22/07/2010

Damasco, ago della bilancia dei destini del Vicino Oriente

Damasco, ago della bilancia dei destini del Vicino Oriente

22/07/2010 ·

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

In un contesto regionale sempre piu’ carico di tensione, con all’orizzonte pericolose nuvole cariche di altrettanto drammatici sviluppi, il Vicino Oriente vive quest’ennesima stagione estiva sospeso tra una guerra minacciata dall’accoppiata del terrore Us-raeliana e una pace che, arrivati a questo punto, nessuno piu’ invoca.

Al di la’ della retorica guerrafondaia proveniente dai dirigenti dell’emporio criminale sionista e delle rinnovate accuse statunitensi contro la Repubblica Islamica dell’Iran, i problemi di fondo del mondo arabo permangono in tutta la loro drammaticità: la pluridecennale questione palestinese (acutizzatasi dopo l’ultima aggressione sionista contro la striscia di Gaza di 1 anno e mezzo fa e nuovamente al centro delle cronache dopo l’attacco piratesco-criminale delle truppe speciali di Tel Aviv contro la Freedom Flottilla), la cronica instabilita’ economica e finanziaria egiziana sul versante meridionale palestinese, l’occupazione delle alture del Golan siriano che “Israele” ha annesso ignorando decine di risoluzioni di condanna ONU (risoluzioni che sono e continuano ad essere per i sionisti ne’ piu’ ne’ meno che carta-straccia) e un Libano sostanzialmente in attesa di qualunque possibile sviluppo nel braccio di ferro estenuante e al limite del tragicomico intrapreso dall’amministrazione obamita contro il nucleare iraniano.

Il conflitto che andra’ ad esplodere sara’, ammesso e non concesso che esplodera’, risolutivo per addivenire ad un redde rationem generale: Hizb’Allah con la sua organizzazione militare di resistenza posizionata stabilmente a sud del fiume Litani e nella Beka’a settentrionale ha piu’ volte promesso ai dirigenti di Tel Aviv una resa dei conti risolutiva; Hamas dalla striscia di Gaza ha giurato vendetta; Teheran e Damasco entrambe nel mirino della propaganda sionistico-statunitense osservano sornione l’evoluzione di una crisi che sta portando la Turchia a defilarsi sempre piu’ risolutamente dall’asse con “Israele” mettendo peraltro in difficolta’ l’alleato americano (e ricordando lo storico ruolo svolto da Ankara quale bastione meridionale della NATO).

Una situazione all’interno della quale giochera’ un ruolo fondamentale, come sempre nei momenti di incertezza e di apparente impasse diplomatico, la Repubblica Araba Siriana.

La Siria resta l’asse centrale e il principale interlocutore con il quale Washington da un lato e Teheran dall’altro lato potranno eventualmente risolvere la “contesa” atomica: senza quest’opzione ed escludendo Damasco dai giochi della diplomazia e dalle voci delle cancellerie il rischio che presto si apra una conflagrazione regionale che potrebbe incendiare l’intera zona e’ altissimo.

Un nuovo conflitto nel Vicino Oriente rimescolerebbe probabilmente le carte della geopolitica internazionale, costringerebbe i principali attori della politica mondiale a prendere posizione e sostanzialmente darebbe piu’ di una grana al Gendarme Planetario a stelle e strisce che si troverebbe a dover far fronte a situazioni incandescenti lungo tutto il fronte orizzontale che dalla Palestina occupata passando per Libano-Siria e Irak porta dritto dritto fino all’Afghanistan.

Se guerra sara’ anche le occupazioni militari americane in Irak e Afghanistan ne risentirebbero forse con esiti catastrofici considerando l’affatto stabile controllo esercitato dai governi-fantoccio dei Karzai e degli Allawi a Kabul come a Baghdad e di fronte ad una recrudescenza della lotta di liberazione dei rispettivi movimenti di resistenza nazionali.

Gli sciiti iracheni probabilmente non starebbero ad osservare inermi un eventuale aggressione sionista o statunitense contro i loro correligionari iraniani mentre l’Afghanistan gia’ ribolle da mesi della rinnovata attivita’ guerrigliera dei gruppi locali piu’ o meno collegati al network del terrorismo fondamentalista d’ispirazione salafita e wahabita noto come Al Qaeda.

Washington ha tutto da rischiare da un’escalation militare generalizzata che rimetterebbe in discussione perfino la sua presenza e le sue basi militari nella penisola arabica.

In quest’atmosfera cupa e con presagi funesti di un nuovo conflitto da tutti avvertito come alle porte la Repubblica Araba Siriana offre quelle garanzie di moderazione e affidabilita’ che nessun altro puo’ dare: Bashar el Assad ha dimostrato in dieci anni di essere un leader sostanzialmente diligente e un attento ed oculato amministratore della situazione interna a Damasco e di quella regionale.

La Siria pur abbandonando le sue posizioni in terra libanese nella primavera 2005 – sotto la pressione internazionale ed i ricatti mondialisti della tanto annunciata e strombazzata dai mass media internazionali “rivoluzione dei cedri” finita nel pattume come tante altre “rivoluzioni colorate” made in USA – ha mantenuto alta la bandiera dell’anti-sionismo militante sostenendo la Resistenza libanese durante l’aggressione israeliana dell’estate di quattro anni fa e continuando a garantire aiuti e basi logistiche alle fazioni palestinesi.

Assad non ha mai nascosto le sue intenzioni e soprattutto le condizioni siriane per un eventuale ritorno ad un tavolo negoziale con i sionisti: ritorno alle posizioni precedenti la guerra dei Sei Giorni del 1967 da parte dell’esercito di Tel Aviv, garanzie per un graduale rientro dei profughi palestinesi espulsi nelle loro terre; restituzione dei territori occupati (fra i quali appunto le alture del Golan siriane) e costituzione di uno Stato indipendente palestinese.

“Israele” ha sempre rifiutato queste condizioni ed i siriani sanno perfettamente che non sara’ con un esecutivo qual’e’ quello estremista e di destra attualmente in carica nel regime criminale sionista che sara’ possibile ottenere segnali di apertura o risposte distensive.

La Siria che mantiene aperte le porte del dialogo – anche con un’amministrazione americana sempre piu’ arrogante e decisa apparentemente ad un giro di vite nei confronti di Teheran e dei suoi alleati – non nasconde la sua preoccupazione per una situazione deterioratasi in maniera preoccupante a causa dei continui attacchi e delle oramai quotidiane pressioni sioniste contro Gaza e la Cisgiordania. Lo stillicidio di vittime palestinesi, malgrado un silenzio assordante, continua…

Per trovare una soluzione il presidente siriano Bashar el Assad ha recentemente incontrato il ministro degli Esteri di Ankara, il turco Davutoglu, per discutere la situazione dell’embargo imposto dagli israeliani oramai da quattro anni contro la Striscia di Gaza.

Siria e Turchia hanno richiesto assieme l’apertura di una inchiesta internazionale indipendente sul massacro della Freedom Flottilla. Entrambe le parti inoltre hanno convenuto sulla necessita’ di rompere il disumano e criminale embargo sionista contro Gaza riaffermando la loro disponibilita’ negoziale per riportare unita’ tra tutte le fazioni palestinesi.

Per Assad cosi’ come per il ministro degli Esteri turco la situazione nel Vicino Oriente rimane critica e il cosiddetto “processo di pace” e’ in una fase di assoluto stallo; fase pericolosa perche’ preludio a possibili opzioni belliche che Tel Aviv ha in mente e che non nasconde di voler adottare sia contro Teheran sia contro i movimenti di resistenza in Palestina e Libano.

La Siria ha riconosciuto, e con lei ha trovato pieno accordo la Turchia, che le responsabilita’ di questo impasse generale sono tutte da attribuire all’arrogante comportamento del regime sionista, attualmente nelle mani di un governo fanatico che persegue la sua strategia di soffocamento delle aspirazioni all’indipendenza ed alla liberta’ del popolo palestinese con l’ausilio e la protezione di alcune potenze che garantiscono ad “Israele” di porsi al di fuori e al di sopra di qualunque legge o ordine internazionale.

Una situazione giudicata grave che potrebbe rapidamente trasformare l’intero Vicino Oriente in una polveriera pronta a saltare per aria.

Una volta di piu’ Damasco ha fatto sentire la propria autorevolissima voce: l’asse con Teheran rinforzato, quello con Ankara in fase di strutturazione ma gia’ a buon punto, quello teso a sostenere Hamas a Gaza e Hizb’Allah ed i suoi alleati in Libano altrettanto ottimamente avviato.

Pedina fondamentale e centro geopolitico e strategico centrale di tutti i “giochi” regionali la Siria continua a rimanere la sola “chanche” di fuoriuscita pacifica dall’attuale crisi che sta sempre piu’ sprofondando l’intero mediterraneo meridionale verso pericolose tentazioni belliche.

Sara’ l’America, dulcis in fondo, a dover decidere: se lorsignori a Washington intenderanno andare fino in fondo oppure sapranno fermarsi sull’orlo di un baratro…ancora una volta, come sempre, la questione essenziale da porsi rimane la stessa: faranno gli americani la guerra ebraica pro-Israele?

In ogni caso Damasco e’ pronta…

 DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

 22 LUGLIO 2010

 

 

 

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06/07/2010

Ancora alta tensione nel Vicino Oriente

Ancora alta tensione nel vicino Oriente

03/07/2010 ·

di Dagoberto Husayn Bellucci

  

La oramai cronica instabilita’ politica e nuovi venti di un conflitto annunciato sembrano ancora una volta minacciare l’atmosfera relativamente tranquilla che da qualche mese sembrava vivere l’area del Vicino Oriente.

A rimettere in discussione infatti un periodo di relativa calma sembrano essere le reiterate dichiarazioni belliciste provenienti dall’emporio criminale sionista alias il sedicente “stato d’Israele” occupante la Palestina: minacce non nuove rivolte contro Teheran ed i suoi principali alleati regionali (la Siria di Bashar el Assad, il Libano del movimento sciita di Hizb’Allah e la Striscia di Gaza dove domina Hamas).

Che a Tel Aviv i dirigenti sionisti scalpitino e si agitino accelerando i tempi di una prossima futura azione militare contro il programma nucleare iraniano sembra ormai un leit-motiv naturale, periodicamente ripetuto da almeno quattro anni a questa parte per la propaganda amica e per lanciare reali o virtuali ammonimenti verso Teheran.

Quanto di reale vi sia nelle intenzioni israeliane e’ difficile attualmente riuscire a valutarlo appieno considerando le innumerevoli difficolta’ e le resistenze che in ambito internazionale quest’iniziativa unilaterale sionista riscontrerebbe presso le cancellerie di mezzo mondo (anche, forse soprattutto, di quelle statunitense e europee “amiche”).

Non che gli israeliani non siano pronti e nemmeno sufficientemente addestrati per lanciare quello che sarebbe un attacco diretto alla sovranita’ nazionale iraniana: la leadership sionista non e’ affatto nuova a questo tipo di iniziative e non sente certamente la necessita’ di “avalli” internazionali di alcun genere e tipo. Gli israeliani semplicemente, da sempre, se ne fregano bellamente delle chiacchiere diplomatico-politiche, delle risoluzioni di condanna dell’ONU come dei diritti umani …se decideranno di attaccare lo faranno senza chiedere conto a nessuno (amici, alleati, Stati neutrali o nemici).

Cio’ che attualmente impedisce all’esecutivo Nethanyahu di prendere l’iniziativa potrebbero essere le recenti risoluzioni anti-iraniane votate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con il voto favorevole di Mosca e Pechino allineatesi alla politica guerrafondaia e imperialistica statunitense ed ai diktat dell’amministrazione obamita.

Niente di cui meravigliarsi: l’abbiamo sempre pensato e scritto che, quando si tireranno le ‘somme’ alla fine dei balletti diplomatici, la Repubblica Islamica dell’Iran si sarebbe ritrovata isolata e senza alcun sostegno dall’esterno da quelle nazioni cosiddette “amiche” che finora hanno cooperato – anche a livello strategico-militare – con l’Iran esclusivamente per i loro interessi economici, politici e di basso profilo strategico di quell “war game” eurasiatico che, volenti o nolenti, vede protagoniste tutte le principali superpotenze mondiali.

Dunque quando e se si comincera’ a sparare nessuno pensi che qualcuno “morira’ per Teheran” (parafrasando quell’antico ‘adagio’ che si chiedeva, alla vigilia della seconda Guerra mondiale alias l’assalto terroristico dell’Internazionale Ebraica contro l’Europa dell’Ordine Nuovo crociuncinato, se fosse legittimo e conforme per francesi e britannici “morire per Danzica”): al lato della Repubblica Islamica potranno posizionarsi solamente quei movimenti della Resistenza Islamica (sunniti o sciiti poco conta) che nella Palestina Occupata come nel confinante Libano hanno riconosciuto la guida ideologica, la leadership politico-diplomatica, la centrale spirituale ed il motore strategico-militare di Teheran quale caposaldo del fronte anti-mondialista ed anti-sionista internazionale ovvero il movimento sciita libanese di Hizb’Allah ed il suo ‘cugino’ sunnita palestinese di Hamas cioe’ i due principali obiettivi comuni alla strategia di strangolamento e accerchiamento attuata contro l’Iran da sionisti e americani nel Vicino Oriente.

La Siria potrebbe, infine, essere coinvolta in un eventuale escalation del conflitto qualora Assad decidesse di sostenere attivamente, come peraltro continua a fare a livello propagandistico e politico, i due movimenti di resistenza ai suoi confini. Damasco da sempre ospita uffici politici e basi dei principali movimenti della resistenza palestinese ed e’ nota la sua posizione pro-Hizb’Allah sia perche’ il movimento di Nasrallah e’ diventato da anni un oggettivo alleato della strategia siriana in Libano sia perche’ il partito sciita libanese e’ oramai la punta di diamante dello schieramento anti-sionista che la Siria ha tutto interesse a mantenere attivo e funzionale nella sua guerra a bassa intensita’ contro lo stato ebraico che prosegue oramai dal 67 fino ai giorni nostri e vede Damasco ribadire le sue richieste di restituzione dei territori siriani (le alture strategiche del Golan) occupati dai militari di ‘tsahal’.

Un Libano nel quale non mancano mai le provocazioni usraeliane e quelli che possiamo definire oramai come gli ultimi colpi di coda della politica destabilizzatrice e dell’esportazione del caos generalizzato condotta contro l’indipendenza e la sovranita’ libanese dall’amministrazione statunitense. Il fallimento del cosiddetto “New Middle East Project” (Rand Corporation e dintorni) perseguito dal 2005 fino ad un anno fa dalla vecchia amministrazione repubblicana e neoconservatrice di Bush ha indotto a piu’ miti consigli i nuovi delegate a stelle e strisce democratici. Ciononostante l’America non manca di intervenire e cercare continuamente di attizzare il fuoco che cova sotto la cenere.

Recenti prese di posizioni provenienti da ambienti vicini all’amministrazione Obama sono state valutate e, a stretto giro di posta, replicate dai dirigenti di Hizb’Allah: e’ quanto ha fatto il vice-segretario della formazione sciita libanese, Shaick Naim Kassem, rispondendo alle dichirazioni di Ryan Crocker, ex ambasciatore USA a Baghdad il quale – intervenendo al Congresso – aveva sostenuto che era arrivato il momento di “cambiare atteggiamento e politica in Medio Oriente e aprire il dialogo con il nemico”.

Crocker si era spinto oltre affermando che gli Stati Uniti hanno piu’ da guadagnare che da perdere rispetto a Hizb’Allah che viene considerata in America come organizzazione terroristica.

Il numero due del partito sciita libanese ha replicato sottolineando che “non succedera’ assolutamente niente fintanto che l’America non cambiera’ radicalmente la sua politica in Medio Oriente attualmente sbilanciata esclusivamente a favore di Israele”

Sheick Naim Kassem ha poi aggiunto che non si aspetta una guerra con Israele almeno non nell’immediato , ma che Hamas si sta preparando “come se dovesse scoppiare domani”.

Intanto a Beirut fonti della sicurezza libanese (Securite’ Generale du Liban) citate dal quotidiano “As Safir” hanno reso noto l’arresto di un dipendente della compagnia di telefonia mobile locale “Alfa” per spionaggio a favore dell’entita’ sionista. La notizia, diffusa nella giornata di lunedi’ 28 giugno, ha immediatamente riacceso il campanello d’allarme per cio’ che concerne la sicurezza nazionale da molti ritenuta un vero e proprio colabrodo. L’uomo, arrestato qualche giorno prima, avrebbe collaborato con il Mossad israeliano per 14 anni non soltanto in qualita’ di membro della compagnia (la piu’ diffusa compagnia di telefonia mobile del paese dei cedri) ma anche, soprattutto, come tecnico del Ministero per le Telecomunicazioni tradizionale feudo sunnita-harirista da anni controllato dal partito del premier Sa’ad Hariri (la Corrente Futura). Il suo fermo e’ stato definito come una delle operazioni di polizia piu’ rilevanti nella lotta contro le quinte colonne israeliane presenti nel paese.

Mentre in Libano le acque sufficientemente agitate (quelle dinnanzi alla striscia di Gaza oramai da un mese sono mari in “tempesta”) della politica locale vedono anche manifestazioni palestinesi reclamare maggiori diritti civili la vicina Siria analizza l’attuale momento storico e, attraverso l’autorevole voce del suo Presidente, cerca di valutare quail potranno essere le future mosse del nemico israeliano definito tranquillamente da Assad – dopo il raid piratesco-criminale contro le navi pacifiste della Freedom Flottilla – come un nemico della pace e della stabilita’ nella regione.

Il governo d’occupazione sionista e’ stato etichettato da Assad come “un governo di piromani” fanatici e pericolosi che, con il sanguinoso raid contro quelle che erano navi di aiuti per la popolazione di Gaza, ha dimostrato il suo solito volto criminale e aumentato il rischio di un conflitto nella zona.

L’assalto dei commandos della Brigata Golani israeliana contro la “Freedom Flotilla” e’ stato giudicato dai siriani come un autentico atto di pirateria al di fuori di ogni regola e di qualsiasi diritto internazionale: un’azione – secondo Assad – che “ha distrutto ogni possibilita’ di pace nel prossimo futuro” rallentando la possibile ripresa di negoziati diretti con i palestinesi verso i quali “Israele” intende usare un po’ il bastone un po’ la carota a seconda degli interlocutori.

Quando gli interlocutori si chiamano ANP e sono amici degli amici americani allora anche i riottosi sionisti accettano la farsa delle negoziazioni, tirandosela ovviamente per le lunghe e lasciando poi gli interdetti rappresentanti di Fatah con il solito pugno di mosche in mano ed un nulla di fatto; quando invece l’altra parte si chiama Hamas allora tutto e’ permesso a lorsignori dirigenti sionisti, dal pugno di ferro all’azione militare fino al rapimento banditesco in paesi terzi (come avvenuto lo scorso gennaio nell’emirato del Dubai …neanche dopo quell’azione dei servizi segreti di Tel Aviv il mondo ha avuto il coraggio di denunciare l’arroganza e i crimini israeliani…mondo kippizzato e supinamente servile di fronte agli interessi di Sionne): in ogni caso e’ evidente che “Israele” di pace e di negoziati per la stabilizzazione del Vicino Oriente proprio non intende sentirne parlare.

Cio’ che “Israele” intende come negoziati di pace sarebbe, ne’ piu’ ne’ meno l’israelizzazione dell’intera area ovvero il ridimensionamento radicale delle nazioni ostili confinanti (Siria e Libano), la tabula rasa dei movimenti “fondamentalisti” islamici (Hamas e Hizb’Allah) per la creazione eventuale di una zona di libero scambio economico nel quale il “made in Israel” la farebbe da padrone e all’interno della quale entrerebbe in vigore l’autorita’ non dichiarata ne’ sottoscritta ma presentita da tutti di un potere sovranazionale e sovragovernativo che e’ quello dell’onnipotente ed onnipresente Finanza Mondiale cosmopolita e senza volto ma tenacemente in mani dei soliti noti oligarchi di “eletta ascendenza”.

Assad comunque parlando alla televisione Britannica “BBC” lo scorso 15 giugno ha sostenuto che le speranze di pace nella zona si sono ridotte a zero dopo il raid condotto dalle squadre della morte israeliane nelle acque internazionali adiacenti Gaza: “questo e’ un altro governo incendiario con il quale non e’ possibile arrivare alla pace” ha sostenuto il Presidente siriano.

Le dichiarazioni siriane vanno peraltro a confermare cio’ che da tempo Assad sostiene ossia l’impraticabilita’ di qualunque sforzo diretto ad allacciare relazioni negoziali con un simile esecutivo. “Il governo diretto da Benjamin Nethanyahu non e’ un partner per la pace nella regione” aveva ribadito non piu’ di un paio di mesi or sono il leader siriano e sottolineando pero’ stavolta con maggior vigore che “la Siria conosce perfettamente la natura di questo esecutivo. Lo sappiamo benissimo di non aver alcun partner di pace davanti a noi: con questo governo pero’ c’e’ qualcosa di diverso rispetto ad ogni precedente esecutivo israeliano”.

La Siria dunque resta vigile ed alza la guardia: il clima regionale si e’ improvvisamente surriscaldato dopo la ‘bravata’ israeliana contro le navi pacifiste davanti Gaza. E’ un clima diverso, venti di guerre all’orizzonte, polemiche e scambi di colpi – per ora solo diplomatici – che hanno coinvolto direttamente anche la vicina Turchia (che ha perso nove uomini nel blitz israeliano e ha rimesso seriamente in discussione quello che, una volta, era il suo rapporto preferenziale con l’ex alleato sionista).

L’esecutivo di Ankara stavolta non sembra disposto a cedere: la richiesta di una commissione di inchiesta internazionale sul blitz piratesco israeliano va avanti; I sionisti sembrano aver subito il contraccolpo malgrado la gazzarra massmediatica di alcuni organi d’informazione che (come in I’tal’ya’ i soliti pro-sionisti del “Giornale”, del “Foglio” o di “Libero” hanno rilanciato) niente di meglio hanno saputo fare – nei giorni successivi al raid – di riportare pari-pari la propaganda israeliana ( spudoratamente mentendo anche rispetto alla versione data dai loro colleghi della carta-straccia sionista dell’”Haaretz” molto piu’ onesti a definirlo per cio’ che e’ realmente stato un atto “stupido” e pericoloso per la stabilita’ di tutta la regione…oltre ovviamente ad essere palesemente un crimine inaudito di bestiale ed inumana illogicita’).

Ed allora potranno suonare domani forse profetiche le parole conclusive con le quali Bashar al Assad ha concluso la sua intervista con la britannica BBC: alla domanda se l’attacco contro il convoglio pacifista avesse aumentato i rischi di un conflitto nella zona il Presidente ha risposto pacatamente “Senza alcun dubbio, senza alcun dubbio” aggiungendo che “realisticamente c’era questo pericolo anche prima del raid perche’ noi siriani non abbiamo mai creduto a questo esecutivo” e ribadendo che – quanto accaduto davanti alle acque internazionali di fronte alla Striscia di Gaza – non fa che confermare “le intenzioni di questo governo israeliano, verso la pace, verso i palestinesi e verso chiunque manifesti in favore dei loro sacrosanti diritti.”.

La tensione nel Vicino Oriente va aumentando…. Si preannuncia un’estate torrida…senz’altro non propriamente tranquilla!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

01 LUGLIO 2010

 

 

http://belluccidago.wordpress.com/2010/07/03/ancora-alta-...

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30/10/2009

'Attenzioni sioniste': l'affaire del nucleare siriano

 'ATTENZIONI' SIONISTE :

L'AFFAIRE DEL NUCLEARE SIRIANO

di Dagoberto Husayn Bellucci 

L'accampamento militar-terroristico sionista occupante la Terra Santa di Palestina, unica entità che disponga di armi nucleari peraltro 'puntate' strategicamente e ricattatoriamente contro diverse capitali europee come dichiarato direttamente da fonti ebraiche e soggetti interni al governo di Tel Aviv, 'solertemente' accende i riflettori massmediatici contro ipotetiche minacce alla sua "sicurezza nazionale" per distogliere l'attenzione dai quotidiani crimini commessi dalla banditaglia kippizzata denominata "Israel Defence Force" (alias "tsahal") che ha reso l'intero perimetro geostrategico palestinese un autentico mattatoio a cielo aperto. 

Le menzogne disinformative della propaganda sionista rappresentano niente meno che la ricattatoria prassi di una mentalità 'abituata' a sovvertire, deformare e confondere avvenimenti e notizie dinanzi all'opinione pubblica internazionale per 'raccattare' solidarietà e complici assensi alle proprie politiche genocide. 

Dinanzi alla distorsione informativa sionista, che mira a compromettere le nazioni dell'Occidente giudaico-mondialista allineandole ai propri diktat ed ai propri interessi strategici, il mondo arabo-islamico 'pecca' di un ritardo controinformativo 'secolare' laddove occorrerebbe, al contrario, una attenzione maggiore rispetto ai meccanismi di sfruttamento relativi al controllo dei mass media, alla loro interazione ed influenza rispetto alle società ed alla politica e soprattutto una più approfondita analisi di quelli che sono i risultati fattuali che l'entità criminale sionista è riuscita a cogliere innalzando a dogma supremo ed indiscutibile la favoletta dell'olocausto di sei milioni di soggetti di razza ebraica liquidati durante l'ultimo conflitto mondiale. 

La disintegrazione del mito dell'olocausto ebraico rappresenta pertanto una condizione sine qua non irrinunciabile per squarciare il velo di pietismo, le compromissioni, l'accondiscendenza benevola e il belante 'ossannamento' sistemico che in Occidente si alza in cielo ogni qualvolta "Israele" viene chiamato in causa a rispondere del proprio operato criminale. Il dogma olocaustico annulla le voci del dissenso e di facto pietrifica da oltre mezzo secolo l'azione diplomatica che l'Europa in particolare cerca di svolgere al fine di ottenere un ruolo moderatore nella annosa questione che oppone i palestinesi ed il mondo arabo-islamico alle mire espansionistico-strategiche dei criminali dalla stella di Davide. 

In merito alla superficialità con la quale il mondo arabo e islamico ha spesso utilizzato i mezzi d'informazione crediamo basti e avanzi quanto, parlando cinque anni or sono dalla televisione libanese "al Manar" legata al movimento sciita di Hizb'Allah, dichiarato dal dr. Maynard ex direttore della televisione Tele France International per il quale risultava oggettivamente lapalissiano il ritardo e l'inefficacia con i quali venivano trattate le principali questioni connesse ai media all'interno delle diverse realtà arabe.

 Sostenendo legittimamente che la prima guerra è quella dell'informazione, la quale 'anticipa' e 'legittima' eventuali scatenamenti di conflitti e guerre 'guerreggiate', l'ospite francese dagli studi di "Manar" invitava il mondo arabo a riprendere le redini dei 'palinsesti' televisivo-informatici valutando una serie di indiscutibili avvenimenti che, precedentemente, avevano portato acqua al mulino della causa sionista e autentiche frottole raccontate a livello globale dai principali network internazionali e rilanciate dalle grandi agenzie di stampa sostanzialmente tutte in mani sioniste e filo-sioniste (Reuters, FrancePresse, AFP ecc ecc). 

Tra le questioni sollevate allora vi furono la rielezione dell'ex presidente americano George W. Bush nel 2004, il 'confinamento' politico e l'isolamento umano al quale sarà sottoposto per anni l'allora leader palestinese Yasser Arafat e la messa al bando della tv di Hizb'Allah in Europa e in Sud America oscurata a livello satellitare perchè "incitante all'antisemitismo". Tutte e tre le questioni sollevate risultavano 'conformi' considerando l'indiscutibile ruolo che avevano giocato i media nel deformare fatti ed eventi al fine di compiacere il Potere e le pressioni lobbistico-ricattatorie sioniste-statunitensi.  

Bush potè così essere tranquillamente rieletto per proseguire la sua politica d'esportazione terroristica della democrazia e le sue guerre asimmetriche anche dinanzi alle manifestazioni popolari 'globali' contro le occupazioni militari di Afghanistan ed Iraq e soprattutto in barba ai crimini commessi dalle truppe d'occupazioni statunitensi a Abu Ghraib, all'ignominia del campo di concentramento di Guantanamo, alla stessa soppressione di alcune libertà e dei diritti civili garantite costituzionalmente all'interno del sistema giudiziario americano (e senza voler parlare delle menzogne relative alle "armi chimiche", "di distruzione di massa", "di sterminio" che avrebbero fatto parte della 'dotazione' militare irachena e che si rivelarono una colossale frode ai danni dell'opinione pubblica mondiale). 

Allo stesso modo Yasser Arafat fino a pochi mesi prima considerato il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, il legittimo rappresentante di un popolo e l'uomo della 'pace' firmata solennemente a Camp David assieme a Yiktzak Rabin e Shimon Peres divenne facilmente, all'indomani dell'attacco terroristico contro New York ed il Pentagono dell'11 settembre 2001, etichettato, bollato e demonizzato dal regime di occupazione sionista allora retto dal macellaio di Sabra e Chatila, Ariel Sharon, che iniziò una martellante campagna disinformativa sostenendo che anche "Israele" aveva il "suo" Bin Laden da combattere...sappiamo tutti quanti com'è finita l'avventura terrena di "mr. Palestine".

E, dulcis in fondo, la sostanziale inattività con la quale "Al Manar" apprese la notizia dell'oscuramento satellitare dei suoi programmi in Europa e successivamente in tutta l'America Latina che destò non poco stupore e rimane uno dei provvedimenti più discutibili relativi alla tanto sbandierata e propagandata libertà d'espressione occidentale.

Tant'è queste le 'premesse' necessarie per aprire il fronte d'analisi relativo all'ennesimo tentativo demonizzante proveniente dalla fervida immaginazione e dalla mai disinteressata attitudine sionista alla menzogna ed alla manipolazione della verità ovvero la questione del presunto "nucleare siriano".

Mentre il mondo intero e l'opinione pubblica internazionale sono 'rivolti' a dare una svolta al tira e molla ed ai balletti diplomatico-politici che vedono confrontarsi Occidente e Repubblica Islamica dell'Iran in merito ai processi di arricchimento dell'uranio ed al sempre preteso possibile uso bellico della tecnologia atomica da parte della Teocrazia shi'ita (siamo sempre nel 'mondo' delle ipotesi, delle 'favole' e del 'potrebbero' ...e assai lontani soprattutto dall'indicare nell'emporio criminale ebraico in Palestina la sola, autentica, affatto virtuale minaccia alla pace e alla stabilità regionali del Vicino Oriente) i 'solerti' controllori sionisti 'aprono' un nuovo 'fronte' disinformativo-demonizzante indicando nella Repubblica Araba di Siria un possibile nuovo caso di violazione del diritto internazionale e un ipotetico nuovo candidato a far parte di quel "club nucleare" che rimane sostanzialmente patrimonio delle nazioni imperialistiche e dei loro alleati.

 Ora, sia detto per inciso, che a (s)proloquiare di violazione del diritto internazionale e ad allarmarsi siano proprio i dirigenti 'nuclearizzati' di Tel Aviv e del regime d'occupazione sionista fa sostanzialmente sorridere considerando che proprio "Israele" rappresenta, in merito, un lampante esempio di quarantennale violazione di tutte le regole internazionali, il solo stato atomico della zona e il principale 'pirata' di tecnologia nucleare per usi militari come documentato abbondantemente dal fisico nucleare israeliano Mordechai Vanunu.

 Tant'è i sionisti si permettono di infischiarsene altamente del diritto internazionale, delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dei controlli dell'AIEA e di tutto l'"ambarabam" critico-polemico proveniente dal mondo arabo e dai pochi uomini liberi che in Occidente ancora cercano di squarciare il velo dell'omertà sistemica e delle menzogne propagandistiche ebraiche: perchè "Israele", stato-pirata e occupante territori altrui, responsabile di eccidi e stragi a destra e a manca, non solo non ha mai firmato nè riconosciuto il Trattato di non proliferazione ma fondamentalmente se ne infischia di tutto il 'circo' mediatico che, peraltro, 'sapientemente' i suoi 'controllori' - disseminati in ogni redazione giornalistica o televisiva e 'sparpagliati' ovunque a diffondere menzogne su menzogne - sanno 'pilotare' e dirigere contro 'altrui' obiettivi.

 Ultimo in ordine di tempo la presunta "minaccia nucleare siriana". Vediamo di capirci qualcosa. Notizie sull'interessamento siriano rispetto alle ricerche nucleari saltarono fuori due anni or sono in occasione di uno strano incidente che coinvolse una cinquantina di militari e, successivamente, quando nel settembre 2007 l'aviazione sionista compì un raid aereo che andava a violare lo spazio aereo nazionale siriano. Damasco in sede Onu dichiarò che quest'aggressione non sarebbe rimasta impunita e, da allora, gli ambienti del Sionismo internazionali cominciarono un 'battage' massmediatico contro la Siria sostenendo che, con l'aiuto della Corea del Nord, stesse cercando di costruire un reattore nucleare (le fonti ovviamente furono fornite dall'intelligence statunitense e dal Mossad). 

La Cia americana informò diversi parlamentari americani della volontà siriana di sviluppare un programma nucleare fuorilegge chiamando in causa Pyoniyang. Ecco il 'resoconto' allarmistico-demonizzante con il quale ne parlò un anno or sono Farid Ghadry , collaboratore del quotidiano "New York Sun" (...Jew York , la 'grande mela' ...'bacata' dall'infezione ebraica...): " Le minacce diplomatiche e le suppliche tanto gradite agli USA, all'Unione Europea e a diversi alleati arabi, non sono servite a scoraggiare il regime siriano, che da lungo tempo percorre i binari di una politica ostile alla sicurezza occidentale. Le rivelazioni dell'intelligence, mostrate ai funzionari americani, segnalavano inoltre la presenza di un reattore nucleare già costruito sulle sponde del fiume Eufrate, nel cuore del deserto siriano. Il programma nucleare siriano era in cantiere già dalla fine degli anni '90. Tra quelle che abbiamo visto la foto più scottante di tutte ritraeva il capo della commissione nucleare siriana insieme al direttore nord-coreano della centrale nucleare di Yongbyon.

Un documento sul nucleare siriano, presentato dall'intelligence USA, evidenza come le relazioni tra Damasco e la Corea del Nord fossero profonde ed elastiche. I funzionari dell'organizzazione nucleare nord coreana si sono più volte recati in Siria segretamente nel 2007, mentre il governo di Assad ha fatto enormi sacrifici per tenere nascosta questa attività agli occhi del mondo. Il documento è stato esplicito: gli sforzi nucleari della Siria e le regole di cooperazione con i tecnici nord coreani non indicavano alcuna "intenzione pacifica". Due dittature, nonostante l'enorme distanza che le separa, sono riuscite a instaurare una relazione simbiotica. I diversi approcci di tipo pragmatico che la diplomazia occidentale ha tentato nei confronti dei regimi di Pyongyang e Damasco, hanno portato pochi risultati concreti, se non nessuno. (...)  I siriani stanno seguendo uno schema molto familiare, un modo di agire ideato da Saddam Hussein. Come i documenti rinvenuti negli archivi segreti del regime hanno dimostrato, Hussein ha inventato una complessa politica estera che si reggeva sul terrore e sulla minaccia del terrore come strumenti di governo principali. Gli appelli per un dialogo basato su interessi comuni con l'Occidente erano solamente un mero esercizio retorico, fatto d'inganni e falsità." (1)

Accusata di tutto e del suo contrario la Repubblica Araba di Siria non ha mai svolto ricerche nucleari militari e questa serie di boutade disinformative mirano ovviamente solo ed esclusivamente ad indicare in Damasco una minaccia che i sionisti vorrebbero eliminare: minaccia ai loro interessi strategico-militari nella regione, ultimo ostacolo a qualsivoglia processo di 'israelizzazione' dell'area, assoluto nemico storico contro il quale "Israele" rimane in costante allerta e verso il quale non rinuncia a lanciare i suoi strali. La Siria è un problema per i sionisti perchè, oltre a sostenere le Resistenze Nazionali del Libano (Hizb'Allah) e della Palestina (Hamas e gli altri movimenti rivoluzionari palestinesi che hanno le loro basi nella capitale siriana) è il principale alleato arabo di Teheran. Ed è allo stesso tempo un problema per l'amministrazione statunitense che, soprattutto dall'insediamento dell'abbronzato Obama, non rinuncia a pronunciarsi in direzione di Damasco altalenando 'avanches' diplomatiche a minacce in una sorta di 'bastone e carota' che dovrebbe assecondare i dirigenti siriani a rompere le relazioni con l'Iran e quindi allinearsi più o meno di buon grado alle politiche filo-occidentali del restante mondo arabo 'kippizzato' a dovere dall'Egitto alla Giordania fino alle petrolmonarchie del Golfo.

La Siria al contrario, retta autorevolmente da Bashar el Assad, non arretra di un millimetro nè rinuncia alla sua politica di ostruzione e contrapposizione nei confronti dell'entità criminale sionista (con la quale ha un conto in sospeso da quarant'anni occupando "Israele" le alture del Golan oramai dalla guerra dei Sei Giorni del 67 ed avendole annesse al proprio territorio nazionale agli inizi degli anni Ottanta) mentre denuncia i crimini commessi dagli americani nella regione e i loro programmi di sedizione e destabilizzazione per quanto concerne il Libano e l'Irak con i quali Damasco confina.

La questione del nucleare siriano oltretutto è fondamentale perchè, nel perimetro geostrategico vicinorientale, si ricollega indiscutibilmente con alcuni episodi recenti alquanto sospetti fra i quali impossibile non ricordare  la misteriosa uccisione, avvenuta nello scorso agosto, del generale siriano Muhammad Sulaiman, braccio destro del presidente ed incaricato di intrattenere le relazioni con l’Aiea. Qualcuno suggerisce che Sulaiman sia stato ucciso per non essere interrogato sulla questione del nucleare, mentre il governo siriano ha accusato "Israele" di essere il mandante dell’omicidio.

 

Quello della scomparsa del Gen. Sulaiman è un altro mistero che si aggiunge all’intricata realtà della zona e si potrebbe anche collegare ad altri oscuri segreti nella regione, come quello dell’uccisione a Damasco del comandante militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh, o l’autentico enigma che ancora rimane insoluto relativo all’attentato del febbraio 2005 che costò la vita al primo ministro libanese Rafiq Hariri, di cui la Siria sarebbe ritenuta responsabile senza che, finora, siano state prodotte prove realmente attendibili sul coinvolgimento dei Mukhabarat (i servizi d'intelligence) siriani. Al contrario dopo quattro anni la pista che viene maggiormente seguita rimane quella di un coinvolgimento diretto di agenti del Mossad sempre operativo in terra libanese e interessato a seminar zizzazia e sedizione fomentando odio e violenza come, di fatto, avverrà nel paese dei cedri all'indomani del massacro di San Valentino.

 

Il bombardamento sionista del 6 settembre 2007 colpì un presunto "reattore atomico" in costruzione - secondo quanto riportarono i media occidentali - nella regione di Deir el Zor. L'unica certezza di quell'episodio rimane l'azione terroristica portata a termine dall'aviazione dalla stella di Davide perchè le prove presentate e le dichiarazioni ufficiali dei governi coinvolti non sono a tutt'oggi sufficiente per stabilire se effettivamente quello che si stava costruendo in Siria con l'aiuto di tecnici nord-coreani fosse un vero e proprio reattore atomico. A sostenerlo ovviamente assieme ai sionisti è l'amministrazione statunitense mentre , secondo Damasco, quello che sarebbe stato bombardato e distrutto era semplicemente un edificio militare. Gli ispettori dell'AIEA finora non hanno potuto nè smentire nè confermare le due versioni il che la dice lunga soprattutto sulla volontà americana di creare un possibile nuovo casus belli nel Vicino Oriente.

 

 Innanzitutto occorre ricordare come la notizia del raid aereo israeliano fosse stata diffusa da fonti americane secondo le quali un commado di aerei da caccia F15 con la stella di Davide avrebbero attaccato un reattore nucleare ad al-Kibar, ad una centinaio di chilometri dal confine iracheno e violando durante l'operazione anche lo spazio aereo della Turchia. La presenza di questo reattore era stata documentata dagli Stati Uniti che avrebbero allertato i servizi di sicurezza dell'entità sionista sulla base di informazioni relative ad un cargo battente bandiera nord-coreana definito 'sospetto' e che, immediatamente, divenne la prova provata di una collaborazione nucleare siro-nordcoreana.

 

Immediatamente le dirette interessate, Siria e Corea del Nord, smentirono qualsiasi collaborazione nucleare, criticando duramente l'attacco, minacciando - da parte siriana - reazioni a questo raid aereo mentre i sionisti confermarono la notizia dell'attacco solamente un mese più tardi omettendo però di fornire ulteriori particolari. Ovviamente viene da chiedersi come mai un intelligence ed un esecutivo così 'efficienti' come quelli di Tel Aviv non fornirono alcuna prova nè documentazioni, nè riprese aeree del raid compiuto contro la Siria e perchè mai la notizia di pubblico dominio sparì immediatamente dai notiziari e dalla carta stampata mondiale: forse perchè non c'era niente da 'provare'? Forse perchè i solerti 'difensori dell'Occidente' con la stella di Davide avevano clamorosamente sbagliato bersaglio colpendo una semplice installazione militare? Forse perchè di nucleare non c'era assolutamente niente e il solo visibile era quello del loro reattore di Dimona nel deserto del Nejev? Questioni che al momento rimangono aperte.

 

Fonti ufficiali occidentali avrebbero confermato che Washington non avrebbe concesso ai sionisti il disco verde per l'azione militare: ma perchè ai sionisti 'serve' il benestare americano per fare i loro sporchi comodi nella regione? Non invasero forse unilateralmente e senza preavviso il Libano nel 1982? E non bombardarono il reattore iracheno di Tuwaitah l'anno prima? E infine non scatenarono le loro aggressioni contro il Libano e, più recentemente, contro la striscia di Gaza senza alcun 'permesso' americano?

 

Nel settembre 2008, un anno dopo gli avvenimenti in questione, il quotidiano inglese "The Guardian" - notoriamente filosionista - sosteneva che particelle di uranio sarebbero state ritrovate nei campioni recuperati dagli ispettori dell'AIEA recatisi nella località 'incriminata' nel giugno precedente. L'AIEA non ha mai confermato questa notizia. Il segretario generale della stessa agenzia atomica, Mohammad el Baradei, ha criticato inoltre fortemente l'operato di Tel Aviv che avrebbe colpito un installazione 'segreta' senza informarne l'organizzazione stessa.

 

Damasco dal canto suo ha sempre negato la presenza di un reattore nucleare ed il suo ministro degli Esteri, dr. Waleed Moallim, ha replicato alle ilazioni della stampa sionista e americana sostenendo che le tracce di uranio nei campioni analizzati sarebbero riconducibili alle bombe lanciate dai sionisti. E non sorprenderebbe affatto: l'entità sionista è la sola potenza nucleare del Vicino Oriente, non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare inoltre secondo quanto dichiarò l'ex presidente americano Jimmy Carter durante la sua visita del maggio 2008 in terrasanta , l'arsenale israeliano comprenderebbe almeno 150 ordigni atomici mentre , secondo l'inchiesta del giornalista americano, Robert Fisk, in occasione dell'aggressione contro il Libano i sionisti avrebbero utilizzato bombe all'uranio contro i villaggi meridionali del paese dei cedri.

 

Il direttore dell'AIEA , Mohammad el Baradei, nell'estate scorsa era tornato a criticare aspramente "Israele" sostenendo, durante una riunione svoltasi a Vienna in seno al consiglio direttivo dell'organizzazione di sorveglianza atomica, che gli israeliani mancassero di cooperazione e non aiutavano in alcun modo le indagini relative al cosiddetto "nucleare siriano".

Le pressioni esercitate sulla stampa mondiale dal regime di Tel Aviv , l'iniziativa militare contro un presunto impianto atomico siriano, le denuncie israeliane nei confronti di Teheran e di altri Stati arabi venivano ricondotte dal segretario dell'AIEA alla questione principale: che "Israele" fosse il solo autentico "pericolo nucleare" del Vicino Oriente.

 

In quell'occasione el Baradei replicò apertamente e con malcelato disprezzo alle insinuazioni dell'ambasciatore israeliano presso l'AIEA , Israel Michaeli, il quale aveva sostenuto la necessità di intensificare l'inchiesta contro Damasco ed "evitare il partito preso politico" quando si affrontava la questione del nucleare siriano. Il capo dell'AIEA rispose a muso duro all'intromissione sionista replicando: "Apprezzeremmo se voi cessaste di farci la predica. L'AIEA non agisce in maniera selettiva e applica il diritto e la legge internazionale. Quando Israele ha inviato unilateralmente i suoi militari in Siria bombardando quello che è stato definito come un impianto nucleare, ricordiamo che tale iniziativa ha nuociuto al lavoro dell'AIEA oltre a rappresentare una aperta violazione internazionale del diritto" ricordando come l'organismo abbia sempre chiesto al regime di Tel Aviv ampa collaborazione sull'episodio e di fornire prove sufficienti che Damasco stesse sviluppando armamenti nucleari nel sospetto impianto di Damat Dair al Zour.

 

A parlare ancora di atomica siriana è stato recentemente, il 21 ottobre scorso, il quotidiano sionista "Jerusalem Post" il quale ha pubblicato un reportage che non apporta niente di particolarmente interessante a quanto noto finora. Ha scritto Bennet Ramberg nell'articolo in questione:

"I rinnovati sforzi internazionali per mettere sotto controllo il programma atomico iraniano hanno messo in ombra un’altra minaccia nucleare irrisolta in Medio Oriente: quella della Siria. L’incapacità dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di far rivelare a Damasco la storia del suo reattore nucleare segreto con annessi e connessi suscita inquietanti interrogativi non solo sulle intenzioni nucleari del regime di Assad ma, più sostanzialmente, sulla capacità dell’AIEA di esercitare un effettivo controllo. A meno che la Siria non fornisca un resoconto completo, il suo riuscito ostruzionismo non farà che indebolire ulteriormente i tentativi internazionali di frenare la proliferazione. La consapevolezza internazionale che la Siria pone una minaccia nucleare è emersa solo nel settembre 2007 quando si ritiene che aerei israeliani abbiano distrutto un impianto nucleare in costruzione in una remota regione desertica nel nord-est del paese. L’attacco generò reazioni singolarmente smorzate da parte di Damasco e Gerusalemme, ma a Vienna la AIEA condannò il raid sostenendo che Israele avrebbe dovuto informare l’agenzia dell’installazione siriana. La riluttanza di Israele rispecchia il diffuso e crescente disagio per il fatto che la AIEA è diventata uno strumento vuoto quando si tratta di stanare i truffatori nucleari, e farli recedere una volta scoperti. Risultato: Gerusalemme, non potendosi permettere le esitazioni internazionali, a quanto pare ha deciso di fare da sé. Le riunioni del settembre 2009 del Board of Governors, composto da 35 nazioni, e della Conferenza Generale – il conclave annuale di tutti i membri dell’AIEA – hanno confermato una crescente preoccupazione per la proliferazione nucleare in Medio Oriente; ma si sono focalizzati quasi solo su Israele e sul fatto che abbandoni il suo programma. La Conferenza Generale ha solo deplorato con molto garbo Siria e Iran, chiedendo a entrambe di “cooperare pienamente con la AIEA nel quadro dei loro rispettivi impegni”. La dichiarazione riflette la strategia delle “lusinghe” – in pratica: ripetute richieste ai trasgressori nucleari di garantire trasparenza ed eliminare i traffici – che è diventata il marchio di fabbrica dell’agenzia quando si tratta di richiamare all’ordine i violatori. Questo approccio tende ad aumentare builds on la speranza che ben calibrati inviti a una maggiore apertura possano spingere i trasgressori a sentirsi meglio svelandosi. Ma troppo spesso la risposta è di tutt’altro segno. I violatori gettando qualche briciola, cui fanno seguito ulteriori preghiere da parte dell’agenzia. Il balletto si ripete, ma non arriva mai a una soddisfacente conclusione nel senso della non-proliferazione." (2)

 

Innanzitutto i sionisti danno per scontata l'esistenza di un reattore nucleare siriano che esiste, per il momento, esclusivamente nella loro immaginazione onnicomprensiva e sempre fantasiosa: l'identica immaginazione che ha fornito lampanti esempi di verità storiche de facto inesistenti. La propaganda sionista mira a persuadere che l'entità criminale sionista, ripetiamolo unica detentrice di armamenti nucleari nel Vicino Oriente, sia in perenne stato di minaccia dai vicini arabi, vittima di possibili rappresaglie qualora qualche Stato nella zona riuscisse a dotarsi di analoga capacità militare.

 

E' una strategia di dissuasione e di demonizzazione dei nemici che "Israele" attiva anche per guadagnarsi una solidarietà internazionale e meditare piani d'aggressione come quello ampiamente strombazzato ai quattro venti dai dirigenti sionisti di voler colpire i reattori nucleari iraniani. Mentre minaccia di incendiare l'intera regione "Israele", provocando un conflitto che potrebbe anche rivelarsi autodistruttivo per la stessa esistenza dello stato ebraico e che la diplomazia internazionale ha definito e qualificato a più riprese come un autentica catastrofe, punta l'indice contro Siria ed Iran perchè i due Stati musulmani supportano la resistenza di un popolo oppresso e sottomesso da sessant'anni e quella del vicino Libano dove Hizb'Allah ha già dimostrato l'invincibilità del nemico dell'uomo.

 

"Israele" invoca trasparenza e accusa la Siria (che è entrata nel Trattato di non proliferazione nucleare nel 1968 applicando le dovute tutele a un piccolo reattore di ricerca avviato a Damasco nel 1992) di 'nascondere' chissà quali misteriosi impianti atomici con la connivenza e la cooperazione nord-coreana ma dimentica che Dimona rimane off-limits per le ispezioni internazionali così come, su un piano squisitamente militare, il territorio occupato sciacallescamente dall'entità sionista resta al di fuori di qualsiasi possibile iniziativa 'onuista' e non si comprende come mai a New York si preoccupino tanto di inviare caschi blu e missioni 'umanitarie' nel Libano meridionale all'indomani di un'aggressione lanciata da Tel Aviv che è costata oltre 1400 morti e 3500 feriti libanesi mentre nessuno invoca il diritto internazionale per lo stanziamento di truppe 'di pace' sul territorio occupato dai sionisti.

 

Anche le cosiddette 'prove' ricercate dagli ispettori dell'AIEA non dimostrano che l'impianto siriano fosse adibito a ricerche nucleari. Nè è possibile definire 'occulto' un edificio che viene tranquillamente bombardato dall'aviazione sionista. Alle menzogne i sionisti aggiungono il ridicolo di considerare Damasco responsabile della sperimentazione atomica sostenendo che però resta un punto oscuro relativo a come i siriani intendessero estrarre plutonio usabile per armamenti in assenza di un impianto chimico d'estrazione...della serie se le dicono e se le cantano da soli senza rendersi conto neanche dell'incongruità di quanto sostengono.

 

Dulcis in fondo ecco come l'editorialista del "Jerusalem Post" si permette pure la 'chiosa' nel suo 'memorabile' intervento - autentica sequela di falsità e menzogne nel miglior stile giudaico - sostenendo: "La ripetuta opposizione alla trasparenza da parte di Damasco solleva naturalmente degli interrogativi su cosa stia nascondendo il regime di Assad. Ma il comportamento della Siria esige anche una risposta su una questione altrettanto sostanziale: la comunità internazionale come deve trattare i violatori, attuali e futuri?" (3)

 

Già , ci chiediamo, come dovrebbero trattare coloro i quali si sono arrogati il diritto alla fabbricazione unilaterale, senza firme di trattati internazionali, violando tutte le leggi vigenti, facendosi beffa dell'AIEA e dell'ONU e di tutti gli organismi preposti al controllo internazionale dell'energia atomica e disponendo da quarant'anni di uno dei più formidabili arsenali nucleari che peraltro sarebbe anche strategicamente e ricattatoriamente inserito su ordigni puntati contro diverse capitali arabe ed europee?

 

Come l'ONU e l'AIEA dovrebbero trattare i violatori di sempre, soli destabilizzatori della pace nel Vicino Oriente, entità criminale occupante una terra altrui, direttivo di sedizione e menzogna e centro della violenza che da oltre sessant'anni viene perpetrata nella Palestina occupata? E cosa dovrebbero fare qualora "Israele" inimicandosi qualche esecutivo europeo minacciasse nucleari rappresaglie?

 

Niente! Perchè l'ONU esiste solo per rispondere ai desiderata e ai diktat sinagogico-sistemici dell'establishment mondialista composto da soggetti ebrei e filo-ebraici che, da Washington a Roma, da Parigi a Londra e fino a Tel Aviv rispondono unicamente agli imput direttivi ed alle 'consegne' della Sinagoga Mondiale che controlla esecutivi e apparati, politica ed economia, commerci e finanza dell'Occidente pecorilmente belante in 'osanna' alla gloria eterna passata, presente e futura d'Israele che si ritiene orologio della storia e barometro delle intemperie della politica mondiale.

La questione del nucleare, concludendo, si ricollega direttamente al diritto dei paesi produttori di petrolio di avere la facoltà di investire su altre forme di energia in vista della fine dell'epoca dell'oro nero. E' in questa direzione che si sono mossi i principali paesi musulmani, l'Iraq, l'Iran e le petrolmonarchie del Golfo, che puntano su forme di energia rinnovabile e sul nucleare civile come venne apertamente dichiarato e sottoscritto anche in occasione del summit della Lega Araba del 2007.

 

Niente di più ma niente di meno. E se consideriamo che la Siria non è neanche un paese produttore di petrolio ed è costretta ad importarlo da Iran e Libia si può arrivare a comprendere anche l'eventuale interesse siriano alla ricerca nucleare che non ha niente a che vedere con l'ipotesi avanzata dai sionisti e dai loro compari americani di fabbricare armamenti e ordigni atomici.

Richiesta quella di arrivare al nucleare civile peraltro ribadita proprio dallo stesso presidente siriano, Bashar el Assad, in occasione del summit arabo del giugno 2008 quando Damasco dichiarò indiscutibile il diritto che hanno i paesi arabi di accedere all'energia nucleare per scopi civili.

 

 L'arrogante atteggiamento sionista, le reiterate accuse statunitensi e l'opinionismo sinagogico-sistemico che  
 a livello mondiale intende creare "casi" laddove non esistono non possono intromettersi nè bloccare una scelta di  
 civiltà che è diritto insindacabile di ogni nazione la quale - sia che si tratti dell'Iran o della Corea del Nord, dell'Italia  
 o di altre nazioni al di là delle 'attenzioni' dei controllori di "Israele" - deve rispondere principalmente alle proprie  
 esigenze di sviluppo industriale ed alle pianificazioni della propria produzione. 

Il resto sono solo 'ciancie' sioniste e propaganda a stelle e strisce che non modificano nè spostano di un millimetro la volontà nè dell'Iran nè della Siria di sfruttamento, ricerca, applicazione della tecnologia moderna.

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"

 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/DagobertoHB_attenzioni_si...

 

 

 

Note - 

1 - Farid Ghadry - "L'iniziativa nucleare siriana è una minaccia strategica" - dal "New York Sun" del 21. Giugno 2008 articolo riportato dal sito internet filosionista www.loccidentale.it ;


2  - Bennet Ramberg - "Non dimentichiamo l'atomica siriana" - dal "Jerusalem Post" del 21.
Ottobre 2009;

3 -  Bennet Ramberg - articolo citato;

 

 

11:45 Scritto da: metropolista in Mondo Arabo: SIRIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook