22/07/2010

Le milizie betarine

Le Milizie Betarine

20/07/2010 ·

SQUADRACCE  TEPPISTE  EBRAICHE

 

di Dagoberto Husayn Bellucci

 “Betar,

Dalla fossa, putredine e polvere

Nascera’ una stirpe

Dal sangue e dal sudore

Fiera, generosa e ferma

Betar catturata

Yofdat, Massada

Si rialzeranno nella forza e nello splendore (Hadar)

 

Hadar

Ebreo, persino nella miseria

Tu sei un principe

Che tu sia schiavo o vagabondo

Nascesti figlio di re

Nella luce o nell’ombra

Ricordati di questa corona

Fierezza e sfida (Tagar)

 

Di fronte agli ostacoli, di fronte alla sofferenza

Che tu salga o che tu discenda

Nella fiamma della rivolta

Impugna la torcia; che importa:

 

Il silenzio e’ fango

Sacrifice sangue e anima

Per lo splendore nascosto

Morire o conquistare la montagna

Yofdat, Massada, Betar”

(Il Canto del Betar – scritto da Zeev Jabotinsky nel 1923)

“Immediatamente abbiamo deciso di andare in aiuto a tutte le comunita’ ebraiche (…) Lo abbiamo fatto in Europa e nel resto del mondo. Abbiamo deciso di reagire con fermezza, creando delle organizzazioni ebraiche di difesa, o meglio, di legittima difesa (..) e questo senza alcun collegamento con le autorita’ locali.”

( Isser Harel – gia’ capo del Mossad, il servizio segreto israeliano citato da “Tribune Juive” del 26 gennaio 1993)

“Straordinaria novita’, nel comportamento politico, la sinistra ha permesso a delle milizie ebraiche di insediarsi in alcuni quartieri, a Parigi rue des Rosier, ma anche a Tolosa, a Marsigli, a Strasburgo. Queste milizie hanno regolari contatti con il Ministro degli Esteri.”

(Dispaccio dell’Agence France Press – riportato da “Le Monde” del 7 marzo 1986)

“Dopo la Francia e’ in Italia che Kahane crea la seconda sezione europea, che si chiama L.E.D. ovvero “Lega Ebraica di Difesa”, di cui annuncia la nascita in una lettera a “La Repubblica” (agosto 1980).”

(Emmanuel Ratier – “I Guerrieri d’Israele – Inchiesta sulle milizie sioniste” – Edizioni a cura del “Centro Librario Sodalitium” – Verrua Savoia (To) 1998)

Quando usci’ il volume di Emmanuel Ratier nella sua edizione in lingua italiana per le edizioni cattoliche del C.L. “Sodalitium” e a cura di don Curzio Nitoglia nel 1998, avevamo gia’ provveduto da almeno un paio d’anni ad ‘accaparrarci’ – unitamente all’altro libro essenziale del Ratier sui “Misteri e segreti del B’nai B’rith” anch’esso tradotto per la stessa casa editrice – l’edizione in lingua originale francese.

Nel testo originale ovviamente mancano completamente i capitoli dedicati agli avvenimenti italiani e a quelli che sono definiti come “due casi di cedimento del governo” ovvero il varo della legge liberticida nota “universalmente” come “legge Mancino” e la vicenda storico-giudiziaria del “caso Priebke” terminata con la kippizzazione senza vasellina dell’allora guardasigilli Flick (governo di centro-si(o)nistra Prodi); di entrambi andremo a dare un quadro sufficientemente valido che non puo’ far altro che confermare la direzione di marcia di un paese sottomesso ai diktat di una minoranza arrogante e vendicativa(…”…’o paese ‘cchiu stupete du munne” citando Remo Stellucce, lattanzianamente citato in un passaggio scrittorio magistrale del Grande Guascone di Popoli….chi vorra’, a proposito, potra’ rileggersi – o leggersi ex novo – l’articolo fondamentale relativo all’occupazione militar-teppistica dei “ragazzi della LED” ossia delle squadracce d’assalto del ghetto romano al Tribunale Militare del Celio …”Heil!” pubblicato sul mensile “Avanguardia” nell’estate di tredici anni fa…. Come scrisse allora Maurizio Lattanzio parafrasando un modo di dire utilizzato dagli avvocati del tribunale di Pescara, dove il Principe del Nulla immaginiamo una tantum si ‘affacciasse’ per mettere a soqquadro carte, cartacce, leggi e legiferandi, “la legge e’ come la pelle de li coglioni: dove la stiri la va”….ed il “caso Priebke” e’ li’ a confermarlo…non esiste alcuna “magistratura” piu’ o meno “democratica”….Esiste invece la “lex judaica” fatta applicare anche manu militare – come accadde quella notte di agosto di tredici anni fa con gli scalmanati “ghetto’s boys” dell’accoppiata Riccardo Pacifici/Dario Coen e come accadra’ domani, dopodomani e sempre nel territorio coloniale i’tal’yota possedimento militare statunitense e feudo del fondamentalismo sionista…).

Ma andiamo ‘indietro’ di qualche secolo…o , per essere esatti, all’inizio dell’era cristiana (…o “volgare” come direbbe una nostra ‘vecchia’ “conoscenza” forumistica di origini jewish…): “Come spesso accade con gli Ebrei – scrive il Ratier – , all’origine vi e’ un fatto storico. Quello di Massada. L’impressionante rupe di Massada domina la costa occidentale del Mar Morto a sud di Engaddi. La sua cima piatta e’ praticamente inaccessibile, particolarmente adatta alla difesa in caso di assedio, fu l’ultimo rifugio degli zeloti, i fanatici oppositori della presenza romana e degli ebrei ellenizzanti di Gerusalemme, sistematicamente massacrati. La loro resistenza fu riferita con critica eloquenza da Giuseppe Flavio nella sua “Guerra dei Giudei”. Riscoperta da alcuni viaggiatori americani nel 1838, Massada e’ uno dei luoghi di pellegrinaggio israeliani e occupa un posto privilegiato nell’immaginario ebraico. Ma si tratta di un immaginario recente, contemporaneo del sionismo e della creazione del moderno Israele. Per Giuseppe, gli zeloti ed i sicari (i piu’ estremisti degli zeloti) di Massada non sono che l’ultimo episodio di una rivolta (66-74) che fu un errore spaventoso, contrario sia alla volonta’ di Dio che a quella della comunita’ ebraica. Gli zeloti, “nome che si erano dati quei birbanti come se fossero stati degli zelanti esecutori di azioni virtuose e non di azioni infami e dei peggiori eccessi”, sono i compagni di Eleazar Ben Yair e i sicari (dal latino sica, pugnale) sono quei Farisei fanatici che si aggirano armati di pugnale. Hanno giurato di “non essere schiavi ne’ dei Romani ne’ di altri se non di Dio”. Fra tutti i gruppi ebraici sono quello che pratica piu’ volentieri la violenza terroristica piu’ estrema e piu’ sistematica. Secondo l’opinione di molti archeologi si tratta senza dubbio del primo esempio storico di fanatismo politico. Il capo dei sicari, Manahem, occupera’ Massada e ritornera’ a Gerusalemme come “un vero re”, prima di essere assassinato. Eleazar Ben Yair, suo parente, fuggira’ allora a Massada, che difendera’ fino alla fine, cioe’ fino al suicidio collettivo degli assediati. Durante questo episodio, i difensori incominciarono a sgozzare le donne ed i bambini, poi “tirarono a sorte dieci di loro che avrebbero avuto l’incarico di sgozzare gli altri uomini”. Ognuno si corico’ accanto ai cadaveri dei suoi, mentre gli sgozzatori designati eseguivano la loro missione. Fatto questo i “dieci” estrassero a sorte uno che esegui’ lo stesso compito su di loro. L’ultimo “diede fuoco al palazzo e poi con mano ferma si immerse nel corpo la spada fino all’elsa e si abbatte’ a lato dei suoi familiari”. Secondo il mito vi sarebbero state 960 vittime. Gli archeologi hanno trovato soltanto alcune decine di scheletri.”

Quanti siano stati realmente i suicidi di Massada questo ha poco interesse: per una volta tanto che gli ebrei ne hanno ‘imbroccata’ una tralasciamo volentieri i ‘dettagli’.

Fatto accertato e’ che l’episodio tragico di Massada, resuscitato come molti altri miti e leggende dalla fantasia del militantismo sionista allo scopo di dare origini e identita’ ad una utopia senza fondamento, vedra’ perire una serie di soggetti di razza ebraica e religione israelitica che all’epoca si erano ribellati manu militari contro il potere imperiale di Roma: da allora e sempre il Giudaismo cosmopolita internazionale non lesinera’ di dimostrare in tutte le sue manifestazioni il suo profondo odio contro l’Urbe ed i suoi simboli piu’ sacri (pagani prima e cristiano-cattolici poi).

Roma rappresentera’ agli occhi d’”Israele” – dell’Israele di tutti i tempi – il nemico da schiacciare, centro della spiritualita’ avversaria del rigido, furioso e vendicativo monoteismo ebraico e della sua smania cripto-imperialistica di dominio planetario manifestatasi in tutte le epoche attraverso l’attitudine sovversivo-destabilizzatrice delle comunita’ ebraiche e, recentemente dal XXmo secolo in poi (anche mediante il lucido e assolutamente insindacabile documento di conquista mondiale ebraica denominato “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”…un libro, per dirla con Adolf Hitler l’Ultimo Signore degli Arii, che e’ il piu’ odiato da tutti gli ebrei del mondo in quanto svela e illustra la psicologia vendicativa della razza dei “sepolcri imbiancati” ed accerta metodologicamente la prassi di occupazione campale dell’ebraismo nei gangli principali delle amministrazioni, della finanza, della politica e della cultura di tutte le societa’ goyim = non ebraiche… I “Protocolli” una realta’ che ha trovato conferma nelle vicende storiche dell’ultimo secolo e contro il quale continuano a sbraitare e lagnarsi i giudei, i cripto-giudei e gli amici dei giudei dei quattro angoli del pianeta….), attraverso l’istituzione di strutture di controllo mondiali dell’economia (ONU, Banca Mondiale, WTO), di apparati direttivi della politica mondiale (C.F.R. , Trilateral Commission, Bildeberg Group, Aspen Institute, Club di Roma e di Berna), di centri semi-occulti di reclutamento delle pecore matte gentili asservite agli interessi d’Israele (mediante l’alta Massoneria e le piu’ basse strutture massoniche quali i Lyon’s o i Rotary Club sparpagliati in tutto il mondo) e – dulcis in fondo – l’azione di pressione esercitata dalle alte sfere delle diverse Kehillah sui governi, gli esecutivi nazionali, le fondazioni bancarie e finanziarie, le multinazionali del commercio internazionale, gli ambienti religiosi di tutto il pianeta mai come oggi cosi’ proni alle menzogne della propaganda sionista e stoltamente servili di fronte all’arroganza dei figli di Sionne.

Perche’ interessarsi a Massada? E’ domanda legittima che si chiede lo stesso Ratier e al quale risponde chiaramente poco dopo: “Semplicemente perche’, quasi duemila anni dopo, le autorita’ del nuovo Stato ebraico (…l’entita’ criminale sionista ndr…) hanno accordato esequie nazionali a questi resti di scheletri. Semplicemente perche’ la prima organizzazione di autodifesa ebraica in Palestina (e di caccia agli Arabi), creata nel 1907 a Jaffa, aveva preso il nome di Bar Giora, nome di uno degli “eroi” della guerra contro i Romani. Il suo motto era “col fuoco e col sangue la Giudea e’ caduta, col fuoco e col sangue la Giudea rinascera’”. Semplicemente perche’ i principali capi dei gruppi terroristici ebraici, l’Irgun ed il gruppo Stern, o anche del Betar, presero come pseudonimi nomi dei capi zeloti o dei sicari. Abraham Stern, il capo della “gang Stern” prendera’ cosi’ lo pseudonimo di Eleazar Ben Yair, il leggendario comandante di Massada. Per lui, se e’ “col sangue e col fuoco” che la Giudea due millenni or sono fu conquistata dai Romani, e’ “col sangue e col fuoco” che verra’ “liberata” degli Inglesi. Semplicemente perche’ il canto ufficiale del Betar evoca Massada, che si rialzera’ “nella forza e nello splendore”. Il canto evoca anche Betar, una fortezza dello stesso tipo di quella di Massada. Semplicemente perche’ nel 1989 e’ sorto in Israele un gruppo di terroristi responsabile di molteplici attentati ed uccisioni di Palestinesi (ma anche di Ebrei) denominato “I Sicari”. Semplicemente perche’ lo Stato di Israele e’ nato da una politica di terrorismo condotta contro i rappresentanti inglesi.”

E che violenza e terrorismo fossero le principali armi alle quali ricorsero le milizie sioniste prima, durante e dopo la formazione dello stato criminale denominato “Israele” appare in tutta la sua evidenza come altrettanto lapalissiana e’ l’ammissione dei metodi di lotta utilizzati fin dalle origini dalla futura dirigenza israeliana.

Nel suo libro di memorie scrivera’ in proposito Menahem Begin: “La rivolta di Israele e’ anche, e soprattutto, il breviaro della guerra rivoluzionaria perche’ i capi dell’Irgun non hanno aspettato Mao Tse Tung per scegliere le leggi dell’azione sovversiva. In particolare il lettore si accorgera’ in fretta che la famosa teoria del rivoluzionario che “si muove in mezzo alla gente come un pesce nell’acqua” e’ stata il fondamento stesso della strategia dell’Irgun. Ben altre “scoperte” attribuite a questo o a quel dittatore marxista, in realta’ sono opera dell’Irgun.” (1)

E se il terrorismo sara’ il prodotto finale della marcia di avvicinamento (…la ‘corsa’ del Serpente Simbolico alla quale si riferiva Sergeji Nilus nell’introduzione alla prima edizione dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” nel 1905…) verso la costituzione dello stato ebraico in Terra Santa, il nucleo centrale dell’ideale sionista saranno le teorizzazioni razziali – suprematiste, separatiste e xenofobe – del sionismo revisionista di Ze’ev Jabotinsky il quale scriveva parlando di ebrei, non ebrei, razza e sangue: “La sorgente del sentimento nazionale…si trova nel sangue dell’uomo…nel suo tipo fisico-razziale e li’ soltanto. La visione spirituale di un uomo e’ fondamentalmente determinata dalla sua struttura fisica. E’ per questa ragione che non crediamo all’assimilazione spirituale. E’ inconcepibile, da un punto di vista fisico, che un ebreo, nato in una famiglia di puro sangue ebraico, possa adattarsi alla visione spirituale di un tedesco o di un francese. Egli puo’ essere completamente impregnato di fluido germanico, ma il nucleo della sua struttura restera’ sempre ebraico.”

E questo con buona pace delle tante chiacchiere buonistico-umanitaristico-pacifinte normalmente riversate sui gazzettini d’informazione pro-sionisti di mezzo mondo dalla casta degli scribacchini in servizio permanente ed effettivo a favore d’Israele, “laico” e “democratico” definito e rappresentato dai gazzettieri filoebraici di mezzo mondo quale solo Stato moderno in mezzo ai feroci, brutti, sporchi e cattivi (…ovviamente quando serve, a ‘turno’, anche “nazisti”, “fascisti” e “razzisti e antisemiti”…) Stati arabi e islamici percepiti e descritti sempre come “dittatoriali” e “totalitari” , privi di liberta’ e dei cosiddetti “diritti dell’uomo”….favole contemporanee per ‘adulti’ e bambini sotto la scure d’Israele….

In realta’ il Sionismo e’ una ideologia fondamentalista, su basi nazionalistiche, partorita in ambito borghese e con una visione prettamente colonialista e xenofoba rispetto all’idea-base che e’ quella del “ritorno” in Palestina per espropriare la terra ai palestinesi ivi residenti e mascherando quest’operazione di accampamento terroristico e criminale sotto gli slogan propagandistici della “terra senza popolo per il popolo senza terra” o delle ancor piu’ ridicole pretese “bibliche” di “promesse” terracque dal Nilo all’Eufrate.

Ma chi era il principale rappresentante dell’ala dura del Sionismo negli anni precedenti la nascita dello stato ebraico? “Vladimir Yevguenievich Jabotinsky (Z’ev Yona Jabotinsky in ebraico) nacque a Odessa il 17 ottobre 1880. Mori’ a Hunter, Stato di New York nel 1940. Cresciuto in una famiglia della media borghesia ebraica, durante la giovinezza segui’ dei corsi di lingua ebraica nel migliore college di Odessa ma non fu mai veramente in contatto con il giudaismo. Il padre mori’ prematuramente ed egli fu allevato dalla madre, originaria di Barditchev, che, secondo Marius Schattner, era “la citta’ piu’ ebraica dell’Ucraina, dove persino i facchini cristiani della stazione parlavano perfettamente lo Yiddish. Nel 1898 soggiorno’ a Berna e a Roma per studiare diritto, facendo contemporaneamente il corrispondente straniero del giornale “Odesskiya Novosti” (Le notizie di Odessa), sotto lo pseudonimo di Altalena. Nel 1902 accusato, sembra a torto, di complotto contro il regime dello zar, verra’ imprigionato per sette settimane. Nella primavera del 1903, allorche’ un pogrom sembrava imminente a Odessa, Jabotinsky fu il promotore del primo gruppo di autodifesa ebraica. In particolare, organizzo’ una colletta per l’acquisto di armi. Dopo il pogrom di Kishinev, a 150 km di distanza, questo ex militante socialista aderi’ alla causa sionista partecipando al 6.o congresso sionista di Basilea nel 1903. In quell’occasione si oppose alla proposta di creare uno Stato ebraico nell’Africa Orientale ed incontro’ l’opposizione unanime dei presenti per aver voluto difendere un incontro fra Herzl e il ministro degli Interni zarista, subito dopo il pogrom di Kishinev. (…) Sin da quel momento adotta un punto di vista particolare all’interno del sionismo. Per lui l’antisemitismo e’ “una risposta odiosa ma naturale all’anomalia ebraica”. A tal punto che nel 1909 prendera’ addirittura la difesa degli scrittori russi che denunziano la “dominazione” ebraica nella letteratura russa. (…) Jabotinsky sembra aver subito l’influenza di Ahad Ha’am, grande ammiratore – come Herzl – del filosofo Friedrich Nietzsche, da cui prese l’idea del “superuomo” associandola all’idea di “nazione superiore” coll’espediente del dogma religioso del “popolo eletto da Dio”. Dal 1903 al 1914 fu in Russia l’oratore sionista e il giornalista piu’ noto…(…) Quando scoppio’ la prima guerra mondiale Jabotinsky divenne il corrispondente di guerra di un grande giornale russo. Dovendo inviare le notizie sull’attivita’ del fronte occidentale, accompagno’ il corpo di spedizione britannico in Egitto e qui incontro’ un ex ufficiale zarista mutilato, Joseph Trumpeldor. Insieme a lui e con l’appoggio dei leader’s mondiali Chaim Weizmann e Montague David Eder, difese allora l’idea di una Legione Ebraica all’interno di uno qualunque degli eserciti alleati.”

Sara’ pero’ nei primi anni Venti che Jabotinsky incomincia la rielaborazione della propria teoria politica, definita “revisionista”, della natura del Sionismo auspicando un ritorno alle idee originarie di Thedor Herzl. La “revisione” di Jabotinsky e’ essenzialmente fondata sulla difesa di un nazionalismo ebraico puro e intransigente, libero da qualunque condizionamento ed influenza straniera come scrivera’ ne “L’idea del Betar” laddove ammette l’impossibilita’ di qualunque monismo: “Avere due ideali e’ assurdo quanto avere due Dii. Tutto deve essere subordinato al raggiungimento di un solo scopo: il trasferimento di milioni di ebrei in Eretz Israel, che comportera’ de facto la creazione dello Stato ebraico entro le frontiere bibliche. (…) Per quanto riguarda questo mondo, la piu’ alta espressione del monismo ebraico e’: fare della Palestina uno Stato ebraico sulle due sponde del Giordano”.

Il fiume Giordano diviene la colonna vertebrale dell’idea di “stato ebraico” intesa dai revisionisti, un fiume “sacro” che diverra’ uno dei punti chiave della rivolta di Jabotinsky e dei suoi: “Due rive ha il Giordano, una e’ nostra, l’altra anche” e’ detto in uno dei canti del Betar.

“Nel 1925 Jabotinsky fonda l’Unione dei sionisti revisionisti (HaT-zohar) In seguito si creeranno altre organizzazioni, associazioni e movimenti e l’insieme sara’ piu’ conosciuto sotto il termine generico di “movimento revisionista”. (…) Fondata sulla visione di Herzl del sionismo come movimento essenzialmente politico, l’ideologia revisionista giudico’ che la politica condotta da Chaim Weizmann, che mirava a rinforzare le posizioni economiche ebraiche in Palestina mentre la situazione politica si andava deteriorando, era un errore. Per Jabotinsky, bisogna “comperare della terra, costruire case, ma non dimantica mai la politica; il 90% del sionismo puo’ consistere in una colonizzazione effettiva e solamente il 10% in politica, ma questo 10% e’ la condizione essenziale del successo e l’estrema garanzia della sopravvivenza.”.

Come ricorda il Ratier “lo scandalo Jabotinsky consiste nel fatto che le sue idee, la sua dottrina, il suo ultranazionalismo, derivano da idee radicalmente estranee al socialismo operaio dei padri fondatori del sionismo. Il suo pensiero, benche’ egli abbia scritto numerosissime opera, e’ tuttora praticamente sconosciuto in Francia in quanto nessuno dei suoi libri e’ stato tradotto; e’ un pensiero implacabile, di un rigore e di una rigidita’ dottrinale unici se confrontato con le altre ideologie del sionismo. “Il nazionalismo ebraico rappresentava gia’ un’idea esagerata, eretica addirittura scandalosa per le masse religiose ebraiche; da parte sua il capo del partito revisionista spinge la logica del sionismo fino al punto che confina con l’inconcepibile.”.

E da allora quest’anima irrequieta, rigorosa e implacabile si agita nel profondo delle viscere di quel magma incandescente che e’ il movimento sionista internazionale: dall’entita’ criminale sionista occupante la Palestina alle diverse comunita’ della cosiddetta “diaspora” quest’idea sommersa tende spesso a riaffiorare e costituire quel pathos violento e vendicativo che e’ l’espressione massima del fondamentalismo nazionalista sionista.

E’ quest’anima estremista e radicale del sionismo che spingera’ la dirigenza israeliana alle sue innumerevoli stragi condotte implacabilmente contro le popolazioni civili arabo-palestinesi ed e’ da questi ambienti che sono cresciuti il fior fiore delle squadracce teppistiche ebraiche, i piu’ duri tra i capi politici, gli specialisti dell’Intelligence e le varianti piu’ o meno fanatizzate delle schiere di ultra-ortodossi religiosi e di coloni fatti affluire in Palestina da ogni parte del mondo a continuare l’opera di colonizzazione e occupazione territoriale iniziata sotto il patrocinio monetario dei Rothschild alla fine del XIXmo secolo.

Il Betar e’ un’organizzazione complessa, strutturata gerarchicamente e militarmente al suo interno.

Scrive Ratier: “I sette punti chiave dell’ideologia del Betar sono:

- la creazione di uno Stato ebraico;

- il monismo sionista, ossia la centralita’ e la totale supremazia dell’idea sionista integrale, senza aggiunta di nessun’altra ideologia;

- lo sviluppo della lingua ebraica;

- la preparazione militare all’autodifesa e la necessita’ di unirsi alla Legione ebraica;

- la mobilitazione che obbliga ogni membro del Betar a consacrare i due primi anni della propria vita dopo il trasferimento in Palestina al servizio nazionale nelle localita’ dirette dal Betar;

- una severa disciplina’

- la dignita’ (Hadar) e un codice di vita individuale nello spirito della cavalleria, della cortesia, delle buone maniere e della coscienza del valore intrinseco della nazione ebraica.

Oltre ad un intenso addestramento paramilitare, il Betar nei diversi paesi in cui aveva delle sezioni ,si impegno’ creando delle fattorie Hakhshara che dovevano preparare il lavoro dei pionieri (Halutz) in Palestina e permettere loro di ottenere i documenti necessari per l’immigrazione in quel Paese. Fortemente avverso all’ideologia socialista (Histadrut) il Betar sara’ all’origine della creazione di un sindacato di destra di lavoratori, la Federazione Nazionale dei Lavoratori (1934), che si dichiarera’ favorevole a un arbitrato nazionale dei conflitti (crumiri) piuttosto che degli scioperi. (…) Il Betar ha un’organizzazione particolarmente rigida, un rituale rigoroso; ogni Betari deve impegnarsi a dedicare al Betar i due primi anni della sua vita in Palestina. Deve impegnarsi a lottare esclusivamente per l’ideale nazionale. E’ evidente il fascino della forza, del rituale totalitario, della potenza del cerimoniale. (…) Nominato presidente dei sionisti revisionisti, Jabotinsky fece allora di Parigi il suo quartier generale fino al 1936, tranne per un breve periodo nel 1928-29 in cui soggiorno’ a Gerusalemme quale direttore della Compagnia Ebraica di assicurazioni e dove pubblico’ il quotidiano “Do’ar HaYom”. (…) E’ durante il soggiorno parigino, nel 1931 o 1932, che fu iniziato alla massoneria alla loggia Etoile du Nord del Grande Oriente di Francia. (…) In seguito all’ampliamento dell’Agenzia Ebraica nel 1929, conl’attribuizione della meta’ dei seggi a organizzazioni non sioniste e al rifiuto del 17.mo Congresso Sionista (1931, in cui aveva ottenuto il 21% dei voti, in particolare di origine polacca), di definire come scopo del sionismo la fondazione di uno Stato ebraico, Jabotinsky si separo’ dall’Organizzazione Mondiale Ebracia. Creo’ allora, nel 1935 nel corso di un congresso a Vienna (in cui si affermo’ di riunire 713.000 votanti) , la Nuova Organizzazione Sionista (N.O.S.) insediata a Londra, che fara’ ormai a meno della benedizione di un Ben Gurion denunciato come “al soldo dell’occupante inglese”.”

Queste le origini del Sionismo betarino: capi, idee, attivita’ tutte volte e tutti indottrinati e operativi per realizzare l’utopia impossibile – con qualunque mezzo e al di la’ di formalismi o benedizioni straniere – di costituire uno stato ebraico nella Palestina.

Obiettivo che verra’ raggiunto infine attraverso il ricatto olocaustico, la manipolazione storica e il ricordo dell’esperienza concentrazionaria subita da una parte degli ebrei d’Europa nei campi di detenzione tedeschi dell’Est tutte armi della propaganda sionista utili a David Ben Gurion ed ai suoi accoliti per formalizzare e proclamare unilateralmente nella primavera del 1948 la nascita dello stato d’Israele; proclamazione “benedetta” dai potenti del pianeta (Stalin per l’URSS e Truman per gli Stati Uniti) e da allora divenuta realta’ tragica per le popolazioni arabe della zona e particolarmente per il popolo disperso, rifugiato e martirizzato della Palestina che ne ricorda annualmente l’evento celebrandolo come “la nakba” ovvero la tragedia dei palestinesi e del mondo arabo.

Nel testo del Ratier un intero capitolo viene piu’ che giustamente dedicato alla cronologia della violenza attuata dalle milizie betarine in Francia tra il 1976 e il 1994.

E’ una sequela di attentati, violenze, scontri, incidenti provocati ad arte e manifestazioni teppistiche quella che viene proposta al lettore: dall’attacco contro il congresso di Opera francese all’Hotel Lutetia di Parigi (giugno 1976) al fallito attentato con una carica di dinamite industriale al domicilio di Jean-Marie Le Pen presidente del Front National (novembre 1976) fino all’attentato mortale che nel marzo 1978 elimino’ Francois Duprat, vice-presidente della formazione lepenista, insegnante, scrittore, giornalista dei periodici di estrema destra “Rivarol” e “National” nonche’ direttore dei “Cahiers Europeens” e della “Revue d’Histoire du Fascisme”.

Duprat verra’ assassinato con una bomba comandata a distanza che provochera’ anche il ferimento della moglie. L’attentato verra’ rivendicato da un sedicente “Commando dei figli e delle figlie del ricordo”. Gli esecutori e i mandanti a trentadue anni dal tragico episodio permangono sconosciuti ma la matrice betarin-sionista appare evidente considerando che oltretutto l’indirizzo privato del vicepresidente del F.N. era apparso solo pochi mesi in un “Dossier neonazisme” curato dal truffatore Patrice Chairoff (alias Yvan Calzi) e con la prefazione di Beate Klarsfeld e quella del noto “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal (Ramsay).

Attacchi contro librerie revisioniste, sedi del Front National o i locali della Federazione d’azione Nazionale ed Europea (F.A.N.E.) si susseguiranno da parte ebraica per tutto il biennio 78-79: clamoroso quello del 9 dicembre ‘79 contro il XIV.mo convegno nazionale del GRECE (Gruppo di Ricerche e di Studi per la Civilta’ Europea) quando l’Organizzazione Ebraica di Difesa apparve per la prima volta pubblicamente assaltando i locali del Palazzo dei Congressi della Porte Maillot (Paris XVII.mo arrondissemeant) e ferendo una cinquantina di persone.

Il 3 ottobre 1980 dopo che un’attentato aveva colpito la sinagoga liberale di rue Copernic (quattro morti, ventisette feriti) sono saccheggiati i locali parigini della F.A.N.E. La Libreria Francese di Jean-Gilles Malliarakis e’ oggetto di un tentativo d’incendio e sugli Champs Elysees si scatena la caccia all’uomo. Le aggressioni contro militanti d’estrema destra si moltiplicano nei giorni seguenti in tutta la capitale.

Meno di dieci giorni dopo , il 12 ottobre, Marc Fredriksen e’ oggetto di un’aggressione da parte di un commando di giovani ebrei. Una settimana piu’ tardi anche lo scrittore ed ex resistente Andre’ Figueras viene aggredito al proprio domicilio. Un mese piu’ tardi a prendere fuoco sara’ una libreria di testi islamici (attentato rivendicato dalle Brigate Ebraiche).

Aggressioni e pestaggi si susseguono in quei primi anni Ottanta e proseguiranno impunite e inarrestate per tutta la decade e in quella successiva. Ricordiamo qui per tutte l’aggressione subita il 16 settembre 1989 dal professor Robert Faurisson , capofila dei revisionisti francesi, oggetto di un tentativo di assassinio da parte di un sedicente Comando dei Figli della Memoria ebraica”.

E in Italia? Abbiamo gia’ avuto modo di scrivere a proposito della Jewish Defence League che l’organizzazione statunitense ebraica fondata nel 1968 dal rabbino razzista Meir Kahane e attivissima negli Stati Uniti al pari dei suoi correligionari betarini francesi abbia aperto una sua sezione italiana nell’estate 1980.

Vediamo adesso cosa riporta il capitolo dedicato al panorama italiano del volume del Ratier: “Quando nel 1992 vi furono a Roma delle manifestazioni anti-Semite (che vennero poi sfruttate dalla parte avversa come occasione per domandare e ottenere la Legge Mancino) la stampa nazionale parlo’ di genitori ebrei che andavano a prendere i propri figli a a scuola muniti di ricetrasmittente e di pistola! Una vera e propria “milizia ebraica” con autorizzazione ufficiosa, uno dei vari rami della “Lega Ebraica Difesa”.

Nello stesso periodo, il 13 giugno 1992, fu organizzato, dall’estrema destra extraparlamentare, un convegno “sull’approfondimento de alcuni aspetti della storia europea” all’Hotel Parco dei Principi a Roma. Furono invitati due storici revisionisti di diverse posizioni politiche: Robert Faurisson di sinistra e David Irving di destra. Appena arrivato all’aeroporto di Roma, Irving fu respinto dalla polizia italiana, e rispedito in Inghilterra come persona non gradita. Faurisson, invece, avvertito di cio’ che sarebbe accaduto, non si mise neanche in viaggio.”

Si inaugura con quella manifestazione annullata la stagione delle “svastiche” e di un presunto “ritorno” dell’antisemitismo (sic!) e del nazismo….Chi, come il sottoscritto, l’ha vissuta non puo’ fare a meno di sorridere al ricordo di una cosi’ teatrale e spettacolare messainscena di un copione eterodiretto dagli ambienti della kehillah capitolina reali ispiratori dietro le quinte di quelle misure repressive e liberticide che, alla fine dell’anno, andarono a colpire un’intera area antagonista – quella della destra radicale – ed i suoi principali movimenti piu’ o meno tutti colpiti dall’entrata in vigore, nel maggio dell’anno successivo, dai provvedimenti della Legge Mancino fortemente voluta nonche’ ispirata dall’allora presidentessa dell’U.C.E.I. (Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane) Tullia Zevi e da alcuni rappresentanti “parlamentari” di “eletta” ascendenza.

Nel tardo pomeriggio del 5 novembre 1992 gli ebrei romani attaccano la sede del Movimento Politico Occidentale di Roma: un centinaio di soggetti provenienti dal Ghetto iniziano a bersagliare con tutto quanto a disposizione il portone d’ingresso dell’organizzazione “neonazista” oramai da mesi al centro dell’interesse dei media nazionali come “contenitore” dei cosiddetti “naziskin” della capitale. Mai lette tante assurdita’ e idiozie tutte assieme contro un’area politica: in quei mesi riusci’ perfino ad una certa Alessandra Baduel de “L’Unita’” – tanto si sa che i lettori di quel quotidiano sono di “bocca buona” – di spacciarsi come “illustre skinologa”….mah …che dire?….alla demenza non c’e’ proprio limite.

Maurizio Blondet, giornalista de “L’Avvenire” scrive: “In seguito all’apparizione di alcune stelle di Davide dipinte con vernice gialla su qualche negozio ebraico a Roma, gli studenti della Comunita’ israelita attaccano la sede del Movimento Politico Occidentale: botte e danni, accompagnate dal coro dell’approvazione della stampa. E’ allora che il ministro degli Interni, Mancino, e quello della Giustizia, Martelli, …avanzano un disegno di legge dal titolo: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Una legge speciale contro l’antisemitismo…”.

Il ruolo delle milizie ebraiche nell’assalto del 5 novembre 1992 (…) ci viene descritto dettagliatamente: “Il primo (militante ebreo) che arriva davanti la sede ha il volto coperto con un fazzoletto, punta una pistola allo stomaco dei giovani sorpresi sul marciapiede. “Fermo o ti ammazzo”. A destra, a sinistra, altri due ebrei ripetono lo stesso avvertimento, anche loro sembrano armati. (…) Gli ebrei cominciano a bersagliare la sede con tutto quello che trovano…Bisogna chiudere la saracinesca…Ma la serranda resta incastrata…nello spiraglio si affaccia una mano con una pistola…poi l’uomo armato ritira il braccio. Subito ne riappare un altro, due, tre. Tutti armati di bombolette a gas lacrimogeno. ..Poi qualcuno bussa: “Potere uscire, se ne sono andati”. E’ uno dei commercianti della via, la voce e’ conosciuta. Alberto alza la serranda prudentemente. Il commando ebraico e’ sparito.” (2)

“Il 26 aprile del 1993 e’ approvato il decreto-legge 122 (la famigerata Legge Mancino), il 27 aprile e’ pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il 28 aprile e’ entrato in vigore. Un magistrato di Trento, il dottor Carlo Alberto Agnoli scrive: “In esso si prevede la punizione, con pene detentive e accessorie di inaudita durezza…chiunque “in qualsiasi modo incita alla discriminazione, o all’odio, o incita a commettere violenze o atti di provocazione, alla violenza per motive razziali, etnici, nazionali o religiosi” (3).

Attraverso questa legislazione liberticida saranno chiuse le sedi e proibite le attivita’ dei gruppi della cosiddetta “Base Autonoma”, annuncera’ la sua scomparsa il movimento capitolino “Meridiano Zero” e, un paio di mesi piu’ tardi, sara’ avviato il procedimento giudiziario contro il Fronte Nazionale di Giorgio Franco Freda che portera’ alla detenzione e ad un nuovo processo l’editore padovano.

Si ricordano inoltre le iniziative avviate qualche anno piu’ tardi, impugnando la stessa Mancino, dalla procura di Verona – pel tramite del suo capo dr. Papalia – contro le camicie verdi e la stessa Lega Nord finite nell’occhio del ciclone nel periodo post-ribaltone quando il movimento secessionista padano si spacciava per alternativo ai due poli della politica nazionale…

Infine il “caso Priebke” assolutamente indescrivibile per la sua evidente illegalita’ e illegittimita’, per la violazione delle leggi della stessa Repubblica Italiana prona ai voleri, o per esser piu’ chiari ai diktat armati e alla violenza, dei soliti noti facinorosi con kippah.

“Un altro fatto allarmante e’ avvenuto due anni fa, – scrive Ratier – per il processo Priebke. Erich Priebke e’ un ex ufficiale nazista che soggiorno’ a Roma durante l’occupazione, ritenuto corresponsabile dell’eccidio delle fosse Ardeatine (la repressione tedesca dopo l’attentato di Via Rasella). Dopo il 1945 Priebke si era rifugiato in Argentina da dove fu estradato nel 1995. Dopo un lungo process oil 1.o agosto 1996 il Tribunale militare di Roma dichiara Priebke colpevole di omicidio plurimo aggravato ma poiche’ il reato era stato commesso cinquanta anni prima, secondo la legge, esso cade in prescrizione, ed il Tribunale dichiara di “non doversi procedere” contro l’imputato. Pertanto alle ore 18 il Presidente del Tribunale, Agostino Quistelli, ordina la messa in liberta’ dell’imputato. “Ma da quel momento la rabbia…della Comunita’ ebraica stringe d’assedio l’ex ufficiale nazista e i suoi giudici. Per ore fino a tarda sera, prima che scatti il nuovo arresto deciso dal Guardasigilli…il boia rimane bloccato con il suo avvocato nell’aula dell’udienza…ci sono i giovani della Comunita’ ebraica…decisi a non abbandonare il presidio…con la Kippa’ in testa e la Stella di Davide al collo…Gli ebrei e i carabinieri…si fronteggiano…con qualche spintone…intorno alle 21 (vi e’) un tentativo di sfondamento per arrivare all’aula dove Priebke aspetta, impassibile, gli eventi. L’attacco viene respinto, ma la folla non demorde. Qualcuno chiama il rabbino capo Elio Toaff…e il professore manda a dire”se volete restate” e loro rimangono a stringe il loro assedio. “Priebke viene di nuovo arrestato” annuncia un rappresentante della comunita’ ebraica, Riccardo Pacifici,, alle quasi trecento persone che occupano il Tribunale. (…)”.

“Ma chi ha diretto la sommossa? – si domanda il Ratier – Dario Coen e Riccardo Pacifici sono i “capi-popolo” ma vi e’ qualcuno dietro di loro? “Dario Coen…e’ lui…il “ragazzo” della trattativa. Uno dei due, a essere precisi. L’altro e’ Riccardo Pacifici…Sono loro i due “ultra’” della comunita’ ebraica che hanno fatto riarrestare Priebke… Dario Coen negli anni’70 e’ stato il fondatore del movimento culturale degli studenti ebrei e poi leader dell’Unione dei giovani sionisti. Ora e’ uno dei collaboratori del presidente del B’nai B’rith (Oreste Bisazza Terracini)…Con Riccardo Pacifici, ex presidente degli studenti ebrei e attuale consigliere…della comunita’ ebraica…”

Questa la “cronaca” di ieri…oramai gia’ archiviata come storia.

Che altro aggiungere in merito alle milizie sioniste?

Niente. Niente di piu’ e niente di meno…

Ah gia’…dimenticavamo….gli ebrei, per qualcuno, non esistono!

Au revoir

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

20 Luglio 2010

NOTE –

1 – Menahem Begin – “La Rivolta di Israele” – Ediz. “Plot” 1953, riedito per “La Table Ronde” 1971;

2 – G. Cadalanu – “Skinheads” – Ediz. “Argo” – Lecce 1994;

3 – C.A. Agnoli – in “Chiesa Viva” – n. 241 – giugno 1993;

4 – da “La Stampa” del 2 agosto 1996

 

 

http://belluccidago.wordpress.com/2010/07/20/le-milizie-b...

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06/07/2010

L'arte marziale 'sporca' ebraica: il Krav Maga

05:55 Scritto da: metropolista in Judaica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

01/07/2010

Recensione Libraria - "L'ebreo antisemita"

Recensione Libraria – “L’ebreo antisemita”

28/06/2010 ·

Recensione Libraria

Camillo Berneri, “L’ebreo antisemita”

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

“Il monoteismo ebraico e’ dunque, in realta’, il politeismo dei bisogni, un’

idolatria che fa anche dei gabinetti un oggetto della lotta divina. Il dio del

bisogno pratico e dell’egoismo e’ il danaro. Il dio degli ebrei si e’

secolarizzato: e’ diventato il dio del mondo. Il commercio: ecco il vero dio

degli ebrei. La nazionalita’ chimerica dell’ebreo e’ la nazionalita’ del

trafficante, dell’uomo danaroso”

 (Karl Marx – “La Questione ebraica” – 1844)

 

Un libro di quelli “scomodi” scritto da un autore altrettanto scomodo… questo

in estrema sintesi “L’ebreo antisemita”. Un volume, come recita nella

prefazione (“Camillo Berneri e l’ebreo “punitor di se stesso”) Alberto

Caviglion, “…consacrato al tema forse piu’ scabroso della storia ebraica: l’

antisemitismo semita.”.

Ed e’ lo stesso Caviglion che ci ‘puntualizza’ cio’ che intende dire

sottolineando che “mescolando un po’ le carte, sarebbe come per un ebreo

comunista descrivere la psicologia di un trotzkista, o per un trotzkista la

mentalita’ di uno stalinista. (…) L’imbarazzo pero’ viene meno se soltanto si

sfoglia qua e la’ questo sottile volumetto pubblicato in francese dall’editore

“Vita” nel 1935 (con il titolo vagamente molieriano: Le Juif antisemite”) . (…)

Berneri era un lettore dei classici latini, oltre che di Baudelaire

(…impossibile dargli torto…ndr), ma nel suo manoscritto preferisce riportare

per intero uno dei Poemes Juifs di Spire piu’ appassionatamente ispirati alla

figura del deracine’, cioe’ a dire, nell’interpretazione berneriana, al moderno

“punitor di se stesso”.”.

Vale subito la pena sgombrare il campo da ogni equivoco: l’opuscolo del

Berneri vale in quanto analisi di tipo storico e descrittivo di una figura

peraltro piuttosto inconsueta nella storia ebraica, a tratti sufficientemente

poco archetipica da non meritar troppa considerazione e sotto molti punti di

vista irrilevante per comprendere nella sua pienezza l’animo ebraico. E’ invece

una utilissima guida per analizzare alcuni tratti psicologico-caratteriali dell’

elemento ebraico attraverso passaggi essenziali quali quelli rappresentati dall’

assimilazione di elementi semiti che rifiutavano la precedente identita’

ebraica e che dalla protesta contro la propria razza arrivavano infine all’

evasione dal giudaismo, all’annullamento dell’ebraicita’ ed infine al netto

rifiuto di questa come narra Berneri rammentando alcune storie dei protagonisti

presi in esame nel volume.

Scrive l’autore: “Ho studiato il fenomeno dell’ebreo-antisemita e non quello

degli ebrei nella lotta sociale contro altri ebrei. Parimenti ho scartato, pur

avendoli considerati, gli episodi di lotta per la sopravvivenza, che mi

avrebbero condotto su un terreno piu’ vasto, ma estraneo all’argomento

psicologico di questo lavoro. L’antagonismo utilitaristico tra gli ebrei e’

sfociato in alcuni fatti collettivi che ricordano l’antisemitismo demografico e

commerciale dei nostri tempi e che sono particolarmente rilevanti. Essi ci

permettono in effetti di osservare – per usare un paragone chimico – la

“precipitazione” dell’antisemitismo nei suoi elementi utilitari e nei suoi

complessi, scoprendo nettamente il substrato economico del fenomeno. L’

antisemitismo non e’ il risultato di un’avversione costituzionale (biologico

razziale), ma di un insieme di fattori oggettivi (sovrappopolazione,

concorrenza commerciale, ecc.) e di fattori soggettivi (complessi): questi

ultimi non erano necessariamente legati all’idea della razza.”

Noi diciamo che il cosiddetto “antisemitismo” e’ invenzione eminentemente

ebraica: non esiste alcun “antisemitismo” nel senso che si vorrebbe dare a

questo termine massmediatico entrato nell’uso corrente delle cronache

giornalistiche a partire dalla seconda meta’ del XIXmo secolo. L’antisemitismo

non esiste perche’ laddove si sono sviluppati sentimenti antiebraici (e con

particolare riferimento alle societa’ cristiane europee dell’epoca) tali stati

emotivi non si indirizzarono mai contro le altre razze “semitiche” (e difatti

non esiste azione di propaganda o di violenza fisica diretta contro gli ebrei

‘accompagnata’ adeguatamente da analoghe posizioni contro le popolazioni arabe

anch’esse semite). Dunque parlare di “antisemitismo” come peraltro fanno da

decenni le fazioni militanti del lobbismo sionista e le interessate

organizzazioni pro-sioniste quali l’Anti Defamation League (create con il

preciso scopo di salvaguardare gli interessi ebraici nel mondo ovvero

sostanzialmente con l’obiettivo di castrazione psicologica e kippizzazione

eterodiretta contro le realta’ comunitarie, socio-politiche, istituzionali e

confessionali distinte e/o contrarie all’Internazionale Ebraica) – rappresenta

un vero e proprio non senso: non esiste alcun “antisemitismo”.

Esiste, e grazie al cielo che non muore, l’azione di difesa delle nazioni e

dei popoli minacciati dal tradizionale parassitismo usurocratico ebraico

ovvero permane laddove esistono presupposti ontologico-razziali in ‘ordine’

una attivita’ di controllo e freno rivolta contro l’ossessiva smania egemonico-

piovristica riscontrabile presso tutte le kehillah (= comunita’ ebraiche)

sciacallescamente ‘affamate’ e desiderose ovunque di depredare e ridurre alla

fame comunita’ e Stati sovrani.

Difesa dunque dei propri interessi nazionali, lealta’ verso la propria

identita’ razziale e confessionale, ripudio dell’onnipervasiva azione

sovvertitrice proveniente dall’alienazione mental-psicologica del vettore

giudaico autentico virus infettivo e corpo assolutamente estraneo rispetto a

qualsivoglia telaio socio-politico ed economico-commerciale “goyim” = gentile =

non ebraico.

Gli ebrei, i cripto-ebrei, gli ebraicizzanti e gli amici degli ‘amici’ di

tutte le contrade del mondo si ‘adeguino’ e abbandonino dunque dizioni inutili

e forzature demenziali di ‘moda’ presso il circo massmediatico sionista:

antigiudaismo, antiebraismo ed antisionismo rappresentano tre aspetti

fondamentali, talvolta convergenti e in molti casi paralleli l’uno all’altro,

dell’eterna questione ebraica rappresentata dalla plurimillenaria prassi

giudaica di usurpazione del potere economico, dall’attitudine predatoria da

mercanti semiti e dall’inaudita facilita’ di infiltrazione di soggetti ed

elementi ebrei nei gangli delle amministrazioni pubbliche e quindi della loro

capacita’ fraudolenta di scalare dietro le quinte i vertici del potere politico

delle nazioni delle quali sono ospiti….questo e nient’altro e’ il rigetto, il

ripudio, il rifiuto dell’ebraismo in quanto agente sovversivo disintegratore

dell’ordine e della pace sociale.

Non c’entrano assolutamente niente ne’ pretesi – e volenti o nolenti sempre

presenti in ogni “rappresentazione ebraica” dei fatti e delle vicende storiche

ovvero nella prassi di deformazione e manipolazione della verita’ – elementi

utilitari (fattori oggettivi li chiama il Berneri) e neppure alcun tipo o sorta

di “complesso” (…quella del “complesso” e’ una vecchia fisima ebraica…per

smascherare “antisemiti” in ogni dove e presso ogni latitudine i giudei devono

irrimediabilmente ricorrere a stereotipi psichiatrico-demonizzanti….sono

talmente psico-labili da necessitare quasi sempre di ‘stampelle’ analitiche che

ricondurranno sempre e comunque il nemico verso il lazzaretto dei reietti

mentali, il manicomio infernale del “girone dei dannati” da Sionne….gli

“antisemiti in manicomio!” …ecchediamine! ….tolleranza ‘zero’…novelle forche

caudine sioniste….).

Ovviamente anche noialtri che ‘scriviamo’ di ebrei&dintorni veniamo

‘percepiti’ dagli innumerevoli “eterni fuorigioco” (…chi sa leggere tra le

‘righe’ comprendera’ sufficientemente …) come “psichiatricamente” ‘disturbati’

(mah …che dire…”disturbate”, casomai, saranno le ‘fregne’ delle vostre

sorelle….’tant’e’ ‘giusto per ‘puntualizzare’….).

Ma torniamo in ‘tema’…scrive nella premessa l’anarchico Berneri: “I documenti

facilmente accessibili non sono molti. Pur non volendo sventagliare l’hic sunt

leones dei vecchi cartografi, penso di essere brutale dicendo che molto

raramente mi e’ successo nel corso delle mie ricerche di imbattermi in veri e

propri consistenti “filoni”. Qualche piccolo esempio: un articolo del Dr. L.

Caze su “Quello che sono divenuti gli Israeliti convertiti nel XIX secolo” (*)

finisce con queste parole: “Vi sono (ebrei) persino tra gli antisemiti e

soprattutto tra quelli che credono all’influenza nefasta della razza ebrea e

all’eredita’ dei vizi.”. Nell’articolo, non una sola parola sugli ebrei

antisemiti. In un altro articolo (**): “Di antisemiti arrabbiati, ne ho

conosciuto uno solo, e naturalmente le forbici rabbiniche l’avevano privato del

prepuzio.”. (…) Insomma ho trovato numerose conferme ad un fenomeno che e’

esteso, ma molto raramente indicazioni precise psicologicamente utilizzabili.”

Ora apriamo una doverosa parentesi: quale che sia l’attitudine comportamentale

ebraica definire “fenomeno esteso” quello dell’”antisemitismo” di matrice

ebraica appare una grossolana falsificazione storica e culturale di quella che,

eventualmente, si potrebbe definire come ‘tendenza’ latente a livello inconscio

in una parte minoritaria e irrilevante del popolo autoproclamatosi “eletto”…

che tutti gli ebrei siano ‘affetti’ dal ‘vizietto’ di manifestare sentimenti di

ostilita’ nei confronti della propria razza ci sembra a dir poco esagerato.

Verita’ casomai vuole che si assuma la figura dell’ebreo “antisemita” quale

quella del “provocatore prezzolato”, di un “diligente” ed esperto ‘funzionario’

al servizio della onnipotente ed onnipresente lobby o – come accaduto negli

anni Settanta negli Stati Uniti – di agenti doppi ai quali non poteva mancare

il ruolo di “nazi” di servizio. Precisazione necessaria considerando che esiste

una linea di confine piuttosto labile tra “antisemiti” ed “antisemiti di

servizio”…. Ai primi va il nostro monito e la raccomandazione ad evitare di

autoisolarsi nell’”etichettaggio” ghettizzante delle diffenti ADL & soci…ai

secondi non puo’ che andare tutto il nostro disprezzo nella maniera piu’

completa e totale.

Oltretutto come dimenticare che abbiamo avuto anche, nel recente passato, il

caso di direttori di periodici “antisemiti” tendenzialmente incapaci (…del

resto si sa…”se uno e’ stupido e’ stupido”…non c’e’ niente da fare…) di

comprendere alcunche’ e della questione ebraica e , piu’ in generale, di

politica….Periodici ‘zeppi’ di giudei e giudee in ogni angolo ‘redazionale’ …

Sodali “antisemiti” rivelatisi cripto-giudei…per non parlare dei tanti,

…davvero ‘troppi’ …, “camerati” per i quali “la questione ebraica non e’

importante” ne’ l’essere ebrei rappresenta “un problema”…

Per ‘loro’ forse no…per noi evidentemente e’ essenzialmente spartiacque e

limes invalicabile. A chi interessa lavorare fianco a fianco con giudei e

giudee…’prego’ …si “accomodi” …ci sono stanze redazionali “cariche” di elementi

e soggetti di “eletta ascendenza”.

Continua il Berneri: “Nel 1933, i giornali pubblicavano, tra le notizie

provenienti dalla Germania, questa segnalazione: “Un dottore berlinese, Artur

Mayer, era uno dei piu’ accesi fanatici del movimento contro gli israeliti.

Egli era stato il promotore della campagna di boicottaggio contro i medici

ebrei. Ecco che si annuncia la sua morte. Si e’ suicidato con sua moglie. La

polizia segreta aveva scoperto le sue origini ebraiche. E piuttosto che vedersi

dimesso dalle sue funzioni, si e’ suicidato.” Sul momento ho trovato la cosa

molto divertente, di per se stessa e perche’ la morte di un antisemita e’ una

delle cose che piu’ sollevano il mio cuore (…basterebbe questa dichiarazione di

filosemitismo dell’autore per evitare di completare la lettura del testo in

questione…tant’e’ qualcosa di interessante il Berneri successivamente lo

‘racconta’…ndr). Ma, subito, ho riflettuto su questo dramma, pensando ad un

altro suicidio: quello dell’ebreo antisemita Otto Weininger. E mi sono chiesto:

opportunismo deluso o fanatismo desolato?”.

Partiamo da qui: fanatismo demenziale o opportunistica volonta’ di “cavalcare

la tigre” al momento giusto? Perche’ l’”antisemita” ebreo del quale scrive il

Berneri e’ un ‘ghiozzo’ di quelli magistrali qualora risultasse vera la

storiella ossia il soggetto ebreo con un fiammante cognome ebraico qual’e’

quello citato (Mayer) che non conosceva – lui con la consorte – le proprie

origini…. Dei due l’una: o si trattava di uno stupido al ‘quadrato’ o di un

abile doppiogiochista affarista politico pronto a salire sul carro del

vincitore (all’epoca appunto il movimento hitleriano).

Ma vediamo di andare al capitolo forse piu’ interessante tra quelli contenuti

nel libello del Berneri, quello relativo a “Antimosaismo , antigiudaismo e

antisemitismo”; scrive l’autore: “Per giudaismo s’intende una tradizione nella

quale si mescolano nazionalismo ed ortodossia religiosa (dogmatica e

ritualistica). E’ naturale che, spesso, sia da parte nazionalista, sia da parte

dei fedeli ortodossi, si sia confuso l’antigiudaismo con l’antisemitismo. Non

ci sarebbe mai da fidarsi molto dell’etichetta di antisemitismo applicata dagli

ebrei ortodossi, ed anche dagli ebrei nazionalisti, agli ebrei universalisti.

Un ebreo puo’ essere antigiudaico e nazionalista, come Max Nordau e come altri

sionisti d’avanguardia. Per alcuni uomini pii e per alcuni nazionalisti

estremisti, Smolenskin stesso puo’ sembrare antisemita. L’ebreo convertito e’

fondamentalmente antigiudaico, ma non sempre antisemita e antimosaico. Bernard

Lazare (“L’Antisemitisme”, Parigi 1894, pag. 170), parlando di convertiti al

cristianesimo, osserva opportunamente che bisogna considerare che “questa

categoria di catecumeni si mostra la piu’ odiosa”; costoro d’altra parte “erano

provocati dai loro stessi correligionari, che detestavano con forza ogni

apostata e non si facevano scrupoli, maltrattandoli cosi’ duramente che si

dovettero prendere iniziative per proibire agli ebrei di gettare pietre sui

rinnegati ed insudiciare i loro vestiti di olio e di immondizie fetide.”.

Quando gli ebrei non poterono piu’ malmenare i convertiti, li insultarono e li

canzonarono. Bisogna dunque, esaminando le diatribe antigiudaiche degli ebrei

convertiti, considerare la loro posizione religiosa e i loro rancori piu’ o

meno legittimi. Le persecuzioni giudaiche subite da Uriel da Costa sono

spiegate assai bene dai passaggi…antisemiti del suo “Specimen d’une vie

humaine” (1647). L’ebreo convertito e sostenitore dell’Inquisizione non e’ da

considerare fondamentalmente antisemita. (…) Si puo’ partire dall’antigiudaismo

e arrivare all’antisemitismo (come avviene con O. Weininger) , ma generalmente

l’antisemitismo si presenta come teoria razzista e come attitudine sociale,

mentre l’antigiudaismo e l’antimosaismo sono essenzialmente attitudini

teologiche o filosofiche. Sant’Agostino fu antigiudaico, in quanto cristiano,

ma non antisemita ne’ antimosaico. Cassiodoro, al contrario, fu antisemita.

Cosi’ San Tommaso d’Aquino. (1) Che antigiudaismo non sia antimosaismo e’

dimostrato dal fatto che, nelle opere cattoliche, al piu’ accanito

antigiudaismo, si oppone la piu’ entusiasta esaltazione del popolo eletto.

Antimosaici furono Hegel, Schopenhauer, Feuerbach, Arnold Ruge, Bruno Bauer,

Max Stirner, During, Nietzsche; tutti, piu’ o meno, anticristiani. Antimosaici,

e insieme atei e socialisti, furono Gustave Tridon, nel libro “Du Molochisme

Juif” (Bruxelles 1884) e A. Regnard ( “Aryens et Semites”, Parigi 1890). Quest’

ultimo, come Nietzsche, all’antimosaismo aggiunge l’antisemitismo razzista.”

Cominciamo col sottolineare ulteriormente che “antisemitismo” e’ fonema

propagandistico ebraico; che antigiudaismo e antimosaismo sono essenzialmente

connessi alla tradizionale polemica teologica anti-ebraica della Tradizione

Cristiana (pur riconoscendo posizioni anti-giudaiche preesistenti allo stesso

Cristianesimo anche in ambito ellenistico e latino) e che antiebraismo rimane

la preferenziale individuazione di una concezione alternativa e contraria a

tutto cio’ che, dal materialismo dialettico fino alle piu’ recenti posizioni

nazionalscioviniste del Sionismo, sia ‘spartibile’ con l’elemento ebraico.

