31/08/2010

Scribacchini, intellettuali e pagliacci di regime

Scribacchini, intellettuali e pagliacci di regime

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Sono il guardiano del Paradiso
per me si va soltanto se sei stato buono
sono il pagliaccio e tu il bambino
nel circo ho tutto
e vivo solo di quel che sono
la sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sottoMa infondo io sto bene qua
tra le mie facce e la mia falsità
ma infondo io sto bene qua
trovando in quel che sono
Un po’ di libertà

Oh no! Non ridere perché
lo sai meglio di me
che non ho più voglia per risponderti
perché sei
sei come me

Sono la sfera di un indovino
nei miei disegni è scritto e vedo il tuo futuro
sono il pagliaccio e tu il bambino
farò pagare caro ad ogni uomo il suo sorriso
la sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sotto
e sullo specchio del camerino
mi faccio della stessa droga per cui vivo,
la vanità
ma infondo io sto bene qua
tra le reti del mio circo che non va ma infondo io sto bene qua
trovando in quel che sono
un po’ di libertà

Oh No! Non ridere perché
lo sai meglio di me
che non ho più voglia per risponderti
perché sei,
sei come me…”

( Cesare Cremonini – “Il Pagliaccio” – Album “Il primo bacio sulla luna” – 2009 )

 

L’opportunismo, il doppiogiochismo, il leccaculismo hanno – da sempre – contrassegnato la politica e, piu’ vastamente, qualsivoglia rapporto o relazione umana: non sono una novita’ ne’, peraltro, devono “sorprendere” nessuno… Chi si sorprende che esistono e’ scemo.

Precisato quanto sopra crediamo necessarie alcune puntualizzazioni in merito ad un intervento scrittorio che ha attirato la nostra attenzione: meritevole di considerazione, non foss’altro perche’ proveniente da quella brillante ‘penna’ che e’ il professor Franco Cardini come sempre lucido e serio nelle sue analisi e mai banale.

Incominciamo analizzando l’articolo del prof. Cardini orridamente titolato – ci scusera’ ma quell’”inopportunisti” e’ davvero illeggibile – “Inopportunisti contro cazzeggiatori, ovvero l’elogio del pensiero libero” uscito la scorsa primavera ma da noi visionato solo alcuni giorni fa… del resto non possiamo star dietro ad ogni articolo che passa sul web (..la rete informatica per chi non ‘mastica’ ‘english’…noi lo ‘mastichiamo’ a malapena da essere confusi in queste lande nordico-europee per peruviani …il che la dice ‘tutta’…) ne’, non dimorando quasi mai in I’tal’ya’ su cio’ che invece inonda la carta-straccia quotidiana, settimanale o mensile che sia…

Abbiamo fortunatamente una cara amica edicolaia che, una tantum, ci rifornisce – a mezzo posta elettronica – di qualche articolo…il resto lo cerchiamo qua e la’ nella “grande rete” webbistica…

In effetti ‘bastano’ e avanzano le ‘sbirciate’ informatiche a tenerci il piu’ lontano possibile dal “paese ‘cchiu stupete du munne” …

Ma veniamo a noi: scrive Cardini in merito all’attacco condotto pubblicamente dalla tribuna (…trasformata in uno scranno regale per SionSilvio Berluskippa 1.o signore di Arcore e delle mille cazzate catodiche con le quali da quindici anni a questa parte ha “magicamente” ipnotizzato milioni di italioti e inibito coscienze e cervelli sempre piu’ all’ammasso) : “Ieri, abbiamo assistito tutti al principio della fine della Dittatura del Berluskariato. E’ vero che la stampa aziendale, saldamente tenuta in mano dal personale di servizio di Arcore, ha travestito la cocente sconfitta del Berluska dal suo trionfo solo perché la Direzione nazionale di un partito-ameba che non c’è ma che coagula funambolicamente milioni di voti di cittadini disorientati, disinformati e incoscienti hanno votato, con poco più di una decina di coraggiosi, come voleva il Sciur Padrùn. Però l’abbiamo visto tutti il Sciur padrùn livido in volto, mentre minaccia dall’alto del podio la terza autorità ufficiale della repubblica rea di non voler star più al suo gioco. Berlusconi ha umiliato Fini, ha blaterato in coro la stampa asservita.”

Tutto assolutamente vero, verissimo…come ‘titola’ una delle trasmissioni di ‘punta’ (…quelle pseudo-giornalistiche che ormai propinano esclusivamente gossip e petteguless a buon mercato..) delle reti Mediaset…

L’abbiamo ‘vista’ la scenetta – tragicomica – del Padrun di Arcore che minacciava Gianfranco Fini…ed abbiamo, proprio in quest’ultimo periodo, visto com’e’ finite la “luna di miele” del predellino tra l’imprenditore-pidduista e l’ex segretario del MSI …a pesci in faccia!

Era, d’altronde, nell’aria che l’idilio tra i due volgesse al tramonto: l’errore, a dirla tutta, l’ha commesso il segretario alleanzino quando, due anni or sono, accetto’ piu’ o meno supinamente lo scioglimento del partito della Destra italiana (la vera Destra ecchediamine…conservatrice, bigotta, reazionaria, borghesissima, a-fascista, post-fascista anche autorevolmente anti-fascista e, nel caso, sicuramente filo-sionistissima…niente da eccepire una “destra moderna”…come si ‘conviene’ alle “destre” europee …giscardiani, gollisti, conservatori brits, popolari ispanici e democristiani tedeschi….niente orpelli del passato, via le camicie nere, i labari ed i saluti romani retaggi di una stagione “che fu”….questa “destra” la si voleva liberale, liberista in economia, attenta ai problemi sociali….Fini deve aver capito forse con uno zelo in eccesso ed ha cominciato a straparlare di diritti per gli immigrati, rispetto delle regole costituzionali, ruoli superpartes al di la’ degli schieramenti della politica italiana……posizione legittima che non solo non ha convinto i forzitalioti ma ha amareggiato pure tutti i suoi ex “colonnelli” di ieri…i Gasparri, La Russa, Alemanno…che prima hanno fatto orecchie da mercante e, dopo la immaginabile “strizzatina” per le palle arrivata dal Padrone del partito-azienda PDL, si sono allineati cominciando a far la fronda al loro vecchio “capo”….beghe interne si dira’….beghe che stanno rimescolando pero’ e vorticosamente i giochi della politica italiana….c’e’ puzza di elezioni nell’aria…specie adesso che tutti dicono di non volerle…) nel calderone centro-destrista denominato Partito delle Liberta’ dove, appariva evidente a chiunque, una sola voce sarebbe risuonata ed un solo direttore d’orchestra avrebbe suonato la ‘musica’….e quel “maestro” non era, non poteva essere, non sarebbe mai stato Gianfranco Fini …anche perche’ incapace di qualsivoglia ‘spartito’….

Che sia poi finita la dittatura del Berluskariato questo e’, al momento, ancora tutto da dimostrare: noi andiamo sostenendo che, una volta eliminato (…non fisicamente…ci ‘mancherebbe’….) politicamente il “cavaliere” sicuramente si aprira’ una fase – e sara’ certamente affatto indolore…provochera’ probabilmente una selva di tensioni e scontri che, in confronto, gli attuali “botta&risposta” con i finiani saranno solamente un pallido ricordo e bazzecole – realmente nuova e difficile per tutto il paese…

Innanzitutto perche’ questo paese esce – o uscira’ quando sara’ il momento – male, malissimo, da un quindicennio di berluscocrazia… Ne esce diviso, frantumato, stuprato nell’anima, nello spirito e nel corpo molto piu’ di quanto non sia visibile: quindici anni di sediziosa conflittualita’ instillata nel corpo sociale di una nazione non passano inosservati.

E l’azione politica del Cavaliere e’ servita esclusivamente a questo: accentrare su di se’ l’amore e l’odio di un’intera nazione, dividere in pro-berlusconiani e anti-berlusconiani gli italiani, spezzare in due la politica ed i suoi rappresentanti, eliminare perfino quell collante istituzionale rappresentato dalla Costituzione alla quale l’uomo di Arcore vorrebbe mettere mano esclusivamente per aumentare il proprio spazio di agibilita’ umana e politica ovvero solo per meglio ‘gestire’ i propri “lazzi, cazzi ed intrallazzi”…. Non saremo mai difensori di una costituzione scritta sul sangue di centinaia di migliaia di italiani rei di aver perso con onore un conflitto fratricida ne’ staremo certamente in prima fila alla “difesa” di liberta’ costituzionali sulle quali sputano ad ogni pie’ sospinto e quando loro maggiormente aggrada fior di penalisti, magistrati e membri del CSM …. Eppure la ‘direzione’ di marcia data alle riforme costituzionali dal centro-destra berlusconiano-leghista non solo non convince ma appare gia’ come un qualcosa di visto, scritto un trentennio fa magari nel chiuso di una certa Villa Wanda tra le colline aretine…insomma se il “sistema democratico” (ed anche ex democristiano a dirla tutta) italiota fa schifo non sara’ mai un Berluskippa qualsiasi a renderlo migliore…tutt’altro…anche perche’ – se qualcuno ha qualcosa da obiettare ‘obietti’ pure ….vorremmo proprio sapere come – non dobbiamo ne’ vogliamo dimenticarci che, all’interno delle liste pidielline e’ stata eletta al parlamento di Roma una certa “signora” (…ed usiamo un eufemismo ovviamente…) Fiamma Nirenstein alla quale proprio lui, il Berluska (… dopo il ‘viaggetto’ del febbraio scorso alla Knesseth e tra gli uliveti israeliani, tra rimembranze familiar-mammesche di salvataggi di elementi e soggetti ebrei…tra spassionate dichiarazioni di filoebraismo per ogni dove…), ed il suo partito hanno delegato la presidenza della Commissione per la “vigilanza” sul razzismo e l’antisemitismo nella rete informatica….ovvero come dare quattro ‘fanciulli’ vergini ad un orco pedofilo…. Il Partito delle Liberta’…ci piacerebbe proprio sapere di quali liberta’ ‘cianciano’ se c’e’ chi minaccia la chiusura di siti e spazi d’opinione libera e si da un sacco, ma proprio un sacco, da fare per rendere ancor piu’ odiosa la scure censoria liberticida gia’ sostanzialmente ed abbondantemente affilata dalla presenza, da diciassette anni a questa parte, della legge Mancino …(….un legge che, come ‘dice’ il nome del suo estensore palese – …perche’ poi a quell decreto provvidero eccome altri ‘estensori’ piu’ o meno “occulti”…il sen. Modigliani in lista PRI di eletta ascendenza, l’allora presidentessa dell’UCEI, Tullia Zevi, il rabbinato tutto di via del Portico d’Ottavia…ossia la “lobby” giudaica che controlla la politica e la cultura nazionali e, purtroppo, non solo quelle…- , l’allora ministro degli Interni on. Nicola Mancino…piu’ “sinistra” non poteva essere…).

Continua il Cardini, piu’ o meno dopo aver legittimamente elencato i disastri politico-istituzionali ma soprattutto culturali provocati dal berlusconismo rampante negli ultimi 15 anni di sciagurata retrocessione della politica a mero strumento di compiacimento degli interessi ‘cavalieristici’, e infine scrive: “Una settanta-ottantina d’anni or sono, quando in Italia andava di moda il “Me ne frego!”, uno che la fronda la faceva sul serio e la pagava di tasca sua, Berto Ricci, scriveva su “L’Universale” – tanto caro a Indro Montanelli; e anche a me – che no, non era lecito, non si poteva proprio fregarsene, perche stavano succedendo nel mondo cose molto gravi.

Oggi le cose sono cambiate, ma il problema di fondo resta. Non c’e nulla da cazzeggiare. E il peggior cazzeggio odierno è quello di chi accetta di star con chi vince: è secondario che lo faccia per viltà o per furbizia o per interesse o perfino per ingenuità. Dalla persona di cultura e di pensiero ci si aspettano suggerimenti seri, che aiutino a vivere e a migliorare: il che oggi equivale a prender strade difficili, in salita. Se l’intellettuale rivendica un ruolo clownesco e salottiero, se accetta e anzi sollecita il suo ruolo di gadget inutile – ma strapagato – nella società dei consumi, se invita al cazzeggio come forma di filosofia esistenziale (e la forma piu ricercata e meglio retribuita del suo cazzeggio è oggi dar ragione al più forte, soprattutto perché il piu forte riesce bene a far creder di averla), allora si deve rispondergli chiedendogli a quanto ammontano i guadagni del suo cazzeggiare. Perché il cazzeggiator cortese appartiene – in questo nostro mondo globale – al tipo di persona disposto a giustificare che i l 15% della popolazione del pianeta gestisca l’85% delle risorse e gli altri vivacchino sulle briciole che restano. Sfido che, a chi si trova bene in questa condizione, gli venga il cazzeggio facile.

Ma chiedetelo agli altri. Chiedetelo ai kosovari, ai ceceni, agli irakeni, alla gente di Timor Est, ai disgraziati costretti a lasciare il loro paese per fuggir la miseria, chiedetelo alle folle diseredate e sfruttate d’Africa e d’America, chiedetelo ai bambini che muoiono di AIDS, chiedetelo ai poveri del sud del pianeta ai quali le multinazionali stanno vendendo a caro prezzo l’acqua potabile, da “diritto” degradata” a “servizio” per la gloria della Nestle, della Danone e della Coca Cola.

I diseredati, però, c’impartiscono una dura lezione. Quella che la vita non è un premio letterario, non è un festival, non è una battuta di spirito, non è una puntata del “Grande Fratello” o dell’ “Isola dei Famosi”. La Dittatura del Berluskariato ha semiaddormentato le coscienze e si e insediata su questo dormiveglia collettivo. E’ l’ora di svegliarsi. E il primo passo dev’essere, appunto, individuare Leccaculo e Cazzeggiatori: e chiamarli con i loro nomi, anche quando – soprattutto quando – sono Venerabili Mezzibusti Televisivi oppure Signori Professori.”

Analisi perfetta non foss’altro perche’ Cardini prende di mira il “cazzeggio” forse l’ultima spiaggia di un territorio libero che – se pensiamo soltanto allo strumento informatico che ne e’ una delle principali rappresentazioni – manca a tutt’oggi di un “adeguato” controllo ovvero dell’annullamento politically correct riservato ai cerebrolesi di ogni eta’, razza e religione, nazionalita’ o etnia; e che ci trova infine consenzienti rispetto a questi ultimi “spazi di liberta’” controcorrente un po’ come, a suo tempo, poteva essere il “microfono libero” di Radio Radicale contro il regime partitocratico del craxismo degno predecessore del berlusconismo in quanto a vizi, lazzi e intrallazzi.

Il problema di fondo a nostro modo di vedere non sarebbero neanche le trasmissioni televisivo cerebrolese dell’”Isola”, di “X Factor” o del “Grande Fratello” (…abbiamo anche, en passant considerando che ci siamo ‘fermati’ assai poco, di quell programma simil-porno-soft de “La Pupa e il Secchione”….l’avrebbero anche potuto chiamare “La Troia e il Coglione” probabilmente non avrebbero ‘sbagliato’ troppo….ed era anche piu’ “accattivante” per il sonnacchioso pubblico italiota…) ma quelli che le guardano caro prof. Cardini….e, ce lo lasci dire, purtroppo se gli indici d’ascolto per puntate medie fanno registrare share da 6-7 milioni qualche cosa dovra’ pur significare….se a distanza di 10 anni dalla sua prima edizione “Il Grande Fratello” attira ancora persone che si fanno pure l’abbonamento per seguirne minuto per minuto le vicende qualcos’altro significhera’…

Forse che a seguire questo squallore mediatico sono proprio quei “diseredati” dei quali scrive…proprio quella classe di sfruttati che a malapena tireranno a campare – e pure male – ma non rinunceranno mai all’abbonamento allo stadio (con o senza tessera del tifoso) o, appunto, a conteggiarsi nella lista dei telespettatori-guardoni della “casa” piu’ famosa d’Italia…

E allora…allora forse aveva ragione, ed era piu’ coerente con il tipo-umano di cui andiamo tessendo critiche su critiche, un certo Carmelo Bene quando dichiarava: “Detesto la nazionale azzurra, pero’ lo dico. Non me ne fotte nulla del Ruanda, pero’ lo dico. Voi no, non ve ne fotte, ma non lo dite. Non sono eroico, me ne infischio di me stesso, del governo, della politica, del teatro.”

Alla stragrande maggioranza degli italiani (di destra, centro o sinistra) non gliene freghera’ mai un cazzo dei kosovari, dei ceceni, dei palestinesi o degli irakeni. Odieranno e continueranno ad odiare le “barchette della speranza” che portano e continueranno a portare ciurme di desperados sui nostri lidi e sulle nostre coste…perche’ sono diventati intolleranti e fondamentalmente sono anche stanchi di quel buonismo pacifinto e sinistroide, terzomondista e egualitarista in salsa pure “cattolico-modernista” che ha finora imperato a livello di “pensiero” dominante nei media e nella societa’….

Ecco perche’ anche se fosse realmente l’ora di svegliarsi continueranno i lunghi sonni (…parafrasando uno splendido romanzo di Raymond Chandler…) delle coscienze indifferenti degli occidentali paciosamente e bellamente ingrassati nella societa’ del niente e del consumismo sfrenato…

Esisteranno sempre gli “scribacchini” di regime (di qualunque regime), gli intellettuali-prostitute asserviti al potere e i pagliacci di ‘turno’ osannanti il potente di ‘passaggio’….ma, per piacere, i Berto Ricci lasciamoli alla storia dove stanno bene e dove meritano un posto senz’altro piu’ consono che non quello di specchio inverso dei tempi attuali.

Tempi di vergogna. Tempi di squallore. Tempi di merda!

Au revoir

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

28 Agosto 2010

 

 

 

http://belluccidago.wordpress.com/2010/08/27/scribacchini...

06:18 Scritto da: metropolista in Cultura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

16/11/2009

Eros e Thanatos - ...vita e morte, passione e resurrezione dell'umana,instabile, condizione...

 EROS  E  THANATOS ....VITA E MORTE,  
 PASSIONE E RESURREZIONE DELL'UMANA,  
 INSTABILE, CONDIZIONE...  di Dagoberto Husayn Bellucci 
   
 "Felicità  improvvisa vertigine  illusione ottica  occasione da prendere  parcheggiala  senza frecce o triangolo  tutti dormono già  e si é spento il semaforo  Ieri a te  oggi io sono il prossimo  quanto durerà  io lo chiedo agli altri ma  si vede che  c'era un filo invisibile  se n'è andata via  resta la scenografia .. ( Samuele Bersani - "Chiedimi se sono felice" - album "L'Oroscopo speciale" -  2000 )  "Viaggia insieme a me  Io ti guiderò  E tutto ciò che so t’insegnerò  Finchè arriverà il giorno in cui …..   Io ti porterò dove non sei stato mai  E ti mostrerò le meraviglie del mondo  e quando arriverà il momento in cui andrai  tu, tu guiderai  tu lo insegnerai ad un altro  un altro come te ..." ( Eiffeil 65 - "Viaggia insieme a me" - album "Eiffel 65" - 2003 )   "Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non  valgono nulla, o non vale nulla lui." ( Ezra Pound - Aforismi )    Maestri del nulla e professori di noia ritmata dal presente demenziale  avevamo 'scadenzato' , con puntuale e 'calibrata' precisione, lo spazio  temporale che avrebbe dovuto 'rispondere' a quella ricognizione analitico- scrittoria necessaria per opportune verifiche ontologico-politiche....adesso è  il tempo dei 'bilanci'. Mancano all'"appello", ne siamo coscienti, alcune  retrospettive relative alle insuperate formulazioni teoretico-ideologiche di  Franco Giorgio Freda ("La disintegrazione del sistema") e di Maurizio Lattanzio  ("Stato e sistema") - impedimento 'forzato' dalla mancanza oramai triennale dei  testi di riferimento dal nostro bailamme cartaceo-librario 'accroccato' alla  rinfusa in ogni dove - ; andremo 'oltre' anche perchè alla resa dei 'conti' la  'sostanza' di quanto doveva essere sviscerato scrittoriamente rimane  inalterata. 
 Non sarà l'ultimo 'intervento' scrittorio ma...siamo in dirittura d'arrivo... niente di più ma niente di meno. Premesso che avevamo con sincronica puntualità  abbondantemente previsto gli 'esiti' dobbiamo, invero, sottolineare come fin  dall'inizio dell'anno solare 2009 ci fossimo premuniti di preannunciare la  'rentreè' scrittoria dopo un anno di 'fermo'...(...'tempi' e 'modalità'  conformi...) ....Istintivamente possiamo dire che le previsioni siano state  'azzeccate' a cominciare dalla 'paraplegica' e demenziale 'percezione'  suscitata...  Al di là delle 'sparizioni' (....sim sala bim...'Silvan' non avrebbe saputo  far di 'meglio'...) di chi si è 'avvicinato' (...procuriamo effetti tsunamici  lasciando 'segni' nell'anima indelebili...) ci apprestiamo a tornare,  pigramente e disinvoltamente come sempre, in 'letargo' (...ci stiamo 'benone'... perchè - parafrasando il grande Rino Gaetano "escluso il cane tutti gli altri  son cattivi/ pressoché poco disponibili/ miscredenti e ortodossi di aforismi  perduti nel nulla"...) laddove sarà possibile eventualmente 'dedicarsi' a  tutt'altro foss'anche rifarsi una vita (..."vado a rifarmi una vita" canta  Sergio Caputo...."io con questa faccia e il mio passato da dimenticare"....). 
 Lasciamo l'italico teatrino della politica dei gossip trans-etero-pseudo  sessuali, delle boutade cialtronesche di soggetti al limite del 'dicibile' e  del commentabile (...siamo al teatro dell'assurdo alla matriciana...), di  polemiche sterili, vuote, inutili, ripetitive, stancanti, nauseanti quanto i  'protagonisti' (...personaggi in cerca d'autore...) che le alimentano...e  tralasciando qualsivoglia commento sulle recentissime idiozie sparate a ruota  libera da una professionista da bordello prestata alla politica...ce le  risparmiamo anche perchè, in tutta franchezza, non ne vale proprio la pena dare  spazio più di quanto non fatto finora al nulla deambulante  contemporaneo...'meglio' , molto meglio, una mostra di pittura ben  'accompagnati', l'ultima edizione di Parmantiquariato, una pizza fra amici,  quattro 'ciancie' calcistiche o un film d'autore ....abbiamo rivisto per la  duecentosettantaquattresima volta "Pulp Fiction"....("Il buono, il brutto e il  cattivo" oramai lo sappiamo praticamente a memoria...).  
 Alcuni, fra i sempre più rari (...'ormai'...) sodali, ci hanno 'questionato'  sui motivi per i quali non avessimo cominciato la stesura di un romanzo ... magari 'autobiografico'....'semplice'...non abbiamo quarant'anni di tempo  davanti per 'ricordarci' tutto...tantomeno nomi e cognomi, indirizzi e volti,  soggetti e situazioni che ci vedrebbero sicuramente costretti a 'piccanti'  rivelazioni e 'quisquillie' esplosive che lasciamo volentieri a chi deve  conoscere (..."chi sa sa e chi non sa 'su danno" recita un 'adagio'  pisano...). 
 La situazione presente (..."un periodo pieno di sorprese"...direbbe Samuele  Bersani...) per quanto soddisfacente non lascia spazio ad alcun dubbio: sarà  inevitabile l'affrontamento della questione maledetta ancora - eventualmente in  altre 'forme' e 'modi'...considerando l'inutilità di controinformare chi non  vuol'essere informato...- per parecchio tempo...nel 'frattempo' c'è altro cui  'dedicarsi': donne, viaggi, perlustrazioni psichico-sperimentali, arte, musica,  gastronomia, giardinaggio, fai da te...di tutto di più....in fondo è anche il  'momento' che si arrivi ad una 'definizione' chiara di ciò che rappresenta  attualmente l'Occidente giudaico-mondialista nella sua manifesta aspirazione  all'One World = mondo rovesciato, unidimensionale, computerizzato, virtuale, su  basi economicistico-massificatorie, livellatore di culture e stili di vita,  obnubilatore di pulsioni, emozioni e ideali, sifilide dello spirito e morte  dell'umano.....il 'divino' (...o 'Sacro' che dir si voglia...) è stato  castrato, violentato, scarnificato ed espulso dalla vita pubblica delle società  occidentali molti decenni or sono...Nietzsche 'inascoltato' 'cantore' di un  requiem senza fine. 
 All'umanità seviziata da quest'immondezzaio di falsi miti e pseudo-valori  edonistici (...una latrina in mezzo alle sabbie mobili...) potrebbero essere  sufficienti, qualora esistessero i presupposti necessari per una ridefinizione  post-nichilistica dell'assunzione di valori e della loro metabolizzazione  interiore (...'vivere pericolosamente' di fascistica memoria...), quei concetti  antitetici e dualistici desunti dal pensiero di Empedocle relativi alla  passione e alla morte.... 
 Amore e Morte per assurdo sono due antinomie insincerabili per l'umano  vivere...conflittualità latenti che emergono dal magma incandescente dell'anima  umana. 
 Empedocle di Agrigento, filosofo greco vissuto attorno al quinto secolo a.C.,  presenta una singolare e logica 'didattica' relativa a queste due 'valenze'  ponendo la questione di un dissidio su scala cosmica fra quelli che sono i  princìpi che muovono Amore (o amicizia) = philìa e Odio (o discordia) = neikos  i quali "sia per il nome che per la funzione che assolvono sono la stessa cosa  delle nostre due pulsioni originarie: Eros e Distruzione" (1) 
  Eros e Thanatos rappresentano dunque la forma che viene data sul piano della  psicoanalisi moderna a pulsioni primigenie che costituiscono l'essenza più  profonda dell'individualità su di un piano verticale, mentale e spirituale. I due opposti, come ogni opposizione che si rispetti, simbolicamente  rappresentanti due principi possono attrarsi e respingersi conseguenzialmente a  determinati eventi che inducono l'individuo ad assumere o riflettere l'una o  l'altra 'attitudine'...  
 Innanzitutto è bene sgombrare il campo da qualsivoglia equivoco: Eros (come  passione) e Thanatos (come istinto alla morte) sono due riflessi della nostra  pre-esistenza, alignano dentro a quella sfera sconosciuta e occulta che, il  giudeo Sigmund Freud, definì come "l'Io e l'Es" ....ne 'riparleremo' al momento  opportuno. 
 Il nome di Eros deriva dalla divinità greca dell'amore tendente a creare,  organizzare e formulare realtà complesse e armonizzate contrariamente a  Thanatos il quale, al contrario, nella sua esemplificazione del tutto porta ad  un inevitabile ritorno verso forme di esistenza inorganiche.  
 "Thanatos (o Destrudo) non compare negli scritti di Freud - scrive Ernest  Jones (2) - ma egli l'avrebbe talvolta usato nella conversazione. L'uso nel  linguaggio psicoanalitico è probabilmente dovuto a Federn". 
 A spiegarci esattamente il dualismo presente nei due principii di Eros e  Thanatos è la psicoterapeuta Cristina Maggiorelli la quale indica la passione  come "quell'esperienza amorosa che più di tutte ospita nelle sue viscere  l'Istinto di Vita (Eros) e l'Istinto di Morte (Thanatos) in una possibile,  anche se difficile, convivenza. Come testimoni di simile esperienza mi vengono  in mente Paolo e Francesca, frutto di una mente decisamente passionale, come  doveva essere quella di Dante. (...) 
 Io tratterò EROS e THANATOS separatamente, per evidenziare la positività  della passione, ma anche le devianze e patologie che un tal difficile connubio  comporta. La passione comporta un notevole coraggio in varie direzioni, tutte  vivificanti, se si trova la forza di affrontarle, guardandole nella loro  scomoda pienezza.  
 L’aspetto che più si conosce è quello del limite o divieto che accende le  passioni: letteratura, arte e scienza sono piene di esempi a tale proposito. Ma  anche la passione per la vita che anima non solo il bambino, ma uomini e donne  di tutte le età si alimenta di ostacoli da superare. Un’altra faccia della  passione, meno dichiarata, è quella dello sconvolgimento degli equilibri che  simile esperienza porta con sé. A volte le persone creano schemi di vita  stretti e soffocanti, soprattutto negli affetti e ci si infilano dentro per  paura, insicurezza, comodità. La vita può risultare tediosa e mortificante, ma  è una garanzia nei confronti di ogni forma d’ansia da cambiamento. La passione  non garantisce niente. Si limita a sovvertire un ordine per crearne uno nuovo.  E’ una nuova configurazione che si innesta su una crisi. E’ dinamica, volitiva,  quasi eroica. E’, per tutte queste ragioni, tenuta debitamente a distanza."  (3)    
 Vi è in questa descrizione dell'impulso passionale un' ottima base di  partenza per caratterizzare effetti oltreche ricercare cause scatenanti  l'atteggiamento 'amoroso' per il quale indiscutibilmente non esistono contro- misure che non siano una insopportabile meccanicità e aridità sentimentale:  senza passioni (amorose in primiis ma anche ideali, politiche e di qualsivoglia  altro genere e natura) l'uomo non esisterebbe riducendosi ad uno stadio  larvale, anemico-vegetativo, substrato di gesti istintivi da catena di  montaggio consumisitco-capitalista (è anche il subumano meccanicizzato  'inventato' dai cicli di produzione industriali della modernità che si ritrova  in quel prototipo di homo oeconomicus insindacabilmente elevato a  rappresentante di un "mondo" anche, soprattutto, dall'avvento della cosiddetta  "rivoluzione bolscevica" alias il golpe ebraico di Lenin che, nella rivoluzione  d'ottobre sovietica, incarnerà la quintessenza dell'operaismo quale 'vettore'  infra-umano...il 'sovietismo' quale sublimazione della meccanicità modernista  ovvero l'altro volto dell'edonismo consumistico capitalista...un super- capitalismo di Stato 'uso' al livellamento ed alla uniformazione  totalitaristica delle individualità). 
 Esistono nell'approccio alla passione veri e propri rischi come evidenziato  precedentemente: sono quelle che chiamiamo devianze da una naturale evoluzione  del sentimento passionale. Nel momento in cui la passione supera la soglia di  'ragionevolezza' ovvero diviene impulso maniacale, monotematismo  onnicomprensivo, malattia e sorta di paralisi psichica allora è possibile  parlare apertamente di sconvolgimento di equilibri, proiezione distorta  sull'oggetto/destinatario del sentimento passionale di una emotività devastata  e compressa da quello che possiamo tranquillamente definire come atteggiamento  paranoidale che inevitabilmente è generatore di crisi le quali possono, se  spinte ai limiti, portare verso Thanatos... Dalla passione alla paranoia fin  dentro alla follia pura il passo è breve...Nietzsche , 'sperimentatore del  vuoto nichilistico avanzante, aveva non casualmente parlato di "morte di Dio"  per raffigurare un'atmosfera, un clima, un destino.... 
 Identico discorso, inverso, possiamo farlo a proposito della passione: l'Eros  è diabolica 'macchinazione' psichica che rende sordi e ciechi, insensibili e  irrazionali. 
 In particolare occorre rilevare il dato fattuale che evidenzia, in tutti i  processi relativi alla sfera emotivo-passionale, una sostanziale sconfitta  della ragione determinata da una momentanea disobbedienza a regole, usi ed  abitudini alle quali si sostituisce il sentimento che investe e coinvolge  totalmente l'individuo fino al parossismo: queste dinamiche sono note anche nei  procedimenti relativi ad esperienze politiche e storiche di "massificazione  delle masse", inquadramento totalitaristico emotivo sapientemente 'coordinato'  dalla propaganda rivolta essenzialmente a suscitare stati d'animo ipnotico- psichici.  
 Premesso l'insindacabile verità fattuale che deve riconoscere il vettore  dissolutivo espresso dalla moderna psicologia, con particolare riferimento al  freudismo  -autentico 'spaccio' di tutte le pulsioni infra-umane ridotte ad una  costante ovvero alla sessualità intesa esclusivamente quale sedimentazione di  patologie congenite in ogni individuo (...il giudeo Freud sarà lo spacciatore  di pulsioni 'sporche' dell'anima...) -; metabolizzazione di tutti gli istinti  sub-liminali, al di sotto del limite umano, sotto cioè la soglia di 'guardia'  della ragione ovvero il laboratorio 'preferenziale' dell'indagine malata di  crani giudei i quali hanno sovvertito il senso originario delle scienze  psicologiche tradizionali asservendole alla volontà dominante di una  intellighenzia ebraica insoddisfatta e 'larvalmente' instabile la quale ha  determinato un 'diversivo' strategico per irretire, contaminare e  terapeutizzare l'intera umanità non ebraica...questo, in ultima analisi, ciò  che rappresenta il freudismo e la moderna psicologia in linea di massima dal  Freud procedente e soltanto, apparentemente, 'rettificata' successivamente da  Carl Gustav Jung. 
 Nel volume "Al di là del principio del piacere" Sigmund Freud sostiene che  "nella vita psichica esiste davvero una coazione a ripetere la quale si afferma  anche a prescindere dal principio di piacere"...coazione che viene definita  quattro volte come "demoniaca" e che si riscontra nella cosiddetta nevrosi  traumatica tipica per esempio di chi ha sofferto esperienze dolorose o tende a  rivivere o reinterpretare eventi violenti.  
 Il problema si pone con il freudismo quando questo intende ricercare e  rilevare una simile coazione persino nel gioco dei bambini ....chi si  addentrasse nella mente malata di Freud ne uscirebbe decisamente sconvolto  dinnanzi a tanta demenzialità al limite dell'isteria dimostrabile  nell'indistruttibile fiducia e nella cieca fede che questi ripone nell'analisi  sessual-masochistica di tutti gli avvenimenti e di qualsivoglia evento anche,  soprattutto, il più insignificante. 
 Freud riporta comunque l'esperienza traumatica ad un costante desiderio  dell'individuo a ripetere/rivivere determinati eventi con la necessità  intrinseca di morire, con la pulsione della morte che sarebbe rappresenterebber  la tendenza di qualsiasi organismo di ritornare al suo stato pre-organico,  inanimato, non sensistico. 
 In definitiva, per Freud «sembrerebbe proprio che il principio di piacere si  ponga al servizio delle pulsioni di morte [...]. A questo punto sorgono  innumerevoli altri quesiti cui non siamo in grado attualmente di dare una  risposta. Dobbiamo aver pazienza e attendere che si presentino nuovi strumenti  e nuove occasioni di ricerca. E dobbiamo esser disposti altresì ad abbandonare  una strada che abbiamo seguito per un certo periodo se essa, a quanto pare, non  porta a nulla di buono. Solo quei credenti che pretendono che la scienza  sostituisca il catechismo a cui hanno rinunciato se la prenderanno con il  ricercatore che sviluppa o addirittura muta le proprie opinioni.» (4)  In realtà l'individuo vive quotidianamente la contrapposizione/interazione  tra l'iirazionale e il razionale rappresentata dalla dicotomia tra Eros e  Thanatos. Se Freud afferma che Eros, la passione, unisce mentre Thanatos,  l'impulso alla morte, divide nessuno deve dimenticare che questa dichiarazione  sottolinea una simmetricità fra i due principii: Thanatos è il concetto  simmetrico di Eros. 
 Se prendiamo la valenza originaria della concezione empedoclidea la  dialettica che sorge spontanea è quella fra caos e ordine, tra distruzione e  totalità organica, del resto rilevabili nella perfezione formale che è tipica  del pensiero della Grecia classica e che manifesta costantemente nella  tensione, nella tragedia, la forza e la stessa angosciante ricerca perenne del  pensiero occidentale. Al di fuori di questa dialettica tragica, al di fuori di  questo pathos, si otterrebbe ciò che Freud chiama il principio del Nirvana,  ovvero la tendenza allo "0" che si può ottenere "lasciandosi morire", morendo a  sè stessi. 
 Thanatos dunque non rappresenta più la concezione originaria greca di  "destrudo", di distruzione, di quell'energia della distruzione che ricomprende  e si afferma come l'alter-ego di libido bensì' assume, nell'ipotesi formulata  dal Freud, la valenza di costanza la quale, sotto l'influsso del pensiero di  Schopenhauer viene presentata quale identica al principio di Nirvana proposto  dall'altra ebrea Barbara Low per la quale tutte le eccitazioni della mente,  tutti gli stati d'alterazione emotivi del cervello e dell'apparato psichico non  devono solo essere rimosse e tenute al più basso livello possibile ma  fondamentalmente eliminate, estinte radicalmente, sgombrate fino al grado zero  della realtà inanimata.  
 Una simile visione che andava individuando nella sfera psichica un nucleo  patogeno fisso indistruttibile, un ripetersi infinito di scaricamento e  ricaricamento emotivo, identico a sè stesso e insensatamente instabile (posto  al di fuori cioè da qualsiasi intenzionalità soggettivistica e contrario a  qualunque teleologia vitalistica) avrebbe disintegrato irrimediabilmente  qualunque illusione dell'applicabilità delle tesi freudiane alla psico-terapia  come accadrà con l'abbandono, a partire dagli anni Trenta, di molti allievi del  Freud che infine riconosceranno nel freudismo una teoretica impossibilità (5). Dal 1920 sino al 1939, anno della propria morte, Freud non cambierà più idea.  Ciò significa che il fondatore della psicoanalisi asserirà la sostanziale  incurabilità del disagio psichico per lo stesso arco di tempo, un ventennio, in  cui egli precedentemente aveva affermato l'esatto contrario...con buona pace  per i 'gonzi' di tutte le risme e di ogni latitudine...quando si dice la frode  giudaica che 'almanacca' con l'animo umano!  
 Cristina Maggiorelli scrive su Thanatos: " L’impulso vitale ad abbracciare  tutto ciò che è tanto bello da travolgerci, viene subito sotterrato quando  interviene Thanatos, l’istinto di morte. Ma si tratta di morte senza sofferenza  o di anestesia per paura della possibile sofferenza. E’ un meccanismo di difesa  che appartiene a tutti e quindi non mi permetto di giudicarlo. Ma sono a favore  di improvvisi, inesplicabili risvegli.   Paradossalmente si evitano le passioni  per la stessa ragione per cui ci si butta a capofitto in esse. Intendo parlare  di limiti e divieti.  Viviamo in una società in cui siamo valutati prima di  tutto per efficienza, produttività, utilità. E’ vittoria schiacciante per la  razionalità e, inevitabilmente, per l’appiattimento.   Si dice che viviamo in  una ”epoca spassionata”.  Abbiamo, inoltre, un codice di valori interno che non  è per nulla clemente con noi. Abbiamo interiorizzato la paura della dipendenza,  del “perdersi per strada”, dell’ambivalenza amore/odio che ci accompagnava da  bambini, dello spettro dell’abbandono che è presente in ogni esperienza  amorosa. (...) L’educazione ad amori ragionevoli e a sentimenti protetti è un  divieto ad “ appassionarci “fuori da ogni recinto". E’ un peccato che i nostri  limiti trovino poi un appagamento e una via d’uscita negli sceneggiati  televisivi che si sostanziano di amori passionali e temerari, di azioni eroiche  e gloriose. C’è poi un altro tipo di pseudo/passione che attiene più alla  sindrome ossessiva che all’esperienza amorosa. Questo scelta relazionale è  dilagante se i mass-media ci bombardano ogni giorno di episodi allarmanti.  Thanatos infuria in delitti che io non definirei passionali, perché non hanno  lo spessore di una “Cavalleria rusticana”dove il dolore prima ti “macera  dentro” e lo tieni a bada e lo porti in giro come “una smorfia”e poi…arrivato  il momento lo sfidi , a regolare duello. Lasciamo la tragedia nello spazio  dignitoso che le spetta e ritorniamo a una quotidiana malattia. L’ossessione è  il frutto di una razionalità ammalata. La malattia è un’esigenza di controllo  continuo su ciò che entra nel cerchio della propria vita affettiva. Si vuole  possedere ciò che si ama e amministrare il proprio avere è estenuante come la  passione, ma diametralmente opposto. L’enorme differenza sta nel rischio.  Altissimo nella passione, minimo nelle fantasie dell’ossessivo. Voler amare con  garanzie, ricorrendo anche ad appostamenti che frugano nei passi, nella mente,  nelle pieghe del cuore, nei silenzi , nei cellulari e nelle agende delle  persone amate sembra rassicurante per chi ha paura, ma è un gioco perverso. Per  paura dell’abbandono, ci si prepara la strada all’abbandono. Sfinimento,  ancora, ma senza passione. L’usura che contrassegna le esperienze forti è più  che legittima e non è mortifera." (6)  
 E' indiscutibile che le due esperienze - passione e morte - rappresentino due  imprescindibili momenti nella vita dell'essere umano e siano catalizzanti e  totalizzanti come evidenziato da quelle cicatrici dell'anima che spesso sono il  residuo di avvenimenti reali che l'individuo tende a rivivere. La psicoanalisi  moderna ha sostanzialmente avuto il suo bel da fare con i 'casi' relativi alle  migliaia di situazioni vissute, per fare un solo esempio, dai reduci dei campi  di battaglia di tutte le guerre del XXmo secolo ed identiche 'tracce' di quelle  che possiamo definire tranquillamente come "stati molteplici dell'essere"  citando Renè Guènon sono presenti nel sottobosco psichico individuale di  passioni (sentimentali ma anche di altra natura...impossibile non ricordare in  questa sede anche il "fanatismo" ideologico e politico che ha 'segnato' la  storia mondiale del secolo appena trascorso investendo di sè l'insieme delle  vicende individuali e comunitarie di miliardi di soggetti assolutamente  'percorsi' interiormente da parole d'ordine totalizzanti e onnicomprensive che  lasciavano uno spazio minimo al privato...il marxismo ma anche il fascismo ed  altre ideologie del Novecento hanno sovraordinato e modellato l'esistenza di  tutto e tutti, riducendo qualunque tentativo privatistico e eliminando alla  radice le pulsioni bassamente borghesi, normalizzanti e privatistiche, per  ricondurre ad un insieme più ampio le singole individualità le quali tendevano  naturalmente a scomparire all'interno di un panorama archetipico 'segnato'  dall'apparizione metastorica di Totalità Organiche insindacabilmente avverse a  qualunque ordine mentale e sociale individualistico...). 
 Residui psichici che, occorre sottolinearlo, costituiscono anche la 'memoria'  dell'individuo, al di là e oltre le 'elucubrazioni' teoretico-terapeutiche  della psicanalisi. 
 In conclusione scrive Cristina Maggiorelli non senza ragione: "per  allontanarmi dai percorsi accidentati e ritornare alla passione pura, trovo  sostegno e conferma per quanto ho detto a proposito del difficile sodalizio tra  Eros e Thanatos in questo verso di G. Leopardi nella poesia “ L’Infinito “:  “E il naufragar m’è dolce in questo mare"." (7)   Occorre, quale 'avvertenza' utile per chiunque si 'approcci' da un lato ad  esperienze 'magiche' dall'altro a studi maggiormente approfonditi relativi alla  moderna psicanalisi o alla psicologia contemporanea, sottolineare che l'Essere  Umano si ritrova e ricerca quale necessità sia Eros che Thanatos: passione e  morte, amore e dolore, emozione e odio rappresentano 'stati d'animo'  indispensabili per chiunque per 'vivere' e non ridursi ad uno stato 'larvale',  ad una sorta di meccanico robottismo di cui, peraltro, la società moderna è  fondamentalmente pervasa in quasi tutte le sue manifestazioni. 
 Noi affermiamo che le passioni (sentimenti, emozioni, vita e morte, amore e  odio) rappresentano una instancabile 'ricerca', indispensabili veicoli di  'manifestazione' e elementi costituenti l'umana natura. Anche, soprattutto,  laddove 'sfocianti' in vere e proprie ossessioni...perchè ...in ultimissima  analisi, la vita è un 'rischio'....e , parafrasando Robert Brasillach, "in  guerra e in amore tutto è permesso!". 
 Perchè come ci ricorda in un testo 'apprezzabilissimo' Piero Pelù (...'vabbè'  il 'soggetto' è quel che è...'sappiamo'...) : "...calci alla vita e anche più  giù/ ma farò finta che è tutto ok/  Io ti assicuro che da fare ce n’è/  per  domare la bestia che c’è in me/  finchè c’è lotta c’è speranza/  perché chi  soffre usa l’anima..."....  Noi siamo dei fanatici, dei fanatici che mirano ad essere sempre più lucidi... al di là del bene e del male! 
  DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI 
  DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA IN COLLABORAZIONE ESTERNA COME CORRISPONDENTE PER TerraSantaLibera.org ALTRI TESTI DELL'AUTORE AL LINK: http://www.terrasantalibera.org/Dagoberto_Husayn_Bellucci... 
   
 Note -   1 - Sigmund Freud, Analisi terminabile e interminabile (1937), in "Opere di  Sigmund Freud" - vol. 11, e in "L’uomo Mosè e la religione monoteistica e altri  scritti 1930-1938", Torino, Bollati Boringhieri, 2008, pp. 527-529. Nuova   Edizione:  paperback 2009;  2 - Ernest Jones, Vita e opere di Freud, vol. 3: L’ultima fase (1919-1939),  Milano, Garzanti, 1977; 3 - Cristina Maggiorelli - "Eros e Thanatos" al link informatico www. clicmedicina.it/.../amore_morte.htm ; 4 - Sigmund Freud - "Al di là del principio del piacere" (1920) - in "Opere  di Sigmund Freud" - vol. 9 - "L'Io e l'Es e altri scritti 1917-1923" - Torino,  Bollati Boringhieri - 1986;  5 - in merito a questa enorme frode e per maggiori orientamenti si consulti  di Antonello Sciacchitano - "Il demone del Godimento" in Aa.Vv. - "Godimento e  desiderio" - ediz. "Aut aut" - 2003. Assolutamente rilevante quanto evidenziato  inoltre sulla moderna psicologia e sul freudismo da Julius Evola nel suo  "Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo" ediz. "Mediterranee" -  Roma nuova ediz. 2008;  6 - Cristina Maggiorelli - "Eros e Thanatos"  ibidem; 7 - Cristina Maggiorelli - ibidem; 

Link a questa pagina:

http://www.terrasantalibera.org/eros_e_thanatos.htm


12:36 Scritto da: metropolista in Cultura | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

28/08/2009

Recensione Libraria: Vittorio Sgarbi - "La mia vita"

Recensione Libraria

VITTORIO SGARBI : "LA MIA VITA"

di Dagoberto Husayn Bellucci



" Dicono di me,
che sono un bastardo, bugiardo e lo fanno senza un perchè…
Dicono di me,
che sono una strega drogata e truccata e piena di sè…
E dicono di me,
che sono una stupida frase da dire davanti a un caffè…"

( Cesare Cremonini - "Dicono di me" - Album "Il primo bacio sulla luna" - 2008)





" Il non parlare mai di sé è un’ipocrisia molto distinta"

( Friedrich Nietzsche - Aforismi)





« Ho speso un sacco di soldi per alcol, donne e macchine veloci... Tutti gli altri li ho sperperati»

(George Best - Insuperabile centravanti del Manchester United e della nazionale nord irlandese)



"Oggi sono arrivato al presenzialismo sublime: ci sono anche se non ci sono"

(Vittorio Sgarbi)



Istrionico, narcisista, autentico 'animale' da palcoscenico Vittorio Sgarbi rappresenta da quasi un ventennio una delle poche 'certezze' della televisione demenziale italiota incapace di produrre qualcosa di 'originale' (...bei 'tempi' quelli della comicità irriverente di un giovanissimo Paolo Villaggio/Professor Franz "tedesco di Germania", di Beppe Grillo e del duo comico Cochi Ponzoni/Renato Pozzetto..."a me mi piace il mare"...assolutamente da 'riascoltare'..."In occasione dell'estate/
e nonostante la stagione/ ho comprato dei regali/ un canotto e l'ombrellone..."...) e soprattutto di non 'visto'.

Con la scusa dell'"anticonformismo" anche la televisione pubblica italiana si è 'conformata' alla demenzialità capovolta della comicità alienante di 'massa' propinataci da anni dalle reti Mediaset (... "Zelig", "Colorado Caffè"...) le quali, peraltro, hanno anche il grave torto di aver rinunciato all'sitrionismo devastatorio di una "primadonna" televisiva quale Vittorio Sgarbi... tant'è...'rideteci' voi con Rossella Brescia (...'magari' ci sarebbe 'altro' da 'farci' che 'ridere'...)...

Una recensione di un'autobiografia di Vittorio Sgarbi non era, dobbiamo ammetterlo, nei 'programmi'...c'è voluta una 'trasferta' in terra giuliana (... alla 'cerca' peraltro dell'"Elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam - un sempreverde tra i capolavori della letteratura mondiale del quale ci ripromettiamo una prossima ricognizione scrittoria - e in 'visita' ad un 'sodale di vita' , il camerata Orsini, dirompente, consapevole e soprattutto irriducibile fancazzista della prima ora... Bagozzi invece no...'dice' che 'lavora'...mah...) per prendere visione dello scritto sgarbiano uscito nell'aprile 1991 per i titoli della "Condè Nast" e come supplemento al numero 11 di "Vanity Fair" (...una 'garanzia' di 'qualità'...).

"Correva l'anno 1961 , quando compresi che sarei diventato un personaggio storico"...con queste parole si apre il volume autobiografico di Vittorio Sgarbi non ancora diventato l'insuperabile e dirompente fustigatore della procura milanese , del pool "mani pulite", dell'accoppiata Di Pietro-Colombo e del loro 'mandante' procuratore Saverio Borrelli...questi sarebbero arrivati solo un paio di anni più tardi quando all'istrionico ferrarese sarà concessa piena libertà d'azione con la conduzione del programma "Sgarbi quotidiani" su Canale 5.

"Un individuo - prosegue l'autore - acquista coscienza di sè quando compra il suo primo libro, e io già a nove anni compravo libri di Eugenio Montale, Giuseppe Ungarelli e Charles Baudelaire. Evidentemente avevo capito che la letteratura, a scuola sinonimo di noia, nella vita poteva essere un piacere" ...

Indiscutibilmente molto difficile poter dar torto all'estense protagonista della propria biografia ...Baudelaire ed i suoi "fleurs du mal" hanno rappresentato una adorabile tentazione letteraria per chiunque 'non conforme' soggetto alla 'cerca' del nulla...

"Satana è all’inferno per te.
Ed è più moderno di te
Avremo divani fondi come tombe
Stando a quanto dice Baudelaire
Cristo muore in croce per me
Pietro brucia in croce per te
Santa è la bellezza
Tanta è la paura
Fai come faceva Baudelaire
Pasolini è morto per te
Morto a bastonate per te
Nello stesso istante
In qualche altra spiaggia
Si è fatto l’amore
Uniti contro il mondo
E’ necessario credere
Bisogna scrivere
Verso l’ignoto tendere
Ricordati Baudelaire
Caravaggio è morto per te
Luigi Tenco è morto per te
Nei fiori dei campi
Vive Piero Ciampi
Bisogna studiare Baudelaire
Saffo s’è ammazzata per noi
Socrate suicida per noi
Vivere per sempre
Ci vuole coraggio
Datti al giardinaggio dei fiori del male
E’ necessario vivere
Bisogna scrivere
All’infinito tendere
Ricordati Baudelaire. Baudelaire. Yeah."

Il sopracitato testo musicale - stavolta utilizzato come 'intermezzo' scrittorio - produzione del gruppo musicale Baustelle racchiude un'atmosfera e risulta un'efficace ricognizione dei 'maledetti' di ogni tempo (nell'arte, nella letteratura, nella musica di sempre)....la sola citazione di nostro zio , Piero Ciampi da Livorno, ci conferma la validità del brano in questione..

"Non ha ancora vissuto i suoi primi quarant'anni - si legge nella nota introduttiva , si presume editoriale, che compare quale retropagina dell'autobiografia sgarbiana - ma ha già scritto , per "Vanity Fair" ,l'auotbiografia. Forse, insinuerà chi gli vuole male, è così vanitoso che non riesce ad aspettare di avere l'età giusta. Ma "Vanity Fair", concedendo a Vittorio Sgarbi più fiducia, la pensa diversamente: su di lui, giovane critico d'arte ormai diventato un divo, se ne sono dette tante che è giusto gli sia venuta la voglia di raccontare in prima persona la sua vita e le sue prodezze". Una decisione 'vincente' a vederla con diciotto anni di ritardo quella dei redattori della principale rivista di moda e spettacolo nazionale.

Il volume autobiografico di Vittorio Sgarbi si 'snoda' attraverso cinque capitoli: "Infanzia e Formazione", "L'amore", "Amici e Nemici", "L'Arte e gli Affari", "Io, Uomo di massa". Un'ottantina di pagine per una prima 'disamina' della propria esistenza non sono poche, nè troppe. Sono 'giuste'.

L'infanzia sgarbiana è contrassegnata dalla noia e dalla tortura della prigionia collegiale: "Benchè il liceo si trovasse in una villa con eleganti stucchi al soffitto - scrive l'autore -, non mi accorsi mai della sua bellezza. Mi sembrò sempre e soltanto un posto orribile e tristissimo. Entrai, ma fin dal primo giorno cominciai a meditare l'evasione." anche perchè, come ricorda poco dopo il critico d'arte più irriverente e famoso d'Italia, "tra i compagni di scuola c'erano gli omosessuali latenti e quelli palesi" e "poi c'erano i preti, uno che sembrava una ballerina, un altro un eunuco".

Sgarbi ricorderà qualche pagina più avanti la figura dell'amico Luca Vistoli ("unico emiliano e unico amante delle donne e dello scherzo in mezzo a questi veneti tutti un pò ipocriti, checche tendenti") e si vede che con i veneti doveva poco 'amalgamare' fin da giovanissimo se si soffermerà su una reazione di entrambi , rei non confessi di un ennesimo scherzo commesso ai danni del professore di ginnastica, sottolineando poco dopo: "E noi come innocenti, non essendolo, uscimmo indignati dicendo: "Ci sono tutti questi veneti e se la prende proprio con noi due?"."

I capitoli sull'infanzia e quello terminale sulla sua immagine di 'uomo di massa' sono onestamente i più 'interessanti'...piuttosto 'deludente' invece quello sull'amore che Sgarbi dedica al suo rapporto adolescenzial-giovanile con l'altro sesso. Ritorniamo alla 'narrazione' del periodo collegiale: "Finito il pranzo (...) venivamo spediti in cortile, dove cominciava la ricreazione più lunga. Durava dall'una e mezza alle due e un quarto, e ognuno di noi poteva partecipare ai giochi: soprattutto il calcio, che io odiavo. Quindi passeggiavo con aria mesta leggendo Baudelaire anche nel cortile".

Personalmente abbiamo passato la nostra infanzia a sbucciarci quotidianamente le ginocchia sull'asfalto polveroso di Piazza Magenta a Livorno , tirando calci a qualsiasi cosa rotolante somigliasse ad un pallone...non possiamo quindi 'concordare' con l'idiosincrasia sgarbiana verso il 'football' anche se sottolineiamo quanto, in merito all'uso strumentale 'sistemico' dello sport in generale e del calcio in particolare , scriverà Franco Giorgio Freda nella sua "Disintegrazione" ...in fondo già i romani avevano 'capito' che 'panem et circensis' rappresentavano due strumenti del Potere.

A proposito della funzione 'sociale' del calcio - e degli sport in generale (specialmente quelli di 'massa') - dobbiamo rilevare l'incredibile livellamento ontologico sopravvenuto negli ultimi vent'anni anche tra i 'protagonisti' del "gioco più bello del mondo"...'finita' l'epoca di George Best (...inarrivabile...) e Paul Gascoigne, di Diego Armando Maradona (...il più forte attaccante di tutti i tempi...el pibe de Oro...'visto' in azione durante una partita di qualificazione di Coppa Italia tra Livorno e Napoli ...in assoluto , senza 'ma' e senza 'se', il fuoriclasse per autonomasia...) e di Karl Heinz Rummenigge (...un tempo siamo stati 'anche' interisti...)...per non parlare - andando indietro nel tempo - di insuperabili campioni (... 'Beppe' Meazza, Benito 'Veleno' Lorenzi, Carlo Parola, il Grande Torino di Valentino Mazzola, il Milan 'svedese' del trio Gre-No-Li, la Juventus di Silvio Piola , la 'Nazionale', fascistissima, due volte campione del mondo del piemontese Vittorio Pozzo ma anche un 'certo' Mario Magnozzi, detto motorino, capace di portare la maglia amaranto del Livorno ad una finale per il titolo persa contro l'Intern nel 1920 , di 'contare' 29 presenze e 13 reti in azzurro e ottenere una promozione in B da allenatore durante la stagione 54-55...altri 'uomini' e altri 'tempi'...) che hanno contrassegnato la storia del calcio italiano.

Oggi l'unico 'Protagonista' con la "P" maiuscola, in campo e fuori, rimane Antonio Cassano il fuoriclasse blucerchiato...ci dedicheremo anche alla recensione scrittoria della sua biografia... Mourinho è una 'new entry' , peraltro 'interessante', della serie A... il resto onestamente è di una noia mortale...poche primedonne, rari campioni e pochissimi che di calcio ci 'azzeccano' qualcosa (...affidare i commenti di una partita di calcio a Salvatore Bagni è come lasciare l'aula magna della Sorbona in mano a Totti...un crimine...ma , tant'è, alla Rai si vede non hanno di 'meglio'...)....Del 'resto' non è che, dall'altra 'parte', a Mediaset siano messi 'meglio'...c'è ancora Giampiero Mughini che 'spara' (...cazzate...) infierendo contro il povero Maurizio Mosca...che - fuor di metafora - è come sparare sulla croce rossa...

Il calcio di oggi ....business e miliardi...molto meglio ciclismo (..doping a 'parte'...), rugby e pugilato...sport 'veri'.

Sgarbi odiava comunque il calcio perchè, come sottolineerà, "già all'epoca , avevo colto la profonda affinità tra Cesare Pavese e Patty Pravo e che leggevo "Lavorare stanca" ascoltando Patty Pravo" mettendosi in contrasto con le 'istituzioni' scolastiche e con chi ne rappresentava l'autorità ("i preti - scriverà - fortificarono la mia reattività"). "Avevo la certezza che leggere fosse per me comunque l'unico modo di essere libero" .

Che l'idiosincrasia tra il giovane Vittorio Sgarbi e la pretaglia fosse al limite si evince anche quando , ricordando un esame di riparazione (...noi non ne abbiamo mai 'dati'...un pò perchè forse li avevano già aboliti a metà anni ottanta...un pò perchè...soprattutto...non c'era un cazzo da 'riparare'...) , scrive: "I preti avevano dimostrato di avercela con me anche rimandandomi in geografia. (...) Mi fecero domande assurde (tipo "Quante pecore ci sono in Argentina?")." (...non si 'preoccupi' Sgarbi...anche a noi hanno fatto domande 'assurde'...da una 'vita' continuano a farcele un pò tutti.... ricordiamo un esame di terza media a Carpi nel quale ci sentimmo chiedere la storia degli assiri, dei babilonesi, degli ittiti...dopo aver 'preparato' ...più o meno prendendo a pedate quotidianamente il solito pallone...la "rivoluzione russa"....tant'è se 'contabilizzassimo' tutte le vere o presunte 'ingiustizie' - scolastiche e non - 'subite'...non finiremmo di scriverci una Treccani ...).

Infine arriviamo all'epoca delle cosiddette 'contastazioni studentesche': "Era il 1967 o '68, giusto in tempo per vivere, partecipare, ammirare e guardare con curiosità il movimento degli studenti. Un libro che girava in quegli anni era del figlio di Charlie Chaplin e veniva pubblicato dall'editore Longanesi, si chiamava "Come era buona l'erba del mio giardino". Io lo leggevo ma non fumavo l'erba nè niente del genere, come ho già avuto modo di dire, nessuna droga può farmi niente (se la cocaina mi vede, si eccita lei)"... Condividiamo. Neanche noi abbiamo mai avuto bisogno di 'stupefacenti' di qualsivoglia sorta o genere...'siamo' stupefacenti di nostro!

"Il Settanta - prosegue Sgarbi nella sua narrazione personale - per me è questo: la fine del liceo con una maturità letteraria fortificata dalla soddisfazione ed esaltazione della professoressa di italiano, la mia più convinta sostenitrice. Niente è più importante di qualcuno che , con fondate ragioni, crede fortemente in noi". Verissimo fino ad un certo punto...se si è consapevoli di valere 'qualcosa' si arriva ad un punto in cui non si ha alcun interesse per l'approvazione o disapprovazione altrui ...anche senza riflettori massmediatici o televisivi...si è per quello che si pensa, per chi siamo stati e per ciò che abbiamo fatto, facciamo o faremo.

Del capitolo sugli amori giovanili del futuro critico d'arte più rompipalle d'Italia 'salviamo' questa dichiarazione (...o 'pensiero' che dir si voglia...) sul concetto di "Amore". Scrive Sgarbi : "L'amore è un fatto di energie: di capacità di sprecare energie per una cosa in fondo così semplice e inutile. Per amare bisogna avere molto tempo a disposizione. Per questo l'amore è spesso legato a un periodo della vita in cui si ha molto tempo da perdere , e cioè l'adolescenza".

Noi 'perdiamo' ancor oggi molto tempo....e amiamo indifferentemente da nozionismi e 'semplicismi' di ogni sorta. Non lo riteniamo 'inutile' perchè - di 'utile' - c'è rimasto ben poco in piedi... Anche se è vero , come scrive poco dopo Sgarbi, che " chiameremo il "pensiero dominante" la passione amorosa quando occupa tutto lo spazio della mente". In 'fondo' se non occupasse tutto lo spazio non sarebbe probabilmente vero amore.

"Molte persone che mi vedono in televisione - prosegue l'autore - sempre aggressivo e polemico si domandano: ma Sgarbi è davvero capace di amare? Naturalmente è difficile spiegare che non esiste un essere umano che non ha provato amore, e che perciò anch'io ualche volta sono stato innamorato. Ha scritto una volta Alfred Jarry: "L'amore è una nota senza importanza perchè si può ripetere all'infinito". L'esperienza amorosa è in effetti sempre uguale a se stessa: ognuno pensa di vivere un'esperienza d'amore unica, ma non si rende conto che le esperienze d'amore sono tutte uguali.". Per quest'asserzione dovremmo 'sparare' in mezzo agli occhi al 'buon' Vittorio Sgarbi...ma considerando che porta anche gli occhiali (e che per questo non sarebbe 'resistito' mezz'ora nella Repubblica Democratica di Kampuchea alias Cambogia di Pol Pot...metallica forma spartana di nazionalcomunismo 'reale') , che ha fama di 'viveur' , che ha collezionato una indiscutibile 'lista' di relazioni (...Cassano 'scrive' - o gli hanno 'scritto'...tant'è poco 'conta' - di aver avuto oltre 600 donne... noi ci 'contentiamo' di molto meno...ancora a tre zeri non siamo arrivati...del 'resto' non siamo ricchi nè calciatori...e non facciamo parte di alcun jet-set...però siamo lì...più o meno...in 'dirittura' d'arrivo...) , che si è costruito un'immagine da dandy 'de noartri' , con la sua aria intellettuale, il ciuffo 'ribelle', che rappresenta l'archetipo per eccellenza del narcisismo televisivo , in parte anche l'individualismo esasperato tipico della società rovesciata contemporanea ed è probabilmente lo stereotipo del provocatore massmediale 'professionista'...siamo 'buoni' e 'sorvoliamo'...

Sulla concezione sgarbiana degli amici e dei nemici interessante, ed acuta, analisi ad inizio capitolo laddove l'autore sostiene che "i veri amici si vedono nel momento della fortuna, al contrario del luogo comune che vuole che si vedano soltanto nelle avversità. Nella sfortuna ti chiamano i beccamorti per dimostrarti la loro solidarietà. Quelli invece che resistono quando tu sei potente sono i veri amici. Sanno superare l'invidia e la sofferenza di vedere che tu hai più denaro, più successo e più riconoscimenti.".

Probabilmente è vero...probabilmente no...non lo sappiamo , e forse non lo sapremo mai, anche perchè non siamo mai stati nè ricchi nè potenti e francamente non lo saremo mai anche se, quella dell'individia altrui, è una 'costante' che ci ha accompagnato da una vita... Molti ci odiano perchè ci invidiano.In tanti , 'pare', ci odiano perchè esistiamo. Altri ci invidiano perchè scriviamo. Fondamentalmente però i più ci 'rompono' più semplicemente le palle perchè non hanno un cazzo di meglio da fare.

Tornando al volume in questione rileviamo, dal capitolo dedicato ad "arte e affari", quest'affermazione dell'autore: "Le donne in certi casi sono molto utili, perchè creano situazioni strane, fanno fare cose capricciose o stravaganti, che spesso finiscono per rivelarsi proficue.". Assolutamente vero...è , probabilmente, il 'bello' della femminilità... stravaganza e fascino, erotismo e complicità, ammiccamenti e capricci... L'universo femminile è apparenza ammaliatrice, demoniaca tentazione e inarrivabile sensualità. Altrimenti non 'servirebbero'...

In merito allo Sgarbi 'critico d'arte' , di cui ben poco risalta nell'autobiografico scritto in questione, sottolineiamo quanto scrive laddove sostiene che "nell'arte antica, infatti, le cose sono molto più complicate che nell'arte contemporanea, e anche molto più avventurose ed emozionanti. E' necessaria la cultura, la conoscenza e la varietà d'informazioni, e soprattutto un occhio molto allenato a distinguere un'opera importante da una crosta. L'arte contemporanea , invece, non poggia sul vedere ma sul sapere, perchè per stabilire se un quadro è autentico occorre il certificato di un critico o dell'artista, e il caso è chiuso. L'arte contemporanea privilegia insomma l'idea rispetto alla cosa (perchè sia, "basta la parola"), e questa sottrazione della visione alle arti visive costituisce la grande mutilazione dell'arte dei nostri tempi." ....poi c'è anche chi non ci 'azzecca'...- per dirla alla Di Pietro - come la sovrintendenza per i beni culturali di Pisa che venne tenuta in 'scacco' e ridicolizzata da tre 'baldi' giovanotti della Livorno-bene agl'inizi degli anni ottanta in quel capolavoro di presa per i fondelli che , tutti lo ricorderanno, fu l'"affaire" delle teste di Modì...tre sculture fatte con il trapano Black&Decker...attribuite dai critici d'arte dell'epoca (Vera Durbè e altri) nientepopò di meno che al Grande Amedeo Modigliani (...giudeo , livornese, artista strampalato, morto povero in una Parigi dov'era andato a cercar fortuna ed una vita bohemienne...comunque artista con la A maiuscola per quanto , volentieri, avremmo inserito in un catalogo di una mostra sull'"arte degenerata" tutta o quasi tutta la sua produzione... del 'resto' l'ebraicità di Modigliani è indiscutibile così come la sua 'vicinanza' a dottrine cabalistiche di cui sono stati ritrovati alcuni 'segni' qua e là in talune sculture...).

Comunque sulla disciplina della storia dell'arte ha pienamente ragione Sgarbi quando sottolinea che "contrariamente a ogni altra disciplina la storia dell'arte prevede il movimento. (...) In questo senso la disciplina che è rimasta ancora ottocentesca è la storia dell'arte. Tutto il sapere è riproducibile. Si può essere il più grande letterato del mondo stando in una stanza di venti metri quadri ...Con l'arte questo è impossibile.". L'arte è anche movimento, direzione, dinamismo.

L'ultimo capitolo della sua autobiografia Vittorio Sgarbi lo dedica a sè stesso quale "uomo di massa". Sgarbi 'sbaglia' ....dovrebbe definirsi "uomo di notorietà", "personaggio famoso", "celebrità"...non certo "di massa". Scriverà che , alcune conferme avute dal riconoscimento della sua attività di critico d'arte, "cambiarono la mia psicologia , che era stata fino a quel momento fragile e aggressiva (molto più di adesso), timoroso com'ero di non vedermi riconosciuto.". C'è in quest'ammissione un fondo di 'responsabile' certezza sui propri limiti...se Sgarbi ha avuto bisogno di 'certezze' dall'approvazione e dal riconoscimento altrui per nostra fortuna noi non ne abbiamo...

"La tv mi è stata molto utile per liberarmi dall'ossessione dei nemici e delle cospirazioni... - prosegue - Dieci milioni di amici anonimi contro mille o duemila nemici conosciuti sono molto confortanti, perchè chi ti ama senza avere motivo per farlo ha una reazione spontanea alle tue parole, senza preconcetti per l'appartenenza a questo o a quel gruppo."...anche questo è un 'limite' ...

"L'uomo di successo - secondo Sgarbi - fa una presenza (spesso venendo anche pagato per questo), mentre chi ha bisogno di mettersi in vista fa, appunto, il "presenzialista", ovvero consuma un'immagine che non ha e per questo non viene nemmeno pagato."...non possiamo 'dirlo' perchè noi non siamo "di successo" nè "presenziamo" a un beneamato cazzo di niente nè, tantomeno, ci sarà mai qualcuno disposto a chiamarci in televisione...sarebbe un 'rischio' troppo alto anche per una tv locale (...un 'tempo', alcuni anni fa, poteva sempre succedere...poi è 'mutata' l'opinione - forse hanno 'capito' - che avevano di noi...) Poco male.

"Alcune forma di ritrosia (...) sono a volte forme di iperpresenzialismo. (...) Molti hanno paura di essere dimenticati. (...) Se poi uno crede di dire cose tali, per cui ritiene giusto che altri conoscano il suo pensiero (...) il suo bisogno di essere sempre dappertutto aumenta..." A noi francamente non interessa che altri conoscano il nostro pensiero...l'importante sarà che, un domani più o meno lontano, ci sia chi lo traduca in azioni. Sarebbe già , abbondantemente, un 'successo'...

"Ma il bello, naturalmente, è proprio arrivare a quel presenzialismo sublime per cui ci si accorge che tu non ci sei, e si parla comunque di te. Quello è il massimo."

Verità sacrosanta. Noi , ovviamente, da una vita 'lasciamo fare'....

Un'altra verità sacrosanta è quella che Sgarbi descrive circa la costrizione delle 'regole' del lavoro ..."Quanto coloro che sono costretti a lavorare si riuniscono per soffrire, conviene invece dormire. Improvvisamente alla mattina tutti fanno le stesse cose, tutti fanno le stesse file; e quel riunirsi è un riunirsi sacrificale, cioè il riunirsi della sofferenza. Dunque va evitato. Io dormo quando gli altri si muovono. Alla sera invece il riunirsi è un tripudio, non fatica."

Infine una sottolineatura sul suo ruolo di conferenziere merita la citazione: "Di fronte a una domanda imprevista e non stupida, capita di rispondere e dire cose che crescono, nascono e vengono elaborate proprio mentre le si sta dicendo. Talvolta non sono cose straordinarie, ma certamente fanno fare alla mente un passo in avanti. Una sera, facendo una conferenza, dissi che io non preparo mai le conferenze perchè le mie conferenze coincidono con il movimento della vita. Non sono rielaborazioni di cose che ho già detto da un'altra parte, ma nascono e si sviluppano nel momento stesso in cui vengono pronunciate."

'Norma' che abbiamo sempre 'seguito' anche perchè qualunque , le nostre sono 'rare' ma una tantum ci sono, apparizione 'conferenzieristica' dev'essere originaria, nè può ricollegarsi a qualcosa di detto altrove o in altre occasioni...talvolta capita di far riferimenti a questa o quella citazione , a questo o a quell'episodio ma la sostanza ed i contenuti di un dibattito pubblico devono dimostrare originalità e originarietà che non sono completamente la stessa cosa.

Perchè , 'dunque' , una recensione all'autobiografia di Vittorio Sgarbi? Semplicemente perchè ci 'piace' l'arrogante istrionismo di uno degli ultimi autentici anti-conformisti televisivi...personaggio di rottura e rompicoglioni d'esperienza...certificata e garantita!



DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia



Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/Dag...i_lamiavita.htm

01:28 Scritto da: metropolista in Biografie, Cultura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook