10/07/2010

Scatenera' Israele la guerra atomica nel vicino Oriente?

 

Scatenerà Israele la guerra atomica nel vicino Oriente?

09/07/2010 ·

di Dagoberto Husayn Bellucci

Non piu’ di qualche giorno fa avevamo sottolineato una vorticosa accelerazione della tensione nel Vicino Oriente con un crescendo di minacce gratuite e di moniti lanciati dagli ambienti politici, diplomatici e militari Us-raeliani nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran e dei suoi alleati.

Il crescendo di propaganda e retorica bellicistica orchestrato abilmente dalle centrali di disinformazione sioniste viene a sovrapporsi ad un’ampia strategia dell’accerchiamento e della terra bruciata che gli ambienti della “Israel” Lobby hanno portato avanti fin dai mesi scorsi: la vicenda dell’aggressione piratesca sionista alla Freedom Flottilla e’ soltanto servita come pretesto per gli aizzatori sionisti per lanciare l’”allarmismo” anti-antisemitico…

Non siamo ‘tonti’ ne’ completamente rincoglioniti da non renderci perfettamente conto che le iniziative della nota esponente parlamentare, on. Fiamma Nirenstein (eletta in ‘quota’ AN e nelle liste PDL) – alla quale e’ stata affidata la direzione di una commissione censoria nei confronti dei siti informatici “scomodi” (o, utilizzando la loro dialettica sistemico-piagnucolante, quei portali della rete che utilizzerebbero toni antisemitici e razzistici nei confronti dell’entita’ criminale sionista) – siano volte a preparare il terreno, domani, ad altre campagne di demonizzazione/diffamazione a mezzo stampa.

Sionisti e filo-sionisti infatti – pur controllando totalmente tutti i principali mezzi d’informazione pubblici e private, godendo della nota impunita’ per colpire indiscriminatamente a mezzo stampa (e non solo) chiunque si attenti a criticare le derive segregazionistico-terroristiche dello stato-pirata denominato “Israele” e con il beneplacito delle Istituzioni della Repubblica Italiana – hanno ritenuto opportuno di ‘puntare’ preventivamente alla censura informatica contro quei pochi spazi di liberta’ rimasti in piedi nel “web” (…cosi’ capiranno anche gli ‘spastico’ cerebrolesi biascicanti ‘anglish…).

L’obiettivo, affatto velato, e’ quello, tipica novella Inquisizione sinagogica, di mettere un bavaglio preliminare ai pochi, ultimi, uomini liberi che hanno denunciato – e con forza – lo stato “d’emergenza” imposto dalla Sinagoga sul territorio della Repubblica Italiana anche forzando e andando contro un articolo essenziale della Costituzione democratica che recita che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il loro pensiero…. (…il ‘resto’ lo conoscete a memoria immaginiamo…l’avete scritto voi …).

Bavagli sionisti e direzione sionista: non e’ un caso che questa commissione di ‘vigilanza’ sia stata affidata ad un soggetto, appunto Fiamma Nirenstein, che all’epoca della sua candidatura nelle liste AN si presento’ dichiarando a spada tratta che sarebbe entrata in parlamento (…nel parlamento italiano…che diamine!…mica alla Knesseth…) per fare “gli interessi d’Israele”….

Ora questa iniziativa trova riscontro nelle manovre, di ben altro livello e spessore, che vedono l’entita’ sionista muovere le sue ‘pedine’ nello scacchiere geopolitico e strategico mediterraneo e del Vicino Oriente.

Il ‘buon’ Benjamin “bibi” Nethanyahu (…”bibi”…ma cos’e’ la riedizione di un celebre cartoon ‘orsacchiottesco della Hanna&Barbera??? …mah …che razza di soprannome…”Andiamo ‘bibi’ bello…”….”Va bene Yoghi”….) (s)parla di pace nelle terre sante dell’Islam, visita l’amica e alleata Arabia Saudita dei petroldollari e del rifornitissimo arsenale statunitense, dichiara di sostenere la ripresa di un dialogo con la controparte palestinese….

L’Arabia Saudita, lo avevamo appena sottolineato non piu’ di una settimana fa, fa buon viso a cattivo gioco: lascia all’aviazione sionista il suo spazio aereo per preparare future manovre avio-terroristiche da condurre contro la Repubblica Islamica dell’Iran, accetta il trasferimento sul proprio territorio di interi arsenali dall’emporio criminale ebraico occupante la Palestina e dimostra nei fatti di essere abbondantemente della ‘partita’…quando e se si apriranno i ‘war games’ anti-iraniani certamente Riadh non lesinera’ il proprio contributo e sostegno alla causa Us-raeliana.

Mentre “Israele” conferma, per l’autorevole voce del suo ministro (l’ultrasionista Lieberman), che non ha alcuna intenzione di chiedere scusa a nessuno per l’azione banditesca compiuta quaranta giorni fa nelle acque internazionali davanti alla striscia di Gaza…mentre l’amministrazione USA lancia moniti a destra e a manca contro la Siria e strani segnali finto-concilianti verso Hizb’Allah in Libano (segnali che nessuno ha ovviamente intenzione di raccogliere…sono ‘esche’ infide…da anni l’America cerca di ‘comprare’ una pacificazione del Vicino Oriente che interessa essenzialmente al suo alleato sionista per israelizzare l’intera zona) le bacheche edicolaie d’I’tal’ya’ ci ‘raccontano’ si stanno riempiendo di ‘fogli’ e ‘fogliacci’ incitanti “Israele” a lanciare la sua offensiva militare contro Teheran.

Organi ufficiosi e simil-ufficiali della Knesseth, gazzettini sionisti e pennivendoli probabilmente da anni sul libro-paga dell’ambasceria israeliana a Roma hanno iniziato a suonare la grancassa rimbombante del conflitto inevitabile, della guerra imminente e del prossimo ‘scontro di civilta’: Israele viene inevitabilmente descritta come una nazione sull’orlo di essere ferocemente sbranata dalla brutta, sporca e cattiva “tigre” iraniana…l’entita’ sionista definita come la sola “democrazia” della regione e’ raccontata come in stato di assedio…si ritorna a parlare e si tirano fuori i – veri o piuttosto presunti – cadaveri olocaustici blaterando di “nuova Shoah” piu’ o meno alle porte…

Ora che “Israele” si stia preparando ad una offensive terroristica su vasta scala in tutto il Vicino Oriente questo ovviamente si sa ma nessuno intende dirlo….o – per essere piu’ chiari – c’e’ un’aria di tempesta che si respira abbondantemente nelle cancellerie di mezzo mondo….

Lo stesso premier italiano (…che non e’ una ‘cima’, ma sicuramente neanche stupido…) , Silvio Berlusconi, si e’ lasciato andare a qualche commento non proprio ‘conforme’ parlando di ampia convergenza di vedute raggiunta in occasione del vertice del G20 canadese e di “preoccupazione” di tutti gli Stati presenti all’assise in questione per la possibilita’ di un’azione preventiva (…fuor di metafora…un attacco terroristico che incendierebbe l’intero Vicino Oriente…) israeliana nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran…

Chi minaccia chi? Chi ha il piu’ vasto arsenale atomico nella regione vicinorientale con testate nucleari puntate peraltro contro diverse capitali dell’Europa? Chi blatera di pace e prepara nuove guerre? Chi ha colpito indiscriminatamente un’imbarcazione pacifista in acque internazionali? A quando risale -…quanti mesi fa…-l’ultimo soldato israeliano ucciso da Hamas e a quante ore probabilmente invece l’ultimo palestinese, civile palestinese, eliminato dagli sgherri di ‘tsahal’? Chi ha ordito il crimine di stampo simil-mafioso con esecuzione mirata in territorio straniero a Dubai contro un dirigente di Hamas?

Quanti “chi”….domande inutili perche’ le risposte stanno gia’ scritte nel ‘pedigree’ terroristico-criminale di quest’entita’ nata per distruggere, costruitasi sul sangue arabo-palestinese versato e alacremente rifornita di armi e tecnologia bellica dal Grande Satana a stelle e strisce per continuare a prosperare indisturbata massacrando popolazioni arabe e , soprattutto, civili inermi.

La domanda, affatto retorica, e’: scateneranno i sionisti la guerra atomica nel Vicino Oriente?

Scommesse ‘aperte’…tutti in fila al “botteghino” mondialista…

A Teheran dicono …di no!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

08 Luglio 2010

 

 

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06/07/2010

Nucleare iraniano - La "carta" saudita

Nucleare iraniano – La “carta” saudita

03/07/2010 ·

di Dagoberto Husayn Bellucci

Le voci di corridoio e i rumori su un presunto, quasi dato da taluni diplomatici per imminente, attacco contro la Repubblica Islamica dell’Iran ed il suo programma nucleare si rincorrono e vanno ad aumentare di giorno in giorno: l’Iran e’, non da oggi, il “target” numero uno dei disegni egemonico-espansionistici dell’Imperialismo statunitense.

Fin dall’avvento della gloriosa rivoluzione islamica nel lontano gennaio 1979 con il ritorno a Teheran dell’Imam Sayyed Ruhollah Khomeni e la fuga dello shah dal paese; il principale problema che tutte le amministrazioni americane hanno dovuto affrontare e’ stato quello dei loro rapporti con quello che, fino ad allora, era stato il principale bastione ed un affidabile complice delle strategie “made in USA” per l’area del Vicino Oriente.

La Rivoluzione Islamica oltre a risvegliare un mondo arabo e islamico frastornato da una crisi d’identita’ (con la crisi dei movimenti di liberazione nazionali fautori del panarabismo socialista e di stampo laico fra i quali il Ba’ath e le diverse fazioni della galassia politica palestinese all’epoca sostanzialmente appiattite su posizioni internazionaliste, terzomondiste e anti-imperialiste di matrice marxistoide) e dalle diverse batoste militari subite nel corso dei decenni precedenti (conflitti con l’entita’ sionista del ’48-’49, attacco anti-nasseriano delle forze congiunte israelo-franco-britanniche nel ’56 a Suez, guerra dei “sei giorni” con l’occupazione israeliana della Gerusalemme araba, annessione della Cisgiordania e delle alture siriane del Golan ed infine sconfitta nel conflitto del ’73 dello “Yom Kippur” o del “Ramadan” islamico che vedra’ sostanzialmente lo “stato ebraico” espandersi in tutta la penisola del Sinai restituita infine all’Egitto nel ’77 dopo gli accordi di Camp David che priveranno il fronte arabo del principale Stato della coalizione passato, con Anwer Sadat prima e con il suo successore Hosni Mubarak poi, a una forma neanche troppo velata di collaborazionismo con i sionisti e ad un riconoscimento dello status quo e dell’esistenza dell’entita’ sionista ‘mediata’ dall’”olio” dei petroldollari sauditi e dagli ingentissimi finanziamenti americani piovuti sul Cairo soprattutto dopo il crollo della Persia “imperiale” dei pahlevi e in nome della “santa alleanza” anti-fondamentalista che vedra’ Egitto-Giordania-petrolmonarchie arabe del Golfo-paesi arabi moderati (e non) del Nord Africa a stragrande maggioranza sunnita allinearsi alle politiche di contenimento anti-iraniane degli USA e del loro alleato israeliano) ; diede voce alle rivendicazioni del popolo degli oppressi e levo’ in alto il grido di riscatto e rivincita dell’Islam shi’ita che – nell’interpretazione rivoluzionaria khomeinista – intendeva opporsi alle ingiustizie ed ai complotti orditi contro la nazione iraniana, e piu’ vastamente contro l’interno mondo musulmano, da quello che l’Imam Khomeni ribattezzera’ come il “Grande Satana” a stelle e strisce.

Anti-imperialista, anti-sionista e anti-statunitense la Repubblica Islamica dell’Iran rappresenta oramai da oltre trent’anni il principale vettore rivoluzionario nell’area del Vicino Oriente, base rivoluzionaria spirituale, ideologico-politica e militare del cosiddetto “fronte del rifiuto” (che Teheran ha sempre alimentato sostenendo le rivendicazioni sul Golan dell’alleato siriano, i movimenti e le fazioni palestinesi, il movimento sciita libanese di Hizb’Allah e le organizzazioni sciite della resistenza irachena anti-americana fin dalla caduta del regime saddamista nel 2003) e alfiere di una nuova geopolitica dinamica che tende a coniugare i richiami all’unita’ della Ummah (comunita’ dei credenti musulmani) islamica con le istanze di liberazione nazionale dei movimenti arabi e islamici – laici e religiosi – funzionali per disinnescare le manovre statunitensi nell’area oltre al sostegno e alle alleanze naturali stabilite dai dirigenti di Teheran con i diversi Stati che non intendono sottostare ai diktat ed ai ricatti del Nuovo Ordine Mondiale (in particolare instaurando proficue relazioni sia con i vicini Stati dell’area del Mar Caspio, stringendo un’alleanza con Grecia e Azerbaijan, riallacciando nuovi ottimi rapporti con la Turchia del premier Erdogan e verso l’America Latina andando a ‘braccetto’ con Venezuela, Cuba e Brasile per quanto concerne una valutazione generale delle problematiche anti-imperialiste).

Dal 1979 ad oggi la Repubblica Islamica dell’Iran ne ha fatta di strada: sono passati gli anni della Guerra Imposta da Saddam Hussein (su procura americana e ‘delega’ finanziaria saudita) e dell’isolamento internazionale che vedeva Teheran fronteggiare un’ampia coalizione avversaria.

E sono passati anche gli anni in cui si andava consolidando ed estendendo l’influenza iraniana nella tormenta della guerra civile libanese: Hizb’Allah e’ attualmente partito di governo a Beirut, con un nutrito drappello di parlamentari in seno all’Assemblea Nazionale libanese, sostenuta da una ampia ed eterogenea coalizione di movimenti e partiti (laici e religiosi) di tutte le confessioni religiose e di tutte le etnie rappresentate nel paese dei cedri e la sua Resistenza Islamica e’ fattore di stabilita’ e garanzia di sicurezza nazionale per tutti i libanesi.

Questo processo dinamico che ha visto l’Iran in prima linea nell’affrontamento delle principali crisi internazionali, senza farsi coinvolgere direttamente dalle mire imperialistiche yankee’s e dai complotti sionisti, ha confermato la metamorfosi politica che ha contrassegnato la storia recente della Repubblica Islamica: dal primo periodo rivoluzionario dell’Imam Khomeini si e’ passati ad un periodo di assestamento e normalizzazione del potere politico ed istituzionale interno (negli anni Novanta) con l’avvento e l’affermazione dell’autorita’ di Sayyed Ali’ al Khamine’i quale nuova Guida della Rivoluzione attraversando poi una fase di moderata collaborazione con gli organismi internazionali e la comunita’ internazionale (sotto la duplice presidenza di Mohammad Khatami eletto nel 1997 e rieletto quattro anni piu’ tardi) per poi tornare alle “origini” autentiche dello spirito rivoluzionario khomeinista con l’elezione nell’estate del 2005 ed il secondo mandato di un anno fa del Presidente Mahmoud Ahmadinejad.

Anti-imperialismo, anti-sionismo, revisionismo storico con polemiche roventi per le dichiarazioni legittime, intelligenti e assolutamente circostanziate di Ahmadinejad rispetto alla leggenda olocaustica hanno caratterizzato questi primi cinque anni del suo mandato presidenziale che gode, oltretutto, dell’appoggio incondizionato della Guida Suprema della Rivoluzione e soprattutto della maggioranza del popolo iraniano consapevole del momento di alta tensione che si e’ avviato e viene mantenuto praticamente ai massimi livelli dall’Imperialismo americano: momento di tensione e di instabilita politiche, economiche e finanziarie che hanno investito da anni tutta la regione vicinorientale e che rispondo agli obiettivi sionisti e statunitensi di tenere destabilizzata l’area mirando, in ultima analisi, al rovesciamento della Teocrazia sciita iraniana.

Malgrado il fallimento delle avventure statunitensi bushiste in Afghanistan ed Irak, di quella sionista in Libano e nella Striscia di Gaza, le centrali dell’imperialismo mondiale non desistono dai loro piani: Obama non e’ senz’altro migliore di Bush ne’ i democratici sono migliori o peggiori dei loro predecessori repubblicani alla guida dell’amministrazione yankee…non e’ importante chi sia al vertice della piramide del potere USA perche’ – qualsiasi sia il partito ‘delegato’ ad amministrare la “cosa pubblica” statunitense – i reali detentori del potere, dietro le quinte, negli States sono i grandi organismi sovranazionali, semi-occulti o ‘discreti’ che rispondono al nome di C.F.R. (Council on Foreign Relations) , Trilateral Commission, lobbie’s finanziarie e trust’s economici, finanza mondialista, potere massonico, fondazioni “filantropico” usuraie collegate all’Establishment ed infine, potenti ed influenti come pochi, i diversi circoli sionisti (A.D.L. , B’nai B’rith, A.I.P.A.C., B’nai Zion ecc ecc) e le confraternite messianico-religiose dell’ultradestra conservatrice protestante del “White (Anglo-Saxon) Protestant” ‘power’….

