AMARANTO ETERNO FASCINO: REALTA' DI UN AMORE SENZA CONFINE
di Dagoberto Husayn Bellucci
« Livorno è una piazza particolare, la gente non vuole campioni, ma uomini
veri, disposti a sposare una causa. »
(Osvaldo Jaconi - ex allenatore amaranto)
"Chi lotta può perdere - Chi non lotta ha già perso"
(Striscione degli Ultras Fossa Livorno)
"Per l'Unione Sportiva Livorno!!!!
Baldi e fieri venite o compagni,
l'inno sacro al trionfo s’intoni,
salga l'urlo dei nostri polmoni:
hip hurrà, hip hurrà, hip hurrà!
Campi e prati baciati dal sole,
Il bel mare increspato dai venti,
ecco i luoghi dei nostri cimenti,
i teatri del nostro valor.
L'amaranto è la nostra bandiera,
giovinezza la salda speranza,
nella forza la sola baldanza,
fine e premio soltanto l'onor.
Bel colore di nostra divisa,
non piegare un istante giammai,
ma tra gli altri superbo tu vai,
senza macchia, senz’ombra, o color.
Per l'Unione Sportiva Livorno,
pei suoi baldi, gloriosi, campioni,
s’alzi l'urlo dei nostri polmoni:
hip hurrà, hip hurrà, hip hurrà!
L'amaranto è la nostra bandiera,
giovinezza la salda speranza,
nella forza la sola baldanza,
fine e premio soltanto l'onor.
Per l'Unione Sportiva Livorno,
pei suoi baldi, gloriosi, campioni,
s’alzi l'urlo dei nostri polmoni:
hip hurrà, hip hurrà, hip hurrà!"
(Inno dell'Unione Sportiva Livorno)
La storia di una società di calcio si incrocia inevitabilmente con le vicende
di uomini - dirigenti, tecnici, allenatori, giocatori e tifosi - che hanno
rappresentato, nel bene come nel male, le sorti della squadra. Quando la
squadra in questione rappresenta una città indiscutibilmente è anche un
patrimonio collettivo, sportivo ma anche culturale e sociale, di un mondo , di
una realtà, che sono la metabolizzazione 'agonistica' di caratteristiche
proprie ( genuine espressioni di un "locale" che è folklore e tradizione,
amarcord e campanilismo ) innate negli individui che ne costituiscono
l'insieme.
Scrivere di una squadra di calcio è parlare anche, soprattutto, di passione
sportiva ed emozioni infinite: nella buona come nella cattiva sorte un club
calcistico cittadino è , diviene e rimane l'anima di una città. Parlare del
Livorno calcio, società sportiva nata nel lontano 1915, in particolare è anche
parlare del carattere dei livornesi, delle mille contraddizioni di questa città
fondata nel XVImo secolo come porto franco dai Medici e diventata , nel breve
volgere di un paio di secoli, il principale porto della Toscana ed uno dei più
importanti scali portuali del Mediteranneo; concorrente di Genova e Napoli, con
una popolazione arrivata già nel XIXmo secolo ad essere la seconda della
regione/Stato del Granducato.
Origini romane quando era un borgo di pescatori, Livorno vide la sua
consacrazione a città sotto Cosimo I , Granduca di Toscana, che ne fece il
porto dello Stato in alternativa a Pisa che andava lentamente insabbiandosi.
Per assicurarsi uno sbocco al mare il Granduca incaricherà il maestro del
Rinascimento, Bernardo Buontalenti, di costruirgli una "città ideale" che
avrebbe dovuto rappresentare la città fortificata per eccellenza con la
costruzione di un imponente sistema di fossati e bastioni di cui sono
testimonianza la Fortezza Vecchia e i fossi reali che attraversano tutta la
città. Il progressivo interramento del vicino Porto Pisano faranno del
primitivo villaggio labronico un punto di riferimento centrale per gli scambi
internazionali dotato, tra il XIII e il XIV secolo, di un vasto e complesso
sistema di fortificazioni e di un maestoso faro noto come il Fanale dei
Pisani.
Quando i Medici ne faranno un porto franco Livorno richiamerà centinaia di
ebrei, greci, spagnoli musulmani, cattolici inglese ed una folla cosmopolita
proveniente dai quattro angoli del Mediterraneo attirata anche dall'emanazione
- tra il 1590 ed il 1603 - delle leggi dette "livornine" che garantiva agli
abitanti della città la massima libertà di culto e di professione religiosa e
politica (esempio ancora evidente nei diversi luoghi di culto presenti in città
...dalle chiese degli armeni, dei greci, degli inglesi fino alla Sinagoga...
l'attuale ricostruita dopo l'ultimo conflitto mondiale perchè bombardata
durante un raid anglo-americano sulla città....oltre un'ottantina i
bombardamenti subiti dalla piazzaforte livornese centro di un vasto sistema
difensivistico della marina italiana e tedesca...oltre ad essere sede
dell'Accademia Navale dalla quale ogni anno escono i neo-ufficiali di mare..).
Sarà grazie a Bernadetto Borromei, medico e primo gonfaloniere togato di
Livorno che l'antico borgo di pescatori medioevale assurse al rango di città
nel 1606
Livorno, la Sion d'Italia (...la città con il più alto numero, in percentuale
di abitanti, di soggetti di religione israelitica...), la città che ha visto la
fondazione del Partito Comunista d'Italia nel gennaio del 1921...cuore 'rosso'
e anima ebraica...ma anche la città di illustri artisti e scrittori quali
Amedeo Modigliani, Francesco Domenico Guerrazzi e il suo amico e come lui
ardente patriota Carlo Bini, il musicista Pietro Mascagni , l'ufficiale e
maestro di equitazione Federico Caprilli, i politici Costanzo e Galeazzo Ciano,
il pittore macchiaiolo Giovanni Fattori, il conte Francesco De Larderel la
grande famiglia di schermitori dei Nadi (pluricampioni olimpici negli anni
Venti) fino al più recente Aldo Montano e non dimenticando l'ex presidente
della Repubblica , Carlo Azeglio Ciampi...e pure l'ex rabbino-capo d'Italyà ...
Elio Toaff....tant'è impossibile 'dimenticarlo' ....del 'resto' ci 'sono' - e
pure tanti - anche 'loro' in città.
Nell'Italia del campanilismo calcistico nessun'altro derby viene vissuto con
la stessa intensità con il quale lo vivono livornesi e pisani e già questo la
dice lunga sull'attaccamento - forse unico - dei tifosi labronici verso i
colori amaranto e le vicende della loro squadra...da sempre l'Ardenza ( ieri
Stadio "Edda Ciano Mussolini" in epoca fascista , oggi "Armando Picchi" in
memoria di un formidabile campione, sul campo e fuori, livornese purosangue,
esemplare libero della Grande Internazionale di Helenio Herrera e dell'Italia
campione d'Europa 1968) è una bolgia di passione che incute timore a qualsiasi
avversario...non sarà il "Santiago Bernabeu" nè il "Maracanà", non avrà niente
a spartire con "San Siro" o l'"Old Trafford", ma resta pur sempre un 'catino'
di colori, suoni, tifo ed emozioni che immobilizzano e spaventano chiunque...si
chiami Inter, Milan, Juventus o Poggibonsi, Pontassieve o Lastra a Signa...
Perchè parlare dei novantaquattro anni di storia amaranto è parlare di grandi
imprese, disperate ed eroiche, ma anche di precipitose cadute nel baratro delle
serie minori: dalla Serie A conquistata fin dalla sua apparizione nel 29-30
fino allo scudetto sfiorato per un solo punto nell'ultimo torneo (stagione 42-
43) svoltosi in epoca bellica e dietro al Grande Torino di Valentino Mazzola e
compagni...e poi gli anni durissimi ed interminabili dell'andirivieni tra serie
B e serie C (i Cinquanta, i Sessanta, i Settanta) ...il fallimento dei primi
anni Ottanta dopo la disastrosa gestione Martelli (..."dov'è dov'è ...dov'é
Corasco? In prigione in prigione"...un 'coro' rimasto nel 'cuore' ....) , la
retrocessione in C2 ed il repentino ritorno in C1 (dopo un campionato di quarta
categoria in testa dall'inizio alla fine ...32 partite imbattuta...il Livorno
dei record...) per poi sprofondare con i primi anni Novanta nell'inferno delle
serie minori (Promozione, Eccellenza...un calvario senza fine ....più che
trasferte ...'scampagnate' anzi 'ribotte' come si direbbe dalle nostre
parti...) e la risalita, pugni chiusi e tanta rabbia da vendere, verso la C2,
la C1 e infine la B - persa di vista per quasi un trentennio - e poi la massima
serie , cinquant'anni abbondanti dopo, e l'estasi della Coppa Uefa ...un sogno
impensabile solamente pochi anni prima...)....In 'sintesi' , estrema sintesi,
questa la storia di una squadra, di una città, di nomi e volti che hanno
rappresentato e degnamente portato in alto la maglia amaranto...Già l'Amaranto:
una fede. Un colore simbolo di una città adottato per la prima volta nel 1915 -
quando il Livorno giocava a Villa Chajes - dopo la fusione tra le due squadre
cittadine dell'epoca: la Spes e la Virtus Juventusque precursori dell'Unione
Sportiva Livorno (il calcio nacque in città nel 1905 ma sarà un decennio più
tardi che sarà fondata la società che porta ancora oggi alto il nome della
città).
I nomi...appunto...ricordiamo alcuni...quelli che meritano un posto
d'eccellenza nel cuore dei tifosi e nella storia della società...quelli che
hanno lasciato un impronta indelebile nella città vestendo la casacca amaranto
labronica: Mario Magnozzi, Mario Stua, Miguel Vitulano, Igor Protti, Cristiano
Lucarelli per citare i più famosi.
Magnozzi (Livorno, 20 marzo 1902 – Livorno, 25 giugno 1971) detto
motorino..."...cresciuto nelle giovanili del Livorno, Magnozzi debuttò in
Massima Serie (allora denominata Prima Categoria) nella stagione 1919-20,
trascinando con le sue reti decisive la squadra toscana alla vittoria del
Torneo del Sud (vinto battendo la Fortitudo Roma per 3-2) e alla qualificazione
alla finalissima contro i vincitori del Torneo del Nord dell'Inter.
