24/07/2010

Sensazioni d'estate - tra guerra annunciate e (altrui) speranze deluse


Sensazioni d’estate - tra guerre annunciate e (altrui) speranze deluse

24 - 07 - 2010

di Dagoberto Husayn Bellucci



“Guarda che giornata di sole che c’è
qui in città si soffre che caldo che fa
aria condizionata
nel traffico che c’è
meno sudato arriverò da te
poi prepara tutto che al mare si va
la tua pelle nera tra un po si farà
un ritmo cubano
la radio suona già
tutto programmato se ti va
quando esta noche tramonta el sol
mon amour mon amour
yo quiero darte mi corazon
mon amour mon amour
a piedi nudi vicino al mar
a bailar a bailar
toda la noche quisiera estas
mon amour mon amour
si tu me quieres te doy mi vida
te regalo todo mi amor
y te regalo tambien la luna
yo por ti la voy a buscar
io ti guardo e rido mi girò il caffè
tu mezzo limone lo tuffi nel tè
guardiamo verso il cielo
fra poco arriverà
la prima stella che ci guiderà
quando esta noche tramonta el sol
mon amour mon amour …”
( Gigi D’Alessio – “Mon Amour” – Album “Buona Vita” – 2003 )
“È inevitabile che in questo mondo di sfruttatori e di sfruttati non sia possibile alcuna grandezza che per ultima istanza non abbia il fatto economico. Vengono bensì contrapposte due specie di uomini, di ani, di morali, ma non occorre avere molto acume per accorgersi che unica è la sorgente che le alimenta. Così è anche da un medesimo tipo di progresso che i protagonisti della lotta economica traggono la loro giustifi cazione. Essi si incontrano nella pretesa fondamentale di essere ognuno il vero autore della prosperità sociale per cui ognuno è convinto di poter minare le posizioni dell’avversario quando riesce a contestargli ogni diritto di presentarsi come tale.”
( Franco Giorgio Freda – “La disintegrazione del sistema” – ediz. di “Ar” – Padova )
Ci raccontano che nella penisola italiota faccia caldo…probabile ….come, del resto, fa caldo ogni stramaledettissima estate ….

Niente di nuovo piu’ o meno…tra le coste del “belpaese” ‘pinguini’ del resto non se ne sono mai visti…

D’accordo che con l’afa e l’umidita’ si stia male…d’accordo anche che per molti il troppo caldo possa dare “alla testa” e la canicola incitare a reazioni emotive abnormi (..questo in fondo sarebbe il meno…capita anche d’inverno…del resto se uno “nun ce sta cu a capa” c’e’ poco da fare…) e siamo fin troppo d’accordo che l’appiccicume prodotto dai contatti umani in questi periodi divenga oggettivamente insopportabile…

Tolleriamo qualunque opinione…sara’ che qui , su al nord Europa, siamo sotto pioggie piu’ o meno torrenziali un giorno si e l’altro pure; sara’ che fa fin troppo freddo da doverci premunire di dormire con un paio di piumoni e che gli agenti atmosferici sono particolarmente benigni e misericordiosi nei nostri confronti (….lassu’ qualcuno ci ama…e non solo, fortunatamente lassu’…) e ci dilettano con un’alternanza di solicchio primaverile al quale si sovrappongono sonore e interminabili scrosciate d’acqua modello tardo-autunnale…insomma ci spiace per i ‘sudanti’ italioti ma stavolta, e per una volta tanto dopo troppe estati libanesi torride e afose, ce la passiamo termologicamente alla grande…

E’ un periodo “pieno di sorprese” come direbbe Samuele Bersani…sorprese assolutamente ‘fascinose’ e degne di attenzioni…ed e’ anche un periodo, al di la’ delle ‘apparenze’ (….che spesso ingannano…anzi…diciamo pure quasi sempre….sebbene secondo Sant’Agostino anche l’estetica sia una delle prove dell’esistenza del Divino noi diciamo che il ‘diavolo’ ci mette quasi sempre lo ‘zampino’ …a Modena ci mettera’ invece lo zampone… e quindi le apparenze tendono ad ingannare…), di ennesime verifiche e di una, piu’ o meno profonda, fase di ‘meditazione’…

Stiamo cioe’ ‘conteggiando’ assieme a pecore, capre e cavalli che da queste parti ‘abbondano’ (…ne’ mancano altri esemplari ovini, bovini e suini….quello che invece sembra proprio inesistente – assieme ai rettili – e’ la ‘fauna’ canide-ululante….lupette “interessanti” relativamente poche…e poco “mordaci”…) quali saranno le nostre prossime mosse – i ‘saliscendi’ dell’anima – in vista di un riposizionamento tattico-strategico ‘conforme’ …

Valuteremo…il tempo non ci manca ne’, sia chiaro, attestati di stima e cameratismo che sono giunti da ambienti piu’ disparati….

Ora, al di la’ dell’approvazione o disapprovazione altrui, anche qualche ‘plauso’ una tantum fa pure piacere…meglio comunque non ‘abituarcisi’ troppo e adagiarsi su allori che non conosciamo, non abbiamo mai conosciuto ne’ ci interessa conoscere…

Si vive alla giornata in cerca di emozioni nuove e di una distinta realta’ rispetto anche ad un recente passato che ci ha visti presenti in altri lidi e su altri ‘fronti’…diciamo che dove ci troviamo e’ semplicemente fin troppo ‘pacioso’ per poterci “aggeniare” a sufficienza…non ci andavano a genio fino all’altro ieri le relativamente tranquille terre libanesi figuriamoci quanto possiamo resistere nella bambagiosa Europa del nord…troppo ‘perfettina’, troppo ‘linda’ e troppo ‘formato cartolina’ come ‘opzione’ esistenziale… Tant’e’ …valuteremo…

Intanto stiamo concedendoci un meritatissimo periodo di relax ‘compagnati’ bene e altrettanto meglio intrattenuti… Lupe, lupastre e pastore rigidamente “deutsche” non mancano …

Al di la’ di ogni altra considerazione c’e’ da dire che occorrerebbe realmente qualche ‘imput’ nuovo per ‘destare’ la nostra accidiosa e oramai cronica disaffezione verso le cose “mortali”…piu’ o meno tutte…anche quelle cosiddette di politica internazionale: allora ‘signori’ usraeliani attacchiamo o non attacchiamo prima, dopo o durante il prossimo mese santo del Ramadan questa benedetta (…e’ proprio il caso di dirlo….) Repubblica Islamica dell’Iran cosi’ tanto ma proprio tanto “fastidiosa”?

Mah…che volete che vi diciamo…che, al di la’ delle ‘ciancie’ sioniste e dei tanti, pure troppi, blateramenti a stelle e strisce non si ‘vedono’ assolutamente i “come” di una eventuale aggressione alla metafisica apparizione statal-platonica di Comunita’ Organica spartanamente concepita e spiritualmente in ordine che e’ la Teocrazia shi’ita iranica…

Teheran come Berlino… Asse di proiezione di luminose scie della Tradizione Informale…segno della presenza del Divino e rappresentazione metastorica che uniforma ideali, tendenze, cuori e anime ‘scolpendo’ una forma di Stato assolutamente conforme ai piani della Trascendenza Superiore ovvero mitofanica apparizione dell’Assoluto…

Come ieri il Terzo Reich nazionalsocialista oggi la Repubblica Islamica e’ cuore pulsante e centro nevralgico dell’asse della contrapposizione planetaria che divide il nord capitalistico-mondialista, giudaizzato e kippizzato, americanocentrico, borghese e usuraio, democratico e parlamentaristico dal mondo dei ribelli e dei non uniformati alle politiche di omologazione planetaria…

L’Iran – una teocrazia irradiante un messaggio di rivolta per una restaurazione dei Valori della Tradizione – contro il mondo moderno del coca-capitalismo e dei Mc Donald’s, delle multinazionali e della mercificazione dell’esistenza, contro il mercimonio degli individui ridotti in schiavitu’ nelle catene di montaggio del sistema giudaico-mondialista che suinamente concepisce l’essere esclusivamente nella sua materialita’ quale strumento di produzione, oggetto deambulante e mero consumatore.

Un sistema d’iniquita’ e di menzogna che ha eretto a dogma insindacabile per tutte le societa’ occidentali contemporanee il mito del cosiddetto “sterminio” di sei milioni di soggetti di razza e/o religione ebraica ovvero la cazzata interplanetaria dell’Olocausto, la favola delle camere a gas e dei forni crematori che ha donato ad “Israele” la supremazia su questa parte di mondo che e’ quella che, negli ultimi tre secoli, ha guidato con le sue scoperte scientifiche e tecniche, con le sue conquiste e le sue ambizioni militari, l’intero pianeta.

L’Occidente giudaico-mondialista sembra dunque essere, un po’ come il mito americano e la cultura tutta vaccara statunitense delle “new frontier’s” , inarrestabilmente lanciato verso la definitiva conquista planetaria…

L’One World, mondo unidimensionale e uniformato alle logiche della mondializzazione in stile consumistico-capitalista e’ l’obiettivo finale…. ma…c’e’ sempre un “ma”….purtroppo per lorsignori del Sistema Mondialista rimane l’ostacolo Iran…

Riusciranno i “loro” eroi a ….

Noi affermiamo che l’Occidente americanocentrico e sionistizzato non potra’ avere mai ragione della Repubblica Islamica dell’Iran ne’ politicamente ne’ militarmente.

Non fermeranno il programma civile nucleare iraniano le nuove sanzioni e le minacce che quotidianamente arrivano contro Teheran dall’emporio criminale sionista e dalla “Black House” (la casa del terrore) di Washington… ne’ potra’ niente l’amministrazione del colorato Obama e della massmediaticamente e universalmente cornificata Hillary Clinton…

Non potranno perche’ Teheran non e’ ne’ Baghdad ne’ tantomeno Kabul.

E perche’ di la’, oltreoceano come oltre il Mediterraneo – nella Palestina occupata dal regime criminale instaurato dalle bande ebraiche dei terroristi dalla stella di Davide fatti affluire in Terrasanta da tutte le parti del globo per mantenere una illegale e assassina pseudo-legittimita’ di un’occupazione ogni giorno sempre piu’ iniqua e sempre piu’ folle – , le turbe sioniste della finanza mondialista e quelle del rabbinato ultra-ortodosso, i potentati finanziario-economici delle multinazionali come gli sgangherati stati maggiori dei kippizzati in divisa sanno tutti perfettamente che niente potranno contro Teheran…capitale mondiale del fronte del rifiuto del Nuovo Ordine Mondiale e caposaldo della Tradizione.

Perche’ dunque ‘preoccuparsi’ troppo visto che …tutto va come deve? Indipendentemente da cio’ che ci ‘raccontano’ i Frattini di turno e di quanto possano agitarsi le fiamme nirenstein la situazione e’ sostanzialmente ‘conforme’…

L’Europa inesistente da sessantacinque anni osserva l’evolversi di una situazione che, nel Vicino Oriente, potrebbe farsi davvero esplosiva…

Il problema e’ che a scherzare con il fuoco si finisce con il bruciarsi…e questo l’hanno capito pure I sionisti dopo le (dis)avventure militari sgangheratamente lanciate 4 anni fa contro il Libano e 1 anno e mezzo or sono contro la striscia di Gaza…

Qualcuno, se dubbi ancora esistono, potra’ domandarsi come mai – standocene tranquillamente e pure ‘paciosamente’ – ai confinI dell’Europa settentrionale ci ‘occupiamo’ ancora di “area vicinorientale”? Mah…sara’ che forse Franco Giorgio Freda potra’ rispondervi meglio e piu’ conformemente di Noi laddove affermava quarantun’anni fa con lucidissima e rigorosa esposizione analitica della realta’ continentale che: “Credo, infatti, di non affermare nulla di nuovo, sostenendo che quanto più intensamente noi siamo radicati nel centro, tanto più agevolmente possiamo muoverci sui punti della lontana circonferenza, senza distanziarci – per ciò che vale, per l’essenziale – dal centro. Ho detto prima: serrare i ranghi, per dar vita a una organizzazione politica elastica.

Ora voglio aggiungere: serrare i ranghi per possedere una organizzazione politica in grado di dare un colpo d’ala a uomini destinati alla conquista del potere. Noi abbiamo sinora camminato. Non dobbiamo temere le conseguenze di un’autocritica quando essa sia libera e dignitosa e, perciò, diremo: siamo regrediti!

Siamo rimasti passivamente uniti agli “altri”, agli schemi politici degli “altri”, ai falsi problemi degli “altri”, alla réclame ideologica degli “altri”: abbiamo riconosciute come nostre le fi nalità – che erano, quanto meno, equivoche – degli “altri”.

Il comportamento di tutti – prima dei capi, poi, di conseguenza, del loro seguito – è stato, nella migliore delle ipotesi, quello degli ingenui, nella peggiore, quello degli ottusi.

Il nostro discorso politico, agli inizi, si imperniava sull’Europa, e noi credevamo che l’Europa fosse veramente un mito e rappresentasse una autentica idea-forza: mentre solo molto tardi ci siamo persuasi che questa parola rifl etteva una semplice defi nizione geografi ca, cui nemmeno era lecito attribuire una capacità propagandistica originale, in un’epoca in cui anche le copisterie, le lavanderie, le tavole calde e gli hotels delle stazioni termali si chiamano “Europa”!!

Noi parlavamo di concezione politica europea da contrapporre alle varie concezioni nazionalistiche patriottarde, ma non ci siamo accorti (o non abbiamo voluto accorgerci?) che questo poteva valere solo nei confronti della destra nazionalistica minuscolo-borghese -sopra tutto quella nostrana – e che, perciò, tutto si esauriva nei termini di una polemica qualunquistica (anch’essa superata, ormai, dal momento che gli stessi ragazzotti neofascisti guaiscono: Europa – Fascismo – Rivoluzione!!).

Abbiamo parlato in termini di “civiltà europea”, senza scalfi re neanche la superfi cie di questa espressione e senza verifi care, calandoci nel fondo del problema, se esista, in realtà, una omogenea civiltà europea, e quali ne siano gli autentici coeffi cienti di signifi cato – alla luce di una situazione storica mondiale per cui il guerrigliero latino-americano aderisce alla nostra visione del mondo molto più dello spagnolo infeudato ai preti e agli U.S.A.; per cui il popolo guerriero del Nord-Vietnam, col suo stile sobrio, spartano, eroico di vita, è molto più affine alla nostra fi gura dell’esistenza che il budello italiota o franzoso o tedesco-occidentale; per cui il terrorista palestinese è più vicino alle nostre vendette dell’inglese (europeo? ma io ne dubito!) giudeo o giudaizzato.

Noi abbiamo propugnata l’egemonia europea, rivolgendoci a un’Europa che era stata ormai americanizzata o sovietizzata, senza considerare che questa Europa era diventata serva degli U.S.A. o dell’U.R.S.S. perché i popoli e le nazioni europee avevano assorbite – successivamente, ma non conseguentemente, alla sconfi tta militare – le esportazioni ideologiche degli U.S.A. e dell’U.R.S.S.

Senza considerare che il collasso culturale-politico-economico era intervenuto proprio perché era cessata quella tensione, era franato quel supporto che aveva suscitato in alcuni popoli, in alcuni uomini europei, in certe epoche storiche (e soltanto in alcuni e solo in determinate epoche storiche!) quella dimensione superiore di civiltà che noi pretendevamo di attribuire tout court all’Europa.

È giunto il momento di terminare di baloccarci col fantoccio “Europa” o di fare i gargarismi colla sua espressione vocale. Con l’Europa illuministica noi non abbiamo nulla a che fare. Con l’Europa democratica e giacobina noi non abbiamo nulla a che vedere.

Con l’Europa mercantilistica, con l’Europa del colonialismo plutocratico: nulla da spartire. Con l’Europa giudea o giudaizzata noi abbiamo solo vendette da fare. Eppure, allorché si parla in termini di “civiltà europea”, si considera tutto questo: non ditemi che si parla anche di questo: si parla, purtroppo, solo di questo!

O, forse, noi “volevamo” mirare ad altro? Comunque, se si voleva mirare ad altro, noi di quest’”altro”, fi nora, non abbiamo mai realmente, compiutamente parlato. E io sono sicuro che se avessimo veramente considerato e posseduto quest’”altro”, noi non avremmo a questo contenuto fornito un contenente, o, meglio, un’etichetta, o, meglio ancora, una “immagine di marca” rappresentata dalla parola “Europa”.

Sono affi orate tali e tante componenti spurie, da respingere, da sotterrare; sono intervenuti tanti – oso dire: troppi – fattori, che hanno adulterato e corrotto questo liquido europeo sino a renderlo liquame, perché esso possa ancora subire positivamente un processo di decantazione.

L’Europa e una vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli e che ha contratto tutte le infezioni ideologiche – da quelle delle rivolte medievali dei Comuni a quelle delle monarchie nazionali antimperiali; dall’illuminismo al giacobinismo, alla massoneria, al giudaismo, al sionismo, al liberalismo, al marxismo. Una baldracca, il cui ventre ha concepito e generato la rivoluzione borghese e la rivolta proletaria; la cui anima e stata posseduta dalla violenza dei mercanti e dalla ribellione degli schiavi.

E noi, a questo punto, vorremmo redimerla, sussurrandole parole magiche: dicendole, per esempio, che essa deve concedersi esclusivamente agli “europei”… da Brest a Bucarest??!! Noi abbiamo alzata la bandiera dell’Europa senza comprendere che questa non poteva rappresentare per noi alcun signifi cato valido e omogeneo: senza osservare quanti fossero i fi li e i lacci da cui era composto il suo tessuto stracciato e quanto stereo esso nascondeva! Abbiamo preferito, insomma, nascondere la nostra incapacità di voler scegliere ciò che per noi vi era di autentico e vero, e di saper respingere quanto vi era di spurio e di equivoco in seno alla tradizione (cioè, in questo caso, alla storia) europea, illudendoci di colmare tale vuoto col ricorso alla formula, alla parola “Europa”.

Senza considerare, come prima elicevo, che esiste oggi una Europa democratica- borghese o democratica-socialista; così come ieri esisteva una Europa fascista e nazionalsocialista e una Europa democratica; così come l’altro ieri esisteva una Europa giacobina e una Europa controrivoluzionaria.

Senza considerare che molti, anche i tecnocrati del M.E.C., vagheggiano una loro Europa: una Europa fondata sulla sinistra gerarchla che imporrebbe alla base della piramide lo sfruttamento “razionale” del lavoro italiano e, al vertice, 1 investimento del capitale internazionale.

Invece di adottare questa formula equivoca (che doveva servire solo a distinguerci da coloro che sostenevano altre formule – quelle nazionalistiche – altrettanto equivoche), era necessario dire in nome di quali principi, attorno a quale idea del mondo, secondo quale direzione di effi cacia, i migliori tra gli uomini europei dovevano vincolarsi in una o r g a n i c a u n i t à p o l i t i c a s u p e r n a z i o n a l e .

E a questa diversa realtà avremmo potuto ancora dare il nome di “Europa” se la “vecchia Europa” – l’Europa dei secoli bui (per capovolgere il signifi cato di una nota frase di un vecchio buffone), l’Europa dei comuni antimperiali, l’Europa della chiesa romana, l’Europa protestantica, del mercantilismo, dell’illuminismo, del democratismo borghese e proletario, l’Europa massonica e giudaica -, questo spettro mostruoso non si fosse parato dinanzi a quegli uomini di ben diversa razza.

Mi sono soffermato su questo punto, perché esso segnala il carattere più evidente dei nostri errori, e perché il motivo dell’”Euro-pa” ha costituito, negli anni di attività politica della nostra organizzazione, il punto focale in cui confl uivano le nostre prospettive politiche.” (1)

Gia’ …copione praticamente ‘noto’…L’Europa e’ morta, sepolta in quel bunker sotto la cancelleria di Berlino nella primavera del 1945…

Provatevici pure a ‘rianimarla’…Se la rianimazione fosse possibile sui cadaveri sarebbe anche un tentativo ‘apprezzabile’ e pure auspicabile.. Ma qui siamo oramai, e anche da un pezzo, passati dalla fase obitoriale a quella della putrefazione scheletrica…

Purtroppo per gli europei siamo gia a livello di fosse che questo continente alla deriva – senza piu’ anima ne’ idee, senza una direzione e senza una leadership consapevole – si e’ scavato con le sue stesse mani giorno dopo giorno consegnandosi spiritualmente, razzialmente, politicamente ed economicamente alla sodomizzazione kosher della Sinagoga Mondialista…

E c’e’ poco da fare se qualche Nirenstein da ‘di matto’… E’ estate….

A qualcuno il caldo da alla testa…a qualcun’altro invece non c’e’ bisogno del caldo…Ad altri ancora invece servirebbe un antartico refrigerio….

Gran brutta bestia l’infelicita’…

‘Stateci’ ‘bene… e…ci raccomandiamo…siate felici perche’ – per dirla con Arthur Schopenhauer – “Bastare a se stessi costituisce certamente la qualità più utile per la nostra felicità”.

Noi ci “bastiamo” abbondantemente…

Il mondo si divide in due categorie: da una parte la spasmodica inconsapevole e infantile ricerca della felicita’ dall’altra la sicurezza interiore di chi ha smesso la ‘cerca’….

Au revoir

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

24 Luglio 2010

Note –

1 – Franco Giorgio Freda – “La disintegrazione del sistema” – ediz. di “Ar” – Padova 1987;




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23/07/2010

Blog Ufficiale DHB 2009

Il blog ufficiale di DHB fino all'estate 2009

 

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22/07/2010

Damasco, ago della bilancia dei destini del Vicino Oriente

Damasco, ago della bilancia dei destini del Vicino Oriente

22/07/2010 ·

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

In un contesto regionale sempre piu’ carico di tensione, con all’orizzonte pericolose nuvole cariche di altrettanto drammatici sviluppi, il Vicino Oriente vive quest’ennesima stagione estiva sospeso tra una guerra minacciata dall’accoppiata del terrore Us-raeliana e una pace che, arrivati a questo punto, nessuno piu’ invoca.

Al di la’ della retorica guerrafondaia proveniente dai dirigenti dell’emporio criminale sionista e delle rinnovate accuse statunitensi contro la Repubblica Islamica dell’Iran, i problemi di fondo del mondo arabo permangono in tutta la loro drammaticità: la pluridecennale questione palestinese (acutizzatasi dopo l’ultima aggressione sionista contro la striscia di Gaza di 1 anno e mezzo fa e nuovamente al centro delle cronache dopo l’attacco piratesco-criminale delle truppe speciali di Tel Aviv contro la Freedom Flottilla), la cronica instabilita’ economica e finanziaria egiziana sul versante meridionale palestinese, l’occupazione delle alture del Golan siriano che “Israele” ha annesso ignorando decine di risoluzioni di condanna ONU (risoluzioni che sono e continuano ad essere per i sionisti ne’ piu’ ne’ meno che carta-straccia) e un Libano sostanzialmente in attesa di qualunque possibile sviluppo nel braccio di ferro estenuante e al limite del tragicomico intrapreso dall’amministrazione obamita contro il nucleare iraniano.

Il conflitto che andra’ ad esplodere sara’, ammesso e non concesso che esplodera’, risolutivo per addivenire ad un redde rationem generale: Hizb’Allah con la sua organizzazione militare di resistenza posizionata stabilmente a sud del fiume Litani e nella Beka’a settentrionale ha piu’ volte promesso ai dirigenti di Tel Aviv una resa dei conti risolutiva; Hamas dalla striscia di Gaza ha giurato vendetta; Teheran e Damasco entrambe nel mirino della propaganda sionistico-statunitense osservano sornione l’evoluzione di una crisi che sta portando la Turchia a defilarsi sempre piu’ risolutamente dall’asse con “Israele” mettendo peraltro in difficolta’ l’alleato americano (e ricordando lo storico ruolo svolto da Ankara quale bastione meridionale della NATO).

Una situazione all’interno della quale giochera’ un ruolo fondamentale, come sempre nei momenti di incertezza e di apparente impasse diplomatico, la Repubblica Araba Siriana.

La Siria resta l’asse centrale e il principale interlocutore con il quale Washington da un lato e Teheran dall’altro lato potranno eventualmente risolvere la “contesa” atomica: senza quest’opzione ed escludendo Damasco dai giochi della diplomazia e dalle voci delle cancellerie il rischio che presto si apra una conflagrazione regionale che potrebbe incendiare l’intera zona e’ altissimo.

Un nuovo conflitto nel Vicino Oriente rimescolerebbe probabilmente le carte della geopolitica internazionale, costringerebbe i principali attori della politica mondiale a prendere posizione e sostanzialmente darebbe piu’ di una grana al Gendarme Planetario a stelle e strisce che si troverebbe a dover far fronte a situazioni incandescenti lungo tutto il fronte orizzontale che dalla Palestina occupata passando per Libano-Siria e Irak porta dritto dritto fino all’Afghanistan.

Se guerra sara’ anche le occupazioni militari americane in Irak e Afghanistan ne risentirebbero forse con esiti catastrofici considerando l’affatto stabile controllo esercitato dai governi-fantoccio dei Karzai e degli Allawi a Kabul come a Baghdad e di fronte ad una recrudescenza della lotta di liberazione dei rispettivi movimenti di resistenza nazionali.

Gli sciiti iracheni probabilmente non starebbero ad osservare inermi un eventuale aggressione sionista o statunitense contro i loro correligionari iraniani mentre l’Afghanistan gia’ ribolle da mesi della rinnovata attivita’ guerrigliera dei gruppi locali piu’ o meno collegati al network del terrorismo fondamentalista d’ispirazione salafita e wahabita noto come Al Qaeda.

Washington ha tutto da rischiare da un’escalation militare generalizzata che rimetterebbe in discussione perfino la sua presenza e le sue basi militari nella penisola arabica.

In quest’atmosfera cupa e con presagi funesti di un nuovo conflitto da tutti avvertito come alle porte la Repubblica Araba Siriana offre quelle garanzie di moderazione e affidabilita’ che nessun altro puo’ dare: Bashar el Assad ha dimostrato in dieci anni di essere un leader sostanzialmente diligente e un attento ed oculato amministratore della situazione interna a Damasco e di quella regionale.

La Siria pur abbandonando le sue posizioni in terra libanese nella primavera 2005 – sotto la pressione internazionale ed i ricatti mondialisti della tanto annunciata e strombazzata dai mass media internazionali “rivoluzione dei cedri” finita nel pattume come tante altre “rivoluzioni colorate” made in USA – ha mantenuto alta la bandiera dell’anti-sionismo militante sostenendo la Resistenza libanese durante l’aggressione israeliana dell’estate di quattro anni fa e continuando a garantire aiuti e basi logistiche alle fazioni palestinesi.

Assad non ha mai nascosto le sue intenzioni e soprattutto le condizioni siriane per un eventuale ritorno ad un tavolo negoziale con i sionisti: ritorno alle posizioni precedenti la guerra dei Sei Giorni del 1967 da parte dell’esercito di Tel Aviv, garanzie per un graduale rientro dei profughi palestinesi espulsi nelle loro terre; restituzione dei territori occupati (fra i quali appunto le alture del Golan siriane) e costituzione di uno Stato indipendente palestinese.

“Israele” ha sempre rifiutato queste condizioni ed i siriani sanno perfettamente che non sara’ con un esecutivo qual’e’ quello estremista e di destra attualmente in carica nel regime criminale sionista che sara’ possibile ottenere segnali di apertura o risposte distensive.

La Siria che mantiene aperte le porte del dialogo – anche con un’amministrazione americana sempre piu’ arrogante e decisa apparentemente ad un giro di vite nei confronti di Teheran e dei suoi alleati – non nasconde la sua preoccupazione per una situazione deterioratasi in maniera preoccupante a causa dei continui attacchi e delle oramai quotidiane pressioni sioniste contro Gaza e la Cisgiordania. Lo stillicidio di vittime palestinesi, malgrado un silenzio assordante, continua…

Per trovare una soluzione il presidente siriano Bashar el Assad ha recentemente incontrato il ministro degli Esteri di Ankara, il turco Davutoglu, per discutere la situazione dell’embargo imposto dagli israeliani oramai da quattro anni contro la Striscia di Gaza.

Siria e Turchia hanno richiesto assieme l’apertura di una inchiesta internazionale indipendente sul massacro della Freedom Flottilla. Entrambe le parti inoltre hanno convenuto sulla necessita’ di rompere il disumano e criminale embargo sionista contro Gaza riaffermando la loro disponibilita’ negoziale per riportare unita’ tra tutte le fazioni palestinesi.

Per Assad cosi’ come per il ministro degli Esteri turco la situazione nel Vicino Oriente rimane critica e il cosiddetto “processo di pace” e’ in una fase di assoluto stallo; fase pericolosa perche’ preludio a possibili opzioni belliche che Tel Aviv ha in mente e che non nasconde di voler adottare sia contro Teheran sia contro i movimenti di resistenza in Palestina e Libano.

La Siria ha riconosciuto, e con lei ha trovato pieno accordo la Turchia, che le responsabilita’ di questo impasse generale sono tutte da attribuire all’arrogante comportamento del regime sionista, attualmente nelle mani di un governo fanatico che persegue la sua strategia di soffocamento delle aspirazioni all’indipendenza ed alla liberta’ del popolo palestinese con l’ausilio e la protezione di alcune potenze che garantiscono ad “Israele” di porsi al di fuori e al di sopra di qualunque legge o ordine internazionale.

Una situazione giudicata grave che potrebbe rapidamente trasformare l’intero Vicino Oriente in una polveriera pronta a saltare per aria.

Una volta di piu’ Damasco ha fatto sentire la propria autorevolissima voce: l’asse con Teheran rinforzato, quello con Ankara in fase di strutturazione ma gia’ a buon punto, quello teso a sostenere Hamas a Gaza e Hizb’Allah ed i suoi alleati in Libano altrettanto ottimamente avviato.

Pedina fondamentale e centro geopolitico e strategico centrale di tutti i “giochi” regionali la Siria continua a rimanere la sola “chanche” di fuoriuscita pacifica dall’attuale crisi che sta sempre piu’ sprofondando l’intero mediterraneo meridionale verso pericolose tentazioni belliche.

Sara’ l’America, dulcis in fondo, a dover decidere: se lorsignori a Washington intenderanno andare fino in fondo oppure sapranno fermarsi sull’orlo di un baratro…ancora una volta, come sempre, la questione essenziale da porsi rimane la stessa: faranno gli americani la guerra ebraica pro-Israele?

In ogni caso Damasco e’ pronta…

 DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

 22 LUGLIO 2010

 

 

 

http://belluccidago.wordpress.com/2010/07/22/damasco-ago-...

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Le milizie betarine

Le Milizie Betarine

20/07/2010 ·

SQUADRACCE  TEPPISTE  EBRAICHE

 

di Dagoberto Husayn Bellucci

 “Betar,

Dalla fossa, putredine e polvere

Nascera’ una stirpe

Dal sangue e dal sudore

Fiera, generosa e ferma

Betar catturata

Yofdat, Massada

Si rialzeranno nella forza e nello splendore (Hadar)

 

Hadar

Ebreo, persino nella miseria

Tu sei un principe

Che tu sia schiavo o vagabondo

Nascesti figlio di re

Nella luce o nell’ombra

Ricordati di questa corona

Fierezza e sfida (Tagar)

 

Di fronte agli ostacoli, di fronte alla sofferenza

Che tu salga o che tu discenda

Nella fiamma della rivolta

Impugna la torcia; che importa:

 

Il silenzio e’ fango

Sacrifice sangue e anima

Per lo splendore nascosto

Morire o conquistare la montagna

Yofdat, Massada, Betar”

(Il Canto del Betar – scritto da Zeev Jabotinsky nel 1923)

“Immediatamente abbiamo deciso di andare in aiuto a tutte le comunita’ ebraiche (…) Lo abbiamo fatto in Europa e nel resto del mondo. Abbiamo deciso di reagire con fermezza, creando delle organizzazioni ebraiche di difesa, o meglio, di legittima difesa (..) e questo senza alcun collegamento con le autorita’ locali.”

( Isser Harel – gia’ capo del Mossad, il servizio segreto israeliano citato da “Tribune Juive” del 26 gennaio 1993)

“Straordinaria novita’, nel comportamento politico, la sinistra ha permesso a delle milizie ebraiche di insediarsi in alcuni quartieri, a Parigi rue des Rosier, ma anche a Tolosa, a Marsigli, a Strasburgo. Queste milizie hanno regolari contatti con il Ministro degli Esteri.”

(Dispaccio dell’Agence France Press – riportato da “Le Monde” del 7 marzo 1986)

“Dopo la Francia e’ in Italia che Kahane crea la seconda sezione europea, che si chiama L.E.D. ovvero “Lega Ebraica di Difesa”, di cui annuncia la nascita in una lettera a “La Repubblica” (agosto 1980).”

(Emmanuel Ratier – “I Guerrieri d’Israele – Inchiesta sulle milizie sioniste” – Edizioni a cura del “Centro Librario Sodalitium” – Verrua Savoia (To) 1998)

Quando usci’ il volume di Emmanuel Ratier nella sua edizione in lingua italiana per le edizioni cattoliche del C.L. “Sodalitium” e a cura di don Curzio Nitoglia nel 1998, avevamo gia’ provveduto da almeno un paio d’anni ad ‘accaparrarci’ – unitamente all’altro libro essenziale del Ratier sui “Misteri e segreti del B’nai B’rith” anch’esso tradotto per la stessa casa editrice – l’edizione in lingua originale francese.

Nel testo originale ovviamente mancano completamente i capitoli dedicati agli avvenimenti italiani e a quelli che sono definiti come “due casi di cedimento del governo” ovvero il varo della legge liberticida nota “universalmente” come “legge Mancino” e la vicenda storico-giudiziaria del “caso Priebke” terminata con la kippizzazione senza vasellina dell’allora guardasigilli Flick (governo di centro-si(o)nistra Prodi); di entrambi andremo a dare un quadro sufficientemente valido che non puo’ far altro che confermare la direzione di marcia di un paese sottomesso ai diktat di una minoranza arrogante e vendicativa(…”…’o paese ‘cchiu stupete du munne” citando Remo Stellucce, lattanzianamente citato in un passaggio scrittorio magistrale del Grande Guascone di Popoli….chi vorra’, a proposito, potra’ rileggersi – o leggersi ex novo – l’articolo fondamentale relativo all’occupazione militar-teppistica dei “ragazzi della LED” ossia delle squadracce d’assalto del ghetto romano al Tribunale Militare del Celio …”Heil!” pubblicato sul mensile “Avanguardia” nell’estate di tredici anni fa…. Come scrisse allora Maurizio Lattanzio parafrasando un modo di dire utilizzato dagli avvocati del tribunale di Pescara, dove il Principe del Nulla immaginiamo una tantum si ‘affacciasse’ per mettere a soqquadro carte, cartacce, leggi e legiferandi, “la legge e’ come la pelle de li coglioni: dove la stiri la va”….ed il “caso Priebke” e’ li’ a confermarlo…non esiste alcuna “magistratura” piu’ o meno “democratica”….Esiste invece la “lex judaica” fatta applicare anche manu militare – come accadde quella notte di agosto di tredici anni fa con gli scalmanati “ghetto’s boys” dell’accoppiata Riccardo Pacifici/Dario Coen e come accadra’ domani, dopodomani e sempre nel territorio coloniale i’tal’yota possedimento militare statunitense e feudo del fondamentalismo sionista…).

Ma andiamo ‘indietro’ di qualche secolo…o , per essere esatti, all’inizio dell’era cristiana (…o “volgare” come direbbe una nostra ‘vecchia’ “conoscenza” forumistica di origini jewish…): “Come spesso accade con gli Ebrei – scrive il Ratier – , all’origine vi e’ un fatto storico. Quello di Massada. L’impressionante rupe di Massada domina la costa occidentale del Mar Morto a sud di Engaddi. La sua cima piatta e’ praticamente inaccessibile, particolarmente adatta alla difesa in caso di assedio, fu l’ultimo rifugio degli zeloti, i fanatici oppositori della presenza romana e degli ebrei ellenizzanti di Gerusalemme, sistematicamente massacrati. La loro resistenza fu riferita con critica eloquenza da Giuseppe Flavio nella sua “Guerra dei Giudei”. Riscoperta da alcuni viaggiatori americani nel 1838, Massada e’ uno dei luoghi di pellegrinaggio israeliani e occupa un posto privilegiato nell’immaginario ebraico. Ma si tratta di un immaginario recente, contemporaneo del sionismo e della creazione del moderno Israele. Per Giuseppe, gli zeloti ed i sicari (i piu’ estremisti degli zeloti) di Massada non sono che l’ultimo episodio di una rivolta (66-74) che fu un errore spaventoso, contrario sia alla volonta’ di Dio che a quella della comunita’ ebraica. Gli zeloti, “nome che si erano dati quei birbanti come se fossero stati degli zelanti esecutori di azioni virtuose e non di azioni infami e dei peggiori eccessi”, sono i compagni di Eleazar Ben Yair e i sicari (dal latino sica, pugnale) sono quei Farisei fanatici che si aggirano armati di pugnale. Hanno giurato di “non essere schiavi ne’ dei Romani ne’ di altri se non di Dio”. Fra tutti i gruppi ebraici sono quello che pratica piu’ volentieri la violenza terroristica piu’ estrema e piu’ sistematica. Secondo l’opinione di molti archeologi si tratta senza dubbio del primo esempio storico di fanatismo politico. Il capo dei sicari, Manahem, occupera’ Massada e ritornera’ a Gerusalemme come “un vero re”, prima di essere assassinato. Eleazar Ben Yair, suo parente, fuggira’ allora a Massada, che difendera’ fino alla fine, cioe’ fino al suicidio collettivo degli assediati. Durante questo episodio, i difensori incominciarono a sgozzare le donne ed i bambini, poi “tirarono a sorte dieci di loro che avrebbero avuto l’incarico di sgozzare gli altri uomini”. Ognuno si corico’ accanto ai cadaveri dei suoi, mentre gli sgozzatori designati eseguivano la loro missione. Fatto questo i “dieci” estrassero a sorte uno che esegui’ lo stesso compito su di loro. L’ultimo “diede fuoco al palazzo e poi con mano ferma si immerse nel corpo la spada fino all’elsa e si abbatte’ a lato dei suoi familiari”. Secondo il mito vi sarebbero state 960 vittime. Gli archeologi hanno trovato soltanto alcune decine di scheletri.”

