03/09/2009
Intervista a Zaher al Khatib
Intervista a Zaher al Khatib - dal nostro inviato a Beirut
Abbiamo conosciuto e intervistato domenica 12 dicembre scorso il dr. Zaher al Khatib storica figura della sinistra rivoluzionaria libanese.
Al Khatib, marxista sunnita, da anni e' il principale dirigente della Lega dei Lavoratori formazione rivoluzionaria della Sinistra libanese anti-sionista e anti-imperialista.
Al Khatib ci ha accolto nel quartier generale del movimento un tempo sotto assedio israeliano. Nella sede del quartier generale della Lega dei Lavoratori alcune foto di al Khatib assieme al defunto presidente siriano Hafez el Assad e al compianto Imam Khomeini ci hanno 'positivamente' confermato di trovarci dinanzi ad un autentico rivoluzionario.
Al Khatib oltre ad esser stato Ministro per le Riforme del Governo Libanese dal 1991 al 1992 (e autore della riforma di Stato e di quella elettorale) ha preso parte - assieme alla rappresentanza politica dei partiti libanesi - agli accordi internazionali di Taef (Arabia Saudita) che nell'autunno 1990 posero fine alla guerra civile dando il via libera alla "pacificazione" siriana del Libano.
Un intervista in esclusiva per "Rinascita" (che comparira' completa su "Eurasia" prossimamente) nella quale Al Khatib ci spiega le ragioni del fronte patriottico e le linee-guida della Resistenza.
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
INTERVISTA
1) D - Dr. Al Khatib riguardo ai recenti avvenimenti libanesi qual'e' il vostro ruolo, personale e come Lega dei Lavoratori, in queste giornate di manifestazioni e proteste di piazza contro l'esecutivo Siniora?
1) R: "Io personalmente come segretario generale della Lega dei Lavoratori ho organizzato e preso parte ad un convegno, un mese fa, che si e' svolto nel mio collegio elettorale a Iqlim al Kharroub nello Chouf a maggioranza druso-sunnita. Il convegno , dal titolo "Conferenza arabo-resistente di Iqlim al Kharroub" , ha deciso di costituire una Associazione di sostegno alla Resistenza. Anche ieri (9 dicembre scorso ndr) abbiamo avuto una riunione con i nostri dirigenti per ribadire il nostro appoggio al fronte nazionalista-patriottico in piazza e decidere la presenza alla manifestazione di oggi. Siamo in piazza con le nostre bandiere e i nostri militanti al fianco di tutti gli altri movimenti e partiti politici rivoluzionari."
2) D - Il governo Siniora pare aver dichiarato una vera e propria guerra personale contro l'Opposizione. In particolare l'esecutivo e il 14 Marzo che lo sostiene non perde l'occasione per attaccare Hizb'Allah. E anche ieri abbiamo saputo di un attacco personale contro di voi da parte di alcuni manifestanti della Corrente Future di Hariri (la sera prima la casa di Al Khatib era stata circondata e la sua auto distrutta ndr): cosa ne pensate?
2) R: "Per farvi capire esattamente la situazione dovete sapere qual'e' la situazione attuale del Governo. Dopo il ritiro dei cinque ministri sciiti quest'esecutivo non rappresenta nient'altro che la volonta' dell'ambasciata americana a Beirut. E' l'ambasciatore americano Feltman che decide e Siniora lavora per gli interessi Usa. Interessi che sono in crisi ovunque nel Medio Oriente: in Iraq come in Afghanistan. L'America cerca una nuova strada per continuare il suo piano egemonico-imperialista contro le nazioni arabo-musulmane. E' il Libano la loro ultima vittima: hanno trovato in Siniora il loro Qarzai (premier dell'Afghanistan) o il loro Maliki (premier dell'Iraq). Ma non funzionera': la societa' e la maggioranza dei libanesi hanno capito le strategie sioniste e americane."
17/12/2006
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Intervista a Wiam Wahab: "il governo Siniora non ha futuro"
Wiam Wahab : il governo Siniora non ha futuro
dal nostro inviato -Dagoberto Bellucci |
Intervista esclusiva per italiasociale al leader della Comunità Drusa “Corrente per l'Unificazione Libanese”.
“Il nostro partito nasce un anno e mezzo or sono. Rifiutiamo il confessionalismo e il settarismo che sono tra i principali mali di questo paese e auspichiamo un cambiamento nel sistema politico libanese. Dobbiamo cambiare sistema politico per fuoriuscire dal settarismo confessionale e dalle logiche lobbistiche di un Libano diviso in caste di potere. Noi vogliamo uno Stato forte che innanzitutto rispetti i diritti di tutti i cittadini. Non pretendiamo la luna solo uno Stato più equo e giusto che sia fiero di se stesso, della sua storia e tradizioni multiculturali”.
Quali sono le relazioni avete con gli altri partiti? La Siria influenza ancora la politica libanese come affermano le centrali di disinformazione atlantica?
“Il nostro movimento è nato dopo l'uscita dell'esercito siriano dal Libano nella primavera 2005. Siamo pro-siriani ma non intendiamo passare per "agenti politici" di Damasco. Noi siamo certi che il nostro paese non possa crescere e svilupparsi senza una relazione stretta con la Siria. Ciò non vuol assolutamente significare che vogliamo il ritorno al passato. Vedete cari amici di Rinascita voi dovete sapere che quelli del cosiddetto "fronte del 14 Marzo" che oggi sbraitano tanto e accusano a ogni pie' sospinto la Siria di essere responsabile di tutti i mali di questo paese sono le stesse persone che ieri erano i principali alleati di Damasco. Come ieri erano servilmente alleati ai siriani, oggi sono i loro principali nemici: per interessi e per il potere. Loro ieri si erano legati totalmente alla Siria per mantenere le poltrone e il potere: Hariri padre, Walid Jumblatt e la maggioranza erano tutti pro-siriani. Noi pensiamo di dover essere degli interlocutori e degli alleati di Damasco senza dimenticarci degli interessi nazionali libanesi. Il presidente Bashar el Assad è un alleato che sta giocando un grande ruolo nel Medio Oriente e siamo convinti che la Siria debba avere un posto centrale in questo momento per qualsiasi iniziativa che interessi i destini di questa regione. La Siria si sta opponendo validamente al progetto americano di Grande o Nuovo Medio Oriente, un progetto che viene direttamente dall'esperienza americana nell'Iraq e che Washington vorrebbe esportare nei nostri due paesi. Siria e Libano devono opporsi unite a questi complotti”.
Qual è la relazione fra il vostro movimento e Hizbollah e la Resistenza?
“Noi siamo con la Resistenza e consideriamo Hizbollah un grande partito e un movimento di popolo capace di prendere decisioni fondamentali per questo paese. La Resistenza ha un ruolo centrale nella sicurezza del Libano e non si può dimenticare che se oggi il Libano viene guardato da tutti i paesi arabi e musulmani come un esempio lo si deve alla vittoria conseguita la scorsa estate dalle armi di Hizbollah. La Resistenza Libanese ha dimostrato al mondo arabo che Israele non è invincibile. Il ruolo di avanguardia anti-sionista che fino a qualche anno fa era di paesi importanti come l'Egitto di Nasser o l’Iraq di Saddam Hussein è oggi svolto dal Libano di Sayyed Hassan Nasrallah e da Hizbollah. Per noi Sayyed Hassan e Hizb0llah sono i capi del fronte patriottico e noi siamo fieri di essere loro alleati”.
Ci spiega per quale motivo si accusa sempre Hizbollah di essere un partito confessionale, legato alle logiche settarie della comunità sciita?
“Queste accuse sono stupide. Il solo partito che ha veramente alleati seri presso tutte le fazioni politiche e le comunità confessionali è proprio Hizbollah. Al lato del Partito di Dio ci sono i principali dirigenti maroniti come Michel Aoun, l'ex ministro dell'Agricoltura Souleiman Franje; ci sono i principali leader cristiani come il cattolico Elie Skaff e l'armeno Michel Murr. Il novanta per cento della comunità armena libanese è tutta schierata con Hizbollah anche se nessuno in occidente ve lo dice. E ci sono alleati sunniti di primo piano legati al partito di Dio come l'ex premier Omar Karamé, Najib Mikati, l'ex premier Selim Hoss, Abdulkarim Murad e il suo partito politico e Osama Saad. Questi non sono alleati di secondo piano ma personalità che hanno inciso profondamente nella storia politica libanese. E, per quanto riguarda noi drusi, alleati di Hzb sono anche uomini del valore del principe Talal Arslan, Faysal Dawud e, se permettete, il sottoscritto. In Occidente e nel mondo arabo sono anni che stanno cercando di spaventare l'opinione pubblica presentando Hizbollah come una sorta di "mostro" venuto dalla Persia. Allora cari amici io vi chiedo: Hizbollah ha forse liberato territori occupati in Iran o in Siria? No. Hizbollah ha liberato prigionieri iraniani o siriani? No. Ha forse combattuto sotto i drappi di Siria o Iran? No. Tutto quanto vi raccontano sono delle menzogne create ad arte per presentare questo valoroso e potente partito come una sorta di mostro. Usano l’ignoranza, il settarismo, la malafede per inventare solamente menzogne. Hizbollah è la bandiera del Libano libero e indipendente. Questa è la sola verità e i suoi alleati, presso tutte le diverse comunità etniche o confessionali, l'hanno compreso chiaramente”.
In Occidente viene propagandata ad arte l’idea che in Libano esista un conflitto di tipo confessionale che opporrebbe la comunità sciita a quella sunnita o cristiana. La realtà è che siamo dinanzi ad una contrapposizione netta tra i fautori del Nuovo Ordine Mondiale pro-Usa e i suoi oppositori del fronte patriottico. Che ne pensa?
“E’ esattamente quello che sta succedendo in questo paese. Allora voglio dirvi due cose: i drusi innanzitutto sono musulmani. Qui in Libano c’è un certo signor Jumblatt che si è alleato con una componente sunnita. Va dicendo in giro da mesi che esiste uno scontro di sette e confessioni. Lo sconfessiamo e vi diciamo che in Libano, per la prima volta da molti anni, esiste un conflitto esclusivamente politico. Se Jumblatt pensa di contrapporre i drusi agli sciiti prima dovrà vedersela con noi e il nostro partito che rappresentao circa il 40% della comunità drusa libanese. Non permetteremo a nessuno di trasformare un conflitto politico in uno scontro religioso. L’Occidente vuole sapere se l’attuale conflitto in Libano è confessionale? Vi rispondo che sono tre anni che un certo "signor Bush" ha occupato l'Iraq e da questa esperienza ha cercato di trarne lezioni per esportare divisioni e odio etnico-confessionale nelle vicine Siria e Libano. Quelli del "14 Marzo" pensavano che con l'arrivo delle strategie destabilizzatici americane in Libano si potesse abbattere il sistema di potere e modificare completamente la situazione. La situazione precedente non dovete tra l'altro dimenticare che è proprio il frutto di un accordo intervenuto tra Stati Uniti e Siria che produsse la pacificazione nel Libano attraverso gli accordi di Taif. Bush è arrivato in Iraq pensando che avrebbe trovato le piazze osannanti. Ha distrutto invece l’equilibrio dell'intero Medio Oriente. Alcuni Stati europei per un certo periodo hanno seguito queste logiche imperialiste americane mentre altri si sono rifiutati di partecipare all'aggressione anglo-americana contro l’Iraq come la Germania e la Francia. L’Italia di Berlusconi ha preso parte invece a questa autentica follia, una vera e propria avventura militare senza alcuna strategia. Come sapete da tre anni i rapporti diplomatici tra Usa e Francia sono in crisi a causa dell’Iraq. E' per calmare la diplomazia francese che Washington ha delegato il Quay d’Orsay della "faccenda libanese". Mai come attualmente le vicende internazionali influenzano gli avvenimenti libanesi: è successo con la sconfitta elettorale di Berlusconi da voi in Italia, con quella di Blair in Gran Bretagna o con quella dei repubblicani che hanno perso la maggioranza al Congresso negli Stati Uniti. L’America sta perdendo la fiducia dei suoi alleati. In Iraq non controlla praticamente niente. L'Europa è scontenta della politica aggressiva dell'amministrazione Bush e prende le distanze dai suoi progetti d’esportazione manu militari della democrazia nel Medio Oriente. In particolare l'Unione Europea si sta distanziando dalle strategie franco-americane. In particolare italiani e spagnoli sono critici ed è perciò che hanno cominciato a mutare il loro atteggiamento per quanto riguarda i problemi dell’Iraq, della Palestina e del Libano. Anche dopo l'ultimo crimine politico che ha colpito il ministro dell'Industria Pierre Gemayel l'Ue ha domandato a Washington un maggior equilibrio e, per la prima volta nella storia dei recenti crimini politici che hanno insanguinato il nostro paese, gli europei si sono domandati se questo atto odioso non fosse opera della "solita" Siria - chiamata pretestuosamente in causa ogni qualvolta succede qualcosa da noi - ma di qualcun’altro".
Cosa ne pensa della posizione e del ruolo europeo e particolarmente di quello italiano in Libano?
“E’ necessario innanzitutto differenziare l'atteggiamento italiano e spagnolo da quello francese. I francesi sono stati un attore principale del dramma che vive il nostro paese. Il presidente Chirac si è apertamente schierato con una sola fazione politica libanese sia per motivi politici che per motivi personali. Ha una antica amicizia con la famiglia Hariri e anche parecchi interessi in affari con loro. Chirac è sul libro-paga degli Hariri da molti anni. Questo signore ha fatto veramente scendere l'orgoglio e l'onore della Francia ad un livello bassissimo perdendo molti dei suoi alleati nel Libano e nell'intero mondo arabo. Per la prima volta un paese tradizionalmente influente e forte come la Francia non ha alcun alleato di rilievo tra la comunità maronita che, come sapete, è sempre stata l’interlocutore privilegiato dell'Eliseo. Con gli sciiti non c’è relazione e molti sunniti - se si esclude gli Hariri - sono inquietati dall’atteggiamento francese. Chirac è un politico che si muove all'ombra dei suoi interessi personali che in Libano coincidono con le fortune degli Hariri. Non dovrebbe esser permesso a un politico di far coincidere interessi privati e interessi nazionali di un paese con una storia e un’influenza come la Francia. Ma succede. E purtroppo ciò si va a riflettere negativamente contro i militari francesi presenti in Libano. Non sono state accolti bene dalla popolazione del sud a differenza di quello che è successo con italiani e spagnoli. Prodi ha cambiato la politica italiana , sta cercando di distanziarsi dall’America specie in Iraq. Lo incoraggiamo a proseguire su questa strada anche in Libano e nella Palestina occupata. E’ l'Italia che ha aperto nuovamente le porte al dialogo con la Siria. Ora domando: come pensano tutti quanti di risolvere i problemi dell'Iraq, del Libano e della Palestina se non si trova un dialogo con la Siria che confina con tutti questi Stati e ha una sua influenza e contenziosi con ognuno di essi? Uno come Bush non sa neanche dove sia la posizione geografica della Siria figuriamoci se potrà risolvere uno qualsiasi dei problemi del Medio Oriente. Ma l'Europa ha una storia, una tradizione, relazioni antiche con il mondo arabo e la nostra regione. Conosce i popoli del Medio Oriente e del Mediterraneo. E’ importante un suo ruolo centrale in questo momento di mediazione tra la politica aggressiva statunitense e quella araba.”.
Qual è il suo giudizio sulla relazione che esiste tra Prodi e Siniora? Non crede che il governo di Roma stia parlando ad una sola fazione politica libanese?
“Dico che Prodi deve capire, e lo devono capire tutti gli europei, che in Libano si trovano dinanzi ad un governo illegale. Questo esecutivo Siniora ha i giorni contati. E’ un governo incostituzionale, non ha alcun diritto a continuare a governare e noi siamo certi della sua caduta imminente. La vita dell’esecutivo al potere sarà breve: al massimo un paio di settimane. Noi siamo un partito alleato di Hizbollah e come gli altri alleati del fronte nazionalista scenderemo nelle strade se e quando lo deciderà Nasrallah. Ognuno con la sua potenza e il suo livello. Faremo tutti la nostra parte nella manifestazione anti-Siniora. Noi, loro, i comunisti, i socialnazionali, i sunniti. Tutti. E vi dico per certo: quest'esecutivo cadrà. Punto e a capo”.
03/12/2006
17:36 Scritto da: metropolista in Interviste di DHB, Mondo Arabo: LIBANO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Intervista in esclusiva per ITALIASOCIALE con il Dr. Adnan Summur, responsabile della Società "Jihàd al Bina'a" nel Libano meridionale
Intervista in esclusiva per ITALIASOCIALE con il Dr.Adnan Summur,responsabile della Società “ Jihad Al Bina’A “ per il Libano meridionale
di Dagoberto Husayn Bellucci - dir. resp. agenzia di stampa "Islam Italia" da Beirut
Abbiamo avuto il piacere di intervistare , in esclusiva per il quotidiano "Rinascita" , il dr. Adnan Sammour responsabile dell'organizzazione islamica per la ricostruzione e lo sviluppo "Jihad al Bina'a'" per il Libano meridionale.
L'ing. Sammour ci ha ricevuto nei locali della sede dell'organizzazione islamica di "Jihad al Bina'a" a Derdghaya , qualche chilometro a nord di Tiro, martedi della scorsa settimana.
Abbiamo avuto modo di approfondire quali siano le relazioni esistenti tra l'organizzazione e Hizb'Allah cercando di comprendere come opera e quali sono i settori di intervento dell'organizzazione.
Ringraziamo l'ing. Sammour per il tempo e la gentilezza riservataci.
Dagoberto Husayn Bellucci
1) D - Quando nasce e come opera inizialmente la vostra organizzazione?
1) D: "L'associazione "Jihad al Bina'a" nasce nel 1985 nel quartiere di Bir el Abad a Beirut sud. Un attentato terroristico preparato dai servizi statunitensi fece crollare completamente un palazzo uccidendo 85 innocenti. Noi decidemmo di ricostruirlo e ci demmo da fare per procurare un tetto ai sopravvissuti. Nel 1988 , dopo la seconda fase del ripiegamento israeliano dal sud che porto' alla creazione della cosiddetta fascia di sicurezza, incominciammo a ricostruire i villaggi che mano a mano venivano liberati dalla Resistenza. Vorrei ricordare inoltre come , oltre alle opere di ricostruzione o edificazione di immobili , fin dall'inizio della nostra attivita' abbiamo lavorato nel settore dell'agricoltura per sostenere gli sforzi dei contadini e sviluppare quello che riteniamo essere il settore principale dell'economia del Libano meridionale. Nostri obiettivi sono la ricostruzione delle aree agricole , il loro sviluppo, la disinfestazione di quelle a rischio. Un attivita' che ha dato molto lavoro ai nostri responsabili soprattutto dopo la liberazione della primavera 2000"
2) D - Qual'e' il rapporto esistente tra "Jihad al Bina'a'" e Hizb'Allah?
2) R: "Jihad al Bina'a' e' una associazione non governativa legata a Hizb'Allah nel senso che i principali quadri dirigenti appartengono o provengono tutti dal partito di Dio."
3) D - In quali regioni, oltre a quelle a maggioranza sciita come nel sud e nella Beka'a , e' presente la vostra organizzazione?
3) R: " Operiamo in tutte le principali regioni del Libano non solo nella Beka'a , nel sud o nella periferia della capitale. Siamo presenti con nostre sedi anche al nord, lungo tutta la fascia costiera, nella zona del Monte Libano e nello Chouf a maggioranza drusa. Lungo la cosiddetta "linea blu" che segna la frontiera tra Libano e Palestina occupata siamo presenti in tutti i centri, grandi e piccoli, sciiti e sunniti e anche nei villaggi cristiani come Rmeish, Ain Ebel, Safad Battikh, Rashaya Fakkhar, Deir Mimas ecc. ecc.".
4) D. - Durante gli anni quali sono stati i momenti piu' difficili per la vostra associazione e come sono stati superati?
4) R: "Durante le aggressioni israeliane siamo stati chiamati a un lavoro supplementare difficile e spesso pericoloso. Nel 1993 durante l'operazione "resa dei conti" i sionisti distrussero un qualcosa come oltre cinquemila tra abitazioni e negozi. In quattro mesi, senza alcun intervento statale, "Jihad al Bina'a'" ricostrui' quasi tutte le case e rimise in piedi gli edifici che ospitavano attivita' commerciali permettendo la ripresa dell'economia di diversi centri abitati. Nell'aprile 1996 durante l'altra aggressione sionista nota come "Grapes of Rage" (Grappoli d'odio) ci ripetemmo con una campagna di ricostruzione in tutti i principali centri del Libano meridionale."
6) D - Che cosa puo' dirci a proposito dell'ultima aggressione dello scorso luglio? "Jihad al Bina'a'" ha un idea precisa dei danni provocati dai sionisti durante quest'offensiva senza precedenti che pare abbia causato la distruzione di quasi ventimila immobili?
6) R: "Immediatamente dopo la conclusione del conflitto abbiamo cominciato i primi sopralluoghi e i rilievi necessari per renderci esattamente conto dell'entita' dei danni. Identici sopralluoghi sono stati compiuti dai nostri specialisti nel settore dell'agricoltura tra i campi e le coltivazioni di diversi villaggi meridionali. Per il momento stiamo ancora operando in una situazione di chiara emergenza, aiutati soprattutto dai combattenti della Resistenza che ci segnalano i casi dove intervenire. I problemi principali per il settore agricolo rimangono quelli legati alla presenza di mine e di ordigni inesplosi. Come voi sapete sembra che "Israele" abbia disseminato di oltre venticinquemila ordigni i territori meridionali. Una simile operazione mette in serio pericolo il futuro dell'agricoltura e ritarda lo sfruttamento dei campi gia' devastati dall'aggressione."
7) D - Come opera normalmente "Jihad al Bina'a'" sul territorio, come intervenite?
7) R: "Noi siamo piuttosto radicati sul territorio e nella societa'. La nostra organizzazione e' apprezzata e viene sostenuta dalla popolazione che ci riconosce il merito di essere stati i primi ad attivarsi soprattutto nelle regioni meridionali. Il governo, al contrario, continua ad essere assente: stanzia centinaia di milioni di dollari senza poi ricostruire alcunche'. Noi, con una spesa molto inferiore, interveniamo laddove veramente necessario e in maniera piu' efficace e celere."
8) D - Come si finanzia la vostra organizzazione? Ufficialmente voi siete una sorta di organizzazione non governativa quindi dovreste essere anche indipendenti sul piano dei finanziamenti. Chi sostiene "Jihad al Bina'a'"?
8) R: "Riceviamo parecchi aiuti dall'estero grazie ad una fitta rete di aiuti privati che ci pervengono da tutto il mondo. A "Jihad al Bina'a'" lavorano un centinaio di persone in maggior parte volontarie. A queste si assommanno le nostre "truppe" del lavoro: abbiamo una fortissima capacita' di reclutamento per far fronte alle situazioni di emergenza come quella vissuta dopo l'aggressione dello scorso luglio. Non abbiamo un budget fisso se e' questo che vi interessa sapere. Noi raccogliamo le donazioni private che ci giungano dall'estero e successivamente queste offerte vengono redistribuite. Nell'opera di ricostruzione dopo l'ultima aggressione del luglio scorso sono presenti anche alcuni paesi donatori come il Qatar (presente in 4 villaggi del sud), gli Emirati Arabi Uniti (che si occupano delle scuole da ricostruire) e l'Arabia Saudita (presente in 24 villaggi nella Beka'a' orientale). Questi aiuti sono preziosi per il Libano."
9) D - Quali sono i principali problemi che avete dovuto affrontare con questa aggressione. Esattamente potrebbe ing. Sammour spiegare ai nostri lettori come funziona l'intervento dei vostri volontari, tecnici, ingegneri e operai?
9) R: "Attualmente il 50% della distruzione di immobili riguarda il sud del paese. Noi interveniamo con tre diversi tipi di programmi: chi ha perduto la casa riceva da noi i soldi per pagarsi l'affitto per un anno altrove (ci sono oltre 5mila casi del genere in tutto il meridione risolti, con somme distribuite da "Jihad al Bina'a'" che vanno dai 3mila ai 12mila dollari); la ricostruzione delle case danneggiate (siamo attualmente al 75% del completamente dei casi con cifre che toccano le 50mila unita' abitative); la ricostruzione degli immobili per permettere alle persone di fare ritorno alle proprie case (abbiamo contato 8mila unita' in questa situazione ma siamo ancora in una fase di sopralluogo). Per cio' che riguarda l'intervento vero e proprio noi prima effettuiamo un sopralluogo con le nostre squadre di operai e tecnici. Normalmente dalla fine dell'aggressione sono coinvolti in questo genere di interventi dai 700 ai 750 ingegneri distribuiti tra circa 145 villaggio in tutto il Libano meridionale. La fase successiva riguarda un sopralluogo piu' dettagliato nel quale sono realizzate le stime effettive dei danni casa per casa. Quindi una commissione ad hoc verifica le cifre e sulla base dei dossier presentati dai nostri tecnici stila una serie di risultati dei danni. I risultati di questa commissione saranno poi affissi pubblicamente nei comuni interessati e successivamente l'ufficio cassa dell'organizzazione si occupera' di versare la somma direttamente al privato che ha subito questi danni. In passato pagavamo delle imprese edili per ricostruire. Oggi preferiamo dare direttamente i soldi ai cittadini e questi ultimi poi interesseranno delle imprese private."
10) D - Qual'e' il vostro giudizio sull'azione dello Stato? Come mai un organizzazione privata e non governativa si sostituisce alle Istituzioni ed interviene per risolvere i problemi dei cittadini?
10) R: "Noi non ci sentiamo assolutamente di sostituirci allo Stato ma , visto che questo latita soprattutto nelle regioni a maggioranza sciita, e' nostro dovere intervenire in soccorso alle popolazioni che altrimenti sarebbero lasciate sole ad affrontare problemi piu' grandi di loro. E' un nostro dovere, umanitario e sociale, quello di intervenire a favore dei sinistrati. E' un attivita' che fa parte della nostra resistenza contro il nemico sionista. Noi siamo profondamente delusi - e lo diciamo senza alcun problema - dall'esecutivo in carica, dall'azione del premier Fouad Siniora, lo stesso che ha stretto le mani della Rice durante la visita di quest'ultima a Beirut".
10/10/2006
17:22 Scritto da: metropolista in Interviste di DHB, Mondo Arabo: LIBANO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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