'ATTENZIONI' SIONISTE :
L'AFFAIRE DEL NUCLEARE SIRIANO
di Dagoberto Husayn Bellucci
L'accampamento militar-terroristico sionista occupante la Terra Santa di Palestina, unica entità che disponga di armi nucleari peraltro 'puntate' strategicamente e ricattatoriamente contro diverse capitali europee come dichiarato direttamente da fonti ebraiche e soggetti interni al governo di Tel Aviv, 'solertemente' accende i riflettori massmediatici contro ipotetiche minacce alla sua "sicurezza nazionale" per distogliere l'attenzione dai quotidiani crimini commessi dalla banditaglia kippizzata denominata "Israel Defence Force" (alias "tsahal") che ha reso l'intero perimetro geostrategico palestinese un autentico mattatoio a cielo aperto. Le menzogne disinformative della propaganda sionista rappresentano niente meno che la ricattatoria prassi di una
mentalità 'abituata' a sovvertire, deformare e confondere avvenimenti e notizie dinanzi all'opinione pubblica internazionale per 'raccattare' solidarietà e complici assensi alle proprie politiche genocide.
Dinanzi alla distorsione informativa sionista, che mira a compromettere le nazioni dell'Occidente giudaico-mondialista allineandole ai propri diktat ed ai propri interessi strategici, il mondo arabo-islamico 'pecca' di un ritardo controinformativo 'secolare' laddove occorrerebbe, al contrario, una attenzione maggiore rispetto ai meccanismi di sfruttamento relativi al controllo dei mass media, alla loro interazione ed influenza rispetto alle società ed alla politica e soprattutto una più approfondita analisi di quelli che sono i risultati fattuali che l'entità criminale sionista è riuscita a cogliere innalzando a dogma supremo ed indiscutibile la favoletta dell'olocausto di sei milioni di soggetti di razza ebraica liquidati durante l'ultimo conflitto mondiale.
La disintegrazione del mito dell'olocausto ebraico rappresenta pertanto una condizione sine qua non irrinunciabile per squarciare il velo di pietismo, le compromissioni, l'accondiscendenza benevola e il belante 'ossannamento' sistemico che in Occidente si alza in cielo ogni qualvolta "Israele" viene chiamato in causa a rispondere del proprio operato criminale. Il dogma olocaustico annulla le voci del dissenso e di facto pietrifica da oltre mezzo secolo l'azione diplomatica che l'Europa in particolare cerca di svolgere al fine di ottenere un ruolo moderatore nella annosa questione che oppone i palestinesi ed il mondo arabo-islamico alle mire espansionistico-strategiche dei criminali dalla stella di Davide.
In merito alla superficialità con la quale il mondo arabo e islamico ha spesso utilizzato i mezzi d'informazione crediamo basti e avanzi quanto, parlando cinque anni or sono dalla televisione libanese "al Manar" legata al movimento sciita di Hizb'Allah, dichiarato dal dr. Maynard ex direttore della televisione Tele France International per il quale risultava oggettivamente lapalissiano il ritardo e l'inefficacia con i quali venivano trattate le principali questioni connesse ai media all'interno delle diverse realtà arabe.
Sostenendo legittimamente che la prima guerra è quella dell'informazione, la quale 'anticipa' e 'legittima' eventuali scatenamenti di conflitti e guerre 'guerreggiate', l'ospite francese dagli studi di "Manar" invitava il mondo arabo a riprendere le redini dei 'palinsesti' televisivo-informatici valutando una serie di indiscutibili avvenimenti che, precedentemente, avevano portato acqua al mulino della causa sionista e autentiche frottole raccontate a livello globale dai principali network internazionali e rilanciate dalle grandi agenzie di stampa sostanzialmente tutte in mani sioniste e filo-sioniste (Reuters, FrancePresse, AFP ecc ecc).
Tra le questioni sollevate allora vi furono la rielezione dell'ex presidente americano George W. Bush nel 2004, il 'confinamento' politico e l'isolamento umano al quale sarà sottoposto per anni l'allora leader palestinese Yasser Arafat e la messa al bando della tv di Hizb'Allah in Europa e in Sud America oscurata a livello satellitare perchè "incitante all'antisemitismo". Tutte e tre le questioni sollevate risultavano 'conformi' considerando l'indiscutibile ruolo che avevano giocato i media nel deformare fatti ed eventi al fine di compiacere il Potere e le pressioni lobbistico-ricattatorie sioniste-statunitensi.
Bush potè così essere tranquillamente rieletto per proseguire la sua politica d'esportazione terroristica della democrazia e le sue guerre asimmetriche anche dinanzi alle manifestazioni popolari 'globali' contro le occupazioni militari di Afghanistan ed Iraq e soprattutto in barba ai crimini commessi dalle truppe d'occupazioni statunitensi a Abu Ghraib, all'ignominia del campo di concentramento di Guantanamo, alla stessa soppressione di alcune libertà e dei diritti civili garantite costituzionalmente all'interno del sistema giudiziario americano (e senza voler parlare delle menzogne relative alle "armi chimiche", "di distruzione di massa", "di sterminio" che avrebbero fatto parte della 'dotazione' militare irachena e che si rivelarono una colossale frode ai danni dell'opinione pubblica mondiale).
Allo stesso modo Yasser Arafat fino a pochi mesi prima considerato il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, il legittimo rappresentante di un popolo e l'uomo della 'pace' firmata solennemente a Camp David assieme a Yiktzak Rabin e Shimon Peres divenne facilmente, all'indomani dell'attacco terroristico contro New York ed il Pentagono dell'11 settembre 2001, etichettato, bollato e demonizzato dal regime di occupazione sionista allora retto dal macellaio di Sabra e Chatila, Ariel Sharon, che iniziò una martellante campagna disinformativa sostenendo che anche "Israele" aveva il "suo" Bin Laden da combattere...sappiamo tutti quanti com'è finita l'avventura terrena di "mr. Palestine".
E, dulcis in fondo, la sostanziale inattività con la quale "Al Manar" apprese la notizia dell'oscuramento satellitare dei suoi programmi in Europa e successivamente in tutta l'America Latina che destò non poco stupore e rimane uno dei provvedimenti più discutibili relativi alla tanto sbandierata e propagandata libertà d'espressione occidentale.
Tant'è queste le 'premesse' necessarie per aprire il fronte d'analisi relativo all'ennesimo tentativo demonizzante proveniente dalla fervida immaginazione e dalla mai disinteressata attitudine sionista alla menzogna ed alla manipolazione della verità ovvero la questione del presunto "nucleare siriano".
Mentre il mondo intero e l'opinione pubblica internazionale sono 'rivolti' a dare una svolta al tira e molla ed ai balletti diplomatico-politici che vedono confrontarsi Occidente e Repubblica Islamica dell'Iran in merito ai processi di arricchimento dell'uranio ed al sempre preteso possibile uso bellico della tecnologia atomica da parte della Teocrazia shi'ita (siamo sempre nel 'mondo' delle ipotesi, delle 'favole' e del 'potrebbero' ...e assai lontani soprattutto dall'indicare nell'emporio criminale ebraico in Palestina la sola, autentica, affatto virtuale minaccia alla pace e alla stabilità regionali del Vicino Oriente) i 'solerti' controllori sionisti 'aprono' un nuovo 'fronte' disinformativo-demonizzante indicando nella Repubblica Araba di Siria un possibile nuovo caso di violazione del diritto internazionale e un ipotetico nuovo candidato a far parte di quel "club nucleare" che rimane sostanzialmente patrimonio delle nazioni imperialistiche e dei loro alleati.
Ora, sia detto per inciso, che a (s)proloquiare di violazione del diritto internazionale e ad allarmarsi siano proprio i dirigenti 'nuclearizzati' di Tel Aviv e del regime d'occupazione sionista fa sostanzialmente sorridere considerando che proprio "Israele" rappresenta, in merito, un lampante esempio di quarantennale violazione di tutte le regole internazionali, il solo stato atomico della zona e il principale 'pirata' di tecnologia nucleare per usi militari come documentato abbondantemente dal fisico nucleare israeliano Mordechai Vanunu.
Tant'è i sionisti si permettono di infischiarsene altamente del diritto internazionale, delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dei controlli dell'AIEA e di tutto l'"ambarabam" critico-polemico proveniente dal mondo arabo e dai pochi uomini liberi che in Occidente ancora cercano di squarciare il velo dell'omertà sistemica e delle menzogne propagandistiche ebraiche: perchè "Israele", stato-pirata e occupante territori altrui, responsabile di eccidi e stragi a destra e a manca, non solo non ha mai firmato nè riconosciuto il Trattato di non proliferazione ma fondamentalmente se ne infischia di tutto il 'circo' mediatico che, peraltro, 'sapientemente' i suoi 'controllori' - disseminati in ogni redazione giornalistica o televisiva e 'sparpagliati' ovunque a diffondere menzogne su menzogne - sanno 'pilotare' e dirigere contro 'altrui' obiettivi.
Ultimo in ordine di tempo la presunta "minaccia nucleare siriana". Vediamo di capirci qualcosa. Notizie sull'interessamento siriano rispetto alle ricerche nucleari saltarono fuori due anni or sono in occasione di uno strano incidente che coinvolse una cinquantina di militari e, successivamente, quando nel settembre 2007 l'aviazione sionista compì un raid aereo che andava a violare lo spazio aereo nazionale siriano. Damasco in sede Onu dichiarò che quest'aggressione non sarebbe rimasta impunita e, da allora, gli ambienti del Sionismo internazionali cominciarono un 'battage' massmediatico contro la Siria sostenendo che, con l'aiuto della Corea del Nord, stesse cercando di costruire un reattore nucleare (le fonti ovviamente furono fornite dall'intelligence statunitense e dal Mossad).
La Cia americana informò diversi parlamentari americani della volontà siriana di sviluppare un programma nucleare fuorilegge chiamando in causa Pyoniyang. Ecco il 'resoconto' allarmistico-demonizzante con il quale ne parlò un anno or sono Farid Ghadry , collaboratore del quotidiano "New York Sun" (...Jew York , la 'grande mela' ...'bacata' dall'infezione ebraica...): " Le minacce diplomatiche e le suppliche tanto gradite agli USA, all'Unione Europea e a diversi alleati arabi, non sono servite a scoraggiare il regime siriano, che da lungo tempo percorre i binari di una politica ostile alla sicurezza occidentale. Le rivelazioni dell'intelligence, mostrate ai funzionari americani, segnalavano inoltre la presenza di un reattore nucleare già costruito sulle sponde del fiume Eufrate, nel cuore del deserto siriano. Il programma nucleare siriano era in cantiere già dalla fine degli anni '90. Tra quelle che abbiamo visto la foto più scottante di tutte ritraeva il capo della commissione nucleare siriana insieme al direttore nord-coreano della centrale nucleare di Yongbyon.
Un documento sul nucleare siriano, presentato dall'intelligence USA, evidenza come le relazioni tra Damasco e la Corea del Nord fossero profonde ed elastiche. I funzionari dell'organizzazione nucleare nord coreana si sono più volte recati in Siria segretamente nel 2007, mentre il governo di Assad ha fatto enormi sacrifici per tenere nascosta questa attività agli occhi del mondo. Il documento è stato esplicito: gli sforzi nucleari della Siria e le regole di cooperazione con i tecnici nord coreani non indicavano alcuna "intenzione pacifica". Due dittature, nonostante l'enorme distanza che le separa, sono riuscite a instaurare una relazione simbiotica. I diversi approcci di tipo pragmatico che la diplomazia occidentale ha tentato nei confronti dei regimi di Pyongyang e Damasco, hanno portato pochi risultati concreti, se non nessuno. (...) I siriani stanno seguendo uno schema molto familiare, un modo di agire ideato da Saddam Hussein. Come i documenti rinvenuti negli archivi segreti del regime hanno dimostrato, Hussein ha inventato una complessa politica estera che si reggeva sul terrore e sulla minaccia del terrore come strumenti di governo principali. Gli appelli per un dialogo basato su interessi comuni con l'Occidente erano solamente un mero esercizio retorico, fatto d'inganni e falsità." (1)
Accusata di tutto e del suo contrario la Repubblica Araba di Siria non ha mai svolto ricerche nucleari militari e questa serie di boutade disinformative mirano ovviamente solo ed esclusivamente ad indicare in Damasco una minaccia che i sionisti vorrebbero eliminare: minaccia ai loro interessi strategico-militari nella regione, ultimo ostacolo a qualsivoglia processo di 'israelizzazione' dell'area, assoluto nemico storico contro il quale "Israele" rimane in costante allerta e verso il quale non rinuncia a lanciare i suoi strali. La Siria è un problema per i sionisti perchè, oltre a sostenere le Resistenze Nazionali del Libano (Hizb'Allah) e della Palestina (Hamas e gli altri movimenti rivoluzionari palestinesi che hanno le loro basi nella capitale siriana) è il principale alleato arabo di Teheran. Ed è allo stesso tempo un problema per l'amministrazione statunitense che, soprattutto dall'insediamento dell'abbronzato Obama, non rinuncia a pronunciarsi in direzione di Damasco altalenando 'avanches' diplomatiche a minacce in una sorta di 'bastone e carota' che dovrebbe assecondare i dirigenti siriani a rompere le relazioni con l'Iran e quindi allinearsi più o meno di buon grado alle politiche filo-occidentali del restante mondo arabo 'kippizzato' a dovere dall'Egitto alla Giordania fino alle petrolmonarchie del Golfo.
La Siria al contrario, retta autorevolmente da Bashar el Assad, non arretra di un millimetro nè rinuncia alla sua politica di ostruzione e contrapposizione nei confronti dell'entità criminale sionista (con la quale ha un conto in sospeso da quarant'anni occupando "Israele" le alture del Golan oramai dalla guerra dei Sei Giorni del 67 ed avendole annesse al proprio territorio nazionale agli inizi degli anni Ottanta) mentre denuncia i crimini commessi dagli americani nella regione e i loro programmi di sedizione e destabilizzazione per quanto concerne il Libano e l'Irak con i quali Damasco confina.
La questione del nucleare siriano oltretutto è fondamentale perchè, nel perimetro geostrategico vicinorientale, si ricollega indiscutibilmente con alcuni episodi recenti alquanto sospetti fra i quali impossibile non ricordare la misteriosa uccisione, avvenuta nello scorso agosto, del generale siriano Muhammad Sulaiman, braccio destro del presidente ed incaricato di intrattenere le relazioni con l’Aiea. Qualcuno suggerisce che Sulaiman sia stato ucciso per non essere interrogato sulla questione del nucleare, mentre il governo siriano ha accusato "Israele" di essere il mandante dell’omicidio.
Quello della scomparsa del Gen. Sulaiman è un altro mistero che si aggiunge all’intricata realtà della zona e si potrebbe anche collegare ad altri oscuri segreti nella regione, come quello dell’uccisione a Damasco del comandante militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh, o l’autentico enigma che ancora rimane insoluto relativo all’attentato del febbraio 2005 che costò la vita al primo ministro libanese Rafiq Hariri, di cui la Siria sarebbe ritenuta responsabile senza che, finora, siano state prodotte prove realmente attendibili sul coinvolgimento dei Mukhabarat (i servizi d'intelligence) siriani. Al contrario dopo quattro anni la pista che viene maggiormente seguita rimane quella di un coinvolgimento diretto di agenti del Mossad sempre operativo in terra libanese e interessato a seminar zizzazia e sedizione fomentando odio e violenza come, di fatto, avverrà nel paese dei cedri all'indomani del massacro di San Valentino.
Il bombardamento sionista del 6 settembre 2007 colpì un presunto "reattore atomico" in costruzione - secondo quanto riportarono i media occidentali - nella regione di Deir el Zor. L'unica certezza di quell'episodio rimane l'azione terroristica portata a termine dall'aviazione dalla stella di Davide perchè le prove presentate e le dichiarazioni ufficiali dei governi coinvolti non sono a tutt'oggi sufficiente per stabilire se effettivamente quello che si stava costruendo in Siria con l'aiuto di tecnici nord-coreani fosse un vero e proprio reattore atomico. A sostenerlo ovviamente assieme ai sionisti è l'amministrazione statunitense mentre , secondo Damasco, quello che sarebbe stato bombardato e distrutto era semplicemente un edificio militare. Gli ispettori dell'AIEA finora non hanno potuto nè smentire nè confermare le due versioni il che la dice lunga soprattutto sulla volontà americana di creare un possibile nuovo casus belli nel Vicino Oriente.
Innanzitutto occorre ricordare come la notizia del raid aereo israeliano fosse stata diffusa da fonti americane secondo le quali un commado di aerei da caccia F15 con la stella di Davide avrebbero attaccato un reattore nucleare ad al-Kibar, ad una centinaio di chilometri dal confine iracheno e violando durante l'operazione anche lo spazio aereo della Turchia. La presenza di questo reattore era stata documentata dagli Stati Uniti che avrebbero allertato i servizi di sicurezza dell'entità sionista sulla base di informazioni relative ad un cargo battente bandiera nord-coreana definito 'sospetto' e che, immediatamente, divenne la prova provata di una collaborazione nucleare siro-nordcoreana.
Immediatamente le dirette interessate, Siria e Corea del Nord, smentirono qualsiasi collaborazione nucleare, criticando duramente l'attacco, minacciando - da parte siriana - reazioni a questo raid aereo mentre i sionisti confermarono la notizia dell'attacco solamente un mese più tardi omettendo però di fornire ulteriori particolari. Ovviamente viene da chiedersi come mai un intelligence ed un esecutivo così 'efficienti' come quelli di Tel Aviv non fornirono alcuna prova nè documentazioni, nè riprese aeree del raid compiuto contro la Siria e perchè mai la notizia di pubblico dominio sparì immediatamente dai notiziari e dalla carta stampata mondiale: forse perchè non c'era niente da 'provare'? Forse perchè i solerti 'difensori dell'Occidente' con la stella di Davide avevano clamorosamente sbagliato bersaglio colpendo una semplice installazione militare? Forse perchè di nucleare non c'era assolutamente niente e il solo visibile era quello del loro reattore di Dimona nel deserto del Nejev? Questioni che al momento rimangono aperte.
Fonti ufficiali occidentali avrebbero confermato che Washington non avrebbe concesso ai sionisti il disco verde per l'azione militare: ma perchè ai sionisti 'serve' il benestare americano per fare i loro sporchi comodi nella regione? Non invasero forse unilateralmente e senza preavviso il Libano nel 1982? E non bombardarono il reattore iracheno di Tuwaitah l'anno prima? E infine non scatenarono le loro aggressioni contro il Libano e, più recentemente, contro la striscia di Gaza senza alcun 'permesso' americano?
Nel settembre 2008, un anno dopo gli avvenimenti in questione, il quotidiano inglese "The Guardian" - notoriamente filosionista - sosteneva che particelle di uranio sarebbero state ritrovate nei campioni recuperati dagli ispettori dell'AIEA recatisi nella località 'incriminata' nel giugno precedente. L'AIEA non ha mai confermato questa notizia. Il segretario generale della stessa agenzia atomica, Mohammad el Baradei, ha criticato inoltre fortemente l'operato di Tel Aviv che avrebbe colpito un installazione 'segreta' senza informarne l'organizzazione stessa.
Damasco dal canto suo ha sempre negato la presenza di un reattore nucleare ed il suo ministro degli Esteri, dr. Waleed Moallim, ha replicato alle ilazioni della stampa sionista e americana sostenendo che le tracce di uranio nei campioni analizzati sarebbero riconducibili alle bombe lanciate dai sionisti. E non sorprenderebbe affatto: l'entità sionista è la sola potenza nucleare del Vicino Oriente, non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare inoltre secondo quanto dichiarò l'ex presidente americano Jimmy Carter durante la sua visita del maggio 2008 in terrasanta , l'arsenale israeliano comprenderebbe almeno 150 ordigni atomici mentre , secondo l'inchiesta del giornalista americano, Robert Fisk, in occasione dell'aggressione contro il Libano i sionisti avrebbero utilizzato bombe all'uranio contro i villaggi meridionali del paese dei cedri.
Il direttore dell'AIEA , Mohammad el Baradei, nell'estate scorsa era tornato a criticare aspramente "Israele" sostenendo, durante una riunione svoltasi a Vienna in seno al consiglio direttivo dell'organizzazione di sorveglianza atomica, che gli israeliani mancassero di cooperazione e non aiutavano in alcun modo le indagini relative al cosiddetto "nucleare siriano".
Le pressioni esercitate sulla stampa mondiale dal regime di Tel Aviv , l'iniziativa militare contro un presunto impianto atomico siriano, le denuncie israeliane nei confronti di Teheran e di altri Stati arabi venivano ricondotte dal segretario dell'AIEA alla questione principale: che "Israele" fosse il solo autentico "pericolo nucleare" del Vicino Oriente.
In quell'occasione el Baradei replicò apertamente e con malcelato disprezzo alle insinuazioni dell'ambasciatore israeliano presso l'AIEA , Israel Michaeli, il quale aveva sostenuto la necessità di intensificare l'inchiesta contro Damasco ed "evitare il partito preso politico" quando si affrontava la questione del nucleare siriano. Il capo dell'AIEA rispose a muso duro all'intromissione sionista replicando: "Apprezzeremmo se voi cessaste di farci la predica. L'AIEA non agisce in maniera selettiva e applica il diritto e la legge internazionale. Quando Israele ha inviato unilateralmente i suoi militari in Siria bombardando quello che è stato definito come un impianto nucleare, ricordiamo che tale iniziativa ha nuociuto al lavoro dell'AIEA oltre a rappresentare una aperta violazione internazionale del diritto" ricordando come l'organismo abbia sempre chiesto al regime di Tel Aviv ampa collaborazione sull'episodio e di fornire prove sufficienti che Damasco stesse sviluppando armamenti nucleari nel sospetto impianto di Damat Dair al Zour.
A parlare ancora di atomica siriana è stato recentemente, il 21 ottobre scorso, il quotidiano sionista "Jerusalem Post" il quale ha pubblicato un reportage che non apporta niente di particolarmente interessante a quanto noto finora. Ha scritto Bennet Ramberg nell'articolo in questione:
"I rinnovati sforzi internazionali per mettere sotto controllo il programma atomico iraniano hanno messo in ombra un’altra minaccia nucleare irrisolta in Medio Oriente: quella della Siria. L’incapacità dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) di far rivelare a Damasco la storia del suo reattore nucleare segreto con annessi e connessi suscita inquietanti interrogativi non solo sulle intenzioni nucleari del regime di Assad ma, più sostanzialmente, sulla capacità dell’AIEA di esercitare un effettivo controllo. A meno che la Siria non fornisca un resoconto completo, il suo riuscito ostruzionismo non farà che indebolire ulteriormente i tentativi internazionali di frenare la proliferazione. La consapevolezza internazionale che la Siria pone una minaccia nucleare è emersa solo nel settembre 2007 quando si ritiene che aerei israeliani abbiano distrutto un impianto nucleare in costruzione in una remota regione desertica nel nord-est del paese. L’attacco generò reazioni singolarmente smorzate da parte di Damasco e Gerusalemme, ma a Vienna la AIEA condannò il raid sostenendo che Israele avrebbe dovuto informare l’agenzia dell’installazione siriana. La riluttanza di Israele rispecchia il diffuso e crescente disagio per il fatto che la AIEA è diventata uno strumento vuoto quando si tratta di stanare i truffatori nucleari, e farli recedere una volta scoperti. Risultato: Gerusalemme, non potendosi permettere le esitazioni internazionali, a quanto pare ha deciso di fare da sé. Le riunioni del settembre 2009 del Board of Governors, composto da 35 nazioni, e della Conferenza Generale – il conclave annuale di tutti i membri dell’AIEA – hanno confermato una crescente preoccupazione per la proliferazione nucleare in Medio Oriente; ma si sono focalizzati quasi solo su Israele e sul fatto che abbandoni il suo programma. La Conferenza Generale ha solo deplorato con molto garbo Siria e Iran, chiedendo a entrambe di “cooperare pienamente con la AIEA nel quadro dei loro rispettivi impegni”. La dichiarazione riflette la strategia delle “lusinghe” – in pratica: ripetute richieste ai trasgressori nucleari di garantire trasparenza ed eliminare i traffici – che è diventata il marchio di fabbrica dell’agenzia quando si tratta di richiamare all’ordine i violatori. Questo approccio tende ad aumentare builds on la speranza che ben calibrati inviti a una maggiore apertura possano spingere i trasgressori a sentirsi meglio svelandosi. Ma troppo spesso la risposta è di tutt’altro segno. I violatori gettando qualche briciola, cui fanno seguito ulteriori preghiere da parte dell’agenzia. Il balletto si ripete, ma non arriva mai a una soddisfacente conclusione nel senso della non-proliferazione." (2)
Innanzitutto i sionisti danno per scontata l'esistenza di un reattore nucleare siriano che esiste, per il momento, esclusivamente nella loro immaginazione onnicomprensiva e sempre fantasiosa: l'identica immaginazione che ha fornito lampanti esempi di verità storiche de facto inesistenti. La propaganda sionista mira a persuadere che l'entità criminale sionista, ripetiamolo unica detentrice di armamenti nucleari nel Vicino Oriente, sia in perenne stato di minaccia dai vicini arabi, vittima di possibili rappresaglie qualora qualche Stato nella zona riuscisse a dotarsi di analoga capacità militare.
E' una strategia di dissuasione e di demonizzazione dei nemici che "Israele" attiva anche per guadagnarsi una solidarietà internazionale e meditare piani d'aggressione come quello ampiamente strombazzato ai quattro venti dai dirigenti sionisti di voler colpire i reattori nucleari iraniani. Mentre minaccia di incendiare l'intera regione "Israele", provocando un conflitto che potrebbe anche rivelarsi autodistruttivo per la stessa esistenza dello stato ebraico e che la diplomazia internazionale ha definito e qualificato a più riprese come un autentica catastrofe, punta l'indice contro Siria ed Iran perchè i due Stati musulmani supportano la resistenza di un popolo oppresso e sottomesso da sessant'anni e quella del vicino Libano dove Hizb'Allah ha già dimostrato l'invincibilità del nemico dell'uomo.
"Israele" invoca trasparenza e accusa la Siria (che è entrata nel Trattato di non proliferazione nucleare nel 1968 applicando le dovute tutele a un piccolo reattore di ricerca avviato a Damasco nel 1992) di 'nascondere' chissà quali misteriosi impianti atomici con la connivenza e la cooperazione nord-coreana ma dimentica che Dimona rimane off-limits per le ispezioni internazionali così come, su un piano squisitamente militare, il territorio occupato sciacallescamente dall'entità sionista resta al di fuori di qualsiasi possibile iniziativa 'onuista' e non si comprende come mai a New York si preoccupino tanto di inviare caschi blu e missioni 'umanitarie' nel Libano meridionale all'indomani di un'aggressione lanciata da Tel Aviv che è costata oltre 1400 morti e 3500 feriti libanesi mentre nessuno invoca il diritto internazionale per lo stanziamento di truppe 'di pace' sul territorio occupato dai sionisti.
Anche le cosiddette 'prove' ricercate dagli ispettori dell'AIEA non dimostrano che l'impianto siriano fosse adibito a ricerche nucleari. Nè è possibile definire 'occulto' un edificio che viene tranquillamente bombardato dall'aviazione sionista. Alle menzogne i sionisti aggiungono il ridicolo di considerare Damasco responsabile della sperimentazione atomica sostenendo che però resta un punto oscuro relativo a come i siriani intendessero estrarre plutonio usabile per armamenti in assenza di un impianto chimico d'estrazione...della serie se le dicono e se le cantano da soli senza rendersi conto neanche dell'incongruità di quanto sostengono.
Dulcis in fondo ecco come l'editorialista del "Jerusalem Post" si permette pure la 'chiosa' nel suo 'memorabile' intervento - autentica sequela di falsità e menzogne nel miglior stile giudaico - sostenendo: "La ripetuta opposizione alla trasparenza da parte di Damasco solleva naturalmente degli interrogativi su cosa stia nascondendo il regime di Assad. Ma il comportamento della Siria esige anche una risposta su una questione altrettanto sostanziale: la comunità internazionale come deve trattare i violatori, attuali e futuri?" (3)
Già , ci chiediamo, come dovrebbero trattare coloro i quali si sono arrogati il diritto alla fabbricazione unilaterale, senza firme di trattati internazionali, violando tutte le leggi vigenti, facendosi beffa dell'AIEA e dell'ONU e di tutti gli organismi preposti al controllo internazionale dell'energia atomica e disponendo da quarant'anni di uno dei più formidabili arsenali nucleari che peraltro sarebbe anche strategicamente e ricattatoriamente inserito su ordigni puntati contro diverse capitali arabe ed europee?
Come l'ONU e l'AIEA dovrebbero trattare i violatori di sempre, soli destabilizzatori della pace nel Vicino Oriente, entità criminale occupante una terra altrui, direttivo di sedizione e menzogna e centro della violenza che da oltre sessant'anni viene perpetrata nella Palestina occupata? E cosa dovrebbero fare qualora "Israele" inimicandosi qualche esecutivo europeo minacciasse nucleari rappresaglie?
Niente! Perchè l'ONU esiste solo per rispondere ai desiderata e ai diktat sinagogico-sistemici dell'establishment mondialista composto da soggetti ebrei e filo-ebraici che, da Washington a Roma, da Parigi a Londra e fino a Tel Aviv rispondono unicamente agli imput direttivi ed alle 'consegne' della Sinagoga Mondiale che controlla esecutivi e apparati, politica ed economia, commerci e finanza dell'Occidente pecorilmente belante in 'osanna' alla gloria eterna passata, presente e futura d'Israele che si ritiene orologio della storia e barometro delle intemperie della politica mondiale.
La questione del nucleare, concludendo, si ricollega direttamente al diritto dei paesi produttori di petrolio di avere la facoltà di investire su altre forme di energia in vista della fine dell'epoca dell'oro nero. E' in questa direzione che si sono mossi i principali paesi musulmani, l'Iraq, l'Iran e le petrolmonarchie del Golfo, che puntano su forme di energia rinnovabile e sul nucleare civile come venne apertamente dichiarato e sottoscritto anche in occasione del summit della Lega Araba del 2007.
Niente di più ma niente di meno. E se consideriamo che la Siria non è neanche un paese produttore di petrolio ed è costretta ad importarlo da Iran e Libia si può arrivare a comprendere anche l'eventuale interesse siriano alla ricerca nucleare che non ha niente a che vedere con l'ipotesi avanzata dai sionisti e dai loro compari americani di fabbricare armamenti e ordigni atomici.
Richiesta quella di arrivare al nucleare civile peraltro ribadita proprio dallo stesso presidente siriano, Bashar el Assad, in occasione del summit arabo del giugno 2008 quando Damasco dichiarò indiscutibile il diritto che hanno i paesi arabi di accedere all'energia nucleare per scopi civili.
L'arrogante atteggiamento sionista, le reiterate accuse statunitensi e l'opinionismo sinagogico-sistemico che
a livello mondiale intende creare "casi" laddove non esistono non possono intromettersi nè bloccare una scelta di
civiltà che è diritto insindacabile di ogni nazione la quale - sia che si tratti dell'Iran o della Corea del Nord, dell'Italia
o di altre nazioni al di là delle 'attenzioni' dei controllori di "Israele" - deve rispondere principalmente alle proprie
esigenze di sviluppo industriale ed alle pianificazioni della propria produzione.
Il resto sono solo 'ciancie' sioniste e propaganda a stelle e strisce che non modificano nè spostano di un millimetro la volontà nè dell'Iran nè della Siria di sfruttamento, ricerca, applicazione della tecnologia moderna.
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/DagobertoHB_attenzioni_si...
Note -
1 - Farid Ghadry - "L'iniziativa nucleare siriana è una minaccia strategica" - dal "New York Sun" del 21. Giugno 2008 articolo riportato dal sito internet filosionista www.loccidentale.it ;
2 - Bennet Ramberg - "Non dimentichiamo l'atomica siriana" - dal "Jerusalem Post" del 21. Ottobre 2009;
3 - Bennet Ramberg - articolo citato;