I neroazzurri erano favoriti ma il Livorno iniziò bene la partita e Magnozzi
sfiorò la rete del vantaggio livornese fallendo un rigore. Ben presto però la
classe dei giocatori neroazzurri emerse e, approfittando dell'infortunio di un
giocatore livornese che lasciò i toscani in 10 (allora non erano permesse le
sostituzioni) l'Inter chiuse il primo tempo in vantaggio per 3-0. I livornesi
riaprirono la gara segnando due reti con Magnozzi, ma non riuscì a pareggiare e
dovette dire addio allo scudetto.
Nella stagione successiva Magnozzi giocò un altro buon campionato e il
Livorno sfiorò l'accesso alla finalissima scudetto pedendo la finale del Torneo
del Sud contro il Pisa. A partire dal 1921-22 il Livorno venne spostato dalla
Lega Sud alla Lega Nord e così Magnozzi ebbe maggior visibilità e più
possibilità di essere convocato in nazionale (dato che la Lega Nord era un
campionato di tasso tecnico più elevato di quello della Lega Sud tanto che
tutti i giocatori della nazionale di quel periodo giocavano in Lega Nord). Cosa
che avvenne nel 1924, anno in cui venne convocato per la prima volta in
nazionale. Debuttò il 25 maggio nella partita valevole per le olimpiadi del
1924 contro la Spagna. Disputò tre partite in quelle olimpiadi e l'Italia venne
eliminata ai quarti." (1)
Magnozzi un uomo , un campione, di altri tempi...di quando il calcio era
agonismo vero e si giocava anche per fuoriuscire dalla fame in un'Italia
"fascista e proletaria" che , qualche anno più tardi, con il piemontese Pozzo
avrebbe conquistato due campionati del mondo a Roma nel '34 e a Parigi quattro
anni più tardi nell'atmosfera torrida del fuoriuscitismo antifascista riparato
oltralpe. Magnozzi sarà cannoniere del massimo torneo (ancora suddiviso in due
gironi, uno settentrionale l'altro centro-meridionale) nella stagione 1924-25 e
tre anni più tardi vincerà la medaglia di bronzo con la Nazionale segnando 4
reti alle Olimpiadi di Amsterdam 1928. Verrà ceduto nel 1930 al Milan dove
rimase fino al 1932 continuando a vestire contemporaneamente la doppia maglia
(amaranto e azzurra prima rossonera e azzurra poi). Da allenatore nel secondo
dopoguerra mondiale guidò Milan, Lecce e Livorno cogliendo una promozione
dalla serie C alla B nel torneo 54-55.
Al nome di Mario Magnozzi resta legata la finalissima per il titolo di
campione d'Italia persa 3-2 contro l'Internazionale (al suo secondo scudetto)
nel 1920: " Grazie alla fase eliminatoria del girone toscano il Livorno aveva
ottenuto di giocare la fase interregionale che lo aveva premiato nella finale
Centro-Meridionale con la Fortitudo Roma grazie ad una vittoria per 3 a 2. Così
il 20 giugno 1920 sul neutro di Bologna si affrontarono l'Inter ed il Livorno.
La partita fù incerta fino alla fine. Già al 12 minuto il Livorno aveva avuto
la grande occasione di passare in vantaggio se Magnozzi non avesse fallito un
rigore. Il primo tempo però si chiuse sul 3 a 0 per l'Inter. Nonostante tutto
il Livorno si butto all'attacco nel secondo tempo e Magnozzi prima al 12° e poi
al 22° accorciò le distanze. L'assedio finale però fù creato maggiormente da
calci d'angolo ma niente più e l'Inter si laureò Campione d'Italia." (2)
Impossibile non ricordare invece la squadra che fece tremare nientemeno che
il Grande Torino (al suo primo titolo dei cinque vinti consecutivamente) di
Valentino Mazzola - il Toro di Superga rimasto nel cuore e nella mente di tutti
gli sportivi italiani - arrivando nella stagione 42-43 a sfiorare lo scudetto ,
giungendo un solo punto dietro ai granata battuti dagli amaranto all'ombra
della mole per 1 a 0 e restando per 26 giornate in vetta alla classifica
solitario. Un Livorno stellare del quale si ricordano qui i nomi: Assirelli,
Silingardi, Del Bianco, Lovagnini, Soldani, Tori, Capaccioli, Traversa,
Zidarich, Piana, Stua, Raccis, Degano, Miniati, Spagnoli, Emiliani, Martinelli,
Grassi e Angelini furono i protagonisti che portarono il glorioso vessillo
amaranto ad un passo dallo scudetto, che vinsero moralmente.
"Chi l’avrebbe mai immaginato che nel campionato 1942/43 il Livorno sarebbe
stato un grandissimo protagonista? Nessuno, anche perché nel torneo precedente,
gli amaranto si erano salvati miracolosamente e si erano presentati al via con
molti giocatori provenienti dalle Serie inferiori. Invece quei giocatori poco
considerati entrarono nella leggenda del calcio labronico con grande sfiducia
del settimanale "Il Calcio Illustrato" che in una ipotetica classifica,
pubblicata prima del via aveva posto addirittura in ultima posizione la squadra
di Ivo Fiorentini, un allenatore proveniente dall’Ambrosiana, che gettò tutto
il suo entusiasmo nell’impresa e che contagiò l’intera squadra che mise in
mostra un gioco veloce, rapido, potente e soprattutto senza fronzoli ed i
risultati si videro.
Le sei vittorie iniziali consecutive non vennero certamente per caso, ma per
convinzione di essere i più forti.
Fu una cavalcata entusiasmante con vittorie straordinarie e con qualche
incidente di percorso, come le due sconfitte contro la Juventus e di Roma che
permisero al Torino di sorpassare il Livorno.
Anche l’arbitro Scrosoni di Bologna, colpevole di una direzione disastrosa,
proprio contro i Granata, volle dare una mano alla squadra piemontese.
Negò un rigore sacrosanto al Livorno ed annullò un goal validissimo a Piana e
praticamente dette la spinta giusta al Torino per credere nella rimonta.
Il Livorno rimase in testa 26 giornate e perse la possibilità di uno
spareggio a solo 4’ minuti dal termine del campionato per un goal di Mazzola
nella trasferta di Bari.Sarebbero tantissimi gli episodi da raccontare, ma su
tutti vogliamo ricordare la trasferta di Bergamo che fu effettuata con un
viaggio allucinante. Partiti in treno per tempo, gli amaranto dovettero
sorbirsi ben due bombardamenti, prima a Genova poi a Milano. Un viaggio con
tanta paura durato praticamente 24 ore non scoraggiò nessuno e malgrado la
squadra fosse arrivata nella città orobica due ore prima della partita, scese
in campo come se nulla fosse accaduto e vinse 2-0 con reti di Raccis e Piana."
(3)
Un Livorno che , pur sconfitto con onore, proseguirà tra alti e bassi la sua
avventura nella prima divisione fino al campionato 48-49 che chiuderà
definitivamente un ciclo ed un'epoca lasciando gli amaranto, per molti decenni
(oltre mezzo secolo) , fuori dal massimo palcoscenico del calcio italiano. Di
quell'epoca terminale la presenza labronica in Serie A si ricordano soprattutto
due partite, una per un fatto curiosissimo l'altra per gli incidenti che ne
contrassegnarono lo svolgimento (cosa piuttosto comune quando il Livo giocava
tra le mura amiche): durante Livorno-Genoa del campionato 46-47 un colonnello
americano intervenne durante l'incontro offrendo un mlione di vecchie lire
dell'epoca se la squadra locale, sotto di una rete, avesse vinto l'incontro.
Naturalmente i giocatori genoani si precipitarono dall'arbitro che fu messo in
difficoltà. A quel punto il capitano amaranto Capaccioli, garantì che il
Livorno non avrebbe mai accettato quei soldi ma che si sarebbe battuto
naturalmente per vincere. E così il Livorno, grazie a Stua ,riuscì a pareggiare
l'incontro. Quel Livorno poi ottenne la salvezza, piazzandosi al quindicesimo
posto.
L'altra partita epocale fu quella disputata invece contro il Milan nel torneo
47-48 quando alla quinta giornata l'Ardenza fu protagonista della più violenta
invasione di campo mai accaduta prima di allora a Livorno. Nell'incontro contro
i rossoneri - nelle cui fila giocavano gli ex amaranto Raccis e Degano - si
scatenò l'inferno. Passati in vantaggio con una stupenda rete di Magnozzi gli
amaranto locali si chiusero a far le barricate in difesa con i rossoneri
all'attacco. Un attacco disperato con un Livorno chiuso a difendere il
vantaggio acquisito ed un interminabile, prolungato, fine partita. L'arbitro
anzichè fischiare la fine farà continuare l'incontro fino al pareggio raggiunto
proprio dall'ex amaranto Degano. La rabbia di un intero stadio si riversò
contro tutto e tutti con centinaia di tifosi labronici che abbatterono le reti
di recinzioni, invasero il campo di gioco e assalirono i giocatori del Milan.
La Federazione prese immediati provvedimenti squalificando per tutto il girone
d'andata il campo del Livorno (squalifica ridotta poi a tre giornate) e con gli
amaranto che riuscirono a salvarsi raggiungendo il 14mo posto.
"Fu proprio una beffa, quella che subì il pubblico presente alla partita
contro il Milan degli ex-amaranto Raccis e Degano, da parte del direttore di
gara Bellè di Venezia.
Doveva essere una partita normale per festeggiare anche gli ex, invece si
trasformò in una drammatica invasione di campo con una caccia all’uomo. Un’
invasione da non paragonare a quelle che accadevano nell’angusta "Villa Chayes"
per quello che successe. Il Livorno vinceva per 1-0 con una rete di "Bechero"
Mannocci al 90’ e a quel punto, quando tutti attendevano la fine dell’incontro,
l’imperturbabile Bellè pensò bene, senza nessun motivo di continuare fino a che
Degano non segnò il goal del pareggio.