In questo modo e’ possibile evitare ‘errori’ (..che come riconobbe

magistralmente Maurizio Lattanzio in una intervista diffusa dall’emittente

abruzzese “TeleMare” a meta’ anni Novanta “sono quasi sempre all’inizio di ogni

discorso, talvolta a meta’ mai alla fine”…) di qualsivoglia sorta e di

qualunque livello oltre a risultare la distinzione piu’ chiara tra quelle

possibili per riconoscere idee e posizioni politiche ‘conformi’ ad una

determinata weelthanshauung…il ‘resto’ sono, repetita juvant, disquisizioni

banalissime ed inutili ‘ciancie’ di crani e sottocrani giudaici.

Continua il Berneri: “Per evitare errori, che condurrebbero a polemiche

ingiuste e a discussioni oziose, ritengo necessario premettere che, non

credendo all’esistenza di una razza ebraica, sono ben lontano dal considerare l’

antisemitismo degli ebrei come un fenomeno obiettivamente razziale.”.

Noi contrariamente al Berneri crediamo all’esistenza di un substrato razziale

ebraico (….identita’ originaria per linea sanguinea…il sangue come retaggio

ancestrale…”buon sangue non mente” si usava dire un ‘tempo’….vale ‘anche’ –

soprattutto diremmo – per gli ebrei…) che agisce psicologicamente sull’

individuo, sulle sue ‘tendenze’ attitudinali, sul suo stato d’animo, su quelle

che saranno le sue posizioni culturali, ideologiche e politiche o – per dirla

in due parole – sulla sua ‘forma mentis’ e su come reagira’ davanti a

determinate vicende ed avvenimenti.

“L’ebreo – prosegue il Berneri – non esiste. Voglio dire: non esiste un tipo

razziale costante che si possa chiamare razza ebraica.”.

Noi affermiamo l’esistenza di una sottorazza ebraica che agisce piu’ a

livello profondo, nel subcosciente, e che tende sempre a risvegliarsi nell’

individuo appartenente per qualche strano ‘mescolamento’ al “popolo eletto”;

affermiamo l’ebraicita’ quale ‘influsso’ condizionante, metamorfosi irrazionale

di un’identita’ mancante sopita o comunque dormiente nell’animo ebraico che, se

risvegliata adeguatamente, si ridesta in tutte le occasioni: un cripto-ebreo,

mezzo-sangue o tre/quarti ebreo o chiunque possieda gocce di sangue ebraico

nelle proprie vene non si fara’ fatica a riconoscerlo laddove si arrivi a

disquisire di “Israele”, di ebrei e di problemi connessi alla questione

‘maledetta’. L’ebreo “latente” si destera’ forte come non mai assumendo le

comuni, lagnosissime e sempiterne lamentosissime, posizioni filoebraiche….

E se Schopenhauer ha individuato perfettamente il nocciolo della questione

indicando che “la patria dell’ebreo, sono gli altri ebrei” e Renan e’ arrivato

ad opporre la “tradizione ebraica” alla “razza ebraica” non dobbiamo

dimenticare di sottolineare come proprio fra coloro che si ‘dilettano’ a fare

oggigiorno gli “antisionisti militanti” – anche sbandierando la loro posizione

pro-palestinese in funzione anti-israeliana – spesso si ritrovano

“interessanti” cognomi affatto “gentili”….

Ma quest’aspetto della questione non vale la pena d’essere neanche minimamente

affrontato recensendo un testo su “l’ebreo antisemita”: simili soggetti piu’

che altro potranno risultare al massimo degli infiltrati della Sinagoga e – a

questo ‘punto’ – affar loro tra quelli che se li ritroveranno nelle redazioni,

nei comitati centrali della politica partitica, nelle conferenze e fosse

financo nelle alcove perche’ – ci sia consentito – ci sarebbero pure (…e non

sono ‘poche’…) le “antisemite” di “comodo”….ovviamente di kahalica obbedienza e

di semitica ascendenza…

Elisee’ Reclus scrive il Berneri “osservava giustamente che gli ebrei

costituiscono una nazione: “poiche’ essi sono consapevoli di avere un passato

collettivo di gioie e di sofferenze, un insieme di tradizioni identiche e la

fede piu’ o meno illusoria in una medesima parentela” (2)…. Bastassero questi

presupposti per fare di ogni popolo una nazione probabilmente nella penisola

italiota avremmo duecentocinquantacinque milioni e mezzo di Stati sovrani….

senza considerare le altre etnie europee che, pur legittimamente, aspirerebbero

a costituirsi in Stato-Nazione (…baschi, valloni, catalani, fiamminghi,

bretoni, corsi, tirolesi ecc…)….

“Bernard Lazare – prosegue l’autore – , che e’ qui una doppia autorita’, come

ebreo e come specialista nella questione ebraica, esprimeva lo stesso punto di

vista: “Le legislazioni abolite, il Talmud spregiato, sembra che la nazione

ebraica abbia dovuto inevitabilmente morire, e intanto gli ebrei occidentali

sono ancora ebrei. Essi sono ebrei perche’ hanno conservato vivace e vivente la

loro coscienza nazionale. Credono sempre di essere una nazione, e credendo

cio’, si conservano. Quando l’ebreo cessa di avere la coscienza della sua

nazionalita’, dispare; finche’ egli ha coscienza, permane.”.

Possiamo sintetizzare questa onesta ammissione dell’ebreo Lazare sottolineando

soltanto che risulta oggettivamente ‘preferibile’ l’ebreo nazionalista e

fondamentalista ortodosso rispetto al moderno “jew” laico e laicizzato,

assimilato e – peraltro – indifferenziato nella massa dei deambulanti

contemporanei…

“Egli non ha piu’ fede religiosa, non pratica piu’, e’ irreligioso, qualche

volta e’ ateo, ma egli permane perche’ crede. Ha conservato il suo orgoglio

nazionale, immagina sempre di essere un individualista superiore, un essere

differente da quelli che lo circondano, e questa convinzione gli impedisce di

assimilarsi, perche’, essendo sempre esclusivo, rifiuta in genere di mescolarsi

con gli altri popoli. Il moderno giudaismo pretende di non essere piu’ che una

confessione religiosa, ma in realta’ e’ ancora un’etnia, finche’ crede di

essere, finche’ conserva i suoi pregiudizi, il suo egoismo e la sua vanita’ di

popolo.” (3)

Il cosiddetto “nazionalismo ebraico” , autoconvincimento dei complessati

kippizzati di ogni tempo e di tutte le latitudini, non sara’ nient’altro che l’

autoaffermazione di istinti atavici, antica forma di rivalsa onnipresente nell’

ebraicita’, predisponenti il popolo di Sionne alla propria autorappresentazione

quale soggetto che ritiene se stesso e vive la sua identita’ contorta quale

autentico “orologio della storia”: gli ebrei si percepiranno sempre come

‘calendario vivente’ dell’umanita’ verso la quale peraltro non proveranno alcun

sentimento all’infuori dell’odio di razza e di religione come visibilmente

appare da un esame anche superficiale del loro principale testo “religioso”

ovvero dall’analisi delle decodificazioni rabbiniche dell’antica Legge raccolte

nel Talmud (4).

Scrive ancora il Berneri: “Gli ebrei sono una nazione non solo per la

coscienza nazionale, ma anche per alcune caratteristiche psichiche

predominanti. Negli ebrei delicocefali dell’Africa settentrionale, dell’Italia,

della penisola iberica e del mezzogiorno della Francia come negli ebrei

banchicefali della Polonia, della Russia e della Germania si constatano alcune

caratteristiche psichiche che non si possono spiegare con il fattore razza.

Bisogna spiegarle con il fattore storia, cioe’ con la somma delle eredita’ e

dei riflessi provocati dall’attuale ambito sociale. L’eredita’ e’ la tradizione

biologica; l’attuale situazione sociale e’ la storia che si prolunga, somma di

residui ancestrali psichici e fisici e delle esperienze della vita. Gli ebrei

sono carichi di storia, della loro storia di nazione errabonda e incestuosa, di

esodi, di fusioni, di continue emigrazioni, di stabilita’ in ghetti

inaccessibili. E’ la storia di una grande famiglia, piena di matrimoni tra

cugini, di strette cooperazioni tra famiglie, di federazioni, di comunita’. E’

la storia di una navigazione, dove si vedono equipaggi che, sbarcati nelle

citta’ dell’Occidente, si trovano piu’ tardi in Oriente o viceversa. (…) Leo

Pischer, nell’opera “L’Autoemancipation”, descrive una situazione comune a

molti ebrei: “L’ebreo e’ per i viventi: un morto; per gli autoctoni: uno

straniero; per i sedentari: un vagabondo; per i poveri: uno sfruttatore e un

milionario; per i patrioti: un senza patria; per tutte le classi della

societa’: un concorrente aborrito. (…) Ed Eberlin, osserva: “Molti israeliti

tentano di evadere dal giudaiso. Invano! Non possono far morire l’ebreo che e’

in loro, non potendo vivere da ebrei.”. (…) Tra gli autori ebrei, Andre’ Spire

e’ stato l’autore che mi sembra abbia meglio espresso questo “complesso di

inferiorita’.” (5) (…) Questo isolamento, questa lotta estenuante favoriscono

la nevrastenia e particolarmente le nevrosi dette di combattimento “che

spariscono o si attenuano non appena l’individuo si trova in condizioni piu’

favorevoli” (Kretschmer crf. “Manuel therique et pratique de psychologie

medicale” – Parigi 1927, pp. 353-354).”.

Sara’ da quella che, senza alcuna riserva chiunque potrebbe riconoscere come

una autentica ‘tara’ psichiatrica o malattia mentale (…gli ebrei poi – dal

Freud all’Adler passando per tutti i principali studiosi della psicologia-

psichiatria-psicoanalisi di ‘razza’ “eletta” – hanno ovviamente finito per

invertire la realta’ fattuale rendendo praticamente dementi e ‘contorta l’

umanita’ non ebraica…trasposizioni di aberrazioni mentali ebraiche all’interno

delle societa’ goyim= non ebraiche…), e’ una indiscutibile deficienza giudaica

che passera’ rapidamente a quella che lo stesso Berneri individua nel suo

volume e identifica come la “protesta ebraica”: “La crudezza delle metafore –

scrive l’anarchico d’origine italiana morto esule a Barcellona nella primavera

del 1937 sotto i colpi di agenti stalinisti ed al culmine della contesa tra

questi ultimi e le fazioni anarchico-trotskiste nella Spagna “repubblicana” e

antifascista dell’epoca – , la veemenza delle apostrofi, la violenza verbale di

molti scrittori ebrei si puo’ spiegare con l’influenza della Bibbia. Non e’

solo lo stile biblico ad essere in gioco, ma anche il suo spirito profondo. (…)

Il disprezzo del Talmud per i goyim e’ presente in molti narratori ebrei

contemporanei, ed e’ un disprezzo ora contro il piccolo borghese, ora contro l’

utopista, ora contro il demagogo ecc. L’ebreo sbaglia, l’ebreo scoppia, l’ebreo

tuona, l’ebreo esagera sia in positivo sia in negativo. Si trova naturale che

Marx sia ebreo, ma non si riesce ad immaginare ebrei Bakunin o Mazzini. Il

sorriso dei saggi dipinto da Holbein, la risata prorompente de Rabelais: ecco

espressioni che non possono essere ebraiche. Per definire cio’ che e’ semita,

bisogna ricorrere a cio’ che non puo’ esserlo. (…) L’orgoglio (dell’ebreo ndr)

e’ la caratteristica primaria. Baruch Spinoza lo mette gia’ in evidenza nel

XVII secolo in Olanda. Bernard Lazare nel XIX secolo in Francia. Tra le

caratteristiche tipiche, Lombroso (op. cit. p. 19) , ebreo lui stesso, pone la

petulanza, “forse naturale in chi a lungo fu oppresso: il bisogno di

troneggiare sugli altri, di farsi valere, di farsi sentire qualcuno”. Come

spiega Lombroso, l’ebreo trova nella volonta’ di potenza una difesa contro il

complesso di inferiorita’ e contro la oggettiva inferiorita’ sociale. Scolaro,

l’ebreo vuole essere il primo della classe, distinguersi dai compagni, che lo

detestano. (…) Da ragazzo, se e’ ricco, brillera’ nella sua dorata gioventu’ e

incantera’ le donne con i cavalli, con la sua eleganza, con le sue maniere

distinte. Bohemien intelligente, sara’ anticonformista, instancabile polemista.

Avra’ fama di nichilista. Potra’ essere orgoglioso delle sue origini. Il

cappello dell’ebreo, marchio d’infamia, non divenne, gia’ nel XIV secolo, una

specie di simbolo nazionale? Lo si vede sui sigilli. Famiglie di ebrei

convertiti, diventano nobili, l’adottano per i loro armadi. L’ebreo che soffre

di un complesso di inferiorita’ ripieghera’ volentieri verso il nazionalismo,

verso un nazionalismo che sara’ un vero delirio rivendicativo. Escluso dalle

carriere politiche e militari, sognera’ diventare un grande industriale, un

grande finanziere, un grande rabbino. Povero, avra’ l’ambizione di essere il

primo dell’ufficio, il primo nel suo campo, nella societa’ corale o nella

societa’ sportiva. Il complesso di inferiorita’ e la relativa protesta possono

condurre all’evasione dal giudaismo.” o – per dirla con l’ebreo Spire nel suo

“Pages Libres” – a “non essere ebreo: ecco il sogno di tutti i ragazzi ebrei

nati in un villaggio o in una piccola citta’.”.

“L’associazione – spiega il Berneri – si presenta in questi termini: famiglia=

razza ebraica; patria= nuova madre = cambiamento di razza.”

Trasposizione di complessi di inferiorita’ in un’idea di nazionalismo

esagitata ed esagerata, ultra-nazionalismo o estremizzazione dell’idea

nazionale che l’ebreo sentira’ di sostituire alla propria originaria identita’

etnico-confessionale per abbandonare l’alveolo familiare che e’ anche il

“ghetto” immaginario dal quale intende fuggire. Tant’e’ questo si chiama

trascendere l’emotivita’ e rincorrere l’utopia ossia prendere lucciole per

lanterne perche’ , per quanto si sforzino di essere nazionalisti ‘altrui’, gli

ebrei resteranno in ultima analisi sempre e soltanto ebrei condannati peraltro

ad esserlo e – in non pochi casi – ben felici di restarlo.

Detto cio’ e nutrendo non pochi dubbi sui casi di “nazionalisti ebrei” morti

per la patria “gentile” (per quanto se ne contino non poche ‘eccezioni’

specialmente nel periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e la prima Guerra

Mondiale alla quale l’elemento giudaico dara’ il suo contributo combattendo

nelle diverse fila degli eserciti nazionali….e non dimenticando l’enorme

apporto dato dagli ebrei ai differenti “risorgimenti nazionali” ottocenteschi

che, in alcuni casi, furono veri e propri “risorgimenti ebraici” …Italia,

Ungheria, Germania….’turbe’ di ebrei ‘risorgenti’ ovunque….bandiere massoniche

alla riscossa e compassi e squadre ‘popolanti’ i nuovi templi innalzati alla

Dea Ragione ed ai suoi “lumi” ….sovversione anti-tradizionale e contro-chiesa

di Satana in azione….) il Berneri passa ad analizzare la figura, sicuramente

tra le piu’ interessanti dell’orizzonte ebraico moderno, di Otto Weininger e

scrive: “Il filosofo viennese O. Weininger si suicido’ all’eta’ di 23 anni

perche’ era stato il Freud della sua opera “Geschlecht und Charakter”. Aveva

intuito il profondo significato dell’aforisma: “Non si ha odio verso una cosa

troppo simile a noi”, pensiero che si approfondisce con la seguente

osservazione: “Chiunque ha dell’odio verso l’ebreo, lo detesta prima di tutto

in se’ stesso; il fatto che lo perseguiti fuori di se’ dimostra uno sforzo di

autoliberazione…L’odio e’ un fenomeno di proiezione come l’amore: l’uomo prova

odio quando si riconosce spiacevolmente in qualche cosa”.

Ora apriamo una doverosa parentesi e sottolineiamo….sara’ forse per questo

motivo che non abbiamo mai provato alcun sentimento ne’ di odio ne’ tantomeno –

ci mancherebbe! – di “amore” verso la “razza autoproclamatasi eletta”?

Onestamente degli ebrei ci potrebbe anche interessare meno di un ciufolo se non

esistesse pervadente una ossessiva smania di primeggiare ed una altrettanto

ossessionante volonta’ egemonica dell’individualita’ giudea di assoggettare ai

propri voleri ed ai propri diktat il resto dell’umanita’ non ebraica.

Qualora gli ebrei si riducessero ad una vita ‘paciosamente’ conforme alle loro

caratteristiche di popolo disperso tra gli altri popoli e rinunciassero a

scalare il potere economico-finanziario-politico delle nazioni di cui sono

ospiti probabilmente la nostra attenzione nei loro confronti sarebbe meno di

zero. E sarebbe a dir poco inutile qualunque ricognizione analitica sulla

questione ebraica se questo problema eterno non si ripresentasse regolarmente

in ogni angolo del pianeta e nelle diverse epoche investendo di se’ Stati e

nazioni, Imperi e Repubbliche, disseminando di lutti e dolori, tragedie e

conflitti civili, sociali, politici e religiosi la storia delle comunita’ non

ebraiche costrette a subire l’opera di erosione e corrosione lenta ma

progressiva di una genia malefica che, come riconosceranno lucidamente gli

storici ed i filosofi piu’ autorevole del passato cosi’ come esplicheranno i

principali Testi Sacri della Cristianita’ prima e dell’Islam poi, risaltera’

quale vettore sovversivo, incarnando uno spirito di iniquita’ demoniaco e

dissolutore, che muove nella direzione del Male e si autocelebra come

simbiotico elemento disintegratore dell’ordine e della pace sociale.

“L’indagine sul carattere sessuale condurra’ Weininger ad una indagine sempre

sessuale, ma sulla razza. Secondo Weininger l’ebreo, come la donna, non e’ un

individuo. “La nostra epoca non e’ solo la piu’ ebraica, ma la piu’

femminile.”. “Come le donne, gli ebrei si confondono insieme senza associarsi

come individui ed indipendenti…”. “L’ebreo e’ intermediario, come la donna”.

L’ebraismo – conclude il Berneri – e’ intersessuale, un compromesso tra

mascolinita’ e femminilita’. Ecco le sue tesi.”.

Evidentemente il Weininger doveva essere “leggermente” – o comunque

sufficientemente – “malato” …per quanto riconosciamo che viviamo un presente

‘femminile’ per eccellenza; che la societa’ contemporanea sia ‘femmina’ ed

ebraica cio’ non ci impedisce di apprezzarne alcuni aspetti esteriori (…l’

esteriorita’ che e’ tipicamente femminile…) ne’ di disprezzarne altri

altrettanto evidenti che sono la profonda eclissi del Sacro, la mancanza di un’

etica generale, l’assoluta scomparsa della morale…. E’ il mondo moderno ovvero

l’epoca della sconsacrazione suprema di tutti i valori. Basta solo,

semplicemente, riconoscerne i ‘tratti’ discendenti e affrontarne le

‘conseguenze’ …ovvero “restare in piedi in un mondo di rovine”….

Le ‘tentazioni’ suicide le lasciamo volentieri agli ‘altri’….meglio, molto

meglio, se ebrei!

Continua Berneri e scrive: “Weininger sottopose ad analisi la sua opera e

scopri’ particolari spaventosi. Capi’ che la concezione sublime dell’amore non

era che la sublimazione della propria intersessualita’. Forse comprese anche

che il suo odio contro i cani, esposto nel libro “Intorno alle cose supreme”,

non era solo dettato dall’insonnia, ossessionata dall’ululare dei cani, ma

anche dal fatto che il cane fosse il simbolo della sessualita’ cinica.”….

chissa’ cosa ci ‘direbbe’ il Grande Psicologo dell’Altissima Volta Massonica

della Gran Loggia Madre sapendoci ‘lupescamente’ nottambuli e ‘fascinati’ dall’

ulular canino di certe ‘simpatiche’ lupacchiotte??? Mah….a dir poco siamo nel

mondo dell’assurdita’ cerebrolesa ebraica….piu’ che un recensore servirebbe un

buon medico …e, preferibilmente, una camicia di forza di quelle belle strette!

“L’analisi della psicologia femminile e materna gli rivelo’ il suo Io. L’

abisso della sua opera s’apre come una voragine. Dannata la donna, dannato l’

ebreo: scoperto in se’ la prima e il secondo, il dannato divenne lui.

Abbastanza virile da accorgersi che era la propria parte femminile a dimostrare

una simile comprensione per la donna ( e non bisognava affatto essere donna per

vedere la donna nel proprio inconscio ), si suicido’.”

Come commentare quest’ultimo passaggio del Berneri? Che chiosa sottoscrivere

alla ‘cronaca’ funebre della vicenda romanzesca eppure reale della vita di

questo povero infelice di un Weininger che pure in “Sesso e Carattere” aveva

saputo scardinare da dentro l’anima ebraica? Vi basta un “Amen!” o dobbiamo

metterci pure un necrologio ‘ad hoc’ di quelli memorabili? …Noi diciamo ….uno

che ha compreso ‘finalmente’….E tanto basti!

“In Weininger – continua il Berneri – tra conversione e suicidio non c’e’

soluzione di continuita’. Il suo e’ un sistema tutto pieno di rimozioni, di

sublimazioni e di ribellioni. Fu battezzato nello stesso giorno in cui discusse

la tesi in filosofia. Voleva evadere dal giudaismo sposando per interesse la

Chiesa? No, con l’aiuto del cristianesimo e con l’aiuto della filosofia sperava

di elevarsi al di sopra del proprio semitismo. Come Icaro precipito’. Tra i

critici che io conosco A. Spire e’ il solo ad aver compreso bene Weininger.

Peccato che non abbia troppo sviluppato la propria interpretazione. Rimane

ancora aperta la possibilita’ di uno studio psicoanalitico su una figura spesso

poco conosciuta e ancora quasi ignorata. Cercando di consolarsi dopo i severi

giudizi o i tiepidi entusiasmi si diceva: “Ho scritto per i secoli”. Da

Fredrikshaven, punta nord dello Jutland, lasciando il battello, commenta: “Ho

alle mie spalle quattordici ore di navigazione. Le ho passate sul ponte. C’era

tempesta, le onde erano alte quattro metri. Tutte le donne si sono sentite

male. Niente attesta la dignita’ umana di un essere quanto un mal di mare. Io

ho resistito, ma questo non mi sorprende.”. A Dresda, ascoltando musica,

scrive: “Sono nato musicista. Ho scoperto in me un’immaginazione

specificatamente musicale che mi riempie di alto rispetto.” (cit. da Spire).

Weininger si rivela. La sua conversione e il libro “Sesso e carattere” fanno un

tutt’uno. E’ il rigetto della femminilita’ in una protesta virile cristiana. La

misoginia e’ una rivolta, come l’antisemitismo. Io non sono una donna. Io non

voglio piu’ essere ebreo: dice il suo Io. Ebreo=donna. Questa associazione,

originatasi nell’infanzia, fu alimentata dalla nevrosi.”

Chiamate l’Ottavo Padiglione degli Spedali Riuniti di Livorno che qui siamo al

delirio assoluto! ….e non ci si venga domani a ‘raccontare’ di “pazzia

antisemita”….Qui gli unici dementi (…ma dementi di quelli seri….di quelli

pericolosi per se stessi e gli altri…) sono solo e soltanto gli ebraici

pippeggiamenti e vaneggiamenti di questa sotto-razza di castrati nell’animo e

nelle carni… Quintessenza di ogni psicodramma e delle plurisecolare tragedia

ebraica in Weininger si sviluppano e si accavallano una ‘discreta’ serie di

complessi psichi…si avviluppano idee e utopie contrarie e contrastanti….si

generano abissi di follia. Siamo di fronte all’uomo-cappone che si accorge

della propria identita’ troppo presto per un’autosalvazione e troppo tardi per

sfuggire al suo inesorabile destino suicida.

Nel nono capitolo del suo testo Berneri affronta lo ‘spinoso’ problema del

rapporto tra “complesso d’inferiorita’ ebraico”, “antisemitismo ebraico” e il

testo sacro della Bibbia. Argomento sicuramente interessante che merita di

essere attentamente sviluppato e comunque analizzato. Scrive l’autore: “E’ alla

Bibbia che si deve il piu’ alto numero di complessi antigiudaici, legati alla

circoncisione. Per molti giovani ebrei – come per i coetanei protestanti nei

paesi anglosassoni – la Bibbia e’ il manuale dell’iniziazione sessuale. Molti

complessi di colpa derivano da quelle letture. Una paziente di Havelock Ellis

racconta di aver iniziato a considerare l’onanismo una pratica deprecabile solo

dopo la lettura di alcuni passaggi della Bibbia. E un omosessuale, scrivendo a

questo studioso: “Compresi allora che i miei ardori fossero una diversione all’

istinto sessuale. Con mio grande stupore e costernazione mi accorsi che la

Bibbia condanna come abominevoli le pratiche alle quali ero dedito. Inizio’ da

quel momento un travaglio che duro’ per anni.”. L’influenza della Bibbia

meritava uno studio. Mi limito a ricordare che sono molti gli esempi che

possono generare tenaci complessi, a causa del loro carattere fuori norma (le

due figlie di Loth che convivevano con il loro padre, Loth che offre agli

abitanti di Sodoma le due figlie ancora vergini ecc.). La rimozione del

polimorfismo perverso infantile in un periodo della puberta’ e’ , senza dubbio,

associata al ricordo della prima iniziazione. E quando un complesso di colpa si

cristallizza, le letture vanno considerate un fattore determinante per la

successiva vita affettiva. Il complesso di colpa e’ legato strettamente al

complesso di inferiorita’. (…) Antigiudaismo e antisemitismo hanno molto spesso

origini nascoste e sconosciute a quelle stesse persone che ne hanno subita l’

influenza. Ma l’antisemitismo ambientale rimane il fattore principale.”.

Come voleva dimostrare le ‘tare’ mentali degli ebrei sono proiettate – et

voila’ quasi ‘per magia’ – sul non ebreo e sull’”antisemita”…cio’ che agli

ebrei risulta abominevole viene trasposto al non ebreo….si ‘castra’ – e non

solo figurativamente – il “gentile” del “mal di vivere” nevrotico-patologico

ebraico e il ‘gioco’ e’ fatto….

Menzogne e ciarlatanerie psicologico-psichiatriche di marca ebraica! Garanzia

di frode e sciacallaggio nonche’ sovvertimento generale di ogni valore.

Tralasceremo in questa sede di parlare di quello che Berneri definisce come “l’

antisemitismo di difesa e di mosaismo” di Benjamin Disraeli, influente ebreo

convertito all’anglicanismo e servitore degli interessi della “novella Sionne”

alla corte di Sua Maesta’ britannica ….di lui – e cio’ sia sufficiente al

lettore – Berneri scrivera’: “La protesta puo’ portare all’orgoglio

nazionalista come all’antisemitismo. (…) Lunel ci presenta l’ebreo Bonjuza

Velleron, immaginario discendente degli ebrei installati a Narbonne da Carlo

Magno. Isaac Velleron, figlio di Bonjuza, diventa Luc-Mathieu Peccavi,

cattolico. Crede di difendere le proprie origini palesando un fastidioso

disprezzo per i vecchi correligionari. Ogna volta che puo’ scorrere un

miserabile ebreo, “non manca di avanzare sulla soglia del suo magnifico negozio

per sputare ostensibilmente nella direzione degli spregevoli ebrei”. Il figlio

di Luc Mathieu fa l’antisemita. E’ il capo degli anti-dreyfusards di

Carpentras, aizza giornalisti, organizza battaglioni di…giovani patrioti sotto

le finestre e davanti ai negozi di ebrei per suonare canzoni antisemite…(…) Ma

Niccolo’ Peccavi, nevrotico, mezzo pazzo, non e’ un antisemita cosciente. E’

solo un opportunista. L’ebreo diventa sincero antisemita per ragioni molto

profonde. Traditore, apostata, ecc…questo semplificherebbe il problema se la

psicologia dell’apostasia opportunistica non fosse in tutto simile alla

psicologia della conversione. Non vi e’ affatto una distanza astronomica tra

Paolo di Tarso sulla strada di Damasco e Isaac Velleron.(…) Disraeli,

affettato, altezzoso, vanitoso (ma ha bisogno di esserlo) in quanto ebreo,

soffre di continui mal di testa che gli rendono il lavoro quasi insopportabile.

(…) L’orgoglio lo spinge verso la politica, terra di ambizioni. Non ancora

deputato pensa di diventare primo ministro. (…) Concepisce la politica come un’

arte e duetta amabilmente sia con i conservatori sia con i radicali.”.

Infine l’ultimo capitolo prima della conclusione il Berneri lo dedica al piu’

“antisemita” degli antisemiti ebrei: Karl (Mordechai) Marx….padre fondatore del

socialismo cosiddetto “scientifico” o materialismo dialettico, nipote del

rabbino di Treviri e ostentatamente e virulentemente noto all’opinione pubblica

mondiale anche per aver dato alle stampe quell’opera “La Questione Ebraica”

(ediz. “Noctua” – Molfetta, Bari 2006) rimasta quale pietra miliare di un

preteso, anche da troppi ‘presunto’, antisemitismo di “sinistra”.

Berneri scrive in merito: “Il caso di Karl Marx ci consente una visione d’

insieme, una specie di riassunto compementare e conclusivo. Considero Karl Marx

antisemita non a casua di cio’ che ha scritto sugli ebrei, ma a causa di cio’

che non ha scritto, detto e fatto a favore degli ebrei. Nei suoi lavori Karl

Marx e’ antigiudaico e antimolochista, per parlare come Tridon. Basandoci sugli

scritti, si potrebbe dimostrare che anche Proudhon e’ stato antisemita. Mentre

Proudhon e’ stato solo antigiudaico in quanto nazionalista e antimolochista in

quanto socialista. Si puo essere socialisti senza sembrare antisemiti. Se l’

antisemitismo e’, come ha detto Bebel, il socialismo degli imbecilli, il

socialista intelligente puo’ fare a meno di considerare gli ebrei come una

forza sociale frenante rispetto all’ascesa del proletariato. E non solo gli

ebrei capitalisti ma gli ebrei tout court. Un ebreo puo’ lottare per l’

emancipazione, ma solo se si pone contro la tradizione religiosa e nazionalista

del giudaismo e contro le tendenze piccolo borghesi di buona parte dell’

ebraismo. E’ un fatto che Charles Fourier, il suo discepolo Toussenel,

Proudhon, Tridon e molti altri socialisti abbiano scritto pagine ben piu’

antisemite (…) di Karl Marx. Che cosa dice Marx nel suo opuscolo sulla

questione ebraica (1844)? In un articolo sull’antisemitismo di Karl Marx si

citano come tipicamente antisemite le seguenti frasi: “Il giudaismo raggiunge l’

apogeo al culmine della societa’ borghese, ma la societa’ borghese raggiunge la

perfezione nel mondo cristiano. Soltanto nel regno del cristianesimo, la

societa’ borghese poteva staccarsi completamente dallo Stato, strappare i

generici legami dell’uomo e mettere al loro posto l’egoismo, il bisogno

personale, decomporre l’universo umano in una miriade di individui atomistici,

ostili gli uni agli altri. Il cristianesimo e’ derivato dal giudaismo ma ha

finito col ricondursi al giudaismo. Noi riconosciamo quindi nell’ebraismo un

elemento antisociale e rilevante. Storicamente gli ebrei hanno collaborato a

questo sviluppo e tale aspetto e’ stato oggi spinto al suo punto culminante, ad

una altezza ormai irraggiungibile. Nel suo moderno significato l’emancipazione

ebraica consiste nell’emancipazione dell’umanita’ dal giudaismo. “Gli ebrei si

sono emancipati nella misura in cui tutti i cristiani sono diventati ebrei.”.

“Quale era, in se’, la base della religione ebraica? Il bisogno pratico, l’

egoismo.” (…) L’articolo qui in questione e’ significativo., Dopo aver citato

questa frase di Marx: “E chi dice ebreo, dice protestante: sappiatelo”, si

ricorda che Toussenelle dedico’ il suo libro “Les Juifs rois de l’epoque”, ad

una principessa d’Orleans. E’ come se Marx facesse appello all’inquisizione!”.

Noi consideriamo Marx un impostore esemplare che ha utilizzato ogni mezzo – in

particolare la truffa filosofica della sua abile penna – per instillare l’odio

sociale e trasferire caratteri eminentemente giudaici nell’arena politica….

questo e’ stata, ne’ piu’ ne’ meno, l’opera “politica” del Grande Demagogo di

Treviri…. Il resto e’ ‘fuffa’ ebraica….

Noi auspichiamo una lettura attenta del testo del Berneri ed eventualmente una

successiva ricognizione sull’archetipica figura dell’ebreo antisemita al di

fuori della visione umanitaria e socialisteggiante dell’anarchico italiano

esule in Francia e soprattutto un po’ meno “psicologicamente” incline all’

investigazione ad personam nell’animo dei singoli soggetti ebrei dei quali

sicuramente il testo ci offre comunque un valido panorama…

Antisemiti o nazionalisti ebrei per noi comunque poco cambia: gli ebrei

resteranno pur sempre, per dirla con Napoleone Bonaparte, dei rivenditori di

stracci ovvero progenie di usurai e strozzini e irriducibilmente I nemici dell’

uomo in quanto popolo maledetto secondo le Sacre Scritture….

Au revoir…

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

28 GIUGNO 2010

Note –

(*) crf “La Revue des Revues” – Paris sett. 1896, pp. 430-436;

(**) crf N. Fabrizi – “La Liberta’” – Parigi 12 aprile 1934;

1) – con riferimento si veda: P. Bernard – “Saint-Augustin et les Juifs”

(Besancon 1913); Abbe’ Gayraud – “Antisemitisme de Saint-Thomas d’Aquin”

(Parigi 1896); S. Deploinge – “Saint Thomas et la question juive” (Revue

Neoscolastique, 1896, p. 358 e seg.);

2) E. Reclus – “L’Homme et la Terre” (Parigi ed. 1908 , libro II p.373);

3) Bernard Lazare – “L’Antisemitisme” (Parigi 1894 , pp. 294-295);

4) crf si veda la nostra recente ricognizione recensoria al volume

“Studi sul Talmud”;

5) Andre’ Spire – “Pages Libres” (Parigi 1904, p. 356);

 

 

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