E’ a questa miriade di soggetti semi-istituzionali che controllano e dirigono la politica estera americana che si deve fare riferimento ogni qualvolta si prenda in esame le linee guida dell’amministrazione USA e quelle della White House (che non e’ altro che la ‘facciata’ piu’ o meno pulita del potere che ‘conta’ nella superpotenza globale e nel cuore del capitalismo finanziario internazionale.

Se a Washington i piani alti dell’Establishment decideranno per un conflitto contro Teheran allora guerra sara’…altrimenti si andra’ avanti, come da anni avviene oramai, con questo inutile e francamente demenziale braccio di ferro sul “nucleare si”, “nucleare no”, “nucleare ma…” ….estenutante non-senso della politica mondiale degli ultimi cinque anni…oltretutto in un’area geostrategica e politica dominata dalle ricattatorie minacce atomiche del governo di occupazione sionista unica potenza del Vicino Oriente dotata di un vasto arsenale nucleare e dispostissima ad utilizzarlo se minacciata…il che, fuor di metafora, praticamente sempre pronta considerandosi lorsignori israeliani “under attack” da sessant’anni a questa parte…

Recentemente a inasprire la tensione e a rinfocolare ulteriori minacce contro Teheran e’ stato il capo della Cia, Leon Panetta, che durante un’intervista alla rete televisiva “Abc” avrebbe sostenuto che l’Iran se lo desiderasse potrebbe avere un ordigno nucleare entro due anni.

Un’affermazione che arriva subito dopo la bocciatura da parte del segretario di Stato, Hillary Clinton, della proposta di mediazione sul nucleare iraniano portata avanti da Brasile e Turchia, due paesi che hanno votato contro le sanzioni Onu al regime di Teheran. Il voto dell’Onu ha sancito una convergenza d’intenti tra Stati Uniti, Russia e Cina: dopo tanti rinvii e dopo inutili rassicurazioni Mosca e Pechino hanno infine deciso di sganciarsi dal sempre piu’ “scottante” dossier nucleare iraniano abbandonando, de facto, la Repubblica Islamica a subite umilianti forme sanzionatorie dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite le quali, peraltro, sono state gia’ stigmatizzate e ridicolizzate dai dirigenti di Teheran.

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha sottolineato nell’occasione che “Mosca e Pechino sono sotto il ricatto della lobby filo-sionista dell’Onu” sostenendo in pratica che le due potenze eurasiatiche abbiano sostanzialmente calato le braghe di fronte alle pressioni israeliane (notevole il ‘lavorio’ dietro le quinte e gli interminabili viaggi di emissari sionisti in Russia). Il risultato comunque e’ stato raggiunto se Mosca ha pensato bene di svendere la sua partnership storica con Teheran in nome delle promesse americane e sull’altare del dio-dollaro, degli interessi (business is business….devono averlo ‘capito’ anche al Cremlino…) e su quello delle nuove relazioni euro-atlantiche tornate in auge con le celebrazioni per il 65mo anniversario della vittoria “alleata” nella Seconda Guerra Mondiale e la sfilata (prima volta nella storia) di truppe della NATO sulla Piazza Rossa a Mosca….’segni’ dei ‘tempi’…

Washington è molto seccata della posizione di Ankara e Brasilia troppo accondiscendenti a suo parere sulle richieste di Mahmoud Ahmadinejad, il presidente iraniano che spinge sul diritto di arricchire l’uranio senza però dare sufficienti garanzie all’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite, sul suo uso solo a scopi civili.

Vale la pena qui ricordare l’estenuante tira e molla che ha contrassegnato negli ultimi anni il rapporto tra la dirigenza iraniana e i responsabili AIEA: inutilmente a vuoto i colloqui e le ripetute visite da parte di commissioni specializzate dell’Agenzia “atomica” viennese – inviate in Iran ad ispezionare i siti considerati “a rischio” di “fabbricazione bomba” – che hanno soprattutto fatto capire agli iraniani come anche l’organizzazione delle Nazioni Unite si sia progressivamente trasformata in una sorta di ente di “soccorso” delle strategie di destabilizzazione atlantico-sioniste redigendo alcuni dossier non corrispondenti alla realta’ e sostanzialmente allineando le proprie valutazioni a quelle desiderate dalla cosiddetta “comunita’ internazionale” che – in definitive – sono gli Stati Uniti piu’ il “resto del mondo” filo-americano, pro-americano o americanizzato…

 

Rifiutando simili logiche del baratto e del ricatto mondialista Teheran ha sfidato ulteriormente la comunità internazionale iniziando ad arricchire l’uranio dal 3,5% al 19,5%, fatto che rappresenta un ulteriore salto di qualità verso quel livello di non ritorno che consentirebbe agli iraniani – secondo quanto riportato dalla stampa filo-occidentale di mezzo mondo ‘indottrinata’ a dovere dalle ‘veline’ sioniste – la costruzione di un ordigno atomico da poter mettere su un missile a lunga gittata e cosi’ diventare una potenza atomica di primissimo piano nell’area del Golfo persico e, a tutti gli effetti, un soggetto geopolitico continentale concorrenziale e antagonista soprattutto alle logiche dell’”americanizzazione” dell’Eurasia mediante esportazione della democrazia e liberalizzazione economico-commerciale ad oltranza.

Un panorama quello di un Iran “atomico” che farebbe scatenare una corsa agli armamenti nucleari anche da parte dell’Arabia Saudita e di altre nazioni limitrofi del Golfo per fronteggiare la minaccia sciita iraniana.

Ecco il monitor dunque di Panetta il quale ha sottolineato come l’America: “«Ritiene che gli iraniani abbiano un quantitativo di uranio arricchito bastante per costruire due ordigni – ha detto Panetta -. Impiegheranno sicuramente un anno (per la fabbricazione, ndr), e in seguito un altro anno per sviluppare un sistema operativo per utilizzare l’ordigno stesso».

 

Interpellato sull’Afghanistan, il capo della Cia ha invece dichiarato che vede “progressi”, ma che la guerra è “più dura e lenta” di quanto previsto. Il commento arriva dopo il cambio della guardia che ha visto il 23 giugno il passaggio dal generale Stanley McCrhystal (licenziato per aver criticato l’amministrazione in un’intervista alla rivista Rolling Stones) a David Petraeus, il comandante che ha riportato una qualche misura di stabilità in Iraq.

Un cambio che ha suscitato qualche malumore interno all’establishment ma che in realta’ non dovrebbe sortire alcun effetto: la politica espansionistica statunitense non appare mutata da quando Obama ha assunto le redini della Casa Bianca. Non e’ difatti lui a decidere quale sia la direzione di marcia del vettore a stelle e strisce della superpotenza USA.

Intanto l’entita’ criminale sionista manda inequivocabili segnali di “inquietudine”: e’ quanto rivela il quotidiano “Jerusalem Post” secondo cui il problema del nucleare iraniano preoccuperebbe a tal punto le autorita’ dello “stato ebraico” da averle indotte, nelle giornate tra il 18 ed il 19 giugno scorsi, a spostare un nutrito numero di armamenti e di tecnologia militare in una base segreta in Arabia Saudita.

La base si troverebbe a 8 km dalla città nordoccidentale di Tabuk, la più vicina a Israele. «Israele è più convinto di noi che Teheran ha deciso di procedere con la bomba atomica», ha detto Panetta alla “Abc”. Ma alla richiesta della rete tv di giudicare la probabilità di un attacco israeliano contro gli impianti nucleari iraniani nei prossimi due anni, Panetta ha risposto che Israele è disposto a dare agli Stati Uniti il tempo di esplorare l’opzione diplomatica. «Sanno che le sanzioni avranno un impatto, sanno che se continuiamo a spingere l’Iran dal punto diplomatico avremo un impatto e ci vogliono lasciare il tempo di cambiare l’Iran diplomaticamente, culturalmente e politicamente anziché cambiarlo militarmente» ha sostenuto il capo della CIA.

Che esista e sia li’ , pronto su qualche tavolo del quartier generale della Difesa israeliano, un piano d’attacco contro Teheran e’ un dato quasi certo: i sionisti sono anni che continuano a rinnovare i loro piani offensivi in vista dell’escalatione militare che intenderebbero lanciare contro la Repubblica Islamica e , possibilmente e con molta probabilita’ congiuntamente, anche contro la striscia di Gaza ed il Libano del partito sciita filo-iraniano di Hizb’Allah.

Smanie di colpire per primi che hanno indotto qualche dichiarazione forse inopportuna come quella che si e’ lasciato sfuggire il premier italiano Silvio Berlusconi durante il vertice del G8 di Toronto in Canada: secondo il Cavaliere la volonta’ iraniana di dotarsi di un’arma nucleare sarebbe stato tra i temi maggiormente presi in esame nel vertice dei paesi piu’ ricchi del pianeta. Berlusconi ha anche sottolineato che “una reazione anticipata di Israele” viene ritenuta da tutti i principali leader’s mondiali come “molto probabile” sottolineando che, nell’analisi del G8, «la politica della dirigenza iraniana non garantisce una produzione pacifica nucleare ma fa ritenere che ci sia una volontà di arrivare all’arma nucleare».

Che poi il pluridentato cavaliere di Arcore sia anche il promotore “tricolore” del ritorno al nucleare italiano questo e’ un controsenso che qualcuno ci dovrebbe spiegare: perche’ l’Italia dovrebbe ritornare ad un programma nucleare mentre all’Iran un analogo diritto non dev’essere concesso dalla cosiddetta “comunita’ internazionale”?

Mentre “Israele” cerca di mostrare agli alleati occidentali di esser pronta a qualsiasi azione e determinate ad andare avanti l’America cerca di giocarsi la ‘carta’ saudita.

Abbiamo sempre ritenuto che qualora il fronte dell’Imperialismo a base sionistico-statunitense decidera’ di colpire militarmente la Repubblica Islamica dell’Iran per la strategia di accerchiamento e destabilizzazione statunitense occorre la ricomposizione di quell’”armada” mondialista che venne costituita in occasione della crisi del Golfo dell’estate 1990 all’epoca dell’occupazione irachena del Kuwait e della seguente Guerra Mondialista per il petrolio scatenata da Bush senior nella notte del 17 gennaio 1991.

Una simile riedizione di quell’avventura militare sotto l’egida statunitense ma con il beneplacet della stragrande maggioranza degli alleati (occidentali ed arabi) di Washington e’ sicuramente difficile da immaginare alla luce delle difficolta’ anche belliche nelle quali si trova la superpotenza a stelle e strisce nel vicino Irak e nel confinante Afghanistan: pensare di spostare le forze USAF contro Teheran appare attualmente un vero e proprio disastro sotto tutti i punti di vista ed un rischio troppo alto per l’amministrazione Obama.

Al di la’ della voce “grossa” dell’amministrazione contro la cosiddetta repressione interna della fazione riformista iraniana ed il ritorno alla politica sanzionatoria gia’ inutilmente pratica a meta’ anni Novanta l’America ha assolutamente necessita’ di un “disco verde” del suo principale alleato nella regione e nel mondo arabo cosiddetto moderato: l’Arabia Saudita.

E difatti proprio mentre si alzavano i toni e le polemiche arrivava la notizia, poi seccamente smentita dall’agenzia di stampa ufficiale saudita ventiquattr’ore dopo, che Riad avrebbe ceduto ai sionisti un corridoio aereo per consentire ai loro jet di lanciare il bombardamento preventivo contro gli impianti nucleari iraniani. Notizia diffusa dal “Times” secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe gia’ effettuato numerosi test per abbassare le proprie difese aeree garantendo cosi’ il passaggio indisturbato ai bombardieri con la stella di Davide.

“I sauditi hanno dato il permesso agli israeliani di passare e guarderanno altrove”, ha detto una fonte della Difesa aerea statunitense nell’area. “Hanno gia’ fatto i test per assicurarsi che i loro caccia non si allertino e non venga abbattuto alcun (aereo). Tutto questo con l’accordo del Dipartimento di Stato (Usa)”.

Fonti in Arabia Saudita hanno confermato che, in caso Israele decida un’azione, nei circoli militari del regno wahabita si da’ per scontato che l’accordo ci sia: nonostante la tensione tra i due governi, Israele e Arabia Saudita -scrive il quotidiano- condividono l’odio per il regime di Teheran e un identico timore per le ambizioni nucleari di Teheran.

Niente di nuovo dunque nel perimetro geopolitico e strategico vicinorientale: mentre la Total francese blocca le vendite dei prodotti petroliferi raffinati (benzina) all’Iran a seguito delle sanzioni decretate dall’ONU gli amici degli amici di Riadh hanno dato “disco verde” ad un raid che punterebbe a rimettere in discussione tutto l’assetto politico e militare regionale.

Faranno gli Stati Uniti la Guerra ebraica contro l’Iran o Obama lascera’ che sia l’aviazione criminale di Tel Aviv ad incendiare tutto il Vicino Oriente?

Al momento niente viene dato per scontato: c’e’ un’intera estate davanti. Un’estate che si preannuncia torrida e gravida di possibili profondi scombussolamenti. Le carte della diplomazia internazionale rimescolate, le sanzioni varate, Teheran apparentemente isolate…

Vediamo se e’ vero….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

03 luglio 2010

 

 

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30/10/2009

Iran Nucleare - Disinformazione e Terrorismo - La Repubblica Islamica dell'Iran e le diversioni strategiche dell'asse del terrore atlantico-sionista

 Iran Nucleare - Disinformazione e terrorismo 
   
 LA  REPUBBLICA  ISLAMICA  DELL'IRAN  
 E  LE  DIVERSIONI  STRATEGICHE  DELL'ASSE  DEL  
 TERRORE  ATLANTICO-SIONISTA 
   
 TERRORISMO  E  DISINFORMAZIONE,  
 MENZOGNE  E  SEDIZIONE  
 CONTRO LA TEOCRAZIA  SHI'ITA 
    
 di Dagoberto Husayn Bellucci 
   
 
   
 La Repubblica Islamica dell'Iran, supremo referente rivoluzionario e  
 tradizionale, rappresenta attualmente il baluardo anti-imperialista, il centro  
 gravitazionale e l'insuperata ierofania di una visione del mondo che si oppone  
 alle logiche 'vampiresche' di omologazione e castrazione identitaria elaborate,  
 eterodirette e attuate dai tutori del mondo rovesciato della massificazione  
 modernista alias la Giudeocrazia multinazionale, cosmopolita e 'errabonda'  
 all'interno delle diverse nazioni dell'Occidente mondialista. 
   
 Teheran da trent'anni 'manifesta' un'identità, una valenza ed una 'tenuta'  
 ideologica e politica, spirituale e militare che si contrappone alle mire  
 imperialistico-bellicistiche dell'asse del male sionistico-statunitense che,  
 immediatamente dopo la vittoria 'conseguita' nella "guerra fredda" contro  
 l'Unione Sovietica, in quella sorta di terza guerra mondiale non dichiarata ma  
 'guerreggiata' sui perimetri 'periferici', nelle 'provincie' dei due Imperi  
 d'Occidente e d'Oriente (Corea, Vietnam, Afghanistan), ha 'puntato' le nazioni  
 dell'Islam 'percepite' strategicamente e politicamente, militarmente ed  
 economicamente, quale ultimo 'scoglio' all'edificazione dell'One World , mondo  
 unidimensionale e 'visione' utopistica delle centrali di destabilizzazione  
 che mirano ad uniformare, omologare e plasmare su basi mercantilistico- 
 economistiche  l'intero pianeta (..."il pianeta delle scimmie"...). 
   
 Nella strategia di destabilizzazione della nazione islamica iraniana varata  
 dall'accoppiata del terrore planetario (Stati Uniti e entità criminale sionista  
 occupante la Terrasanta palestinese) rientrano pertanto anche tutte quelle  
 attività di controinformazione che - unitamente alle azioni sul 'campo'  
 (attentati terroristici, sabotaggi e interferenze nei processi di sviluppo  
 economici e sociali, pressione e sedizione politica 'abilmente' 'delegata' a  
 soggetti 'funzionali') - rappresentano la manifesta aspirazione e le volontà  
 del nemico di abbattere, sovvertire e possibilmente modificare radicalmente  
 l'assetto di potere interno alla Teocrazia shi'ita. 
   