Quanti siano stati realmente i suicidi di Massada questo ha poco interesse: per una volta tanto che gli ebrei ne hanno ‘imbroccata’ una tralasciamo volentieri i ‘dettagli’.

Fatto accertato e’ che l’episodio tragico di Massada, resuscitato come molti altri miti e leggende dalla fantasia del militantismo sionista allo scopo di dare origini e identita’ ad una utopia senza fondamento, vedra’ perire una serie di soggetti di razza ebraica e religione israelitica che all’epoca si erano ribellati manu militari contro il potere imperiale di Roma: da allora e sempre il Giudaismo cosmopolita internazionale non lesinera’ di dimostrare in tutte le sue manifestazioni il suo profondo odio contro l’Urbe ed i suoi simboli piu’ sacri (pagani prima e cristiano-cattolici poi).

Roma rappresentera’ agli occhi d’”Israele” – dell’Israele di tutti i tempi – il nemico da schiacciare, centro della spiritualita’ avversaria del rigido, furioso e vendicativo monoteismo ebraico e della sua smania cripto-imperialistica di dominio planetario manifestatasi in tutte le epoche attraverso l’attitudine sovversivo-destabilizzatrice delle comunita’ ebraiche e, recentemente dal XXmo secolo in poi (anche mediante il lucido e assolutamente insindacabile documento di conquista mondiale ebraica denominato “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”…un libro, per dirla con Adolf Hitler l’Ultimo Signore degli Arii, che e’ il piu’ odiato da tutti gli ebrei del mondo in quanto svela e illustra la psicologia vendicativa della razza dei “sepolcri imbiancati” ed accerta metodologicamente la prassi di occupazione campale dell’ebraismo nei gangli principali delle amministrazioni, della finanza, della politica e della cultura di tutte le societa’ goyim = non ebraiche… I “Protocolli” una realta’ che ha trovato conferma nelle vicende storiche dell’ultimo secolo e contro il quale continuano a sbraitare e lagnarsi i giudei, i cripto-giudei e gli amici dei giudei dei quattro angoli del pianeta….), attraverso l’istituzione di strutture di controllo mondiali dell’economia (ONU, Banca Mondiale, WTO), di apparati direttivi della politica mondiale (C.F.R. , Trilateral Commission, Bildeberg Group, Aspen Institute, Club di Roma e di Berna), di centri semi-occulti di reclutamento delle pecore matte gentili asservite agli interessi d’Israele (mediante l’alta Massoneria e le piu’ basse strutture massoniche quali i Lyon’s o i Rotary Club sparpagliati in tutto il mondo) e – dulcis in fondo – l’azione di pressione esercitata dalle alte sfere delle diverse Kehillah sui governi, gli esecutivi nazionali, le fondazioni bancarie e finanziarie, le multinazionali del commercio internazionale, gli ambienti religiosi di tutto il pianeta mai come oggi cosi’ proni alle menzogne della propaganda sionista e stoltamente servili di fronte all’arroganza dei figli di Sionne.

Perche’ interessarsi a Massada? E’ domanda legittima che si chiede lo stesso Ratier e al quale risponde chiaramente poco dopo: “Semplicemente perche’, quasi duemila anni dopo, le autorita’ del nuovo Stato ebraico (…l’entita’ criminale sionista ndr…) hanno accordato esequie nazionali a questi resti di scheletri. Semplicemente perche’ la prima organizzazione di autodifesa ebraica in Palestina (e di caccia agli Arabi), creata nel 1907 a Jaffa, aveva preso il nome di Bar Giora, nome di uno degli “eroi” della guerra contro i Romani. Il suo motto era “col fuoco e col sangue la Giudea e’ caduta, col fuoco e col sangue la Giudea rinascera’”. Semplicemente perche’ i principali capi dei gruppi terroristici ebraici, l’Irgun ed il gruppo Stern, o anche del Betar, presero come pseudonimi nomi dei capi zeloti o dei sicari. Abraham Stern, il capo della “gang Stern” prendera’ cosi’ lo pseudonimo di Eleazar Ben Yair, il leggendario comandante di Massada. Per lui, se e’ “col sangue e col fuoco” che la Giudea due millenni or sono fu conquistata dai Romani, e’ “col sangue e col fuoco” che verra’ “liberata” degli Inglesi. Semplicemente perche’ il canto ufficiale del Betar evoca Massada, che si rialzera’ “nella forza e nello splendore”. Il canto evoca anche Betar, una fortezza dello stesso tipo di quella di Massada. Semplicemente perche’ nel 1989 e’ sorto in Israele un gruppo di terroristi responsabile di molteplici attentati ed uccisioni di Palestinesi (ma anche di Ebrei) denominato “I Sicari”. Semplicemente perche’ lo Stato di Israele e’ nato da una politica di terrorismo condotta contro i rappresentanti inglesi.”

E che violenza e terrorismo fossero le principali armi alle quali ricorsero le milizie sioniste prima, durante e dopo la formazione dello stato criminale denominato “Israele” appare in tutta la sua evidenza come altrettanto lapalissiana e’ l’ammissione dei metodi di lotta utilizzati fin dalle origini dalla futura dirigenza israeliana.

Nel suo libro di memorie scrivera’ in proposito Menahem Begin: “La rivolta di Israele e’ anche, e soprattutto, il breviaro della guerra rivoluzionaria perche’ i capi dell’Irgun non hanno aspettato Mao Tse Tung per scegliere le leggi dell’azione sovversiva. In particolare il lettore si accorgera’ in fretta che la famosa teoria del rivoluzionario che “si muove in mezzo alla gente come un pesce nell’acqua” e’ stata il fondamento stesso della strategia dell’Irgun. Ben altre “scoperte” attribuite a questo o a quel dittatore marxista, in realta’ sono opera dell’Irgun.” (1)

E se il terrorismo sara’ il prodotto finale della marcia di avvicinamento (…la ‘corsa’ del Serpente Simbolico alla quale si riferiva Sergeji Nilus nell’introduzione alla prima edizione dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” nel 1905…) verso la costituzione dello stato ebraico in Terra Santa, il nucleo centrale dell’ideale sionista saranno le teorizzazioni razziali – suprematiste, separatiste e xenofobe – del sionismo revisionista di Ze’ev Jabotinsky il quale scriveva parlando di ebrei, non ebrei, razza e sangue: “La sorgente del sentimento nazionale…si trova nel sangue dell’uomo…nel suo tipo fisico-razziale e li’ soltanto. La visione spirituale di un uomo e’ fondamentalmente determinata dalla sua struttura fisica. E’ per questa ragione che non crediamo all’assimilazione spirituale. E’ inconcepibile, da un punto di vista fisico, che un ebreo, nato in una famiglia di puro sangue ebraico, possa adattarsi alla visione spirituale di un tedesco o di un francese. Egli puo’ essere completamente impregnato di fluido germanico, ma il nucleo della sua struttura restera’ sempre ebraico.”

E questo con buona pace delle tante chiacchiere buonistico-umanitaristico-pacifinte normalmente riversate sui gazzettini d’informazione pro-sionisti di mezzo mondo dalla casta degli scribacchini in servizio permanente ed effettivo a favore d’Israele, “laico” e “democratico” definito e rappresentato dai gazzettieri filoebraici di mezzo mondo quale solo Stato moderno in mezzo ai feroci, brutti, sporchi e cattivi (…ovviamente quando serve, a ‘turno’, anche “nazisti”, “fascisti” e “razzisti e antisemiti”…) Stati arabi e islamici percepiti e descritti sempre come “dittatoriali” e “totalitari” , privi di liberta’ e dei cosiddetti “diritti dell’uomo”….favole contemporanee per ‘adulti’ e bambini sotto la scure d’Israele….

In realta’ il Sionismo e’ una ideologia fondamentalista, su basi nazionalistiche, partorita in ambito borghese e con una visione prettamente colonialista e xenofoba rispetto all’idea-base che e’ quella del “ritorno” in Palestina per espropriare la terra ai palestinesi ivi residenti e mascherando quest’operazione di accampamento terroristico e criminale sotto gli slogan propagandistici della “terra senza popolo per il popolo senza terra” o delle ancor piu’ ridicole pretese “bibliche” di “promesse” terracque dal Nilo all’Eufrate.

Ma chi era il principale rappresentante dell’ala dura del Sionismo negli anni precedenti la nascita dello stato ebraico? “Vladimir Yevguenievich Jabotinsky (Z’ev Yona Jabotinsky in ebraico) nacque a Odessa il 17 ottobre 1880. Mori’ a Hunter, Stato di New York nel 1940. Cresciuto in una famiglia della media borghesia ebraica, durante la giovinezza segui’ dei corsi di lingua ebraica nel migliore college di Odessa ma non fu mai veramente in contatto con il giudaismo. Il padre mori’ prematuramente ed egli fu allevato dalla madre, originaria di Barditchev, che, secondo Marius Schattner, era “la citta’ piu’ ebraica dell’Ucraina, dove persino i facchini cristiani della stazione parlavano perfettamente lo Yiddish. Nel 1898 soggiorno’ a Berna e a Roma per studiare diritto, facendo contemporaneamente il corrispondente straniero del giornale “Odesskiya Novosti” (Le notizie di Odessa), sotto lo pseudonimo di Altalena. Nel 1902 accusato, sembra a torto, di complotto contro il regime dello zar, verra’ imprigionato per sette settimane. Nella primavera del 1903, allorche’ un pogrom sembrava imminente a Odessa, Jabotinsky fu il promotore del primo gruppo di autodifesa ebraica. In particolare, organizzo’ una colletta per l’acquisto di armi. Dopo il pogrom di Kishinev, a 150 km di distanza, questo ex militante socialista aderi’ alla causa sionista partecipando al 6.o congresso sionista di Basilea nel 1903. In quell’occasione si oppose alla proposta di creare uno Stato ebraico nell’Africa Orientale ed incontro’ l’opposizione unanime dei presenti per aver voluto difendere un incontro fra Herzl e il ministro degli Interni zarista, subito dopo il pogrom di Kishinev. (…) Sin da quel momento adotta un punto di vista particolare all’interno del sionismo. Per lui l’antisemitismo e’ “una risposta odiosa ma naturale all’anomalia ebraica”. A tal punto che nel 1909 prendera’ addirittura la difesa degli scrittori russi che denunziano la “dominazione” ebraica nella letteratura russa. (…) Jabotinsky sembra aver subito l’influenza di Ahad Ha’am, grande ammiratore – come Herzl – del filosofo Friedrich Nietzsche, da cui prese l’idea del “superuomo” associandola all’idea di “nazione superiore” coll’espediente del dogma religioso del “popolo eletto da Dio”. Dal 1903 al 1914 fu in Russia l’oratore sionista e il giornalista piu’ noto…(…) Quando scoppio’ la prima guerra mondiale Jabotinsky divenne il corrispondente di guerra di un grande giornale russo. Dovendo inviare le notizie sull’attivita’ del fronte occidentale, accompagno’ il corpo di spedizione britannico in Egitto e qui incontro’ un ex ufficiale zarista mutilato, Joseph Trumpeldor. Insieme a lui e con l’appoggio dei leader’s mondiali Chaim Weizmann e Montague David Eder, difese allora l’idea di una Legione Ebraica all’interno di uno qualunque degli eserciti alleati.”

Sara’ pero’ nei primi anni Venti che Jabotinsky incomincia la rielaborazione della propria teoria politica, definita “revisionista”, della natura del Sionismo auspicando un ritorno alle idee originarie di Thedor Herzl. La “revisione” di Jabotinsky e’ essenzialmente fondata sulla difesa di un nazionalismo ebraico puro e intransigente, libero da qualunque condizionamento ed influenza straniera come scrivera’ ne “L’idea del Betar” laddove ammette l’impossibilita’ di qualunque monismo: “Avere due ideali e’ assurdo quanto avere due Dii. Tutto deve essere subordinato al raggiungimento di un solo scopo: il trasferimento di milioni di ebrei in Eretz Israel, che comportera’ de facto la creazione dello Stato ebraico entro le frontiere bibliche. (…) Per quanto riguarda questo mondo, la piu’ alta espressione del monismo ebraico e’: fare della Palestina uno Stato ebraico sulle due sponde del Giordano”.

Il fiume Giordano diviene la colonna vertebrale dell’idea di “stato ebraico” intesa dai revisionisti, un fiume “sacro” che diverra’ uno dei punti chiave della rivolta di Jabotinsky e dei suoi: “Due rive ha il Giordano, una e’ nostra, l’altra anche” e’ detto in uno dei canti del Betar.

“Nel 1925 Jabotinsky fonda l’Unione dei sionisti revisionisti (HaT-zohar) In seguito si creeranno altre organizzazioni, associazioni e movimenti e l’insieme sara’ piu’ conosciuto sotto il termine generico di “movimento revisionista”. (…) Fondata sulla visione di Herzl del sionismo come movimento essenzialmente politico, l’ideologia revisionista giudico’ che la politica condotta da Chaim Weizmann, che mirava a rinforzare le posizioni economiche ebraiche in Palestina mentre la situazione politica si andava deteriorando, era un errore. Per Jabotinsky, bisogna “comperare della terra, costruire case, ma non dimantica mai la politica; il 90% del sionismo puo’ consistere in una colonizzazione effettiva e solamente il 10% in politica, ma questo 10% e’ la condizione essenziale del successo e l’estrema garanzia della sopravvivenza.”.

Come ricorda il Ratier “lo scandalo Jabotinsky consiste nel fatto che le sue idee, la sua dottrina, il suo ultranazionalismo, derivano da idee radicalmente estranee al socialismo operaio dei padri fondatori del sionismo. Il suo pensiero, benche’ egli abbia scritto numerosissime opera, e’ tuttora praticamente sconosciuto in Francia in quanto nessuno dei suoi libri e’ stato tradotto; e’ un pensiero implacabile, di un rigore e di una rigidita’ dottrinale unici se confrontato con le altre ideologie del sionismo. “Il nazionalismo ebraico rappresentava gia’ un’idea esagerata, eretica addirittura scandalosa per le masse religiose ebraiche; da parte sua il capo del partito revisionista spinge la logica del sionismo fino al punto che confina con l’inconcepibile.”.

E da allora quest’anima irrequieta, rigorosa e implacabile si agita nel profondo delle viscere di quel magma incandescente che e’ il movimento sionista internazionale: dall’entita’ criminale sionista occupante la Palestina alle diverse comunita’ della cosiddetta “diaspora” quest’idea sommersa tende spesso a riaffiorare e costituire quel pathos violento e vendicativo che e’ l’espressione massima del fondamentalismo nazionalista sionista.

E’ quest’anima estremista e radicale del sionismo che spingera’ la dirigenza israeliana alle sue innumerevoli stragi condotte implacabilmente contro le popolazioni civili arabo-palestinesi ed e’ da questi ambienti che sono cresciuti il fior fiore delle squadracce teppistiche ebraiche, i piu’ duri tra i capi politici, gli specialisti dell’Intelligence e le varianti piu’ o meno fanatizzate delle schiere di ultra-ortodossi religiosi e di coloni fatti affluire in Palestina da ogni parte del mondo a continuare l’opera di colonizzazione e occupazione territoriale iniziata sotto il patrocinio monetario dei Rothschild alla fine del XIXmo secolo.

Il Betar e’ un’organizzazione complessa, strutturata gerarchicamente e militarmente al suo interno.

Scrive Ratier: “I sette punti chiave dell’ideologia del Betar sono:

- la creazione di uno Stato ebraico;

- il monismo sionista, ossia la centralita’ e la totale supremazia dell’idea sionista integrale, senza aggiunta di nessun’altra ideologia;

- lo sviluppo della lingua ebraica;

- la preparazione militare all’autodifesa e la necessita’ di unirsi alla Legione ebraica;

- la mobilitazione che obbliga ogni membro del Betar a consacrare i due primi anni della propria vita dopo il trasferimento in Palestina al servizio nazionale nelle localita’ dirette dal Betar;

- una severa disciplina’

- la dignita’ (Hadar) e un codice di vita individuale nello spirito della cavalleria, della cortesia, delle buone maniere e della coscienza del valore intrinseco della nazione ebraica.

Oltre ad un intenso addestramento paramilitare, il Betar nei diversi paesi in cui aveva delle sezioni ,si impegno’ creando delle fattorie Hakhshara che dovevano preparare il lavoro dei pionieri (Halutz) in Palestina e permettere loro di ottenere i documenti necessari per l’immigrazione in quel Paese. Fortemente avverso all’ideologia socialista (Histadrut) il Betar sara’ all’origine della creazione di un sindacato di destra di lavoratori, la Federazione Nazionale dei Lavoratori (1934), che si dichiarera’ favorevole a un arbitrato nazionale dei conflitti (crumiri) piuttosto che degli scioperi. (…) Il Betar ha un’organizzazione particolarmente rigida, un rituale rigoroso; ogni Betari deve impegnarsi a dedicare al Betar i due primi anni della sua vita in Palestina. Deve impegnarsi a lottare esclusivamente per l’ideale nazionale. E’ evidente il fascino della forza, del rituale totalitario, della potenza del cerimoniale. (…) Nominato presidente dei sionisti revisionisti, Jabotinsky fece allora di Parigi il suo quartier generale fino al 1936, tranne per un breve periodo nel 1928-29 in cui soggiorno’ a Gerusalemme quale direttore della Compagnia Ebraica di assicurazioni e dove pubblico’ il quotidiano “Do’ar HaYom”. (…) E’ durante il soggiorno parigino, nel 1931 o 1932, che fu iniziato alla massoneria alla loggia Etoile du Nord del Grande Oriente di Francia. (…) In seguito all’ampliamento dell’Agenzia Ebraica nel 1929, conl’attribuizione della meta’ dei seggi a organizzazioni non sioniste e al rifiuto del 17.mo Congresso Sionista (1931, in cui aveva ottenuto il 21% dei voti, in particolare di origine polacca), di definire come scopo del sionismo la fondazione di uno Stato ebraico, Jabotinsky si separo’ dall’Organizzazione Mondiale Ebracia. Creo’ allora, nel 1935 nel corso di un congresso a Vienna (in cui si affermo’ di riunire 713.000 votanti) , la Nuova Organizzazione Sionista (N.O.S.) insediata a Londra, che fara’ ormai a meno della benedizione di un Ben Gurion denunciato come “al soldo dell’occupante inglese”.”

Queste le origini del Sionismo betarino: capi, idee, attivita’ tutte volte e tutti indottrinati e operativi per realizzare l’utopia impossibile – con qualunque mezzo e al di la’ di formalismi o benedizioni straniere – di costituire uno stato ebraico nella Palestina.

Obiettivo che verra’ raggiunto infine attraverso il ricatto olocaustico, la manipolazione storica e il ricordo dell’esperienza concentrazionaria subita da una parte degli ebrei d’Europa nei campi di detenzione tedeschi dell’Est tutte armi della propaganda sionista utili a David Ben Gurion ed ai suoi accoliti per formalizzare e proclamare unilateralmente nella primavera del 1948 la nascita dello stato d’Israele; proclamazione “benedetta” dai potenti del pianeta (Stalin per l’URSS e Truman per gli Stati Uniti) e da allora divenuta realta’ tragica per le popolazioni arabe della zona e particolarmente per il popolo disperso, rifugiato e martirizzato della Palestina che ne ricorda annualmente l’evento celebrandolo come “la nakba” ovvero la tragedia dei palestinesi e del mondo arabo.

Nel testo del Ratier un intero capitolo viene piu’ che giustamente dedicato alla cronologia della violenza attuata dalle milizie betarine in Francia tra il 1976 e il 1994.

E’ una sequela di attentati, violenze, scontri, incidenti provocati ad arte e manifestazioni teppistiche quella che viene proposta al lettore: dall’attacco contro il congresso di Opera francese all’Hotel Lutetia di Parigi (giugno 1976) al fallito attentato con una carica di dinamite industriale al domicilio di Jean-Marie Le Pen presidente del Front National (novembre 1976) fino all’attentato mortale che nel marzo 1978 elimino’ Francois Duprat, vice-presidente della formazione lepenista, insegnante, scrittore, giornalista dei periodici di estrema destra “Rivarol” e “National” nonche’ direttore dei “Cahiers Europeens” e della “Revue d’Histoire du Fascisme”.

Duprat verra’ assassinato con una bomba comandata a distanza che provochera’ anche il ferimento della moglie. L’attentato verra’ rivendicato da un sedicente “Commando dei figli e delle figlie del ricordo”. Gli esecutori e i mandanti a trentadue anni dal tragico episodio permangono sconosciuti ma la matrice betarin-sionista appare evidente considerando che oltretutto l’indirizzo privato del vicepresidente del F.N. era apparso solo pochi mesi in un “Dossier neonazisme” curato dal truffatore Patrice Chairoff (alias Yvan Calzi) e con la prefazione di Beate Klarsfeld e quella del noto “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal (Ramsay).

Attacchi contro librerie revisioniste, sedi del Front National o i locali della Federazione d’azione Nazionale ed Europea (F.A.N.E.) si susseguiranno da parte ebraica per tutto il biennio 78-79: clamoroso quello del 9 dicembre ‘79 contro il XIV.mo convegno nazionale del GRECE (Gruppo di Ricerche e di Studi per la Civilta’ Europea) quando l’Organizzazione Ebraica di Difesa apparve per la prima volta pubblicamente assaltando i locali del Palazzo dei Congressi della Porte Maillot (Paris XVII.mo arrondissemeant) e ferendo una cinquantina di persone.

Il 3 ottobre 1980 dopo che un’attentato aveva colpito la sinagoga liberale di rue Copernic (quattro morti, ventisette feriti) sono saccheggiati i locali parigini della F.A.N.E. La Libreria Francese di Jean-Gilles Malliarakis e’ oggetto di un tentativo d’incendio e sugli Champs Elysees si scatena la caccia all’uomo. Le aggressioni contro militanti d’estrema destra si moltiplicano nei giorni seguenti in tutta la capitale.

Meno di dieci giorni dopo , il 12 ottobre, Marc Fredriksen e’ oggetto di un’aggressione da parte di un commando di giovani ebrei. Una settimana piu’ tardi anche lo scrittore ed ex resistente Andre’ Figueras viene aggredito al proprio domicilio. Un mese piu’ tardi a prendere fuoco sara’ una libreria di testi islamici (attentato rivendicato dalle Brigate Ebraiche).

Aggressioni e pestaggi si susseguono in quei primi anni Ottanta e proseguiranno impunite e inarrestate per tutta la decade e in quella successiva. Ricordiamo qui per tutte l’aggressione subita il 16 settembre 1989 dal professor Robert Faurisson , capofila dei revisionisti francesi, oggetto di un tentativo di assassinio da parte di un sedicente Comando dei Figli della Memoria ebraica”.

E in Italia? Abbiamo gia’ avuto modo di scrivere a proposito della Jewish Defence League che l’organizzazione statunitense ebraica fondata nel 1968 dal rabbino razzista Meir Kahane e attivissima negli Stati Uniti al pari dei suoi correligionari betarini francesi abbia aperto una sua sezione italiana nell’estate 1980.

Vediamo adesso cosa riporta il capitolo dedicato al panorama italiano del volume del Ratier: “Quando nel 1992 vi furono a Roma delle manifestazioni anti-Semite (che vennero poi sfruttate dalla parte avversa come occasione per domandare e ottenere la Legge Mancino) la stampa nazionale parlo’ di genitori ebrei che andavano a prendere i propri figli a a scuola muniti di ricetrasmittente e di pistola! Una vera e propria “milizia ebraica” con autorizzazione ufficiosa, uno dei vari rami della “Lega Ebraica Difesa”.

Nello stesso periodo, il 13 giugno 1992, fu organizzato, dall’estrema destra extraparlamentare, un convegno “sull’approfondimento de alcuni aspetti della storia europea” all’Hotel Parco dei Principi a Roma. Furono invitati due storici revisionisti di diverse posizioni politiche: Robert Faurisson di sinistra e David Irving di destra. Appena arrivato all’aeroporto di Roma, Irving fu respinto dalla polizia italiana, e rispedito in Inghilterra come persona non gradita. Faurisson, invece, avvertito di cio’ che sarebbe accaduto, non si mise neanche in viaggio.”

Si inaugura con quella manifestazione annullata la stagione delle “svastiche” e di un presunto “ritorno” dell’antisemitismo (sic!) e del nazismo….Chi, come il sottoscritto, l’ha vissuta non puo’ fare a meno di sorridere al ricordo di una cosi’ teatrale e spettacolare messainscena di un copione eterodiretto dagli ambienti della kehillah capitolina reali ispiratori dietro le quinte di quelle misure repressive e liberticide che, alla fine dell’anno, andarono a colpire un’intera area antagonista – quella della destra radicale – ed i suoi principali movimenti piu’ o meno tutti colpiti dall’entrata in vigore, nel maggio dell’anno successivo, dai provvedimenti della Legge Mancino fortemente voluta nonche’ ispirata dall’allora presidentessa dell’U.C.E.I. (Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane) Tullia Zevi e da alcuni rappresentanti “parlamentari” di “eletta” ascendenza.

Nel tardo pomeriggio del 5 novembre 1992 gli ebrei romani attaccano la sede del Movimento Politico Occidentale di Roma: un centinaio di soggetti provenienti dal Ghetto iniziano a bersagliare con tutto quanto a disposizione il portone d’ingresso dell’organizzazione “neonazista” oramai da mesi al centro dell’interesse dei media nazionali come “contenitore” dei cosiddetti “naziskin” della capitale. Mai lette tante assurdita’ e idiozie tutte assieme contro un’area politica: in quei mesi riusci’ perfino ad una certa Alessandra Baduel de “L’Unita’” – tanto si sa che i lettori di quel quotidiano sono di “bocca buona” – di spacciarsi come “illustre skinologa”….mah …che dire?….alla demenza non c’e’ proprio limite.

Maurizio Blondet, giornalista de “L’Avvenire” scrive: “In seguito all’apparizione di alcune stelle di Davide dipinte con vernice gialla su qualche negozio ebraico a Roma, gli studenti della Comunita’ israelita attaccano la sede del Movimento Politico Occidentale: botte e danni, accompagnate dal coro dell’approvazione della stampa. E’ allora che il ministro degli Interni, Mancino, e quello della Giustizia, Martelli, …avanzano un disegno di legge dal titolo: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Una legge speciale contro l’antisemitismo…”.

Il ruolo delle milizie ebraiche nell’assalto del 5 novembre 1992 (…) ci viene descritto dettagliatamente: “Il primo (militante ebreo) che arriva davanti la sede ha il volto coperto con un fazzoletto, punta una pistola allo stomaco dei giovani sorpresi sul marciapiede. “Fermo o ti ammazzo”. A destra, a sinistra, altri due ebrei ripetono lo stesso avvertimento, anche loro sembrano armati. (…) Gli ebrei cominciano a bersagliare la sede con tutto quello che trovano…Bisogna chiudere la saracinesca…Ma la serranda resta incastrata…nello spiraglio si affaccia una mano con una pistola…poi l’uomo armato ritira il braccio. Subito ne riappare un altro, due, tre. Tutti armati di bombolette a gas lacrimogeno. ..Poi qualcuno bussa: “Potere uscire, se ne sono andati”. E’ uno dei commercianti della via, la voce e’ conosciuta. Alberto alza la serranda prudentemente. Il commando ebraico e’ sparito.” (2)

“Il 26 aprile del 1993 e’ approvato il decreto-legge 122 (la famigerata Legge Mancino), il 27 aprile e’ pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il 28 aprile e’ entrato in vigore. Un magistrato di Trento, il dottor Carlo Alberto Agnoli scrive: “In esso si prevede la punizione, con pene detentive e accessorie di inaudita durezza…chiunque “in qualsiasi modo incita alla discriminazione, o all’odio, o incita a commettere violenze o atti di provocazione, alla violenza per motive razziali, etnici, nazionali o religiosi” (3).

Attraverso questa legislazione liberticida saranno chiuse le sedi e proibite le attivita’ dei gruppi della cosiddetta “Base Autonoma”, annuncera’ la sua scomparsa il movimento capitolino “Meridiano Zero” e, un paio di mesi piu’ tardi, sara’ avviato il procedimento giudiziario contro il Fronte Nazionale di Giorgio Franco Freda che portera’ alla detenzione e ad un nuovo processo l’editore padovano.

Si ricordano inoltre le iniziative avviate qualche anno piu’ tardi, impugnando la stessa Mancino, dalla procura di Verona – pel tramite del suo capo dr. Papalia – contro le camicie verdi e la stessa Lega Nord finite nell’occhio del ciclone nel periodo post-ribaltone quando il movimento secessionista padano si spacciava per alternativo ai due poli della politica nazionale…

Infine il “caso Priebke” assolutamente indescrivibile per la sua evidente illegalita’ e illegittimita’, per la violazione delle leggi della stessa Repubblica Italiana prona ai voleri, o per esser piu’ chiari ai diktat armati e alla violenza, dei soliti noti facinorosi con kippah.

“Un altro fatto allarmante e’ avvenuto due anni fa, – scrive Ratier – per il processo Priebke. Erich Priebke e’ un ex ufficiale nazista che soggiorno’ a Roma durante l’occupazione, ritenuto corresponsabile dell’eccidio delle fosse Ardeatine (la repressione tedesca dopo l’attentato di Via Rasella). Dopo il 1945 Priebke si era rifugiato in Argentina da dove fu estradato nel 1995. Dopo un lungo process oil 1.o agosto 1996 il Tribunale militare di Roma dichiara Priebke colpevole di omicidio plurimo aggravato ma poiche’ il reato era stato commesso cinquanta anni prima, secondo la legge, esso cade in prescrizione, ed il Tribunale dichiara di “non doversi procedere” contro l’imputato. Pertanto alle ore 18 il Presidente del Tribunale, Agostino Quistelli, ordina la messa in liberta’ dell’imputato. “Ma da quel momento la rabbia…della Comunita’ ebraica stringe d’assedio l’ex ufficiale nazista e i suoi giudici. Per ore fino a tarda sera, prima che scatti il nuovo arresto deciso dal Guardasigilli…il boia rimane bloccato con il suo avvocato nell’aula dell’udienza…ci sono i giovani della Comunita’ ebraica…decisi a non abbandonare il presidio…con la Kippa’ in testa e la Stella di Davide al collo…Gli ebrei e i carabinieri…si fronteggiano…con qualche spintone…intorno alle 21 (vi e’) un tentativo di sfondamento per arrivare all’aula dove Priebke aspetta, impassibile, gli eventi. L’attacco viene respinto, ma la folla non demorde. Qualcuno chiama il rabbino capo Elio Toaff…e il professore manda a dire”se volete restate” e loro rimangono a stringe il loro assedio. “Priebke viene di nuovo arrestato” annuncia un rappresentante della comunita’ ebraica, Riccardo Pacifici,, alle quasi trecento persone che occupano il Tribunale. (…)”.

“Ma chi ha diretto la sommossa? – si domanda il Ratier – Dario Coen e Riccardo Pacifici sono i “capi-popolo” ma vi e’ qualcuno dietro di loro? “Dario Coen…e’ lui…il “ragazzo” della trattativa. Uno dei due, a essere precisi. L’altro e’ Riccardo Pacifici…Sono loro i due “ultra’” della comunita’ ebraica che hanno fatto riarrestare Priebke… Dario Coen negli anni’70 e’ stato il fondatore del movimento culturale degli studenti ebrei e poi leader dell’Unione dei giovani sionisti. Ora e’ uno dei collaboratori del presidente del B’nai B’rith (Oreste Bisazza Terracini)…Con Riccardo Pacifici, ex presidente degli studenti ebrei e attuale consigliere…della comunita’ ebraica…”

Questa la “cronaca” di ieri…oramai gia’ archiviata come storia.

Che altro aggiungere in merito alle milizie sioniste?

Niente. Niente di piu’ e niente di meno…

Ah gia’…dimenticavamo….gli ebrei, per qualcuno, non esistono!

Au revoir

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

20 Luglio 2010

NOTE –

1 – Menahem Begin – “La Rivolta di Israele” – Ediz. “Plot” 1953, riedito per “La Table Ronde” 1971;

2 – G. Cadalanu – “Skinheads” – Ediz. “Argo” – Lecce 1994;

3 – C.A. Agnoli – in “Chiesa Viva” – n. 241 – giugno 1993;

4 – da “La Stampa” del 2 agosto 1996

 

 

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20/07/2010

Hizb'Allah si prepara alla resa dei conti finale

Hizb’allah si prepara alla resa dei conti finale 19/07/2010 di Dagoberto Husayn Bellucci La tensione sale nel Vicino Oriente: le minacce israeliane di lanciare un’offensiva aerea contro gli impianti nucleari iraniani stanno provocando reazioni un po’ tutto il mondo arabo. Indipendentemente dalle smentite di facciata la situazione nella zona sembra avviarsi verso quel conflitto totale che rappresenterebbe ne’ piu’ ne’ meno la riedizione – probabilmente su piu’ vasta scala e con una intensita’ tale da rimettere anche in discussione le stesse carte della geopolitica di una regione costantemente sul punto di esplodere come un vulcano – di altre aggressioni che l’entita’ criminale sionista ha lanciato nel corso degli ultimi sessant’anni contro i vicini Stati arabi e le popolazioni palestinesi sottoposte oramai da oltre quarant’anni alla tirannia di un’occupazione criminale e terroristica che non risparmia mezzi e tecnologia militare tra i piu’ sofisticati per colpire impunemente civili innocenti rei esclusivamente di appartenere al popolo sconfitto, cacciato e disperso della Palestina. Un popolo che, malgrado sessant’anni ed oltre di oppressione e violenze, di quotidiane angherie e di barbaro terrorismo, non ha abbassato la bandiera della propria identita’ nazionale, continuando a combattere con tutti i pochi mezzi possibili a disposizione e con la speranza intatta che un giorno la Palestina tornera’ libera e indipendente quando saranno cacciati questi scellerati invasori venuti dalle piu’ remote regioni dell’Europa orientale e dal resto del globo a sostenere l’utopia di un’idea (quella sionista di Theodor Herzl, di Chaim Weizmann e dell’oltranzista revisionista Ze’ev Jabotinsky) fondata su distorte interpretazioni messianico-fondamentaliste di stampo biblico e segnata fin dall’apparizione delle prime colonie sioniste in Terra Santa da un profondo odio xenofobo, etnico e religioso eredita’ plurimillenaria di una razza di vipere e serpenti che, autoproclamandosi “popolo eletto”, interpreta se stessa come l’orologio della storia e il quid di qualunque evento mondiale ovvero “Israele” al di sopra e contro il resto del pianeta; “Israele” fanaticamente ed ostinatamente convinta della propria superiorita’ etnico-razzial-religiosa; “Israele” fondamentalisticamente vettore di sovversione e degenerazione delle tradizioni di tutto il resto dell’umanita’ dagli ebrei avvertita e considerata al pari di “sterco di animale”, “quadrupede”, “animale da soma” e maltollerata da una visione che ha conservato gelosamente l’esclusivismo razziale (mediante matrimoni fra consanguinei di “razza”) e il fanatismo religioso (di cui e’ interprete il popolo israelita attraverso la promessa biblica del dio-geloso e vendicativo dell’Antico Testamento , quel Jahve’ talmente iperprotettivo nei confronti del suo popolo da intervenire nelle dispute terrene in favore dei suoi “eletti”). Frottole e leggende, miti e castelli di sabbia ideoteologici sui quali il nazionalismo moderno ebraico, ovvero il Sionismo contemporaneo, ha costruito le proprie fortune politiche attraverso ricattatorie interferenze nella vita socio-economica e politica delle nazioni dell’Europa, il lobbismo usurocratico sfruttatore negli Stati Uniti, la direzione politico-ideologica del bolscevismo nella Russia leninista e stalinista ed infine il ricatto dell’olodogma che, all’indomani dell’aggressione terroristico-criminale lanciata contro l’Europa dell’Ordine Nuovo dalla Sinagoga Mondiale con il secondo conflitto mondiale, rappresentera’ e sara’ da allora il grimaldello vittimistico-piagnucolante attraverso il quale le diverse kehillah (comunita’ ebraiche) del pianeta e la direzione occulta del Giudaismo cosmopolita riusciranno ad ottenere l’instaurazione di un dominion’s neocolonialista, razzista e criminale sulla terrasanta palestinese edificando il novello, promesso e ambito dalla letteratura ebraica di ogni tempo, “Regno d’Israele”. Attualmente “Israele” sembra disposta a lanciare la sfida finale nel Vicino Oriente: dopo l’aggressione criminale scatenata quattro anni fa contro il Libano (1350 vittime quasi 4000 feriti), le provocazioni a bassa intensita’ contro la Siria (attacco ad una centrale elettrica a nord di Damasco nel settembre 2007), l’altrettanto criminale aggressione contro la striscia di Gaza del dicembre 2008/gennaio 2009 e gli assassini mirati che continuano sia nella Striscia di Gaza che nella Cisgiordania occupata (e senza dimenticare quelli commessi dal Mossad all’estero….sul modello di quanto gia’ sperimentato negli anni Settanta quando, dopo i fatti di Monaco, l’ex premier israeliana Golda Meir sguinzaglio’ i suoi commandos di assassini professionisti che colpirono nelle principali capitali europee e arabe esponenti dell’OLP e della resistenza palestinese); sembra adesso che Tel Aviv abbia tutta l’intenzione di portare avanti la sua strategia di destabilizzazione indiretta (attraverso quinte colonne sioniste) e quella diretta di attacco al cuore del “nuclear power” iraniano. “Israele” ha ‘puntato’ la Repubblica Islamica dell’Iran: dopo aver incitato l’alleato-compare statunitense alle aggressioni contro l’Afghanistan talebano (2001) e l’Irak saddamista (2003) la plutocrazia sionista che controlla e determina la politica estera americana sembra abbia intenzione di colpire al cuore quello che e’ e rimane da oltre trent’anni il principale baluardo anti-israeliano, anti-imperialista ed anti-mondialista della regione vicinorientale. Teheran e’ il centro spirituale, politico, strategico-militare delle forze tradizionali dell’Islam in armi contro i nemici del mondo arabo e contro la Ummah (comunita’ dei credenti) sparsa nei quattro angoli del pianeta. Colpire Teheran sara’ per Us-rael la mossa fatale che decidera’ lo spartiacque metastorico della contrapposizione radicale e senza ritorno tra le forze della sovversione mondiale e quelle della Tradizione. La mossa ci appare, francamente, ‘azzardata’. Innanzitutto perche’ i dirigenti dell’entita’ criminale sionista sanno perfettamente e conoscono la debolezza delle proprie forze armate – battute e vinte prima nel Libano meridionale e poi a Gaza dal valore e dall’eroismo dei combattenti di Hizb’Allah e di Hamas – le quali non rappresentano piu’, da tempo, quel caposaldo storico sul quale riposa l’intera struttura di potere della societa’ israeliana. Gia’ l’aggressione contro il paese dei cedri di quattro anni fa dimostro’ l’inefficacia e la sostanziale vulnerabilita’ dei soldati di “tsahal”; il conflitto lanciato un anno e mezzo fa contro Gaza confermo’ che i kippizzati in divisa fossero – mutatis mutandis il panorama geopolitico e strategico del Vicino Oriente negli ultimi trent’anni – qualcosa di assai diverso dall’iconografia e dalla propaganda classica con le quali sono stati “disegnati” dai media di mezzo mondo: errori, irresponsabilita’, incapacita’ di reazione dinanzi ad imprevisti e contrattacchi nemici hanno dimostrato palesemente che – sia a livello di direzione politica sia ai piani alti delle forze armate israeliane – esistono enormi problemi e che piu’ di una falla si e’ aperta in quello che rimane il principale vanto e la gloria nazionale di uno Stato-pirata costruito sul terrore e alimentato dalla violenza. In crisi le forze armate israeliane in crisi l’intera struttura nazionale israeliana. Lanciare un attacco contro gli impianti nucleari iraniani – oltre a scatenare una inevitabile reazione a catena che muoverebbe sicuramente i principali alleati di Teheran a rispondere militarmente (e finendo “Israele” stretta nella morsa dei due fuochi di Gaza e del Libano) – produrrebbe anche quell countdown finale che il mondo arabo-islamico attende oramai dalla Guerra dei Sei Giorni del lontano 1967 e che , a cominciare dal presidente iraniano Ahmandinejad fino al segretario generale del Partito di Dio libanese Nasrallah, in molti hanno previsto. Inizio delle ostilita’ = fine d’Israele? Rischieranno i sionisti una volta ancora la ‘pellaccia’ (alla quale sembra oltretutto siano tanto legati) di fronte al lucido fanatico ardore rivoluzionario di combattenti determinati fino alla fine e votati al sacrificio supremo ed al martirio? Intanto mentre i ruffiani dell’America e le quinte colonne dell’Imperialismo sono tornate nuovamente a colpire nel sud-est dell’Iran (il gruppo d’ispirazione salafita di Jundallah ha colpito venerdi 16 scorso vicino a Zahedan, nella provincia del Sistan-Baluchistan iraniano, collocando una bomba in una moschea e provocando la morte di oltre trenta fedeli ed il ferimento di altre trecento persone) provocando l’immediata protesta della Guida della Rivoluzione Islamica, Sayyed Ali’ al Khamine’i, e delle autorita’ iraniane che hanno accusato i servizi israeliani, americani, britannici e pachistani di finanziare questo gruppo terrorista; la tensione si alza anche nel paese dei cedri sempre piu’ pronto a rispondere a qualunque nuova aggressione militare israeliana. Mentre nella giornata di martedi 13 luglio scorso un tribunale di Beirut ha condannato a morte Ali’ Hassan Mentesh, accusato dalle autorita’ libanesi di spionaggio a favore dello stato ebraico favorendo l’esercito sionista durante l’aggressione del 2006, il Segretario Generale di Hizb’Allah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha lanciato un nuovo monito contro i nemici interni ed esterni. Nasrallah ha sostenuto che “Israele controlla la rete di telecomunicazioni libanese” e cio’ mette a rischio la sicurezza nazionale e provoca irrimediabili problemi alla Resistenza ed alle Forze Armate impegnate da anni a mantenere il controllo e la stabilita’ ai confine meridionali. Secondo il leader di Hizb’Allah – e quanto riportato da un’agenzia dell’Associated Press da Beirut – “Israele ha il controllo totale delle nostre comunicazioni nazionali attraverso le sue spie” tre delle quali furono arrestate meno di un mese or sono nel corso dell’ennesima operazione di polizia condotta dalla Securite’ Generale libanese. Una rete spionistica efficiente che e’ stata smantellata con difficolta’ dalla polizia libanese e ha portato all’arresto, negli ultimi tre anni, di oltre settanta individui collegati in tutti i modi con ambienti militari d’oltre frontiera ovvero eterodiretti e guidati dal Mossad israeliano e dai comandi dell’esercito di Tel Aviv. “E’ ormai chiaro agli occhi dei cittadini e dei responsabili libanese che Israele esercita un controllo totale sull’insieme delle telecomunicazioni del Paese: telefonia mobile, rete fissa, (…) internet”, ha denunciato il numero uno del movimento sciita filo-iraniano in un discorso diffuso su un maxi schermo, “Il Paese è esposto (…) e gli israeliani ottengono numerose informazioni grazie a questo controllo”, ha aggiunto Nasrallah, il cui discorso era seguito da numerosi simpatizzanti. Tre persone, due delle quali dipendenti dell’Alfa, uno dei due operatori di telefonia mobile in Libano, sono state arrestate da fine giugno. Secondo Nasrallah, l’infiltrazione di “agenti” israeliani nelle telecomunicazioni avrà una ripercussione diretta sull’indagine del Tribunale speciale per il Libano (TSL), incaricato di identificare e di processare i presunti assassini dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri, nel 2005. Non casualmente Hizb’Allah installo’, fin dalla meta’ del 2007, linee di telefonia mobile indipendenti da quelle governative mentre i suoi ministri nell’esecutivo Hariri hanno immediatamente chiesto e con urgenza la creazione di una commissione d’inchiesta necessaria – secondo quanto ha dichiarato il capo delegazione sciita Mohammad Ra’ad – a fare luce su questa rete spionistica pro-israeliana. In questo clima gia’ surriscaldato non devono quindi sorprendere le ennesime “corrispondenze” allarmistiche dei soliti pennivendoli di regime nostrani. Ne’ che a scarabocchiare “cronache” libanesi sia per “Il Giornale” nientemeno che la deputata ultra-radicale sionista Fiamma Nirenstein la quale, in un articolo comparso in data 15 luglio e intitolato “Il Libano si prepara la guerra: la fara’ Hezbollah in nome dell’Iran”, scrive: “Al nord: appena accadde, precisamente quattro anni fa ieri, noi giornalisti partimmo uno a uno verso il confine settentrionale. Viaggiavamo lenti oltre la valle del Giordano lungo una strada su cui già rollavano in file insuperabili i carri armati e mezzi corazzati di vario genere. Oltre Kiriat Shmone. Nella cittadina di Metulla, dove i carri armati occupavano la parte suburbana che bordeggiava con il Libano, verdeggiante, morbido, ma irto di postazioni di Hezbollah, chi fece in tempo prenotò una stanza nell’albergo locale. Io trovai posto poco lontano in un bed and breakfast senza rifugio, ma con una buona colazione. Era iniziata una guerra che non è mai finita se non nel suo aspetto più evidente, quello dei razzi che piovevano su Israele e che ci scoppiavano fra i piedi, facendo crateri nelle strade di comunicazione, distruggendo case e scuole fino ad Acco e a Haifa, incendiando i boschi di conifere orgoglio di Israele. Un ranger che mi guidò in jeep fra gli alberi in fiamme, bloccò l’auto mentre piovevano i missili per tirare fuori dalla cenere un piccolo camaleonte. A un paio di centinaia di metri da noi, una schiera di soldati delle riserve fu annientata da un solo razzo. Quella guerra prosegue sotterranea da allora, sotto la cenere adesso cova un Hezbollah irrobustito ed eccitato dal successo, proprio come i suoi mentori iraniani; gli Hezbollah sono ormai parte determinante del governo libanese, inseriti in una rete di sostegno che allena un terzo dei suoi uomini a Teheran e gli fornisce, tramite la Siria, missili di ultima generazione a breve e a lunga gittata. Ci sarà presto una guerra che potrebbe coinvolgere tutto il Medio Oriente, anticamera dello scontro nucleare con l’Iran? Diversivo perché Israele debba difendersi mentre le centrali iraniane, come ha detto il presidente russo Medvedev, sono quasi arrivate al loro scopo? La risposta è: ci sono evidenti, palesi preparativi di guerra. È chiaro che Hezbollah è l’arma più acuminata di un Iran che ripone la sua forza egemonica nell’odio antisraeliano, e che lo accenderà come uno zolfanello al momento opportuno. Quando Nasrallah rapì Ehud Goldwasser e Eldad Regev e uccise altri tre soldati di ronda lungo il confine, non si aspettava che Israele avrebbe reagito distruggendo nei primi 36 minuti di scontro novanta obiettivi designati, ovvero tutti i missili di lunga gittata. Tutto può accadere. E gli ultimi giorni suggeriscono un surriscaldamento. L’ultimo allarme consta di una dichiarazione dello sceicco Nabil Kauk, capo Hezbollah del fronte meridionale: «Abbiamo pronta una lista di obiettivi che verranno colpiti immediatamente in tutta Israele» ha detto. Come dire: i missili a lunga gittata sono pronti. È la risposta a un’inedita scelta di Israele: il disvelamento delle intenzioni del nemico secondo fonti proprie. L’ha fatto mercoledì il colonnello Ronen Marley mostrando mappe, foto aeree, simulazioni in 3D della cittadina libanese di El Khiam, quattro chilometri dal confine, 25mila abitanti. Si vede come case, moschee, scuole, siano state trasformate in depositi d’armi, centri missilistici, caserme, centri di comando, e come febbrilmente si lavori, sempre in casa di civili, a strutture belliche di vario tipo. Si tratta di uno dei 160 piccoli paesi del sud del Libano trasformati in casematte e bunker, una scelta che sostituisce quella precedente alla seconda guerra del Libano di collocare soprattutto nei boschi (le «riserve naturali») i centri nevralgici degli hezbollah. La presenza nell’area al sud del fiume Litani dei 13mila uomini dell’Unifil che dal 2006 avrebbero dovuto impedire il riarmo e il posizionamento al sud degli hezbollah, ne ha di fatto spostato la forza nei villaggi dove Unifil non può entrare secondo le regole d’ingaggio, se non autorizzata dall’esercito libanese. Nel 2006 gli Hezbollah avevano 14mila combattenti e oggi ne hanno 30mila, avevano 15mila missili e oggi invece 40mila a breve e medio raggio, oltre a centinaia a lungo raggio forniti recentemente dalla Siria, 300 chilometri per il tipo Scud e la stessa gittata per gli M600, che hanno un diametro di 600 millimetri e possono portare testate fino a 500 chili di esplosivo e di chissà quale altra invenzione aggressiva. Ed è chiaro che la prossima guerra si misurerà sulla quantità di esplosivo rovesciata sul nemico.” Non si preoccupi ‘troppo’ la deputata alleanzina entrata al parlamento di Roma per “difendere gli interessi d’Israele”…. se guerra sara’ vedremo, alla fine, chi realmente si sia “scavato” da se la propria fossa: se coloro i quali si continuano a ritenere “la sola democrazia del Medio Oriente” ed i “difensori” di una presunta/pretesa “civilta’ occidentale” oppure i libanesi, il Libano e la Resistenza Islamica di Hizb’Allah. Noi ‘puntiamo’ sicuri sulla Resistenza Islamica Libanese. Perche’ vincera’ chi non ha niente da perdere, chi combattera’ per la propria patria e la propria identita’, con la fede granitica di chi accetta il martirio e l’orgoglio di chi non ha mai deposto le armi di fronte al nemico. Vincera’ chi avra’ maggiore determinazione, piu’ volonta’ e una costanza radicata nel tempo che gli sgherri di ‘tsahal’ hanno perso per strada… Vincera’ Hizb’Allah! Come nel 2000. Come nel 2006. La fine dell’emporio criminale sionista si avvicina…. DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI 18 LUGLIO 2010 http://belluccidago.wordpress.com/2010/07/19/hizb%e2%80%99allah-si-prepara-alla-resa-dei-conti-finale/

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17/07/2010

Recensione Libraria - "I Papi e la Massoneria" di Angela Pellicciari

I Papi e la Massoneria

15/07/2010 ·

Recensione libraria del testo di Angela Pellicciari

“I Papi e la Massoneria”, Edizioni Ares, Milano

 

“La massoneria e’ un nemico della Chiesa; nasce con questa inimicizia e persegue la realizzazione di questa inimicizia con la distruzione della Chiesa e della civilta’ cristiana e con la sostituzione a esse di una cultura e di una societa’ sostanzialmente ateistiche, anche quando si fa riferimento all’architetto dell’universo. (…) …non e’ la Chiesa ad essere antimoderna, ma che e’ la modernita’ a essere antiecclesiale. La modernita’ e’ antiecclesiale, e il punto di attacco massimo all’ecclesialita’ e’ proprio rappresentato dalla massoneria che, in quanto elemento segretamente connotato e dinamicamente lanciato alla creazione di una civilta’ alternativa a quella che nasce dalla fede, rappresenta, a mio modo di vedere, l’elemento radicale della modernita’.”

 ( dalla prefazione – Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro)

“La grand’arte di rendere infallibile una rivoluzione qualunque, si e’ d’illuminare i popoli, conducendo insensibilmente l’opinione pubblica a desiderare dei cangiamenti, che sono l’oggetto indeterminate di una rivoluzione meditata. (…) Quando l’oggetto di questo desiderio e’ una rivoluzione universale, tutti i membri di queste societa’, tendendo allo stesso scopo, appoggiandosi gli uni agli altri, devono cercare di dominare invisibilmente e senza apparenza di mezzi violenti, non sulla parte piu’ alta o meno ragguardevole di un solo popolo, ma sugli uomini di ogni Stato, di ogni nazione, di ogni religione, soffiando da per tutto lo stesso spirito nel piu’ gran silenzio, e con tutta l’attivita’ possibile, dirigendo tutti gli uomini sparsi sulla superficie della terra verso lo stesso obbietto…”

 ( Adam Weishaupt – Scritti Originali – Discorso sopra i misteri” in “La Civilta’ Cattolica – Le societa’ segrete” – 1852, IX, pp 24-25 )

Che cos’e’ la Massoneria? L’autrice di questo interessante saggio, uscito per le edizioni “Ares” di Milano tra anni fa, incomincia con questo interrogativo la sua ricognizione d’analisi relativa al ruolo, alla funzione ed alla minaccia rappresentata per la Tradizione Cattolica dalla setta occulta denominata Frammassoneria.

Abbiamo avuto occasione sovente di parlare di alcuni tra gli aspetti principali dell’organizzazione massonica, dei suoi rituali, della sua gerarchia segreta, dei suoi fini ed obiettivi fondamentalmente diretti alla sovversione generale di tutte le strutture delle societa’ europee (ed anche extra-europee) ed al rovesciamento dei valori che, in ambito cristiano, sono quelli rappresentati dalla dottrina dell’autentica Tradizione Cattolica pre-conciliare, anti-modernista ed in ordine con i principii della fede, gli Evangeli, gli scritti dei Padri della Chiesa sempre riaffermati dall’azione pontificale almeno fino alla grande abiura seguente il Concilio Vaticano II degli anni 1958-63.

Indipendentemente dalla realta’ attuale – che vede l’autorita’ ecclesiastica ridotta ai minimi termini, l’influenza vaticana sostanzialmente ridimensionata e l’azione formatrice ed educatrice proprie della Chiesa fondamentalmente negate da un sistema che ha costruito un vero e proprio regno d’iniquita’ attorno ai falsi miti sui quali si fonda la nostra cosiddetta modernita’: il progresso, lo sviluppo industriale, la tecnica e la scienza, la cieca e spesso assoluta fede nella ragione, quale unico faro illuminante l’umanita’; una umanita’ che vive materialisticamente il quotidiano innalzando la razionalita’ e osannando la sperimentazione quale esclusivo veicolo per dimostrare la validita’ di un evoluzionismo che si pretende infallibile e inarrestabile e, come tale, sola ed essenziale verita’ tangibile, manifesta e indistruttibile.

Ai dogmi della fede si e’ progressivamente andato sostituendo il mito del progresso risolutore con tutto l’insieme contrastante di ideologie e superstizioni che anche in ambito spirituale (con la sostituzione del religioso con il magico e l’affermazione del sincretismo sull’assolutismo dogmatico) hanno determinato la catastrofe modernista: all’ordine si e’ sostituito il caos, alla fede lo scetticismo portabandiera e alfiere di ogni sorta di agnosticismo e infine di laicismo e ateismo; alla visione lineare, organica e tradizionale di una dottrina canonica che rappresentava la continuita’ nella Tradizione della scuola patristica sono subentrate la moltitudine di idee che hanno realmente portato fumo e puzza di zolfo fin dentro le segrete vaticane… L’antitradizione in marcia ha scardinato le porte della basilica di San Pietro e San Paolo per continuare l’opera sua: l’edificazione di una contro-chiesa demoniaca, fondata sui controvalori della materia, della mercificazione dell’uomo, del sincretismo religioso che tutto mischia e tutto tende ad unire in nome di un’idealismo universalista astratto che tende a mascherare, occultandone il senso profondo e le radici antiche, l’azione profondamente satanica di quelle forze anti-tradizionali che riconosciamo come le multiformi espressioni della Sovversione.

Questo, in estrema sintesi, il piano, il progetto illuministico-massonico della Setta contro-tradizionale meglio nota come Frammassoneria o alleanza di tutti gli agnostici, gli atei, i bestemmiatori ed i nemici della Fede (di quella cristiano-cattolica in principio, di tutte le fedi in ordine con una Tradizione osserviamo nel corso della sua storia devastatrice e disintegratrice di universalita’ teologicamente concepite quali vettori di idealita’ ascendenti e vie di realizzazione secondo i piani del Divino, in breve contro tutto cio’ che di sacro e trascendente e’ stato concepito dall’uomo).

Frammassoneria che si autocelebra come sorta di Grande Restauratrice di confuse mitologie universalistico-umanitarie raccattate alla rinfusa nelle diverse dottrine tradizionali e miscelate in una formula superconciliante che ha fatto del sincretismo generale il proprio programma di infiltrazione nelle gerarchie e nei vertici delle distinte autorita’ religiose per dividere e sviluppare il proprio progetto sedizioso di negazionismo di ogni valore spirituale ovvero l’affermazione di una contro-ascesi modernista che aborrisce tutta la storia e qualunque fondamento dottrinario per ricomprendere qualunque esperienza religioso-spirituale nel grande piano del cosiddetto Architetto Universale alias il Grande Tentatore (“al shaytan al akbar” secondo l’Islam – il Grande Satana) colui il quale gli uomini hanno cominciato a conoscere fin dalle origini della loro storia come il sigillo d’Iniquita’ e di perdizione.

“La letteratura sulla massoneria – scrive l’autrice del saggio – e’ sterminata. Non e’ facile orientarsi perche’ non e’ facile distinguere il vero dal falso; la leggenda dalla realta’. (…) La massoneria moderna, di questa ci occuperemo, nasce a Londra il 24 giugno 1717, festa di San Giovanni Battista. La prima condanna pontificia e’ solo di qualche anno posteriore: Clemente XII pubblica l’enciclica “In eminenti” il 28 aprile 1738, ventun anni dopo la formazione della Gran Loggia di Londra. Da allora i pronunciamenti pontifici antimassonici non si contano.(1)”.

La genesi, gli obiettivi, la volonta’ distruttiva nei confronti della Chiesa cattolica e le trame, i programmi ed i progetti messi in atto nel corso degli ultimi tre secoli dalla Libera Muratoria ne dimostrano inequivocabilmente il suo ruolo di vettore anti-tradizionale per eccellenza, quinta colonna in seno alle societa’ moderne – occidentali prima e mondiali successivamente una volta affermatasi in Occidente – ‘puntata’ contro il Soglio Pontificio e la struttura gerarchica tradizionale cristiano-latina del Vaticano percepito quale nemico assoluto dai fratelli “tre puntini” liberi muratori e da avvelenare, infiltrare, dividere e possibilmente distruggere attraverso un’attivita’ di erosione delle sue strutture, dei suoi uomini, della dottrina tradizionale che, dagli Evangeli fino ai Padri della Chiesa, doveva essere modificata, resa inservibile e inutilizzabile quale “kathekon” (…funzione suprema del Pontefice = pontifix , costruttore di ponti tra regno terrestre e materialita’ e regno celeste e spiritualita’, al quale viene affidata legittimamente la ‘vocatio’ di estrema difesa della fede ovvero di rappresentare simbolicamente e fattualmente “colui che trattiene” l’avvento di un regno dell’anticristo e delle sue legioni infernali…) contro la modernita’ e le forze agenti della sovversione (delle quali, come ricordera’ lo stesso Rene’ Guenon – studioso tradizionalista francese noto per i suoi trascorsi all’interno della setta ma anche per le opere, pregevoli,, con le quali si dedico’ allo studio di questa organizzazione segreta ed alla divulgazione di alcuni dei suoi misteri -, la Massoneria sara’ solamente uno, probabilmente tra i piu’ influenti ma anche tra i piu’ conosciuti e noti, vettori …altri, magari meno visibili e piu’ occulti, potrebbero essere alacremente al lavoro per edificare questa Contro-Chiesa di Satana).

“La massoneria moderna – prosegue la Pellicciari – nasce a Londra nel 1717 come frutto dell’unione di quattro logge preesistenti confluite nella Gran Loggia di Londra. All’inizio i fratelli sono divisi in due gradi, “apprendista” e “compagno”, che diventano tre qualche anno piu’ tardi con l’aggiunta del grado di “maestro”. Dissensi, divisioni, scismi, accompagnano la libera muratoria moderna dall’inizio: nel 1725 si forma a York la massoneria degli antichi che introduce il grado dell’Arco Reale (lo scisma si ricompone nel 1813 quando massoni antichi e moderni confluiscono nella Gran Loggia Unita di Inghilterra). I gradi si moltiplicano con la diffusione dell’ordine in Francia dove, alla fine degli anni Trenta, il cavaliere Andre’ Michel de Ramsay, di origine scozzese, fonda la massoneria degli alti gradi (2). La lettera di Clemente XII e’ del 1738 quando la massoneria si e’ gia’ diffusa e ramificata con grande velocita’: “Nel 1728 il duca di Wharton – scrive lo storico Bernard Fay – fonda a Madrid una loggia che dipende da quella di Londra; nel 1729 si costituiscono nel Bengala e a Gibilterra due logge azzurre. In tutti gli angoli d’Europa e del mondo i viaggiatori inglesi – si tratta di ambasciatori, di mercanti di stoffe o di ufficiali – fanno a gara a creare logge (…) Mons ne possiede una fin dal 1721, Gand dal 1722, Parigi dal 1726, Firenze dal 1733 (fondata da sir Charles Sackville) (*), la Russia dal 1731, la Polonia dal 1735, Amburgo dal 1737. Mannheim nello stesso anno e cosi’ anche Ginevra, la Svezia un po’ prima, Lisbona dal 1735. Copenaghen dal 1743. La lontana America, dove gia’ lavoravano dei massoni, ebbe una loggia regolare nel 1731. Dovunque vengano fondate, queste logge si pongono sotto l’egida della grande nobilta’ inglese ligia agli Hannover, protestante e liberale” (3). E’ anche grazie alla rete delle logge che l’Inghilterra impone i suoi interessi economici e il suo stile di vita in tutto il mondo: “Dopo aver assicurato l’unita’ politica dell’Inghilterra – prosegue Fay -, la massoneria lavoro’ per diffondere nel mondo intero l’unita’ dei principi e delle pratiche politiche preparando dappertutto la via al parlamentarismo. Nelle sue logge si insegno’ ai nobili e ai borghesi a discutere ogni genere di problema e ad addestrarsi nei metodi parlamentari; negli animi si diffuse il culto del parlamento inglese e il sogno di un parlamento universale.” (4) Entrano nella massoneria non solo esponenti del mondo del lavoro, della borghesia, della piccola e grande nobilta’. Fanno il loro ingresso in loggia gli stessi membri delle famiglie reali: nel 1731 viene iniziato in Olanda Francesco D’Asburgo Lorena (futuro granduca di Toscana e imperatore del Sacro Romano Impero, in quanto marito di Maria Teresa d’Asburgo) e nel 1737 e’ la volta di Federico II di Prussia. Come mai diventano massoniche le massime cariche dello Stato, compreso chi ricopre la piu’ alta e nobile funzione dell’Occidente, quella di sacro romano imperatore? La domanda e’ pertinente perche’ il quarto titolo delle “Costituzioni dei Liberi Muratori”, il testo fondante della massoneria moderna redatto dal pastore presbiteriano James Anderson nel 1723, prescrive: “Tutte le preferenze fra i Muratori sono fondate soltanto sul valore reale e sul merito personale”. (…) Parziale risposta a questo interrogativo si puo’ cercare nel terzo punto del sesto titolo delle “Costituzioni”, che recita: “Per quanto tutti i Muratori siano, come Fratelli, allo stesso livello, pure la Massoneria non toglie a un uomo quell’onore di cui godeva prima…”. (…) Se si tiene conto che il re di Francia Luigi XVI, ghigliottinato nel 1793, e’ massone (5), il problema resta in tutta la sua drammaticita’. Piu’ delle “Costituzioni” puo’ aiutarci a rispondere a questo interrogativo uno scritto del socialista francese Louis Blanc. Nella sua “Storia della Rivoluzione Francese”, Blanc scrive: “Grazie all’abilita’ dell’istituzione, la Massoneria seppe conquistarsi fra principi e nobili piu’ protettori che nemici (…) E perche’ no? Dal momento che l’esistenza degli alti gradi era loro scrupolosamente celata, tutto quello che sapevano della Massoneria era cosa che si poteva mostrare senza pericolo; non avevano di che preoccuparsi dal momento che li si faceva restare nei gradi inferiori, dove la verita’ delle dottrine non traspariva che confusamente attraverso l’allegoria e dove molti non vedevano che un’occasione di divertimento…” (6).

Allegorici i massoni lo saranno: rubacchiando a destra e a manca simbologie e miti da tutte le forme religiose andranno a creare i contorni di quella che sara’ la loro “filosofia” umanistico-progressista valida per farsi “pescatori” di “ghiozzi”: la stupidita’ umana non ha limiti ma, soprattutto non ne hanno l’ambizione e il prestigio che la Frammassoneria riserva ai suoi affiliati da sempre. Ed e’ appunto puntando le sue carte su questi bassi istinti che i fratelli massoni accresceranno il loro potere in tutto il continente europeo e poi nel mondo ergendosi a confraternita multipotente e multiforme onnicomprendente e onnicomprensiva con ramificazioni in tutti i gangli delle societa’ a formare quella piramide massonica – dalla base al vertice – attorno alla quale convogliare qualunque elemento utile al grande progetto sincretistico-laicista che si ammanta di ideali d’uguaglianza e tolleranza, di democraticismo e universalismo, che paventa il parlamentarismo quale forma d’ordinamento da estendere a tutte le nazioni del globo in vista di quell Governo Unico Mondiale autentica simia Dei dell’Universalita’ Tradizionale e contro-chiesa dai tratti satanico-discendenti che gia’ nei progetti della Societa’ delle Nazioni e, dopo la seconda guerra d’aggressione ebraico-massonica contro l’Europa (1939-45), soprattutto con la costituzione di quell’ONU che rappresentano gli embrionali tentativi di dare vita alla “comunita’ internazionale” illuminata dalla Dea Ragione e dal verbo del sincretismo dissolutore e negatore di tutte quelle forme (ideologiche, politiche, spirituali, religiose, etnico-razziali) contro le quali la Libera Muratoria scaglia i suoi strali e organizza le proprie strategie in vista dell’One World, mondo rovesciato unidimensionale dove all’individualita’ costruttrice dell’Uomo pensante si sostituira’ il deambulamento pascolante dell’individuo amorfo e castrato idealmente contemporaneo ed il trionfo di un potere satanico che esigera’ il dissanguamento di Stati e popoli in nome di un’idea (quella progressista, democratica, universalistico-internazionalista) gia’ cara alle culture della liberaldemocrazia, del socialcomunismo e naturalmente di tutti i loro derivati ideologici che, nel corso degli ultimi due secoli di storia, hanno contaminato e disintegrato identita’ e tradizioni.

“Anderson – scrive la Pellicciari – scrive che i massoni sono obbligati ad obbedire solo “a quella religione nella quale tutti gli uomini convengono”, mentre vieta di affrontare in loggia l’argomento religioso dal momento che, chiarisce, “come Muratori” noi siamo soltanto “della summenzionata Religione Universale”. Ma che cosa intende significare l’ordine quando parla di “religione universale”? Possiamo tentare di chiarire questo concetto dai contorni sfumati prendendo in considerazione i rituali di iniziazione dell’Arco Reale. In questa occasione vengono rivelati ai fratelli i due nomi di Dio: il primo e’ Jehovah, il secondo e’ Jahbulon. Jahbulon assomma in se’ le caratteristiche del Dio degli ebrei (Iah-Jahveh), dei Dio dei caldei (Bul-Baal) e del Dio degli egiziani (On-Osiride): Jah-bul-on (7). Clemente XII invita a vigilare perche’ “questa razza di uomini non saccheggi la casa come ladri”, ne’ “corrompa il cuore dei semplici, ne’ ferisca occultamente gli innocenti”: il pontefice denuncia l’incompatibilita’ fra sincretismo massonico e Chiesa cattolica.”

La legge che difatti seguira’ la Confraternita massonica sara’ denominata Legge Morale che si addice – scrive l’autrice citando Jean Marie Ragon, luminare della massoneria di Francia che cosi’ scriveva a meta’ Ottocento – “agli uomini di tutti i climi e di tutti i culti. Proprio come i vari culti, la Massoneria non riceve la legge, e’ lei stessa a stabilirla, dal momento che la sua morale, una e immutabile, e’ piu’ estesa e piu’ universale di quelle delle religioni dei vari Paesi, sempre particolari.” (8)

L’azione frammassonica iniziera’ a svilupparsi e definirsi a partire dalla seconda meta’ del XVIIImo secolo muovendosi immediatamente contro l’ordine costituito e contro l’autorita’ tradizionale del Vecchio Continente: l’attivita’ dei fratelli “tre puntini” in seno alle cospirazioni che porteranno alla vittoria le forze “rivoluzionarie” in Francia e negli Stati Uniti (con le dichiarazioni dei “diritti universali dell’uomo”, l’indipendenza americana e la fine del regno per diritto divino dei Capeto) saranno tutte – da quell momento – eterodirette dalla loggia.

Lo storico Perrone scrive in proposito: “Il percorso che in poco piu’ di un decennio condusse prima alle congiure e quindi alla repubblica, aveva preso dunque avvio dalla trasformazione di alcune logge massoniche. Dopo il 1789, questo processo si fece piu’ ampio. Le vecchie logge (…) cessarono di dare segni di vita, a al loro posto operarono queste nuove, illuminate, eclettiche e cosi’ via, e alla fine i club giacobini” sottolineando il ruolo pro-rivoluzionario svolto nella preparazione della cosiddetta rivoluzione illuminista che, sul finire del secolo, dara’ una “repubblica liberale” alla citta’ di Napoli, del massone Gaetano Filangeri e dei suoi scritti: “Un aperto riconoscimento dell’azione dei Filangeri e della massoneria nella genesi della Repubblica, si trova nelle parole pronunciate da Vincenzo Russo dinanzi al Governo Provvisionale della Repubblica Napoletana (26 febbraio 1799): “I suoi volumi furono considerati come uno di que’ vessilli alzati alla rivoluzione nell’assemblea immensa del genere umano; e sotto ai quali milioni di uomini vennero a giurare in faccia all’Universo di voler vivere liberi, o morire.” (9)

In questo periodo Frammassoneria, liberalismo e illuminismo sono praticamente sinonimi cosi’ come saranno sinergiche le azioni svolte nei circoli rivoluzionari francesi e poi europei dai fratelli “tre puntini” sempre attivi per il rovesciamento dell’ordine e l’instaurazione di repubbliche ispirate al modello francese.

“La Chiesa cattolica – scrive l’autrice – con le sue reiterate condanne mette in guardia i sovrani dal pericolo settario, ma non e’ ascoltata. Ricorriamo ancora una volta agli scritti dello storico La Farina per constatare con quanta capillarita’ lo spirito rivoluzionario si sia diffuse nelle corti europee: “In Ispagna i duchi di Aranda, d’Alba e di Villa Hermosa, ministri del Re, in Portogallo il ministro Pombal, in Danimarca il re Cristiano VII, in Svezia la regina Ulrica e suo figlio Gustavo III, in Polonia il re Stanislao Poniatowski, in Prussia Federico II, in Austria Maria Teresa e Giuseppe II, in altri luoghi altri principi e autorevoli personaggi piu’ o meno seguivano le nuove dottrine ed onoravansi dell’amista’ di Voltaire, di Diderot, di D’Alembert e di altri filosofi, e allo gloria di essere da loro onorati aspiravano.” (10).

L’Europa tradizionale andra’ presto in frantumi sotto i colpi portati dalla Rivoluzione e gli ideali illuministici che seguiranno in tutto il continente le armate del frammassone “imperatore” di Francia Napoleone Bonaparte: repubbliche giacobine, idee anti-ecclesiastiche ed anti-aristocratiche andranno a diffondersi tra le plebi aizzate a dovere da agitatori intellettuali e dalla nuova classe al potere (la borghesia “illuminata”) ossia la casta dei mercanti, degli usurai, dei commercianti e dell’oro che avrebbe progressivamente scalzato dal suo ruolo e sostituito ai vertici delle societa’ europee l’aristocrazia d’epoca medioevale.

Plebeizzazione e ateizzazione delle societa’ assieme all’odio e alla violenza, instillati ad arte da agit-prop professionisti ed esercitati sconsideratamente dal popolino contro i nobili e il clero, si diffonderanno in tutte le nazioni d’Europa: la cosiddetta “restaurazione monarchica” del 1815 con il Congresso di Vienna sara’ soltanto uno specchietto per le allodole (anche perche’ buona parte dei convenuti saranno anch’essi fratelli della setta attivi e pronti a sferrare i nuovi colpi che, di li’ a pochi anni, non tarderanno ad arrivare con le agitazioni liberali di Grecia e Russia e successivamente i moti liberali italiani e spagnoli). Questa in sintesi la situazione nella quale ando’ a trovarsi l’Europa agli inizi dell’Ottocento e contro la quale inutilmente lanceranno le loro scomuniche i pontefici e le massime autorita’ vaticane.

“Quando Napoleone conquista l’Italia centrale non lo fa solo per sete di potere. – ha scritto la Pellicciari – La fine dello Stato Pontificio obbedisce al desiderio massonico di vedere scomparire “la stessa Chiesa” come afferma Pio VII. A riprova che la guerra scatenata contro i papi ha di mira il loro potere spirituale, non tanto e non solo quello temporale, citiamo una lettera di Federico II di Prussia (1712-1786) a Voltaire e un testo del carbonaro Giuseppe Mazzini (1805-1872), protagonista delle lotte risorgimentali. Scrive Federico II: “Si pensera’ alla facile conquista dello Stato del Papa per supplire alle spese straordinarie e allora il pallio e’ nostro e la scena e’ finita. Tutti i potentati di Europa non volendo riconoscere un Vicario di Gesu’ Cristo soggetto ad un altro Sovrano, si creeranno un Patriarca ciascuno nel proprio Stato (…) Cosi’ poco a poco ognuno si allontanera’ dall’unita’ della Chiesa, e finira’ con l’avere nel suo regno una religione come una lingua a parte.”. Mazzini e’ dello stesso avviso: “L’abolizione del potere temporale evidentemente portava seco l’emancipazione delle menti degli uomini dall’autorita’ spirituale.” (11). Le ragioni anticristiane della rivoluzione francese e di Napoleone sono raccolte, in Italia, dalla carboneria. I propositi di questa societa’ segreta sono noti perche’ la corrispondenza privata fra i suoi membri, detti cugini, e i documenti dell’Alta Vendita (**) sono pubblicati dallo storico Cretineau Joly che li divulga per volonta’ di Gregorio XVI. Papa Cappellari vuole fare chiarezza sulla carboneria, ma impedisce di pubblicizzare il nome dei congiurati che sono cosi’ noti con il solo nome di battaglia. Gli intenti dell’Alta Vendita, vale a dire della direzione strategica della rivoluzione in quel periodo, sono chiaramente enunciate in un documento noto col nome di “Istruzione permanente” , redatto nel 1819. La carboneria si prefigge una “rigenerazione universale”, inconciliabile con la sopravvivenza del cristianesimo. “Il nostro scopo finale – scrive l’”Istruzione” – e’ quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioe’ l’annichilimento complete del cattolicismo e perfino dell’idea cristiana.”

La setta carbonara sara’ attivissima in tutta Italia: nel 1817 organizza i moti di Macerata, tre anni dopo le agitazioni che interesseranno Nola, Avellino, Napoli e Milano, nel 1821 quelle di Torino e dieci anni piu’ tardi sara’ la volta del ducato di Modena e della rivolta delle Legazioni.

I carbonari saranno la punta avanzata delle forze rivoluzionarie, l’ala radicale pre-socialista ma egualitarista e formatasi repubblicana in odio all’autorita’ dei monarchi di tutta Europa. E’ dalla setta carbonara che Mazzini preparera’ quell’organizzazione rivoluzionaria nota come Giovane Europa diffusasi in tutti i principali paesi continentali con il solo obiettivo di instaurare repubbliche anti-totalitarie e anti-clericali.

Lo storico Farina definisce chiaramente la Carboneria “figliuola della Frammassoneria” scrivendo a proposito del Grande Oriente Napoletano che “il novilunio trascorso dal Luglio 1820 al Marzo 1821 presenta alla storia della liberta’ dei popoli il piu’ generoso pensiero, concepito dalla mente dei liberi muratori, e attuato dai loro adepti sotto l’affettuoso e precipuo attributo di “Buoni Cugini o Carbonari”.”.

Lo storico Adolfo Colombo riporta le parole pronunciate da David Levi nel 1861 all’apertura della Costituente Massonica: “Nel 1815 malgrado le molte sconfitte, tutti i F.F. sentivano che i tempi erano mature, che era vicino il giorno dell’azione. La Mass. abbandono’ allora il campo religioso e filosofico per entrare nel campo politico e dell’azione. Essa si organizzo’ in Vendite e fondo’ la Societa’ dei Carbonari.” (12)

E, dulcis in fondo, ecco cosa scrive il gesuita Pietro Pirri che ritiene la setta carbonara “una emanazione almeno indiretta della massoneria specialmente inglese” (13) creata dalla Gran Loggia d’Inghilterra per frenare l’influenza francese e modificare il corso degli eventi soprattutto nel Regno delle Due Sicilie.

Occorre altro per considerare l’opera “rivoluzionaria” e il cosiddetto “risorgimento” italiano (ma identico discorso sarebbe applicabile ai “risorgimenti” d’Ungheria e Germania, ai moti d’indipendenza della Grecia, alle agitazioni che si manifesteranno dalla Spagna alla Russia ritornando infine sempre laddove erano nate ossia nella Francia dei Lumi che, nel 1870-71, conoscera’ il primo tentative egualitarista radicale e comunista della storia con l’esperimento della Comune di Parigi) nient’altro piu’ che l’azione sovversiva della setta massonica eterodiretta dai nemici implacabili ed eterni della Chiesa (ovvero gli ebrei) e condotta con spietata e lucida coscienza per disintegrare sia il potere temporale che, soprattutto, l’influenza spirituale della Santa Sede nella penisola italiana?

Noi consigliamo vivamente la lettura del saggio della dr.ssa Angela Pellicciari, storica “revisionista” del Risorgimento delle coccarde massonico-tricolori dei quali sono peraltro usciti anche i volumi “Risorgimento da riscrivere – Liberali&massoni contro la Chiesa” (Ediz. “Ares” – 2007) , “I panni sporchi dei Mille” (Ediz. “Fondazione Liberal” – 2003) e “Risorgimento anticattolico” ( Ediz. “Piemme” – 2004)…..

La Massoneria: lo strumento di dominio e di controllo utilizzato dall’Internazionale Ebraica per sottomettere ai propri programmi ed alle sue volonta’ i belanti stupidi “goyim”….

Ovviamente questo l’autrice non lo dice….

Non importa….lo affermiamo Noi!

“Uomini siate e non pecore matte….” (Dante Alighieri)

Au revoir….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

15 Luglio 2010

Note –

1 – Nel 1983 il religioso paolino Rosario Esposito calcola che le condanne antimassoniche della Chiesa cattolica sono 586 (cfr R. Esposito – “Abolita la scomunica contro la massoneria”, in “Vita pastorale”, anno 71, n 4, aprile 1983, p.66). In un lavoro di qualche anno posteriore lo stesso Esposito scrive che i pronunciamenti antimassonici del solo Leone XIII sono 2.032 (cfr R. Esposito – “Il 1.o Congresso Anti-Massonico Internazionale nei documenti Pontifici”, in “Palestra del clero”, anno 76, n. 5-6. , maggio-giugno 1997, p. 338). Esposito fa riferimento ad un suo testo inedito dal titolo “I documenti antimassonici di Leone XIII”. Si tratta in ogni caso in un numero straordinariamente elevato di condanne;

2 – cfr Ricardo de la Cierva – “La Masoneria invisible” – Madrid 2002; cfr anche G.M. Cazzaniga – “Nascita della massoneria nell’Europa moderna”, in “Storia d’Italia – Annali 21 – La Massoneria”, Torino 2006, pp. 8-13;

(*) Secondo quanto riportato da C. Francovich nel suo “Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla Rivoluzione Francese” il primo italiano iniziato nella loggia fiorentina degli inglesi sara’, il 4 agosto 1732 tal Antonio Cocchi, primo italiano di cui sia documentata l’iniziazione massonica. Se cio’ fosse vero conferma la presenza attiva in Firenze di una loggia “inglese” prima della data ufficiale nella quale probabilmente la loggia italiana sara’ “accettata” e ufficialmente riconosciuta dalla Casa-madre britannica;

3 – cfr B. Fay – “La Massoneria e la rivoluzione intellettuale del Settecento” – Padova 1999;

4 – cfr B. Fay – op. cit.;

5 – cfr la voce “Massoneria” a cura di P. Pirri in “Enciclopedia Cattolica” – Firenze 1952;

6 – traduz. a cura dell’autrice. Citato in A. Neut – “La Franc-Maconnerie” – Gand 1864 – p. 82;

7 – cfr Ricardo de la Cierva – op. cit. , pp. 276-281; cfr anche M. Introvigne – “La Massoneria” – Torino 1999, pp. 26-28;

8 – J. M Ragon – “Cours Philosophique et Interpretatif des Initiations Anciennes et Modernes” – Parigi 1853, p. 38;

9 – N. Perrone – “La Loggia della Philantropia” – Palermo 2006;

10 – G. La Farina – “Storia d’Italia dal 1815 al 1850″ – Torino 1851, Tomo I, pp 42-43;

11 – I due documenti in questione sono citati dal Cardinale Pecci, futuro Leone XIII, in una “Lettera Pastorale” inviata agli abitanti di Perugia nel 1860. Cfr Giocchino Pecci – “Il dominio temporale della S. Sede” – Perugia 1860, in “Scelta di atti episcopali” – Roma 1879, p. 52;

(**) – all’interno della Carboneria non si parla di “logge” ma di “vendite”;

12 – G. La Farina – “Epistolario” – Milano 1869 – tomo I, p. 373;

13 – P. Pirri – “La Massoneria e il Risorgimento Italiano” – in “La Civilta’ Cattolica” – 1926 – tomo II, pp.113-117;

 

 

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Manuela Arcuri, archetipo femminile ario-italico

Manuela Arcuri, archetipo femminile ario-italico

13/07/2010 ·

ORGANICA COMPIUTEZZA ESTETICO-PLATONICA

di Dagoberto Husayn Bellucci



“Una come te non l’ho vista mai,
ora guarda me dimmi se ci stai,
giuro che non posso fare a meno di quello che
riesci a darmi solo tu.
Ruberò per te quello che non hai,
vieni qui da me non fermarti mai,
sono il tuo bastardo preferito perchè
stanotte sono solo un ladro di te.

Una come te già l’ho vista all’opera,
senza anestesia operazione a cuore aperto.
Hai preso il cuore e l’hai gettato nell’inferno
nell’eterno inverno senza giorno.
Amori nella notte, facce senza nome,
poche parole e poco spazio all’emozione.
Hai preso il cuore e me l’hai fatto in mille pezzi,
come anestetico ho amplessi non complessi.
Faccio progressi ma io resto sconnesso,
e non c’è donna che io ceda al compromesso,
niente accesso al mio io più nascosto,
ma confesso che ti voglio ad ogni costo.
Tu mi accendi sai brividi spenti,
tu mi prendi e poi sali e non scendi,
tu non ti arrendi e fingi indifferenza,
ma non c’è seduzione senza finta innocenza.

RIT:

Ti guardo e riguardo, centro il tuo sguardo,
se mi giro vedo che mi stai cercando.
Con gli occhi neri veri come l’asfalto,
con gli occhi scuri duri come il cobalto.
Sono un bastardo ma è questo che tu vuoi?
oggi stai con me e poi domani stai con lui.
Sai qui ci rimette chi da e non ha nulla in cambio,
è il gioco finto dello scambio.
Da oggi cambio magari sbaglio,
ma se è un abbaglio poi gli do un taglio,
senza guinzaglio stretto al collo vivo
vivo ogni passione col cervello disattivo.
Compulsivo, esplosivo battito del cuore,
da te cammino cercando le parole.
Se è l’occasione che rende un uomo ladro, andiamo questo è l’attimo buono che aspettiamo.

RIT:

“ora non fermarti, no ti prego non fermarti mai”.

E’ stato bello rischio di restare
cerco il giaccone perchè me ne voglio andare,
prendo la chiave ed esco fuori dal portone
è ancora buio e me ne vado da spaccone.
Poi esce il sole, faccio colazione,
forse mi sbaglio, forse ho fatto un grande errore,
è un altro nome che scorderò domani,
non voglio donne da portare sull’altare”

( Piotta – “Ladro di te” – 2004)

“«Il mare di Porto Cesareo a Manuela Arcuri simbolo di bellezza e prosperità».

(Epigrafe sotto la statua dedicata a Manuela Arcuri  rimosso lo scorso fine marzo dalla giunta comunale tra le vivaci proteste della popolazione locale)

Una ricognizione scrittoria sull’archetipo femminile contemporaneo, esemplare unico di faemina maximae, si ‘impone’ laddove si contempla come circolare compiutezza esterica nella figura indiscutibilmente superlativa di Manuela Arcuri.

Estetica assoluta di un tipo ario-italico di bellezza mediterranea, solare e oniricamente concepita per rappresentazioni di altissimo livello delle eccelse virtu’ di una bellezza giunonica superiore: questo, in ‘sintesi’, il ritratto irradiante femminilita’ esplosiva e prorompente della bellissima Manuela Arcuri.

Nata trentatre anni fa in quell di Anagni…(…l’8 gennaio del ’77…si ‘vede’ che a inizio anno vengono “su” ‘bene’ le “bimbe”…) la modella e attrice di origini misto calabro-campane dopo aver frequentato l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma ha iniziato la sua scalata al successo diventando di anno in anno una delle piu’ affascinanti show-girls della televisione italiana.

L’esordio risale alla meta’ anni novanta: dopo esser stata scritturata da Leonardo Pieraccioni per “I Laureati” sara’ una delle vallette del programma “Il Gatto e la Volpe”. Dopo una serie di esperienze cinematografiche e teatrali minori (tra queste si ricorda “Liola’” di Gigi Proietti) nel 1999 verra’ infine scelta da Giorgio Panariello per il ruolo da protagonista del film “Bagnomaria” che la lancera’ come volto e soprattutto ‘corpo’ tra i piu’ ambiti del cinema: del 2000 il calendario-sexy per “Gente Viaggi”, quindi il servizio l’anno dopo per “Panorama” che le aprira’ definitivamente le porte della televisione: “Mai dire gol” con la Gialappa’s, la fiction “Carabinieri” nel 2001 e infine il Festival di Sanremo nel 2002.

Questo del ‘resto’ offre lo “star-system” italiota e di meglio c’e’ assai poco ….L’importante dentro lo “scatolotto” demoniaco e’ saperci stare e possibilmente non deprezzarsi piu’ del necessario. L’affascinante Arcuri ha saputo ‘signoreggiare’ trasmissioni e programme, cinema e apparizioni, dando sempre il meglio di se’ senza ulteriori concessioni…

Anche i nudi (…al di la’ della banalissima retorica sul “nudo artistico”…) sono anche ‘apprezzabilissimi’ laddove le forme estetiche scolpite irradiano forme archetipiche di bellezza platonica ossia dove viene raggiunta la perfezione…

E’ del 2003 la conduzione, al fianco di Teo Teocoli, dell’ottava edizione di “Scherzi a parte” mentre l’anno seguente sara’ protagonista del video musicale “Liberi da noi” di Gigi D’Alessio esperienza ripetuta successivamente con la clip di “Somewhere here on earth” di Prince (2007) e “Ancora qui” di Renato Zero assieme ad un nutrito gruppo di attori ed attrici piu’ o meno storici fan’s del cantautore romano.

Da allora per la bella showgirl’s calabro-napoletana piu’ teatro che televisione…Magari meno note le sue attivita’ teatrali (anche meno pubblicizzate rispetto al piccolo schermo) ma non per questo meno importanti: nel 2008 ha interpretato Egle Ciccirillo nella commedia teatrale “Il primo che mi capita” scritta, diretta e interpetrata da Antonio Giuliani mentre e’ dello stesso anno quello che lei stessa ha definito come “il ruolo piu’ impegnativo ma anche piu’ bello della mia carriera” nella fiction “Io non dimentico”  una miniserie altamente drammatica andata in onda nel gennaio 2008 e che narra di una ragazza dalla giovinezza piuttosto complessa, vittima di uno stupor e infine legata ad un esponente della Camorra.

Una miniserie nella quale l’Arcuri sara’ coprotagonista assieme a Brando Giorgi e Giovanni Scifoni e nella quale comparvero anche Giancarlo Giannini, Sergio Muniz, Elena Russo per la regia di Luciano Odorisio.  Storia di mafia, storia cruda di violenza e sopprusi come spesso ne accadono anche nella realta’ nel nostro mezzogiorno d’Italia vittima della criminalita’ organizzata e abbandonato da una classe dirigente mediocre e vile ad affrontare spesso in completa solitudine i propri guai.

Questa in estrema sintesi la carriera da attrice e donna di spettacolo della trentatreenne bellezza  mediterranea, sogno proibito di tantissimi italiani e sicuramente tra le piu’ affascinanti visioni catodiche della televisione italiana.

L’Arcuri, al centro spesso di numerosi scoop gossippistici e pseudo-scandalistici, ha rivelato, in un’intervista comparsa sul numero 23 di “Intimita’” del 16 Giugno scorso,  che le risulterebbe “difficile trovare il grande amore”…. Difficile darle torto non foss’altro perche’ la societa’ usa e getta del consumismo edonistico modello americano ha finito per divorare tutto: emozioni, sentimenti, gioie e dolori …niente viene risparmiato…e dove non arriva la Tv-verita’ che piace tanto ai cerebrolesi teleutenti allora arriva Internet o qualche social-forum… Tutto viene immortalato, tutto ripreso, tutto diviene imagine da divorare….E’ ci sono poi quelli che insistono a parlare di “privacy”….La vita privata oramai non esiste piu’ perche’ la ‘moda’ corrente e’ quella di mettersi in piazza e raccontarsi…

“Parlatene bene, parlatene male purche’ ne parliate” vecchio ‘adagio’ che funzionava ieri per lo star-system estesosi anche al pecorume deambulante della “gente” ….

“La mia vita sentimentale – racconta la bella Manuela – infatti ora e’ assolutamente in stand by, sono singe” lamentandosi per niente illegittimamente che “…trovare un uomo per la vita risulta difficilissimo anche a me. Forse di piu’. Gia’ e’ complicate per qualsiasi altra signora scovare l’amore vero e facendo questo mestiere i problemi aumentano” sottolineando infatti che “molti uomini, infatti, hanno quasi paura a mettersi con una che di riffa o di raffa e’ sempre sotto i riflettori. Sei poi sei anche indipendente, forte, sicura. ti stanno proprio alla larga….”

Che dire in proposito se non che sono ‘frasi’ gia’ sentite almeno decine di volte….e indipendentemente dalla ‘fama’ – che certamente qui non e’ in ‘questione’ – spesso accade anche alle ‘altre’ …meno famose…meno ‘appariscenti’ dell’Arcuri….

Anzi…nella societa’ dell’immagine dove  l’apparire si sostituisce all’essere …diventa un déjà vu stuccoso alla fine e affatto divertente specie tra le femmine che hanno iniziato il ‘conto’ al contrario…e ce ne sono a iosa!

Ma anche la splendida Arcuri qualche ‘dubbio’ o perlomeno alcune domande inizia a farsele se dichiara: “Nei rapporti d’amore per esempio parto subito in quarta, pretendo tutto e subito. (anche noi ndr). Siccome io do tutto e subito alla persona di cui mi innamoro, la mia missione e’ non fargli mai mancare nulla, vorrei essere ricambiata nello stesso modo. Pero’ non e’ ditto che il partner abbia i miei stessi tempi, ogni persona e’ diversa, per esempio c’e’ chi all’inizio ci va con i piedi di piombo e solo conoscendomi a fondo si lascia andare….(…) …sono frettolosa. Lo so che e’ un errore, ma ogni volta cado in  questo tranello.”.

A volte i tranelli comunque servono …inciampando si impara! Oltre a sottolineare che comunque “e’ stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati” parafrasando il compianto Fabrizio De Andre’ ogni relazione e’ una storia a se…che meriti o meno di essere vissuta il tempo, e soltanto quello, potra’ dirlo…

Infine, a proposito del “grande amore” (…esiste esiste…magari non e’ facile accorgersene ma …prima o poi arriva per tutti…) la Arcuri dichiara di non averlo ancora vissuto perche’ “..se l’avessi incontrato forse sarei gia’ mamma, perche’ avere un figlio mi piacerebbe tantissimo, l’istinto materno credo di avercelo innato.”

Il che, in un mondo alla rovescia di ‘rovesciati’, e’ gia’ una bella rassicurazione… Tant’e’ non avevamo alcun dubbio…’ … Bella, brava e intelligente …ecco il ‘problema’ forse sta li’… ma , di fronte all’assolutezza estetica, noblesse oblige c’e’ solo da inchinarsi…

Ora qualcuno potra’, anche legittimamente, obiettare (…e chi e’ che oramai non “obietta” in merito alle nostre ricognizioni scrittorie?….di squaglicoglioni ce ne sono a ‘iosa’…forumistici e non, virtuali e reali…c’e’ anche quell’idiota che ci telefono’ dopo anni di silenziosa latitanza per chiederci se fossimo “impazzati”…gia’…quando non ‘capiscono’, non vogliono ‘capire’ o fanno – soprattutto – finta di non ‘capire’ allora regolarmente, puntuali come un orologio svizzero, tirano fuori la ‘storiella’ della “pazzia”…l’abbiamo gia’ scritto…ma…repetita juvant…siamo al di fuori di ogni ‘normale’ percezione altrui…e tanto vi basti…),  che quest’articolo potrebbe risultare un po’ troppo “lattanziano”…

Ora premesso la nostra insindacabile stima ed il nostro mai celato rispetto fattuale – siamo debitori politicamente dell’”abc” dei ‘fondamentali’ al Grande Guascone di Popoli – nei confronti del “Signore del Vortice”, Noi affermiamo che:

a)      non esiste, ne’ potra’ mai esistere, nessuna forma scrittoria neanche lontanamente ‘simile’ (…che significa oltretutto “simile”…andatevi a vedere il ‘dizionario’…forse ci ‘arrivate’…) o minimamente ‘vicina’ ai dirompenti scritti lattanziani;

b)      se, eventualmente, abbiamo deciso di scrivere cio’ che pensiamo nelle forme e nei contenuti cosi’ come redatti evidentemente significa che abbiamo “appreso” piu’ che bene il “catechismo politico” dall’unico che, con cognizione di causa poteva ‘offrire’ “lezioni” ….ideologiche, politiche, tattico-strategiche e, dulcis in fondo che non fa mai male, di “stile” perche’, in fondo, cio’ che ‘conta’ non e’ come lo si dice ma nello ‘stile’ che fa muovere – assieme alle idée eterne e immortali della Tradizione – il mondo …il ‘resto’ non ‘conta’ niente. Sono solo inutile ‘ciancie’ su questo, quello e quell’altro ancora…

c)      infine scriviamo come scriviamo perche’….a Noi ci piace cosi! Indipendententemente da qualsivoglia critica e astiosamente impermeabili a qualunque approvazione o disapprovazione altrui….

Au revoir….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

13 LUGLIO 2010

http://belluccidago.wordpress.com/2010/07/13/manuela-arcu...

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10/07/2010

Veline sioniste...bocconi avvelenati...

Veline sioniste…bocconi avvelenati…

09/07/2010 ·

DALLE MENZOGNE DI BILOSLAVO SI CAPISCHE CHE “QUALCUNO” VUOLE CHE STIA PER SUCCEDERE QUALCOSA AI CONFINI MERIDIONALI LIBANESI…E OLTRE…

di Dagoberto Husayn Bellucci

  

“Il Foglio” , uno dei principali gazzettini filo-sionisti nazionali, diretto da chi ben sappiamo quale sia il vero mestiere, attraverso una serie di articoli allarmistici ha iniziato la propria “campagna” disinformativa d’estate rilanciando quelle che sembrano sostanzialmente una serie di fonti piu’ o meno confidenziali d’”intelligence”…

 

Veline sioniste attraverso le quali, e mediate dalla penna peraltro ‘nota’ e conosciuta di Fausto Biloslavo (da noi personalmente “visto” a Beirut in diverse occasioni piu’ o meno “ufficiali” e altrettanto piu’ che cautamente tenuto a ‘debita’ distanza), il quotidiano di Giuliano Ferrara compie l’azione di diversione informatica soffiando sulle ceneri di un conflitto che le consorterie fondamentaliste d’Israele oramai hanno deciso di incitare a spron battuto.

  

Cosi’ scrive il filo-sionista Biloslavo in un articolo dal titolo “Dalla violenza di Hezbollah si capisce che qualcosa sta per succedere” (08-07-2010): “Beirut si prepara ad accogliere i piu’ duri nemici di Israele, vecchi e nuovi. A luglio e’ atteso il presidente siriano, Bashar el Assad, ad agosto quello iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, e anche il nuovo paladino della causa palestinese, il premier turco Recep Tayyip Erdogan. Una parata di alleati di ferro per Hezbollah e il suo segretario generale, Hassan Nasrallah, un po’ meno felice della visita del primo ministro turco. “Hezbollah non vede di buon occhio il ruolo guida in medio oriente che la Turchia si sta ritagliando. Anche per questo ha mostrato i muscoli nel sud del Libano. Vuole ribadire che il partito di Dio (e quindi gli iraniani) e’ il primo della classe contro Israele” rivela al Foglio una fonte militare dell’ONU.”.

  

Quali siano le fonti militari Onu (o NATO o di qualunque altro genere) questo poco ci interessa…ci interessano le affermazioni contenute nell’articolo in questione:

  

- Hezbollah non deve dimostrare proprio un bel niente a nessuno: e’ il primo della classe (e quindi presumibilmente della “lista” degli enucleabili da parte dell’entita’ criminale sionista) del cosiddetto “fronte del rifiuto” antisionista perche’ questo primato se lo e’ valorosamente conquistato con la liberazione del Libano meridionale (primavera 2000) e ulteriormente e saldamente mantenuto dopo l’aggressione sionista contro il paese dei cedri di 4 estati fa;

 

- la Turchia sta legittimamente e piu’ che autorevolmente “cavalcando” la tempesta rovesciataglisi addosso dopo il blitz piratesco-criminale delle teste di cuoio dei reparti speciali della Brigata Golani contro la Freedom Flottilla davanti alle acque internazionali di Gaza…ruolo anti-israeliano giocoforza obbligatorio per un paese che ha avuto una decina di vittime in un raid dai contorni a dir poco sporchi e verso la quale l’entita’ sionista non ha provveduto minimamente a fare alcun passo;

 

- delle tre visite la piu’ importante e’, eventualmente, quella del presidente siriano (assolutamente di rilievo e realmente storica per le implicazioni e la svolta netta, chiara e evidente per tutta la comunita’ internazionale che avranno nel futuro le relazioni siro-libanesi tesissime dopo l’attentato del “san valentino di sangue” del 2005 nel quale perse la vita l’ex premier libanese Rafiq el Hariri);

  

Ne’ hanno alcun valore le manovre nel sud del paese di Hizb’Allah….da sempre il Partito sciita filo-iraniano ha nella fascia meridionale libanese il suo feudo storico e non ha alcun senso da parte del Biloslavo insistere sulla presunta – e piu’ volte smentita dai diretti interessati – presenza di missili Scud che i partigiani di Nasrallah avrebbero ricevuto in dotazione dalla vicina Siria: sono notizie “bruciate” e vecchie…non hanno alcun valore e lo stesso giornalista del “Foglio” non puo’ non saperlo. Ma tant’e’ fa comodo utilizzarle per scarabocchiare un dossier formato articolo per i suoi lettori (…che immaginiamo “di bocca buona”…).

  

Biloslavo prosegue affermando: “dalla fine di giugno Hezbollah ha fomentato una trentina di incidenti contro i Caschi Blu, con blocchi stradali, ferimenti di soldati francesi.”. Quindi? Cosa dimostrerebbe tutto cio’? Che senso potrebbero avere e quali connessioni dei banali incidenti tra la popolazione civile del sud e le forze UNIFIL possono essere considerevoli di una importanza che – nello scritto in questione – diviene (o viene fatta apparire) quasi “strategica”?

  

E se la questione dello sfruttamento dei giacimenti sottomarini di gas al largo delle coste libanesi – che i sionisti intenderebbero iniziare a sfruttare e per i quali, per dirla con il loro ministro delle Infrastrutture Uzi Landau, “Israele non esitera’ ad utilizzare la forza” – e’ “affaire” che solamente il futuro prossimo potra’ dire quanto militarmente rilevante non lo e’ il rapporto tra Resistenza nazionale e Forze Armate Libanesi mai cosi’ saldo come da due anni a questa parte, piu’ o meno dalla nomina dell’attuale Capo di Stato, Gen. Michael Souleiman.

  

In Libano non sta assolutamente accadendo niente di rilevante ne’ di particolarmente preoccupante: tutto rientra nella routine quotidiana di un paese da sempre sull’orlo del precipizio… Se c’e’ chi soffia sul fuoco occorre allora che i solerti pennivendoli pro-sionisti vadano un po’ piu’ a sud a cercare responsabilita’ e colpevoli….

  

Ma sappiamo perfettamente che il quotidiano organizzatore dell’immondizia propagandistica filo-sionista denominata “Israel Day” la verita’ quando c’e’ di mezzo l’entita’ sionista non la scrivera’ mai…

   

In fondo possiamo anche ‘comprenderlo’…sono pagati – e anche lautamente – appositamente per fare da grancassa delle posizioni piu’ radicali della Destra Sionista…

  

“Faccino” come direbbe il Grande Toto’ il loro mestiere ma, per piacere, non pretendino pure di essere presi sul serio.

  

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

9 luglio 2010

 

http://www.terrasantalibera.org/dago_veline_sioniste.htm

http://belluccidago.wordpress.com/2010/07/09/veline-sioni...

16:14 Scritto da: metropolista in Mondo Arabo: LIBANO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Scatenera' Israele la guerra atomica nel vicino Oriente?

 

Scatenerà Israele la guerra atomica nel vicino Oriente?

09/07/2010 ·

di Dagoberto Husayn Bellucci

Non piu’ di qualche giorno fa avevamo sottolineato una vorticosa accelerazione della tensione nel Vicino Oriente con un crescendo di minacce gratuite e di moniti lanciati dagli ambienti politici, diplomatici e militari Us-raeliani nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran e dei suoi alleati.

Il crescendo di propaganda e retorica bellicistica orchestrato abilmente dalle centrali di disinformazione sioniste viene a sovrapporsi ad un’ampia strategia dell’accerchiamento e della terra bruciata che gli ambienti della “Israel” Lobby hanno portato avanti fin dai mesi scorsi: la vicenda dell’aggressione piratesca sionista alla Freedom Flottilla e’ soltanto servita come pretesto per gli aizzatori sionisti per lanciare l’”allarmismo” anti-antisemitico…

Non siamo ‘tonti’ ne’ completamente rincoglioniti da non renderci perfettamente conto che le iniziative della nota esponente parlamentare, on. Fiamma Nirenstein (eletta in ‘quota’ AN e nelle liste PDL) – alla quale e’ stata affidata la direzione di una commissione censoria nei confronti dei siti informatici “scomodi” (o, utilizzando la loro dialettica sistemico-piagnucolante, quei portali della rete che utilizzerebbero toni antisemitici e razzistici nei confronti dell’entita’ criminale sionista) – siano volte a preparare il terreno, domani, ad altre campagne di demonizzazione/diffamazione a mezzo stampa.

Sionisti e filo-sionisti infatti – pur controllando totalmente tutti i principali mezzi d’informazione pubblici e private, godendo della nota impunita’ per colpire indiscriminatamente a mezzo stampa (e non solo) chiunque si attenti a criticare le derive segregazionistico-terroristiche dello stato-pirata denominato “Israele” e con il beneplacito delle Istituzioni della Repubblica Italiana – hanno ritenuto opportuno di ‘puntare’ preventivamente alla censura informatica contro quei pochi spazi di liberta’ rimasti in piedi nel “web” (…cosi’ capiranno anche gli ‘spastico’ cerebrolesi biascicanti ‘anglish…).

L’obiettivo, affatto velato, e’ quello, tipica novella Inquisizione sinagogica, di mettere un bavaglio preliminare ai pochi, ultimi, uomini liberi che hanno denunciato – e con forza – lo stato “d’emergenza” imposto dalla Sinagoga sul territorio della Repubblica Italiana anche forzando e andando contro un articolo essenziale della Costituzione democratica che recita che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il loro pensiero…. (…il ‘resto’ lo conoscete a memoria immaginiamo…l’avete scritto voi …).

Bavagli sionisti e direzione sionista: non e’ un caso che questa commissione di ‘vigilanza’ sia stata affidata ad un soggetto, appunto Fiamma Nirenstein, che all’epoca della sua candidatura nelle liste AN si presento’ dichiarando a spada tratta che sarebbe entrata in parlamento (…nel parlamento italiano…che diamine!…mica alla Knesseth…) per fare “gli interessi d’Israele”….

Ora questa iniziativa trova riscontro nelle manovre, di ben altro livello e spessore, che vedono l’entita’ sionista muovere le sue ‘pedine’ nello scacchiere geopolitico e strategico mediterraneo e del Vicino Oriente.

Il ‘buon’ Benjamin “bibi” Nethanyahu (…”bibi”…ma cos’e’ la riedizione di un celebre cartoon ‘orsacchiottesco della Hanna&Barbera??? …mah …che razza di soprannome…”Andiamo ‘bibi’ bello…”….”Va bene Yoghi”….) (s)parla di pace nelle terre sante dell’Islam, visita l’amica e alleata Arabia Saudita dei petroldollari e del rifornitissimo arsenale statunitense, dichiara di sostenere la ripresa di un dialogo con la controparte palestinese….

L’Arabia Saudita, lo avevamo appena sottolineato non piu’ di una settimana fa, fa buon viso a cattivo gioco: lascia all’aviazione sionista il suo spazio aereo per preparare future manovre avio-terroristiche da condurre contro la Repubblica Islamica dell’Iran, accetta il trasferimento sul proprio territorio di interi arsenali dall’emporio criminale ebraico occupante la Palestina e dimostra nei fatti di essere abbondantemente della ‘partita’…quando e se si apriranno i ‘war games’ anti-iraniani certamente Riadh non lesinera’ il proprio contributo e sostegno alla causa Us-raeliana.

Mentre “Israele” conferma, per l’autorevole voce del suo ministro (l’ultrasionista Lieberman), che non ha alcuna intenzione di chiedere scusa a nessuno per l’azione banditesca compiuta quaranta giorni fa nelle acque internazionali davanti alla striscia di Gaza…mentre l’amministrazione USA lancia moniti a destra e a manca contro la Siria e strani segnali finto-concilianti verso Hizb’Allah in Libano (segnali che nessuno ha ovviamente intenzione di raccogliere…sono ‘esche’ infide…da anni l’America cerca di ‘comprare’ una pacificazione del Vicino Oriente che interessa essenzialmente al suo alleato sionista per israelizzare l’intera zona) le bacheche edicolaie d’I’tal’ya’ ci ‘raccontano’ si stanno riempiendo di ‘fogli’ e ‘fogliacci’ incitanti “Israele” a lanciare la sua offensiva militare contro Teheran.

Organi ufficiosi e simil-ufficiali della Knesseth, gazzettini sionisti e pennivendoli probabilmente da anni sul libro-paga dell’ambasceria israeliana a Roma hanno iniziato a suonare la grancassa rimbombante del conflitto inevitabile, della guerra imminente e del prossimo ‘scontro di civilta’: Israele viene inevitabilmente descritta come una nazione sull’orlo di essere ferocemente sbranata dalla brutta, sporca e cattiva “tigre” iraniana…l’entita’ sionista definita come la sola “democrazia” della regione e’ raccontata come in stato di assedio…si ritorna a parlare e si tirano fuori i – veri o piuttosto presunti – cadaveri olocaustici blaterando di “nuova Shoah” piu’ o meno alle porte…

Ora che “Israele” si stia preparando ad una offensive terroristica su vasta scala in tutto il Vicino Oriente questo ovviamente si sa ma nessuno intende dirlo….o – per essere piu’ chiari – c’e’ un’aria di tempesta che si respira abbondantemente nelle cancellerie di mezzo mondo….

Lo stesso premier italiano (…che non e’ una ‘cima’, ma sicuramente neanche stupido…) , Silvio Berlusconi, si e’ lasciato andare a qualche commento non proprio ‘conforme’ parlando di ampia convergenza di vedute raggiunta in occasione del vertice del G20 canadese e di “preoccupazione” di tutti gli Stati presenti all’assise in questione per la possibilita’ di un’azione preventiva (…fuor di metafora…un attacco terroristico che incendierebbe l’intero Vicino Oriente…) israeliana nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran…

Chi minaccia chi? Chi ha il piu’ vasto arsenale atomico nella regione vicinorientale con testate nucleari puntate peraltro contro diverse capitali dell’Europa? Chi blatera di pace e prepara nuove guerre? Chi ha colpito indiscriminatamente un’imbarcazione pacifista in acque internazionali? A quando risale -…quanti mesi fa…-l’ultimo soldato israeliano ucciso da Hamas e a quante ore probabilmente invece l’ultimo palestinese, civile palestinese, eliminato dagli sgherri di ‘tsahal’? Chi ha ordito il crimine di stampo simil-mafioso con esecuzione mirata in territorio straniero a Dubai contro un dirigente di Hamas?

Quanti “chi”….domande inutili perche’ le risposte stanno gia’ scritte nel ‘pedigree’ terroristico-criminale di quest’entita’ nata per distruggere, costruitasi sul sangue arabo-palestinese versato e alacremente rifornita di armi e tecnologia bellica dal Grande Satana a stelle e strisce per continuare a prosperare indisturbata massacrando popolazioni arabe e , soprattutto, civili inermi.

La domanda, affatto retorica, e’: scateneranno i sionisti la guerra atomica nel Vicino Oriente?

Scommesse ‘aperte’…tutti in fila al “botteghino” mondialista…

A Teheran dicono …di no!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

08 Luglio 2010

 

 

http://belluccidago.wordpress.com/2010/07/09/scatenera-is...

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