30/10/2009

Libano: Rinvio a giudizio per 21 militanti salafiti di Fatah al Islam mentre Aoun attacca il lassismo delle forze filo-occidentali e la corruzione istituzionale

 LIBANO : 
   
 RINVIO A GIUDIZIO PER 21 MILITANTI 
  SALAFITI DI FATAH AL ISLAM 
 MENTRE AOUN ATTACCA IL LASSISMO  
 DELLE FORZE FILO-OCCIDENTALI  
 E LA CORRUZIONE ISTITUZIONALE 
   
 di Dagoberto Husayn Bellucci 
   
   
   
 In attesa che il premier designato Sa'ad Hariri riesca a formare un governo  
 di unità nazionale comprendente anche Hizb'Allah e i partiti dell'opposizione  
 nazionalpatriottica in Libano nella giornata di oggi sabato 24 ottobre si  
 celebra il primo atto formale di imputazione di una cellula islamista  
 d'ispirazione salafita operante nel nord del paese e attiva fino all'estate di  
 un anno fa. 
   
 Si tratta di uno dei primi processi di membri del cosiddetto gruppo di Fatah  
 al Islam che, due anni fa, tenne in scacco per tre mesi e mezzo i militari di  
 Beirut asserragliandosi nel campo profughi di Nahr el Bared (vicino Tripoli,  
 nord del paese a maggioranza sunnita) e lanciando una rivolta che costò qualche  
 centinaio di perdite alle forze armate libanesi. 
   
 Oggi è scattato il rinvio a giudizio per 21 membri di questa organizzazione  
 sui quali gravano i sospetti di aver realizzato l'attentato che nell'agosto di  
 un anno fa causò la morte di 18 persone per lo più soldati inviati nella  
 regione attorno a Tripoli per ristabilire una calma solo apparente. In quel  
 periodo scontri fra opposte fazioni di sostenitori del fronte filo-occidentale  
 e militanti dei partiti filo-siriani avvennero coinvolgendo centinaia di  
 persone. L'episodio che vide coinvolto un autobus pubblico di linea dilaniato  
 da una bomba attivata con un telecomando a distanza rientrava nella strategia  
 terroristica di fomentare ulteriore caos in un paese dilaniato da una  
 strisciante contrapposizione etnico-confessionale, diviso in fazioni opposte  
 l'una all'altra, sempre pronto ad esplodere alla minima scintilla e, oramai da  
 quattro anni, in preda alle evoluzioni della politica regionale fra minacce  
 d'intervento sionista dai confini meridionali e una quotidianità in bilico, con  
 una situazione economica disastrosa ed un equilibrio dei poteri fra i diversi  
 partiti sempre pronto a saltare rimettendo in discussioni tutte le 'carte'  
 della politica libanese.   
   
 Il processo di oggi vede imputati alcuni dei militanti di Fatah al Islam  
 accusati di essere una cellula direttamente legata ad Al Qaeda: fra questi vi  
 sarebbe il presunto capo del gruppo, un 25enne palestinese Abdel Ghani Ali  
 Jawhar al quale si devono ascrivere alcuni degli episodi terroristici che  
 incendiarono il paese dei cedri nell'estate di un anno fa. 
   
 Le accuse vanno dalla partecipazione a banda armata a quella di sovversione  
 della sicurezza dello Stato, dall'omicidio al favoreggiamento, traffico e  
 contrabbando di armi e possesso di esplosivi. In particolare i primi due reati  
 sono punibili, secondo il codice penale libanese, con la pena di morte. 
   
 Fonti anonime citate dai quotidiani libanesi sembrano sostenere che  
 l'attentato mirasse a colpire oltre alla stabilità del paese anche il possibile  
 riavvicinamento e la normalizzazione dei rapporti tra Libano e Siria che, come  
 si ricorderà, furono interrotti all'indomani dell'attentato compiuto nel  
 febbraio 2005 contro l'ex premier Rafiq Hariri che aprì la lunga faida interna  
 tra il fronte filo-americano dei sostenitori del 14 Marzo e i filo-siriani  
 legati ad Hizb'Allah raccolti nell'Opposizione Nazionale. 
   
 Tra le attività della cellula terroristica al-qaedista anche la  
 pianificazione di una serie di attentati contro le forze dell'Unifil 2 , la  
 missione internazionale che vede operare nel sud del paese anche contingenti  
 italiani, tra i quali quello mortale compiuto nel giugno 2007 contro una  
 pattuglia di militari spagnoli. 
   
 Mentre si celebra questo processo per terrorismo proseguono gli incontri e le  
 discussioni relative alla formazione del prossimo esecutivo. La situazione  
 rimane sostanzialmente immutata rispetto a qualche giorno or sono con i partiti  
 dell'opposizione che rivendicano per Tayyar, il partito cristiano-maronita del  
 Gen. Michel Aoun (1)alleato di Hizb'Allah, il dicastero delle  
 telecomunicazioni. 
   
 Proprio il Gen. Aoun , parlando alla televisione libanese "Press Tv" ha  
 sostenuto che il paese dei cedri dovrebbe accrescere le sue capacità difensive  
 "a tutti i costi" per contrastare la minaccia sionista. Il Generale ha  
 dichiarato che il Libano purtroppo non avrà mai il potenziale necessario per  
 opporsi a "Israele" senza una modernizzazione delle forze armate che auspica da  
 anni e, riferendosi al ruolo della Resistenza Islamica (braccio armato di  
 Hizb'Allah operante ai confini meridionali), ha sostenuto che "fintanto che  
 sarà necessaria dovrà rimanere armata".  
   
 "La via migliore per avere successo contro Israele - ha infine dichiarato  
 Aoun - è lo stile di guerra asimmetrico. E' una risorsa che deve rimanere a  
 disposizione di Hizb'Allah fintanto che un accordo di pace non sarà raggiunto".  
 Una dichiarazione che ribadisce e conferma l'alleanza di ferro siglata nel  
 marzo 2006 fra i due partiti che auspicano una riforma generale della politica  
 libanese e hanno trovato un'accordo globale sulle principali e più delicate  
 questioni relative alla sicurezza nazionale. 
   
 In merito alla situazione di stallo interna Aoun parlando ai rappresentanti  
 del blocco parlamentare del "Cambiamento e della Riforma" che fanno capo a  
 Tayyar , nella riunione settimanale di Rabieh, ha sostenuto che "le discussioni  
 andranno avanti fintanto che non vedremo riconosciuti i nostri diritti. Al  
 momento non abbiamo in mano alcuna informazione relativa ai diversi ministeri e  
 alle nomine. All'inizio del secondo mandato di Sa'ad Hariri avevamo concordato  
 con lui che qualsiasi incontro diretto fra le due parti fosse tenuto lontano  
 dai media perchè crediamo che i media deformino le notizie interferendo nella  
 delicata situazione che attraversiamo. Esistono questioni sulle quali siamo in  
 disaccordo con Hariri. Non siamo soddisfatti e lo ribadiamo della direzione  
 economica e finanziaria del paese dall'avvento della Corrente Futura al potere.  
 E ci sembra che esista una sorta di interdizione al nostro rientro nei ranghi  
 dell'amministrazione dello Stato. Abbiamo informazioni in merito che al momento  
 non intendiamo rivelare. (...) Esistono differenti settori che sono essenziali  
 nella vita dei libanesi e al momento versano in una profonda crisi. Fra questi  
 l'agricoltura che assicura lavoro al 40% dei libanesi e l'industria. (...) La  
 sicurezza è attualmente politicizzata e talune persone che dovrebbero essere  
 interrogate e giudicate sono rilasciate liberamente. D'altra parte occorre  
 rilevare che la direzione dello stato civile ha commesso numerosi errori e  
 lacune imperdonabili. E ci domandiamo perchè mai ci sia negato l'accesso ai  
 ministeri degli Interni o a quello della Giustizia. Ancora domandiamo al  
 premier designato a cosa servono le confederazioni delle municipalità e quale  
 sia esattamente il ruolo dell'organizzazione civile? La corruzione è evidente  
 ovunque e noi sosteniamo che le cose non potranno continuare in questa  
 direzione altrimenti andremo incontro ad una crisi delle istituzioni  
 irreversibile." 
   
 Infine Aoun ha rivolto all'opinione pubblica libanese e al premier designato  
 Hariri una domanda affatto retorica: Chi è che decide la formazione  
 dell'esecutivo libanese? Abbiamo sentito l'ambasciatrice americana Michelle  
 Sisson dire che questo paese vuole un governo che rifletta il parlamento  
 libanese. E' ciò che chiediamo da sempre. Ma la questione che si pone è: come  
 questo governo possa riflettere il parlamento se non applica nè i rapporti  
 proporzionali a livello di numero di ministri che ciascun blocco dovrebbe avere  
 nè la ripartizione equa dei portafogli? Nessuno realmente intende applicare  
 questa logica e tutte le parti insistono ad avere lo stesso numero di dicasteri  
 come nel 2008 e si agitano quando il nostro partito rivendica un ministero in  
 più rispetto a un anno or sono quando avevamo 21 deputati contro i 27 attuali.  
 (...) Noi chiediamo rispetto per la nostra formazione politica, per la nostra  
 storia, per i nostri diritti. Da 10 mesi abbiamo cominciato a gestire questi  
 ministeri e intendiamo continuare a farlo. E non lasceremo quanto ci spetta per  
 diritto." 
   
 La situazione in Libano rimane, come sempre, legata alle variabili della  
 politica che sono determinate da alleanze, contrapposizioni, scambi e ricatti.  
 Oltre a quell'incognita sempre presente che incombe sulla vita del paese dei  
 cedri cioè la situazione internazionale, regionale e dei singoli soggetti  
 geopolitici che si premono nel Vicino Oriente: entità sionista, Stati Uniti,  
 Arabia Saudita e alleati filo-occidentali. 'Attori' geopolitici  interessati a  
 proseguire la strategia di contenimento del blocco sciita libanese, dei suoi  
 alleati siriani, del suo sponsor iraniano e che mirano esclusivamente a  
 israelizzare il Vicino Oriente. 
   
 DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI 
 DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA" 
   
 Link a questa pagina: http://www.terrasantalibera.org/DagobertoHB_libano_proces...  
   
   
 Note -  
 1 - Il Gen. Michel Aoun (ميشال عون in arabo, traslitterato anche Michel Awn;  
 Haret Hreik, 19 febbraio 1935) è considerato in Libano come un Eroe Nazionale  
 per il suo contributo al conflitto civile. Figlio di una modesta famiglia  
 libanese studiò e si diplomò alla scuola superiore di guerra frequentata in  
 Francia prima di diventare  generale di brigata nel 1984 e appoggiato anche  
 dalla comunità islamica nel medesimo anno raggiungere il livello di capo di  
 stato maggiore. Nel periodo immediatamente precedente la fine del conflitto  
 civile - tra il settembre 1988 e l'ottobre 1990 - ha presieduto un governo  
 militare nominato dall'allora Presidente Amin Gemayel. Il mandato mise Aoun in  
 aperto contrasto con la Siria, presente nel paese con i suoi contingenti  
 militari fin dal 1976, costringendo il Generale a richiedere l'aiuto e il  
 rifornimento di armi dall'Iraq di Saddam Hussein. Nell'ultimo periodo del suo  
 mandato Aoun si rifugiò all'interno dell'ambasciata francese a Beirut mentre i  
 siriani bombardavano le postazioni dei suoi uomini. Rientrato in patria dopo un  
 esilio parigino durato 15 anni nel maggio 2005 Aoun fonderà il suo Movimento  
 Patriottico Libero  (التيار الوطني الحر), che , dopo una parentesi iniziale al  
 fianco dei partiti filo-occidentali, siglerà lo storico accordo con Hizb'Allah  
 e Haraqat 'Amal (i due partiti del blocco sciita) portando i propri uomini in  
 piazza durante le manifestazioni contro l'esecutivo diretto da Fouad Siniora  
 nel dicembre 2006. 
 Politico pragmatico, realista e nazionalista arabo Aoun ha riaperto i  
 rapporti con la vicina Siria effettuando, il 3 dicembre 2008, una storica  
 visita a Damasco dove venne ricevuto dal Presidente Bashar el Assad. In  
 quell'occasione, come in molte altre precedenti e successive, Aoun riaffermò  
 che era arrivato il momento di voltare definitivamente pagina nelle relazioni  
 burrascose tra i due paesi e che entrambi avrebbero dovuto collaborare per  
 costruire un futuro di cooperazione e amicizia. 
 Per ulteriori notizie vi rinviamo al sito ufficiale (in arabo, francese,  
 inglese, spagnolo) del Movimento Patriottico Libero www.tayyar.org  
   
   
   

11:52 Scritto da: metropolista in Mondo Arabo: LIBANO | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

Si, probabilmente lo e

Scritto da: tool | 15/03/2010

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