Il triplice fischio di chiusura fu il segnale per invadere e centinaia di
persone si riversarono sul terreno di gioco alla caccia dell’arbitro e dei
giocatori rossoneri. L’arbitro fu svelto a guadagnare gli spogliatoi, non
altrettanto alcuni giocatori del Milan che furono costretti ad assaggiare le
carezze degli invasori. "Cannibali", "Avanzi di Tombolo", "Pirati dello sport"
furono gli appellativi della stampa nazionale e la Federazione squalificò il
campo dell’Ardenza per tutto il girone di andata; squalifica poi ridotta a solo
tre giornate per l’intervento diplomatico del Comm. Alessandro Della Pace."
A Modena , durante una trasferta in terra emiliana, i tifosi amaranto si
divertirono sempre in quell'immediato secondo dopoguerra mondiale a
saccheggiare letteralmente numerosi negozi del centro cittadino...secondo il
racconto di nostro nonno paterno, presente e attivamente partecipante alla
'spedizione', fu una vera e propria "caccia al prosciutto" ....e se ne devono
essere portati via parecchi se alcuni furono salvati da tentativi di linciaggio
(salami e zamponi ancora sottobraccio) dalle forze dell'ordine dopo aver
'olimpionicamente' a tutta velocità circondotto lo stadio Braglia...
Di quell'epoca si ricorda soprattutto un nome, quello del centrattacco Mario
Stua, nato in liguria ma di origini triestine approdato a Livorno nella seconda
metà degli anni trenta e che disputerà pressochè ininterrottamente per un
decennio la maglia amaranto (tranne la parentesi del campionato bellico del
1944 che lo vedrà vestire i colori dell'Ampelea Isola d'Istria) totalizzando
242 presenze e 49 reti con il Livorno delle quali 177 presenze e 29 reti in
Serie A che, per anni lo hanno fatto rimanere il detentore del record di
presenze in massima serie con la maglia amaranto.
La 'memoria' inevitabilmente corre successivamente, dopo anni di alti e bassi
tra serie cadetta e terza categoria, all'invasione di campo contro il Monza del
torneo 67-68 rimasta memorabile tra i telespettatori della "Domenica Sportiva"
dell'epoca , condotta da Nanni Loi, che aprì con un servizio sugli incidenti
dell'Ardenza una trasmissione rimasta nell'immondezzaio degli annali Rai.
"Il campionato 1967/68 è rimasto famoso per l'invasione di campo contro il
Monza che costò al Livorno la squalifica del campo per sei turni, poi ridotti a
cinque. Il Livorno era partito nelle prime posizioni della classifica e lottava
per la serie A, ma alla decima giornata arrivò all'Ardenza il Monza. Il Livorno
dopo essere stato raggiunto sull'1-1, era riuscito al 19° del secondo tempo a
tornare in vantaggio. Ma proprio ad un minuto dalla fine l'arbitro Sbardella
decretò un calcio di punizione dal limite (indiretto) a favore del Monza, per
un fallo di mano dell'amaranto Garzelli. Il giocatore del Monza ,su passaggio
perse palla, ma l'arbitro fece ribattere la punizione che fu calciata
violentemente in rete per il 2 a 2 finale. L'arbitro fischiò la fine, ma in
poco tempo alcuni tifosi si riversarono in campo mentre alcuni scalmanati
iniziarono a devastare l'impianto sia internamente che esternamente. Inoltre
alcuni tifosi convinti di aver udito il radiocronista della R.A.I Pancani
rivolgere frasi offensive al pubblico livornese, fecero irruzione in cabina-
radio e picchiarono lo stesso. L'arbitro Sbardella rimase chiuso nello stadio
fino al tardo pomeriggio." (4)
E poi anni di nuove amarezze, i Settanta con la lunga permanenza in serie C ,
il derby vinto a Pisa con rete di Miguel Vitulano (con 4 centri ai cugini
nerazzurri , assieme a Gratton, il miglior realizzatore di sempre nel derby più
sentito dalla tifoseria labronica)...già il derby con il Pisa...un appuntamento
unico per entrambe le tifoserie, con una sua storia che - dal torneo a girone
unico 1929-30 - vede gli amaranto nettamente in vantaggio rispetto ai cugini
pisani (arrivati tardi alla massima divisione, nella prima metà degli Ottanta
all'epoca di Romeo Anconetani padre-padrone della società pisana, mentre gli
amaranto annaspavano nelle serie minori); il 'tabellino' delle gare ufficiali
parla chiaro: su 62 partite il Livorno ne ha vinte 27, il Pisa 9 (compreso
l'ultimo di ritorno di questo torneo cadetto 2008-09) e 26 i pareggi.
"E' molto difficile far capire a chi non abita a Livorno o Pisa cosa
significhi il derby per i tifosi. Il derby fa ormai parte della storia delle
due città e i tifosi lo aspettano tutto l'anno preparando scenografie sempre
spettacolari. Ogni incontro tra Livorno e Pisa ha una storia a se quasi che non
faccia parte di alcun campionato. I giocatori in campo danno il meglio di se
per vincere questa partita ed entrare così nel cuore dei tifosi e nella storia
delle società." (5)
Diciamo che bisogna essere livornesi o pisani per comprendere cosa sia
esattamente il derby di calcio tra queste due squadre: neanche quando l'allora
presidente nerazzurro Anconetani (...che sognava la fusione tra le due società
e la nascita di una fantomatica squadra del Pisorno...'utopie' e sogni malsani
di "grandeur" per uno dei dirigenti più folkloristici e caratteristici del
calcio italiano anni Ottanta...assieme all'ascolano Rozzi un protagonista di
tante 'performance' contro lo strapotere delle grandi...) intese riappacificare
gli animi, organizzando un incontro amichevole all'Arena Garibaldi, le due
tifoserie evitarono incidenti e scontri....tutto potrà essere un derby tra
amaranto e nerazzurri tranne un'amichevole!
Gli anni ottanta trascorsero tra alti e bassi , salvezze raggiunte all'ultima
giornata in C1 , una vittoria della Coppa Italia di C nel 1987 che valse agli
amaranto la partecipazione alla Coppa Italia maggiore l'anno successivo ,
inseriti nel girone di 'ferro' con il Napoli di Maradona campione d'Italia, la
Fiorentina, l'Udinese, il Padova ed il Modena...un terzo posto più che egregio
che riaccese, almeno per un'estate, le speranze della tifoseria: speranze una
volta di più andate deluse dopo l'ennesimo torneo 'a scatafascio' con salvezza
acciuffata soltanto nel finale.
"Retrocessa in C2 verso la fine degli anni '80 la società viene posta in
liquidazione e assume il nome di Pro Livorno. Nel 1989/1990, campionato vinto
dagli odiati rivali dell'AC Siena, si salva in extremis vincendo lo scontro
diretto con la Rondinella Firenze in una volata particolarmente drammatica
comprendente anche La Palma Cagliari, Pontedera e Novara, queste due poi
costrette allo spareggio salvezza vinto dai pisani, e la stessa Rondinella che
retrocede immediatamente. Nel 1990/1991 il sodalizio toscano ritorna a
chiamarsi Livorno e sfiora la Serie C1 trascinato dai goal di Michele Pisasale
ma Alessandria e Massese sono troppo forti. In estate la Federazione estromette
i labronici dalla Serie C2 per problemi economici (al pari di Sassari Torres e
Cavese) e sono costretti a ripartire dall'Eccellenza appena inaugurata, che
vincono subito. Due stagioni nei dilettanti, con tanto di ulteriore fallimento
nel corso del 1992/1993, precedono il ritorno dei toscani in Serie C2 nello
stesso 1993. L'imprenditore pavese Achilli rileva la squadra giunta ai primi
posti del suo girone di Serie D fornendo ottime carte per il ripescaggio in
quarta serie, che puntalmente avviene vista la canonica serie di fallimenti
nelle categorie superiori (tra questi quello dell'AC Arezzo). Dopo alcuni anni
i labronici riescono a rientrare in Serie C1." (6)
Anni duri , anni difficili. Anni di rabbia soprattutto. In particolare il
1991 che segnerà l'esclusione del Livorno dai tornei professionistici con la
nascita il 1 agosto di quell'anno dell'Associazione Sportiva Livorno costretta
a ripartire dall'Eccellenza toscana (1991-92) quindi all'Interregionale l'anno
dopo e infine al torneo nazionale di serie D. Anni che preparano comunque la
rinascita amaranto sotto la presidenza Spinelli (arrivato alla guida della
società nel 1999): "La svolta della storia recente della società è stato
l'arrivo nel 1999 del presidente Aldo Spinelli che l'ha acquistata nelle
polveri della Serie C1 fino a portarla alle platee europee della Coppa UEFA.
Dopo le prime due stagioni di assestamento gli amaranto (nel 2000-2001
sconfitti nella finale playoff contro il Como, vedi classifica) hanno
riconquistato la Serie B nella stagione 2001-2002 (vedi classifica), dopo 32
anni di assenza, alla fine di una stagione che li ha visti lottare fino
all'ultima giornata contro un indomito Spezia, capace anche di vincere a
Livorno. Nella seconda stagione di Serie B (vedi classifica), una grande
cavalcata nel girone di ritorno ha garantito al Livorno il terzo posto e la
promozione in Serie A dopo 55 anni di assenza grazie alle ottime prestazioni di
giocatori tra cui le due bandiere Protti e Lucarelli. La sfida decisiva è stata
la vittoria a Piacenza per 3-1. Nelle prime partite in Serie A furono guidati
da Franco Colomba che venne poi esonerato dal presidente e sostituito da
Roberto Donadoni che portò gli amaranto in una tranquilla posizione di
classifica. L'anno successivo Donadoni venne riconfermato e il Livorno ingranò
la marcia chiudendo il girone di andata al 6° posto in classifica; poco dopo
l'inizio del girone di ritorno Donadoni si dimise dopo alcune incomprensioni
con il presidente e gli subentrò Carlo Mazzone che però non riuscì a tenere la
squadra in media punti UEFA: gli amaranto scivolarono di alcune posizioni in
classifica, in virtù dello scandalo calciopoli però il Livorno riuscì ad
ottenere l'accesso alla Coppa UEFA." (7)
L'Europa , un sogno impensabile solo pochi anni prima, arrivata
all'improvviso al termine di una grande stagione che darà al Livorno , con il
sesto posto guadagnato dalla squadra di Donadoni (poi Commissario Tecnico della
Nazionale), l'accesso alla Uefa. La sua prima avventura europea gli amaranto
l'anno vissuta alla grande: battuti gli austriaci del Pashing nel turno
preliminare con il punteggio complessivo di 3-0 gli amaranto si sono ritrovati
inseriti in un girone di lusso con squadre blasonate come i Rangers Glasgow, i
francesi dell'Auxerre, il Partizan di Belgrado e , infine, gli israeliani del
Maccabi di Haifa (...i 'kippizzati' sempre in mezzo...)...Giunta terza nel
proprio gruppo dietro a Glasgow e Maccabi il Livorno verrà eliminato nei
sedicesimi di finale dall'Espanyol , seconda squadra di Barcellona, vincente
sul proprio terreno (2-0) e all'Ardenza (1-2)... In totale l'esperienza europea
degli amaranto 'totalizzerà' 8 partite di cui 3 vittorie, altrettante sconfitte
e due pari.
Ricordiamo volentieri un aneddoto di quella coppa Uefa seguita a 'distanza'
dai 'martoriati' (all'epoca) lidi libanesi ....proprio prima dell'incontro
inaugurale il girone eliminatorio - perso 3-1 contro i fortissimi Rangers di
Glasgow - un occasione conoscente, un livornese in viaggio di affari nella
capitale libanese .. in visita a Beirut nell'immediato periodo post-aggressione
sionista al paese dei cedri, mentre camminavamo in direzione del Ministero
dell'Informazione ,dove svolgevamo il nostro più o meno quotidiano lavoro di
corrispondente, sulla Rue Hamra (...la "Via Condotti" beiruttina per
'capirci'...il salotto 'buono' della città...la via Montenapoleone del Levante
libanese canterebbe Renato Carosone....) ci sbraitò , affacciandosi da un taxi
(...i 'taxi' libanesi...gioie e , soprattutto, dolori...), in perfetto
livornese: "...stasera gli si fa un culo 'osì ai Rangers" accompagnando
l'affermazione da un gesto più che 'eloquente' e facendo voltare e anche
'sobbalzare' praticamente l'intera strada ... Altre 'epoche'....non
lontanissime ma pur sempre 'andate'.
Il resto è storia recente...anche se è impossibile , prima di chiudere un
articolo sul Livorno Calcio, non spendere qualche ulteriore parola su Igor
Protti e Cristiano Lucarelli e sui loro 'emuli 'dell'attuale torneo cadetto
giunto alla fase finale dei play-off con gli amaranto che se la giocheranno, da
domenica prossima, contro le rondinelle del Brescia per aggiudicarsi l'ultimo
posto disponibile per la massima divisione.
"La città di Livorno si è legata negli ultimi anni a due grandi bandiere:
Igor Protti e Cristiano Lucarelli.
Protti ha contribuito pesantemente a riportare la squadra amaranto in Serie A
dopo 55 anni di campionati minori vincendo la classifica canonieri per tre anni
consecutivi (nel 2000-2001 e nel 2001-2002 in C1 e nel 2002-2003 in B), è
tutt'ora l'unico giocatore europeo ad aver vinto la classifica cannonieri in
Serie A, B e C1. Grazie ai suoi 123 gol segnati in 278 partite è il bomber più
prolifico della storia della società livornese.
Lucarelli è stato il capitano e il giocatore simbolo della squadra amaranto,
che giocando nella società della sua città è tornato a sfornare grandi prove
calcistiche. Giunto nell'estate 2003, rinunciando al "miliardo" messo sul
piatto dalla sua ex-squadra, il Torino, Cristiano Lucarelli riporta in serie A
a suon di gol la squadra della sua città (29 gol in 41 partite). L'anno
successivo è ancora il bomber e trascinatore della squadra: segna gol
pesantissimi ed importanti, che permettono alla squadra di salvarsi con largo
anticipo. Lucarelli in questa prima stagione di serie A col Livorno vince la
classifica cannonieri e ritrova anche la Nazionale. Anche nelle stagioni
successive Lucarelli segna gol importanti per il Livorno, garantendogli una
tranquilla salvezza nelle stagioni 2005-06 e 2006-07. Anche se continuamente
citato sulle copertine di giornali per i suoi screzi con il presidente Aldo
Spinelli, il bomber amaranto conclude il suo ultimo campionato nel Livorno 2006-
2007 con il secondo posto nella classifica cannonieri, a quota 19 dietro al
capo cannoniere Francesco Totti con 26 centri (vincitore, tra l'altro, della
scarpa d'oro). Ciò gli è valso altre convocazioni in nazionale maggiore. Alla
fine però Lucarelli, il 13 luglio 2007, emigra in Ucraina, allo Shakhtar
Donetsk: al Livorno vanno 9 milioni di euro e al giocatore 4 milioni per 3
anni. Il bomber chiude l'esperienza amaranto con 158 presnze e 101 gol in
partite ufficiali. Il divorzio è traumatico, fra il giocatore e una grossa
parte della tifoseria è rottura, sebbene Lucarelli dichiari che con quei soldi
avrebbe fatto qualcosa per la sua città. Difatti nel settembre del 2007 esce in
edicola un nuovo giornale, il Corriere di Livorno, voluto e in parte finanziato
proprio da Cristiano Lucarelli.
Tuttavia Lucarelli nella campagna acquisti di gennaio 2008 viene acquistato
dal Parma, cosa che non va giù a buona parte della tifoseria labronica, che non
riconosce più il giocatore come la bandiera di un tempo. Il 16 marzo 2008 si
disputa Livorno-Parma (risultato di 1-1) all' Armando Picchi e per Lucarelli
sono fischi e insulti da parte di tutto lo stadio. Nell'estate del 2008 viene
allestita una squadra che si dovrebbe fondare sui migliori giocatori dell'anno
della retrocessione ovvero Nico Pulzetti, Francesco Tavano, Martin Bergvold e
Alessandro Diamanti con l'obbiettivo di ritrovare in due anni la serie A." (8)
Igor Protti esempio di Grande Uomo (con la U maiuscola) e Campione ...bomber
di 'razza', fiuto del gol e rapidità, acrobazie in area e falcate dalla
trequarti, tra i più forti centravanti di tutti i tempi capace di raggiungere
il titolo di capocannoniere di massima divisione con il Bari (quell'anno
retrocesso) e di lanciare il Livorno verso la massima divisione centrando per
tre anni di fila il titolo di cannoniere dal 2000 al 2003 in C1 e B.
Assolutamente un esempio ed una bandiera, lui riminese di origini, arrivato
giovanissimo in maglia amaranto e ritornato dopo il grande palcoscenico della
Serie A per riportare la società e la squadra ai piani alti, ai vertici, del
calcio che conta.
Cristiano Lucarelli, bandiera amaranto, livornese doc forse in odore di un
clamoroso ritorno in maglia amaranto... Infine , da ricordare, Marco Amelia
portierone amaranto in Europa e campione del mondo (pur senza disputare alcun
incontro...all'epoca inarrivabile Buffon) nel 2006 in Germania.
Che aggiungere d'altro parlando di una società di calcio con un passato così
glorioso e insieme anche 'devastante'?
Tutto e niente...perchè il Livorno è una fede e la maglia amaranto un eterno
fascino...realtà di un amore senza confine.... Ora e sempre.
Un "in bocca al lupo" a Tavano e compagni (...fenomenale Diamanti...un
trequartista insuperabile ...merita ampiamente la massima serie...e , ci
auguriamo di no per la città e la società labronica, altre squadre di ben altra
'levatura'....anzichè 'cercare' improbabili colpacci in giro per il mondo
Inter, Milan, Roma, Fiorentina o Juventus diano un 'occhiata' anche nel
campionato cadetto...c'e gente più che 'appetibile' e capace di ricoprire i
'vuoti' lasciati dai vari Kakà, Ibrahimovic e compagnia 'bella'...fossimo i
dirigenti di queste società non ci lasceremmo 'scappare' un Diamanti ma anche
altri campioni 'maturati' quest'anno nella serie B....Mastronunzio, Barreto,
Lodi, Bruno, Vantaggiato....ce n'è a 'iosa' ...basta scorrere la classifica
cannonieri per rendersene conto...) per la doppia sfida-promozione con il
Brescia...non facciamo 'pronostici' stavolta anche perchè , ne siamo 'certi',
non ci saranno 'sorprese'...
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
Direttore Responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia"
Note -
1 - crf al link : http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Magnozzi
2 - dal sito www.forzalivorno.it
3 - crf al link: http://www.ethosweb.net/liv/storia/storia1942.asp
4 - dal sito www.forzalivorno.it
5 - dal sito www.alelivorno.it
6 - crf al link: http://it.wikipedia.
org/wiki/Associazione_Sportiva_Livorno_Calcio
7 - ibidem
8 - ibidem
Per una bibliografia amaranto si consigliano:
1) Mario Di Luca - "Amaranto di altri tempi 1933-1943" - ediz.
2) Mario Di Luca - "Gli anni ruggenti amaranto 1915-1933" -
3) Marco Ceccarini/Franco Chiarello - "La favola amaranto" - ediz. - Livorno
1984;
4) Franco Chiarello - "Enciclopedia Amaranto" - ediz.
5) Carlo Fontanelli/Paolo Nacarlo/Fabio Discalzi - "Amaranto , eterna
passione - Dalle origini all'Europa" - "Geo Edizioni" - Livorno
6) Bruno Damari/Fabrizio Pucci/Carlo Quercioli - "Amaranto Story 2" - ediz.
7) Bruno Damari/Carlo Quercioli - "1915-2005 : Le più belle pagine degli
amaranto" - ediz.
8) Mario Di Luca - "Il calcio a Livorno 1905-1922" - ediz. "Mariposa" ,
Livorno
9) Bruno Bianchi - "Schizzi di storia amaranto" - ediz. "Nuova Fortezza" ,
Livorno
10) Elisabetta Depaz/Franco Chiarello/Ugo Canessa - "La storia del calcio a
Livorno (1904-1984) - ediz.
11) Carlo Fontanelli/Paolo Nacarlo/Fabio Discalzi - "Igor Protti - Il signore
del gol" - ediz.
12) Carlo Pallavicino - "Tenetevi il miliardo" - ediz. "Baldini e Castoldi"
http://www.jerusalem-holy-land.org/...no_amaranto.htm