato e milizia
avanguardistica a organizzazione di massa prima e a modello statale poi, deve
inquadrare in modo organico l’insieme delle componenti e delle funzioni assunte
dai suoi organi dirigenti e dai suoi uomini; premessa indispensabile per
qualsivoglia ricognizione analitica che intenda effettivamente considerare
quella che rimane la sola, l’unica, esperienza rivoluzionaria avuta dall’Italia
nel XXmo secolo e il più importante tentativo di coniugazione e sintesi del
socialismo con la nazione.

Socialismo e nazione che saranno una componente fondamentale sia nella vita
del suo fondatore, Benito Mussolini (già agitatore socialista nella Romagna dei
primi del secolo e direttore de “L’Avanti” quotidiano che diverrà nel 1912-14
la punta di diamante dello schieramento massimalista all’interno della sinistra
italiana) che dei postulati ideologico fondanti il Fascismo di piazza San
Sepolcro, originaria formula di convergenza di spinte e tensioni ideali uscite
dall’esperienza della ‘trincerocrazia’ e dai campi di battaglia della prima
guerra mondiale.

Ideologicamente nato “a sinistra” il movimento fascista sposerà, nel periodo
della sua ascesa al potere (1920-22), tematiche conservatrici; assumendo
posizioni di difesa dei ceti produttivi (agrari e piccola borghesia)
funzionalmente all’obiettivo di conquista del potere. Sarà poi nel successivo
decennio che verranno poste le radici e fissate le basi dello Stato fascista
che riprenderà i suoi originari connotati e le parole d’ordine anticapitaliste
che caratterizzeranno anche l’ultimo periodo della RSI.

Il discorso del 23 marzo 1936 tenuto da Mussolini in Campidoglio all’Assemblea
Nazionale delle Corporazioni – strumento del Regime per avviare una nuova fase
di sviluppo industriale e base istituzionale di rappresentanza della vita socio-
economica nazionale – dimostra lucidamente come il Fascismo non si fosse
completamente appiattito o annacquato sull’impalcatura del vecchio stato
liberale ed agisse in maniera coerente con la propria visione del mondo
cercando di mettere in moto le dinamiche sociali per il rilancio della nazione
italiana. Dal discorso del Duce era inoltre emersa nitidamente la grande
opportunità che lo Stato assumesse direttamente la gestione delle grandi
imprese che lavoravano per la difesa nazionale, con un risultato di un loro
allineamento ai programmi stabiliti dagli organi preposti dal Fascismo e
soprattutto con l’obiettivo dell’eliminazione delle sacche di profitto
capitalistico (“il triste fenome del pescecanismo” come aveva affermato
Mussolini). La protezione che lo Stato poteva al limite concedere ad alcune
aziende ed industrie private non doveva significare protezione del capitale a
danno dei consumatori ma protezione del lavoro il che avrebbe comportato, in
ambito politico come in quello economico, il superamento dell’”astrattismo
libeale” che al fianco di un cittadino assolutamento libero teoricamente,
poneva un lavoratore schiavo del capitalismo.

Commentando questo discorso rivoluzionario del Duce scrisse all’epoca Nicola
Bombacci nel primo numero della sua rivista “La Verità”: “Non è concepibile,
non è ammissibile, che nel secolo ventesimo le materie prime indispensabili
alla vita moderna, siano monopolio di alcuni stati, che ne abusano per
perpetuare un’egemonia, che contrasta, non di rado, con le ragioni più profonde
dell’evoluzione e del progresso. C’è un conservatorismo nella politica interna
degli stati, che si oppone all’ascensione delle classi nuove, che sorgono dal
lavoro; ma c’è anche, ed è infinitamente più pericoloso, un conservatorismo
nella politica internazionale, che resta immobile sulle posizioni acquisite,
che fa un dogma dello status quo e che si rivela come una vera e propria forza,
che tende alla paralisi della storia. (…) Che esistano delle nazioni
“proletarie” accanto a nazioni “capitalistiche” è un dato di fatto
ineccepibile, che cade sotto la nostra esperienza quotidiana. (…) Solo una
rivoluzione mondiale, potrebbe ristabilire l’equilibrio mondiale; ma finchè il
problema non sia risolto in modo generale e totale, è giuocoforza che i vari
popoli, come i vari proletariati, si difendano sul terreno e sulle posizioni
che che sono loro offerte dal caso e dalle circostanze che risultano dalla
stessa lotta dei diversi nazionalismi. Nessun dubbio che, da questo punto di
vista, Mussolini serve anche la causa della giustizia internazionale. Non si
può ragionevolmente chiedere a nessun Capo di governo di astenersi dal tutelare
i lavoratori del proprio paese in attesa di una rivoluzione di là da venire e
quando tutti gli stati si chiudono in irragionevoli egoismi.” (1).

Questa considerazione che peraltro non fa che riproporre e legittima
pienamente il giudizio sulla natura originaria (“l’essenza”) del Fascismo quale
rivoluzione sociale organica e orginaria deve inserirsi – tra le altre -
all’interno di un più ampio dibattito che non sia il grimaldello utilizzato per
la de-ideologizzazione e la disintegrazione delle tematiche rivoluzionarie di
un’ideologia che troverà le più ampie resistenze ed i suoi nemici implacabili
essenzialmente all’interno della vecchia cricca liberale e democratica, nel
conservatorismo della grande industria concepito quale asse fondante gli Stati-
Nazione fuoriusciti da quella vera e proprio intemperie culturale che saranno
le rivoluzioni risorgimentali e borghesi dell’Ottocento.

Rivoluzioni fatte da una classe e per una classe (quella borghese) e contro le
quali si era già eretto il muro della Chiesa cattolica a difesa di quello che
si riteneva un primato – quello spirituale – che il nuovo Stato ad ordinamento
laico pretendeva di subappaltare ai vecchi poteri clericali ritenendosi libero
di operare indisturbato per tutte le altre questioni di ordine politico e
materiale. “La Civiltà Cattolica”, organo della confraternita del Gesù, sarà in
prima linea nel ritenere che questa deriva laicista avrebbe determinato la
frantumazione del corpo sociale e denunziandone nitidamente fin dalla fine del
XIXmo secolo i principali responsabili: “Dell’Italia non accade ragionare -
scriveva l’organo dei padri gesuiti (2) – dal 1859 in qua, essa è divenuta un
regno degli ebrei, che hanno saputo gabbare la moltitudine dei grulli,
spacciandosi pè più sfegatati patriotti della Penisola…I circa 50.000 giudei
che si annidano nella Penisola, vi hanno il centro principale nel Veneto, nel
Mantovano, negli antichi Stati Estensi e nel Ferrarese. In questa regione, che
si può chiamare la Giudea italiana, sono essi i sopracciò in tutto e per tutto.
Non si spende quasi una lira senza il loro beneplacito. Il commercio,
l’industria, il cambio, la proprietà rustica e urbana dipende da loro. Basti
notare, che il territorio della provincia di Padova è per quattro sue parti
posseduto da ebrei, e sopra l’altra quinta vi hanno così il diritto
coll’ipoteca alla mano. Ancona, Livorno, Firenze vivono sotto il giogo usuraio
degli israeliti. Fra costoro già vagheggiano il giorno, nel quale le ville più
sontuose, le tenute più pingui ed i palazzi più celebri del patriziato cadranno
in loro balia, per essere pegni di prestiti da essi fatti agli sconsigliati o
imbecilli padroni, inabili a liberarsene…Nulla diciamo di Roma più che dalle
baionette italiane occupata dai lacci della grande rete giudaica, la quale vi
serra dentro ogni sorta di pesci piccoli e grandi: che poi restano ingoiati in
una successione di guai, di pianti e di miserie che muovono a pietà. L’usura, i
questa capitale ben più del giudaismo che dell’italianità, vi regna sovrana; e
coll’usura vi passeggiano fastose la frode, la camorra e la rapina…Milano,
Torino, Venezia, Modena, Bologna, Firenze vivono dell’opinione pubblica
fabbricata nei ghetti e nele sinagoghe. I giornali così detti officiosi sono
tutti, o poco meno, merce ebraica, venduta al governo. Non parliamo di Roma,
dove si stenta a imbattersi in un diario liberalesco, che non dipenda da
Israello.”.

Avrebbe il Fascismo spazzato via i residui del vecchio mondo liberale e
democratico (dopo aver distrutto la sua struttura istituzional-
parlamentaristica ed i partiti, autentiche sanguisughe al servizio permanente
effettivo degli interessi capitalistici) come richiedevano i tanti assertori di
una “seconda rivoluzione”? Avrebbe Mussolini affrontato la questione sociale in
senso rivoluzionario e infine debellato il pescecanismo capitalistico che, fuor
di retorica, era nient’altro che il tradizionale parassitismo ebraico dotatosi
di maggiori spazi di manovra per meglio operare sui mercati nazionali occupando
i principali gangli dell’amministrazione dello Stato liberale?

Mussolini aveva le idee chiare in merito sebbene non avesse probabilmente la
forza sufficiente per opporsi energicamente e affrontare direttamente il nemico
che, tronfio e borioso, si ergeva dinnanzi al Fascismo minacciandolo e
ricattandolo. Già sul “Popolo d’Italia” del 4 giugno 1919, analizzando gli
sviluppi della rivoluzione bolscevica russa, aveva sottolineato la convergenza
di interessi tra i rivoluzionari di Lenin e i plutocrati capitalisti di Wall
Street (“Se Pietrogrado non cade, se Denikin segna il passo, gli è che così
vogliono i grandi banchieri ebraici di Londra e di New York, legati da vincoli
di razza cogli ebrei che a Mosca come a Budapest, si prendono una rivincita
contro la razza ariana (…) La razza non tradisce la razza. Il Bolscevismo è
difeso dalla plutocrazia internazionale”) tornando qualche tempo più tardi
sulla questione. Ma rispetto agli ebrei italiani il Duce fu costretto, volenti
o nolenti, a muoversi con estrema cautela – quand’anche con enorme diffidenza -
alternando parole di biasimo e rassicurazioni di sorta (“…in Italia non si fa
assolutamente nessuna differenza fra ebrei e non ebrei, in tutti i campi, dalla
religione alla politica, alle armi, all’economia…La nuova Sionne gli ebrei
italiani l’hanno qui, in questa nostra terra, che del resto, molti di essi,
hanno difeso, eroicamente, col sangue.”) garantendo che “l’Italia non conosce
l’antisemitismo”.

Vedremo come alla fondazione dei Fasci di Piazza San Sepolcro contribuissero
diversi ebrei e moltissimi altri militassero, fin dalla prima ora, nelle
squadra d’azione fasciste e infine nel Partito. Il nodo gordiano che, a nostro
avviso, Mussolini doveva sciogliere era quello se o meno affrontare
direttamente il nemico o procrastinare a tempi migliori e più idonei quella
che, comunque la si fosse vista, sarebbe stata la più importante, ed urgente,
delle decisioni prese dal Fascismo: eliminare l’influenza nefasta dell’ebraismo
dal corpo sociale, economico e politico della nazione e limitarne e frenarne
l’azione disintegrativa e sovversiva. Un nodo gordiano che verrà sciolto solo,
e solo apparentemente tra l’altro, con il varo della legislazione razziale del
1938 come lucidamente sottolineerà Giovanni Preziosi e come, purtroppo, sarà
evidente dalla progressiva e continuata azione sabotatrice di ebrei e massoni
(questi ultimi longa manus dell’Internazionale Ebraica inseriti nei circoli
direttivi del Fascismo dopo la chiusura ufficiale delle Logge decretata dal
Regime nel 1926).

“Il Fascismo – scriverà Preziosi (3) in un famoso “Memoriale” inviato da
Monaco di Baviera al Duce in data 31 Gennaio 1944 – ha un solo vero e grande
nemico: l’ebreo, e con lui il suo maggiore strumento, il massone. L’ebreo-
massoneria domina tutta la vita nazionale ed è il vero Governo d’Italia. Voi
sapete – proseguirà rivolgendosi a Mussolini – quali armi, ebrei e massoni,
hanno adoperato per metterVi in condizioni di non darmi ascolto. Tutto fu messo
in opera contro di me, dal giorno (22 febbraio 1923) in cui mi feci promotore,
d’accordo con Michele Bianchi (lui che non avrebbe mai tradito!) di una
riunione agli Uffici della Camera per far portare a Voi la proposta – sapendo
il Vostro pensiero ed i Vostri precedenti in materia – della dichiarazione di
incompatibilità tra massoneria e Fascismo. La presenza di un avvocato che noi
ritenevamo non massone (il Sottosegretario ai LL.PP Alessandro Sardi) fece sì
che la sera stessa, prima ancora di Voi , fossero informate della riunione
ambedue le massonerie, le quali provvidero subito a mettere al sicuro i loro
archivi. Intuirono allora i massoni che le finalità prime della Relazione sulla
Riforma delle Pubbliche Amministrazioni, che io ero stato chiamato a svolgere
in Gran Consiglio, avrebbero avuto per scopo la eliminazione dei massoni dalla
burocrazia e dall’esercito. (….) Voi sapete che in ogni occasione che mi si
offriva Vi ho detto e scritto LA VERITA’. Vi ho detto e scritto che l’ebraismo
e la massoneria erano in Italia, anche in Regime Fascista, padroni della
situazione. La soppressione delle Logge e le leggi razziali avevano avuto il
solo effetto di rafforzare l’ebreo-massoneria che non voleva l’alleanza con la
Germania e non voleva questa guerra. Ad alleanza rafforzata e a guerra iniziata
la massoneria mise in opera tutte le sue forze con lo scopo preciso di far
perdere la guerra e rovesciare il Fascismo. Voi sapete che fin dal novembre
1939, in base ad una conversazione con un Cardinale, io Vi scrissi della
esistenza di un piano ben preciso e noto al Vaticano, tendente a non fare
uscire l’Italia dalla neutralità, per portarla poi allo sganciamento dall’Asse,
indi ad una intesa con Inghilterra e Francia, e non si disperava di portarla
poi in guerra contro la Germania. Il piano era attribuito al Ministro degli
Esteri e sarebbe stato concordato a Lione. Il discorso alla Camera di Ciano,
nel quale, senza consenso della Germania, rese noto un impegno segreto sulla
data in cui l’Italia si sarebbe dichiarata pronta alla guerra, sembrò l’inizio
dello sganciamento dall’Asse; anche perchè in quei mesi la parola “Asse” sparì
dal vocabolario giornalistico. (…) Voi sapete che allorchè Vi fecero dire che
“la questione ebraica in Italia si poteva considerare risoluta” e che “gli
arianizzati si potevano contare sulle dita di una mano”, io presi posizione con
un articolo ne “La Vita Italiana” del 15 settembre 1942 e dissi che questo
significava “nascondere le piaghe”, e aggiungevo: “Un giorno o l’altro le
piaghe faranno cancrena e l’opera di coloro che avranno contribuito a
nasconderle apparirà opera di tradimento. Io non voglio contribuire a
nasconderle.”. E, dopo, questa premessa, dimostrai che non solo la questione
ebraica non era stata risoluta, ma s’era aggravata in quanto costituiva “il
vero e proprio Cavallo di Troia della città assediata”. E dissi quale era il
modo di risolverla. Il solo effetto di quella presa di posizione furono la
irritazione del Sottosegretario Buffarini-Guidi che governava in materia
ebraico-massonica, e una comunicazione del Ministro della Cultura Popolare
Pavolini che minacciava gravi provvedimenti, naturalmente contro di me.”.

Non avrà vita facile nè avranno per anni e anni ascolto le parole intemerate
di Preziosi che avvertiva, ammoniva e lanciava l’allarme a non abbassare la
guardia sul fronte della questione più spinosa e fondamentale per una nazione
che voglia seriamente impegnarsi a conquistare la propria sovranità nazionale
in campo politico e soprattutto economico…perchè senza sovranità economico-
monetaria non esiste sovranità politica e senza un’approccio diretto ad
affrontare la questione “maledetta” in tutti i suoi aspetti nessun popolo,
nessuna nazione, potrà mai dirsi al riparo dai ricatti dell’usurocrazia
finanziaria internazionale che determina da almeno due secoli la storia
mondiale.

Esiste un potere segreto, occulto, che – al di sopra di governi ed istituzioni
nazionali – opera con l’obiettivo di pervenire ad un governo unico mondiale: il
governo della tirannia ebraica, l’asservimento completo del genere umano ai
diktat della sinagoga, da realizzarsi attraverso la kippizzazione
dell’umanità….

Niente di nuovo insomma…. Non c’è assolutamente niente di nuovo nè di
diverso sul quale formulare analisi politiche conformi a percorsi di milizia
antagonista…

E noi, difatti, continuiamo a scrivere le stesse identiche cose….
‘Annoiatevi’ pure….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

22 MAGGIO 2010

Note -

1 – Nicola Bombacci – articolo “Il discorso del Campidoglio” – da “La Verità”
- Anno 1 Nr. 1 – Aprile 1936;

2 – “Della questione giudaica in Europa” – Prato 1891;

3 – “Memoriale di Giovanni Preziosi a Benito Mussolini” – Monaco 31.01.1944 -
(crf Renzo De Felice – “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” – Ediz.
“Einaudi” – Torino 1961);

16:25 Scritto da: metropolista in Storia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook