06/08/2010

"Te lo faccio vedere chi sono io!" - Piero Ciampi - Musica e poesia in uno spazio nichilista


“Te lo faccio vedere chi sono io!”

06/08/2010

PIERO CIAMPI – MUSICA E POESIA IN UNO SPAZIO NICHILISTA

di Dagoberto Husayn Bellucci




“Una regina come te in questa casa?
Ma che succede? Ma siamo tutti pazzi?
Ma io adesso sai che cosa faccio?
Che ore sono? Le 11?
Io fra… guarda… fra 5 ore sono qua,
e c’è una casa con 14 stanze,
te lo faccio vedere chi sono io!

E che sono quei cenci che hai addosso? Ma che…
Ma fammi capire… ma se… ma io…
ma come? tu sei la… sei la mia!
E stiamo in questa stamberga con quei cenci addosso!
Ma io adesso esco, sai che cosa faccio?
Ma io ti porto una pelliccia di leone con l’innesto di una tigre!
Te lo faccio vedere chi sono io!

Senti, tanto però c’è un problema…
Siccome devo uscire me le puoi dare 1.000 lire per il tassì,
di modo che arrivo più in fretta a risolvere
questo problema volgare che abbiamo?
Te lo faccio vedere chi sono io!

Lascia fare a me…
lascia fare a me…
lascia fare a me perchè ti devi fidare!

Ma che cosa ti avevo detto? Una casa?
Ma io sai che cosa faccio?
Io ti compro un sottomarino!
Perchè se qui davanti a casa nostra quelli c’hanno la barca
e rompono le scatole, io ti compro un sottomarino.
Così, sai, li fai ridere tutti questi, hai capito!?

Intanto facciamo una cosa, che fra 5 ore sono qua:
tu metti la pentola sul fuoco,
ci facciamo un bel piatto di spaghetti al burro
mentre aspettiamo il traslocco.
Poi ci ficchiamo a letto e te lo faccio vedere chi sono io!
Ti sganghero!
Te lo faccio vedere chi sono io!…..”



( Piero Ciampi – “Te lo faccio vedere chi sono io” )









“Ha tutte le carte in regola per essere un artista

Non gli fa paura niente tantomeno un prepotente

Preferisce stare solo

anche se gli costa caro,

non fa alcuna differenza

tra un anno ed una notte

tra un bacio ed un addio”



(Piero Ciampi – “Ha tutte le carte in regola”)




“Non bisogna produrre capolavori, bisogna essere capolavori.”

(Carmelo Bene – Aforismi)

Piero Ciampi, poeta, cantautore o – per esser piu’ precisi – musicista o ancora e piu’ semplicemente un genio incompreso della musica italiana.

Uno di quei geni che solo altri geni possono arrivare a capire perche’ ,per dirla con Carmelo Bene, “per capire un poeta, un artista, a meno che questo non sia soltanto un attore, ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista” e Ciampi era questo e molto di piu’.

Le sue canzoni, il suo vino, i suoi amori difficili (…”ha amato tanto due donne/ erano alte,bionde, belle/ ma per lui non esistono piu’…” canta in “Miserere”…il suo miserere…quello di “chi non ha piu’ illusioni”…) che spesso finivano dentro a qualche aula giudiziaria “in un palazzo di giustizia” come cantera’ in uno dei suoi tanti, intramontabili ma anche inafferrabili capolavori…

Inafferrabili per una canzone all’italiana melodico-romantica ancorata ad una tradizione musicale che per decenni e’ rimasta rigidamente incollata al “mito Sanremo”….

I cantautori, piu’ o meno impegnati, che solcavano le scene musicali italiani di quell periodo non avevano niente a che spartire con Ciampi…la politica, l’impegno dei Settanta, la contestazione no…proprio con un Ciampi non avevano niente da dirsi.

Anche perche’ Ciampi era gia’ un contestatore di suo: contestava la vita, il sistema, l’ipocrisia dei ruffiani, il mondo dei “potenti”, gli intellettuali.

Era un irriducibile nemico del sistema nel quale si era trovato, per caso o per gioco per vizio o virtu’, a “fequentare”: ma odiava i discografici e i critici musicali. Detestava gli intellettuali e tutto quanto puzzasse di “autorita’”.

Ciampi, in fondo, bastian contrario e ribelle lo era sul serio: lo era per carattere, per indole, per quel suo modo di fare labronico, toscano e irriverente che lo portava ad essere, in fondo, un uomo solo contro tutto e contro tutti…. Irriducibilmente in guerra a fare a cazzotti col mondo intero.

Un uomo solo: a meta’ strada tra Tenco e De Andre’, con il destino tragico impresso nell’anima del primo e la poetica del secondo mischiate ad una verve ironica e tutta livornese che esprimeva anche nei suoi versi, nelle sue poesie indimenticabili per chi sa afferrare l’attimo…

Piero Ciampi da Livorno: questo e non altro. Nostro cugino per rami patrilineari e non solo: come lo definira’ – in un articolo che e’ diventato leggenda – il Grande Guascone di Popoli alias Maurizio Lattanzio “il poeta del nulla”.

Il nulla di un nichilismo vissuto a capofitto, subito piu’ che affrontato con quell’inquietudine dello spirito che Ciampi riusci’ a trasformare in musicalita’ difficili ma assolutamente uniche ed in una poetica superiore laddove canto’ l’amore o, per essere piu’ chiari, in quei gioielli di scrittura emotivamente devastante ed in versi accidiosamente sostenuti da una voce straordinaria e che hanno un valore ineguagliabile.

Ha scritto di lui Simone Coacci: “. Piero Ciampi è un’eccezione assoluta. Una porta che si spalanca sui mondi più oscuri e (im)possibili della patria canzone. Una vita a precipizio: fuori dalle logiche e dagli schemi. E una musica che le somiglia: eccentrica e avveniristica, spiazzante e inimitabile precorritrice della scena alternativa italiana. La guerra di Piero non finisce mai: perché “non si combatte con le armi ma col cuore” (1)

Vero, assolutamente tutto vero: e se da un lato la vita e’ un “combate” (…lo ripetiamo da sempre…) lo e’ senza ‘ma’ e senza ‘se’ perche’ – per dirla con Robert Brasillach scrittore e fascista francese – “in guerra ed in amore tutto e’ permesso” e se la “guerra” privata di Piero Ciampi e’ stata combattuta contro le multinazionali discografiche che non ne capivano il pensiero e non ne apprezzavano la melodia (…da riascoltare “Il Merlo”….”sono disteso su un letto e qualcosa/tu merlo cantami una canzone/ da portare al mio editore/ perche’ sono senza una lira”) e contro il criticume intellettualoide che da sempre ruota e si pavoneggia attorno allo “star-sistem” della musica italiana e, in generale, mondiale e’ altresi’ reale e corrisponde a verita’ che Ciampi si rifugiava nel “suo” privato fatto di amori impossibili e difficili, di rapporti sempre sospesi sul filo di un rasoio e di incomprensioni reciproche con amici e colleghi.

Lui, uno dei primissimi chansonnier italiani ‘rifugiatosi’ a Parigi agli inizi degli anni Sessanta dove lo ricorderanno scrivere sui tavoli dei bistrot le sue primissime canzoni, scarabocchiate su qualche tovagliolo di carta e incise e pubblicate con il nome di “Piero Litaliano” e dove frequentava alcuni dei principali “maledetti” d’oltralpe tra i quali non poteva mancare “l’antisemitissimo” Louis Ferdinand Celine.

Piero Ciampi che “ogni notte, collezionava donne di cui poche ore dopo a stento ricordava il nome”. Lui che “cominciava a bere di primo mattino, per schiarirsi le idee, innaffiandole e mescolandole in piccole poesie fino a che il sonno non concedeva una tregua ai suoi cattivi pensieri” cosi’ lo ricorda Coacci nel suo articolo (“La Guerra di Piero”).

Ciampi viene percepito dalla grande musica come un “perdente”: non lo sara’ mai fino in fondo perche’ – da buon giocatore e scommettitore (…”centomila su barbablu”…canta ne “Il giocatore” una delle sue tante, diremmo quasi tutte, canzoni autobiografiche….la sua vita messa sul vinile….percorsi dell’anima e della carne…..spirito e sangue…questo il Ciampi maledetto che esce fuori da quella forse anche troppo stereotipata biografia non scritta ma consegnata su un disco alla storia…a quei suoi “fans” mai avuti da vivo e troppo distanti e lontani da morto…).

Ciampi, come sostiene giustamente Simone Coacci “si dà con tutto se stesso alle persone che incontra oppure le prende a pugni. Qualsiasi cosa pur di abbattere a colpi di scure la foresta d’indifferenza che lo circonda. Piero Ciampi è amico degli scaricatori, degli stradini, dei disoccupati come e più di quanto può esserlo di intellettuali come Moravia, Bene o Schifano” intellettuali che detesta e che sbeffeggia nei suoi disci (…”vaffanculo tu, gli intellettuali ed i pirati” canta in “Adeus” la sua piu’ dissacrante canzone….trentasetta “vaffa….” ripetuti in un’epoca di censura musicale rigidissima….un testo superlative….di un uomo al di fuori, al di la’ ed oltre ogni regola….).

E’ quello che ricorda anche Gianni Marchetti nel suo libro, uscito pochi mesi fa, e dedicato a “Il mio Piero Ciampi”: “La mattina – scrive – come al solito lo passavo a prendere per andare alla RCA. Talvolta con il senso di colpa dei bambini che marinano la scuola, passavamo la mattinata in un bar del Bel Sito dove per ore ci scambiavamo idee tentanto di tradurle in progetti. Strane queste mattinate per Piero che amava la Roma notturna, che amava quel vagabondare che lo portava a incontri inaspettati, a consumare i marciapiedi girovagando sotto le stelle come un gatto randagio. Facendo soliloqui sollecitava con le parole il suo pensiero sotto le stelle come un gatto randagio”. (2)

Gia’ un randagio mai “addomesticato” nostro cugino….Un po’ ci ‘somiglia’ anzi….ci somiglia eccome …perche’ – parafrasando il compianto Augusto Daolio (…altro grande della musica leggera italiana…) “i gatti piu’ belli/ sono i gatti randagi/ non hanno doveri/ non hanno padroni…(…) siamo un po’ tutti dei gatti randagi/ ce ne andiamo/ coi sogni in spalla/ siamo un po’ tutti dei buoni da niente/ siamo un po’ tutti dei tira a campare…”.

E difatti noi “tiriamo a campare” a quarant’anni suonati…come nemmeno lo sappiamo o, piu’ prosaicamente, nemmeno vogliamo saperlo…

Tiremm innanz….incontri e scontri come Dio vorra’ o come ci riservera’ il destino. Niente regole e tutto alla rinfusa….una vita un po’ ruffiana, un po’ cazzara, un po’ bohemienne, un po’ guascona e tanto tanto alla “helter skelter”…comunque sia – piaccia o dispiaccia ai piu’ e al di la’ ed oltre l’approvazione o disapprovazione altrui – una vita vissuta. La nostra e quella di Piero Ciampi…. (sia detto per inciso…fossimo una ‘femmina’ non ci innamoreremmo mai di “gente come noi”…e invece c’e’ sempre qualcuna in ‘coda’…e ‘scodinzolano’ pure ….).



Scrive Marchetti di Ciampi: “Era un uomo che andava per la sua strada senza svendersi. Era sempre il piu’ bello, il piu’ alto, il piu’ intelligente, come diceva lui stesso in una forma di narcisismo infantile giustificato, per altro, dalla scelta rigorosa di una liberta’ estrema. Ognuno di noi sa che nella sua realta’ lo attendono rinunce e compromessi…la famiglia, il denaro, le piccolo comodita’. Piero no, rispettava la sua identita’ a tutti i costi. Aveva per questo perso tutto, ma non “Piero”…Era sempre senza denaro che per lui era veramente “un giornale di ieri”. …” (3) …si…non c’e’ niente da ‘dire’ …ci somigliava …parecchio!

Perche’ in fondo Ciampi era un romantico ed un altruista: amava se stesso perche’ intendeva difendere la sua liberta’ (…”il mio metro quadro e’ sacro” amava ripetere…) e perche’ sapeva che forse proprio questo bisogno di liberta’ lo avevano reso cio’ che era….

“Piero – ricorda ancora Marchetti – era sempre alla ricerca di denaro (…toh…eccone un “altro”…ndr). Ne avrebbe avuto bisogno, ma gli dava comunque poca importanza. Appena ne era in possesso, infatti, lo spargeva al vento. A questo proposito mi ricordo un episodio significativo. Erano parecchi giorni che,insistentemente e con il mio aiuto, Piero cercava di ottenere un anticipo royalties dalla RCA con il consueto benestare di Ennio Melis che era sempre indulgente nei suoi confronti. Finalmente, dopo diversi giorni di attesa, riusci’ ad avere alcune centinaia di mila lire. Con questo “tesoro” in tasca – una parte la consegno’ a me che in questi casi fungevo da deposito bancario e l’altra la tenne per se’ – raggiungemmo come di consutero Piazza del Popolo. Era una serata di pioggia e la piazza sembrava grande il doppio per quanto era deserta. In via dell’Oca entrammo nel baretto di Elio, nel quale ci si ritrovava la sera fra amici. In un angolo, al solito tavolino, sedeva la solita ragazza. Una moretta con i capelli a caschetto tutti bagnati, intirizzita nel suo pulloverino giallo. Sostava li’ ogni sera, scambiando qualche battuta con i soliti avventori, cercando fra loro qualcuno con cui accompagnarsi. Piero che la conosceva di vista con atteggiamento protettivo la invito’ al nostro tavolo. Con un gesto senza preavviso mise la mano in tasca e, pres oil mazzetto scomposto di banconote, glielo infilo’ velocemente nella borsetta, tutto! “Riposati, stasera puoi dormire da sola!”, Per fortuna non si era ricordato del “deposito bancario”! Vista la sorpresa e raggiante reazione, la invitammo anche a cenare con noi nel vicino ristorantino di via Margutta. Finalmente fra amici sorrise, rilassata e sembrava con quell vision sul quale la pioggia aveva alleggerito il trucco da vamp, quella che in fondo era…una ragazza dalle speranze deluse! Per lungo tempo ho visto quella ragazza, all’apparire di Piero in via dell’Oca uscire di corsa dal baretto, qualsiasi fosse il suo compagno del momento, corrergli incontro e stringerlo in un abbraccio silenzioso. Il baretto di Elio ora non c’e’ piu’ come non c’e’ piu’ il “salotto” di Via del Popolo”. (4)

Altre storie di altri tempi…piu’ vive, piu’ vere e piu’ reali…di una realta’ nella quale un Ciampi stava benissimo e nella quale si trovava indiscutibilmente a suo agio. Eppure anche per un Ciampi, per uno come lui, lui che le donne le “sgangherava” (…somiglianze notevoli diremmo…e senza falsa modestia…siamo assolutamente al di la’ ed oltre l’ipocrita modestia dominante la societa’ contemporanea…) ci sono state donne che hanno realmente ‘contato’ (…ce ne sono…e ce n’e’ una in particolare che per Noi contera’ sempre….) quelle, per dirla alla Maurizio Lattanzio, “femmine maxime”….come una giovane attrice dagli occhi d’oro che frequentava Pasolini e Carmelo Bene (amicissimo di Piero con il quale sovente si ‘abbeverava e con il quale finiva sempre in indicibili polemiche e spesso in liti furibonde) e che cosi’ ricorda il suo incontro con Piero Ciampi.

Racconta Anna Mario Chio nell’intervista rilasciata lo scorso aprile a “Musica Leggera” (nr 10 – Aprile 2010) in un dossier-Ciampi interessante e sempre utile per comprender meglio un uomo che ci sarebbe piaciuto conoscere, frequentare e dal quale probabilmente avremmo appreso qualcosa… (…si vede pero’ che “buon sangue non mente” e che fosse la pecora nera della famiglia per quella sua vita bohemienne non puo’ che rallegrarcene….’seguiamo’ le “orme”….o forse siamo gia’ andati ben oltre il nichilismo passivo del poeta del “porto di Livorno”….”ho trovato una nave che salpava/ ed ho chiesto dove andava/ nel porto delle illusioni/ mi disse quell capitano…terra terra/ forse cerco una chimera….” …stiamo andando a ‘memoria’ oramai i testi delle sue canzoni fanno parte della nostra identita’ ….sinergie ‘ontologiche’…..distanze spazio-temporali frantumate….): “Andai a trovare Carmelo Bene, che era un mio amico e stava giocando a dama con Piero: fra loro c’era un rapporto di odio-amore, litigavano, s’incazzavano, si sputavano addosso, si dicevano delle cose terribili, insomma erano due pazzi scatenati. Carmelo me lo ha presentato e lui ha iniziato a corteggiarmi. Da subito. E’ partito in quarta. Poi mi disse che si era follemente inamorato di me appena mi aveva vista. Era un uomo fascinoso, decisamente bello, magro, alto con due occhi Verdi penetranti. Pero’ purtroppo beveva in una maniera pazzesca. (…) Quando aveva bevuto poco era anzi piacevolissimo, perche’ era un grande affabulatore, ti parlava per ore, ti affascinava con certe sue teorie sul naso, sulla fronte. Quando aveva bevuto tanto invece diventava davvero infrequentabile. Io glielo dissi chiaramente. In una lettera che mi scrisse diceva: “mi hai affidato una decisione”. Si riferiva proprio a questo, a quando io gli dissi: “se smetti di bere, se ne puo’ parlare”. E lui mi aveva fatto questa promessa, che ovviamente non ha mai mantenuto.” (5)

Ma questo fu….parafrasando Luca Carboni …un “amore incredibile”….e impossibile da vivere per la giovane Anna Maria Chio.

Lui che negli anni settanta si faceva pagare cinquecentomila lire per cantare mezza canzone, mandare affanculo il pubblico voltarsi e andaresene….Lui che era odiato dai colleghi, che litigava con tutti i discografici, che veniva boicottato dalle radio e rifiutava , rifiutato, la televisione. Lui che sputava in faccia al successo ogni volta che gli se ne presentava l’occasione e che pure alla fine riusciva a ridere di se’ e della sua vita bohemienne che, in fondo, era cio’ di piu’ caro e vero di quello che possedeva.

Lui che della musica italiana e’ stato la pecora nera…. Piero Ciampi cantore del nulla in uno spazio senza tempo: nichilistiche tonalita’ e melodica lontana anni luce che si perde nei meandri della nostra storia musicale…

Lui capace di scrivere ad Anna Maria Chio una lettera d’amore che e’ un gioiellino di autenticita’, di sentimenti e di vera profonda insindacabile amicizia-affetto: “Roma 19 Agosto 1973 – Cara Anna Maria, ti penso. Mi faccio condurre dal mio angelo guida. Io sono cieco cosi’ come uno squalo. Ma lui non dorme mai, mentre io ho la speranza di sognarti, un giorno. Non scrivo una lettera da anni, esagerare e’ sempre brutto. Ora mi piace scrivere a te. Perche’? Perche’ tu sei nel mio cuore. E cio’ e’ vita. Io non ho paura della vita ma temo minuto per minuto di non essere me stesso. Perche’? Perche’ si. Il fatto e’ che, te l’ho detto un pomeriggio a casa tua, mi hai affidato una decisione. O no? Un bacio a tuo figlio ed a te. Il tuo Piero”

Non ci sono struggenti parole…non c’e’ sbavatura romantica in eccesso…c’e’ solo la cruda, nuda e vera realta’ di un uomo profondamente sincero…. Il rischio, in amore, e’ esserlo troppo….Noi lo siamo quasi sempre stati…’quasi’….

E, soprattutto, lo siamo in questo momento…anzi lo siamo da quasi quattro anni….

Perche’? Perche’ si…. scriverebbe Ciampi…”dev’essere cosi’/ che tutto quel che accade e’ amore…” continueremmo noi parafrasando Cesare Cremonini….

“Cosa mi aspetto dal domani?/Di sole in faccia no/ma in fondo io ci spero ancora./Che tu ci sia nel mio domani./E se ti incontrerò/spero di sfiorare le tue mani……..”

Al di la’ e oltre ogni altra considerazione perche’ la “guerra” continua…perche’ non si combatte con le armi, ma col cuore…. E l’assenza …e’ un assedio!

Un assedio che non lascia scampo.

Conclusione: Piero Ciampi, il poeta del nulla e non dimenticatevi, parafrasando Carmelo Bene (…uno dei Grandi….dei rarissimi Grandi che hanno solcato i teatri d’Italia…), “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento.”…..

Perche’…siam fatti cosi’!

“Non riesco ad avere miti ne’ eroi/ io sono un mito per me…” (Tiziano Ferro/Luca Carboni – “Pensieri al tramonto”)…. Il ‘resto’ e’ sempre piu’ una indicibile noia…

Au revoir!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

06 LUGLIO 2010

Note -

1) Simone Coacci – “La guerra di Piero” – articolo presente in rete sul sito www.ondarock.it;

2) Gianni Marchetti – “Il mio Piero Ciampi” – (Libro+CD musicale con brani inediti) - “Coniglio Editore” – Aprile 2010;

3) Gianni Marchetti – ibidem;

4) Gianni Marchetti – ibidem;

5) “Spaghetti al burro e sassate alla finestra” conversazione con Anna Maria Chio – a cura di Maurizio Becker – da “Musica Leggera” – Nr. 10 – Aprile 2010



http://belluccidago.wordpress.com/2010/08/06/te-lo-faccio-vedere-chi-sono-io/

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30/06/2010

Recensione Musicale: MATIA BAZAR - "Palestina" e altro....

Recensione musicale

27/05/2010 ·

MATIA BAZAR….”PALESTINA” E ALTRO….

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Questo vento nero sa di Africa
l’elefante bianco era già lì
il leone in gabbia vecchia America
grigia neve e sabbia di pop corn
Palestinaaaaa

i canguri giù in Australia ballano
radio Sidney dice tutto ok
la muraglia invecchia e perde fascino
Pietroburgo è un nome di un big ben
Palestinaaaaa

I faraoni di mercurio affogano
sorella Sfinge nei suoi vecchi quiz
l’antico oracolo non sa rispondere
a quel turista in cerca di un hotel
Palestinaaaaa”

( Matia Bazar – “Palestina” – album “Tango” 1983 )

Nemmeno adolescenti ricordiamo una lontanissima serata contrassegnata dalla
tonalità e dall’acustica devastante di un gruppo allora in voga nel ‘belpaese’:
i Matia Bazar… Livorno primissimi anni Ottanta…era l’anno (forse l’82 o giù
di lì) di un tour che avrebbe visto il gruppo principe di quel genere che,
critici e recensori, chiameranno con il nome di pop ‘sintetico’ esibirsi nella
città labronica con il loro “Parigi, Berlino, Londra Tour”…
I Matia Bazar, band genovese formatasi a metà dei Settanta, avranno nella voce
solista, Antonella Ruggiero – una delle più sensuali, acute e suadenti voci del
panorama canoro nazionale (…erano ancora gli anni in cui l’industria musicale
italiana oltre alla superlativa Mina riusciva a sfornare voci quali quelle di
Loredana Bertè, Giuni Russo, di Alice e, qualche anno più tardi, di Anna Oxa …
peccato che programmi demenziali quali “X Factor” non si ricordino chi e,
soprattutto, ‘come’ si cantava venticinque/trent’anni fa…. Giusy Ferreri
bah….) – la loro miglior interprete per una serie progressiva di cambi di
formazione che dall’originaria muterà nel corso degli anni comprendendo,
peraltro, le ultime ‘scoperte’ vocali della modenese Silvia Mezzanotte e di
Roberta Faccani….niente a che vedere…nemmeno lontanamente…con i
virtuosismi vocali della Ruggiero…assoluti (…da riascoltare “Io ti voglio
adesso”, “Fantasia”, “Ti sento”, “Che canzone è”, “Io ti voglio adesso” o
“Noi”…ce ne fosse ‘mezza’ oggigiorno che raggiungesse certi acuti da
brividi…).
La prima produzione dei Matia Bazar sarà sostanzialmente alla ‘cerca’ di un
proprio stile per contraddistinguere il gruppo in un paese nel quale – come
scriverà Matteo Losi (1) – “era consentito parlare – musicalmente – solo tre
lingue: cantautorato, progressive di quarta mano, o un soave quanto indistinto
“soft pop” (Homo Sapiens, Santo California, Giardino Dei Semplici) sovraccarico
di provincialismi che sarà, per oltre un lustro, la strada prescelta dalla band
genovese (si ascoltino la “pinkfloydiana” “Cavallo Bianco” o “Per Un’Ora D’
Amore”, piccoli gioielli di questa prima fase). L’italo-disco era allo stadio
embrionale (per usare un eufemismo…), non ci sono santi. Battiato ancora non
aveva ancora messo mano alla sua “rivoluzione copernicana” del pop della
penisola. Battisti era impantanato in un adocchiante spaghetti-soul (“Ancora
Tu” ne è l’archetipo) lontano eoni dalla poesia elettro-melò di “Don Giovanni”,
primo atto della collaborazione con Pasquale Panella.”.
Battiato all’epoca, metà settanta, era ancora alla sua ‘fase’ di
sperimentazione acustica (…Fetus e Pollution sono del ’72 anno in cui avverrà
per il cantautore siciliano l’incontro con il musicista Karl Heinz Stockhausen
dal quale sarebbero derivati, come influenza artistica, i successivi “Sulle
corde di Aries” l’anno dopo, “Clic” e “M.elle le Gladiator” rispettivamente del
74 e 75….Sgalambro era ancora di là da venire…)
“Eppure – prosegue Losi (2) – già dal ’78 le cose iniziavano a cambiare
leggermente, con i primi recepimenti di istanze punk e new wave (F’austo, i
Chrisma di “Chinese Restaurant” – quest’ultimo addirittura del ’77 (!) –, il
germogliare della scena post-punk avantgarde di Pordenone) e l’inizio della
nostra “marcia danzante”, domiciliata alla leggendaria discoteca Cosmic sul
Lago di Garda, che con Capricorn e Klein & MBO avrebbe attecchito in tutta
Europa e perfino negli States. Da quel momento, i Matia Bazar non hanno più
alcuna scusante per giustificare il declino che li ha portati all’indecenza de
“Il Tempo Del Sole” (1980), ben oltre il sottile confine che separa il kitsch
dal trash puro e semplice.”
La carriera dei Matia Bazar si snoderà da quel momento tra qualche successo
“avantgardiste” e il definitvo approccio al synth-pop: è del 1980 “C’è tutto un
mondo intorno”, ma sarà con il singolo “Fantasia” – poi inserito nell’album
“Berlino Parigi Londra” – che avviene il definitvo rilancio che li porterà a
comporre nell’83 “Vacanze Romane”, una delle loro canzoni più famose, che varrà
loro il premio della Critica al XXXIIImo Festival di Sanremo e il primo
Telegatto del settimanale “Tv Sorrisi e Canzoni” come miglior gruppo italiano.
Sarà proprio il ‘lato b’ di quel fortunato successo a contenere “Palestina”…
canzone davvero d’altri ‘tempi’…canzone – come ricorderà qualcuno – con
diversi spunti d’attualità e senza troppe pretese che ricordiamo, non
foss’altro per il titolo, più che volentieri anche perchè, in poche frasi,
conchiude l’atmosfera (…anche se starebbe bene quale colonna sonora di un
film anni cinquanta…magari di un giallo di Agatha Christie con l’immancabile
messieur Poirot…) d’incertezza che all’epoca contrassegnava la politica
internazionale (…”il leone in gabbia vecchia America…la muraglia invecchia
e perde fascino…”…) …ma vediamo di non vederci troppo ‘impegno’ ….se
proprio lo si vuol ricercare si ‘ascolti’ il combat-rock, mutuato dai
britannici Clash, dei compagni di “The Gang” (…”La lotta continua”…”
Kowalsky”…e altre che adesso non ‘ricordiamo’…)…eventualmente se proprio
ci ‘tenete’ a ‘riascoltare’ l’eco di suoni ‘lontani’ di guerre dimenticate del
passato remoto europeo conviene orientarsi su “Fantasia” (…”Una stanza, una
casa, una città/ Strade vuote e ombre nell’oscurità/ A Berlino soldati stanchi
e d’ogni età/ Sopra i muri con le donne che gli stanno vicino/ Fantasia che
tra poco tutto finirà/ A Parigi, Londra e in tutte quante le città…” …).

Per i Matia Bazar inizia l’epoca dei successi: nel 1984, alla vigilia
dell’uscita dell’album Aristocratica, Mauro Sabbione lascia il gruppo per
dedicarsi a progetti sperimentali (Melodrama) e collaborare con gli amici
Litfiba e in seguito sarà tra gli artefici del lancio della band The
Transistors per i quali scriverà e suonerà nel loro album d’esordio Atelier. A
lui subentra Sergio Cossu e un anno dopo vincono un nuovo Premio della Critica
al Festival di Sanremo con Souvenir. Dello stesso anno è una delle loro canzoni
più conosciute, Ti sento, con la quale il gruppo, già famoso in tanti paesi del
mondo, si afferma definitivamente a livello internazionale, ed incide la
canzone in diverse lingue.
Per il mercato anglosassone Ti sento diventa I Feel You, singolo pubblicato
con successo anche in Italia. Grazie ad un sound d’avaguardia che miscela le
tastiere elettroniche ai sintetizzatori, Ti sento rimane un classico del gruppo
ligure ed una delle canzoni più conosciute degli anni ’80.
Nel 1987 vincono nuovamente il Telegatto come migliore gruppo italiano secondo
TV Sorrisi e Canzoni, e l’anno successivo partecipano al Festival di Sanremo
con il brano La prima stella della sera.
Nel 1989, al colmo del successo, Antonella Ruggiero lascia il gruppo, sia a
causa della sua maternità, sia per seguire strade personali; verrà sostituita
da Laura Valente….Per noi la storia dei Matia Bazar finisce qui…un pò come
quella di Sergio Caputo dopo aver realizzato “Storie di whisky andati” (1988)
…si è vero abbiamo ascoltato anche “Lontano che vai” e “Sogno erotico
sbagliato” ma di lì in avanti qualcosa non ci ‘quadrava’ più…Comunque
l’ultimo album che meriti ‘attenzione’ per il cantautore romano è, per quanto
ci riguarda, quello di “Non bevo più tequila” e “Anche i detective piangono”…
comprendiamo perchè si sia infine dato al jazz scegliendo la California come
patria d’elezione… (…”io con questa faccia e il mio passato da
dimenticare”….si ‘raccontava’ di sue ‘frequentazioni’ politiche non proprio
politically correct in gioventù …ma questa è un’altra storia…).
Tant’è ….ascoltatevi – o riascoltatevi per i più ‘vecchi’… -
“Palestina”….’merita’ ancora!

27 MAGGIO 2010

Note -
1 – Matteo Losi – Recensione musicale album “Tango” all’indirizzo
informatico: www.storiadellamusica.it/Matia_Bazar_-_Tango_(Emi,_1983).p0-r1955
2 – Matteo Losi – ibidem;

 

 

http://belluccidago.wordpress.com/2010/05/27/recensione-m...

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02/12/2009

Canzoni intelligenti

 CANZONI INTELLIGENTI   di Dagoberto Husayn Bellucci   
   
   
   
 "Mi piacerebbe cantar  un canzone intelligente  che segna un filo logico.....importante  e che sia pieno di bei ragionamenti  insomma una canzone....intelligente  che spieghi un po' di tutto, e un po' di niente.   Questa è la canzone intelligente,  che farà cantar tutta la gente  questa è la canzone intelligente  che farà cantar, che farà ballar,  che farà cantar...lo shocking blue!   Cosa ci vuole chissà  per far successo con la gente  ci vuole il filo logico.....importante  la casa discografica adiacente  veste il cantante come un deficiente  lo lancia sul mercato sottostante.   Questa è la canzone  intelligente,  che farà cantar tutta la gente  questa è la canzone intelligente  che farà cantar, che farà ballar,  che farà cantar...shocking blue!"  ( Cochi e Renato - "La canzone intelligente" - dalla trasmissione tv "Il  poeta e il contadino" )  La musica è la rappresentazione fenomenica di stati d'animo culturali delle  società contemporanee di massa. Analizzare la società moderna ed i suoi  percorsi rovesciati diviene impresa 'titanica' alla luce di un evidente  affioramento di demenzialità onnicomprensive di tutto e del loro contrario ... la musica 'riesce' nell'impresa di 'fascinare' in differenti 'tipologie'  effetti e 'traiettorie' discendenti. 
  Al di là di quella che è la inarrivabile vis melodico-poetica del  cantautorato italiano dobbiamo sottolineare in questo intervento scrittorio  l'esistenza di una pluridecennale 'arte' comico-ironica che, nel mondo  musicale, ha trovato le sue migliori manifestazioni a cominciare dalla metà  degli anni Settanta fino ad oggi. 
  Inarrivabili Cochi e Renato, primedonne televisive di una Rai 'lontana'  dall'attuale volgarità finto-gossippistica e da un vojerismo d'accatto (... siamo e resteremo pur sempre dilettanti anche quando tentiamo di copiare, in  peggio, stili di vita e modelli altrui...), che 'identificarono' con  assolutezza comica e ironia disincantata i 'tempi' ultimi di un perbenismo  borghese al tramonto nella stagione dell'esplosione delle rivendicazioni  sessual-femministe e dell'affermazione di modelli comportamentali che - con i  referendum popolari su divorzio e aborto - andranno a schiantare  definitivamente l'italietta mediocre a direzionedemocristiana, le sue fobie  censorie e l'insieme di usi e costumi che - nell'arco di un decennio o poco più  - 'traghetteranno' "o paese cchiu stupete du munne" da una condizione di  perenne arretratezza provincialoide ad una versione esasperata e debordante  dello 'sbaldraccamento' consumistico dove non conta essere, non conta  l'identità, ma diviene costantemente obbligatorio l'apparenza, il superfluo,  l'anonimato che pretende riconoscimento del suo nullismo. 
  Programmi televisivi demenziali quali "Il Grande Fratello", "La Fattoria",  "L'isola dei famosi", "X Factor" e quant'altro 'propinato' dalle televisioni  pubbliche e private rappresentano pertanto 'stereotipi' comportal-demenziali di  massa 'conformi' ad un percorso discendente delle società le quali si  caratterizzano da una ventina d'anni a questa parte per evidenti sciabordamenti  ontologici di soggetti depauperizzati....violenza, sesso estremo e  trasgressioni, sono il risultato fattuale di una 'scelta' che ha investito e  continuerà a sommergere sempre più una nazione alla deriva.  
  Indiscutibilmente anche le recenti vicende del caso-Marrazzo (come del resto  quelle che hanno coinvolto e riguardano il presidente del Consiglio Berlusconi)  sono l'estrema dimostrazione di questa discesa agli 'inferi', malattia  'contagiosa' peraltro, che caratterizza il sanatorio politico nazionale: il  transessualismo, già 'sdoganato' politicamente con l'elezione nelle liste di  Rifognazione Comunista di Vladimir Luxuria, entra nel 'salotto-buono' della  politica e della cultura di Bruno Vespa ....ieri identica cosa avveniva per  l'omosessualità (chi attualmente potrebbe negare l'esistenza di una autentica  'lobby' culattona imperversante e ricattatoria?) ....'attendiamo' infine, e non  ce ne meraviglieremo per niente visto l'"andazzo" generale, lo 'sdoganamento' e  la consacrazione della pedofilia ....perchè al peggio purtroppo non c'è mai  fine....e il baratro ancora non si vede. 
  Non che l'italietta democratica, antifascista e post-ideologica non si fosse  'incamminata' abbondantemente in questa direzione se, a partire dalla seconda  metà degli anni Ottanta, veniva eletta a furor di popolo la pornodiva Ilona  'Cicciolina' Staller a rappresentare i trans-nazionali, tran-sessuali, trans- tutto e il suo contrario Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino...(quelli  che c'avevano quel popò di 'bocconcino' di 'donna' che - nei decenni precedenti  - rispondeva al nome di Adele Faccio...schifo!). Ultra-liberisti,  filoamericani, giudaizzanti come pochi (del resto Pannella ricevette  dall'organizzazione sionista del Keren Kehyemeth LeIsrail l'intitolazione di un  mezzo bosco quale 'giusto' pro-Sionne e fu, lo stesso 'istrione' della  liberalizzazione ad oltranza, l'ideatore ed il principale sostenitore della  proposta di 'europeizzare' l'entità criminale sionista occupante la Palestina  richiedendo l'entrata di "Israele" nell'Unione Europea....per quanto ci  riguarda ci potrebbero far entrare pure lo Zimbawe, la Caledonia meridionale,  la Mongolia ...'tanto' di mongoloidi ce ne sono a 'iosa' nel cuore del vecchio  continente...qualche milione in più o in meno non modificherebbe il 'quadro'  d'insieme...e perfino l'Isola di Pasqua...così salviamo pure le "radici  cristiane"...) i radiculi sono stati l'avanguardia militante dell'ossessivo  scardinamento di tutti i valori e di qualsiasi etica, accorpandosi (tanto per  'loro' non fa alcuna differenza) un pò con la sinistra e un pò con la destra,  'alleandosi' con i post-comunisti prima e col Cavaliere di Arcore poi  esclusivamente per salvare i loro interessi di 'bottega' (...Radio Radicale  'sul lastrico' un miliardo e cinquecentocinquemilioni e mezzo di volte...più  che una radio ricorda quelli slogan che, una tantum 'ritornanti', vorrebbero  "Salvare Venezia"....) , le poltrone parlamentari e ovviamente le campagne  abortistico-divorziste-referendarie di ogni genere e questione.... 
  Ma torniamo alla musica che è meglio....dopo l'ironia impegnata di Rino  Gaetano che sbeffeggiava - dosando musica d'autore e parole ad hoc -  il potere  ("Nuntereggeppiù", "Le beatitudini" ...da 'riascoltare') e disegnava la  parabola discendente di una società sessualmente 'affamata' di trasgressività,  vizi, lazzi, cazzi e intrallazzi...(..."la classe media con la sua innocenza"  canta J Ax... ovvero i 'pruriti' della borghesia italiota che si affacciava  curiosa e finto-scandalizzata nelle sale cinema per vedersi "Malizia"....o  altri film-cult del periodo "chiappa e spada", utilizzando qui l'espressione  usata da quel grande attore di teatro prestato al cinema da cassetta che era  Renzo Montagnani...); sarebbero arrivato i Novanta con il rock demenziale (... non più nè meno degli 'altri' 'impegnati' comunque...) degli Skiantos (..."non  c'è gusto in Italia ad essere intelligenti" un album 'memorabile'...preceduto  da capolavori quali "Inascoltabile", "MONOtono", "Kinotto", "Pesissimo" e da  quel gioiellino musicale che è "Ti spalmo la crema"...) e dei loro fratellini- minori "Squallor" (ricordiamo un "Cappelle"...ma anche una divertentissima "USA  for Italy" parodistica rappresentazione musicale dell'epocale stato di  sudditanza della colonia italiota all'imperialismo yankee stellestrisciato). Molti altri da allora si sono cimentati con risultati 'variabili' nell'ironia  musicale dirompente, talvolta dissacrante e sferzante, che non tollera nè  disdegna umoristici affondi al tizio,caio,sempronio di turno (politico o  personaggio di costume, vip o meno)....del resto dalla sua ascesa politica  abbiamo Silvio Berlusconi che di 'lavoro' a comici e professionisti dell'ironia  ne da parecchio... 
  E se non disdegniamo neanche "Le tagliatelle di nonna pina", "Dolce Lassie" e  tutte le sigle 'cartoonistiche' che hanno segnato un'epoca (...e riempito il  portafoglio di Cristina D'Avena...) ...che sono molto più interessanti talvolta  di quanto si 'pensi' (..del resto anche Samuele Bersani ha prestato la propria  voce per la canzone-bandiera "Siamo Gatti" del film-fumetto "La gabbianella e  il gatto" con ottimi risultati...) stavolta ci occupiamo della irriverente,  frastornante e 'puntuale' demenzialità musicale dei Gem Boy e delle loro  canzoni-cover di famose 'melodie' più o meno impegnate... 
  Assoluta "La guerra di Piero" senza ma e senza un capolavoro d'ironia che non  'sciupa' il 'classico' di De Andrè ma, ironizzando e volgarizzandone il  messaggio, riesce a dare un'idea perfetta di quanto 'cantato' da Luca Carboni  nella sua "Le Band" (...."le st.....te piacciono senza un perchè".... verissimo).... 
   "Dorme poggiato su un tavolino  non è un criceto, non è un canarino  lui se ne sta su dei fogli riposti,  vicino a mille pastelli rossi.   ti spedirono in guerra a pedate,  ti insegnarono a lanciar le granate,  ma tu contavi troppo piano...  era la quinta elementare, dopo il 4 c'è il... set...  e te ne esplose una in mano   così fasciato eri in trincea  e come gli altri con la diarrea,  ti lanciasti all'assalto, anche se malato  ma andasti verso un campo minato   e ti gridarono:  "Fermati, Piero! Fermati!  Non far, ti prego, un altro passo  Se vai lì sopra potresti morire"  ...gli amici...  Chi mi ridarà le mie mille lire?"   ma tu andasti avanti come chi se ne sbatte  partisti in aria come lo shiattel  fsssssssss fiiiiiiiiu fiu crrr  cos'era quello? lo shuttle?  ...l'apollo  hai visto troppi film di fantascienza..  eeeee senza una gamba atterrasti in frontiera  in un bel giorno di primavera  c'è anche la natura, di mezzo   e mentri marciavi a zoppo galletto,  vedesti un uomo in fondo al vialetto  che aveva il tuo stesso identico umore... nero...  ma ti puntava addosso un cannone! e non era un fattone!   Sparagli, Piero! Sparagli, ora!  Prima che lui ehm-mmm...  Prima che lui faccia con te lo stesso  ah, no, era : sparagli piero, sparagli adesso, prima che lui faccia con te lo  stesso  non ci pensare al tuo dolore  eeehm, ehm... se lo ammazzi avrai una medaglia al valore.. chapa là..   allora afferri il fucile usato come bastone,  nel caricarlo ti spari a un marone...  cominci ad urlare come dei deficienti  auhauhauhauhhuahauhahhauuhauh ahia ahia  mandando al nemico mille accidenti   e mentre gli usi questa premura  quello ha già preso la mira con cura  e spara un colpo da suo carrarmato  fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiium-booom  non mi sento tanto bene  e in pieno petto lui t'ha centrato!   cadesti a terra in un solo momento  e ti accorgesti in un solo momento  che neanche il tempo ti poteva bastare  eeehm... nemmeno quello per mandarlo a cagare!   sentisti un buco dentro lo stomaco  e pensasti "porco cane!"  ma dimmi te se proprio in questo momento  mi doveva venire fame   ma così non potevi finire  eri un terminator che non vuole morire  strisciasti in un campo in giorno di nebbia  cfcfcfccfcfccfcfcfccfc ffffff quack!  c'era una papera in mezzo al campo  ti passò sopra una mietitrebbia   e adesso che ormai ho finito le rime  anche 'sta storia ha un lieto fine  la testa di Piero fu messa da parte,  e poi dicono che non ci sono posti di lavoro,  adesso ha un impiego da fermacarte.   dorme poggiato su un tavolino,  non è un criceto, non è un canarino  lui se ne sta su dei fogli riposti...  attenzione: finale drammatico, potete piangere...  vicino a mille -ooooh, figghio, la mia creatura- pastelli rossiiiiii" 
  E ancora le 'cover' degli 883 (delirante "La regola del becchino" e  dissacrante "Hanno ucciso l'asinello"), quella della canzoncina-mongoloide  "Felicità" 'rifatta' superlativamente in "Fatalità" (da visionare il video)  l'ironica "Balla coi lapi" ...(alla faccia del giudeo Elkann)  l'esilarante  "Mai ali mai ali" (video straordinario sulla musica della rumena Haiducii e  della sua "Dragostea din tei")....ed ancora "2001 Odissea nell'ospizio", "La  mia donna è un'estetista", "Come mai non è la rai" per finire - tra le altre  (ci sono 7 album da rivalutare e sarebbe 'lunga' la 'conta' dei cult...abbiamo  citato i principali) - con il tributo assoluto del gruppo rappresentato dalla  canzone di Holly e Benji ...il fumetto giapponese che spopolava ai nostri  tempi....demenziale! 'Rileviamo' semplicemente che effettivamente non si capiva  come il Giappone arrivasse a vincere il mondiale nè perchè il campo di  calcio non finisse più...("C'è chi dall'altra parte del mondo/Da un calcio ad  un pallone rotondo/ Che schizza in aria diventa ovale/  Fa strani effetti non  mi sembra normale/  Dei Bambini che giocano a pallone/ quando mai li hai visti  in televisione/ gli stadi pieni rimango perplesso/ il telecronista è sempre lo  stesso....(...) Ma in Holly e Benji tutto è normale/  anche il Giappone vince  il mondiale/  Ma in Holly Benji nessuno è mai stanco/  ma quanto è lungo  il campo?/ Chilometri una trentina, costruito in cima a una collina.....")  Perchè i Gem Boy? Ma perchè secondo voi c'è qualcosa di più intelligente di  cui parlare? Ma per favore.... 
  Tant'è 'ascoltatevi' i Gem Boy e vivete felici e 'contenti' perchè ...una  risata vi seppellirà! 
  Au revoir   
  DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA" DA NABATHIYHE (LIBANO MERIDIONALE)   

11:28 Scritto da: metropolista in musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook