29/08/2009
Attentato a Gaza: 18 morti e almeno ottanta feriti durante riunione di Hamas
di Dagoberto Husayn Bellucci-23-9-2005
E' alto il bilancio dell'attentato che , poche ore fa, ha scosso Gaza. Durante un meeting organizzato dal braccio politico della Resistenza Islamica, Hamas, un autobomba e' esplosa causando la morte di almeno 18 persone ed il ferimento di altre ottanta (molti tra questi in gravissime condizioni). Tutte le televisioni arabe hanno diffuso la notizia nell'arco di pochi minuti collegandosi con Gaza. La riunione era indetta da Hamas per sostenere - una volta ancora - le ragioni della Resistenza islamica. Il portavoce di Hamas aveva ribadito, in un intervista pubblicata su "La Repubblica" di oggi, che il movimento non avrebbe mai disarmato rifiutando di cedere le armi all'Autorita' Nazionale Palestinese come richiede l'entita' sionista. "Israele non ha alcun diritto di chiedere niente ad Hamas e al popolo palestinese" e' stato il laconico commento che hanno diffuso fonti della Resistenza Islamica in Libano. Secondo autorevoli esperti la situazione in Palestina (nella striscia di Gaza come nel resto del territorio sotto occupazione) rischia di esplodere per le continue pressioni che amministrazione americana e entita' sionista continuano ad esercitare contro il popolo palestinese. L'ennesimo episodio di terrorismo ( la mano e' quella del Mossad anche se - immediatamente - i sionisti hanno smentito ...com'era ovvio attendersi ) condotto contro Hamas non fara' altro che precipitare ed inasprire la situazione.
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Fattorie di Sheeba occupate: Hezballah detta le sue condizioni, "Israele" esegue e incassa!
di Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. agenzia di stampa "Islam Italia" da Haret Hreik, Beirut
Un episodio che si consuma nel breve arco di poche ore e vede protagonisti da un lato i militari dell'entita' sionista occupante le Fattorie di She'eba (mazar'e'she'eba) e dall'altro il movimento shi'ita di Hezballah. Nel tardo pomeriggio di giovedi 22 settembre la notizia, subito lanciata da "al - Manar" e rimbalzata sulle tv di mezzo mondo arabo, che i soldati israeliani avevano catturato due civili libanesi nella zona occupata destava nuove preoccupazioni in questo lembo di terra senza pace. La provocazione sionista (si sarebbe trattato di due agricoltori locali) sortiva l'effetto contrario ai desiderata degli occupanti: il segretario generale di Hezballah , sheick Hassan Nasrallah, lanciava un duro ultimatum richiedendo la loro immediata liberazione e concedendo non piu' di un ora ai rapitori dalla stella di Davide. Minacciando di scatenare una selva di kathiushe in territorio nemico il leader di Hezballah ribadiva l'assoluta illegittimita' e illegalita' nella quale operavano le truppe d'occupazione sionista nelle fattorie di She'eba. Poco dopo la tv "al Manar" annunciava che i due civili libanesi erano rientrati sani e salvi alle loro case. Questa e' la "linea del fuoco" che oppone le forze della sovversione sioniste ai combattenti dell'Islam rivoluzionario e tradizionalista di Hezballah. Una linea oltre la quale, come aveva annunciato sheick Nasrallah alcuni mesi or sono, non e' permesso andare. "Non lo permetteremo, mai!" .
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Dossier sui massacri israeliani dell'aprile 1996 - "Massacres des Grappes Israeliennes"
Traduzione dal francese a cura di Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" - corrispondenza da Haret Hreik (Beirut) - Libano.
Presentazione (a cura del traduttore)
Il presente dossier e' stato curato dall'Ufficio Politico di Hezballah e dai Comitati di Difesa del Sud e della Beka'a Occidentale. E' una testimonianza fondamentale , storica e politica, delle atrocita' commesse dalle forze d'occupazione sioniste durante l'aggressione lanciata contro il sud Libano dall'allora primo ministro israeliano Shimon Peres , "nobel per la pace" per i mass media e l'opinione pubblica occidentale, macchiatosi di una delle piu' infami e sanguinose pagine della storia recente del Medio Oriente. Una conferma ulteriore dell'attitudine violenta e egemonica del regime di occupazione sionista e un libro bianco sui crimini commessi contro la popolazione civile libanese inerme. E' anche, soprattutto, un dossier che testimonia un impegno in favore della verita' e della giustizia. Nessuna televisione europea , nessun mass media occidentale hanno mai ritenuto opportuno - per non incorrere nella scure delle potenti lobbie's di controllo sioniste - diffondere le immagini dei crimini commessi dal sedicente stato di "Israele" ne' le testimonianze dei sopravvissuti. Dei massacri di Nabatiyye Al Faoka, di Hinneyye-Mansori e di Cana si sono perse cosi' , col passare degli anni, ogni traccia. Questa nostra traduzione intende cercare di colmare, in parte, questo vuoto nella memoria storica collettiva europea e rendere un minimo di giustizia al popolo libanese vittima di una delle piu' lunghe e feroci occupazioni militari che la storia recente ricordi. Il presente documento potra' essere riportato interamente (purche' si citi l'autore e la fonte di provenienza) da qualsiasi sito internet o rivista che intenda adoprarsi per diffondere una verita' storica che il Sionismo Internazionale cerca di occultare. E' , soprattutto oggi, una testimonianza ulteriore della necessita' di salvaguardare ad ogni costo la Resistenza Islamica libanese che , i nemici dell'Islam (America e Entita' Sionista), vorrebbero distruggere. La Resistenza Islamica del Libano e' una realta' che nessun potere , nessuna lobbie's, nessuno Stato dell'Imperialismo potra' mai disarmare.
Introduzione:
Dall'11 al 28 aprile 1996, le forze aeree, navali e terrestri dell'occupazione israeliana hanno lanciato, contro il Libano, degli attacchi continui che hanno procurato degli orribili massacri di civili Libanesi nelle localita' di Suhmur, Jumayjme', Mansuri, Nabatiyye' e Cana. Il bilancio finale raggiunse i 160 martiri , piu' 300 feriti e oltre 400mila rifugiata che furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni ed i loro villaggi nel Sud e nella Beka'a Occidentale. Si trattava dell'operazione "grappes de la cole're" israeliana...operazione lanciata al di la' della comunita' internazionale , in un momento nel quale "Israele" continuava ad invocare la pretesa pace! Questa pace che "Israele" cerca di edificare sul sangue e le lacrime di bambini, di donne e anziani..sull'espulsione dalle loro abitazioni. La questione resta: la coscienza internazionale continuera' con il suo silenzio a condonare questi crimini vergognosi? I loro crimini sono la'...visibili per chiunque voglia vederli. Quanto alla risposta , essa e' una legittima pretesa dei sopravvissuti. Questi sono dunque i crimini, visibili della storia del Libano. In queste foto e in queste dichiarazioni...
Dichiarazione di un civile libanese ai suoi figli: "Questi sono, figli miei, degli spettacoli che voi non dovrete mai dimenticare." (da "Al Manar")
IL MASSACRO DI SOHMOR-BEKA'A OCCIDENTALE -
Data: Venerdi 12 Aprile 1996
Orario: 12,00 pomeridiane
Armi Usate: Obici d'Artiglieria da 155 mm.
Obbiettivo colpito: una abitazione
Numero dei Martiri: 9 (4 di questi bambini)
Numero dei Feriti: 6
Robin ben Klir, comandante in capo dell'artiglieria israeliana in azione lungo la la linea della frontiera libanese ha dichiarato a proposito di questo crimine: "Noi sapevamo esattamente quello che stavamo bombardando."
IL MASSACRO DI HINNEYYE-MANSORI
Data: Sabato 13 Aprile 1996
Orario: 14,00 pomeridiane
Obbiettivo colpito: Un ambulanza
Localita': Vicino ad un posto delle forze internazionali dell'Unita' delle Fiji.
Armi Usate: missili terra-aria sparati da un elicottero.
Numero dei Martiri: 6 (4 di questi bambini)
Numero dei Feriti: 7
Dichiarazione della giornalista libanese Najla Abu Jahjah:
"Ho filmato l'ambulanza mentre trasportava dei rifugiati civili. Due elicotteri hanno sorvolato la zona sopra di noi. Uno dei due ha tirato un missile verso l'ambulanza. Ho visto un uomo che trasportava due bambini, uno era un neonato l'altro non aveva piu' di 7 anni. Il suo viso era completamente coperto di sangue. L'uomo gridava e diceva: "I miei quattro figli sono morti". Una ragazzina di 11 anni correndo dietro di lui urlava disperata: "Ho visto mia sorella. La testa di mia sorella e' esplosa."
IL MASSACRO DI NABATYYE -
Data: 18 Aprile 1996
Orario: 07,00 del Mattino
Obiettivo colpito: una abitazione
Armu Utilizzate: aviazione militare israeliana
Numero dei Martiri: 9 (6 di questi bambini)
Numero dei Feriti: 7
IN UNA CONFERENZA STAMPA CONGIUNTA DEL PREMIER SIONISTA E DEL CAPO DELL'AUTORITA' PALESTINESE YASSER ARAFAT, SHIMON PERES NON HA MANCATO DI SOTTOLINEARE: "Le case di Nabatiyye' dovevano essere evacuate dai loro abitanti... Io penso che sia strano che dei civili siano rimasti a Nabatiyye' malgrado i nostri avvertimenti...".
IL MASSACRO DI CANA
Data: Giovedi 18 Aprile 1996
Armi utilizzate: Obici d'Artiglieria pesanti e incendiariLocalita': base delle forze internazionali delle Nazioni Unite dell'unita' delle Isole Fiji.
Numero dei Martiri: 106 (tutte donne, vecchi e bambini),
Numero dei Feriti: piu' di 110 persone,
(I martiri ed i feriti sono dei villaggi di Cana, Ricjknanai, Siddigine, Jbal al botton e Aitit) Si contano in piu' altri 15 feriti tra i militari delle forze UNIFIL del contingente delle Fiji.
Testimonianza di Ahmad Dib, padre di quattro bambini uccisi insieme alla loro madre: "Io sapevo che i membri della mia famiglia era sotto minaccia ma mai avrei pensato di poterli perdere tutti. Mio figlio Ali' era il primo della classe a scuola , molto intelligente. Qassim era un eroe, lui amava la Resistenza e Sadiq mi ha aiutato a lavorare la terra. Muhammad era un po' indisciplinato.. ma era innocente. I loro giochi, i loro letti, le loro matite colorate e i loro quaderno mi domanderanno di loro. E la scuola...quale scuola!"
Dal quotidiano francese "Le Monde" : "La postazione della forza multinazionale sara' presto ricostruita, ma cio' che abbiamo visto restera' per sempre nella nostra mente." (dichiarazione di un ufficiale delle forze multinazionali dopo il massacro di Cana).
Timor Gauxell, portaparola della forza multinazionale in Libano ha dichiarato: "Dal primo giorno dell'operazione "Grappoli di Furore" cominciata in Libano l'11 aprile, noi abbiamo annunciato al mondo intero che 6000 civili si erano rifugiati nelle nostre postazioni. Noi non abbiamo altro da dire."
Shimon Peres, primo ministro israeliano, in una conferenza stampa dopo il massacro di Cana ha dichiarato: "I civili che sono rimasti vittime del massacro si trovavano in quella postazione per puro azzardo.".
Il portaparola delle Nazioni Unite, Sylvana, ha dichiarato - dopo il massacro di Cana: "Israele ha notificato alle Nazioni Unite che i suoi soldati ricevono ordini di evitare di produrre delle vittime e che il suo esercito utilizza armi molto sofisticate!!!"
Estratto dal Rapporto delle Nazioni Unite sul Massacro di Cana:
"Gli obiettivi bombardati a Cana lascerebbero pensare che il bombardamento non puo' essere stato causato da un errore di sicurezza o di procedura anche se questa probabilita' non puo' essere totalmente esclusa." - "La natura degli impatti degli obici (sul campo) non puo' affatto essere comparabile con quella degli obiettivi che Israele aveva annunciato di voler bombardare. Contrariamente alle dichiarazioni dello Stato ebraico , due elicotteri e un aereo da ricognizione senza pilota , sorvolavano Cana al momento del bombardamento..."
Yehuda Barak, Ministro degli Affari Esteri israeliano, commentando il rapporto delle Nazioni Unite ha dichiarato: "Io non penso proprio che questa sia l'opinione del Segretario Generale dell'Onu, Boutros Ghali. E' ridicolo...questo rapporto puo' produrre delle conseguenza negative sulle relazioni tra Israele e la Finul e l'Onu..."
In un intervista concessa alla rivista israeliana "Kol Hair" (Tutta la Citta') cinque soldati israeliano hanno dichiarato: "i comandanti dell'Artiglieria ci hanno detto: "Noi siamo i migliori tiratori...ci sono milioni di arabi in ogni caso...per loro se gli arabi aumentano di numero o ne muore qualcuno non e' un problema...noi abbiamo fatto il nostro dovere, in fondo si trattava soltanto di un gruppo di Arabochim (espressione razzista utilizzata dagli israeliani contro gli arabi) , forse era necessario tirare piu' bombe per ucciderne qualcuno di piu'."
I COMITATI DI DIFESA DEL SUD E DELLA BEKA'A' LIBANESI
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Il Ramadan - Spiritualità e ricerca durante il mese santo dell'Islam e analisi sul nuovo ordine mondialista
di Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. agenzia di stampa "Islam Italia" da Haret Hreik, Beirut
Il mese santo del Ramadan e' dunque giunto. E' un momento particolarmente importante per l'intera Ummah (comunita') islamica, un mese sacro nel quale i credenti possono riflettere ulteriormente sul significato della propria missione di "khalifa wa Allah" (di "rappresentanti di Dio" in terra cosi' come il Sacro Corano identifica l'essere umano). E' anche il momento in cui , come recita un hadit (detto) del Nobile Profeta dell'Islam, Muhammad (a.s.) , "sono aperte le porte dei Cieli e si chiudono quelle degli inferi ed i demoni non possono uscire". E' il mese che impone, secondo la Shariya (la Legge Islamica) , un digiuno ai fedeli dall'alba al tramonto. Il musulmano che segue i precetti e pratica la fede nel Dio Unico, Allah subb ana wa tahala, si deve astenere - durante il giorno - dal mangiare, dal bere, dal fumare e dai rapporti sessuali. E la comunita' islamica lo celebra sempre come uno dei suoi piu' importanti momenti di riflessione che impone questa nostra esistenza terrena. I motivi di apprensione e di analisi poi quest'anno sono certamente ulteriori considerando l'attacco, su scala globale, che i nemici dell'Uomo e della Verita' stanno portando senza alcun rispetto verso un miliardo e oltre di musulmani. L'Islam e' oggi, piu' che mai, nel mirino di quelle potenze sataniche che si distinguono ovunque per i loro criminali atti di barbarie. Il Nuovo Ordine Mondiale che l'establishment sionista-americano e i suoi alleati sparsi nel pianeta (a cominciare dall'entita' sionista usurpante la Palestina) vorrebbero instaurare e' una progetto di antica memoria che risale a quella congiura degli Illuminati di Adam Weishaupt (seconda meta' del Settecento) e ai suoi obiettivi di desacralizzazione e laicizzazione delle societa'. Obiettivi conseguiti in Europa attraverso le rivoluzioni borghesi e proletarie e mediante l'uso di ideologie false e totalitarie che, per oltre due secoli, in nome di socialismo e nazionalismo, imperialismo e colonialismo - ma anche in nome di moderni miti costruiti dall'uomo (razze superiori, classi o gruppi sociali privilegiati, visioni messianiche e escatologiche) - hanno praticamente realizzato un insieme inverso di valori che viene etichettato e definito dai mass media come la modernita'. Una modernita' che , in realta', dietro alla maschera di un falso perbenismo laicista e dietro al buonismo ipocrita del democraticismo parlamentarista nasconde la volonta' di eliminare qualsiasi influenza religiosa dalla vita pubblica delle societa'.Un moto discendente e una autentica deriva ontologica ha cosi' contrassegnato il vivere quotidiano di miliardi di individui provocando uno schiantamento dei valori morali senza precedenti che, in Occidente soprattutto, non sembra arrestabile senza un minimo di centro di gravita' ed una direzione sicura. I nuovi miti del progressismo e della democrazia imposta manu militari dall'amministrazione statunitense sembrano dilagare sostenuti dall'intervento delle nuove "armi di distruzione di massa" che sono i mezzi di comunicazione (..noi li chiameremo di distorsione..) di massa (internet, i mass media, i programmi demenziali che sono passati quotidianamente sulle televisioni di mezzo pianeta, la musica e i concerti live, l'edonismo ed i non valori del Dio-Dollaro imperanti, le mode ed i costumi imposti dalla cinematografia hooliwoodiana e dall'american way of life, il bombardamento mediatico sulla liberalizzazione dei sessi che nasconde una pericolosa inversione di ruoli e di funzioni e ha prodotto la disintegrazione della famiglia primo perno di una societa' e centro di identita' che sono state annullate, il continuo progressivo obnubilamento di qualsiasi morale e etica, il permissivismo dilagante e la nemesi di qualsiasi tradizione). Una deriva che ha investito l'Occidente e sembra oggi rivolgersi contro il resto del pianeta impotente e sotto attacco. Attacco mondialista e globalizzante che non risparmia alcun continente e non rispetta le differenze e le identita' (religiose, politiche, ideologiche, razziali). Un Nuovo Ordine Mondiale che mira a distruggere in nome di una utopia che e' quella del Governo Mondiale laico e illuminato dove non devono trovare posto ne' avrebbero diritto di cittadinanza concetti quali Fede, Razza, Nazione, Stato, Religione o Comunita'. E' il melting pot quello che vorrebbero disegnare gli apprendisti stregoni del Nuovo Ordine Mondiale, il cosiddetto Villaggio Globale che ci vuole tutti quanti
"cittadini del mondo" senza differenze e senza alcun altra preoccupazione che non sia di ordine materiale. Il novello Vitello d'Oro della Globalizzazione , con i suoi affascinanti e pericolosi strumenti di ricatto e di opprressione (a cominciare da Internet e finendo ai molti beni di lusso che sono distillati quotidianamente al fine di rimbambire gli individui - veri e propri uomini-massa, massificati nel Nichilismo contemporaneo, numeri tra i numeri senza alcun ideale che non sia di ordine contingente e di natura meramente materialista )e' dunque il futuro che hanno prospettato per l'umanita' la cricca di oligarchi che dirige e disegna il Sistema Mondialista. L'Islam ( in nome di valori che sono Giustizia sociale e Equita' nella distribuzione delle risorse, rispetto dei deboli e degli oppressi e volonta' di edificazione di una societa' migliore dove non si debba piu' sentire parlare di razzismo, xenofobia, emarginazione, ghettizzazione e violenza contro l'individuo) si opporra' a questi piani satanici e continuera' la sua Missione Storica di ponte tra l'umano ed il Divino. In questo Ramadan , che viviamo in Libano per la seconda volta, ci auguriamo che cessino le violenze nel vicino Iraq (devastato da una Guerra civile senza senso e da un occupazione militare che non ha piu' ragione di esistere), nella Palestina occupata (sotto il duplice fuoco di fila del nemico sionista e delle divisioni che contrassegnano l'attuale dirigenza politica palestinese, bene ha fatto il Presidente dell'ANP , Abu Mazen, a rimettere l'incarico e bene hanno fatto i dirigenti di Hamas e della Jihad Islamica a richiamare i loro uomini all'ordine per evitare inutili bagni di sangue fratricidi in questo santo mese di Ramadan) e in tutte le nazioni dove i musulmani soffrono e sono vittime di discriminazione (dalla Cecenia al Kashmir, dall'Indonesia all'Africa sahariana fino ai paesi del "dar al harb" , l'Europa e il Nuovo Continente). Ai fratelli e alle sorelle musulmane che , come Noi , sono diventati musulmani e vivono questo santo mese in Europa un pensiero particolarmente sentito di solidarieta' e di pace. Un pensiero che vogliamo estendere , senza alcuna ipocrisia, a tutti gli uomini di buona volonta' perche' - come ci ha ricordato il Profeta Gesu' (a.s.) "la liberta' vi rendera' liberi"... Insciallah. A tutti Mabruk e Ramadan Karim dal Libano libero esempio di una volonta' di riscatto e di resistenza per tutti i popoli che soffrono le sfide quotidiane e i ricatti del "Nemico dell'Uomo". Dagoberto Husayn Bellucci , dir. resp. agenzia stampa "Islam Italia" da Beirut.
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L'Iran celebra il 25mo anniversario della guerra imposta da Saddam
Dagoberto Husayn Bellucci -
Tuesday, Sep. 20, 2005 at 10:02 PM
La Repubblica Islamica celebra il 25esimo anniversario della Guerra Imposta con una solenne cerimonia militare a Teheran. Davanti al neopresidente , Mohammad Ahmdinejad, hanno sfilato i reparti dell'elite' delle Forze Armate e dei Basijh-Pasdaran. Ahmdinejad ha ricordato - citando il compianto Imam Khomeini - che ;Quando una Guerra Imposta , la Difesa e' Sacra. L'Iran richiedera' tutta la verita' sui crimini commessi dagli iracheni in quella sporca guerra.
La Repubblica Islamica celebra il 25esimo anniversario della Guerra Imposta. Era la mattina del 20 settembre 1980 quando le truppe di Saddam (il piccolo satana come lo definira' l'Imam Seyeed Ruhollah al-Khomeini), senza alcun preavviso, attaccarono il territorio della Repubblica Islamica. In nome del mito panarabista, rivendicando per se' un posto nella storia e ricordando la battaglia di Qaddisya (nella quale le armate arabe travolsero l'allora impero persiano nel 648 d.C.) , il dittatore iracheno mandava le sue truppe all'attacco: dal cielo, dal mare e via terra il territorio iraniano veniva trasformato in un campo di battaglia. Il dittatore iracheno aveva promesso di arrivare a Teheran in una settimana. I suoi bombardieri attaccarono subito le raffinerie di petrolio per indebolire l'economia iraniana , le centrali elettriche e le citta'. Un diluvio di bombe si riversera' su Teheran e , una dopo l'altra, cadranno le citta' di frontiera al sud: Abidj
an, Ahwaz e Khoramshar (ribattezzata , dalla propaganda iraniana, la citta' martire....i pasdaran opporranno una eroica resistenza , armati con kalashnikov e qualche kathiusha, a due divisioni corazzate irachene). L'Iraq ba'athista , sostenuto dalla finanza mondiale , dalle superpotenze dell'Est (URSS e satelliti) e dell'Ovest (America e paesi europei) ricevendo il benestare della plutocrazia sionista e l'appoggio dei paesi arabi produttori di petrolio del Golfo pensera' ad una facile vittoria. Il coraggio e l'eroismo delle brigate volontarie dei Basjih-Pasdaran inchioderanno a Khoramshar il fronte: l'avanzata irachena era definitivamente stoppata. Non riuscendo a piegare la resistenza iraniana il dittatore di Baghdad incomincera' la bestiale carneficina di innocenti, di donne e bambini, ordinando i raid a tappeto su tutte le citta' dell'Iran (centri civili, palazzi, ospedali, scuole, chiese e moschee saranno abbattuti dall'aviazione irachena nell'indifferenza -
meglio nella soddisfazione malcelata - dell'Occidente ....). La Rivoluzione Islamica dimostrera' al mondo di cosa fossero capaci i suoi figli: la meglio gioventu' dell'Iran si immolera' sui campi di battaglia del sud e nel Kurdistan , a nord. Nelle paludi attorno all'Eufrate, sulla linea di confine, si combattera' una lunga guerra di posizione. I barchini dei Pasdaran daranno filo da torcere alla marina irachena. I combattenti volontari di Khomeini (quattordicenni e quindicenni) andranno a migliaia a donare il loro sangue portando con se' la fascia rossa del martirio e la chiave del paradiso. Riecheggiava in quei giorni di guerra il mito ancestrale dell'Imam al-Husayn e della tragedia di Karbala. La Rivoluzione non era morta e si risvegliava possente: a Teheran una fontana ricordava il sacrificio dei caduti con zampilli rosso sangue. Le donne , le mogli e le madri, piangevano i loro caduti ma tutti erano fieri di questa eroica resistenza di popolo. Tra i paesi de
lla Lega Araba solo la Siria e lo Yemen condannavano l'aggressione irachena. Tutti , da Oriente a Occidente, plaudivano all'azione (l'allora re di Giordania, Hussein, inviava messaggi di solidarieta' al satrapo di Baghdad e volontari per la vittoria finale). Una vittoria che non ci sara'. Nel 1983 le truppe iraniane libereranno Khoramshar e nell'autunno successivo lanceranno la loro controffensiva che li portera' fino a Bassora. L'Irak deciso a non mollare utilizzera' allora le armi chimiche contro i volontari iraniani (iprite, gas nervini, vescicanti). Prima di Halabiya saranno gli iraniani a subire gli effetti di queste armi bandite da una convenzione internazionale. Il mondo restera' muto. Nessuno condannera' Saddam Hussein al quale forniranno armi e assistenza anche per il suo programma nucleare (il tammuz 1 verra' distrutto nell'aprile 1981 dall'aviazione israeliana). Il neopresidente Ahmadinejad , trionfalmente accolto ieri sera all'aeroporto di Teheran da
non meno di diecimila persone in festa per il suo coraggioso discorso pronunciato alla tribuna delle Nazioni Unite, ha sottolineato che oggi come ieri la Repubblica Islamica e' pronta per qualsiasi Resistenza contro eventuali tentativi di aggressione da parte dei nemici.;Sono gli stessi nemici di ieri che oggi impediscono all'Iran di sviluppare la sua tecnologia nucleare a fini civili. Se continueranno con queste pressioni e' possibile che l'Iran abbandoni il Trattato di Non Proliferazione Nucleare;. Occorre a tutte le Nazioni siano concesse pari opportunita'. In Medio Oriente esiste uno stato che possiede armi di distruzione di massa e minaccia di utilizzarle - ha sottolineato Ahmadinejad indicando nell'entita' sionista il nemico - Non resteremo impassibili a subire queste minacce. L'Iran , come sempre , contro il Nuovo Ordine Mondiale, avanguardia rivoluzionaria e baluardo dei diseredati del pianeta. Au revoir Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. agenzia di stampa
Islam Italia; da Haret Hreik , Beirut.
15:39 Scritto da: metropolista in Iran | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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28/08/2009
'Testimonianza'...
'TESTIMONIANZA'....
di Dagoberto Husayn Bellucci
"Ci vuole un fisico speciale/ per fare quello che ti pare/ perchè di solito a nessuno/ vai bene così come sei!"
( Luca Carboni - "Ci vuole un fisico bestiale" - album "Il tempo dell'amore" 1999 )
"Ne abbiamo attraversate di tempeste
e quante prove antiche e dure
ed un aiuto chiaro da un'invisibile carezza
di un custode.
Degna é la vita di colui che é sveglio
ma ancor di più di chi diventa saggio
e alla Sua gioia poi si ricongiunge
sia Lode, Lode all'Inviolato.
E quanti personaggi inutili ho indossato
io e la mia persona quanti ne ha subiti
arido é l'inferno
sterile la sua via.
Quanti miracoli, disegni e ispirazioni...
E poi la sofferenza che ti rende cieco
nelle cadute c'é il perché della Sua Assenza
le nuvole non possono annientare il Sole
e lo sapeva bene Paganini
che il diavolo é mancino e subdolo
e suona il violino."
( Franco Battiato - "Lode all'inviolato" - album "Caffè de la paix" 1993 )
" La fossa del leone
è ancora realtà
uscirne è impossibile per noi
è uno slogan falsità
Il nostro caro angelo
si ciba di radici e poi
lui dorme nei cespugli sotto gli alberi
ma schiavo non sarà mai
Gli specchi per le allodole
inutilmente a terra balenano ormai
come prostitute che nella notte vendono
un gaio un cesto d'amore che amor non è mai
Paura e alienazione
e non quello che dici tu
le rughe han troppi secoli oramai
truccarle non si può più
il nostro caro angelo
è giovane lo sai
le reti il volo aperto gli precludono
ma non rinuncia mai
cattedrali oscurano
le bianche ali bianche non sembran più
Ma le nostre aspirazioni il buio filtrano
traccianti luminose gli additano il blu"
( Lucio Battisti - "Il nostro caro angelo" - album "Il nostro caro angelo" 1973 )
La quintessenza della politica abbiamo sempre affermato essere la rappresentazione di 'simbiotiche aderenze' ovvero 'nessi' di 'convergenze' tattico-strategiche e raccordi ideologico-politici. Niente di più e niente di meno. Non è affar 'nostro' nè fondamentalmente ci riguardano le 'cianfrusaglie' mentali dei diversi 'attori' che 'cavalcano' - indegne 'comparse' - il palcoscenico contemporaneo della politica, di quella nazionale italiota e di quella mondiale: la realtà fattuale ci 'rappresenta' un mondo rovesciato dove ai valori etici e alle 'consegne' ideali si sono sovrapposti gli interessi più meschini ai quali hanno votato anima e corpo tutti coloro per i quali la politica costituisce esclusivamente la degenerazione materialistico-carrieristica di un'infinito osanna elevato costantemente, quotidianamente, irriducibilmente al novello vitello d'oro alias società contemporanea massificata e svuotata di alcun senso.
Noi affermiamo che la politica è l'arte dell'impossibile ovvero l'assunzione di una 'fisionomia' ideologico-militante che scandisce i 'tempi' e contrassegna i 'modi' dell'azione e rappresenta lo 'spazio' d'intersezione di ideali, volontà, determinazione, 'carattere' e 'stile' senza i 'quali' non si 'vince'. Ideologicamente, politicamente, attivisticamente 'occorre' predisporre le 'carte del gioco', preparare i 'giocatori', 'allenare' i 'pargoli' che si avvicinano e cominciare qualunque 'partita' solo ed esclusivamente quando 'pronti'.
Abbiamo 'preparato' - su 'precisa', 'precisissima', 'indicazione', le 'carte' in 'tavola'... Non è 'detto' che dovremo necessariamente 'giocare' anche perchè 'altri', auspichiamo, verranno 'dopo' e altri ancora probabilmente 'realizzeranno' l'arte dell'impossibile ovvero la materializzazione 'magica' dell'imponderabile... La 'partita' è ancora da 'disputare' e non è detto, affatto, chi avrà l'ultima 'parola'...
In questa 'cavalcata' verso il nulla nella contemporaneità post-modernista, nel presente scorcio spazio-temporale plasmato dalla deideologizzazione globale e dalle derive nichilistiche ed edonistiche intraprese dalle società di massa livellate e omologate dal pensiero unico neo-liberista espressione della voracità 'bottegaio-borghese' moderna - 'parodistica', complementare e speculare 'forma' universale del mercantilismo kosherizzato partorito dal nomadismo cosmopolita giudaico della combricola degli usurai - abbiamo sempre riconosciuto la valenza 'offensiva' delle 'idee': l'idea muove il mondo, arde come una fiamma e rende consapevoli.
Parafrasando il poeta e scrittore statunitense Ezra Pound sosteniamo l'inevitabilità di coniugare l'idea con l'azione ("Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui") anche, soprattutto, per evitare il 'progressivo' svuotamento ideale o l'ineluttabile 'sfiancamento' attivistico-militante. Pensiero e azione, dottrina e militanza, lucidità analitica e coerenza comportamentale dovranno costituire il principale collante per tutti gli uomini differenziati che sapranno signoreggiare il vortice psichico.... Del resto 'viviamo' nell'età oscura, immersi nel kali-yuga di questa oscena modernità, ed è nostro compito esclusivamente la proiezione di ciò che dovrà essere fatto... Ad 'altri' demandiamo direttive che, per i più, rappresentano attualmente amene e 'oziose' speculazioni d'indirizzo intellettual-politico...per qualcuno 'capziose' formule per altri esclusivamente 'icone' sulle quali santificare e pontificare...
Lo spirito che dev'essere 'evocato' ci impone invece la tabula rasa: occorre un taglio netto, una cesura non dogmatica ma 'significativa' e realistica, con tutto il ciarpame ideologico sopravvivente e maleodorante al 'diluvio' universale che ha contraddistinto l'ultima fase del Novecento e l'inizio del Terzo Millennio. Chi 'vorrà' spregiudicatamente 'vedersela' potrà dunque 'confrontarsi' anche nell'arena della politica 'spicciola'....'restando' alle vicende italiote si potrebbe esser 'tentati' pure dalla "autostrada del 'sole'" (...le fatidiche 'tre S' ...Successo, Soldi, Sesso...'queste' le "promesse" del sistema....dammi l'anima e ti darò la gloria...la fama...il successo...promesse che ci ricordano 'vagamente' 'qualcuno'...'riascoltatevi' "Lode all'Inviolato" , superlativa 'metafora' musicale di Franco Battiato...a chi si 'riferisce' il sulfureo 'cantautore' catanese?...scopritevelo da soli...) partitico-elettoralistica financo parlamentaristica così come sarebbe 'funzionale' - ...'tanto'... - 'dedicarsi' al giardinaggio, all'allevamento di trote o al collezionismo di preservativi 'consumati' (...ci 'mancano' nelle 'proposte' "Hobby&Work"...in 'edicola ogni settimana...).
La società contemporanea, deideologizzata e livellata dal vortice consumistico-edonista non 'comprende' ovviamente che 'questo'....Probabilmente ci daremo anche noi, a 'breve', al 'giardinaggio' ....(....destinati all'allevamento dei fleurs du mal di baudelairiana memoria....sarà un 'passatempo' 'piacevole'....'scaraventati' nell'ennesima ricognizione introspettiva ....al di là e oltre gli 'altri'...) ...alle 'trote'...o ai 'tanga' ....(...purtroppo per le signore e signorine di 'turno' non utilizziamo 'contraccettivi di sorta...).
Tant'è abbiamo sovente ribadito che ai soldati-politici consapevoli occorra una 'necessaria' 'preparazione' - ontologica prim'ancora che ideologica, 'razziale' prima che 'ideale' - e , di conseguenza, che - al presente - sia necessaria e 'meritoria' l'opera di 'testimonianza' possibilmente 'attiva'.
Affermatori di un'ordine fondato sull'identità razziale e aderenti ad una visione eroico-spirituale dell'esistenza abbiamo sempre pensato che l'ultima 'battaglia' sia rappresentata dalla 'tessitura' organica di quella tela ideologica che, teoricamente, dovrebbe costituire l'insieme - il 'telaio' d'azione - delle anime 'nobili' (..l'aristocrazia del nulla....o, per utilizzare un efficace metafora di Maurizio Lattanzio, non i 'nobili decaduti' ma gli 'aristocratici della decadenza'... noblesse oblige...) predisposte all'affrontamento rigoroso dei 'tempi ultimi': il 'ragna rock' , lo scombussolamento generale, la grande tribolazione secondo le sacre scritture.
La premessa indispensabile per chi conosce le 'regole del gioco' della politica sarà l'azione indipendentemente dal 'perimetro' spazio-temporale entro il quale essa andrà situandosi...anche, soprattutto, in un tempo di là da venire....occorre 'essere' testimonianza.
Scriveva Maurizio Lattanzio, il Grande Guascone di Popoli alias il Principe del Nulla, quasi un ventennio or sono: "E' ora di incominciare a 'dirci' che l'estrema destra italiana, propaggine residuale dei movimenti fascisti europei, non ha mai rappresentato - in questo secondo dopoguerra - una forza politica credibilmente antagonista nei confronti del Sistema. Quest'ultimo, da parte sua, ottemperando ad esigenze di conservazione degli equilibri oligarchici, ha provveduto, tramite l'azione dei servizi segreti, all'attuazione di una tattica di infiltrazione e di provocazione che, specie negli anni '70, ha conferito al neofascismo italiano un'identità eversiva intenzionalmente ed artificialmente sopravvalutata, nonchè funzionalmente inserita nel quadro di un complessivo disegno strategico di ri-assestamento degli assetti di potere del Sistema. A ciò occorre aggiungere anche l'esaurimento dell'efficacia aggregante, legata ad episodici sussulti protestatari, alle persecuzioni 'selvagge' subite soprattutto nel recente passato, nonchè allo sterile e vischioso 'collante' delle nostalgie reducistiche. Cessata la fittizia stabilità di consensi determinata dall'operatività dei suddetti fattori di 'dilatazione' - l'area nazionalrivoluzionaria si è trovata 'bruscamente' di fronte alla propria inconsistenza politica. Di qui l'affioramento di preoccupanti sintomi dissolutivi sotto forma di febbricitanti parossismi frazionistico-conflittuali, dai quali emerge un quadro clinico (neurologico?) assimilabile alla sindrome dei capponi di Renzo. E' lo stremato approdo pre-agonistico di un'ambiente che, dopo anni di immobilismo, sembra voler riscoprire improvvisate e dilettantistiche estroversioni movimentistico-conventicolari prive di qualsivoglia parvenza di strategia politica. L'unico risultato che appare dal suddetto grottesco 'intreccio' di inconsulte circonvoluzioni agitatorie - è costituito dalla frammentazione organizzativa...." (1)
Lattanzio indiscutibilmente aveva 'profeticamente' indicato l'involuzione politica di un'intera area.... Ma non è dell'"area" che intendiamo occuparci quanto, eventualmente, di ciò che si muove al di fuori' - o per esser più esatti 'ai lati' - dell'ambiente neofascista... Disinteressati a ciò che si poteva, si può e si potrebbe fare....intendiamo rivolgerci a quanti (...quali verrebbe da chiedersi...) capiranno invece ciò che deve essere fatto...
E vogliamo 'sincerarci' che qualcuno proseguirà ciò che è stato 'fatto' o 'scritto'...'detto' o 'vergato' su un foglio.... Il 'varco' è ancora 'aperto'....chi vorrà potrà cimentarci nella vuota quotidianità depauperizzata 'metabolizzando' e assumendo, riconoscendo e proiettando, la forma scolpita insuperabile ed insuperata dell'Autarca Nichilista di jungeriana memoria...
Noi, indipendentemente dalla nostra 'persona' e al di là delle 'acrobatiche' involuzioni altrui, lasciamo il 'passo'.... Perchè, come 'sentenzia' lucidamente l'inarrivabile 'vena' ironico-canzonatoria del Grande Rino Gaetano, "...escluso il cane/ tutti gli altri son cattivi/ pressoché poco disponibili/ miscredenti e ortodossi
di aforismi perduti nel nulla...(...) ... se togli il cane/ escluso il cane/ non rimane che gente assurda/ con le loro facili soluzioni ...".
Parafrando Tiziano Ferro...."per un pò sparirò"....perchè....'forse' perchè è il momento di cominciare "la traversata dell'estate"....
"Per chi si divertiva in gruppo e mi gridava "mi fai schifo"
e ora credo che non rida più.
Per chi si crede di esser forte perché in grado di ferire
dico no, niente affatto.
Per chi continua a farsi male non amandosi abbastanza
come te, ma forse anche come me.
Guardo negli occhi il nemico mio peggiore
e non lascio che mi guidi il rancore.
Uno: guardo avanti sempre e non mi arrendo.
Due: se ti dico tu sei il top sto mentendo
E forse sì forse no, molto attento, distratto
ti sei chiesto mai perché capita che
farsi male è più facile che darsi un bacio
per quale motivo non so
per un po' sparirò.
Ed io
per un po' sparirò...."
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"
DA NABATHIYEH (LIBANO MERIDIONALE)
Note -
1 - Maurizio Lattanzio articolo "Islam ed Europa - Tracce di lettura" dal mensile "Avanguardia";
per TerraSantaLibera.org:
http://www.terrasantalibera.org/DagobertoHB_testimonianza...
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Recensione Libraria: Umberto Galimberti - "L'ospite inquietante - Il Nichilismo e i giovani"
Recensione Libraria - Umberto Galimberti - "L'Ospite inquietante - Il Nichilismo e i giovani"
di Dagoberto Husayn Bellucci
"Nietzsche chiama il nichilismo "il più inquietante (unheimlich) fra tutti gli ospiti", perchè ciò che esso vuole è lo spaesamento (Heimatlosigkeit) come tale. Per questo non serve a niente metterlo alla porta, perchè ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di quest'ospite e guardarlo bene in faccia"
( Martin Heiddeger - "La questione dell'essere (Sopra la linea)" - (1955-1956) )
"...liete si apprestano a combattere le Forze del Male e già calpestano il Ponte che adduce ai Troni degli Dèi
il Destino orami sta per compiersi e Heimdall, il santo custode, suona a gran forza il grande corno di guerre
Odino conversa con la testa di Mimir e da lei cerca consiglio..."
( Canto della Vòluspà - Strofa XLVI )
"Vivere per sempre
Ci vuole coraggio
Datti al giardinaggio dei fiori del male
E’ necessario vivere
Bisogna scrivere
All’infinito tendere"
( Baustelle - "Baudelaire" - album "Amen" - 2008 )
"E non è colpa mia se esistono carnefici
Se esiste l'imbecillità
Se le panchine sono piene di gente che sta male"
( Franco Battiato - "Up patriots to arms" - album "Patriots" - 1980 )
Nel 'circo Barnum' demenzial-compulsivo della macchina editoriale italiota, omologato al pensiero unico edonistico-consumista per il quale risulta 'conforme' la validità di un 'testo' esclusivamente per il nome del suo autore o in funzione delle 'copie-vendita' in quanto è la 'percezione' materialistico-consumistica che 'rende' l'opera scrittoria 'degna' o meno di 'intasare' gli scaffali librari (...infinite pagine di inutilità 'buttate' lì alla 'rinfusa'...'bestseller' che 'spaziano' dalla cura del pelo dei gatti alla caccia al cinghiale, dai consigli per il clitoride infiammato a quelli per le evacuazioni intestinali per finire con 'entusiasmanti' descrizioni dell'ufologia, della meccanica divina, delle 'ascensioni' alpinistico-sportive e indicibili rappresentazioni 'romanzesche' di una realtà che oramai è in stato perennemente confusionale... 'comprateli' voi e non dimenticatevi la 'letteratura' 'fantastico-storica' che mescola alla rinfusa mitofanie, dottrine esoteriche, occultismo, simbolismi 'eccetera eccetera'...), abbiamo 'intuito' la validità argomentativo-analitica dell'ultima 'fatica' scrittoria di Umberto Galimberti, filosofo e psicologo, uomo di 'sinistra' (...perchè 'esiste' ancora una 'sinistra'?...e una 'destra'? ...mah...crediamo avesse ragione l'indimenticato Giorgio Gaber qualche anno or sono quando sosteneva che "...Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Ma cos'è la destra cos'è la sinistra... Fare il bagno nella vasca è di destra far la doccia invece è di sinistra/ un pacchetto di Marlboro è di destra di contrabbando è di sinistra (...) Una bella minestrina è di destra il minestrone è sempre di sinistra/ tutti i films che fanno oggi son di destra se annoiano son di sinistra (...) Le scarpette da ginnastica o da tennis hanno ancora un gusto un po' di destra/ ma portarle tutte sporche e un po' slacciate è da scemi più che di sinistra (...) I blue-jeans che sono un segno di sinistra con la giacca vanno verso destra (...) il concerto nello stadio è di sinistra i prezzi sono un po' di destra (...) I collant son quasi sempre di sinistra il reggicalze è più che mai di destra (...) la pisciata in compagnia è di sinistra il cesso è sempre in fondo a destra (...) La piscina bella azzurra e trasparente è evidente che sia un po' di destra/ mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare sono di merda più che sinistra (...) L'ideologia, l'ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia/ è la passione, l'ossessione della tua diversità/ che al momento dove è andata non si sa dove non si sa, dove non si sa (...) Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra/ è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra....." ....destra-centro-sinistra parole 'vuote', artifici 'parlamentarististi' inventati ad hoc dalla borghesia e 'accettati' supinamente dal proletariato per la 'consumazione' del 'banchetto' delle 'ciancie' politicanti...'frammenti' d'identificazione ideologico-politica tardo-ottocenteschi 'sopravviventi' quali 'residui' deambulanti nella vuota quotidianità post-modernista...'percezioni' demenziali per irretire il 'pubblico pagante' dello spettacolo elettoralistico-partitocratico...immondezzaio pubblico delle 'pulsioni' e degli 'istinti' più veniali di chi 'crede' alle 'allodole' sistemiche... 'contenti' 'voi'...mah...questa, in 'fondo', è l'illusione democratica....da 'sempre'...il nostro 'dagocentrismo' ci porta indiscutibilmente al di là e oltre le 'categorie' destra/sinistra.... siamo irriducibilmente 'alieni' a qualsivoglia 'fascinazione' democratica.... unica 'via' Dagocrazia...'sicuri' di non 'sbagliarci'....mai!.....) e discreto 'osservatore' delle dinamiche depauperizzanti della società del nulla contemporanea.
Il testo in questione è 'dedicato' ai giovani...in realtà dovrebbe essere 'destinato' ad un 'pubblico' più vasto....l'umanità. Perchè, parafrasando Friedrich Nietzsche, "il nichilismo è alle porte: da dove ci viene costui, il più inquietante fra tutti gli ospiti?" (1) ...il nichilismo pervade, devasta, influenza, 'ammalia', affascina e distrugge...indomito prosegue la sua devastante corsa precipitando gli individui e le società nel baratro del nulla... Oggi il nichilismo 'trionfa' nelle società vuote di senso della porcilaia occidentale, determinando percorsi scoscesi e irrefrenabili cadute...non c'è salvezza perchè il nichilismo ha tagliato definitivamente i 'ponti' con qualsiasi percezione metafisica , rovistando nell'anima e sgangherando le coscienze ben oltre lo 'sgangherabile'.
"Un libro sui giovani: perchè i giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male (...perchè i 'meno' giovani stan 'messi' 'meglio'? ...tze...frustrazioni esistenziali di derelitti senza possibilità di 'attracco'...vuoti a 'perdere'...). - scrive l'autore nell'introduzione - E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perchè un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui. (...) Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perchè hanno ormai raggiunto quell'analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. E del resto che nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all'impegno e allo sguardo volto al futuro affondano in quell'inarticolato all'altezza del quale c'è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta depressione come stato d'animo senza tempo, governato da quell'ospite inquietante che Nietzsche chiama 'nichilismo'. (...) Un pò di musica sparata nelle orecchie per cancellare tutte le parole, un pò di droga per anestetizzare il dolore o per provare una qualche emozione, tanta solitudine tipica di quell'individualismo esasperato, sconosciuto alle generazioni precedenti, indotto dalla persuasione che - stante l'inaridimento di tutti i legami affettivi - non ci si salva se non da soli, magari attaccandosi, nel deserto dei valori, a quell'unico generatore simbolico di tutti i valori che nella nostra cultura si chiama denaro. Va da sè che quando il disagio non è del singolo individuo, ma l'individuo è solo la vittima di una diffusa mancanza di prospettive e di progetti, se non addirittura di sensi e di legami affettivi, come accade nella nostra cultura, é ovvio che risultano inefficaci le cure farmacologiche cui oggi si ricorre fin dalla prima infanzia o quelle psico-terapiche che curano le sofferenze che originano nel singolo individuo. E questo perchè se l'uomo, come dice Goethe, è un essere volto alla costruzione di senso (Sinngebung), nel deserto dell'insensatezza che l'atmosfera nichilista del nostro tempo diffonde il disagio non è più psicologico, ma culturale. E allora è sulla cultura collettiva e non sulla sofferenza individuale che bisogna agire, perchè questa sofferenza non è la causa, ma la conseguenza di un'implosione culturale di cui i giovani, parcheggiati nelle scuole, nelle università, nei master, nel precariato, sono le prime vittime. (...) Se il disagio giovanile non ha origine psicologica ma culturale, inefficaci appaiono i rimedi elaborati dalla nostra cultura, sia nella versione religiosa perchè Dio è davvero morto, sia nella versione illuminista perchè non sembra che la ragione sia oggi il regolatore dei rapporti tra gli uomini, se non in quella formula ridotta della "ragione strumentale" che garantisce il progresso tecnico, ma non un ampliamento dell'orizzonte di senso per la latitanza del pensiero e l'aridità del sentimento."
Già è esattamente 'questo' il nodo gordiano da sciogliere...ammesso e non concesso che qualcuno abbia una 'soluzione' in vista dell'improbabile 'scioglimento' dobbiamo rilevare che Galimberti abbia colto nel segno identificando nella 'cultura' della morte dominante, nella cultura della crisi prevalente, le principali responsabili dell'affioramento 'tsunamico' del nichilismo e delle conseguenze devastanti che questa realtà priva di senso e aliena da qualsivoglia 'freno' ha prodotto nelle società moderne (occidentali e 'non').
" "Crisi" è la parola che sempre più spesso ricorre in questo nostro tempo instabile e magmatico. - scrive Giuliano Borghi (2) - Antiche certezze sembrano definitivamente tramontate e i vecchi valori appaiono sfumare sempre più in un crepuscolo in cui il rapporto tra la 'ragione' umana e il suo tempo va declinando fino ad alterarsi profondamente. (...) Ci sembra che un possibile punto di presa iniziale per impostare il discorso che gradualmente andremo svolgento, lo consenta quel momento chiave del Novecento, compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale, quando la sensazione di trovarsi alla fine dei tempi, la critica della civiltà e il pessimismo culturale costituiscono e alimentano una vera e propria corrente di pensiero, quella che è stata definita come "letteratura della crisi". (...) Da tutta l'Europa, letterati, saggisti, storici, filosofi, pur con diverse matrici culturali e con destini diversi, si interrogano con insistenza in conferenze, riviste, volumi, in una fitta rete di rimandi reciproci, per capire se la civiltà occidentale, così decrepita e ammalata alle radici per alcuni, così grandiosa un tempo per altri, potrà riuscire a superare la profonda crisi in cui versa, e che mai prima di allora le era toccato subire.".
Queste le analisi che 'affioravano' un secolo or sono tra gli intellettuali ed i pensatori di un'epoca che avrebbe dovuto ancora produrre, attraverso l'irrinunciabile fiducia nella scienza e nella tecnica, due conflitti mondiali, la suddivisione planetaria del pianeta tra due imperialismi (capitalistico-statunitense il primo, comunistico-sovietico il secondo) di segno apparentemente 'opposto' ma sostanzialmente identici per metodologia e soprattutto 'genealogia' 'ideale' (...prodotti partoriti dalle rivoluzioni anti-tradizionali d'illuministica memoria, rappresentazioni 'statali' dei più meschini istinti umani dell'invidia sociale miranti all'omologazione meccanicistica e alla depauperizzazione delle coscienze...due facce della stessa 'patacca' a sei punte e prodotti dell'evoluzionismo, del progressismo, della costante cieca furia devastatrice di qualsivoglia ordine e di qualunque 'organicismo'...) ed infine il mondo rovesciato, l'One World, la società del nulla che 'invade' e pervade, penetrante e strisciante, ogni minimo 'anfratto' abbandonando gli individui a sè stessi... Non esiste più alcuna morale. Nè un'etica. Non esistono più valori nè obiettivi. Non c'è alcun orizzonte verso il quale procedere...la 'marcia' nel nulla, verso il nulla, per il nulla.
"Nichilismo: manca il fine, manca la risposta al "perchè?". Che cosa significa il nichilismo? - Che i valori supremi perdono ogni valore" sentenzierà Nietzsche con assoluta lucidità.
"Il nichilismo - continua Galimberti nel suo volume - è un'antica figura, perchè intorno all'essere e al nulla si è aperto il grande scenario della filosofia che, a differenza della religione e della scienza, non si è assestata sul positivo atteso o realizzato, ma in quel framezzo tra positivo e negativo, tra essere e nulla, in cui la decisione si fa più drammatica e più vertiginosa la scelta di campo (...il 'signoreggiamento' del 'vortice'...ndr). Una scelta, infatti, che non è tra questo o quell'altro ente, tra Dio o il mondo, ma tra il senso della totalità dell'essere e la sua implosione."
Assistiamo alla 'danza' ossessiva e ripetitiva fino all'estenuazione di un mondo che si 'capovolge' su se stesso, del contorcimento 'emozionale' delle coscienze di anime immobili dentro corpi dinamici che, ritmicamente, meccanicamente, compulsivamente, 'deambulano' vaganti alla 'cerca del nulla' che appare come l'estrema ratio per i soggetti sinagogico-sistemici incapaci di fuoriuscire dalle dinamiche di livellamento globale e di omologazione edonistico-consumistica imposti da società programmate e 'tecnicamente' funzionali a 'costruir' automi... L'automatismo delle relazioni, la meccanicità dei sentimenti, l'interazione falsa e meschina dei rapporti diventano una costante del 'vivere' quotidiano per milioni di individui massificati e resi 'schiavi' del nulla.
L'accettazione supina di questa situazione di malessere profondo e quotidiano rappresenta il 'limes' di riferimento tra 'nichilismo attivo' e 'nichilismo passivo'. Arrendersi alla 'corrente' prima ancora della 'piena' , assecondandone i 'flutti', potrebbe anche risultar più conveniente di qualsivoglia tentativo di opporre una inutile, vana e presentita come sterile 'resistenza' di ogni ordine e di ogni gradazione...
"Da Gorgia - per il quale "nulla è; se anche fosse, non sarebbe conoscibile; se anche fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile" (3) - a Heidegger - per il quale "che ne è dell'essere? Dell'essere ne è nulla! E se proprio qui si rivelasse l'essenza del nichilismo finora rimasta nascosta? (4) - , per l'intero arco della storia della filosofia, l'ospite inquietante ha fatto sentire la sua presenza, ma solo oggi, solo nel nostro tempo, questa presenza è divenuta clima della terra, spaesamento di tutti i paesaggi che gli uomini nella loro storia hanno di volta in volta faticosamente costruito per abitare la terra. - continua Galimberti - Ma perchè proprio oggi?"
La risposta alla domanda appare scontata: perchè viviamo nel "ragna rok" delle antiche saghe nordiche, nel Kali-Yuga della tradizione indù, nell'epoca dello svuotamento assoluto di tutto e di tutti i valori, nella società dei senza futuro in attesa della fine...Viviamo l'epoca precedente lo sprofondamento, l'oscuramento generale, dell'umanità ed è una 'percezione' che viene avvertita da tutte le culture tradizionali in 'affanno', a qualunque latitudine...
Il ragnarok (o ragnarokkr) indica, nella mitologia norrena (5), il periodo precedente la fine del tutto o, per essere esatti, l'epoca che annuncia la battaglia escatologica tra le potenze della luce e dell'ordine e quelle rappresentanti le tenebre ed il caos in seguito alla quale il mondo conosciuto verrà disintegrato e rigenerato.
Il nome è composto da ragna, il genitivo plurale di regin (dèi-poteri organizzati) e rök (fato-destino-meraviglie), poi confuso, non erroneamente, con røkkr (crepuscolo). La visione del ragnarokkr è quella da "crepuscolo degli dei" disegnata superlativamente da Friedrich Nietzsche nella filosofia e 'preannunciata' da Renè Guènon e altri autori del Novecento come ineluttabile destino....è "Il tramonto dell'Occidente" di spengleriana memoria quello disegnato dalla mitofania nordica...la fine di una civiltà e delle civiltà, la scomparsa di un mondo.
"L'opera di Spengler significava la critica dell'evoluzionismo lineare dell'umanità, la sua sostituzione con una concezione ciclica della storia che vedeva espansioni, crolli e rinascite delle civiltà, significava, inoltre, non parlare più della civiltà al singolare, modello mondiale inglobante i singoli destini dei popoli, ma delle civiltà nella loro particolarità e nel loro ritmo vitale di nascita, crescita e morte. Significava pensare alla possibile fine di un mondo, significava indicare che l'Occidente era ormai entrato nella fase di decadenza, senza speranza di futuro." (6)
Il Ragnarok preannuncia la fine e un nuovo inizio. Un inizio che dovrà riposare sulla quiete dopo lo scatenamento della tempesta finale. Ragnarokkr significa "crepuscolo degli dei" ed è questa probabilmente la più efficace metafora, della quale si approprierà utilizzandola e riportandola alla luce ed a nuova popolarità anche Richard Wagner nella sua opera "Gòtterdàmmerung", per la descrizione di un'atmosfera, di un 'pensarsi' al culmine, dinanzi al baratro, posti di fronte alla "battaglia finale". Alcuni storici, tra i quali il francese Claude Lecouteux (7), hanno corretto questa definizione affermando che il vero e proprio significato di Ragnarokkr sia quello di un "Giudizio delle potenze".
Ma torniamo a Galimberti e alla sua domanda 'fatidica' sul perchè proprio adesso, ora, nell'epoca attuale assistiamo impassibili, quasi immobilizzati, all'apparizione devastante del nichilismo. "Perchè, scrive Franco Volpi: "Oggi i riferimenti tradizionali - i miti, gli dèi, le trascendenze, i valori - sono stati erosi dal disincanto del mondo. La razionalizzazione scientifico-tecnica ha prodotto l'indecidibilità delle scelte ultime sul piano della sola ragione. Il risultato è il politeismo dei valori e l'isostenia delle decisioni, la stessa stupidità delle prescrizioni e la stessa inutilità delle proibizioni. Nel mondo governato dalla scienza e dalla tecnica l'efficacia degli imperativi morali sembra pari a quella dei freni di bicicletta montati su un jumbo. Sotto la calotta d'acciaio del nichilismo non v'è più virtù o morale possibile."(8).
Niente resiste alla carica distruttiva prodotta dal fenomeno nichilista....tutto viene eroso, tutto lacerato, tutto infranto. Le certezze ed i valori, basi fondamentali sulle quali gli individui hanno costruito da sempre le loro civiltà, sono andate disintegrate dalla comparsa dell'inquietante inatteso...Inatteso ma preannunciato e inevitabile 'ospite' di un mondo destinato alla scomparsa per autocombustione lenta e per quel vuoto che sospende tutto.
"Il nichilismo conclude la "terra della sera" e custodisce il senso del tramonto. Nietzsche, infatti, concepisce l'uomo moderno e il suo tempo come una fine, la fine del movimento morale e spirituale di più di duemila anni, la fine della metafisica e del cristianesimo, la fine di ogni giudizio di valore. - prosegue Galimberti soffermandosi su quella che è stata la 'risposta' offerta dalla prospettiva inquietante del Grande di Rocken - A parere di Heidegger il nichilismo denunciato da Nietzsche non è un evento casuale, un fatto storico che poteva anche non accadere, ma è il "processo fondamentale della storia dell'Occidente, e l'intera logica di questa storia" (9). Per questo l'annuncio nichilista della morte di Dio, non è determinato da un'insana mania di profanazione. Nietzsche non è Erostrato che, per una perversa mania di gloria, incenerì il tempio di Diana a Efeso. Per Nietzsche l'epoca finisce perchè non crede in ciò che l'aveva promossa e per secoli animata.".
L'annuncio nietzschiano è l'annuncio di una inevitabilità...di un qualcosa che è già prefigurato nelle premesse di una civilizzazione spinta parossisticamente e lanciata fuoriosamente alla conquista dell'infinito, plasmata dalle scoperte della tecnica e della scienza, laicizzata, umanistica e concepita solo ed esclusivamente in funzione di e per l'individuo al quale viene richiesta un'adesione 'decontestualizzata' da qualsivoglia valore, priva di etica e aliena da qualunque formula morale.
La società del niente contemporaneo è l'attracco inevitabile dell'analisi filosofica nietzschiana che schiude le porte del perbenismo razionalista e quelle del buonismo pietistico religioso occidentali per lasciar emergere la figura inquietante del Leviatano nichilista che preannuncia la fine della cultura e della civilizzazione occidentali, la morte del sacro, lo sconsacramento supremo di tutti i valori e di tutte le metafisiche, la disintegrazione delle coscienze stuprate orgiasticamente nella bolgia consumistico-edonistica del mondo rovesciato della materialità...
In Nietzsche del resto, quasi come si trattasse di un'opera omnia riassuntiva di tipo ontogenico, attorno alla sua visione organica dell'esistenza individuale e collettiva è possibile identificare un fascio, un insieme organico, di tutte le tappe essenziali del pensiero critico e della dialettica pessimistica occidentali fino alla estrema conclusione che delinea irriducibilmente l'avanzata del nuovo attore, assoluto protagonista, che contraddistinguerà le dinamiche involutive del mondo moderno: il nichilismo. Nietzsche dunque assurge al rango di figura simbolica di un'intero mondo (10), di una civiltà in decomposizione, anticipatore cosciente e disintegratore autodidatta delle crepuscolari atmosfere di morte, dolore, rassegnazione, oblio interiore che circonderà l'umanità occidentale ed infine il mondo nelle epoche a seguire le sue folgoranti intuizioni.
"La persona di Nietzsche è in pari tempo una causa. E' la causa dell'uomo moderno, per la quali qui si combatte, di quest'uomo che, sradicato dal sacro suolo della tradizione (...) cerca sè stesso, cioè vuol riconquistare un senso soddisfacente per la sua esistenza oramai rimessa interamente a sè stessa." (11)
In Nietzsche dunque assistiamo alla duplice trasfigurazione di due 'stilemi' che rappresentano i possibili 'sviluppi' di esperienze fondamentali: l'individuo si accorge che la vita è tragica ma come tale deve essere vissuta (coscienza del nichilismo, sua percezione, sua analisi e 'radiografia'). In quali 'forme' e in quali 'modi' è la risposta che il Filosofo di Rocken cercherà di anticipare quasi a voler affermare il suo primato, la primogenitura del e sul fenomeno nichilista: un 'lascito' alle future generazioni ed un monito. Perchè nella visione del mondo nietzschiana l'esistenza rimane qualcosa di fondamentalmente tragico e contraddittorio. Ma Nietzsche indica anche i 'metodi' che potrebbero rappresentare la giusta soluzione, o per lo meno una delle possibili soluzioni, per le inquietudini esistenziali perchè l'uomo viene anche avvertito come una forza generatrice che può, anzi deve, creare nuovi valori in sostituzione di quelli che sono stati abbattuti ovvero evadere, scaricando tutta la tensione emotiva insostenibile, ricreando o creando ex novo un nuovo mondo di contemplazione estetica.
Nella "Nascita della Tragedia" la prima via indicata da Nietzsche è quella di immedesimarsi completamente con la 'tragicità' anzi viene offerta una metodologia operativa e ideale per volerla vivere fino alle sue forme più estreme, radicalmente, in quel percorso segnato dalla cosiddetta "Via di Dioniso" la Via della Mano Sinistra, la via del Nichilismo. Al contrario esiste una seconda 'opzione' - escludendo completamente quella di riconnettersi a forme spirituali e tradizionali che per Nietzsche non rappresenterebbero nient'altro che limitanti ostacoli e retaggi di un passato destinato ad essere spazzato via - che è contemplativa, estatica, evasiva e creatrice e che viene comunemente riconosciuta come la "Via di Apollo". L'uomo dionisiaco nietzschiano però non si perde nella semplice identificazione con "ciò che esiste" ma mira ad assumere organicamente, coscientemente e lucidamente, un'attitudine che diviene autoprocreatrice di potenza: esiste una volontà di potenza che rappresenta il potere autonomo che si manifesta quale pura determinazione e tende a confondersi, ridursi e amalgamarsi completamente con la Potenza.
Da un lato assistiamo in Nietzsche al progressivo, sistematico e irrazionale riduzionismo dello spazio creato dall'evasione estetica, dalla disintegrazione di tutto ciò che viene avvertito come la maschera idolatrica dei feticci, degli 'dei' soprattutto di quelli razionalistici e moralistici. E' il crepuscolo degli idoli, l'abbattimento di tutto ciò che può e poteva servire all'essere umano come appoggio, come rifugio, come ultima ratio salvificante. La concezione è tragica ed estrema perchè i tempi sono tragici ed estremi come la vita che l'individuo si troverà a vivere d'ora innanzi.
In questa concezione tragica si manifesta quindi l'ascetica nietzschiana: una dimensione ed una rappresentazione dell'esistenza che si formano nella particolarità dell'ascesi determinata dalla volontà, sempre più intesa da Nietzsche come una forza assoluta che può, anzi deve e necessita, di sopravvivere a sè stessa, dicendo no a sè stessa e appunto in questa autoflagellazione sentire e realizzare pienamente la sua più alta manifestazione di potenza.
Giorgio Simmel , analizzando la risposta superomistica del 'pazzo di Rocken' - come sarà definito dai suoi non pochi detrattori in vita e successivamente il filosofo tedesco - ; ricorda come la tensione costante prodotta dal vivere, l'estrema intensità del vivere, si trasforma e capovolge in una qualità diversa che diviene un "più che vivere" sebbene ricordi come nel mondo del "superuomo" nietzschiano manchino le premesse ed i punti di riferimento che abbiano la possibilità di funzionare da "trasformatori" nel circuito della vita per renderla realmente "supervita".
E' qualcosa che non può nè deve essere lasciato al caso perchè i rischi sono troppo alti.
Nella sua opera "La questione dell'essere" , rispondendo a Ernst Jùnger, scrive Martin Heidegger: "in che cosa consiste il compimento del nichilismo? La risposta sembra ovvia. Il nichilismo sarà compiuto quando avrà carpito tutte le sostanze, quando avrà fatto la sua comparsa ovunque, quando più niente potrà pretendere di fare eccezione, perchè il nichilismo sarà divenuto la condizione normale. Ma la condizione normale non è che la realizzazione del compimento. Quella è una conseguenza di questo. Compimento significa il raccogliersi di tutte le possibilità essenziali del nichilismo, che restano difficili da perscrutare sia nel loro insieme, sia singolarmente. Le possibilità essenziali del nichilismo possono essere pensate solo se torniamo indietro a pensare alla sua essenza. Dico "indietro" perchè l'essenza del nichilismo precede e quindi anticipa le singole manifestazioni nichilistiche, e le raccoglie nel compimento. Il compimento del nichilismo, tuttavia, non è già la sua fine. Con il compimento del nichilismo si inizia solo la fase finale del nichilismo." (12)
Già Nietzsche aveva presentito e descritto che la decadenza non troverà compimento e comunque caratterizzerà i secoli a venire perchè , come scriverà lucidamente: "L'uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere. Il circolo dei valori superati e lasciati cadere è sempre più vasto. Si avverte sempre più il vuoto e la povertà di valore. Il movimento è inarrestabile, sebbene si sia tentato in grande stile di rallentarlo. Alla fine l'uomo osa una critica dei valori in generale; ne riconosce l'origine, conosce abbastanza per non credere più in nessun valore; ecco il pathos, il nuovo brivido. Quella che racconto è la storia dei prossimi due secoli." (13)
Quale il senso di 'marcia', la direzione, le dimensioni e le derivazioni che il nichilismo ha assunto nel corso dell'ultimo secolo e mezzo? Anche questa è una risposta che interessa a Galimberti per la sua ricognizione analitico-introspettiva, sociologica e psicologica, del baratro della contemporaneità che avviluppa e confonde, irretisce e caratterizza la società moderna: "A dare il nome all'ospite inquietante - scrive - è stato lo scrittore russo Ivan Sergeeviç Turgenev (1818-1883), a partire dal quale il nichilismo si è fatto strada nel Romanticismo e nell'Idealismo, ha contaminato il pensiero sociale e politico francese e tedesco, ha animato l'anarchismo e il populismo del pensiero russo, ha proclamato la morte di Dio con Nietzsche, aprendo quella cultura della crisi connotata da relativismo, scetticismo e disincanto. Si è fatto evento estetico e letterario, per poi diventare sigillo della storia dell'essere con Heidegger, Junger e Severino. Ha permeato di sè l'esistenzialismo di Sartre, la teologia politica di Carl Schmitt, fino ad annunciare la fine della storia con Kojève e Gehlen per l'avvenuto incontro fra l'ospite inquietante, il nichilismo, e quell'impassibile convitato di pietra che è la tecnica, la quale, con la sua fredda razionalità, relativizza e relega sullo sfondo tutte le simboliche e le immagini che l'uomo si era fatto di sè per orientarsi nel mondo e dominarlo."
'Questo' a titolo 'introduttivo è quanto c'era da dire e da scrivere su e del Nichilismo , di quest'ospite inquietante che ha scaravoltato e rovesciato tutte le certezze, mandando in frantumi tutti gli idoli, tutte le certezze, tutte le metafisiche inaridendo l'Occidente, rendendolo vuoto, triste, sconvolto interiormente, castrato nell'anima, disilluso e ferito nella coscienza, privo di speranza e di illusioni perchè tutte quelle che c'erano, quelle sulle quali gli individui occidentali riponevano la loro fiducia e il loro razionale o fanatico , cosciente o cieco, impegno e la loro attitudine sono state disintegrate, andate in frantumi, con quel grande travaglio e rimescolamento ideale rappresentato prima dai due conflitti mondiali e successivamente dalla fine delle delle ideologie del Novecento che hanno segnato e contrassegnato un'epoca assolutamente tragica, idealistica, emotivamente coinvolgente miliardi di anime ma sepolta definitivamente con la proclamazione del mondo unipolare, unidimensionale, dell'avvento del nuovo messianismo edonistico-consumista, con l'affermazione planetaria delle nuove tecnologie ed i nuovi mezzi di comunicazione, depauperizzata e deideologizzata l'umanità assiste inerme e impotenta all'emersione del Non-Valore assoluto, all'avvento dell'era del Nichilismo.
La ricognizione d'analisi 'destinata' dall'autore al rapporto nichilismo-nuove generazioni viene 'introdotta' nel secondo capitolo del testo in questione dall'eloquente titolo "l'epoca delle passioni tristi" e da una altrettanto e più eloquente citazione del duo Benasayag/Schmit che si domandano "Cosa succede quando la crisi non è più l'eccezione alla regola, ma essa stessa regola nella nostra società?".
E' una domanda retorica perchè, pensiamo, entrambi i due autori - che si occupano di psicoanalisi e psicologia con cattedre in Francia - sanno benissimo quale sia il livello di lacerazione raggiunto dall'attuale processo dissolutivo delle nostre società occidentali caratterizzante un'epoca ed assieme un'atmosfera di profonda disillusione che lascia inevitabilmente il posto appunto a "passioni tristi" - come hanno intitolato un loro saggio (14) - e a deboli 'rimedi' e ancor più vacue reazioni: si passa dalla rabbia alla depressione, dall'isteria di massa alla vulnerabilità del singolo fino al ricorso a mezzi di 'sostegno' artificial-stupefacenti che, si vedrà nel paragrafo dedicato a droghe, alcool e 'sballi' giovanili da Galimberti, offrono un quieto rifugio per i più deboli ma rappresentano anche quei vani "sorgenbrecher" ("scacciadolori") - parafrasando il giudeo Freud - che sono la manifesta aspirazione di un libero sfogo ai semplici desideri che, come ci ricorda Platone, sono essenzialmente "mancanze" in quanto "il nulla è l'anima del desiderio" che, nella sua versione anestetica, rende l'appetito irresistibile e il piacere insoddisfacente.
"Contro l'insaziabilità del desiderio Platone consigliava il pensiero, Freud invitava a piegarsi al principio di realtà, nel senso che per godere bisogna fare uno sforzo. - scrive Galimberti - E allora contro la voluttà degli "scacciadolori" (...) l'antropologa Giulia Sissa consiglia: "Mettiamoci a sedurre uomini, conquistare donne, guadagnare denaro, scrivere un libro. Passiamo attraverso le persone e le cose. (...) Dopotutto - ed è appunto il dopo che conta - si gode di più" (15).
L'introduzione al rapporto tra le giovani generazioni e l'ospite inquietante non lascia molte speranze (...del 'resto' non è che ce ne 'siano' poi 'molte' in 'giro'...assumere atteggiamenti ottimistici risulterebbe oltremodo demenziale, pessimistici sicuramente 'accondiscendente' la 'corrente' con il rischio di farsi risucchiare dal vortice...serve sempre un sano realismo per qualunque 'analisi' ...) scrive infatti l'autore: "Quali sono le ricadute del nichilismo soprattutto sulla condizione giovanile? A rispondere sono un filosofo e psicoanalista argentino, Miguel Benasayag, (...) e un professore di psichiatria infantile e dell'adolescenza, Gèrard Schmit, che insegna all'università di Reims. I due studiosi hanno posto sotto osservazione i servizi di consulenza psicologica e psichiatrica diffusi in Francia e si sono accorti che a frequentarli, per la gran parte, sono persone le cui sofferenze non hanno una vera e propria origine psicologica, ma riflettono la tristezza diffusa che caratterizza la nostra società contemporanea, percorsa da un sentimento permanente di insicurezza e di precarietà. Quali "tecnici della sofferenza" si sono sentiti impreparati ad affrontare problemi che non fossero di natura psicopatologica. E invece di adagiarsi tranquillamente sui farmaci a loro disposizione per curare il disordine molecolare e così stabilizzare la crisi, si sono messi a studiare e a pensare il senso che si nasconde nel cuore del sintomo, quando la crisi non è tanto del singolo quanto il riflesso nel singolo della crisi della società che, senza preavviso, fa il suo ingresso nei centri di consulenza psicologica e psichiatrica, lasciando gli operatori disarmati."
Già in fondo chi è causa del suo mal pianga sè stesso verrebbe da commentare considerando come i primi 'malati' sono spesso e volentieri coloro ai quali viene delegata la facoltà di decidere del destino altrui o, per essere più chiari, alla folta schiera di psicologi e psicoanalisti ai quali la società moderna , contorta e rovesciata su sè stessa, vorrebbe affidare la salvezza delle anime... Il mondo moderno dopo aver relegato Dio in un angolo e infine sancito la sua 'cacciata' (quasi che l'essere umano - in una insana e perversa follia vendicativa - abbia inteso mutatis mutandi decretare la stessa sorte toccata alla sua 'razza' con la 'cacciata dall'Eden'....) cerca disperatamente 'appigli' di salvazione laddove possibile; purtroppo a furia di materialismo e ateismo, laicismo e modernismo l'uomo-massa ha creato il 'suo' mondo nel quale non trovano più posto nè gli antichi 'dei' delle tradizioni politeiste classiche nè tantomeno il dio "geloso e esclusivista" dell'Antico Testamento ..ma l'esperimento -sostenuto da tutti i mezzi della tecnica, della scienza e della ragione - non ha prodotto i 'frutti' sperati...nè avrebbe potuto ottenere più di quanto abbiamo dinnanzi...il vuoto, la voragine, il baratro del nichilismo...
E allora ecco domandarsi, puntualmente, in che cosa consista essenzialmente questa crisi? Qual'è la natura, la vera essenza, della crisi dei valori, della società, del mondo moderno?
Scrive l'autore: "In che cosa consiste questa crisi? In un cambiamento di segno del futuro: dal futuro-promessa al futuro-minaccia. E siccome la psiche è sana quando è aperta al futuro (a differenza della psiche repressa tutta raccolta nel passato, e della psiche maniacale tutta concentrata sul presente), quando il futuro chiude le sue porte o, se le apre, è solo per offrirsi come incertezza, precarietà, insicurezza, inquietudine, allora, come dice Heidegger, "il terribile è già accaduto" (16), perchè le iniziative si spengono, le speranze appaiono vuote, la demotivazione cresce, l'energia vitale implode. (...) La morte di Dio non ha lasciato solo orfani, ma anche eredi. La scienza, l'utopia e la rivoluzione hanno proseguito, in forma laicizzata, questa visione ottimistica della storia, dove la triade colpa, redenzione, salvezza trovava la sua riformulazione in quell'omologa prospettiva dove il passato appare come il male, la scienza o la rivoluzione come redenzione, il progresso (scientifico o sociologico) come salvezza. Il pensiero positivo di fine Ottocento era animato da una sorta di messianismo scientifico, che assicurava un domani luminoso e felice grazie ai progressi della scienza. Sul versante sociologico Marx evidenziava le contraddizioni del capitalismo in vista di una radicale trasformazione del mondo, mentre sul versante psicologico Freud ipotizzava un prosciugamento delle forze inconsce non controllate dall'Io, perchè "dov'era l'Es deve subentrare l'Io. Questa è l'opera della civiltà" (17)."
'Complimenti' ai due 'compari' giudei: Marx e Freud hanno concepito strumenti d'analisi sterili, fuochi fatui, utopie ancor più livellanti e omologanti che hanno castrato l'individuo anziche portarlo alla tanto 'agognata salvezza'...La 'triade' colpa-redenzione-salvezza prospettata dal 'socialismo scientifico' da un lato e dal freudismo dall'altro hanno svuotato fisicamente (portando anime e coscienze all'ammasso) l'uno e psicologicamente (attaccando il 'cuore' dell'individuo ossia il suo 'motore immobile'..penetrando nella mente, intendendone rivelare qualunque 'segreto', mutuando dallo spazio psichico pericolose 'terapie' fondate su aberranti ricorsi alla rimozione di qualsivoglia freno inibitorio ...consigliamo in proposito la rilettura di "Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo" ...sempre 'illuminante'..) l'altro l'essere umano fino a disumanizzarne l'anima, svuotandola di contenuti etici, di spiritualità, di aneliti verso il Sacro. Tanto il marxismo 'scientifico' (...la 'scientificità' marxista..una delle più evidenti, profonde, demenziali utopie della società contemporanea...un grandioso inganno...) quanto la psicanalisi freudiana sono co-responsabili di aver aperto varchi profondi e inferto insanabili ferite all'umanità. La messa in discussione e la pretesa di 'concorrenza' rispetto al Divino da una parte e l'istinto maniacale della 'cerca' di 'devianze' dall'altra parte sono state, fra le altre, due delle principali azioni dissolutivo-degenerative rispetto all'organismo imperfetto dell'individuo 'abbandonato' a sè peraltro dal fiducioso 'avvenire'...un'umanità che, come giustamente rileva Galimberti, a questo "ha guardato....sorretta dalla convinzione che la storia...è inevitabilmente una storia di progresso e quindi di salvezza.".
"Oggi questa visione ottimistica è crollata. Dio è davvero morto e i suoi eredi (scienza, utopia e rivoluzione) hanno mancato la promessa. Inquinamenti di ogni tipo, disuguaglianze sociali, disastri economici, comparsa di nuove malattie, esplosioni di violenza, forme di intolleranza, radicamento di egoismi, pratica abituale della guerra hanno fatto precipitare il futuro dall'estrema positività della tradizione giudaico-cristiana all'estrema negatività di un tempo affidato a una casualità senza direzione e orientamento. E questo perchè, se è vero che la tecno-scienza progredisce nella conoscenza del reale, contemporaneamente ci getta in una forma di ignoranza molto diversa, ma forse più temibile, che è poi quella che ci rende incapaci alla nostra infelicità e ai problemi che ci inquietano e che paurosamente ruotano intorno all'assenza di senso. Per dirla con Spinoza, viviamo in un'epoca dominata da quelle che il filosofo chiama le "passioni tristi", dove il riferimento non è al dolore o al pianto, ma all'impotenza, alla disgregazione e alla mancanza di senso (..."vuoto di senso crolla l'Occidente/ soffocherà per ingordigia e assurda sete di potere" ci 'ricorda' il sulfureo Franco Battiato...ndr), che fanno della crisi attuale qualcosa di diverso dalle altre a cui l'Occidente ha saputo adattarsi, perchè si tratta di una crisi dei fondamenti stessi della nostra civiltà."
La paura, l'insicurezza, l'inadeguatezza del vivere, il senso di impotenza, la visione catastrofistica o apocalittica che contrassegna le nostre società, il vuoto ideale, emotivo e sentimentale che 'accompagna' e 'scandisce' i rapporti e le relazioni tra gli individui, la mancanza di aspettative verso il futuro, la sensazione avvertita a livello generale e globale di precarietà e l'insondabile 'tendenza' verso il baratro di una quotidianità assorta in mille pensieri che neanche più si pone alcuna questione relativa al proprio futuro sono i 'sintomi' di questa crisi. Crisi enorme. Crisi che non ha soluzioni perchè non ne esistono. Tantomeno in terra occidentale dove alla domanda di 'sacro' si offre l'osceno scenario del "supermarket delle religioni" in stile 'new age' e dove qualunque 'afflato' sia ribellistico sia spirituale viene ricompreso in quel crogiulo informe che è la spettacolarizzazione e la pubblicizzazione del mondo delle immagini 'diffuse' largamente e in ogni modo dallo 'scatolotto maledetto' alias televisione fino ai più moderni mezzi di comunicazione di massa (internet, chat, cellulari ecc ecc).
"La mancanza di un futuro come promessa arresta il desiderio nell'assoluto presente. Meglio star bene e gratificarsi oggi se il domani è senza prospettiva (.."Quant'è bella giovinezza/ che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'é certezza" ....Lorenzo De Medici...'echi' lontani di 'rinascimentali prospettive'e sonetto in rime che intendeva 'cantar' la giovinezza...'almeno' c'era ancora la speranza ad alimentare quel mondo...ndr). Ciò significa che nell'adolescente non si verifica più quel passaggio naturale dalla libido narcisistica (che investe sull'amore di sè) alla libido oggettuale (che investe sugli altri e sul mondo). Senza questo passaggio, si corre il rischio di indurre gli adolescenti a studiare con motivazioni utilitaristiche, impostando un'educazione finalizzata alla sopravvivenza, dove è implicito che "ci si salva da soli", con conseguente affievolimento dei legami emotivi, sentimentali e sociali. La mancanza di un futuro come promessa priva genitori e insegnanti dell'autorità di indicare la strada. Tra adolescenti e adulti si instaura allora un rapporto contrattualistico, per effetto del quale genitori e insegnanti si sentono continuamente tenuti a giustificare le loro scelte nei confronti del giovane, che accetta o meno ciò che gli viene proposto in un rapporto egualitario. Ma la relazione tra giovani e adulti non è simmetrica, e trattare l'adolescente come un proprio pari significa non contenerlo, e soprattutto lasciarlo solo di fronte alle proprie pulsioni, e all'ansia che ne deriva."
E meno male che anche Galimberti se n'é 'accorto' di cosa abbiano significato le 'decantate' derive buonistico-onnicomprensive che per anni hanno caratterizzato l'approccio didattico-scientifico e la 'scolastica' delle facoltà di sociologia e scienza della comunicazione....
"Quando i sintomi del disagio si fanno evidenti, l'atteggiamento dei genitori e degli insegnanti oscilla tra coercizione dura - che può avere senso quando le promesse del futuro sono garantite - e la seduzione di tipo commerciale di cui la cultura consumistica che si va diffondendo è un invito. Sennonchè anche i giovani di oggi devono fare il loro Edipo, devono cioè esplorare la loro potenza, sperimentare i limiti della società, affrontare tutte le situazioni tipiche dei riti di passaggio dell'adolescenza, tra cui uccidere simbolicamente l'autorità, il padre. E siccome questo processo non può avvenire in famiglia, dove, per effetto dei rapporti contrattuali tra padri e figli, l'autorità non esiste più (...'ricordiamo' una demenziale 'serie' televisiva dall'"illuminante" 'titolo' ..."Una mamma per amica"....chissà quante 'mamme' 'moderne' hanno cercato di 'emulare' le 'gesta' della protagonista...l'inversione dei ruoli è ovviamente un altro sintomo e la conseguenza più evidente dell'inversione dei valori del mondo moderno...ndr) , i giovani finiscono con il fare il loro Edipo con la polizia, scatenando nel quartiere, allo stadio, nella città, nella società la violenza contenuta in famiglia."
Sia detto per 'inciso' 'caro Galimberti' ...'magari' si 'sfogassero' soltanto tra quartiere, stadio e città ..le nuove generazioni 'imparano' prima (....educazione 'fai da te' computeristico-compulsoria...demenziali atteggiamenti di massa caratterizzanti oramai una fascia di individui che 'trascende' l'adolescenza....) via 'Internet'....per esistere ci si affida alle 'dinamiche virtuali' del computatore che 'insegna' l'"abc" su tutto...'sveglia' l'emotività, suscita stati di dipendenza, eleva il rischio (...ed anche il rischio bisogna riconoscerlo ha un suo fascino 'diabolico' da sempre...) e quindi 'eccita' e stimola a "vivere" la realtà virtuale.....(...centinaia di migliaia di siti, forum e chat su tutto ed il contrario di tutto per decerebrati e 'illusi' perchè Internet è la grande parodia della vita...ma 'questo' è un discorso che comunque ci porterebbe lontano...basti comunque pensare al fenomeno "Facebook" con i suoi milioni di iscritti....alla 'facilità' con la quale viene 'garantito' un'approdo veloce per l'apertura di nuove relazioni 'sociali'...senza neanche più 'società'...abbiamo, 'bazzicando' allegramente nella 'realtà computatorio-informatica, incontrato di tutto di più....soggetti al limite del 'credibile' e anche al di là dell'inimmaginabile...d'altronde, occorre 'ricordarlo', la realtà 'reale' non si differenzia oramai molto da quella virtuale...).
"Sono questi, solo alcuni degli esempi fra i molti che si potrebbero segnalare per mostrare il nesso tra il passaggio storico del futuro come promessa al futuro come minaccia...(...) A ciò si aggiunga che le passioni tristi e il fatalismo non mancano di un certo fascino, ed è facile farsi sedurre dal canto delle sirene della disperazione, assaporare l'attesa del peggio, lasciarsi avvolgere dalla notte apocalittica che, dalla minaccia nucleare a quella terroristica, cade come un cielo buio su tutti noi. Ma è anche vero che le passioni tristi sono una costruzione, un modo di interpretare la realtà, non la realtà stessa, che ha ancora in serbo delle risorse se solo non ci facciamo irretire da quel significante oggi dominante che è l'insicurezza."
Mah...'sarà' ...di certo non è che 'abbondiamo' con le 'dosi' di 'ottimismo'.... in giro 'pare' una 'materia' piuttosto 'rara' da incontrare.
Meritevole di una fugace 'introduzione' e analisi il terzo capitolo del volume passa quindi a occuparsi del "disinteresse della scuola" sostenendo, non a torto, che "la scuola ha a che fare con quella fase precaria dell'esistenza che è l'adolescenza (...discorso 'lungo' che andrebbe a parar lontano quello degli 'eterni adolescenti' che - specialmente tra i nostri coetanei 'abbondano'...anche, 'soprattutto', tra quelli che si 'ritengono' "realizzati" dalle compensazioni Casa-Lavoro-Famiglia.. ndr) , dove l'identità appena abbozzata non si gioca come nell'adulto tra ciò che si è e la paura di perdere ciò che si è (...ma realmente Galimberti è così 'certo' che gli 'adulti' siano 'tali' e soprattutto sappiano esattamente che cazzo sono?..mah...diciamo che è 'vero' va...'crediamoci'....ndr) , ma nel divario ben più drammatico tra il non sapere chi si è e la paura di non riuscire a essere ciò che si sogna. (...) L'autostima dello studente è scambiata spesso per presunzione, e l'autoaccettazione come un esplicito riconoscimento da parte dello studente di non valere un granchè. Se poi è lo stesso studente a esser convinto di valere poco, il professore si sente assolutamente assolto nel suo ribadire con voti e giudizi negativi, quel nulla che lo studente avverte già per suo conto dentro di sè. E così (...) si allarga e si approfondisce quella dimensione del vuoto che talvolta porta a gesti irreversibili. A evento compiuto, di solito i professori manifestano meraviglia. Non si meravigliano della loro disattenzione, ma dell'imprevedibilità di un simile gesto in un ragazzo che sembrava così "allegro" e "vivace". Perchè, nonostante il gran frequentare letture umanistiche in cui sono descritte tutte le pieghe dell'anima, molti professori ancora non sanno distinguere, nel riso di un giovane, lo spunto della gioia o la smorfia della tragedia imminente. Ma chi tra gli insegnanti accerta, oltre alle competenze culturali dei propri allievi, il grado di autostima che ciascuno di loro nutre per se stesso? Chi tra gli insegnanti è consapevole che gran parte dell'apprendimento dipende non tanto dalla buona volontà (...ci domandiamo cosa 'esattamente' sia questa "buona volontà"...ndr) , quanto dall'autostima che innesca la buona volontà? Chi, con opportuni riconoscimenti, rafforza questa autostima, primo motore della formazione culturale, ed evita di distruggerla con epiteti e derisioni che, rivolti a persone adulte, porterebbero di corsa in tribunale? (....) Pochi, pochissimi insegnanti nella scuola italiana, a cui si accede per competenze contenutistiche e non per formazione personale, in base al principio che l'educazione è una conseguenza diretta dell'istruzione."
Già ed appare evidente che nessuno 'prenda atto' di questa lapalissiana verità fattuale.
Interessante infine, per soffermarci ancora sul terzo capitolo dedicato alla scuola e all'educazione scolastica (...del 'resto' abbiamo "bei ricordi" di quel periodo...'spuntavamo' a malapena il 'quattro' in "english" e, quando 'andava bene', il "due" in matematica...), un testo riportato dal Galimberti a pag. 37 del suo volume che 'sfata' il mito della buona volontà... E' una lettera lasciata da una studentessa liceale che completa il quadro generale dei rapporti Professori-Studenti che sono caratterizzati sempre da reciproca diffidenza se non addirittura da assoluta incomprensione. 'Riportiamo':
"Sia genitori sia insegnanti mi esortavano a studiare. E io studiavo provando una noia mortale, con l'attenzione corrotta dal dubbio che stessi lavorando inutilmente, perchè era indipendente dalla volontà l'esito del mio lavoro. Mi era negata ogni possibilità di sentirmi capace di gestire gli eventi scolastici che mi riguardavano. Le pagine erano disanimate, straniere, mi avvicinavo a loro con l'urgenza di altri pensieri insieme al senso di colpa per il fatto di averne. Piano piano sentivo che cresceva in me la convinzione che la cosa non mi riguardasse, e alla fine, quando i miei genitori erano arrivati a preoccuparsi gravemente, a me non interessava più nulla di quel che veniva detto a scuola. Erano discorsi di cui vedevo immediatamente l'inutilità, la contraddizione. Mi sembravano linguaggi parlati da estranei e non certo rivolti a me. E a nessun insegnante sembrava importasse qualcosa di queste mie sensazioni, anzi, andava bene perchè non disturbavo più, non facevo più domande e non mi arrabbiavo. Non parlavo neppure con i compagni, perchè loro erano bravi e mi guardavano come se fossero dei professori. Non c'erano più amici con cui parlare dei miei pensieri che mi venivano al posto della voglia di studiare, ma solo giudici, tante persone che avevano capito tutto e sapevano proprio tutto. Ma tutto cosa? Quando ci riflettevo, spesso piangendo, mi chiedevo che segreti avessero scoperto dai libri o dai discorsi degli insegnanti. Poi, col tempo, me ne importava sempre meno, e questo tipo di domande ora non me le pongo più. Quello che sanno delle cose della vita non gli serve a niente, e non li fa neppure essere felici: qualsiasi cosa sia, ciò che hanno capito non gli ha cambiato il modo di stare al mondo."
Vera o meno questa 'testimonianza' scolastica rappresenta sicuramente un possibile 'archetipo' di ciò che dev'essere e di come dev'essere 'avvertito' il rapporto con le istituzioni scolastiche dalla gran parte degli studenti italiani....Probabilmente meno 'complessato' di quanto riportato è certo che, per i più, la scuola rappresenta un passaggio ozioso, noioso, monotono della loro vita che dev'essere 'superato' per andare 'oltre', entrare nel "mondo degli adulti" ...senza però, spesso, esserne affatto pronti. Anche Galimberti comunque 'deve' concludere 'raccontandosela' un pò quando - paragrafo 8.vo del capitolo in questione - domandandosi il 'classico' "che fare?" di leninista memoria scrive "Che fare non lo so, che dire ci provo. Penso che la generazione dei nostri figli abbia, rispetto a quella dei loro genitori, un'emotività molto più incontrollata e uno spazio di riflessione molto più modesto. Il loro fondo emotivo è stato sollecitato fin dalla più tenera età da un volume di sensazioni e impressioni eccessivo rispetto alla loro capacità di contenimento (e fin qui niente da 'obiettare' ndr). Sin dai primi anni di vita hanno fatto troppa esperienza (televisiva e non) rispetto alla loro capacità di elaborarla. Di loro abbiamo detto: "Come sono intelligenti, noi alla loro età eravamo più stupidi" (...'strano' perchè pensiamo esattamente il contrario....ndr). E non l'abbiamo detto solo a noi, l'abbiamo detto anche a loro. E loro ci hanno creduto, avviandosi, con la nostra benedizione e il nostro compiacimento, su quella strada ingannevole dove si confonde l'intelligenza con l'impressionabilità, cui segue una risposta immediata. In questo gioco di inganni abbiamo confuso la loro risposta immediata con la prontezza dei riflessi e la velocità di ideazione, mentre era semplicemente un cortocircuito. (....) L'eccesso emozionale e la mancanza del raffreddamento riflessivo portano sostanzialmente a quattro possibili esiti: 1) lo stordimento dell'apparato emotivo attraverso quelle pratiche rituali che sono le notti in discoteca o i percorsi della droga; 2) il disinteresse per tutto, messo in atto per assopire le emozioni attraverso i percorsi dell'ignavia e della non partecipazione che portano all'atteggiamento opaco dell'indifferenza; 3) il gesto violento, quando non omicida, per scaricare le emozioni e per ottenere un'overdose che superi il livello di assuefazione come nella droga; 4) la genialità creativa, se il carico emotivo è corredato da buone autodiscipline. Autodiscipline, non divieti immotivati e punizioni casuali."
Mah....che dire ancora...che obiettivamente abbiamo dinanzi uno 'scenario' da incubo ....un delirio di derive esistenziali svuotate di ogni emotività quando non sovralimentate da carichi emozionali artificiosi....(..gli 'shock addizionali' 'servirebbero' pure se fossero 'conformi' a pratiche 'rituali' ascendenti...ma anche questo è un discorso che ci porterebbe sicuramente lontano...qui il problema è una quadratura del cerchio impossibile...perchè questa pretesa direzione di formazione della 'genialità creativa' non può sussistere nel mondo capovolto e nella moderna società di massa ...a meno che, appunto, non ci si trovi dinanzi a veri e propri Geni...ed i 'geni' dalle nostre parti non 'abbondano' affatto...). Tant'è possiamo semplicemente sottolineare un dato fattuale che probabilmente emerge dall'analisi di Galimberti: non sono 'tanto intelligenti' i ragazzi...sono proprio gli adulti ad essere coglioni!
Va da sè che abbiamo dedicato anche troppo 'spazio' al capitolo dedicato al rapporto scuola-adolescenza anche se lo ritenevamo doveroso perchè apre lo scenario successivo che è quello dell'"analfabetismo emotivo" interessante ai fini di un'articolazione omogenea del problema centrale che è , e rimane, la dinamica di interazione tra nuove generazioni, società moderna e 'inquietanti aspetti' del nichilismo.
"Oggi - scrive l'autore - l'educazione emotiva è lasciata al caso e tutti gli studi e le statistiche concordano nel segnalare la tendenza, nell'attuale generazione, ad avere un maggior numero di problemi emotivi rispetto a quelle precedenti. E questo perchè oggi i giovanissimi sono più soli e più depressi, più rabbiosi e ribelli, più nervosi e impulsivi, più aggressivi e quindi impreparati alla vita, perchè privi di quegli strumenti emotivi indispensabili per dare avvio a quei comportamenti quali l'autoconsapevolezza, l'autocontrollo, l'empatia senza i quali saranno sì capaci di parlare, ma non di ascoltare, di risolvere i conflitti, di cooperare. (...) Se la scuola non è sempre all'altezza (...diciamo mai...ndr) dell'educazione psicologica, che prevede, oltre a una maturazione intellettuale, anche una maturazione emotiva, l'ultima chance potrebbe offrirla la società (...'andiamo bene' ...ndr) se i suoi valori non fossero solo business, successo, denaro, immagine e tutela della privacy, ma anche qualche straccio di solidarietà, relazione, comunicazione, aiuto reciproco....".
Premesso che ci riconosciamo nel 'profilo' caratteriale 'giovanilistico' (...e quindi? 'accidiosamente' ribelli per natura detestiamo 'standard' ed 'omologazione' perchè, infine, a ciò mira dulcis in fondo l'articolata analisi del Galimberti...ecco perchè, pur interessante, questo testo non 'convince' appieno...e soprattutto non esaudisce affatto nè la problematica centrale nè tantomeno pone una minimale base di costruzione ideale che rappresenti un'inizio , o un nuovo inizio, rigenerante per le giovani generazioni...) almeno per alcuni 'tratti' 'necessari' (....'meglio' ...evidentemente siamo "giovani di spirito"...di fronte ad una gioventù 'cresciuta' già 'vecchia'...alle soglie dei 'quaranta' potremmo prepararci ad una nuova 'fatica editoriale'...."I miei primi quarant'anni"....'scontata' ...non ci metteremmo mezzo dito sul fuoco...) consideriamo assolutamente demenziale 'affidarsi' alla società contemporanea...e siamo certi che mentre indicava questa "ultima chance" qualche dubbio all'autore sia venuto...
Solidarietà? Relazioni? Comunicazioni? Aiuti reciproci? Diciamo che qualcosa 'resiste' nelle italiche lande del post-modernismo e della seconda repubblica...in fondo si sà gli "italiani sono buoni" anche se quest'atteggiamento solidaristico-buonista sta lasciando il posto ad un arido individualismo di massa, alla manifestazione sempre più evidente di egoismi sociali che nascondono paure vecchie e nuove e timori, anche fondati, generati da un diffuso disagio e da un senso di insicurezza sempre più presente nella quotidianità di milioni di individui. Anche le dinamiche migratorie ed i flussi incontrollati di immigrazione 'selvaggia' hanno inevitabilmente contribuito e pesantemente a rendere meno 'socievoli' gli italiani....Tant'è questa è un'altra 'problematica' e non ci sembra opportuno aprire un nuovo fronte d'indagine... Basta e avanza quello su Gioventù e Nichilismo.
"Conoscevamo la follia come eccesso della passione. Ne vedevamo i sintomi, ne prevedevamo i possibili scenari. Oggi sempre più di frequente, nell'universo giovanile (...perchè in quello 'adulto' è 'diverso'?...pensiamo bene prima di 'imputare' tutti i mali del mondo ai giovani....ndr), la follia veste gli abiti della freddezza e della razionalità, non lascia trasparire alcunchè ed esplode in contesti insospettabili che nulla lasciano presagire e neppure lontanamente sospettare. (...) Quando la causa è irreperibile , quando il furore che di solito accompagna i gesti della follia è assente, allora bisogna scavare più a fondo e scoprire chi sono e come sono fatti coloro che compiono gesti così orrendi senza dare a vedere alcuna risonanza emotiva. La psichiatria conosce questa sindrome, e la rubrica sotto il nome di "psicopatia" o "sociopatia". Lo psicopatico è colui che è capace di compiere gesti anche terribili senza che il suo sentimento registri il minimo sussulto emotivo. Il cuore non è in sintonia con il pensiero e il pensiero con il gesto. (...) Una buona educazione - soprattutto quella borghese che insegna a tenere a bada gli eccessi emotivi (...mah...diciamo l'educazione finto-borghese dell'ipocrisia familiar-scolastica fin de siècle....'resiste' soprattutto nella provincia italiota...quest'oscura nebulosa di potenziali assassini e maniaci e di anime svuotate da qualsivoglia valore che non sia 'sonante' moneta...specialmente al Nord abbiamo sempre più evidenziato un tipo umano meccanicizzato...teso unicamente a lavorare possibilmente a 'realizzarsi' da sè, ad essere autonomo e indipendente, a 'celebrare' il Vitello d'Oro nella consapevolezza che "il lavoro nobilita l'uomo"....solo 'interessi' ...in fondo, come 'direbbero' a Wall Street e dintorni - ma anche nel Nord-Est del 'miracolo italiano' anni Ottanta - , "business is business" ...ndr) - confeziona per ciascuno di questi ragazzi un abito di buone maniere, di stereotipi linguistici, di controllo dei sentimenti che, come una corazza, rende questi giovani impenetrabili e scarsamente leggibili a chi sta loro intorno. Alla base c'è una mancata crescita emotiva, che ha reso il sentimento atrofico, inespressivo, non reattivo, per cui gli eventi della vita passano loro accanto senza una vera partecipazione, senza una adeguata risposta di sentimento a quanto intorno accade (...ci 'crediamo'...onestamente c'è 'poco' quasi niente che possa realmente 'coinvolgere'...ammesso che non parliamo di 'guadagno facile' e carriera semplice, interessi e 'money'...allora tutto 'cambia'...ndr). Buon terreno di cultura sono di solito le famiglie per bene, dove i problemi, quando si affrontano, si affrontano sempre in modo razionale (mah...che 'razza' di famiglie 'conosce' Galimberti?...o forse no...ha ragione lui...ne abbiamo 'conosciute' 'parecchie' ....ndr) , dove non si alza mai la voce (...infatti finisce sovente a 'martellate' e 'coltellate' ...'dopo'...ndr), dove non si piange e non si ride, e dove soprattutto non si comunica perchè quando i figli hanno dato le loro informazioni sull'andamento scolastico e sull'ora del rientro quando si fa notte il sabato sera, sono lasciati nel rispetto della loro autonomia, dietro cui si nasconde il terrore dei genitori (anche questo mascherato) ad aprire quell'enigma che i figli sono diventati per loro."
Già ...il 'gioco' degli 'specchi' e delle 'finzioni'....che 'bello' eh?
"E i figli, come gli animali, sentono quando c'è la paura dei genitori, e, quando non c'è, sentono il loro sostanziale disinteresse emotivo. Soli da piccoli, affidati alla televisione o alle prestazioni mercenarie dell'esercito delle baby-sitter, questi figli, figli del benessere e della razionalità, crescono con un cuore dapprima tumultuoso che invoca attenzione emotiva, poi, quando questa attenzione non arriva, giocano d'anticipo la delusione e il cinismo per difendersi da una risposta d'amore che sospettano non arriverà mai. A questo punto il cuore, un tempo tumultuoso e invocante, si fa piatto, non reattivo, pronto a declinare ora nella depressione ora nella noia. (...) Tutto bene dunque? All'apparenza si, tutto bene. A scuola non vanno male, col prossimo si sanno comportare, vestono anche bene (...mah...sarà...ndr) e con le maschere, che con estrema facilità indossano e sostituiscono, l'allenamento è collaudato. La sessualità, quando c'è, è tecnica corporea, perchè questi ragazzi sono "emancipati", in discoteca ballano in modo parossistico, insieme a tutti gli altri, la propria solitudine. Un pò di ecstasy dà quella leggera scossa emotiva di cui si è assetati, ma non lo si dice, lo si fa per moda, per essere come gli altri, con cui si fa "gruppo"....Finchè alla fine tutto esplode. La compressione della razionalità mai diluita nell'emozione, la difesa delle buone maniere che ormai, persino a propria insaputa, fanno tutt'uno con l'insincerità, la noia, che come un macigno comprime la vita emotiva, impedendole di entrare in sintonia con il mondo, formano quella miscela che sotterra l'io di questi adolescenti infelici, facendoli agire in terza persona con gesti che la storia dell'uomo fa fatica a reperire come suoi. Sono gesti che mettono in crisi la giustizia e, con la giustizia, la società che, per tranquillizzarsi, è sempre alla ricerca di un movente. E il movente in effetti non c'è, o se c'è è insufficiente, comunque sproporzionato alla tragedia perchè ignoto agli stessi autori."
'Esuberanze' giovanili si diceva una volta....qui invece si è oramai superato tutti i limiti 'accettabili' e 'tollerabili'....La società non può 'tranquillizzarsi' di fronte all'inimmaginabile, all'irrazionale, al senza senso. C'è una dose di ipocrita difesa d'ufficio dello status quo , del vivere 'pacioso' e della mentalità borghese, a fare da sottofondo a quest'analisi che, comunque, sostanzialmente risulta azzeccata quant'anche esasperata in alcuni tratti. Perchè Galimberti ha perfettamente ragione quando individua nel deserto emotivo, nella mancanza di sentimenti o, meglio, nella sostituzione del sentimento con qualcosa di arido che è semplicemente una maschera emotiva 'intercambiabile' a seconda delle situazioni e delle diverse occasioni.
"Oggi - prosegue l'autore - la si chiama "resilienza" (18) , una volta la si chiamava "forza d'animo", Platone la nominava thymoeidès (19) e indicava la sua sede nel cuore. Il cuore è l'espressione metaforica del "sen-timento", una parola dove ancora risuona la platonica thynoeidès. Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell'anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perchè in una scelta piuttosto che in un'altra ci si sente a casa. E guai a imboccare per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita. La forza d'animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Quì è la salute. Un sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli "altrove" della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perchè altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no. (...) Bisogna educare i giovani a essere se stessi, assolutamente se stessi. Questa è la forza d'animo. Ma per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la propria ombra. Che è ciò che rifiutiamo di noi. (...) "Tutto quello che non mi fa morire, mi rende più forte" scrive Nietzsche (20). Ma allora bisogna attraversare e non evitare le terre seminate di dolore. Quello proprio, quello altrui. Perchè il dolore appartiene alla vita allo stesso titolo della felicità. (...) Di forza d'animo hanno bisogno i giovani soprattutto oggi perchè non sono più sostenuti da una tradizione, perchè si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale, perchè si è smarrito il senso dell'esistenza e incerta s'è fatta la sua direzione."
E su questo sicuramente niente da eccepire. Un ultimissima ricognizione , anche perchè è onestamente l'ultima 'meritoria' il 'resto' del volume lo 'tralasciamo' alla curiosità del lettore, è quella relativa alla "pubblicizzazione dell'intimità" (quinto capitolo) che rappresenta la deriva post-moderna dell'imbecillità comportamentale di massa.
"Perchè tanta partecipazione di giovani a reality show come "Il Grande Fratello" , "L'Isola dei famosi" e altre trasmissioni consimili, dove si esibiscono senza pudore i sentimenti più profondi e i segreti più nascosti della propria intimità? Se questi spettacoli sono particolarmente seguiti nelle ore pomeridiane e serali da un vasto pubblico vuol dire che oggi la cosa più sconosciuta e di cui si ha la massima curiosità non è più, come un tempo, la vita degli dèi o dei sovrani, ma la vita comune interpretata da persone comuni, la vita quotidiana di tutti noi. Brutto segno. Perchè questo significa che sono crollate le pareti che consentono di distinguere l'interiorità dall'esteriorità, la parte "discreta", "singolare", "privata", "intima" di ciascuno di noi dalla sua esposizione e pubblicizzazione. Se infatti chiamiamo 'intimo' ciò che si nega all'estraneo per concederlo a chi si vuol fare entrare nel proprio segreto profondo e spesso ignoto a noi stessi, allora il pudore, che difende la nostra intimità, difende anche la nostra libertà. (...) Il pudore, infatti, non è una faccenda di vesti, sottovesti o abbigliamento intimo, ma una sorta di vigilanza, dove si decide il grado di apertura e di chiusura verso l'altro. Si può infatti essere nudi senza nulla concedere, senza aprire all'altro neppure una fessura della propria anima. (...) Siccome agli altri siamo irrimediabilmente esposti e, come ci ricorda Sartre, "dallo sguardo degli altri siamo irrimediabilmente oggettivati" (21), il pudore è un tentativo di mantenere la propria soggettività in modo da essere segretamente in presenza degli altri. E qui l'intimità si coniuga con la discrezione nel senso che, se "essere in intimità con un altro" significa "essere irrimediabilmente nelle mani dell'altro", nell'intimità occorre essere discreti e non svelare per intero il proprio intimo, affinchè non si dissolva quel mistero che, se interamente svelato, estingue non solo la fonte della fascinazione, ma anche il recinto della nostra identità... Ma contro tutto ciò soffia il vento del nostro tempo che vuola la pubblicizzazione dell'intimo, perchè in una società consumistica dove le merci per essere prese in considerazione devono essere pubblicizzate, si propaga un costume che contagia anche il comportamento dei giovani (...diciamo pure di 'tanti'...anche meno 'giovani'...ndr), i quali hanno la sensazione di esistere solo se si mettono in mostra, per cui, come le merci, il mondo è diventato una mostra, una esposizione pubblica che è impossibile non visitare perchè comunque ci siamo dentro. In questo modo molti giovani scambiano la loro identità con la pubblicità dell'immagine e, così facendo, si producono in quella metamorfosi dell'individuo che non cerca più sè stesso, ma la pubblicità che lo costruisce. Per effetto di questa esposizione, che abolisce la parola segreta, quella intima, quella nascosta, il pudore, per loro, non è più un sentimento umano, il tracciato di un limite. La parola che li espone pubblicamente ha rotto i confini, e l'anima, che un giorno abitava il segreto della loro interiorità, si è esteriorizzata come la pelle rovesciata di un serpente. (...) Per esserci bisogna dunque apparire. E chi non ha nulla da mettere in mostra, non una merce, non un corpo, non un'abilità, non un messaggio, pur di apparire e uscire dall'anonimato mette in mostra la propria interiorità, dove è custudita quella riserva di sensazioni, sentimenti, significati "propri" che resistono all'omologazione, che, nella società di massa, è ciò a cui il potere tende per una più comoda gestione degli individui. "Il Grande Fratello" o "L'Isola dei famosi" sono stati ideati fondamentalmente per questo, ma falliscono lo scopo, perchè quando una dozzina di persone sono chiuse in uno spazio ristretto o relegate su un'isola remota...(...) quello che mostreranno non sarà assolutamente la loro normalità, ma la loro patologia. Sviscereranno quanto di più contorto c'è nella loro anima, senza la possibilità di contenerla, come facciamo noi nella vita reale con le occupazioni e il lavoro. Spettacolo della pazzia quindi, e non della normalità."
Rilievi ineccepibili e sostanzialmente già 'ricordati' in un nostro precedente 'scritto' (22) quando, commentando le dichiarazioni rilasciate al "Chiambretti Night" la scorsa primavera dall'ex attrice hard ed ex miss Ungheria , Eva Henger, sottolineavamo quanto di intelligente aveva rilevato la stupenda, giunonica, bellezza magiara che sosteneva sprezzantemente, lucidamente e incontestabilmente una verità fattuale ovvero che "il pudore non è solo la nudità ma i sentimenti".
Già...come affermato nel recente passato la Signora Henger aveva ragione!
"Il sentimento del pudore consiste in un ritorno dell'individuo su se stesso, volto a proteggere il proprio sè profondo dalla sfera pubblica" sottolinea Max Scheler (23).
Ci si potrà domandare come mai abbiamo dedicato ampio spazio - quasi un 'saggio' - a questa fatica editoriale del Galimberti. Se non l'avete 'compreso' finora evidentemente non ci conoscete 'abbastanza'...semplicemente perchè 'meritava' una ricognizione d'analisi ...e merita la vostra non disincatata ma interessata lettura.
Sarà 'predisponente' ad una successiva ricognizione scrittoria sulla "letteratura della crisi" che sicuramente non 'guasterà' ....perchè il nichilismo, ospite inquietante, è lungi dall'aver 'sviscerato' completamente la propria forza devastante e accompagnerà ancora per molti decenni , forse secoli, le vicende umane dell'Occidente e dell'umanità intera. Impossibile quindi resistere alla 'tentazione', prossimamente, di ritornarci sopra.
"Il caos diventa visibile solo nel momento in cui il nichilismo comincia a venire meno in una delle sue combinazioni - scrive Ernst Junger (24) - (...) E' chiaro perciò che l'ordine non solo è ben accetto al nichilismo, ma fa parte del suo stile. Il caos è quindi tutt'al più una conseguenza del nichilismo, e neppure la peggiore. (...) Tra il nichilismo e il disordine sussiste la stessa differenza che separa il nichilismo dal caos e dall'anarchia: nell'ambito dell'inabitato come in quello del vivente. Per il nichilista, deserti e foreste vergini sono forme. In questo senso il caos non gli è necessario; non è un luogo al quale è legato. Ancor meno gli è congeniale l'anarchia, che turberebbe il rigoroso decorso delle cose nel quale egli si muove. (...) A ragione Nietzsche afferma che il nichilismo è una condizione normale, che diventa patologica solo se lo si confronta con valori non più o non ancora validi. (...) Questo ci conduce alla terza differenza, quella tra il nichilismo e il male. Il male non si accompagna necessariamente con esso - soprattutto ciò non accade là dove c'è sicurezza. (...) Se fosse possibile considerare il nichilismo come qualcosa di specificamente malvagio, la diagnosi sarebbe più favorevole. Contro il male ci sono rimedi sperimentati. Ciò che è più allarmante è la mescolanza, per non dire la totale confusione, del bene e del male...".
E' un invito, a conclusione, a mantenere 'alta' la 'guardia' di fronte ai devastanti effetti prodotti dal fenomeno inquietante del Nichilismo contemporaneo.
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
DIRETTORE RESPONSABILE "AGENZIA DI STAMPA ISLAM ITALIA"
DA NABATHIYEH - LIBANO MERIDIONALE
per TerraSantaLibera.org:
http://www.terrasantalibera.org/DagobertoHB_ospite_inquie...
Note -
1 - Friedrich Nietzsche - "Frammenti postumi 1885-1887" in "Opere" v. VIII - ediz. "Adelphi" - Milano 1971;
2 - Giuliano Borghi - "La politica e la tentazione tragica - La "modernità" in Macchiavelli, Montaigne e Gracian" - ediz. "Franco Angeli" - Milano 1991;
3 - Gorgia - "Del non essere o della natura" in Diels-Kranz - "I presocratici. Testimonianze e frammenti" - ediz. "Laterza" - Bari 1983;
4 - Martin Heidegger - "Introduzione alla metafisica" - ediz. "Mursia" - Milano 1968;
5 - La mitologia norrena si estende praticamente senza confini tra tutte le popolazioni del Nord Europa: dalla Scandinavia alla Danimarca passando per la Germania questa ha 'plasmato' la metastoria di leggende relative a conflitti tra Dei e uomini. Interessante osservare come probabilmente la mitologia norrena rappresenti un 'alter-ego' nordico-paganeggiante della visione escatologico monoteistica di derivazione ebraico-cristiana. L'assenza pressochè generale di paralleli corrispettivi escatologici nelle altre mitologie europee, la mancanza di narrazioni organiche sui Tempi Ultimi e l'assoluto vuoto di visioni relative alla fine del mondo che hanno accompagnato il mondo greco-romano e la letteratura classica antica ha portato diversi studiosi a ipotizzare anche la presenza di influssi più o meno decisivi, nell'escatologia norrena, dell'immaginario cristiano con particolare riferimento all'Apocalisse di Giovanni. L'ipotesi sarebbe corroborata dal fatto che la mitologia norrena sia stata codificata e trascritta solo in seguito all'avvento del cristianesimo nelle regioni dell'Europa settentrionale. Georges Dumèzil , studioso francese dei miti, delle ideologie e della religione degli antichi popoli indoeuropei, ha rilevato invece una forte somiglianza tra il Ragnarok norreno e la mitologia hindù con particolare riferimento alla battaglia tra Pàndava e Kaurava riferita e contenuta nel "Mahàbhàrata". La battaglia suddetta si svolge nel passato; quella del Ragnarok nel futuro. Qualcuno ha anche avanzato l'ipotesi di un possibile corrispettivo del Ragnaròk in area mediterranea nella gigantomachia e nella titanomachia che vedono contrapposti in schiere pronte alla battaglia gli dèi olimpici guidati da Zeus contro le creature deformi e caotiche (le orde di Gog e Magog presenti in altre tradizioni e riferite sempre ai Tempi Ultimi) annuncianti la fine.
Di Georges Dumèzil si consiglia, tra gli altri, "L'ideologia tripartita degli Indoeuropei" ediz. "Il Cerchio" - Rimini, (seconda edizione) - 2003;
6 - Giuliano Borghi - op. cit.;
7 - di Claude Lecouteux si consiglia il "Dizionario di mitologia germanica" - "Argo Editrice" - Lecce 2007;
8 - Franco Volpi - "Il nichilismo" - ediz. "Laterza" - Bari 2004;
9 - Martin Heidegger - "Nietzsche" - ediz. "Adelphi" - Milano 1994;
10 - di e su Friedrich Nietzsche si consultino:
Werke. Kritische Gesamtausgabe, De Gruyter, Berlin 1967 sgg.
Opere di Friedrich Nietzsche, ed. it. condotta sul testo critico stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari, Adelphi, Milano, 1964 sgg.
F. Nietzsche, La nascita della tragedia, tr. it. di L. Scalero, Adelphi, Milano, 1964.
F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, tr. it. di Sossio Giametta, Adelphi, Milano, 2006.
F. Nietzsche, Schopenhauer come educatore, tr. it. di Mazzino Montinari, Adelphi, Milano, 2000.
F. Nietzsche, La filosofia nell'epoca tragica dei greci e scritti 1870-1873, tr. it. di Giorgio Colli, Adelphi, Milano, 2003.
F. Nietzsche, Umano troppo umano, I, tr. it. di Sossio Giametta e Mazzino Montinari, Adelphi, Milano, 2004.
F. Nietzsche, Umano troppo umano,II, tr. it. di Sossio Giametta e Mazzino Montinari, Adelphi, Milano, 2004.
F. Nietzsche, Aurora e Frammenti postumi, 1879-1881, tr. it. di Ferruccio Masini e Mazzino Montinari, Adelphi, Milano, 1964.
F. Nietzsche, La gaia scienza, tr. it. di Ferruccio Masini, Adelphi, Milano, 1965.
F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, tr. it. di, G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano, 1991.
F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, tr. it. di F. Masini, a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano, 1990.
F. Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, tr. it. di Ferruccio Masini, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari, Adelphi, Milano, 1983.
F. Nietzsche, Ecce homo, Adelphi, Milano, 1969.
F. Nietzsche, Scritti su Wagner, Adelphi, Milano, 2000.
F. Nietzsche, Ditirambi di Dioniso e poesie postume, versione di Giorgio Colli, Adelphi, Milano, 1970.
F. Nietzsche, Frammenti postumi, I voll., versione di G. Colli e Chiara Colli Staude, Adelphi, Milano, 2004.
F. Nietzsche, Frammenti postumi, II voll., versione di G. Colli e Chiara Colli Staude, Adelphi, Milano, 2004.
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12 - Martin Heidegger - "La Questione dell'Essere" - in E. Junger/M. Heidegger - "Oltre la linea" - ediz. "Adelphi" - Milano 1989;
13 - Friedrich Nietzsche - "Frammenti postumi 1887-1888" in "Opere" v. VIII - Ediz. "Adelphi" - Milano 1971;
14 - Miguel Benasayag/ Gèrard Schmit - "L'epoca delle passioni tristi" - ediz. "Feltrinelli" - Milano 2004;
15 - Giulia Sissa - "Sesso, droga e filosofia" - ediz. "Feltrinelli" - Milano 1999;
16 - Martin Heidegger - "La cosa" in "Saggi e discorsi" - ediz. "Mursia" - Milano 1976;
17 - Sigmund Freud - "Introduzione alla psicoanalisi (Nuova serie di lezioni)" in "Opere" - ediz. "Bollati Boringhieri" - Torino 1967-1993 Vol. XI - Lezione 31;
18 - A. Oliverio Ferraris - "La forza d'animo" - ediz. "Rizzoli" - Milano 2003;
19 - Platone - "Repubblica" - Libro IV - in "Tutti gli scritti" - ediz. "Rusconi" - Milano 1991;
20 - Friedrich Nietzsche - "Frammenti Postumi 1888-1889" in "Opere" - ediz. "Adelphi" - Milano 1975;
21 - Jean Paul Sartre - "L'essere e il nulla" - ediz. "Il Saggiatore" - Milano 1966;
22 - nostro articolo "Eva Henger ha ragione!" apparso sul sito www.ariannaeditrice.it in data 27 Marzo 2009 e su altri siti internet;
23 - Max Scheler - "Pudore e sentimento del pudore" ediz. "Guida" - Napoli 1979;ù
24 - Ernst Jùnger - "Oltre la linea" in E. Jùnger/M. Heidegger - op. cit.:
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Gioventù 'bruciata'
GIOVENTU' 'BRUCIATA'
di Dagoberto Husayn Bellucci
"Vorrei morire a quest’età.
Vorrei star fermo mentre il mondo va.
Ho quindici anni.
Programmo la mia drum-machine. E suono la chitarra elettrica.
Vi spacco il culo.
E’ questione d’equilibrio.
Non è mica facile.
Charlie fa surf.
Quanta roba si fa.
MDMA
Ma ha le mani inchiodate.
Se Charlie fa skate, non abbiate pietà.
Crocifiggetelo.
Sfiguratelo in volto con la mazza da golf.
Alleluja, alleluja.
Mi piace il metal e l’ r’n’b.
Ho scaricato tonnellate di filmati porno.
Vado in chiesa e faccio sport.
Prendo pastiglie che contengono paroxetina.
Io non voglio crescere.
Andate a farvi fottere.
Charlie fa surf. Quanta roba si fa. MDMA
Ma ha le mani inchiodate
da un mondo di grandi e di preti. Fa skate.
Non abbiate pietà.
Una mazza da baseball.
Quanto bene gli fa. Alleluja, Alleluja."
( Baustelle - "Charlie fa surf" album "Amen" 2008 )
"Giovani disponibili per donne senza età
giovani divisibili c’è chi ci sta e chi non ci sta
giovani capelli al vento ma quale vento dentro al bar
chi dice che non è vero che fumare fa male
e che domani se è bello possiamo andare al mare
intanto Figaro ci taglia i capelli e ci consiglia tagli corti
e la ginnastica correttiva per non crescere storti
in mano guide alla seduzione profumi sempre più forti
le nostre donne stan qui ma non ci piacciono tanto
ce ne vorrebbero altre con qualcosa in più
giovani disponibili leccati come caramelle
tu ci scherzi ma se guardi bene vedi che sono più di mille
hanno il coraggio di ondeggiare il sedere come fossero loro le stelle
e andiamo avanti così colpiti da un come va
da un Dio che ci frega la tranquillità
e vedi non c’è niente da fare siamo nati per aspettare
per aspettare che qualcosa si muova e ci venga a cercare
magari un’altra guerra mondiale e una stronzata geniale
ma va bene così o meglio siamo già qui
...e intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film..."
( Luca Carboni - "Giovani disponibili" - album "E intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film" 1984 )
L'assoluto vuoto caratterizzante l'attuale ciclo cosmico spazio-temporale, contrassegnato dall'incedere costante del nichilismo che determina 'scostanti' 'usi' ed abusi psico-attitudinali di massa (la depauperizzazione del gregge belante), scandisce il lento percorso esistenziale delle anime 'perse' nel nulla contemporaneo di una gioventù sempre maggiormente incrine a 'lasciarsi perdere'....
Mode e modi, atteggiamenti stereotipati, musiche e 'ritmi' di un'estenuante ripetitività rappresentano la costante esistenziale di un mondo adolescenzial-giovanile allo sbando. Uno 'sbandamento' ontologico deviante che caratterizza la vuota (e spesso, troppo spesso, avvertita come inutile) quotidianità di un'intera generazione.
Se c'è qualcosa che onestamente ci 'riesce' difficile 'invidiare' (...ammesso e non concesso che ci sia poi qualcosa da 'invidiare'...'donne', 'soldi', 'motori'....'ci' basta la nostra personale 'collection' di 'femmine' i pochi giudeuri che abbiamo in 'tasca' e non siamo mai stati 'fascinati' da alcunchè di 'rombante' pur 'provenienti' -...ci siamo 'capitati' per caso un quarto di secolo fa e quando possiamo la 'abbandoniamo più che volentieri...- dalla terra della Ferrari, della Maserati e della Lamborghini....se avessimo deciso di 'vivere' nel e col mito della 'rossa' di Maranello probabilmente ne possederemmo già da una 'vita' un parco-macchine completo...ci 'dilettiamo' invece a 'coltivare' l'anima ...la 'nostra'...delle 'altre' 'francamente'...preferiamo i coltivatori di 'vizi' ai "coltivatori d'anime") è la condizione di vuoto assoluto che caratterizza, determina, influenza e 'violenta' psicologicamente l'attuale gioventù....
Preliminarmente occorre una sottolineatura "obbligatoria"....premesso che siamo stati anche noi 'giovani' e che abbiamo vissuto quel periodo come 'altri' senza particolari 'patemi d'animo'...occorre 'dire' che questa gioventù 'nasce' e 'cresce' già vecchia....priva di stimoli, di 'estro', 'fantasia'....assolutamente uniformata e completamente 'asservita' alle logiche sistemiche prim'ancora di 'crescere'....un'esercito di burattini pronti alla 'catena di montaggio' capitalistico-consumistica.
'Normalmente' la società 'dei grandi' 'cerca' (...la cerca del nulla...) risposte conformi al vuoto di valori e alle manifestazioni pseudo-ribellistiche dei 'giovani' sempre 'percepiti' dal Sistema come un 'serbatoio per il futuro...(...impiegati, dirigenti, manager o, tuttalpiù manodopera lavorativa ...'questo' il 'destino' che viene 'offerto' quale 'compensazione' sociale dal 'vertice' direzionale dell'Oligarchia ....il Sistema tutto deve 'contenere' e 'inglobare' per continuare a sopravvivere...per primi 'dunque' anche i giovani...) e come un magma privo di forma sul quale 'operare' quale 'artista'... La 'poltiglia' adolescenziale - secondo gli apprendisti stregoni del Mondialismo - dev'essere lavorata, uniformata, plasmata fino a creare, a 'sua immagine e somiglianza', il 'coglione globale' ovvero un tipo umano, pure infra-umano, devitalizzato, spiritualmente defunto, soggetto deambulante nella quotidianità senza senso ovvero l'automa sistemico, il burattino conformista al servizio della "collettività" e funzionalmente 'operativo' per il benessere sociale.
Quest'individuo massificato dovrà comportarsi adeguandosi culturalmente e idealmente alle mode, ai costumi, alla mentalità 'imposte' per 'condizionamento' massmediatico dal Sistema. Lavoro, casa, famiglia, 'vizi' e 'sollazzi' vari 'caratterizzeranno la sua esistenza fondata esclusivamente nella dimensione dell'avere, nella percezione materialistica e nell'insieme disorganico e disarticolato delle 'infatuazioni edonistiche' preliminarmente 'preparate' dai 'laboratori sistemici'.
La vita come supermercato, l'esistenza come distrazione costante, la quotidianità tra tedio, noia, 'trasgressioni' 'programmate' e ferie, più o meno, 'pagate'. I 'diversivi' sistemici non mancano: dallo sport alla musica fino all'ultima 'firma' 'fashion-style' non si può dire che al coglione-globale sia fatto mancare qualcosa.
Ovviamente nelle società dello sfruttamento capitalistico non manca il 'retro' della 'medaglia': non è tutt'oro quello che luccica. All'affermazione per l'affermazione, alla corsa per un posto in prima fila nello 'show' sistemico, alle 'occasioni' offerte ad una gioventù che 'freme' per 'emergere' ed affermarsi in ogni campo e settore si sommano i fallimentari esiti esistenziali dei tanti, i 'più', che non 'arrivano' (...."uno su mille ce la fa/ma quant'è dura la salita" ci ricorda Gianni Morandi...), che si 'perdono' nei meandri bui della quotidianità, nel cosiddetto "privato", nella 'routine' contaminante delle file ad un ufficio di collocamento (...hanno eliminato, ci 'pare', anche quelli...) o ad un'agenzia interinale, nell'attesa 'febbrile' (...mai superato i 36 gradi...'temperatura' 'stabile'...) di una telefonata per questo o quel colloquio di lavoro.
Già...il 'feticcio lavoro'....l'indispensabile lavoro. Il lavoro che rende schiavi e costringe ai compromessi, alle privazioni, alla metamorfosi sociale di individui usi a risponder "si" sempre e comunque. La società capitalistica innalza il 'lavoro' per sottomettere alle proprie volontà milioni di individui...."senza un lavoro - ti 'inculcano' fin da 'piccolo' - non sei nessuno! Senza un lavoro non vali niente!".
E oggi che con un lavoro in 'tasca' non arrivi neanche a fine mese? E oggi in piena crisi economica globale che con uno stipendio non sopravvivi nè riesci a mantenerti? E oggi che grazie a un maledetto straccio di lavoro sei ridotto come e peggio di uno straccio a maledire il lavoro, chi te l'ha dato e chi te l'ha consigliato?
'Pensateci' prima ....lavorare 'stanca' diceva qualcuno....e di lavoro - a legger di tutte queste 'morti bianche' - si muore pure!
Deideologizzati, privati di ideali sui quali fondare la propria esistenza, resi decerebrati dall'incedere costante di mode demenziali da sottosviluppati pensiamo che per i giovani d'oggi sia fondamentalmente un dilemma indecifrabile (...un puzzle da un miliardo di pezzi e senza incastro...) 'definirsi' e definire la propria vita.
Questo sistema di sfruttamento, piegato su se stesso da una crisi autoprodotta e fatta pagare sulla pelle dei cittadini (...'tanto' poi 'passa'...), cosa 'offre' oltre ai malesseri quotidiani e ad una condizione di totale precariato? Ai giovani, alle nuove generazioni, che cosa viene realmente offerto dall'omologazione capitalistico-conformista di una società del benessere dove oramai la maggioranza non vive neanche più bene e dove l'incertezza, l'affanno, la precarietà sono diventati una costante?
Precarietà occupazionale, precarietà relazionale, precarietà estesa a tutti i livelli: da quelli familiari (...nuclei familiari in fase di 'schiantamento'...) a quelli sentimentali (...'rapporti' "usa e getta"...) a quelli individuali (...l'individuo occidentale contemporaneo uso a 'buttarsi via'... "dicono che noi ci stiamo buttando via/beh noi siam bravi a raccoglierci"...canta Luciano Ligabue...ma 'quanti' e 'chi' soprattutto sapranno 'raccogliersi'.... costanti 'ricadute'...alla fine c'è sempre il rischio di restare a terra per sempre...).
Tant'è per le giovani generazioni l'offerta sistemica si riduce e molto....occorre "star buoni" e obbedir tacendo - innanzitutto.... Chinare la testa è la regola numero 1 imposta dal Sistema.
E vendersi è la seconda. Vendita all'ingrosso oramai se consideriamo che questo modus operandi rappresenta la 'normalità' di una società che non ha alcuna morale nè valori etici da offrire. La 'vendita' viene, del resto, 'propinata' e 'propagandata' quale 'scappatoia' ....'scappatoia' per il successo, per la carriera, per l'affermazione di se.... Tutto viene ricompreso nella 'negoziazione' socio-mercantilistica intrasistemica: il rifiuto non viene neanche considerato 'accettabile' nè preso neanche in considerazione dalle 'meccaniche' di controllo e alienazione sociale. L'omologazione passa attraverso l'asservimento degli individui ai quali viene deliberatamente offerta una sola condizione: la prostituzione alle dinamiche consumistiche di massa.
La disintegrazione esistenziale degli individui e dei soggetti che compongono il 'quadro' sociale delle moderne società rovesciate di massa risulta pertanto 'conforme' ai desiderata di un programma di sfruttamento il quale viene 'irradiato' mediante i meccanismi di omologazione sistemici alias le imbecilli mode e le demenziali attitudini comportamentali dell'insieme belante. 'Accettatene' le regole e vivete 'felici'...."studio-carriera-lavoro-casa-moglie-famiglia-figli" con annesse corna, divorzi, separazioni....ci continuiamo a chiederci chi ve lo faccia 'fare'...Tant'è contenti 'voi'.
Il sistema 'vince' essenzialmente per mancanza di uomini di 'razza'... E più passa il tempo, e più forte aumenta la corrente nichilistica contemporanea, e minori saranno le 'resistenze'. Tutto diviene funzionale, tutto diventa utile, tutto 'conforme' e conformista nella società dell'apparenza e del 'libero mercato'....E' l'orgia terminale di una civiltà priva di senso che volge verso la sua fase terminale. La società dei senza Dio e dei senza valori non vive ma deambula.
"Religione e politica, nazione e razza, cultura e costume, diventeranno - scrive Maurizio Lattanzio (1) - puri nomi carenti di qualsivoglia contenuto: rappresentazioni 'multicolori' da immettere nei mercantili e cosmopoliti circuiti della società mondiale dello 'spettacolo'; allucinazioni collettive che surrogano la realtà, estraendo da ogni organico rapporto di interazione con il mondo interiore dell'uomo, il quale, del resto, dovrà essere ed è sostituito da una 'scatola vuota' riempita, anzi, meglio: 'ingozzata' dai falsi bisogni - ci sono anche idioti che li chiamano 'aspirazioni' (sic!) - indotti dall'alienazione consumistica a fini di conservazione e di potenziamento del sistema capitalistico internazionale.".
Per 'descrivere' il malessere condizionante le dinamiche alienanti della società moderna e l'influenza che queste esercitano sulle giovani generazioni 'consigliamo' la lettura di un ottimo volume di Umberto Galimberti nel quale viene lucidamente raffigurato il rapporto complesso e articolato tra società e adolescenza, tra il mondo contemporaneo ed i suoi futuri individui.
Scrive Galimberti: "Il nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama "il più inquietante fra tutti gli ospiti". Si è nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si è nutrita l'età pretecnologica. Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l'età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell'esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non "lavorano" più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un "noi" motivazionale. Le forme di consistenza finiscono con il sovrapporsi ai "riti della crudeltà" o della violenza (gli stadi, le corse in moto). C'è una via d'uscita? Si può mettere alla porta l'ospite inquietante? " (2).
Esiste una risposta a queste domande? Può la società rovesciata di massa riuscire ad offrire alternative valide al vuoto di valori e alla perdita di ideali che oramai contrassegna e distingue l'esistenza di milioni di individui? E quali sono le possibilità per i giovani, che sono mediamente i più vulnerabili agli effetti tsunamici del nichilismo, di fuoriuscire dalla "crisi delle crisi"?
"La tesi di fondo che anima il nuovo saggio di Umberto Galimberti, filosofo, psicologo e saggista di successo, è che il mondo di oggi, in particolare quello dei giovani di oggi, sia pervaso dal nichilismo e dall’assenza di valori e di senso. Il nichilismo infatti è quell’ospite inquietante, ben descritto da Nietzsche a fine Ottocento, che oggi torna ad aggirarsi nella vita dei ragazzi e delle ragazze italiane, cancellando prospettive e orizzonti, intristendone le passioni e fiaccandone l’anima. In un mondo che funziona esclusivamente secondo le leggi della tecnica e del mercato, scrive il filosofo, i giovani si sentono disincantati e sfiduciati, si scoprono disinteressati alla scuola, emotivamente analfabeti, inariditi dentro. Solo il mercato sembra interessarsi di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove però – avverte Galimberti – “ciò che si consuma è la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa”.
Questo stato di disagio fa sì che le famiglie si allarmino mentre risultano inefficaci i rimedi elaborati dalla nostra cultura sia nella versione religiosa, perché “Dio è davvero morto”, sia nella versione laica e illuminista, perché non sembra che la Ragione sia oggi il regolatore dei rapporti tra gli uomini. Nel deserto emotivo, creato dal nichilismo, attecchiscono secondo Galimberti i fenomeni di devianza giovanile noti alle cronache: il bullismo nelle scuole, le violenze degli ultrà negli stadi, l’ecstasy e le altre droghe nelle discoteche, i sassi gettati dal cavalcavia delle autostrade, sino ai gesti più estremi di terrorismo politico, di omicidio e di suicidio.
Ma come uscire da questo cupo scenario, che è per Galimberti innanzi tutto un problema culturale, e non psicologico e sociale? Come andare oltre il nichilismo? La soluzione c’è, scrive il docente di Venezia. E passa, manco a dirlo, ancora per Nietsche, quando ne La gaia scienza il grande filosofo tedesco scriveva: “La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa (…) La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere”. La proposta di Galimberti è dunque quella di risvegliare e consentire ai giovani di dischiudere il loro segreto, spesso a loro stessi ignoto. Se gli adulti sapranno insegnare ai ragazzi l’”arte del vivere”, come dicevano i Greci antichi, che consiste nel riconoscere le proprie capacità, nell’esplicitarle e vederle fiorire secondo misura, allora con questo primo passo i giovani potrebbero innamorarsi di sé. E quell’”ospite inquietante”, messo finalmente alla porta, non sarebbe passato invano dalle loro esistenze." (3)
'Voi' 'adulti sistemici' ...già 'adolescenti complessati' poi 'adulti mai cresciuti', 'individui immaturi' e infine 'genitori irresponsabili'... 'provateci' a 'raddrizzare' nichianamente la 'situazione'...ammesso e non concesso che ancora sappiate 'scorgere' una 'scintilla' di 'furore' nichiano (...."Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante"....Friedrich Nietzsche un maestro inarrivabile dei gelidi, glaciali, camminamenti del nichilismo...come ci ricordano in una loro 'azzeccatissima' canzone i Subsonica..."Gelidi tramonti un tempo erano fuoco sulla terra/ gelidi i tuoi occhi due orbite in un cielo senza luce/ Nel tuo cuore il vento l'eclissi di una sazia e spenta civiltà/ Questo vuoto esploderà, esploderà questo vuoto esploderà, esploderà questo vuoto esploderà, esploderà questo vuoto esploderà, esploderà...."..... noi 'attendiamo' che 'esploda'...."La Glaciazione"...da 'riascoltare'...attentamente...) vi 'auguriamo' buona 'fortuna'...ne avrete bisogno!
In quanto a noi, affermatori di un ordine fondato sulla Razza e di un'ascesi spirituale fondata sui valori dello Spirito conformi alla visione eroico-sapienzale della Tradizione Islamica shi'ita, continueremo tranquillamente e implacabilmente la 'cerca del nulla'..."senza fretta ma senza tregua"...al di là e oltre le paraplegiche esistenze deambulatorie dei contorcimenti demenziali di massa (..."Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento? Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento...." 'cantano' Francesco Guccini e Luca Carboni - ottima la rivisitazione canora compresa nell'ultimo album "Musiche ribelli" - ne "L'Avvelenata"....).
Siam stati 'giovani' anche noi...."giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo/ e un cazzo in culo e accuse d' arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta..."...ma la testa non l'abbiam mai 'persa' e continueremo a 'pensarla' - e soprattutto 'viverla' - come il Grande di Rocken per il quale: “[Il grande stile] ha in comune con la grande passione il fatto che disdegna di piacere; che si scorda di convincere; che comanda; che vuole… Riuscire a dominare il caos che si è; costringere il proprio caos a diventare forma: diventare logici, semplici, univoci, diventare matematica, legge: ecco la grande ambizione. Ma essa ripugna; niente eccita più l’amore per questi violatori [Gewaltmenschen] – intorno a loro grava una solitudine, un silenzio, una paura come di fronte a un grande sacrilegio…” (4).
Abbiamo scelto da una vita la nostra 'barricata'....non molliamo nè molleremo mai ...non ci riusciremmo neanche 'volendo'...anche perchè...ha ragione Guccini "...e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare/ ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto"....
Il mondo si divide in due categorie: gli uomini di razza e i burattini sistemici della moderna società dell'omologazione di massa.
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"
DA NABATHIYEH (LIBANO MERIDIONALE)
http://www.terrasantalibera.org/DagobertoHB_giovetu_bruci...
Note -
1 - Maurizio Lattanzio articolo "Il Mondialismo" dal mensile "Orion" nr. 15 del dicembre 1985 ripubblicato da "Avanguardia";
2 - Umberto Galimberti - "L'ospite inquietante - I giovani e il nichilismo" - ediz. "Feltrinelli" - Milano 2007;
3 - recensione a cura del sito internet IBS Libri;
4 - Friedrich Nietzsche - Aforismi;
23:43 Scritto da: metropolista in Costume e Società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Labbaika Hez'b'Allah, labbaika Nasrallah!
NOTIZIE
LABBAIKA HEZ'B'ALLAH, LABBAIKA NASRALLAH!
di Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile "Islam Italia"
Il pugno di ferro di 'tsahal' continua a tempestare il Libano.
Da Nabathye a Sidone, dalle banlieu meridionali di Beirut a Ba'albak nella Bekaa settentrionale da Tiro a Mansouri non esiste centro abitato sciita che non sia sottoposto al fuoco delle armi israeliane.
Chi difende il Libano in fiamme?
Chi ha il coraggio di dire la verità? Tutta la stampa occidentale è ipocritamente al lato dell'entità criminale sionista.
I politici italiani - dell'una e dell'altra fazione - si stanno sciacallescamente rimbalzando accuse demenziali di presunte o vere connivenze con gli ambienti della Resistenza Islamica libanese.
In particolare l'on. Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani (al quale pubblicamente rivolgiamo un attestato di stima e solidarietà in queste ore che lo vedono sottoposto ad un vile linciaggio massmediatico... "Libero" il rotolino di carta igienica pro-sionista continua a pubblicare la sua foto scattata a Beirut nel quartier generale di Hez'b'Allah durante l'incontro con Shaick Hassan Nasrallah) , è diventato l'oggetto di una becera e ignobile campagna denigratoria operata dalle forze politiche del cosiddetto centro-destra.... 'quello' dell'ebraicizzante Fini e dell'avvinazzato Calderoli ... il 'crociato' padansionista.
Al di là delle vergognese polemiche partitocratiche alimentate ad hoc dalla Casa delle Libertà - feudo sionista e sezione del Likud sul territorio nazionale - contro il Governo Prodi sottolineiamo che l'intera classe dirigente politica italiana è sottoposta , in queste ore, alle forche caudine issate da "Israele" e dal suo portavoce , l'ambasciatore Ehud Gol.
Mentre il Ministero della Difesa sionista insiste a lanciare messaggi inequivocabili contro Sheick Hassan Nasrallah - definito un "uomo morto" dalla televisione di stato israeliana e dai vertici militari dell'entità criminale sionista - l'aviazione e la marina israeliana proseguono i loro bombardamenti martellanti sulla costa a sud di Beirut , a Tiro, Sidone e contro le banlieu meridionali della capitale Beirut oramai teatro di un assurda aggressione.
Beirut 2006 come la Beirut del 1982. Gli Hez'b'Allah di sheick Hassan Nasrallah e di sheick Naim Qassem come i combattenti dell'OLP di Yasser Arafat?
Uno scenario inquietante per il martoriato paese dei cedri.
Quasi isolato dal resto del mondo - tutte le comunicazioni telefoniche sono saltate dopo i raid aerei contro le centrali elettriche - con la sola via disponibile per la fuga dei turisti che è quella aperta lungo la costa settentrionale ai confini con la Siria; il Libano si appresta a vivere la quarta notte di bombardamenti.
"Israele" ha dichiarato di voler schiacciare Nasrallah - 'rappresentato' 'vignettisticamente' dai sionisti come una sorta di 'cobra' (agenzia Ansa: lancio di volantini sul Libano meridionale e su Beirut) - e i suoi uomini.
I camerati Hez'b'Allah , divise nere e kalashnikov in mano , sono pronti alla battaglia finale.
"Avanti, c'é posto...."
Nessuno si tirerà indietro... siamo solo all' "inizio".
Labbaika Hez'b'Allah! Labbaika Nasrallah!
DAGOBERTO HUS'AYN BELLUCCI
15/07/2006
13:01 Scritto da: metropolista in Mondo Arabo: LIBANO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Siamo tutti Hez'b'Allah
SIAMO TUTTI HEZ'B'ALLAH
di Dagoberto Hus'ayn Bellucci - Dir. Resp. Agenzia di Stampa "Islam Italia"
"La Resistenza non si tocca. Chiunque, all'interno o all'esterno del Libano, pensi di disarmare la Resistenza sappia che noi siamo pronti. Taglieremo loro le mani: la Resistenza non si tocca!"
Sheick Hassan Nasrallah , segretario generale di Hez'b'Allah - (discorso a Bint 'Chbeil del 25 Maggio 2005)
'Bloccati' dagli 'eventi' delle ultime settantadue ore nella porcilaia occidentale 'seguiamo', da 'vicino' con collegamenti diretti con i nostri fratelli a Beirut, gli ultimi sviluppi della situazione di terrore che è maturata in Libano a causa dell'ennesimo tentativo sionista di "distruggere" Hez'b'Allah e le basi della Resistenza Islamica.
Premessa la nostra assoluta certezza che , una volta ancora, i mercenari kippizzati dell'entità sionista verranno sconfitti ; Noi 'registriamo' l'entità dei danni provocati dall'aggressione israeliana che , come un vero e proprio tsunami, si è abbattuta sul nostro quartiere a Beirut sud.
In meno di quarant'otto ore il Libano che sognava il defunto presidente Rafiq Hariri non c'é più. Una violenza disumana ha sconquassato autostrade e strade, distrutto ponti e linee di collegamento terrestri, colpiti porti e aeroporti.
Attualmente il Libano è un paese isolato. L'unica via di fuga per i turisti e per i libanesi rimane il confine settentrionale con la Siria verso Tripoli e , da lì, oltrefrontiera Latakia.
Centinaia di vittime - civili innocenti - e migliaia di profughi sono in marcia dai paesi del Libano meridionale e dalle zone della capitale vittima di una inaudita violenza.
Niente delle principali infrastrutturi del paese dei cedri è rimasto in piedi: centrali elettriche, ponti, stazioni trasmittenti sono andate in fumo sotto i colpi dell'aviazione israeliana che martella da mercoledì scorso le principali città libanesi.
Ondate di missili e obici d'artiglieria sono cadute sui villaggi alla frontiera con la Palestina occupata causando danni ingenti e provocando il panico tra la popolazione civile.
A Beirut il nostro quartiere meridionale è l'obiettivo della furia con la quale la bestia sionista si è scatenata: Bourje el Baranje, Haret Hreik, Goubeiry, Sabra e Chatila, Haji Soullom - l'intera area attorno al quartier generale del Partito di Dio - è sotto i bombardamenti israeliani.
Preghiamo in queste ore per i nostri fratelli le nostre sorelle.
Oggi siamo, più che mai, al lato della Resistenza Islamica. Oggi siamo tutti Hez'b'Allah.
La bestia immonda d'Israele verrà ricacciata in mare e oltre confine. Dopo il tentativo di assassinio mirato al segretario generale di Hez'b'Allah - venerdì pomeriggio la sua casa a Bourje el Baranje è stata distrutta completamente da una serie di missili lanciati dall'aviazione sionista - il Capo del Partito di Dio ha parlato telefonicamente in diretta dalle frequenze della tv del movimento sciita, al Manar, rifiutando le infami condizioni imposte dal premier sionista Olmert (che 'evidentemente' vorrebbe pure imporre un presidente della repubblica ad hoc e magari il 'cambio' del drappo nazionale libanese e , se 'possibile' ,della stessa denominazione 'ufficiale' del paese dei cedri...del resto i sionisti sognavano , già venticinque anni or sono, di creare la loro 'enclave' maronita ....il Marunistan...) e dichiarando:
"Vogliono la guerra. Avranno la guerra totale. Ad Haifa e più di Haifa.".
Le katiushe della Resistenza martellano l'alta Galilea. Venerdì notte un imbarcazione militare israeliana è stata colpita da un drone radiocomandato lanciato dai combattenti di Hez'b'Allah. Colpo su colpo la Resistenza si prepara ad una guerra di logoramento in attesa che "Israele" 'decida' di 'scendere' sul terreno e lanciare l'offensiva terrestre.
Un tentativo di sbarco israeliano a sud di Sidone sarebbe stato respinto dai miliziani sciiti del Partito di Dio.
Restiamo 'dunque' in 'attesa' di un volo che ci riporti in Siria e, fintanto che sarà possibile 'entrare' , da lì procedere in direzione Latakia-Tripoli-Beirut.
Non sarà 'facile' ma non lasceremo soli i nostri fratelli.
La bestia sionista ha dato fuoco alla miccia libanese com'era , del resto, prevedibile... Probabilmente l'obiettivo dei sionisti sarà quello di allargare il conflitto alla vicina Siria e - se ci riuscissero allora la 'partita' diventerà 'interessante - 'forse' all'Iran di Ahmadinejad.
Il presidente iraniano ha ammonito Tel Aviv che la Repubblica Islamica non tollererà nè resterà inerme dinanzi ad una aggressione all'alleato siriano.
Comunque vada: Al mouth Israel.
Culluna Moqawama Culluna Hez'b'Allah. Labbaika Nasrallah!
Non abbiamo altro da 'aggiungere'.
15/07/2006
13:00 Scritto da: metropolista in Mondo Arabo: LIBANO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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