 La disinformazione attuata dall'Occidente plutocratico contro la Repubblica  
 Islamica dell'Iran fin dalla scorsa primavera è andata progressivamente  
 aumentando al pari delle attività terroristico-criminali portate avanti da agit- 
 prop prezzolati dai regimi criminali dell'Imperialismo che hanno sovvenzionato  
 e sostenuto la cosiddetta "rivolta riformista" immediatamente successiva alle  
 elezioni per la presidenza della Repubblica del 12 giugno scorso: da allora  
 l'escalation di minacce provenienti dall'amministrazione statunitense e dal suo  
 alleato sionista è andata aumentando esponenzialmente ad attacchi contro il  
 territorio, le istituzioni e i principali simboli del regime islamico khomeinista. 
   
 Nell'ultimo mese abbiamo così avuto modo di 'ascoltare', rilanciate dai media  
 internazionali che sono ossequianti megafoni della propaganda sionista- 
 americana, una indicibile sequenza di menzogne 'partorite' dal fantastico  
 "universo mentale kosher" che, sapientemente e abilmente, sta preparando il  
 terreno per lo scatenamento della guerra giudaica contro la Repubblica Islamica  
 dell'Iran. 'Copione' non nuovo già 'sperimentato' dalle centrali di  
 disinformazione atlantico-sioniste sia durante la guerra mondialista per il  
 petrolio (sostenuta dagli Stati Uniti contro l'Iraq nel 1991 e successivamente  
 'corretta' e 'rivista' dodici anni più tardi) sia all'indomani dell'attacco  
 "terroristico" contro le Twin Tower's ed il Pentagono che darà ai centri studi  
 strategici di Washington e all'amministrazione Bush il pretesto per lanciare un  
 vero e proprio diktat alle nazioni del pianeta 'puntando' l'Afghanistan ed il  
 cuore del continente eurasiatico. 
   
 In questo incrociarsi di mezze verità e di totali menzogne sono state  
 'lanciate' nel "mucchio" le notizie relative a presunte origini ebraiche del  
 Presidente Mahmoud Ahmadinejad, la dipartita della Guida Suprema della  
 Rivoluzione , Grande Ayatollah Sayyed Alì al Khamine'ì e - dulcis in fondo -  
 pretesi "contatti diplomatici" fra emissari del governo di Teheran e esponenti  
 dell'accampamento terroristico-genocida ebraico in Palestina. 
   
 Inutile sottolineare che in tutti e tre i casi si sia trattato di autentiche  
 bufale, invenzioni della propaganda, favole disinformative che - nel crescendo  
 di tensione regionale nel Vicino Oriente e di strali minacciosi provenienti dai  
 più disparati (e pure disperati) soggetti dell'establishment mondialista  
 presenti nei diversi esecutivi nazionali dell'Occidente - miravano  
 esclusivamente ad alzare il livello di scontro e dimostrare che la Repubblica  
 Islamica dell'Iran si trovasse in difficoltà ed affanno anche rispetto alla  
 annosa questione del nucleare. 
   
 La realtà, come sempre, non è mai quella che ci viene propinata dai  
 pennivendoli di regime, dai lacchè del potere e dai giudei e giudaizzanti  
 'editorialisti' della carta stampata o dagli 'anchorman' dell'etere: a Teheran  
 la situazione rimane saldamente ed irriducibilmente nelle mani di un popolo,  
 delle sue Istituzioni e dei suoi più autorevoli Rappresentanti che - trent'anni  
 or sono - riuscirono a spazzar via la cricca imperiale-massonico-filo- 
 israelitica dei pahlevi assumendo la sovranità nazionale e instaurando un  
 modello istituzionale, politico, religioso e militare capace di continuare a  
 tenere testa alla Plutocrazia mondiale. 
   
 Nel 'bailamme' disinformativo che è stato preparato dalle Televi(Sion)i  
 occidentali l'Iran è stato rappresentato come un paese ad alta vulnerabilità,  
 irrequieto, 'scosso' da 'fremiti' di cambiamento, con un'opposizione in piazza  
 che ha sfidato il "regime" della cui reversibilità hanno proclamato ai quattro  
 venti tutti quanti i signori della carta-straccia mondialista e i cosiddetti  
 "esperti" di questioni internazionali frettolosamente e irrealisticamente  
 anticipatori di cambiamenti radicali e svolte che - semplicemente - non  
 'esistono'!  
   
 Tale macchina 'bellica' (perchè bisogna sempre tenere presente che la  
 propaganda è un'arma ...spesso a doppio taglio...e come tale viene più o meno  
 sapientemente utilizzata da chi detiene i network mondiali ovvero  
 l'Internazionale usurocratico-rabbinica che vi dice chi siete, cosa pensate e  
 dove andate) ha finito, nel suo delirio disinformativo, per occultare la realtà  
 fattuale relativamente sia all'affaire del nucleare iraniano sia per quanto  
 concerne il recente attentato terroristico che ha colpito alcuni dei principali  
 esponenti militari dei Guardiani della Rivoluzione. 
   
 In merito al nucleare iraniano molto si è parlato e altrettanto si è scritto:  
 dalla "scoperta" di un secondo sito nei pressi della città santa di Qòm ai tira  
 e molla 'diplomatici' con l'AIEA fino alle oramai quotidiane minacce  
 sanzionatorie statunitensi e ai 'corrispondenti' allarmismi sionistici con gli  
 altrettanto quotidiani moniti di intervento militare provenienti  
 dall'accampamento kippizzato sionista....tutte ciancie che si sono rivelate  
 inutili, assolutamente e indiscutibilmente contorte quand'anche demenziali, e  
 che non hanno smosso di un millimetro la ferrea volontà iraniana di continuare  
 i procedimenti di arricchimento dell'uranio a fini industriali come peraltro  
 sempre sottolineato dalle autorità di Teheran.  Il mondo 'contro' ma l'Iran non  
 arretra nè, onestamente, se ne capirebbe i motivi considerato che - a tutt'oggi  
 - nè l'AIEA nè l'ONU nè altri soggetti ed istituzioni mondialista hanno trovato  
 alcunchè di anomalo o difforme da quanto dichiarato in ogni sede ed in ogni  
 occasione dai responsabili del programma nucleare della Repubblica Islamica. 
   
 In merito alla questione nucleare occorre eliminare fin d'ora il campo dagli  
 equivoci: nell'ultima riunione svoltasi ai primi di ottobre presso la sede  
 viennese dell'AIEA i dirigenti iraniani si sono dimostrati disposti a  
 concordare una serie di ispezioni ai loro siti. Questa volontà di trasparenza  
 conferma che l'Iran non ha niente da nascondere come, peraltro, ha sovente  
 dichiarato proprio il direttore dell'"agenzia atomica" delle Nazioni Unite,  
 l'egiziano Mohammad el Baradei, il quale continua la sua 'spola' tra le  
 capitali occidentali e Teheran senza 'riportare' alcunchè nè documentazioni  
 compromettenti o dati difformi e tantomeno prove che l'Iran stia investendo  
 tempo, mezzi e uomini per la fabbricazione di ordigni. 
   
 Un'ipotesi di trasferimento dell'"uranio islamico" iraniano in Francia o in  
 Russia (collocando di fatto all'estero il 75% delle riserve iraniane) è in  
 questo momento in discussione: si vedrà se o meno fattibile l'ipotesi sulla  
 quale stanno lavorando le parti in causa e che, rispetto al recente passato,  
 vedrebbe una maggiore attitudine cooperativa di Mosca la quale - sia detto per  
 inciso - 'ondeggia' tra concessioni di tecnologia al regime iraniano e ricatti  
 statunitensi e sionisti incapace ancora di una politica realisticamente  
 autonoma dai ricatti usurocratici del Mondialismo. La novità, in quest'ultimo  
 periodo, probabilmente più evidente è proprio rappresentata dalla scarsa  
 capacità di 'tenuta' dell'attuale Presidenza russa nelle mani di Dmitri  
 Medvedev che, certamente, non ha niente a che vedere con il suo predecessore e  
 attuale premier Vladimir Putin.  
   
 Gli iraniani hanno fatto della questione dell’arricchimento un punto di  
 principio, inscrivendola nel più ampio capitolo del loro (giusto) diritto a  
 poter produrre energia atomica a scopi civili. Quello che tutti sanno, ma che è  
 debolmente sostenibile in termini argomentativi, è che nei confronti del regime  
 degli ayatollah pesa il sospetto, prevalentemente occidentale e rafforzato  
 esclusivamente dalla disinformazione abilmente diffusa dall'amministrazione  
 statunitense obamita, circa le reali intenzioni di Teheran. Questi sospetti  
 sulle reali intenzioni iraniane sono esclusivamente una prerogativa di Stati  
 Uniti e "Israele" i quali hanno conti in sospeso - vecchi e nuovi - da saldare  
 con l'Iran. Due nazioni apertamente ostili a qualunque accordo con l'Iran e  
 che, oramai quotidianamente, non rinunciano a minacciare rappresaglie contro  
 gli impianti nucleari iraniani e lo scatenamento di un conflitto che  
 destabilizzerebbe l'intera regione vicinorientale. 
   
 Del resto è evidente come il nucleare iraniano sia solo un pretesto per la  
 plutocrazia mondialista per mantenere in una situazione di costante pressione  
 tutto il mondo arabo-islamico. L'Iran che intende dotarsi autonomamente di una  
 propria tecnologia nucleare mina l'equilibrio regionale che, dulcis in fondo, è  
 storicamente assicurato dalla presenza militare diretta degli Stati Uniti i  
 quali sono intervenuti nel perimetro geostrategico del Vicino Oriente  
 esclusivamente per garantire la posizione egemone dell'entità sionista e a  
 protezione dei propri interessi economici e finanziari. 
   
 E' in questo contesto che si devono ricordare le parole con le quali Maria  
 Beatrice Tosi parlava del ruolo fondamentale svolto dal regime d'occupazione  
 sionista nella regione: "Lo Stato d'Israele serve dunque al capitale ebraico  
 internazionale, alleato ed inserito nei gruppi capitalistici di potere  
 economico, come ponte di lancio di una politica di scambi - per sua natura  
 espansionistica - di cui esso è la cinghia di trasmissione, la piattaforma di  
 manipolazione dei capitali destinati ad operare nella regione. In questa  
 prospettiva si capisce perchè la sua dirigenza persegua ostinatamente quella  
 che essa chiama una "pace con riconciliazione" e cioè molto di più della firma  
 di un trattato di pace: ad essa interessa che le frontiere della regione  
 vengano aperte, con scambio di ambasciatori e  di addetti commerciali. Solo in  
 questo modo Israele sarebbe in grado di svolgere la funzione di intermediario  
 fra il capitale multinazione - ed ebraico - e la regione circostante." (1) 
 Progetto ricompreso nelle mire strategico-espansionistiche del capitalismo  
 internazionale, inserito nei programmi di ristrutturazione geopolitici e  
 strategici dei diversi centri di studio atlantico-sionisti e rilanciato di  
 recente (durante la disastrosa amministrazione repubblicana della politica  
 estera statunitense) dalla Rand Corporation e dal suo "Great Middle East  
 Project" con il quale il segretario di Stato americano, l'allora  
 'abbronzatissima' Condoleeza Rice, si presentò in Libano all'indomani  
 dell'aggressione criminale sionista contro il paese dei cedri dell'estate 2006  
 per paventare, de facto, l'israelizzazione del Vicino Oriente. 
   
 Il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nelle questioni regionali  
 vicinorientali ha modificato i termini dell'accordo con l'alleato sionista:  
 Washington dopo la fine del conflitto della guerra fredda che ha segnato la  
 vittoria a stelle e striscie nei confronti dell'URSS è dovuta ricorrere  
 direttamente e più volte a interventi militari che, in Iraq come in  
 Afghanistan, hanno palesato i limiti della strategia di normalizzazione manu  
 militari e aperto non pochi interrogativi nei piani alti dell'Establishment che  
 controlla la superpotenza americana. Gli esiti affatto brillanti  
 dell'amministrazione Bush nelle sue guerre asimmetriche sono andati così a  
 sovrapporsi al fallimentare attacco lanciato dai sionisti contro il Libano e,  
 meno di un anno or sono, contro la striscia di Gaza confermando un sostanziale  
 fallimento dei due principali responsabili delle crisi regionali.  
   
 E mentre all'alleato sionista Washington permette qualunque violazione delle  
 stesse regole internazionali che la plutocrazia mondialista vorrebbe imporre a  
 quelli che definisce arbitrariamente come "stati-canaglia" risulta oltremodo  
 ipocrita la politica dei "due pesi due misure" che si continua a portare avanti  
 rispetto alla problematica della proliferazione nucleare in una regione da  
 decenni oramai sotto il ricatto atomico israeliano. 
 Una regione quella vicinorientale dove le politiche di destabilizzazione  
 americane hanno prodotto l'instabilità e l'insicurezza cronica ed una massiccia  
 corsa agli armamenti frutto delle suggestioni propagandistiche e dal clima di  
 ostilità che è stato immesso - soprattutto nel mondo arabo a maggioranza  
 sunnita - da Washington e che non ha fatto altro che generare le  
 contrapposizioni etnico-confessionali che hanno insanguinato e continuano a  
 spargere sangue nell'Iraq così come hanno portato a limiti di convivenza  
 intollerabili le situazioni del Libano e della Palestina occupata. 
   
 I regimi cosiddetti 'moderati' del golfo, l'Egitto e la Giordania  
 (tradizionali alleati degli USA) in questo gioco al rialzo della tensione hanno  
 contribuito non poco fornendo armi, finanziamenti e addestramento a gruppuscoli  
 terroristici di matrice salafita, interagendo con i servizi di sicurezza  
 americani e sionisti e lanciando ripetutamente attacchi contro Teheran ed i  
 suoi alleati (la Siria, Hizb'Allah e Hamas). 
 Deve pertanto leggersi in quest'ottica il recente attentato terroristico che  
 domenica 18 ottobre scorso è stato portato a termine dal movimento  
 fondamentalista e separatista sunnita di Jundallah nel sud-est dell'Iran. Un  
 attentato del quale molto si è parlato e altrettanto si è scritto ma che, al di  
 là della condanna pro-forma "onuistica" e occidentale, rientra perfettamente  
 nella strategia globale di destabilizzazione della Repubblica Islamica così  
 come auspicato da diversi settori dell'establishment statunitense non da ultimo  
 dal trilateralista Zbigniew Brzezinski il quale aveva anticipato, diversi mesi  
 or sono, l'inevitabilità di un conflitto tra Stati Uniti e Iran. 
   
 Dietro l'attentato che ha ucciso sette alti ufficiali dei Pasdaran, il corpo  
 d'elitè delle Guardie Rivoluzionarie khomeiniste, causando la morte di altre 42  
 persone si intravedono l'ombra della Cia, il coinvolgimento diretto della Gran  
 Bretagna, il ruolo del Mossad e quello - affatto relativo - dei servizi di  
 Riadh. 
 Non posso quindi essere avvalorato di qualsivoglia credibilità le  
 dichiarazioni con le quali, Ian Kelly per il Dipartimento di Stato americano  
 ("Noi condanniamo questo atto di terrorismo e ci rammarichiamo per la perdita  
 di vite innocenti. Le voci di un presunto coinvolgimento americano sono  
 completamente false" ha sostenuto nella stessa giornata) e i portavoce del  
 Foreign Office da Londra ("Respingiamo con forza qualsiasi affermazione che  
 questo attacco abbia qualcosa a che fare con la Gran Breatagna") hanno preso le  
 distanze dall'attentato che, per modalità e tempismo, rappresenta la più  
 lampante dimostrazione dell'esistenza di un programma destabilizzante che viene  
 attuato con scrupoloso e meticoloso cinismo contro Teheran. 
 A meno di ventiquattr'ore dall'apertura della ripresa dei dialoghi sulla  
 questione nucleare sono colpiti alcuni tra i più alti ufficiali dei Pasdaran,  
 simbolo e insieme garanzia dell'ordine teocratico iraniano. Coincidenza?  
   
 Affatto!  
   
 L'attentato aveva un obiettivo chiarissimo: silurare i negoziati sul  
 nucleare. Cui prodest il fallimento del tiraemolla nucleare che oppone Teheran  
 alla cosiddetta "comunità internazionale"? Ovviamente interessava a molti in  
 particolar modo a sionisti e sauditi. E forse, come ha scritto il diplomatico  
 indiano M. K. Bhadrakumar potrebbe anche essere stato orchestrato per  
 distogliere definitivamente il presidente americano Obama da qualsiasi opzione  
 diplomatica rispetto all'Iran per accelerare un'escalation militare. Scrive  
 l'ex ambasciatore di Nuova Dehli in Uzbekistan e Turchia: "Secondo i dettagli  
 rivelati dalla rivista Time, che ha citato funzionari dell’amministrazione USA,  
 “Obama è intervenuto personalmente per tre volte durante i negoziati segreti  
 con gli iraniani nel corso degli ultimi quattro mesi – in quello che è  
 diventato non solo un test sulle intenzioni nucleari dell’Iran, ma anche un  
 banco di prova per il tentativo di Obama di limitare le ambizioni nucleari  
 iraniane”. Teheran è sospettata da molti di voler sviluppare un programma  
 nucleare militare, un’accusa che il regime iraniano smentisce.  Obama aveva  
 spinto personalmente Mosca e Parigi ad accettare l’idea che la Russia avrebbe  
 ricevuto l’uranio a basso arricchimento dall’Iran per arricchirlo al livello  
 necessario per essere utilizzato nel reattore nucleare iraniano di ricerca, in  
 modo che, con un passo successivo, la Francia avrebbe potuto trasformarlo nelle  
 piastre speciali che vengono utilizzate per la produzione di isotopi.  
   
 Chiaramente, Obama dovrebbe essere impazzito per spingere i suoi servizi di  
 intelligence a pianificare un attacco terroristico contro l’Iran che rischiava  
 di silurare il proprio piano volto ad affrontare la questione nucleare  
 iraniana, nell’attuale fase estremamente delicata.  Tutto sommato, quindi,  
 Teheran ha mostrato cautela prima di saltare alle conclusioni in merito all’ 
 attacco di domenica. La Guida suprema, Ayatollah Ali Khamenei, ha evitato di  
 lanciare accuse dirette contro Washington. Si è limitato a dire: “I nemici  
 devono sapere che tale animosità … non può macchiare l’unità delle religioni e  
 delle tribù. Coloro che violano la vita e la sicurezza delle persone saranno  
 puniti per i loro atti traditori”.  Un’analoga moderazione si nota anche nelle  
 dichiarazioni del presidente Mahmud Ahmadinejad, del capo della magistratura  
 iraniana, Ayatollah Sadeq Larijani, e del ministro della Difesa Mostafa  
 Mohammad Najjar. Curiosamente, Larijani, un funzionario chiave in materia di  
 sicurezza nazionale, ha anche suggerito che il motivo dietro l’attacco  
 terroristico era quello di distruggere i legami tra sciiti e sunniti. “Questi  
 atti vigliacchi non avranno alcun effetto sulla propensione alla solidarietà  
 tra sciiti e sunniti”, ha detto (il riferimento è ai rapporti fra sciiti e  
 sunniti all’interno dell’Iran, ed in particolare nella regione del Sistan- 
 Baluchistan dove è avvenuto l’attentato; l’incontro al quale stavano  
 presiedendo gli alti ufficiali della Guardia Rivoluzionaria che sono caduti  
 vittime dell’attacco aveva infatti lo scopo di rafforzare i legami fra gruppi  
 sunniti e sciiti rivali nella regione (N.d.T.) ).  
   
 Questo ci porta all’Arabia Saudita, i cui rapporti con l’Iran stanno attraversando 
 un periodo di reciproca antipatia, vicini all’aperta ostilità. Teheran ha sostenuto  
 che i pellegrini iraniani che hanno compiuto il hajj (il pellegrinaggio alla Mecca,N.d.T.) 
 sono stati maltrattati dalle autorità saudite, e che l’intelligence saudita è  
 responsabile della misteriosa scomparsa di uno scienziato nucleare iraniano che  
 era stato in pellegrinaggio alla Mecca di recente.  I giornali legati all’ 
 establishment saudita hanno portato negli ultimi mesi attacchi estremamente  
 brutali contro il regime di Teheran – spesso a livello personale, nei confronti  
 della leadership iraniana. Essi si sono estremamente rammaricati, ora che le  
 turbolenze per le strade di Teheran, seguite alle contestate elezioni  
 presidenziali, si sono ridotte. Ahmadinejad ha affermato che l’opposizione  
 iraniana avrebbe stretto legami con Riyadh nel tentativo di determinare un  
 “cambio di regime” a Teheran.  L’Arabia Saudita ha due grandi preoccupazioni in  
 merito all’Iran. In primo luogo, teme che Obama stia portando avanti un  
 processo di normalizzazione con Teheran – un “disgelo” era visibile ai colloqui  
 di Ginevra, il 1 ° ottobre, e Teheran ha iniziato a rispondere alle aperture  
 degli Stati Uniti. Il peggiore incubo saudita forse si sta avverando.  
   
   
 Re Abdullah, che aveva in precedenza rifiutato di andare a Damasco, vi è approdato  
 due settimane fa per una visita di tre giorni nel disperato tentativo di  
 riportare la Siria nell’alveo arabo e di “isolare” l’Iran. Riyadh teme che lo  
 status di potenza regionale dell’Iran riceverà una spinta enorme se il processo  
 di normalizzazione con i gli Stati Uniti dovesse fare progressi; il timore di  
 Riyadh è che ciò potrà avvenire solo a spese della preminenza saudita nella  
 regione. I sauditi guardano impotenti una serie di altri Stati del Golfo che  
 tendono la mano a Teheran per trovare un compromesso.In altre parole, Riyadh ha  
 un interesse concreto, non inferiore a quello di Israele, nel perturbare i  
 colloqui USA-Iran sul nucleare. La seconda preoccupazione dell’Arabia Saudita è  
 che, mentre la guerra civile nello Yemen è entrata in una fase cruciale, Sana’a  
 ha cercato la mediazione iraniana. Il Ministro degli Esteri iraniano Manuchehr  
 Mottaki ha annunciato l’intenzione di recarsi in visita nello Yemen. 
   
 Il consigliere di politica estera della Guida suprema, Ali Akbar Velayati, si è  
 già recato nel paese.  Il governo yemenita e gli sciiti seguaci di al-Houthi  
 sono impegnati in un’aspra guerra nelle regioni settentrionali del paese da  
 quando le forze armate del governo yemenita hanno scatenato l’operazione “Terra  
 Bruciata” l’11 agosto. Sana’a sostiene che i militanti seguaci di al-Houthi  
 stanno cercando di ripristinare l’imamato zaidita, che fu rovesciato da un  
 colpo di stato nel 1962. Ma i seguaci di al-Houthi – sciiti che costituiscono  
 circa il 40% della popolazione – dicono di difendere i loro diritti di  
 minoranza. Alcuni osservatori ritengono che questa sia una guerra per procura  
 fra Iran e Arabia Saudita. L’assistenza saudita su larga scala al governo  
 sunnita di Sana’a non ha aiutato quest’ultimo a schiacciare i combattenti di al- 
 Houthi, e Sana’a è ora costretta a cercare i buoni uffici di Teheran. Si tratta  
 di un enorme passo indietro per il prestigio saudita, mentre l’intera regione  
 sta a guardare. La reputazione dell’Iran potrebbe migliorare notevolmente,  
 allorché esso scende in campo come operatore di pace in questo paese  
 strategicamente vitale. Una recente dichiarazione iraniana ha affermato: "La  
 Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre sottolineato l’importanza dell’ 
 integrità territoriale e dell’indipendenza dello Yemen, della sovranità e dell’ 
 unità nazionale del paese. L’Iran, a fianco della Repubblica dello Yemen, sta  
 compiendo sforzi nel contesto della pace, della sicurezza e della stabilità.  
 Noi crediamo che l’escalation della tensione e i contrasti che portano allo  
 spargimento di sangue non siano utili alla pace, alla stabilità e all’unità  
 nazionale dello Yemen. Speriamo di essere testimoni dell’unità nazionale, della  
 sicurezza e della stabilità nella Repubblica dello Yemen, attraverso i  
 provvedimenti adottati e la saggezza della leadership e del governo dello  
 Yemen."." (2) 
   
 Analisi che potrebbe anche risultare conforme considerando l'antagonismo  
 storico, di natura religioso-politica, che oppone l'Arabia Saudita wahabita  
 all'Iran shi'ita. E che non sarebbe affatto una novità considerando proprio la  
 tensione esistente tra i due Grandi del Golfo. 
   
 Un paio di anni or sono, intervistando il responsabile del movimento libanese  
 di "Haraqat Shaab" (Movimento del Popolo), dr. Najah Wakim - ex deputato  
 cristiano-ortodosso all'assemblea nazionale di Beirut ed esponente  
 dell'opposizione nazionalpatriottica guidata da Hizb'Allah - questo brillante  
 analista di politica internazionale sottolineava il ruolo che Washington  
 avrebbe inevitabilmente dovuto 'delegare' alla petrolmonarchia del Golfo,  
 sostenendo che Riadh costituiva per l'intero Vicino Oriente un centro di  
 sedizione mirante ad alimentare ovunque l'odio confessionale tra sunniti e  
 shi'iti e costituendo una delle più gravi minacce alla sicurezza nazionale  
 iraniana. 
   
 In Libano i sauditi hanno negli ultimi cinque anni finanziato, favorito e  
 sostenuto il terrorismo dei gruppuscoli d'ispirazione salafita di Fatah al  
 Islam mentre analoghe attività sono state svolte in Siria con gli estremisti di  
 Jund al Shams e la Giordania - altro Stato alleato tradizionale degli americani  
 nell'area - è servita da base per l'addestramento dei miliziani filo- 
 governativi libanesi (ovvero dei sunniti legati a doppia mandata al partito del  
 premier designato Sa'ad Hariri) radicalmente ostili a Hizb'Allah e ai suoi  
 alleati. 
   
 Strategie su vasta scala che dalla penisola arabica portano direttamente  
 all'Afghanistan santuario del terrorismo di matrice salafita e base - assieme  
 al confinante Pakistan (il cui ruolo non dev'essere affatto trascurato) - per i  
 rinfornimenti ai miliziani al-qaedisti di Jundallah.  
   
 La Repubblica Islamica ha affermato che Jundallah ha collegamenti con la rete  
 del terrore internazionale di al-Qaeda e con i talebani afghani - due entità  
 che rappresentano un contenitore 'aperto' a qualsiasi contributo in particolar  
 modo a quello che potrebbe essere stato fornito dai servizi di sicurezza  
 sauditi - smentendo la teoria della "guerra globale" lanciata contro tutto e  
 tutti dal movimento di Bin Laden.  
   
 Ora, e senza giri di parole, noi affermiamo che Osama Bin Laden sia un agente- 
 doppio della Cia statunitense e dei servizi sauditi, funzionale alle strategie  
 di Washington e Riadh contrariamente a quanto da otto anni continua a  
 scarabocchiare la stampa mondiale e a ciò che televisivamente viene propinato  
 dai network internazionali. Al riguardo non è affatto irrilevanto che la  
 leadership del movimento Jundallah, responsabile dell'attentato commesso in  
 Beluchistan contro i Pasdaran, sia stata intervistata dalla televisione saudita  
 "Al Arabiya" e che, in un'intervista rilasciata lo scorso dicembre, il suo  
 leader - Abdel Malik Regi, aveva minacciato attacchi contro Teheran se il  
 governo della Repubblica Islamica non avesse concesso ai sunniti del paese  
 "pieni diritti". 
   
 "Organi di informazione filo-sauditi, e il Gulf Research Center con sede a  
 Dubai, hanno sempre liquidato Jundallah come un gruppo iraniano puramente  
 “locale”, che non gode di alcun aiuto esterno di sorta. (...) Un reportage di  
 ABC News nell’aprile 2007 aveva insinuato l’esistenza di un incoraggiamento  
 segreto da parte americana (e pakistana) nei confronti di Jundallah. Ma esso  
 aveva anche affermato che “alcuni funzionari americani dicono che il rapporto  
 fra gli Stati Uniti e Jundallah è organizzato in modo che gli Stati Uniti non  
 forniscono alcun finanziamento al gruppo – cosa, questa, che richiederebbe un  
 ordine presidenziale ufficiale [allo stato attuale da parte di Obama]“. Alcune  
 fonti tribali hanno rivelato alla ABC che il denaro proveniente da fonti  
 straniere veniva indirizzato alla leadership di Jundallah attraverso “gli Stati  
 del Golfo”.  Curiosamente, un’irruzione condotta in un covo dalle forze di  
 sicurezza pakistane nel gennaio 2008, nel corso della ricerca di un diplomatico  
 iraniano rapito a Peshawar, si imbatté in alcuni quadri del Lashkar-e-Jhangvi,  
 un gruppo sunnita fondamentalista che è noto per i suoi brutali attacchi alla  
 comunità sciita in Pakistan. L’appoggio saudita nei confronti di Lashkar-e- 
 Jhangvi è un fatto ben noto." (3) 
   
 Mentre in Iran continuano le indagini per individuare e catturare i  
 responsabili dell'attentato (tre dei quali arrestati qualche giorno  
 immediatamente dopo la strage che è costata la vita, tra gli altri, al vice- 
 comandante delle forze di terra dei pasdaran, Gen. Nurali Shushtari, e al  
 comandante in capo della regione militare del Sistan-Baluchistan, Gen. Rajab  
 Alì Mohammadzadeh) Teheran accusa Stati Uniti, Gran Bretagna ed entità sionista  
 di essere responsabili dell'azione terroristica. 
   
 Smentendo clamorosamente le notizie riportate fino a pochi giorni prima dai  
 media di mezzo mondo la Guida Suprema della Rivoluzione , Sayeed Alì Khamine'ì,  
 ha ribadito che l'Iran "punirà i terroristi" in una dichiarazione riferita  
 dalla televisione iraniana in lingua inglese "Press Tv". 
   
 Al di là dell'attentato che non è riuscito a frenare la ripresa dei negoziati  
 rimane aperto a tutt'oggi il contenzioso sul nucleare iraniano. Mentre una  
 nuova missione di esponenti dell'AIEA è giunta a Teheran per ispezionare i siti  
 di Natanz e Qòm sembra che l'Iran possa acconsentire all'accordo sul  
 trasferimento di una parte delle proprie scorte di uranio arricchito all'estero  
 come previsto dalla bozza di accordo dell'agenzia atomica internazionale. 
 Il ministro degli Esteri iraniano, dr. Manoucher Mottaki, ha assicurato che  
 nei prossimi giorni la Repubblica Islamica annuncerà al riguardo la sua  
 decisione. 
   
 Teheran com'era ovvio attendersi sta valutando: Mottaki ha precisato che  
 ''sul tavolo ci sono due opzioni'' per il rifornimento di carburante nucleare,  
 ovvero, ''comprare il combustibile nucleare dall'estero come in passato o  
 consegnare una parte del nostro uranio arricchito a bassi livelli per un  
 ulteriore trattamento all'estero''. 
 Il nodo del trasferimento di parti dell'uranio arricchito in Francia o - più  
 verosimilmente - in Russia sarà dunque sciolto a breve. 
   
 ''Prendere una decisione su quale opzione scegliere e' all'ordine del giorno  
 per la Repubblica islamica e nei prossimi giorni la decisione verra'  
 annunciata'', ha detto Mottaki. 
   
 Niente di più ma niente di meno e del resto la situazione di tensione  
 regionale venutasi a creare da diverse settimane e incendiatasi dopo  
 l'attentato in Baluchistan non aiuta a risolvere un problema che  
 fondamentalmente viene posto esclusivamente da Stati Uniti e alleati  
 occidentali per compiacere ai desiderata sionisti. 
 In questa fase di stallo è intervenuto proprio poche ore fa il ministro degli  
 Esteri francese, Bernard Kouchner, 'solerte' esecutore delle direttive  
 dell'Eliseo, sotto la direzione kippizzata del presidente ebreo di Francia  
 Sarkozy, il quale - soffiando sul fuoco (...quando si dice il 'tempismo'...) ha  
 dichiarato, in un'intervista pubblicata dal quotidiano britannico "Telegraph",  
 che "Israele lancerà un attacco preventivo contro gli impianti nucleari  
 iraniani se non verrà raggiunto un accordo". 
   
 La 'partita' sul nucleare iraniano è appena cominciata: vedremo nei prossimi  
 giorni chi risulterà uscire vincente da un braccio di ferro indiscutibilmente  
 estenuante che oppone l'Occidente sotto ricatto sionista alla Teocrazia shi'ita  
 iraniana. 
   
   
 DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI 
 25 ottobre 2009 
 DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"  
   
 Link a questa pagina: 
 http://www.terrasantalibera.org/DagobertoHB_iran_nucleare...  
   
   
 NOTE -  
   
 1 - Maria Beatrice Tosi - "Anatomia di Israele"  - ediz. "Mazzotta"  -Milano  
 1972; 
 2 - M. K. Bhadrakumar - articolo "L'antagonismo tra Iran e Arabia Saudita  
 raggiunge il punto di ebollizione" dal sito internet www.medarabnews.com ; 
 3 - M. K. Bhadrakumar - art. cit. ; 

12:01 Scritto da: metropolista in Iran | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook